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brogli

Dalla Protezione civile a Fastweb e Sparkle, l’improvvisa accelerazione delle Procure

Il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo (Ansa)

Il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo (Ansa)

Nel mezzo della bufera giudiziaria che ha travolto due dei principali operatori delle telecomunicazioni in Italia, Fastweb e Telecom Sparkle, e che vede coinvolto nelle indagini il senatore Nicola Di Girolamo (Pdl), i politici di centrodestra e gli amministratori di Swisscom, la società svizzera che controlla Fastweb, si interrogano sui provvedimenti presi (e sulla tempistica) dalla procura di Roma. Continua

Dubbi sul voto all’estero: nell’inchiesta sul riciclaggio un senatore eletto in Germania

Scrutunio delle schede elettorali in un seggio (Ansa)

Scrutunio delle schede elettorali in un seggio (Ansa)

Il coinvolgimento del senatore Nicola Di Girolamo (Pdl), eletto nella circoscrizione estero, nell’inchiesta sul riciclaggio di denaro che ha travolto Fastweb e Telecom Sparkle (qui la cronaca e qui i verbali dell’inchiesta da Il Giornale.it), induce a una riflessione sui malfunzionamenti della legge Tremaglia (del 27 dicembre 2001 ed entrata in vigore nelle elezioni del 2006) che concede il voto agli italiani all’estero. Continua

Voto all’estero, “brogli pilotati dalla ‘ndrangheta”

Il controllo delle schede elettorali. Foto d'archivio | Ansa

La Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria sta conducendo un’inchiesta su presunti brogli nel voto degli italiani in America Latina che sarebbero stati messi in atto dalla cosca Piromalli di Gioia Tauro in ragione della sua influenza in quei Paesi. Nell’inchiesta sono coinvolti un uomo d’affari siciliano da tempo residente in Venezuela, Aldo Miccichè, e un parlamentare in carica siciliano, candidato nelle prossime elezioni di cui non si conosce l’identità, né la coalizione politica d’appartenenza. Il tentativo d’inquinamento del voto avrebbe mirato a condizionare l’esito della consultazione facendo risultare come votate circa 50 mila schede bianche.

La notizia, pubblicata da alcuni giornali, è stata confermata dal procuratore della Repubblica facente funzioni, Francesco Scuderi, che non ha fornito altri particolari. “Il momento, visto che siamo ad appena due giorni dal voto”, ha detto, “delicatissimo, anche perché negli articoli riportati sui giornali ci sono molti dettagli che avrebbero dovuto rimanere riservati e sarebbe irresponsabile da parte nostra in questo momento rivelare ulteriori particolari. Dopo il voto potremo fornire qualche notizia in più. Al momento non è il caso di dire alcunché”.

Nei giorni scorsi lo stesso Scuderi ed il pm della Dda Roberto Di Palma, titolare dell’inchiesta, avevano incontrato il ministro dell’Interno Giuliano Amato per informarlo sui risultati dell’inchiesta. Il ministro Amato, dopo essere stato informato, aveva fatto una dichiarazione in cui aveva detto: “Mi sono arrivate segnalazioni di tentativi di brogli del voto all’estero per cui da parte nostra l’attenzione è massima”.

L’inchiesta da cui sarebbero emersi i brogli è partita dalle intercettazioni di colloqui tra alcuni esponenti della cosca Piromalli detenuti in cui si faceva riferimento al voto all’estero. Nei dialoghi, in particolare, si parlava di una richiesta d’interessamento da parte della cosca all’andamento e all’esito del voto. Per mettere in atto i brogli sarebbero stati mobilitati alcuni consoli onorari incaricati di verificare che si realizzasse il meccanismo di manipolazione del voto facendo risultare come votate migliaia di schede bianche. Per mettere in atto i brogli il partito del parlamentare siciliano coinvolto avrebbe stanziato 200 mila euro destinati a chi avrebbe dovuto controllare la regolarità delle operazioni elettorali.

Si tratta, ha spiegato ancora Amato, “di materia coperta dal segreto istruttorio. Dopo aver ricevuto la notizia ho subito attivato il ministero degli Esteri che ha provveduto con particolare attenzione a garantire che quelle schede non vengano mai perse di vista”. Sapere, ha aggiunto, “che ci sono persone che scambiano denaro per il voto non è mai una soddisfazione, ma le misure adottate dal ministero degli Esteri possono aver prevenuto il danno”.

Il voto per corrispondenza, ha poi ricordato il ministro, “è fatto in modo che le buste si accumulino nei consolati prima di essere spedite in Italia. Mi auguro che i consoli se le siano tenute sotto il letto, tenendole d’occhio prima del trasferimento in Italia a Castelnuovo di Porto”. In questa sede, ha osservato, “è stato moltiplicato il personale che deve esaminare le schede, i seggi sono stati portati da 760 a 1.200 per agevolare il lavoro degli scrutatori”.

Dalle indagini sarebbe emerso che la cosca Piromalli di Gioia Tauro, che si sarebbe attivata per fare concentrare i voti all’estero su un parlamentare siciliano uscente e ricandidato attraverso la contraffazione delle schede bianche, avrebbe ricevuto in cambio la promessa della modifica del regime carcerario di 41 bis per gli affiliati detenuti e di “aggiustare” alcuni processi in corso. Gli investigatori riferiscono anche del notevole spessore politico del parlamentare siciliano uscente coinvolto nell’inchiesta. Il meccanismo messo in piedi dagli ideatori dei presunti brogli avrebbe avuto come pedine fondamentali alcune persone che avrebbero omesso di segnalare le irregolarità concretizzatasi con l’apposizione, sulle schede bianche, del voto sul simbolo del partito del parlamentare. Secondo quanto riferiscono gli investigatori, i presunti illeciti emersi avrebbero potuto avere un peso determinante sull’esito delle elezioni.

A Porta a Porta va in scena l’altra faccia di Walter, l’ex buono

Il leader del Pd, Walter Veltroni durante la registrazione della trasmissione Porta a Porta , condotta da Bruno Vespa. Sul megascreen una foto di Silvio Berlusconi | Ansa
“Basta parlare di brogli: uno che dal ’94 ad oggi parla di brogli, che ci sono solo quando perde le elezioni non può governare questo Paese. Finiamola con questa storia e iniziamo a parlare della vita delle persone”.

Così sbotta Walter Veltroni: a Porta a Porta reagisce all’ennesima provocazione di Silvio Berlusconi, che gli chiede di promettere di non fare brogli. Poi il candidato premier del Pd riprende la sua linea, come direbbe Crozza, “serenamente e pacatamente”: “Mentre lui parlava di test mentali per i magistrati, di brogli e di armature, io parlavo di riduzione delle tasse, di studi di settore, di occupazione femminile e di cure odontoiatriche per gli italiani, che hanno diritto al sorriso”.

E per marcare la differenza con quello che chiama “il mio principale avversario”, Veltroni porta a Bruno Vespa, non il famigerato contratto con gli italiani, ma il suo pacchetto di 12 disegnidi legge che presenterà al Consiglio dei ministri appena eletto a palazzo Chigi, “a cominciare da quello del primo Consiglio, sulla precarietà”. Poi Veltroni, rispondendo al nome di Stefania Prestigiacomo fatto ieri da Berlusconi che lui considera un ‘remake’, raddoppia annunciando: “Vorrei che Anna Maria Artoni e Ileana Argentin facessero parte della squadra di governo del Pd”. La prima è l’ex presidente dei giovani industriali e la seconda, disabile in carrozzella, è stata delegata all’handicap proprio con Veltroni al comune di Roma: “Per lei penserei ad sottosegretariato ad hoc presso la presidenza del Consiglio”.
Per attaccare Berlusconi, Veltroni se la prende con la Lega: “Berlusconi dovrebbe fare gli esami di democrazia alla Lega Nord che rappresenta un gigantesco problema per il centrodestra visto che avrà la golden share del futuro governo, ma lui non risponde nel merito alla mia lettera perché non può garantire all’Italia che il suo schieramento sarà contro la secessione, fa fatica a dire che la sua coalizione può rispettare l’unità nazionale”.
Il Veltroni che siede sui divanetti bianchi di Porta a Porta si sente sicuro del consenso del Nord e spiega: “È caduto un muro eretto in parte anche dal centrosinistra. Non avevamo capito l’importanza delle piccole e medie imprese per la ricchezza del paese. Per questo il Pd darà semplicità e meno burocrazia”.
Quanto al Sud, dove ritiene che “Lombardo conterà molto meno della Lega”, il segretario del Pd lancia l’allarme criminalità: “la mafia può condizionare il voto. Io ho detto che i voti dei mafiosi non li vogliono. Altri no”. Quindi, parlando di giustizia promette che non abolirà l’ergastolo e che servono pene più dure per chi sbaglia. Poi due citazioni in inglese una per ribadire l’importanza delle decisioni bipartisan quando è in gioco il bene del Paese, “right or wrong is my country” e per spiegare che lui conosce bene Berlusconi: “I know my chicken…”.
Verso la fine della trasmissione, Veltroni si scioglie e dopo aver lisciato il pelo alla sinistra chiedendo ai manager di “essere più sobri”, attacca anche il Grande Fratello : “Una volta per stare in tv bisognava saper recitare o ballare, oggi basta trovarsi sotto i riflettori di una certa casa e non solo diventi famoso ma puoi anche vincere mezzo milione di euro mentre chi ha studiato e ha un master prende duemila euro al mese”.
Infine, l’attacco a quelli che il candidato del Pd chiama gli ultimi giapponesi: “Quelli vestiti con l’armatura, gli altri vogliono scomunicare il presidente della Repubblica, quest’altro che parla di stalinismo e di brogli. Ma di che stiamo parlando? Siamo nel 2008. Dite ai giapponesi sull’isola che la guerra è finita”.

E ora Walter e Silvio litigano davvero: lo scontro è sui brogli

Il leader del PD , Walter Veltroni durante la registrazione della trasmissione Porta a Porta, condotta da Bruno. Sullo sfondo il leader del Pdl, Silvio Berlusconi | Ansa
Adesso Walter e Silvio litigano sul serio: uno scontro all’arma bianca. Via tv, ma ravvicinato. A tre giorni dall’apertura dei seggi il Cavaliere e l’ex sindaco smettono i panni del politically correct, ripongo il (troppo) fair play che ha contraddistinto questa campagna elettorale (da molti definita un po’ moscia) e si attaccano. Con vigore, anche se a distanza. Tema? I brogli.
Comincia Veltroni: “Vi pare che uno così possa governare il Paese?”. Pur continuando a non nominarlo per nome, il segretario del Pd dagli studi di Porta a Porta va all’attacco, dopo che Bruno Vespa gli legge la dichiarazione di Silvio Berlusconi nella quale il leader Pdl chiede al segretario del Pd di impegnarsi perché non ci siano brogli al voto.
E lancia la sfida: ” Dal ‘94 Berlusconi parla di brogli che ci sono solo quando perde e non quando vince” dice Veltroni. “Noi parliamo di cose che riguardano il Paese. Bisogna finirla” aggiunge il candidato premier del Pd “c’è una messa in discussione per creare tensione”. Quanto ai brogli “non si riesce a parlare d’altro. Ma questo è un altro mondo, generazionalmente diverso. E se andranno al governo faranno altri disastri come quelli degli ultimi sei anni”.
La dichiarazione letta da Vespa è quella rilasciata da Silvio Berlusconi parlando a Omnibus, su La7: “Spero che Veltroni prometta che la sinistra rinuncerà a usare le schede bianche per fare brogli che vengono dalla scuola delle Frattocchie. Brogli che nelle scorse elezioni, nel 2006, le hanno consegnato la vittoria per un pugno di voti. Se si impegnasse davanti all’Italia potremmo cominciare a pensare un po’ meno male di lui”. Poi al termine della trasmissione, Berlusconi ha in mano un foglio “che” specifica “non è una lettera ma un appello a Veltroni”. Lo legge: “Dopo la decisione di far votare gli italiani con schede che generano confusione, ed è l’ultimo pasticcio e prova di incompetenza e mancanza di buon senso che ci viene data speriamo per l’ultima volta da questo governo, credo che sia giusto che Veltroni si assuma davanti al popolo italiano l’impegno di garantire la regolarità del voto, rinunciando a ogni tentativo di broglio e appellandosi a tutti i presidenti di seggio affinché le schede bianche, come prevede la legge,m vengano subito bollate al momento dello spoglio per evitare che qualcuno nottetempo le riempia alterando il risultato delle elezioni”. Il leader del Pdl chiede “che si adotti finalmente il sistema previsto dalla legge dello spoglio delle schede una a una. Nelle scorse elezioni in molte sezioni tutte le schede sono state rovesciate sui tavoli dividendone l’esame tra gli scrutatori. Questo può portare ad infinite irregolarità”.
Lo scontro tra i due leader è anche sui toni della volata verso il voto. “La nostra campagna elettorale è stata serena e sorridente. Quella loro è stata tutta cupa, tetra, carica di odio”, accusa Veltroni. Si è sentito odiato? “Caspita” ha risposto il leader del Pd a Bruno Vespa “ne hanno sparate di tutti i colori, fino a stamattina. E tanto più non rispondevo e tanto più impazzivano”. Il Pdl ha un “gigantesco problema”, quello della “Lega che avrà la golden share, cioè il controllo del pacchetto di maggioranza” e quindi del futuro governo di destra. Ma il Cavaliere accusa Veltroni di mentire: “Tante bugie. Al comune di Roma lo chiamano sor bugia. Hanno condotto una campagna elettorale sulla menzogna”.

Schede elettorali, è bufera. Botta e risposta tra Amato e Berlusconi

Elezioni amministrative - Le schede elettorali
Bufera sulle schede elettorali. Dopo i dubbi sollevati da Silvio Berlusconi, arriva la risposta di Giuliano Amato: la macchina elettorale “è conforme alla legge e in particolare al decreto dell’8 marzo 2006 che ha la firma di Berlusconi e del mio predecessore al ministero dell’Interno”. Insomma, le accuse del Cavaliere, che aveva rivolto un appello a Napolitano affinché intervenisse immediatamente a difesa della credibilità delle istituzioni democratiche e del diritto degli italiani a un regolare svolgimento delle elezioni, per il ministro sono prive di fondamento.
“Trovo sorprendente”, ha dichiarato Amato, “che possa essere stato chiamato a occuparsi della regolarità del voto il capo dello Stato e che si sia potuto adombrare che il ministero dell’Interno abbia predisposto le schede in conformità alla propria fantasia”. Per Berlusoconi, infatti, la composizione delle schede era confusa: “Le forze politiche che si presentano alleate, le più rappresentative degli elettori”, aveva detto, “rischiano di vedere i loro voti resi nulli da una disposizione dei simboli che confonde, l’esatto opposto di come dovrebbe essere una scheda elettorale. Con la conseguenza di esporre le prossime elezioni al rischio di innumerevoli contestazioni nelle oltre sessantamila sezioni elettorali”. Il governo, secondo il Cavaliere, non avrebbe fatto nulla per cambiare la situazione, nonostante le molte sollecitazioni. Da qui la necessità di appellarsi al Capo dello Stato “per porre immediato rimedio a questa grave situazione”.

Berlusconi frena sulle pensioni e lancia l’allarme brogli


In difesa sulle pensioni, in attacco sui brogli. Doppio ruolo per Silvio Berlusconi. Ieri, da Cernobbio, aveva fatto intendere di voler rivedere lo scalone, ritoccandolo all’insù. Meno di ventiquattro ore ed è arrivata la scontata levata di scudi dei sindacati. Poco dopo il Cavaliere frena. “So bene che i sistemi pensionistici non si cambiano da un anno all’altro, tanto meno - assicura - senza una consultazione sociale. Come al solito, la sinistra si esercita nell’alterazione di mie dichiarazioni”. Vecchio vizio “stalinista”.

Sulle elezioni e il rischio brogli, l’ex premier invece rispolvera un vecchia convinzione, ma con molta determinazione. Da Piazza Duomo, dove si trovava per un comizio, ha lanciato l’allarme: “C’è un problema grandissimo e per evitare il bis del 2006, quando la sinistra buttò fuori i nostri rappresentanti di lista, occorre armare un esercito in difesa della liberta”‘.
È l’una e mezza della domenica delle palme, l’ora dell’aperitivo prima del pranzo, e così la piazza è piena a metà ma i comaschi che sono venuti per il presidente lo acclamano, lo incitano a più riprese, ripetono le parole d’ordine che li convincono di più. Ma è anche il week-end dei gazebo per la famiglia e l’ex premier non vuole che l’attualità rubi la scena: incalzato, sulle prime non replica sulle pensioni. Il commento arriverà dopo, con una nota. Non parla di Alitalia (”lasciamo stare, non è il momento”), glissa anche sul capitolo Tibet e Olimpiadi.
Il Popolo delle libertà applaude quando attacca a testa bassa la sinistra. Ma a fare breccia sono soprattutto i temi cari al Nord: la sicurezza (”ci sono clandestini a iosa e troppi pochi soldi”, è la constatazione); i ritardi sulle infrastrutture e l’energia; i rifiuti. Berlusconi confessa di non dormirci la notte: un milione di tonnellate di spazzatura. A tanto ammonta la “dote” del governo Prodi. Il Cavaliere lo sa infatti come vanno le cose in politica: “Un mese dopo che sarò a Palazzo Chigi” pronostica “quella spazzatura sarà tutta mia”. Ergo, spiega, una soluzione va trovata.
Poi, le tasse. Berlusconi avrà anche inaugurato la stagione del realismo ma a farsi scippare la lotta per abbattere il peso del fisco non ci sta. E così promette di tagliare la pressione fiscale, laddove è possibile; ricorda che introdurrà il quoziente familiare, una vera e propria rivoluzione; e non dimentica la casa. “Ogni padre di famiglia ha a cuore di lasciarne una ai propri figli”. Via l’Ici, quindi, ok ai buoni affitti e a un piano per l’edilizia. E se qui la sinistra copia, pazienza perché “quando vengono copiate le cose buone sono felice”, dice tra il bonario e il sarcastico. Tanto poi al governo ci va lui e non certo Veltroni, è il ragionamento sottostante.
Ecco allora l’immancabile stoccatina all’avversario di questa campagna elettorale: “Se Veltroni fosse credibile e non lo è, lo voterei anche io”. Così, dice, potrei finalmente godermi la vita. E invece, niente, gli toccherà prendere ancora una volta il Paese in mano e con umiltà governare. “Vi garantisco che supereremo le difficoltà”, afferma cercando di mostrare un volto meno pessimista. Sì, perché io ormai “sono un vecchietto”, si lascia andare. Ma non poi così tanto, si corregge a scanso di equivoci: “Questa mattina ho incontrato un compagno di scuola, che mi ha detto: ‘Ormai abbiamo un’età. Ma io gli ho risposto: ‘Parla per tè”.
Musica per le orecchie della platea di Como: “Ecco Bravo, resta con noi”, gli replicano i suoi fan.

Il VIDEO servizio:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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