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burocrazia

La rivoluzione delle piccole cose. Ecco l’assessore che sfida la burocrazia (come Brunetta)

Chiaverano, paese in provincia di Torino (immagine di clkm da Flickr)

Chiaverano, paese in provincia di Torino (immagine di clkm da Flickr)

Risolvere i problemi quotidiani dei cittadini, accorciando i tempi della burocrazia, proprio come il ministro Brunetta. Ecco il sogno di Nicola Moscato, assessore alle Piccole cose del comune di Chiaverano, un paese che conta poco più di 2.000 abitanti in provincia di Torino. Leggi l’intervista

Il “Taglialeggi” Calderoli ora sforbicia 50mila poltrone

Roberto Calderoli è raggiante

Semplificare l’assetto istituzionale e, tagliando enti e poltrone, risparmiare. Passato presoché sotto silenzio, il primo colpo di scure alla pubblica amministrazione in stile Bisanzio lo ha assestato il Consiglio dei ministri di giovedì 19. Con il via libera al codice delle Autonomie, preparato dal ministro per la Semplificazione (alias “Minsitro Taglialeggi”) Roberto Calderoli, si falciano 50mila poltrone e si risparmiano un bel po’ di quattrini: “diversi miliardi”, gongolava il ministro leghista. Il provvedimento taglia-burocrazia, che ora dovrà affrontare l’iter parlamentare, stabilisce chi fa cosa nei diversi livelli di governo ma soprattutto razionalizza le autonomie locali. Continua

Sì al ddl anti-burocrazia di Brunetta: per legge la “gentilezza” dietro lo sportello

 Renato Brunetta

Non ha perso il consueto entusiasmo, nonostante la lite che secondo il Corriere della Sera l’ha contrapposto all’antagonista di sempre, Giulio Tremonti, il ministro anti fannulloni e anti burosauri. È infatti con la solita verve che Renato Brunetta ha presentato alla stampa il ddl sulla semplificazione amministrativa approvato in Consiglio dei Ministri. Continua

L’affondo di Brunetta: “Basta poliziotti burocrati e panzoni”

Intervista Ministro Renato Brunetta

Non ha parlato solo di burocrazia e sicurezza, il ministro Brunetta nell’intervista rilasciata al massmediologo Klaus Davi nella trasmissione KlausCondicio in onda su YouTube. Ma le sue affermazioni sui “poliziotti panzoni” non potevano che provocare un polverone. Il concetto è questo: la sicurezza non si garantisce mandando in strada quei poliziotti che sono negli uffici, perchè tra loro si annidano decine di “panzoni e burocrati”: “Non mi prenda il panzone, il passacarte e me lo mandi per strada perché lì se lo mangiano. Bisogna cambiare il concetto stesso di sicurezza e la sicurezza deve essere fatta da chi sa fare sicurezza, quindi, se si prende questa decisione sempre in democrazia perché mai dovremmo, non è più così non sarà più così, rinnovare il passaporto in questura. Non ci siamo mai chiesti la follia di questa cosa? Per cui un poliziotto deve fare da burocrate, il passacarte per darci il passaporto? Il burocrate faccia il burocrate, i poliziotti con la pistola e il manganello in giro per le strade, nelle gazzelle, nelle automobili, in elicottero… questa deve essere la sicurezza. La sicurezza non deve essere burocrazia e purtroppo invece gran parte, parte se non gran parte, del nostro capitale umano impiegato nei sistemi di sicurezza è impiegato a produrre carte, produrre burocrazia”.
Ecco la frase che ha provoca reazioni indignate degli agenti, con i quali poi il ministro si scusa: “Non volevo offendere nessuno, la mia era solo una constatazione scherzosa” dice. E però poi ribadisce il concetto: “Chi per tanti anni ha fatto il burocrate dietro una scrivania, è difficile faccia il poliziotto alla Starsky e Hutch per la strada” dice Brunetta per spegnere le polemiche a margine della presentazione del suo libro Rivoluzione in corso. “Chiedo scusa ai bravissimi poliziotti con la pancia, nessuna offesa nei loro confronti, ma solo la constatazione che un eccesso di impegno burocratico delle forze dell’ordine ha spesso snaturato la missione principale del sistema sicurezza che è quella di stare per la strada per la sicurezza dei cittadini. Chiedo scusa non dovevo dire ‘panzoni’, ma dicendo ‘panzoni’ tutti mi hanno capito tranne gli ipocriti”.
Immediata la reazione dei sindacati di polizia. “La misura è colma” afferma il Siulp. “Saremmo tutti molto più contenti se Brunetta o qualcun altro ponesse mano a questo sistema impazzito per ridare dignità alla funzione di polizia e ai poliziotti. Sappia però il Ministro che anche i poliziotti oggi impiegati in servizi ‘d’ufficio’ fanno una notte ogni quattro giorni in ufficio e il sabato e la domenica sono impegnati in ordine pubblico a ricevere botte e sassi sulle proprie testoline, mentre il Ministro corregge le bozze dei suoi libri. Il tutto senza neanche percepire lo straordinario”. Per il Silp-Cgil quelle del ministro “sono parole in libertà, oppure si vuole aprire una questione istituzionale con la polizia”. Critiche anche dai sindacati vicini al centrodestra: il Sap accetta le scuse del ministro, ma aggiunge: “poliziotti e carabinieri italiani non sono nè panzoni nè passacarte ma svolgono indagini”, mentre l’Ugl sottolinea che “va evitata ogni forma di denigrazione delle forze di polizia”. Contro il titolare della Funzione Pubblica si schiera anche l’opposizione, con il Pd che parla di battute “offensive”.
A sdrammatizzare ci pensa Fiorello: “Messi?” ironizza lo showman parlando del fuoriclasse del Barcellona campione d’Europa “Messi è Brunetta, è come se ieri avesse segnato Brunetta”, anche se in questo caso i “fannulloni sono quelli della difesa del Manchester”.

Ma Brunetta è un fiume in piena e nell’intervista si rivolge anche ai dipendenti statali auspicando un abbigliamento consono sul luogo di lavoro: “Anche il venerdì i dipendenti delle pubbliche amministrazioni devono vestire in giacca e cravatta. Quando si è un’azienda pubblica e si ha a che fare con il pubblico, si hanno doveri maggiori rispetto al privato. Mi piacerebbe poi che lavorassero tutti i pomeriggi fino a tardi, specie il settore giustizia. Io amo tantissimo il tempo pieno e i turni. Perché tanti edifici pubblici vengono utilizzati solo per mezza giornata? Perché non usare le scuole anche oltre l’orario normale? Far lavorare gli statali anche di pomeriggio è un mio obiettivo di questa legislatura”.

Sì alla norma “anti-fannulloni”, la riforma Brunetta è legge

Renato Brunetta
Maggiore mobilità, anche volontaria, nelle sedi carenti di organico, formazione all’estero per i dirigenti; permanenza per almeno un quinquennio per i dirigenti vincitori di concorsi nella sede di prima destinazione. E ancora, obbligo di cartellino di riconoscimento per i dipendenti pubblici, class action, anche se senza il risarcimento del danno. Sono alcune delle principali misure previste dal ddl Brunetta approvato oggi dal Senato. Con quelache imprevisto, ma ce l’ha fatta. Il dl contro i fannulloni nella pubblica amministrazione del ministro Renato Brunetta è diventato legge. Imprevisto perché alla prima chiama tra i banchi della maggioranza i sentaori erano pochi e a farlo presente è stata l’ironia dell’opposizione (”Sul decreto fannulloni i veri fannulloni sono nella maggioranza” commentano Giovanni Legnini del Pd ed Elio Lannutti dell’Idv).
Alla seconda chiama Palazzo Madama non fa scherzi, stavolta è l’opposizione a non votare: ma il provvedimento, meglio conosciuto come ddl anti-fannulloni, è legge.
Il testo di delega al governo è fatto di 13 articoli e prevede lo stanziamento di 4 milioni di euro per la realizzazione di progetti sperimentali ed innovativi su nuove metodologie di valutazione tra le amministrazioni centrali e gli enti territoriali. E, sempre nell’ambito della valutazione, la creazione di un’Authority ad hoc per garantire trasparenza. Tra gli altri punti salienti che hanno acceso la discussione parlamentare anche la riorganizzazione della Corte dei Conti e la nuova composizione del Consiglio di presidenza.
Per rendere operativa la riforma della Pubblica amministrazione servono, secondo le previsioni del ministro, altri due mesi per i decreti legislativi attuativi. Il ddl era stato approvato dall’aula della Camera il 12 febbraio.
Naturale la soddisfazione del ministro Brunetta: “Con questa legge i dipendenti pubblici saranno chiamati a fare bene il loro lavoro. Quelli bravi non avranno nessun problema, i fannulloni, invece, dovranno fare qualche riflessione”. Nulla da temere, per il responsabile della Funzione Pubblica, per i pubblici dipendenti “bravi, che sono la maggioranza: avranno finalmente una pubblica amministrazione apprezzata dai cittadini italiani, che non sarà più una palla al piede ma il motore dello sviluppo del Paese. Questo risultato significa più reputazione, ma anche più remunerazione, salari e premi legati alla produttività”. “Quindi” insiste il ministro “per quelli che vorranno percorrere questa rivoluzione ci saranno benefici, onori e salari più alti”.
“In verità” ricorda il ministro con aria soddisfatta “la rivoluzione, in parte, è già in atto perchè tutto ciò che ho fatto, anche senza la legge, ha anticipato la legge stessa”, e snocciola: “le assenze per malattia nella Pa ridotte fino al 70%, i distacchi sindacali, l’operazione trasparenza sulle consulenze…”.

Norma Brunetta, cosa dice la legge “anti-fannulloni”

Con l’approvazione del Senato al ddl delega di riforma della pubblica amministrazione “cambia la P.A., ci sarà più trasparenza e ci sarà il merito”. Lo ha detto il ministro della Funzione pubblica al termine della votazione nell’aula di Palazzo Madama.
Queste le principali misure del provvedimento.
Decorrenza contratto: viene regolato il rapporto di successione temporale tra legge e contratto collettivo, al fine di evitare che la presente riforma venga vanificata da un intervento contrattuale successivo.
Obiettivi: la riforma si propone la convergenza degli assetti regolativi del lavoro pubblico con quelli del lavoro privato, il miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia delle procedure della contrattazione collettiva, l’introduzione di sistemi interni ed esterni di valutazione del personale e delle strutture amministrative, la valorizzazione del merito e il conseguente riconoscimento di meccanismi premiali, la definizione di un sistema più rigoroso di responsabilità dei dipendenti pubblici, l’introduzione di strumenti che assicurino una più efficace organizzazione delle procedure concorsuali su base territoriale, la valorizzazione del requisito della residenza dei partecipanti ai concorsi pubblici, qualora ciò sia strumentale al migliore svolgimento del servizio.
Contrattazione: Saranno i decreti legislativi attuativi a definire i contorni della contrattazione collettiva e integrativa. Inoltre, saranno riordinate le procedure di contrattazione collettiva nazionale ed integrativa, in coerenza con il settore privato e nella salvaguardia delle specificità sussistenti nel settore pubblico. È anche prevista la riforma dell’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran), con particolare riguardo alle competenze, alla struttura ed agli organi della medesima Agenzia. Al fine di ridurre il ricorso a contratti di lavoro a termine, a consulenze e a collaborazioni, i decreti delegati dovranno contenere disposizioni dirette ad agevolare i processi di mobilità, anche volontaria, finalizzati a garantire lo svolgimento delle funzioni pubbliche di competenza da parte delle amministrazioni che presentino carenza di organico.
Valutazione: ogni amministrazione predisporrà gli obiettivi da raggiungere per ciascun anno e a consuntivo rileverà quanta parte degli obiettivi è stata effettivamente conseguita, anche con riferimento alle diverse sedi territoriali. Nell’ambito del riordino dell’Aran sarà istituito un organismo centrale di valutazione con il compito di indirizzare, coordinare e sovrintendere all’esercizio indipendente delle funzioni di valutazione, garantire la trasparenza dei sistemi di valutazione, assicurare la comparabilità e la visibilità degli indici di andamento gestionale. Sarà infine assicurata la totale accessibilità dei dati relativi ai servizi resi dalla pubblica amministrazione tramite la pubblicità e la trasparenza degli indicatori e delle valutazioni operate da ciascuna pubblica amministrazione. Vengono destinati 4 milioni di euro alla realizzazione di progetti sperimentali ed innovativi volti a diffondere e raccordare le metodologie della valutazione tra le amministrazioni centrali e gli enti territoriali.
Class action: in tema di azione collettiva nei confronti delle pubbliche amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici viene ribadito che si tratta di azione volta al ripristino del servizio e del rispetto degli standard, con esclusione del risarcimento del danno per il quale resta ferma la disciplina vigente.
Incentivi e premi: Saranno introdotti strumenti di valorizzazione del merito e metodi di incentivazione della produttività e della qualità della prestazione lavorativa, secondo le modalità attuative stabilite dalla contrattazione collettiva: è prevista la destinazione di percentuali minime di risorse al merito e alla produttività, previa misurazione secondo criteri oggettivi del contributo e del rendimento del singolo dipendente pubblico.
Dirigenza: Per il dirigente che omette di vigilare sulla effettiva produttività delle risorse umane e sull’efficienza della struttura che dirige scatta il divieto di corrispondere il trattamento economico accessorio. Saranno previsti concorsi per l’accesso alla prima fascia dirigenziale e saranno ridotti gli incarichi conferiti ai dirigenti non appartenenti ai ruoli e ai soggetti estranei alla pubblica amministrazione. La retribuzione dei dirigenti (tranne che a quelli dell’area sanitaria), legata al risultato, non dovrà essere inferiore al 30 per cento della retribuzione complessiva. Prima di prendere l’incarico dirigenziale, i vincitori di concorso devono affrontare un periodo di formazione, di almeno sei mesi, presso uffici amministrativi di uno Stato dell’Unione europea o di un organismo comunitario o internazionale.
Riconoscibilità: è previsto che il dipendente pubblico sia identificabile tramite un cartellino di riconoscimento per garantire maggiore trasparenza nei rapporti fra amministrazione e cittadino-utente.
Cnel: Al Consiglio dell’Economia e del lavoro vengono attribuiti nuovi compiti, tra cui la predisposizione di una Relazione annuale al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali alle imprese e ai cittadini
Corte conti: la magistratura contabile, anche a richiesta delle competenti commissioni parlamentari, potrà effettuare controlli su gestioni pubbliche statali in corso di svolgimento. A essere modificata sarà la composizione delle sezioni regionali di controllo della Corte dei conti che possono essere integrate da due componenti designati rispettivamente dal Consiglio regionale e dal Consiglio delle autonomie locali. Il Consiglio di presidenza della Corte sarà composto dal Presidente della Corte che lo presiede, dal Presidente aggiunto, dal Procuratore generale e da 4 rappresentanti del Parlamento e da 4 magistrati eletti dai magistrati della Corte medesima.

Sos burocrazia: chiamate Roma 803001

Il peso della burocrazia

di Paola Sacchi

Sono Brunetta, risolvo problemi. Potrebbe essere questo, come la battuta con cui si presenta Mr Wolf in Pulp fiction, lo slogan del ministro dell’Innovazione e della pubblica amministrazione. E occhio all’803001: non è un numero magico e non vi risponderà il vulcanico ministro, ma la Linea amica da lui istituita il 29 gennaio in collaborazione con il Formez (centro di formazione della pubblica amministrazione) e le 230 amministrazioni che dominano la nostra vita quotidiana: dall’Inps all’Inail, all’Agenzia delle entrate, a comuni e province.

Se non è un numero magico, l’803001 con il network www.lineaamica.gov.it, che per la prima volta mette in rete tutti gli uffici ai quali il cittadino può rivolgersi, è una preziosa chiave d’accesso per districarsi nella bolgia dantesca della burocrazia. “Obiettivo del ministro è rendere la pubblica amministrazione sempre più vicina ai cittadini” spiega il presidente del Formez, Carlo Flamment.
Linea amica, se non spalancherà di colpo tutte le porte della burocrazia, consentirà di risparmiare ai cittadini almeno in parte lo sfinimento delle file agli sportelli e delle lunghe attese telefoniche. Problemi per il riconoscimento di una pensione d’invalidità e per ristrutturare una casa, o per sapere in quali centri pubblici effettuare una risonanza magnetica, o rogne con il fisco? Dalle 9 alle 17, dal lunedì al venerdì, risponde una squadra qualificata di 120 operatori della pubblica amministrazione, messi a disposizione dal Formez. Vi indirizzano all’ente di cui avete bisogno, ricordando che in molti casi è già possibile risolvere le pratiche al telefono. E mettendo a confronto i dati delle varie amministrazioni vi aiuteranno a trovare la soluzione a casi sui quali hanno competenza più enti.
Se poi le risposte non sono soddisfacenti, ditelo a Linea amica, che promette di richiamarvi entro 24 ore per dare la risposta. Se poi neppure il servizio messo a disposizione dal ministro Renato Brunetta vi soddisfa, cliccate sulla faccetta imbronciata che appare sul sito accanto a una con espressione neutra e un’altra invece sorridente.

Il numero 803001 si può chiamare solo da telefoni fissi. In breve tempo ne arriverà un altro che sarà possibile chiamare dai cellulari. Sono state finora 1.500 le pratiche evase, via telefono o via computer, sul tavolo di Linea amica: “Solo un 6 per cento è ancora da risolvere” calcola Flamment, tracciando un primo bilancio. “Noi non solo cerchiamo di risolvere i problemi ma diamo tutta una serie di informazioni sui tanti servizi che sono già a disposizione e di cui i cittadini però non sono a conoscenza. Come, per esempio, i centri sanitari di prenotazione unica in vigore in regioni come il Lazio e l’Emilia-Romagna”.
La maggior parte delle richieste finora ha riguardato la previdenza, poi il lavoro e al terzo posto il fisco. Ma è solo un primo passo della guerra che il “ciclone Brunetta” ha dichiarato alla burocrazia, contro la quale va a sbattere buona parte della nostra vita quotidiana.

Sono 130 mila i contatti giornalieri che riguardano le 230 amministrazioni che sono nel network. A fine febbraio Linea amica si doterà anche di un servizio per i disabili, per i quali verranno messi a disposizione altri 20 operatori.
Ma, attenzione, il servizio non potrà aiutare per questioni che riguardano le banche o società di gas e luce, poiché non si tratta di pubbliche amministrazioni. Finora sono arrivate anche richieste bizzarre. Per esempio su come sistemare o allontanare un gruppo di gatti insediatisi su un terreno in multiproprietà, con schieramenti contrapposti tra gattari e antigattari. A chi rivolgersi: alla Asl, al comune, ai carabinieri, alla protezione animali? C’è stato perfino un tale che voleva denunciare il cognato che non va a lavorare. Ma la campagna antifannulloni fa parte di un altro capitolo del ciclone Brunetta.

Perché si chiama lineamica

Ha ucciso la moglie, ma continua a percepirne la pensione

Sedie vuote nell'aula di un tribunale
Quanto sa essere atrocemente beffarda la burocrazia, lo dimostra il caso di un condannato per uxoricidio, che continua a percepire la pensione della moglie. La vicenda è quella di un uomo del perugino, raccontata da Il Messaggero, condannato a 30 anni di carcere per aver sparato alla consorte, che voleva separarsi. Nonostante l’uxoricida abbia dichiarato di volervi rinunciare, continua a ricevere l’assegno dall’Inpdap: l’80% della somma a lui, il 20% al figlio.
Una situazione paradossale, un “muro” legislativo contro il quale tutti i percorsi intrapresi dal legale che tutela il minore, l’avvocato Claudio Caparvi di Perugia si sono dovuti interrompere.
La legge, infatti, non permette di fare altrimenti. L’uomo non ha mai negato le sue responsabilità dopo che la moglie aveva presentato il ricorso per la separazione giudiziale, chiedendo l’affidamento del figlio di 10 anni e l’assegnazione della casa: “Non sono pentito, lo rifarei”.
Nonostante questo, l’assassino ha diritto per legge a ricevere la pensione della vittima. “Il padre ha perso la patria potestà” ha detto l’avvocato Caparvi “ed è stato dichiarato indegno a succedere per quanto riguarda l’eredità della moglie. Ma la pensione spetta a lui per l’80%: non è possibile nemmeno rinunciarvi”.
Ogni richiesta è andata a vuoto perché “sussiste il diritto del vedovo alla concessione della propria quota di pensione. È un diritto a titolo originario”. Quindi non può essere intaccato dall’istituto dell’indegnità, come richiesto dallo stesso legale del condannato.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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