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Bruno Tabacci: il Nord chiama e io rispondo


Bruno Tabacci, portavoce dell'Alleanza per l'Italia e neoassessore al Bilancio della giunta Pisapia

Bruno Tabacci, portavoce dell'Alleanza per l'Italia e neoassessore al Bilancio della giunta Pisapia

Ahi ahi, Bruno Tabacci, autodefinitosi «la voce del Nord». La nuova icona dei ceti produttivi e della finanza perbene, la società civile che più civile non si può. Almeno così si presenta da quando il neosindaco di Milano lo ha chiamato in giunta affidandogli il superassessorato al Bilancio. Continua

Bruno Tabacci: «Io il Tremonti di Pisapia? Sì, ma senza tagli lineari»

Bruno Tabacci, possibile prossimo assessore al Bilancio della Giunta Pisapia - ANSA

Bruno Tabacci, possibile prossimo assessore al Bilancio della Giunta Pisapia - ANSA

Claudia Daconto Mette le mani avanti e giura di non aver deciso ancora niente, che si sta prendendo i suoi tempi e che al momento non ha dichiarazioni da fare, ma che accetti o no – ed è quasi scontato che accetti – è al centrista dell’Api, Bruno Tabacci, ex presidente Dc della Regione Lombardia e della commissione Attività produttive della Camera, che Giuliano Pisapia vorrebbe affidare l’assessorato al Bilancio, il più importante di qualunque amministrazione locale. Una scelta, quella del neo sindaco di Milano, da una parte politica – tenersi le “mani libere” soprattutto nei confronti del Pd (che comunque ha dato l’ok alla nomina) – dall’altra tecnica, visto che mancherebbero, sostengono i tecnici nominarti dal neosindaco di Milano, 140 milioni in cassa e pare non ci sia traccia dei 48 milioni di attivo annunciati da Letizia Moratti.
On. Tabacci, è vero che sarà nominato assessore al Bilancio entro questa settimana? Continua

Il sogno del terzo Polo. Intervista a Bruno Tabacci

Bruno Tabacci, portavoce dell'Alleanza per l'Italia

Bruno Tabacci, portavoce dell'Alleanza per l'Italia

Lo aveva detto: Ghe pensi mi. E lo ha fatto: da oggi la situazione è di nuovo nelle sue mani. Silvio Berlusconi ordina a Brancher di duimettersi e il ministro, ormai ex ministro per il Federalismo, lo fa. “Dimissioni irrevocabili” le ha definite questa mattina in Tribunale al processo per la scalata di Bpi ad Antonveneta.

Un problema è risolto. Adesso gliene restano sul tavolo altri tre-quattro: il ddl intercettazioni, i rapporti col Colle, la manovra finanziaria. Ma se davvero riuscisse a liberarsi di Fini il centrodestra con la Lega si ritroverebbe ad avere una maggioranza comunque risicata. Tra gli scenari possibili, le elezioni anticipate, come tutto sommato converrebbe a Berlusconi e chiede l’Italia dei Valori, o un governo di unità nazionale, come forse piacerebbe a Fini, Udc e parte del Pd. Ne parliamo con Bruno Tabacci, deputato democristiano di lungo corso e oggi portavoce di Alleanza per l’Italia, il gruppo guidato da Francesco Rutelli che punta a creare un “terzo polo” di centro che superi il bipolarismo degli ultimi quindici anni. Continua

Le aspirazioni di Tabacci: “Sarò il ponte tra Casini e Rutelli. L’Udc? C’è ancora chi guarda al Cav”

Bruno Tabacci insieme a Francesco Rutelli

Bruno Tabacci insieme a Francesco Rutelli

Ha cambiato di nuovo casacca, stavolta per costruire il grande centro assieme ai transfughi del Pd. Bruno Tabacci, ex Dc, uscito dall’Udc (di cui era esponente dell’ala “sinistra”) nel 2008 per fondare la Rosa Bianca (poi confluita dopo pochi mesi nell‘Unione di Centro), ci crede sul serio alla rinascita della Balena Bianca. In salsa “rutelliana” questa volta. C’è anche il suo nome, infatti, accanto a quello di Francesco Rutelli, Linda Lanzillotta, il governatore trentino Lorenzo Dellai e Massimo Calearo, tra i fondatori del movimento Alleanza per l’ItaliaLeggi l’intervista

L’Alleanza per l’Italia di Rutelli: volti noti e un nome già in uso

Francesco Rutelli presenta il simbolo del suo nuovo partito: Alleanza per l'Italia

Francesco Rutelli presenta il simbolo del suo nuovo partito: Alleanza per l'Italia

Allora, (ufficialmente) ci stanno: lui ovviamente, Francesco Rutelli (ex radicale, ex margheritino, ex vicepremier ulivista, ex Pd) come fondatore; Linda Lanzillotta (già ministra prodiana, che ha salutato il Pd, a mezzo Corriere della Sera: “Lascio perchè è fallito un progetto al quale ho molto creduto”); Gianni Vernetti (deputato da sempre vicino all’ex vicepremier); Lorenzo Dellai (governatore del Trentino dalle mani libere e dalle alleanze trasversali); l’imprenditore Massimo Calearo (voluto da Veltroni in Parlamento: “Ero nel Pd perché c’era un’idea di Veltroni. Ora c’è Bersani che ha idee diverse…”); Bruno Tabacci (ex democristiano, già fondatore della Rosa Bianca, che ha detto addio all’Udc) nel ruolo di portavoce; Pino Pisicchio (fuoriuscito dall’Idv di Di Pietro con l’obiettivo di fermare “la deriva telepopulistica”). A contorno, un nugolo di deputati e senatori (una ventina di parlamentari), per la maggior parte freschi di divorzio dai Democratici. Continua

L’Udc sogna un nuovo partito con Rutelli. Ma per le regionali è indecisa: Pdl o Pd?

Francesco Rutelli e Pier Ferdinando Casini

Francesco Rutelli e Pier Ferdinando Casini

Tutti la vogliono, ma nessuno la piglia. L’Udc, cenerentola della politica italiana, è tornata alla ribalta in queste settimane. Francesco Rutelli, in uscita dalla casa del Pd, vorrebbe sposarla, ma ancora non può. Il Pd e il Pdl se la contendono da mesi, ma lei ancora non ha deciso. Continua

Con chi sta Famiglia Cristiana? L’ultima bordata è per Casini e Cuffaro

L'ex governatore della regione Sicilia Salvatore Cuffaro e il presidende del UDC Pier Ferdinando Casini
“‘Coatti’ al centro, pasticci nel Pd e anarchia dei valori nel Pdl”. E ancora: “Perché i voti e le presenze di certi candidati, tipo Cuffaro?”. “Ci saremmo aspettati qualcosa di diverso e di più innovativo, per allontanare il dubbio di una buona occasione (forse l’ultima?) sciupata malamente”. L’accusa è netta, le parole sono chiare. Non provengono dai leader della sinistra radicale, non escono nemmeno dalla bocca dei dirigenti isolani del Partito Democratico.
A scriverle è Famiglia Cristiana, che nel numero in edicola non usa mezzi termini per lanciare un atto d’accusa chiaro e tondo: aver candidato l’ex governatore isolano come capolista al Senato della Costituente per il Centro in quota Udc è una scelta che denota “mancanza di coraggio”.
E ora tutti a chiedersi con chi si schiererà il settimanale delle famiglie cattoliche. Che in soli tre numeri ha detto no al “pasticcio veltroniano in salsa pannelliana”; no alla “anarchia di valori berlusconiana”; no ai “cattolici con il bollino ma senza coraggio”.
L’ultima frecciata il giornale dei Paolini la spedisce all’Unione di Centro di Casini e Pezzotta. Ai quali tira le orecchie, bollando la nuova formazione come un “assemblaggio di due simboli”, e manda a dire che c’è delusione e che, dall’unica forza dichiaratamente cattolica, “ci aspettavamo di più”.

Alle attese (deluse) del giornale, cerca di rispondere Pier Ferdinando Casini. Che non ha fatto una piega, in pubblico: ha incassato con fair play. Probabile che in privato abbia anche masticato amaro perché dopo i ripetuti appelli al voto utile di Walter e del Cavaliere, tutto si sarebbe potuto aspettare tranne che di essere colpito dal fuoco amico. E dopo aver detto che condivide il giudizio dell’editoriale del settimanale paolino, chiede tempo perché: “È ovvio che un processo politico che si realizza in una settimana non può essere perfetto. Siamo consapevoli dei limiti di questo accordo, ma la risposta a Famiglia Cristiana arriverà con la costituente di centro che nascerà (dall’unione di Rosa Bianca e Udc) con le elezioni politiche”.

Dal canto suo, invece, Totò Cuffaro fa spallucce, ricordando che “il settimanale aveva già assunto posizioni precise, a me non favorevoli, durante la campagna elettorale del 2006″ in favore “della signora Borsellino e di una coalizione che si schierava a favore dell’aborto”, nella nuova coalizione di Centro i commenti del settimanale rischiano presto di diventare il detonatore per scelte mai condivise.

Non è un caso che proprio alla Regione Sicilia il movimento di Tabacci presenterà un candidato autonomo. Una decisione che ha già scatenato malumore e dissenso e che, insieme alla defezione di un altro “big” come Gerardo Bianco, potrebbe causare una piccola emorragia di voti (anche l’ex presidente dell’Azione cattolica, Alberto Monticone, ha abbandonato la Rosa) proprio nella roccaforte meridionale del partito di Pierferdy, che nell’isola mira a superare la quota di sbarramento regionale dell’8%. Senza contare che anche alle comunali romane udiccini e “tabaccini” correranno separati perché la candidatura di Luciano Ciocchetti non convince tutti. Ed è questo ora, più che le bordate cattoliche, a preoccupare il candidato premier dell’Udc.

Rosa Bianca e Udc: più che un matrimonio, un Pacs per superare gli sbarramenti

L'ex segreatrio della Cisl Savino Pezzotta stringe la mano al leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini | Ansa
Più che un’unione consensuale, sembra quasi un Pacs dettato da necessità elettorali.
Dopo la decisione di correre insieme alle prossime elezioni nazionali per una Nuova Costituente di Centro, nell’Udc e nella Rosa Bianca affiorano alcune contraddizioni su scelte che non sembrano essere poi così condivise.
E se, intervenendo a Panorama del giorno, Savino Pezzotta (che ha definitivamente sbarrato le porte al decimato partito di Clemente Mastella) si dice ottimista sulla possibilità di superare la soglia di sbarramento (8%) al Senato, al Sud per i neo-diccì iniziano i primi problemi.
Il caso più vistoso esplode proprio in Sicilia dove, per la corsa alla presidenza della Regione, le due formazioni correranno separate. Il partito di Salvatore Cuffaro appoggierà infatti “l’amico Raffaele Lombardo”, dai più ritenuto il vero erede dell’ex governatore isolano. La Rosa Bianca andrà invece in solitaria e candiderà la psicoterapeuta Vittoria Vassallo. “Qualcosa di più di un volto nuovo per la Sicilia. È una speranza concreta, una persona perbene, una donna impegnata da anni nel suo lavoro e nel volontariato” scrive Bruno Tabacci nel suo blog. Secondo alcuni una scelta coaraggiosa, per molti altri l’unica possibile dopo i distinguo e le riserve mosse proprio dallo stesso Tabacci sull’opportunità di cambiare passo per la Regione, in seguito alla condanna a cinque anni inflitta in primo grado a Salvatore Cuffaro.
In ogni caso, una vistosa contraddizione: la Costituente per il Centro candiderà infatti in Sicilia (quota Udc) proprio l’ex Presidente della Regione, affidandogli con ogni probabilità il comando delle truppe neodemocristiane alla Camera. E sarà lì che, verosimilmente, “Totò vasa vasa” si ritroverà gomito a gomito con alcuni dei suoi più caustici oppositori.
Unica certezza, di quest’alleanza bifocale, è il ritorno al passato. Già, perché in queste ore è successo proprio quanto Panorama.it aveva preannunciato da settimane: l’ottantenne Ciriaco De Mita, pensionato da Veltroni, è stato ripescato da Casini che lo candida come capolista dell’Udc al Senato in Campania (il suo territorio fin dall’entrata in Parlamento, nel lontano 1963). Il grande vecchio della Dc aveva scelto di aderire (non tralasciando critiche e distinguo) al Pd, che alla vigilia della formazione delle liste gli ha immediatamente comunicato l’amara notizia: troppo esperto, non sarai ricandidato. Ciriaco però non s’è perso d’animo. Ha girato i tacchi, ha sbattuto la porta e, in poche settimane di contatti, è rientrato in corsa con i centristi. Portando in dote lo zoccolo duro del suo elettorato e un buon bacino di voti.
Di fronte ai quali non pare pesare poi tanto, nelle valutazioni dei centristi, il fatto che nella Prima Repubblica De Mita fosse proprio il leader di quella Democrazia Cristiana “di sinistra” che guardava al Partito Comunista. Ciriaco cioè rappresentava l’ala laica del partito, esattamente l’opposto della linea della Dc di Forlani, quella dorotea, di cui Casini è oggi l’allievo prediletto.

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