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bullismo

Studenti in marcia senza sapere perché. Il video commento di Belpietro

Studenti fanno lezioni all'aperto

Scuole vuote e alunni in piazza, accompagnati da maestri e genitori. Università occupate e studenti in rivolta. Proteste che si susseguono da giorni. Nel mirino la riforma del ministro Mariastella Gelmini. Il cui disegno prevede di cambiare molte cose nel mondo dell’istruzione (maestro unico, voto in condotta) ma, solo nella scuola primaria. Cioè alle elementari. La riforma Gelmini non colpisce infatti né le scuole medie superiori, né gli atenei. E allora, perché si protesta? Forse la risposta, come dice un reportage pubblicato su La Repubblica che cita i ragazzi in mnifestazione, sta in questa frase: “Siamo in marcia ma senza sapere dove andare”.

Guarda il VIDEO COMMENTO del direttore Maurizio Belpietro:

Ambulatorio per le vittime del bullismo all’ospedale Fatebenefratelli di Milano

A scuola

Il primo ambulatorio per aiutare le vittime del bullismo è attivo dall’8 settembre, giorno di inizio delle scuole in Lombardia, all’Ospedale Fatebenefratelli di Milano. Nasce per contrastare e prevenire un fenomeno sempre più diffuso, soprattutto nelle grandi città: secondo la Commissione parlamentare infanzia su 3.800 ragazzi dai 12 ai 18 anni circa un terzo sono state vittime di episodi di bullismo. L’ambulatorio offrirà un servizio multidisciplinare e sarà aperto ai genitori, ai ragazzi e anche agli insegnanti. «Il bullismo colpisce tutte le fasce di età e non riguarda solo fenomeni di emarginazione», dice Luca Bernardo, professore direttore della divisione di pediatria dell’Ospedale.

Previste anche attività di prevenzione: gli operatori offriranno consulenze agli educatori o a chi si trova comunque a dover vivere in prima persona episodi di bullismo. Il primo incontro consiste in una visita filtro da parte dello specialista adolescentologo, Marco Pandolfi e Luca Bernardo, che a seconda del caso deciderà come avvalersi dell’equipe multidisciplinare composta da neurospichiatri e psichiatri infantili. L’ambulatorio è aperto dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13. Per fissare un appuntamento si può telefonare allo 0263632903.
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Gelmini chiede più soldi per i prof: “Adeguare gli stipendi alla media Ocse”

 Il ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini

“Questa legislatura deve vedere uno sforzo unanime nel far sì che gli stipendi degli insegnanti siano adeguati alla media Ocse”. Sono queste le parole che il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, ha usato illustrando in commissione Cultura alla Camera il suo programma per la scuola. Tra i punti della Gelmini, oltre a un adeguamento degli stipendi, anche la tolleranza zero contro il bullismo e alcune modifiche legislative (”Laddove necessario”).
“Non possiamo ignorare” ha detto il ministro “che lo stipendio medio di un professore di scuola secondaria superiore dopo 15 anni di insegnamento è pari a 27.500 euro lordi annui, tredicesima inclusa. Fosse in Germania” ha aggiunto “ne guadagnerebbe 20 mila in più. In Finlandia 16 mila in più. La media Ocse è superiore ai 40 mila euro l’anno”. Secondo il ministro Gelmini, per adeguare gli stipendi bisogna “aggredire le cause dell’iniquità del sistema, mediocre nell’erogazione dei compensi, mediocre nei risultati, mediocre nelle speranze”. Insomma, ha sottolineato il ministro, “una scuola ostaggio di rivendicazioni, finalizzata al controllo ideologico che non al recupero dei conti del sistema, ha prodotto un esito che credo né i sindacati né i partiti né la società italiana tutta possono ritenere sensato: stipendi da fame, tramonto della cultura del merito, tramonto del senso della scuola. È una sconfitta nazionale” ha concluso la Gelmini “Tutti abbiamo il dovere di reagire”.
“Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con uno speciale tirocinio…”. Citando i Quaderni dal carcere di Antonio Gramsci il ministro Gelmini ha sottolineato come il merito e la fatica dello studio siano gli unici possibili fattori di promozione sociale. “Oggi la società italiana, ce lo dicono i dati statistici, è immobile” ha spiegato l’esponente azzurra “il figlio dell’operaio è, drammaticamente, condannato a sua volta, e se è fortunato, a fare l’operaio. Ditemi voi se questo non è un sistema iniquo”. Secondo il ministro, ci sono due pilastri da rafforzare: “Il primo riguarda il nocciolo duro dell’istruzione, il secondo riguarda la personalizzazione dell’istruzione”.
Il ministro dell’Istruzione ha più volte rimarcato anche la necessità di “una grande alleanza per la scuola” in cui “tutti diano il contributo per il miglioramento della più grande infrastruttura del Paese”. Secondo la Gelmini, infatti, “occorre una presa di posizione lontana da inutili visioni ideologiche: il Paese ci chiede a gran voce di lasciare lo scontro politico fuori dalla scuola”. “Il nostro compito” ha aggiunto il numero uno dell’Istruzione “è offrire al Paese una scuola che ciascuno, secondo le proprie propensioni indivudiali, senta come uno strumento utile e necessario. È l’ora” ha concluso “del buon senso, del pragmatismo e delle soluzioni condivise”.
La soluzione dei problemi della scuola non può essere affidata esclusivamente a “leggi di sistema”. Per troppi anni, ha sottolineato il ministro, “si è ritenuto che le riforme legislative potessero produrre una palingenesi del sistema educativo che abbiamo affidato all’approvazione parlamentare di leggi di sistema la nostra speranza di migliorare la scuola. Si è investito energie sull’attività legislativa, discusso troppo di cifre, di modelli pedagogici, di indirizzi, di dottrine e di ideologie formative. Abbiamo imbullonato e sbullonato leggi e decreti, badando più al colore politico dalla sostanza dei problemi”. Secondo la Gelmini, invece, oggi “abbiamo bisogno di una buona amministrazione e un buon governo, di semplificazione e di chiarezza”. Per questo il ministro ha annunciato che proporrà “modifiche legislative solo dove è strettamente necessario”. “Cercherò - ha aggiunto - di contenere l’irresistibile tendenza burocratica a produrre montagne di regolamentazione confusa e incomprensibile, cercherò di favorire l’adozione di criteri generali e indicazioni nazionali leggibili, evitando la metastasi delle norme di dettaglio. Cercherò soprattutto” ha concluso “di preservare e mettere a sistema quanto di buono fatto dai miei predecessori”.

Il VIDEO servizio:

Esami di riparazione, il ministro Gelmini: “I debiti vanno recuperati”

Maria Stella Gelmini

Esami sì, esami no. Quelli di riparazione, s’intende. Quelli da sostenere a settembre se si hanno “debiti” scolastici a giugno. “Non sono contraria al ritorno degli esami di riparazione”, ha detto Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, rispondendo alle domande di Maurizio Belpietro a Panorama del giorno, anticipando i contenuti di un incontro con rappresentanti di genitori e studenti. A questi la Gelmini presenterà la possibilità di istituire una task force contro il fenomeno del bullismo e per analizzare il disagio giovanile.
“Il tema dei debiti formativi è delicato ma anche molto importante, stiamo pensando ad una circolare che vada a correggere alcune rigidità previste dal ministro Fioroni, ma mantenendo il concetto della necessità colmare i debiti entro l’anno”. Secondo la Gelmini, “gli studenti devono certamente ottenere il diploma ma questo non deve avere solo valore legale ma essere un obiettivo formativo concreto. Credo, quindi, che le lacune vadano colmate”. Per quanto riguarda gli esami di riparazione il ministro precisa che “oggi dobbiamo affermare la necessità del recupero dei debiti scolastici”. “Intervenire sulla normativa per puntare sull’autonomia delle scuele e quindi favorire un’organizzazione territoriale dello svolgimento del recupero, dopo di che - precisa la titolare dell’Istruzione - devo dire che io non sono contraria al ritorno degli esami di riparazione. Ma saranno valutazioni che faremo nelle sedi opportune quindi innanzitutto nelle commissioni di camera e senato e poi attraverso un confronto con i protagonisti della scuola”.
Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini sta inoltre per varare una task force contro il fenomeno del bullismo e per analizzare il disagio giovanile. Che vanno affrontati anche attraverso il ritorno dell’educazione civica, non più come materia di serie B ma inserita nelle ore di lezione già previste, come quella della storia. Ha anche ricordato come a Napoli sia prevista la sperimentazione dell’educazione ambientale che poi potrà essere allargata a tutto il resto dell’Italia. Infine pensa anche alla reintroduzione dell’educazione stradale, tutti elementi che devono essere finalizzati a far diventare i giovani dei “cittadini consapevoli”.
L’università, infine, deve essere il luogo del “libero confronto di idee, anche tra idee molto diverse”, ha detto il ministro. Che ha ribadito la netta condanna di quanto avvenuto alla Sapienza di Roma, Gelmini ha detto che si è trattato “di un fatto molto grave proprio perché accaduto all’interno dell’università che è per eccellenza il tempio del confronto libero. Sono convinta che si é trattato di un fatto isolato e mi è piaciuta la reazione da parte della comunità scientifica e della società”. “Credo che sia superato il momento dello scontro ideologico” ha concluso “e per questo le università devono essere sede della conoscenza e dell’apprendimento nel libero confronto di idee, anche tra idee molto diverse”.

Il bullo che bruciò i capelli al compagno: “Nel pc filmati neonazisti”

Una “gran quantità di materiale neonazista” è stata trovata da specialisti della polizia che hanno analizzato i supporti informatici sequestrati il 5 maggio scorso al quattordicenne di Viterbo arrestato per aver bruciato i capelli ad un compagno di scuola di un anno più piccolo sottoponendolo anche ad altri atti di bullismo.
“Hitler uno di noi”, “Acab” (acronimo di “all cops are bastard”, cioe’ “tutti i poliziotti sono bastardi”), “Banda Liboni assenti-presenti”, “Ultras liberi”. Sono solo alcune delle scritte trovate dai tecnici della polizia nel computer e sul videofonino sequestrati al quattordicenne di Viterbo arrestato per aver bruciato i capelli e sottoposto ad altre sevizie un compagno di scuola di un anno piu’ piccolo. Nei supporti informatici sequestrati al ragazzo, la polizia ha trovato anche numerose croci celtiche, fasci littori, foto di Hitler da solo o insieme a Mussolini. Il materiale bloccato comprende pure filmati di giovani a volto coperto che fanno il saluto fascista, di scontri con le forze dell’ordine e del gruppo ultras viterbese “Questione di stile”. Insomma, ha sintetizzato un investigatore, l’armamentario tipico dei gruppuscoli neonazisti. Il ritrovamento dei materiale, secondo il questore di Viterbo, Raffaele Micillo e il capo della Squadra Mobile, Fabio Zampaglione, al di là dell’effettiva appartenenza o meno del quattordicenne ai gruppi neonazisti (aspetto non chiarito e comunque oggetto d’indagine) sarebbe indicativo dell’indole dei protagonisti degli episodi di bullismo e del “brodo di coltura” in cui sono maturati.
Nel corso delle indagini seguite all’arresto, gli agenti della sezione minori della Squadra Mobile di Viterbo sono riusciti a ricostruire dettagliatamente tutto il “rituale” fatto di violenze e intimidazioni cui il ragazzo arrestato e gli altri due bulli, non imputabili perché minori di 14 anni, hanno sottoposto il loro compagno di scuola.

Il ragazzo, di 14 anni appena compiuti, è stato arrestato la settimana scorsa dalla squadra mobile di Viterbo. Secondo quanto riferito dall’Ansa, che citava foti investigative, avrebbe messo in atto contro il suo compagno una serie di atti di bullismo definiti di “estrema violenza”. In un’altra circostanza, ad esempio, gli avrebbe spento le sigarette sulle braccia. Il minore arrestato ha agito insieme ad altri due adolescenti non imputabili in quanto non hanno ancora compiuto 14 anni.

Guarda le IMMAGINI

Palermo, i professori ostaggio degli studenti. A scuola con l’elmetto

Immagini tratte da video sul bullismo scolastico postato su YouTube
Immagine tratta da video sul bullismo scolastico postato su YouTube

Un tempo, neanche troppi anni fa, preside e professori venivano accolti in aula con un alzarsi in piedi e con una sorta di timore. Ora invece vengono salutati a suon di sediate in testa, e sono loro probabilmente ad aver paura. Questo almeno a Palermo, nella scuola media dell’istituto comprensivo “Verga” di Ballarò, quartiere dove il degrado e il disagio sociale raggiungono livelli di guardia.
E per il corpo docente è un vero e proprio bollettino di guerra: il vicepreside è finito in ospedale con la testa rotta per una sedia scagliata da un alunno, un’insegnante è stata percossa e costretta a una settimana di malattia, e un’altra professoressa è stata fatta cadere a terra da un gruppo di alunni.
Ma la preside Rosamaria Rizzo, che ha subito anche lei una gomitata da un ragazzino, non demonizza gli scolari: “Questi ragazzi non vanno criminalizzati perché spesso la violenza è un modo per chiedere aiuto”. E continua: “Quel che è accaduto esprime tutti i problemi di questo quartiere e di bambini spesso lasciati soli da famiglie poco presenti o costrette a lavorare fuori casa tutto il giorno. La convivenza spesso non è semplice. I ragazzini litigano tra loro e quando tentiamo di dividerli subiamo le loro reazioni”.
La “Giovanni Verga” conta oltre duecento studenti di etnie diverse. Ci sono adolescenti di origine tunisina, marocchina e indiana, senegalesi, cinesi e di un’altra decina di nazionalità.

Per gli aggressori ora si prospettano sanzioni esemplari? Ovviamente… no. Il procedimento disciplinare avviato ha delle caratteristiche del tutto particolari. I ragazzini probabilmente dovranno ripulire il giardino della scuola, dipingere le pareti, riparare gli oggetti danneggiati… “La sospensione - spiega la Rizzo - deve essere l’extrema ratio, perché allontanare gli alunni dalla scuola significa riconsegnarli, spesso, a situazioni di degrado e violenza”. E allora la soluzione escogitata, insieme all’Osservatorio Centrostorico, è quella del “contratto formativo”: agli studenti indisciplinati si fa firmare l’impegno a tenere comportamenti riparatori che abbiano attinenza con i comportamenti scorretti da sanzionare. Impegno poi sottoscritto anche dalle famiglie e da due psicopedagogiste. Una specie di legge del contrappasso. A chi ha tirato la sedia sul capo del vicepreside spetterà la riparazione di tutte le seggiole dell’istituto?
E il Moige, l’associazione Movimento Italiano Genitori, che in questi giorni sta lanciando la campagna nazionale contro il bullismo, commenta così i fatti di Palermo: “L’episodio del quartiere popolare di Ballarò a Palermo è solo l’ennesimo atto di una lunga serie di episodi, che hanno come denominatore comune la mancanza di chiarezza nella determinazione dei ruoli e della loro autorità: i genitori devono fare i genitori, e saper dire i loro no, facendo capire ai figli l’importanza per la propria crescita dell’istituzione scolastica, e facendo scattare in loro un’assunzione di responsabilità”.

Gli studenti palermitani non sono gli unici a “divertirsi” con le sedie. Due VIDEO da YouTube, con lanci di seggiole in classe e dalle finestre:

Note di sicurezza: Fiorello dice no al bullismo

“Metteva il pizzo sulle merendine! Ragazzi, non fate come lui”. Dopo aver manifestato preoccupazione per la vicinanza tra sua moglie Susanna Biondo e Giancarlo Magalli, seduti in platea, Fiorello ha additato Claudio Baglioni come esempio da non seguire. E il cantautore: “Bullo io? Ero troppo timido!”. Al concerto contro il bullismo Una nota di sicurezza, organizzato al Gran teatro di Roma dalla Polizia, Fiorello, con Marco Baldini ha fatto da mattatore. Sul palco, davanti a 3.000 studenti e al capo della Polizia Antonio Manganelli, sono saliti, tra gli altri anche anche i Negramaro. C’erano pure i ragazzi delle associazioni “Addio pizzo”, “E adesso ammazzateci tutti” e “I ragazzi di Scampia”. (V.V.)

Lo sketch di Fiorello:


L’esibizione dei Negramaro:

Il servizio di Sky Tg24:

Per gli adolescenti, bullo è bello. È un personaggio negativo ma di charme

Bulli & pupe a scuola

Nonostante i moniti e le misure di Tex Fioroni, nonostante gli Osservatori appositamente istituiti, gli atti di bullismo non tendono a diminuire. Nei fatti: pochi giorni fa alcuni studenti hanno gettato della creolina nel Liceo scientifico “Siciliani” di Catanzaro. Nei dati: il 72% degli adolescenti italiani dichiara di aver assistito a prepotenze subite da un amico o amica, mentre nel 2005 la percentuale era del 65,8% e nel 2006 del 71,6%. Questo secondo l’indagine “Abitudini e Stili di Vita degli Adolescenti”, commissionata dalla Società italiana di Pediatria e al centro del convegno dell’11 e il 12 dicembre “La Società degli adolescenti“, presso il Policlinico San Matteo di Pavia.
Realizzato su un campione nazionale di 1200 studenti delle scuole medie inferiori di età compresa tra i 12 e i 14 anni, lo studio rivela che, anche se i “bulli” in teoria non sono ben visti dai coetanei, chi fa atti di bullismo agisce invece proprio per essere ammirato dai compagni. E quindi perché nella sostanza c’è una sorta di stima e adorazione nei suoi confronti.
Il 70% del campione dichiara di giudicare negativamente un bullo (62% dei maschi), ma c’è anche un consistente 26,6% (32% dei maschi) che dice che se non è lui a subire personalmente le prepotenze non ha nulla da eccepire sul comportamento del bullo. Tra gli adolescenti maschi delle grandi città c’è anche un pericoloso 4,7% che considera il bullo un tipo (o una tipa) in gamba.
Tra le motivazioni per le quali si fa il bullo al primo posto c’è l’essere ammirato all’interno del gruppo di amici (secondo l’82% dei maschi e l’86% delle femmine), quindi diventare il leader del gruppo (77% dei maschi e 81% delle femmine), essere attraente per le ragazze o per i ragazzi (68,8% dei maschi e 71,2% delle femmine).
E come comportarsi di fronte ad atti di bullismo? Il 79% degli adolescenti intervistati dichiara che è giusto che chi subisce atti di bullismo li denunci a un adulto, ma è aumentata la percentuale di chi considera chi lo fa un fifone o una spia (20,5%). Colpiti nel vivo, poi le risposte cambiano ulteriormente: se fossero loro a subire prepotenze il 64% dei soggetti (74% dei maschi) si guarderebbe bene dal riferirlo a un insegnante o ai genitori. Il 47,3% (60,4% dei maschi) si difenderebbe da solo, il 10% (5,4% dei maschi) informerebbe al massimo un amico e il 4,6% (5,7% dei maschi) subirebbe in silenzio le prepotenze se non dovessero essere eccessive.
Il bullismo ha le sue quote rosa e non è prerogativa solo maschile. Il 59,2% sostiene che fanno i bulli sia i maschi che le femmine e sono proprio le stesse femmine (69,1%) a sostenerlo maggiormente.

“Purtroppo il quadro che emerge da alcuni dati della ricerca non è molto confortante” commenta Pasquale Di Pietro, Presidente della Società Italiana di Pediatria e uno dei relatori del convegno. “L’aumento dei fenomeni di bullismo è uno dei punti critici che deve essere affrontato adeguatamente attraverso un coinvolgimento attento, innanzi tutto dalle famiglia e della scuola, ma anche del pediatra. La tendenza prevalente degli adolescenti è quella di non rivelare ai genitori o agli insegnanti se si è vittima di atti di bullismo. Questo rende particolarmente significativo il ruolo del pediatra che ha la competenza per rendersi conto, attraverso l’osservazione di comportamenti anomali, se il suo giovane paziente sta vivendo una situazione di disagio”.

[i](Foto da Flickr di [url=http://www.flickr.com/photos/violator3/74072849/]Violator3[/url])[/i]

Ma l’indagine non parla solo di bullismo. Anche di adolescenti e tv, alimentazione, sesso, genitori, sport come possibilità…
La televisione inonda il tempo libero dei giovani, che ormai assistono con normalità a scene di violenza sullo schermo. Il 25% guarda più di tre ore di tv al giorno (conteggiando solo il tempo in cui si è interessati alla visione, e non quello in cui i programmi fanno da sottofondo ad altro), con percentuale in aumento se si considerano solo i maschi (26,7%) o solo il sud (32,6%). Il 64% degli adolescenti afferma che secondo lui la tv trasmette molte immagini violente, ma la reazione che queste suscitano è essenzialmente “indifferenza”. E non è confortante sapere che il 52,8% afferma di imitare i comportamenti dei personaggi televisivi preferiti.
I modelli di riferimento restano personaggi da lustrini e paillettes. Infatti il 14,5% dei ragazzi da grande vuole fare il calciatore-il campione sportivo e l’11,4% delle ragazze il personaggio famoso-modella-velina. È alta la dose di cinismo: cos’è importante per raggiungere l’obiettivo lavorativo? se “buona volontà” e “impegno” sono considerati molto importanti da oltre il 90% degli intervistati, e lo studio dall’85%, il 72,2% ritiene anche che siano molto importanti “raccomandazioni-amicizie influenti”.

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