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In prognosi riservata dopo il pestaggio di un branco di coetanei. La sua colpa? Uno sguardo di troppo, considerato un’avance, a una compagna di classe. E così uno studente di 15 anni, picchiato selvaggiamente da un branco formato da sei minorenni, è ricoverato, con un trauma cranico, nell’ospedale San Giacomo d’Altopasso di Licata. Il ragazzo, secondo i medici, non sarebbe comunque in pericolo di vita.
La spedizione punitiva, come ricostruisce oggi il quotidiano La Sicilia, è avvenuta sabato sera nella piazza principale del paese, davanti agli occhi di decine di giovani. Lo studente, che frequenta il secondo anno della scuola media superiore, avrebbe guardato con insistenza la compagna, scatenando la gelosia del fidanzato di quest’ultima, un manovale di 17 anni. Il giovane avrebbe invitato il rivale a seguirlo per un “chiarimento” subito trasformatosi in un pestaggio. Secondo alcuni testimoni all’aggressore, esperto in arti marziali, avrebbero dato man forte altri cinque ragazzi.
Al termine del raid i sei minorenni si sono allontanati indisturbati; la vittima dell’aggressione è stata invece trasportata in ospedale con una sospetta frattura alla scatola cranica. I carabinieri di Licata, che conducono le indagini, avrebbero già identificato gli autori del pestaggio.

Le risse e i coltelli a Roma? Anche colpa di serie televisive come Romanzo criminale, che “possono alimentare atteggiamenti e modi di fare sbagliati”. Parole del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, nel corso della sua visita di ieri alla scuola media “Falcone” a Villaggio Prenestino, dove la settimana scorsa un ragazzino è stato accoltellato da un compagno di scuola. Parole che arrivano prima che le agenzie battano un altro caso di accoltellamento tra due compagni di classe di 16 anni, questa volta all’istituto tecnico industriale “Cardano” di Monterotondo, vicino Roma. Uno dei due ragazzi è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio, lesioni personali e porto ingiustificato di coltello di genere proibito. Secondo una ricostruzione dei carabinieri, i due studenti hanno litigato per futili motivi, si sono poi incontrati in bagno dove la lite è degenerata: uno dei due ha estratto dalla tasca un coltello da cucina di 17 centimetri e ha cercato di colpire l’altro al collo. Quest’ultimo ha messo una mano avanti per schivare il colpo ed è stato ferito. La vittima è stata portata immediatamente all’ospedale.
Insomma, la televisione, e i nuovi media, offrono modelli sbagliati ai giovani. Secondo Roberto Morassut, segretario del Pd Lazio, “Alemanno farebbe bene a non cercare alibi per il fallimento delle sue promesse in materia di sicurezza e a lavorare per mantenere, se ne è capace, gli impegni assunti in campagna elettorale”. Dall’ufficio stampa del sindaco, interpellato da Panorama.it, nessuna risposta ufficiale, solo una considerazione sul fatto che “il sindaco non voleva colpire la serie televisiva nello specifico, ma puntare l’attenzione sui falsi miti di oggi e sul fatto che alcune trasmissioni non aiutano i ragazzi, i quali non debbano essere lasciati soli”. “Semmai, sarebbe auspicabile che tutte le televisioni, pubbliche e private, facessero più fiction sugli eroi quotidiani che, come Falcone e Borsellino, hanno rappresentato un esempio eroico nella lotta al crimine”, dice a Panorama.it, Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura del Comune di Roma.
E questa mattina, a margine della giornata nazionale contro la pedofilia, il primo cittadino della Capitale ha precisato che “lo spirito di emulazione è solo una delle cause accanto al degrado giovanile che c’è, non solo a Roma, ma in tutte le grandi metropoli”. “Ieri nella borgata di Colle Prenestino ho parlato di molte cose”, spiega Alemanno. “Dei nostri interventi nelle periferie, dei 40 milioni che stiamo sbloccando con la delibera di Giunta per le opere al computo e ho detto che, quando si fanno le fiction, bisogna stare attenti a non mitizzare certi fenomeni. Ovviamente la realtà va raccontata e nessuno mette in discussione le capacità artistiche dei registi, degli attori. Tuttavia mi pare che in alcuni serial ci siano state queste mitizzazioni”. Alemanno ricorda poi che non è la prima volta che l’amministrazione capitolina prende posizione contro la fiction Romanzo criminale e, più precisamente, contro la campagna pubblicitaria che ha accompagnato il lancio della serie tv. “Ricordo che quella serie è cominciata installando quattro busti in polistirolo che rappresentavano i quattro personaggi principali, all’Eur e noi li facemmo rimuovere”. Secondo Alemanno, “il fenomeno delle bande giovanili è una forma di rivolta contro le metropoli moderne. Bullismo e razzismo sono facce diverse della stessa manifestazione di degrado”. Il sindaco di Roma ha quindi voluto evidenziare quali siano le carenze strutturali delle periferie di Roma. Mancano punti di aggregazione, centri sportivi che diventino fulcro dei quartieri degradati della città . “Su questo bisogna fare un vero e proprio piano”, spiega, e come fatto simbolico propone di tornare a dedicare una giornata del Consiglio comunale ai bambini, “per ascoltarli e dare loro protagonismo per farli sentire in qualche modo padroni della situazione”.
Non manca una replica di chi Romanzo criminale lo ha diretto, cioè Michele Placido. Secondo il quale “in Italia le fiction di maggior successo sono quelle sui santi, eppure non c’è più nessuno che si fa prete”. “Non penso che il problema sia la violenza vista in tv”, aggiunge Placido, che è anche direttore artistico del teatro di Tor Bella Monaca. “Il vero allarme è dato dal fenomeno dell’abuso di alcol e droghe tra i giovani, che porta a forme di esibizionismo: questo sì è criminale”.
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Basta un cinque, e in una qualsiasi materia, per non essere ammessi all’esame di maturità . Poi: resta determinante poi ai fini della bocciatura il voto in condotta insufficiente. Anche con un ottimo profitto si dovrà ripetere l’anno.
La conferma serviva, dopo il susseguirsi (anche un po’ caotico) delle interpretazioni delle ultime settimane. E la conferma è arrivata. Direttamente dal ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, che nel corso di un convegno a Milano ha ribadito che “con un cinque non si viene ammessi agli esami di maturità ”. Obbiettivo delle scelte del governo è quello di raggiungere “maggior rigore nella valutazione degli apprendimenti, oltre che severità e disciplina nella valutazione dei comportamenti”, spiega il ministro che ritiene indispensabili tali elementi “per formare cittadini che domani siano consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri”.
La titolare dell’Istruzione ha poi precisato che anche questo provvedimento è stato preso per formare una scuola “della responsabilità e del merito”. “L’egualitarismo e il livellamento che c’è stato fino ad oggi” ha concluso la Gelmini “è frutto della cultura del ‘68 che noi non condividiamo e non ci sentiamo di poter confermare per il futuro”.
Sono state, in modo più specifico, chiarite dal ministro anche tutte le circostanze (assenze frequenti; mancanza di rispetto nei confronti dei docenti, dei compagni o del regolamento di istituto; danneggiamento del patrimonio scolastico) che possono portare ad un voto insufficiente in condotta. Valutazione che potrà essere disposta dal collegio dei docenti per gravi violazioni dei doveri degli studenti, definiti dallo Statuto delle studentesse e degli studenti.
Lo studente che commette una grave mancanza però avrà una seconda chance. Nel regolamento infatti viene specificato che “per prendere un’insufficienza in condotta si deve aver già preso una sanzione disciplinare”: un asorta di “cartellino giallo”, un’ammonizione, insomma, per dirla in gergo calcistico. Soltanto nel caso in cui il comportamento indisciplinato si dovesse ripetere “il consiglio di classe (non quindi il singolo insegnante, ndr) può decidere per l’attribuzione del cinque”.
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La riforma prevede il ritorno ai voti in decimali e, in particolare, del 5 in condotta con il quale i vari “Pierino” e “Gianburrasca” rischierebbero una sicura bocciatura a fine anno. Una scelta nata dall’esigenza di porre un freno al fenomeno del bullismo, in costante aumento nelle scuole italiane e più volte denunciato dalla stampa negli scorsi anni. Ma alcune maestre di una scuola elementare di Bologna, alcuni giorni fa, hanno deciso di protestare contro le nuove norme introdotte dal ministro Gelmini. In che modo? Attribuendo a tutti gli allievi un bel 10 in condotta, sia ai “buoni” sia ai “cattivi”.
Un 10 politico, insomma. Come ai “bei” vecchi tempi di 40 anni fa. Questa la singolare iniziativa dei consigli di classe di una scuola elementare di Bologna, al termine degli scrutini di metà anno. La protesta segue la decisione del preside dell’istituto di considerare illegittima una delibera del collegio dei docenti che stabiliva per gli studenti di quella scuola una valutazione secondo i vecchi giudizi e non in decimali. Dura la reazione del ministro.
“Chi svolge la funzione dirigente o docente è chiamato a un ruolo istituzionale, non a fare politica all’interno delle scuole”, ha commentato Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione. “Un fatto grave che voglio denunciare, che crea disordine e danneggia le famiglie. Mi auguro che i dirigenti di questa scuola prendano provvedimenti e sanzioni contro i responsabili. Autonomia non significa anarchia”. Un ommento duro quello della Gelmini: “È l’ennesimo caso di chi fa politica a scuola, un vizio che abbiamo ereditato dal ‘68. In classe non si fa politica” ha sentenziato, augurando “provvedimenti e sanzioni contro i responsabili”.
Ieri, il dirigente dell’ufficio scolastico provinciale di Bologna ha annullato la delibera del collegio dei docenti relativa alla decisione del 10 politico in pagella. In ogni caso un risultato c’è stato: la plateale protesta, su cui si esprimerà presto un ispettore dell’ufficio scolastico regionale, ha animato il dibattito politico.
Il sindaco Sergio Cofferati, pur “personalmente contrario al provvedimento del ministro Gelmini come e più delle maestre delle Longhena”, l’iniziativa è stata “profondamente sbagliata, addirittura controproducente”. A difesa delle maestre si è schierato, invece, Paolo Ferrero, segretario nazionale Prc, che ha definito “vergognose e minacciose” le parole della Gelmini contro le autrici di “una protesta civile e democratica alla sua controriforma”
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Indietro non si torna. Sul voto in condotta, soprattutto sul 5 che boccia, interviene il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini, al Gt ragazzi, per dire - e ribadire - che il voto in condotta farà media con le altre materie: “Perché” ha detto il ministro “sappiamo che l’aumento degli episodi di bullismo preoccupa molto genitori e insegnanti. Si torna quindi” continua il ministro “a una scuola del rigore che fa del comportamento un elemento significativo per formare la personalità dei ragazzi”.
Per quanto riguarda gli sms sulle assenze a scuola dei ragazzi spediti ai genitori il ministro ha detto che “il costo non la preoccupa. Gli sms sono già utilizzati da alcune scuole” ha sottolineato il Ministro “e funzionano benissimo”.
Dopo le polemiche dei giorni scorsi e le prese di posizione di studenti e genitori, il ministero dell’Istruzione è tornato sull’argomento condotta, annunciando di voler fare chiarezza sulle norme del decreto emanato il 16 gennaio.
“Il ritorno al voto in condotta come momento che influisce sulla valutazione complessiva degli alunni” spiega viale Trastevere “è stato un passaggio fondamentale verso il ripristino di una maggiore serietà a scuola”. A tal riguardo il Miur “sta ora preparando il Regolamento di coordinamento delle norme relative alla valutazione, previsto dall’articolo 3 della legge 169/2009″. Serietà che il ministro Gelmini vuole riportare anche con l’uso delle tecnologie, come gli sms per controllare le assenze.
Con il regolamento sul voto in condotta, saranno, tra l’altro, meglio ridefiniti i criteri della valutazione del comportamento. In pratica sarà data maggiore libertà alle scuole di decidere in autonomia quando assegnare il 5 in condotta. In merito, il limite dei 15 giorni di sospensione per l’attribuzione dell’insufficienza, contenuto nel decreto sulla valutazione del comportamento emanato lo scorso 16 gennaio, potrebbe essere eliminato già a partire dagli scrutini del secondo quadrimestre. Con il regolamento allo studio dei tecnici del Ministero, infatti, le norme contenute nel decreto del 16 gennaio n. 5 saranno meglio qualificate, anche alla luce dei nuovi e gravi fatti di violenza a scuola che si stanno registrando in questi giorni”.
Secondo il decreto (oggi recepito anche dalla provincia autonoma di Bolzano che però non metterà i voti ma lascerà i giudizi alle elementari), con una insufficienza in condotta si potrà essere bocciati. Le scuole, comunque, possono prevedere nei propri regolamenti interni ulteriori criteri e iniziative per la prevenzione dei comportamenti sanzionabili.
Nel testo (5 articoli) si stabilisce che la valutazione del comportamento espressa in sede di scrutinio intermedio o finale “non può riferirsi a un singolo episodio, ma deve scaturire da un giudizio complessivo di maturazione e di crescita civile e culturale dello studente in ordine all’intero anno scolastico”.
E il consiglio di classe “tiene in debita evidenza e considerazione i progressi e i miglioramenti realizzati dallo studente nel corso dell’anno”. L’attribuzione di un voto in condotta insufficiente (inferiore a 6) al momento dello scrutinio finale presuppone dunque che il Consiglio di classe abbia accertato che allo studente durante l’anno sia stata comminata una sanzione disciplinare (allontanamento temporaneo dello studente dalla scuola per periodi superiori a 15 giorni) e che, “successivamente alla irrogazione delle sanzioni di natura educativa e riparatoria previste non abbia dimostrato apprezzabili e concreti cambiamenti nel comportamento”.
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Discutine sul FORUM: Torna il 5 in condotta col rischio bocciatura: un possibile ricatto?
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Lo aveva già annunciato lo scorso maggio e ora il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, ha ribadito l’intenzione: entro un anno la stragrande maggioranza delle famiglie italiane potrà vedere on line la pagella scolastica dei propri ragazzi. Non solo. Ai genitori che lo desiderino, la scuola potrà mandare un sms per segnalare l’assenza del figlio.
Il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, naturalmente, è d’accordo con il collega di Governo. Mettono qualche “paletto” studenti e genitori. “Le scuole” ha dichiarato il ministro Gelmini “hanno il dovere di comunicare alle famiglie l’andamento scolastico dei loro figli, oltre che negli incontri scuola-famiglia, anche attraverso un contatto quotidiano affidato sempre più spesso alle nuove tecnologie. In molte scuole italiane, fa notare, le pagelle, le assenze, il profitto scolastico, la valutazione del comportamento degli alunni vengono comunicate ai genitori via sms o via e-mail. Si tratta di esperienze fruttuose che avvicinano la scuola alla famiglia e che, proprio per i risultati eccellenti ottenuti, insieme al ministro Brunetta”, conclude “abbiamo intenzione di estendere a tutte le scuole italiane”.
L’idea del messaggino sulle assenze non entusiasma gli studenti che implicitamente invitano il Governo a fare altro per aiutare la scuola. “Mi pare” osserva Luca De Zolt, leader della Rete degli studenti “un’altra uscita demagogica. Non mi sembra la principale preoccupazione delle scuole, che non hanno neppure i soldi per pagare le supplenze brevi, quella di comunicare via sms con le famiglie. E dove li trovano i soldi per mandare i messaggini?”. Secondo la Rete, inoltre, “sbaglia chi pensa che così si possa in qualche modo affrontare la questione della dispersione scolastica, purtroppo in aumento. Se c’è tanta dispersione forse è perchè le stesse famiglie non sono davvero interessate a mandare i figli a scuola e dunque il problema non si risolve certo con un sms. Altri sono gli strumenti che dovrebbero essere messi in campo per arginare questo preoccupante fenomeno”.
Il coordinamento genitori democratici rivendica l’autonomia… dell’ “autonomia”. “Non siamo ostili alle nuove tecnologie, tuttavia” dichiara il presidente del Coordinamento, Angela Nava “ci chiediamo di chi sarà la responsabilità di inviare gli sms? Chi sopporterà i costi? Finora le comunicazioni sono state per lo più in forma scritta. Si può anche cambiare, ma la scuola deve deciderlo assieme ai genitori”. “Le modalità di comunicazione scuola-famiglia” fa notare il Cgd “le decidono le istituzioni scolastiche dell’autonomia in base ai loro regolamenti, istituto per istituto. Non può essere nè il ministro dell’Istruzione Gelmini, nè il ministro Brunetta, che di istruzione non dovrebbe occuparsi, a stabilire le modalità dei rapporti tra insegnanti e genitori”. Non solo. “Una scuola responsabile oltre che accogliente deve anche tener conto” prosegue il Coordinamento “di come mettersi in contatto con quei genitori che non possono essere raggiunti da un sms o da una mail”.
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Fine gennaio, tempo di scrutini e valutazioni scolastiche. Tempo buio e pieno di preoccupazioni per quegli studenti con in pagella i famigerati cinque in condotta. Che, novità assoluta del testo Gelmini, si portano dietro un coro di polemiche destinato a durare fino alla fine dell’anno scolastico.
Non in tutte le scuole d’Italia i criteri di valutazione del comportamento degli studenti sono stati in linea con quanto prevede il decreto (emanato solo il 16 gennaio, quando molte scuole avevano già avviato gli scrutini): insufficienza in condotta solo per provvedimenti disciplinari gravi, reati, e sospensioni di almeno 15 giorni.
Per esempio, all’istituto professionale Magistri Cumacini di Como negli scrutini di fine quadrimestre sono stati assegnati una decina di 5 in condotta. Un voto che, se confermato al termine del secondo quadrimestre, significherebbe bocciatura automatica.
Ma la scuola superiore di Lazzago non è l’unica ad aver dato il via libera al 5 in condotta già nelle pagelle del primo quadrimestre. Il preside della “Ripamonti”, Pasquale Clemente, spiega al La Provincia: “Se necessario, non esiteremo a dare insufficienze. Finora ci si limitava al 6 o al 7, ma il ministero equipara il voto di condotta a tutti gli altri e ci comporteremo di conseguenza. Chi si ritroverà 5 dopo gli scrutini, dovrà recuperare nella seconda parte dell’anno, proprio come accade per le varie materie”.
Ma il provvedimento del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini prevede l’insufficienza soltanto in casi gravi e le valutazioni attribuite ai ragazzi: “Lo abbiamo spiegato alle famiglie interessate con una lettera. Ora siamo rimasti spiazzati, ma riteniamo comunque che un cinque in condotta possa essere un’arma efficace per combattere il bullismo”.
A Padova, i casi più numerosi ed eclatanti: per far capire agli studenti del liceo scientifico Einstein di Piove di Sacco che la ricreazione è finita, a un centinaio di loro (il 10%) è stato affibbiato un poco incoraggiante 6, primo passo verso la bocciatura.
Ma: sono gli studenti a essere indisciplinati matricolati, o sono gli insegnanti a essere troppo rigidi? Inutile dire che la risposta è diversa, a seconda della campana che si sente suonare.
Ad abbassare la valutazione, che avrà ripercussioni sulla media complessiva del rendimento scolastico, sono stati elementi quali - riporta il Corriere del Veneto - il comportamento scorretto, i ritardi in aula, e le insufficienze nelle altre materie. Ecco perché è arrivata la decisione di usare la mano pesante: un centinaio di 6 in condotta (su 1.200 studenti in tutto), più un 5 affibbiato a uno studente sospeso per essere stato sorpreso a marinare la scuola.
Sulla questione prendono posizione un po’ tutti. “Con le sue continue esternazioni demagogiche, sta creando un clima d’incertezza e di confusione che finisce in molti casi per determinare un uso improprio della normativa”, dichiara il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo. Mentre alcuni rappresentanti della Rete degli studenti del Veneto, chiedono l’annullamento del sei: un “vero e proprio abuso”. Per Luca Trescato, rappresentante della Rete, “la legge è stata calpestata”. “Ci chiediamo” aggiunge “perchè l’alta competenza e formazione di docenti e preside non abbia bloccato un provvedimento illegale come questo. Eppure sanno che la legge sul voto in condotta non poteva essere applicata fino all’emanazione della circolare attuativa, che è avvenuta solo venerdì scorso”. Inoltre, “il rendimento scolastico e il comportamento sono due campi diversi e come tali vanno trattati”.
Vanno ancora più in là quelli della Rete degli Studenti medi. Alla fermezza mostrata dal ministro Gelmini, rispondono ricordano che esiste lo statuto degli Studenti, tuttora valido, dove è scritto che “la valutazione del comportamento non può mai essere utilizzata come strumento per condizionare o reprimere la libera espressione di opinioni”. E annunciano assistenza a tutti quelli che vorranno per inoltrare vertenze agli Uffici scolastici regionali.
“L’Uds mente” rispondono gli studenti di Alternativa studentesca “sul significato delle norme: Occupare una scuola non è “libertà di espressione, che va corretamente manifestata e non deve essere lesiva dell’altrui responsabilità ”.
Insomma a scrutini chiusi, il dibattito è aperto. E andrà avanti fino a giugno.

Che non ottenga più titoloni sui media, non significa che il bullismo sia finito. Anzi, è un fenomeno dalla “massiccia consistenza”, che crea sempre più allarme nella scuola e non solo. Per arginare il fenomeno, in netta espansione, il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini, non ha escluso la possibilità di utilizzare le telecamere nelle aule come deterrente. Da sola “è una misura che non basta” ha precisato il ministro. Ma certamente può essere utile per “difendere” quel 25% di bambini che si dichiara vittima di atti di bullismo.
A tracciare i contorni del fenomeno, difficilmente quantificabile, l’ultimo Rapporto Eurispes-Telefono Azzurro sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza.
Dal Rapporto emerge che per il 59,9% dei bambini il bullismo è una prepotenza contro un compagno più debole che si ripete spesso. Oltre un quarto dei piccoli è stato ripetutamente vittima di brutti scherzi(27,8%), seguono le provocazioni e le prese in giro (26,6%) e le offese immotivate (25,6%). Il 17,6% è stato invece continuamente escluso ed isolato dal gruppo. Nel 13,5% dei casi i bambini riferiscono di aver subìto furti di oggetti o cibo (13,5%), percosse (11,5%), minacce (11,1%), ma anche furti di denaro (4,7%).
Sono soprattutto i maschi ad aver subito ripetutamente minacce. Fra i bambini che sono stati vittima di atti di bullismo la percentuale più elevata riferisce di essere stata presa di mira da un bambino della sua età (17,8%).
Di fronte al bullo sono in molti a non reagire (16,3%). D’altra parte, il 13,2% dei bambini ha avvertito un insegnante o il Dirigente scolastico, l’11,7% ha detto al bullo di smetterla, il 9,8% è addirittura venuto alle mani, l’8,4% ha avvertito i suoi genitori, il 7,5% ha chiesto l’aiuto di altri compagni, il 5,9% è fuggito, il 3,6% si è messo a piangere. Circa un bambino vittima di bullismo su quattro dichiara, quindi, di aver adottato un atteggiamento passivo di fronte agli atti di prepotenza; un bambino su cinque ha, invece, reagito attivamente da solo, a parole, o con uno scontro fisico.
La maggior parte (29,1%) ha però preferito chiedere un aiuto esterno ai propri coetanei o, più spesso, ad un adulto, in ambito scolastico o famigliare.
Ma qual è il comportamento degli insegnanti di fronte a comportamenti di bullismo?
La decisione prevalente riguarda i provvedimenti disciplinari, come note o sospensioni (29,8%). Il 18,8% dei docenti rimprovera il responsabile, mentre il 13,9% non si accorge di nulla ed un altro 8,9% non interviene. In altri casi gli insegnanti parlano con i genitori dei bulli (9,5%) o si rivolgono al Dirigente della scuola (8,7%).
La strada più efficace per fermare il bullismo è punire i bulli (29,5%); al secondo posto si colloca una soluzione che fa leva sul sostegno offerto dal gruppo alla vittima (22,2%); al terzo la richiesta di aiuto agli adulti (17,6%). Il 13,9% dei ragazzi suggerisce di parlare con il bullo e convincerlo a non farlo più; per il 5,6% occorre invece dire alla vittima che deve reagire.
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