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Brianza

Della serie niente panico: contro il Virus A c’è l’acquasantiera elettronica

Contro la paura del virus A, in Brianza c'è l'acquasantiera a dispenser

Contro la paura del virus A, in Brianza c'è l'acquasantiera a dispenser

Fino a pochi mesi fa era un semplice barista della Brianza. Gli affari andavano bene, tanto che il bar è diventato una pizzeria, per far lavorare anche i suoi due figli.
Ora, Luciano Marabese, che dal bancone è passato alla pensione, la sua fortuna vera la deve ad altro: a una sera passata assieme ai suoi clienti. Due risate, qualche bicchierino di amaro e una partita di calcio in tv, danno il via a una gara di invenzioni. Così, tanto per ammazzare il tempo e anche la noia. Che cos’è che ancora non esiste sul mercato, si chiedono. E giù con le proposte: un vero e proprio “brainstorming” (la stessa tecnica creativa usata dai dirigenti di azienda, quando devono studiare un nuovo prodotto). Tante idee, spesso strampalate. Poi, il colpo di genio del barista: inventare l’acquasantiera elettronica. Continua

Lavori in corso per l’università liberale di Berlusconi

Silvio Berlusconi durante il comizio a San Giovanni Bosco nel quartiere di Cinecittà a Roma | Ansa

Nove mesi di gestazione. E poi, se tutto andrà come previsto, l’Università del pensiero liberale vedrà la luce. Un altro sogno che si realizza per Silvio Berlusconi. Che, per la sua nuova creatura, ha messo di tasca propria 35 milioni di euro. Indispensabili per acquistare Villa Gernetto, a Lesmo, nella Brianza ricca e operosa: 380mila metri quadri tra edificio e terreno circostante, trentacinque aule informatizzate, un’aula magna per le conferenze e cento stanze per gli studenti.
L’idea era stata lanciata il 29 ottobre scorso, durante la ventesima edizione del master di Publitalia 80 e ora sta prendendo forma. A cominciare dai quattro corsi di laurea: economia e commercio, giurisprudenza, scienze politiche e scienza della comunicazione. Modelli a cui ispirarsi la Luiss e la Bocconi. E poi docenze di tutto rispetto, con un’impronta internazionale, se è vero che a tenere corsi e lezioni sbarcheranno ex leader mondiali come George Bush padre, Tony Blair, Bill Clinton, Josè Maria Aznar, Junichiro Koizumi, Michael Gorbaciov e personaggi come Bill Gates.
Entro fine febbraio dovrebbero iniziare i lavori di ristrutturazione per rendere efficienti e confortevoli gli spazi che, ospitando un tempo gli allievi-manager della scuola di formazione del Credito Italiano, sono già strutturati per accogliere studenti e docenti del futuro campus. Che Berlusconi sogna in pure stile americano: mensa, foresteria, rette (con borse di studio per i più meritevoli) e una fondazione per la gestione dell’istituto. Nel frattempo andranno definiti altri piccoli “dettagli”. Come le autorizzazioni ministeriali richieste a Fabio Mussi, il ministro “rosso” dell’Università. Chi conosce i meandri della burocrazia accademica esorta alla prudenza e prevede tempi lunghi. Non il Cavaliere, però, che quando si mette in testa un’idea procede come un treno. È infatti passato appena un anno da quando Berlusconi ha messo in cantiere il progetto. Pensando anche al possibile rettore: quell’Angelo Maria Petroni, consigliere di amministrazione della Rai (prima cacciato, poi reintegrato) che, da ex direttore della Scuola superiore della Pubblica amministrazione, sarebbe la persona ideale - secondo il Cav - per dirigere un ateneo con cui mettere in crisi la prevalenza della sinistra in campo accademico e formare la futura classe dirigente moderata.
Nelle intenzioni del presidente azzurro c’è anche un obiettivo politico: a pieno regime entro le Europee del 2009, l’università dovrà diventare un punto di riferimento, un think tank per l’elaborazione della rotta politico-culturale del partito unico del centrodestra. Per questo, Berlusconi è voluto andare oltre il disegno originario che prevedeva una più tradizionale scuola-quadri, sull’esempio di quanto le Frattocchie avevano rappresentato per il Pci prima e il Pds poi. L’Università del pensiero liberale sarebbe un modo, confida chi ne è stato messo al corrente, per chiamare a raccolta il mondo universitario moderato. Che lavori in parallelo alla nascita e al radicamento del Popolo delle Libertà.

LeNord, quadruplicano i binari per dimezzare i ritardi dei pendolari

I nuovi TSR (Treno per il servizio regionale) delle Ferrovie Nord
Otto anni di lavori senza sosta, oltre 123 milioni di euro spesi e una grande novità per i 150 mila pendolari che ogni giorno utilizzano i treni delle Ferrovie Nord per raggiungere Milano: da lunedì 10 settembre, infatti, i binari che collegano la stazione di Cadorna con quella di Bovisa si sono fatti in quattro (da due che erano). Poco più di due chilometri e mezzo di rotaie che però faranno risparmiare minuti preziosi a ogni convoglio e a centinaia di viaggiatori: prima del raddoppio, insomma, era quello il vero collo di bottiglia di tutta la rete delle Fnm.
Le nuove linee rotabili, che permetteranno a circa 500 treni quotidiani in arrivo da Como, dalla Brianza ma anche da Malpensa, Novara e Varese di evitare rallentamenti e ritardi e di guadagnare tre minuti per ogni tratta, sono state inaugurate domenica mattina dal presidente della Regione Roberto Formigoni e dal ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro. Che si sono detti certi dell’importanza dell’opera: grazie all’intervento (che a far di conto è costato 40 milioni di euro a chilometro, finanziati dal Governo e dalla Regione Lombardia) ogni giorno potranno transitare per le due stazioni 21 treni in più rispetto al passato, con importanti benefici per i pendolari.
Ma questa non è l’unica buona notizia per chi ogni giorno utilizza LeNord per recarsi al lavoro. Entro il 2009, ha annunciato in presidente delle Ferrovie Nord Norberto Achille, saranno ben 78 i nuovi treni in servizio sulla rete e 336 le carrozze. Un investimento importante che ha visto un finanziamento da parte del Pirellone per circa 700 milioni di euro. Da questo inizio di settembre e per due anni, hanno assicurato i vertici regionali, saranno messi in funzione quattro convogli ogni mese, che permetteranno di aggiungere 14 corse giornaliere dirette verso tutti i principali centri della Lombardia.

Amministrative: ma Sesto San Giovanni è Stalingrado o Berlusconia?

Giorgio Oldrini, sindaco di Sesto San Giovanni e giornalista di Panorama
Dalla biografia ufficiale di Giorgio Oldrini: “Sesto San Giovanni è la mia città di adozione anche se sono nato casualmente a Milano il 14 febbraio 1946 da Italia Rosati e Abramo Oldrini. Mio padre fu sindaco di Sesto dal 1946 al 1962.
Le mie esperienze politiche e amministrative hanno radici nel 1985, quando fui assessore alla Cultura, sport e giovani nella prima giunta Bassoli. Sono stato anche consigliere comunale fino al 1990, prima del Pci poi del Pds. Sono giornalista professionista dal 1973 e ho lavorato a lungo per L’Unità in America Latina. Nel 1990 sono diventato caposervizio al settimanale Panorama e sono stato direttore del periodico locale Nuovasesto. Ho fatto parte degli organismi sindacali e professionali dei giornalisti lombardi. Da maggio 2002 sono sindaco di Sesto San Giovanni”.

Sondaggi amari: Silvio Berlusconi è il politico più amato dai suoi concittadini, Romano Prodi soltanto terzo. Non c’è più religione…
Beh, se nella rosa dei nomi il sondaggista avesse incluso quelli di Massimo D’Alema o Walter Veltroni, di sicuro avrebbero vinto loro.
Resta il fatto che Berlusconi numero uno e Gianfranco Fini secondo nella Stalingrado d’Italia è un risultato che dà da pensare.
Se è vero, dà certamente da pensare. Ma per la verità non mi aspettavo diversamente. Prodi a Sesto San Giovanni è meno popolare di altri leader del centrosinistra. Questa è una città che la sinistra ha governato ininterrottamente per sessant’anni.
Ma che da oltre dieci alle elezioni politiche fa vincere regolarmente Forza Italia.
Ormai siamo abituati, è dal ‘94 che succede. Del resto non siamo più una roccaforte operaia, bensì una città elettoralmente strabica, che a livello locale apprezza la sinistra, invece alle politiche preferisce cambiare cavallo.
Stavolta rischia di cambiarlo anche alle amministrative di fine maggio. A sentire i sondaggi, il suo sfidante polista Giuseppe Pasini è dato al 52 per cento.
Falso. Lui dice: il 67 per cento mi conosce, il 52 mi approva. Quindi vuol dire il 35 dei sestesi. Noi lo diamo al 31 per cento, perciò sono tranquillo.
C’è ancora qualcosa di rosso a Sesto, oltre ai muri del municipio?
Quello è un rosso che ricorda la colata della Falck. Poi c’è la luce del carroponte, la struttura che abbiamo trasformato in teatro all’aperto, che è illuminata di rosso perché lì c’era la colata della Breda.
Il segno che Sesto è postindustriale e postmoderna, che le acciaierie sono solo un ricordo.
C’è l’università con 3.800 studenti, e poi grandi società di servizi e tlc. La produzione manifatturiera, sebbene sofisticata, è rimasta poca cosa.
Sindaco, da diessino doc mi dice cosa resta dei Ds dopo la scissione di Fabio Mussi e compagni?
Sono contrario alle scissioni e alle balcanizzazioni della politica. Tanto che qui abbiamo una lista dell’Ulivo con dentro anche i socialisti. Ma penso che le divisioni siano un problema per tutti, non solo per la sinistra.
Non l’ha sorpresa che nessuno dei Ds sia andato alla manifestazione laica di piazza Navona?
No, io ero contrario al Family day, ma anche alla contromanifestazione. Credo che non si debbano imbastire giochi politici sulla famiglia e sulle scelte delle persone.
Se non verrà riconfermato tornerà fra noi di Panorama?
Sono in pensione. Ho lavorato a Panorama con piacere per molti anni, rispettando il giornale e me stesso.
Dopo i risultati della Sicilia lei rischia l’assedio.
Siamo abituati all’assedio. Mio padre era sindaco nel dopoguerra in piena Brianza bianca, con Milano tra il bianco e il socialdemocratico.

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Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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