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Trasporti difficili: quel bus chiamato desiderio

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di Donatella Marino
Sono distanti 800 chilometri ma accomunate da record negativi. Se a Torino, con una delle reti urbane di trasporto pubblico meno estese, chi abita in periferia fatica a raggiungere il centro, con il risultato che la città ha il minor utilizzo del mezzo pubblico, a Campobasso, dove il parco autobus è antiquato, d’estate si suda nei molti veicoli senza aria condizionata.
Il punto sul sistema del trasporto pubblico locale e sulla gestione della viabilità l’ha fatto la Fondazione Civicum, in un dossier che Panorama ha potuto esaminare in anteprima. L’associazione, fondata senza scopo di lucro cinque anni fa, ha commissionato l’analisi al Politecnico di Milano. Ne è venuta fuori una fotografia variegata. Così è vero che il pensionato, sempre a Campobasso, viaggia praticamente gratis, con il costo del biglietto tra i più bassi, ma ne fa le spese il disabile che raramente trova le passerelle ribassate per salire a bordo. Idem a Cagliari, dove sono pochi i posti dedicati. Andrebbe meglio se vivesse a Trento, unico comune con tutti i veicoli dotati di pianali d’accesso.

L’obiettivo della ricerca era coinvolgere i 20 capoluoghi di regione, però solo la maggioranza ha risposto all’appello e inviato dati, tra cui Ancona, Bologna, Cagliari, Campobasso, Genova, Milano, Palermo, Roma, Torino, Trento e Venezia. “È una cartina di tornasole della difficoltà di far passare la cultura della trasparenza” afferma Federico Sassoli de Bianchi, presidente di Civicum. “Non è la sola: nei bilanci erano indicate le spese comunali, ma non quanto scopo è di fare da pungolo”.
Il secondo passo è stato allargare il tiro a città più piccole ma importanti per peso economico, come Brescia, Novara e Pescara. “Volevamo capire le differenze legate alla dimensione” chiarisce Giovanni Azzone, prorettore al Politecnico e coordinatore della ricerca. “Abbiamo visto che non è un fattore che incide molto. Pesa di più il divario Nord-Sud. In ogni caso il comune perfetto, con tutti i parametri a posto, non esiste”. E quanto a indicatori ne sono stati esaminati molti.
A partire dalle spese. È emerso che i 15 comuni, con 7,9 milioni di abitanti complessivi (13 per cento della popolazione), spendono in media 77 euro pro capite per la gestione del trasporto pubblico locale e 35 per la viabilità. A questi vanno aggiunti gli investimenti, dall’acquisto di nuovi mezzi alla costruzione di infrastrutture o, sull’altro versante, la manutenzione delle strade.
La ricerca li riporta: il record positivo è di Roma (oltre 350 euro a testa per la voce trasporti), la maglia nera di Cagliari. “Ma va sottolineato che queste cifre sugli investimenti consentono un confronto meno significativo” avverte Azzone. “Possono oscillare nel tempo e qui è considerato il solo 2007″. A Cagliari, per esempio, negli ultimi tre anni sono stati spesi 9,8 milioni di euro per informatizzare il parco mezzi e la rete con sistema satellitare di controllo e display, sono stati acquistati 55 nuovi autobus, con piattaforme per disabili, e si punta ad altri 170 entro il 2010. C’è pure uno stanziamento iniziale per costruire la prima metropolitana. “Siamo gli ultimi? ” commenta il sindaco Emilio Floris. “L’auspicio è che diventeremo i primi”. Anche a Torino sono state aggiunte quattro stazioni della metropolitana e si sta lavorando per altri 6 km di linea entro il 2011.
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I passeggeri secondo i dati della Gtt (Gruppo Torinese Trasporti, una S.p.A. di proprietà della Città di Torino), l’azienda comunale, nel 2008 sono passati da 40 mila a 90 mila. Inoltre è stato avviato un servizio autobus notturno di 10 linee. Resta il fatto che Torino e Cagliari, in un ulteriore approfondimento svolto dal Politecnico per Panorama, sul totale delle spese comunali dedicano a trasporti e viabilità solo, rispettivamente, il 5 e il 2 per cento.
Mentre spicca il 16 di Genova, seguito da Roma (15) e Venezia (14), il cui sistema di trasporto pubblico è strutturalmente oneroso. Genova è fra le città che devolvono al settore più entrate tributarie (32 per cento), come Roma (31) e Brescia (25). Nel dossier Genova e Roma hanno valori doppi rispetto alla media nazionale anche sulla spesa pro capite (il minimo è di Palermo, con 8 euro).
Non stupisce quindi, considerato l’impegno finanziario del comune, che chi vive a Genova possa trovare fermate praticamente ovunque. Il rapporto tra chilometri di rete di trasporto pubblico e chilometri di strade urbane a Genova tocca il 95. Al Sud la cifra è 40 mentre al Nord è 60. Al crescere della qualità del servizio aumentano i passeggeri. L’assalto, in rapporto al totale degli abitanti, lo registrano Venezia, Roma e Milano, però non bisogna trascurare l’apporto di turisti e pendolari. Si usa invece più l’automobile a Novara e a Campobasso, città che non ha ancora definito livelli minimi essenziali del servizio.
Il confronto con l’Europa sfata il luogo comune di uno scarso utilizzo dei trasporti pubblici: la media italiana è inferiore solo a Londra, Manchester e Lione. E la produttività (rapporto tra numero di passeggeri e numero di dipendenti)?
In testa alla classifica c’è Roma, poi Milano e Brescia. Roma batte Milano anche sul numero di chilometri percorsi per veicolo. Quanto a comfort e servizi, bene va ai triestini, con il record di mezzi climatizzati, meglio ai bresciani, con i bus più veloci. Sul fronte dei prezzi (calcolati al minuto, per omogeneità), il biglietto medio costa 1,34 centesimi. Le più care? Bologna, Trieste e Venezia (1,67 centesimi).
L’intero dossier sarà consultabile sul sito della fondazione.

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Nel 2008, 2.195 scioperi proclamati. E Fini chiede nuove regole.

Gianfranco Fini, neo presidente della Camera

Ne è convinto il presidente della Camera Gianfranco Fini: il diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali “non può compromettere oltremisura il godimento di altri diritti della persona ugualmente garantiti in Costituzione. Non si tratta ovviamente di soffocare il diritto di sciopero, ma di armonizzarlo con l’esercizio degli altri diritti di tutti i cittadini in un’opera di bilanciamento che deve tenere conto dell’evoluzione sociale”.
Questo è il nocciolo dell’intervento del numero uno di Montecitorio alla presentazione della relazione annuale della Commissione di Garanzia sull’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali. E i dati presentati da Antonio Martone, presidente della commissione di Garanzia, parlano chiaro: nel 2008 sono stati effettuati 856 scioperi tra nazionali e locali, oltre la metà dei quali nei trasporti; in crescita quindi rispetto ai 731 del 2007 è stata del 17%. Gli stop del lavoro con rilevanza nazionale sono stati 201, 77 dei quali nei trasporti.
Hanno scioperato soprattutto i lavoratori del trasporto aereo con 171 fermate nel complesso e 57 di rilevanza nazionale (quasi una ogni sei giorni) in forte crescita rispetto alle 39 del 2007 soprattutto a causa della vicenda Alitalia. Proprio questi ultimi casi, secondo Martone, mostrano “le anomalie e l’inadeguatezza” dell’attuale normativa sull’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali. La verifica potrebbe essere affidata alla stessa commissione di Garanzia e il referendum preventivo, analogamente a quanto proposto dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, “potrebbe essere previsto solo per le proclamazioni di sciopero da parte di organismi privi di una data rappresentatività”.
Parlando del caso Alitalia, Martone ha sottolineato come in questo settore “si sono verificati scioperi dove, pur essendo la percentuale di adesione estremamente bassa, si è verificata, nella stessa occasione, un’altissima percentuale di assenza dal servizio dei dipendenti e, di riflesso, la soppressione di centinaia di voli”. E lo stesso Martone ha citato il “caso emblematico” del 30 novembre 2007 “quando sono stati soppressi ben 220 voli, con nessuna adesione da parte dei lavoratori previsti in turno mentre risultavano assenti per altri motivi 263 sui 790 in turno e 749 assistenti di volo su 1.750 unità”. Secondo il presidente della Commissione di Garanzia: “questi esempi hanno dimostrato come, in particolare nel settore del trasporto aereo, la sola proclamazione dello sciopero in mancanza di attendibili previsioni sul grado di partecipazione, può incidere pesantemente sul servizio, indipendentemente dalla percentuale della concreta adesione” e “questa conseguenza è ancor più ingiustificata in caso di revoca quando l’informativa all’utenza si rivela di scarsa utilità”. Anche qu i dati: nel biennio 2007/08 sono arrivate alla Commissione oltre 4.000 dichiarazioni di sciopero (2.017 nel 2007 e 2.195 nel 2008) mentre gli scioperi effettivamente realizzati sono stati nel complesso 1.587, poco più di un terzo (731 nel 2007 e 856 nel 2008).
Per attenuare gli effetti negativi dell’effetto annuncio, bisognerebbe assicurare “la proporzionalità tra l’esercizio del diritto di sciopero e i danni agli utenti, in applicazione di criteri elaborati dalle stesse parti sociali, oltre che sulla base dei dati relativi a precedenti proclamazioni di sciopero da parte della medesima organizzazione”. Questa soluzione, per Martone, consentirebbe di poter prevedere il grado di partecipazione allo sciopero e “la tempestiva informativa all’utenza”. Martone, come il Governo nel ddl Sacconi, si detto favorevole allo sciopero virtuale.
Il provvedimento dovrebbe essere discusso nella riunione del Consiglio dei ministri di venerdì. Stando a quanto ha precisato il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, intervistato da Canale 5, nel prossimo futuro non sarà più possibile fare scioperi selvaggi nei servizi pubblici: “È nel testo di legge che probabilmente approveremo domani nel consiglio dei ministri presentato dal collega Sacconi che ha perfettamente ragione” ha detto l’esponente del governo. “Non è possibile che una minoranza tenga in ostaggio una maggioranza. Anche qui bisogna essere molto chiari. Lo sciopero è un diritto tutelato dalla Costituzione (all’articolo 40, ndr) ma anche la mobilità, la vita, il lavoro sono valori tutelati dalla Costituzione. Quando ci sono due valori tutelati dalla Costituzione che entrano in conflitto, cosa che può succedere, serve la regola, la regolazione, la legge e la legge deve definire la priorità. In questo caso la priorità è la vita, la mobilità, l’economia dei cittadini rispetto al diritto di sciopero che potrà essere comunque espletato secondo regole tali da non incidere nella libertà degli altri”. La Cgil ha già annunciato un parere negativo, ma Brunetta non sembra preoccuparsene: “Ce ne faremo una ragione”.

La nuova normativa sullo sciopero: arriva quello “virtuale” nei trasporti

Sciopero mezzi

Niente più fermi selvaggi, basta con i sindacati che con, forti di “quattro iscritti” fermano un Paese intero, stop ai ai ribelli del tram, delle metrò, delle ferrovie. Almeno questo è l’intento del governo che ha analizato i dati della Commissione di garanzia sugli scioperi, che proprio in questi giorni presenta la nuova relazione sul 2007-2008, la conflittualità nel settore dei trasporti si è mantenuta a livelli altissimi, si è calcolato che tra vertenze nazionali e proteste locali, in media si contano circa 3 scioperi proclamati ogni giorno, mille in un anno.
E allora ecco l’inevitabile stretta: il ministero del Lavoro ha messo a punto una bozza di riforma che approda domani al Consiglio dei ministri e che di fatto riscrive la legge 146 del 1990. La novità principale? Si chiama sciopero “virtuale” (si proclama, ma si lavora ugualmente) per le categorie cosiddette “essenziali”.
La norma è contenuta nella bozza di disegno di legge delega sulla regolamentazione dello sciopero nei trasporti che il consiglio dei ministri esaminerà nella prossima seduta di venerdì 27. Lo rivela l’Adnkronos che spiega i contenuti del provvedimento. Contenuti che sembrano corrispondere alle indiscrezioni che già circolavano e che avevano messo in allarme i sindacati. Ecco i punti principali del testo.

1) Referendum consultivo obbligatorio
Le nuove norme prevedono il referendum consultivo preventivo obbligatorio prima dello sciopero, a meno che non si tratti di proclamazioni da parte di organizzazioni sindacali complessivamente dotate di un grado di rappresentatività superiore al 50% dei lavoratori. per servizi o attività di particolare rilevanza è prevista anche la dichiarazione preventiva di adesione allo sciopero stesso da parte del singolo lavoratore.

2) Sciopero virtuale
Per alcune categorie professionali le quali, per le peculiarità della prestazione lavorativa e delle specifiche mansioni, determinino o possano determinare, in caso di astensione dal lavoro, la concreta impossibilità di erogare il servizio principale ed essenziale, arriva lo sciopero virtuale. lo sciopero virtuale prevede che un lavoratore dichiari l’astensione dal lavoro ma in realtà presti comunque la sua attività, perdendo però la retribuzione. questa, insieme alla somma che deve erogare l’azienda, viene poi destinata a fini sociali. in questo modo non si danneggiano i cittadini e si fa comunque una pressione sull’azienda.

3) Norme anti-effetto annuncio
È prevista la comunicazione con un ampio anticipo della revoca dello sciopero.

4) Nuova commissione e nuovi poteri
Al posto della commissione di garanzia nascerà la commissione per le relazioni di lavoro a cui saranno attribuiti competenze di natura arbitrale e conciliativa. avrà anche il compito di verificare l’effettivo grado di partecipazione agli scioperi e scambierà informazioni con le autorità amministrative competenti per l’adozione della ordinanza di precettazione.

5) Tipi di proteste vietate
Addio all’occupazione di strade, autostrade linee ferroviarie o aeroporti in seguito a uno sciopero. È previsto infatti anche il divieto di forme di protesta o astensione dal lavoro lesive, anche per la durata o le modalità di attuazione, del diritto alla mobilità e alla libertà di circolazione anche attraverso l’individuazione, nei contratti e negli accordi collettivi relativi a servizi non essenziali, di specifiche formalità e procedure per la proclamazione.

6) Autotrasporto
Regole specifiche riguarderanno l’autotrasporto, con riferimento specifico alle prestazioni essenziali da garantire e la durata massima delle astensioni nel comparto.

7) Sanzioni
Il governo sarà delegato a rivedere e aggiornare il regime sanzionatorio, (le multe), nel caso di violazione delle regole sul conflitto da parte dei promotori del conflitto, delle aziende che tengono comportamenti sleali e dei singoli lavoratori, con specifico riferimento al fenomeno degli scioperi spontanei. le sanzioni individuali previste dalla normativa sulla regolamentazione del diritto di sciopero sono riscosse da equitalia e non più dai datori di lavoro.

Ma quanto piace la riforma? A Cisl e Ugl abbastanza: da loro arriva un via libera di massima; d’accordo anche la Uil che però boccia il meccanismo dell’adesione preventiva. La Cgil, invece, è preoccupata: “Mi auguro che a guidare l’iniziativa del governo sul diritto di sciopero non sia, dopo aver favorito la rottura del sindacato, il tentativo di impedire che il dissenso possa manifestarsi” afferma il segretario confederale Fabrizio Solari. Il Pd, con Cesare Damiano, chiede al governo di concertare le nuove misure coi sindacati, mentre il segretario di Rifondazione Ferrero attacca a testa bassa: “È una controriforma, siamo pronti alle barricate”.

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“Un militare per ogni bella donna”: scontro Berlusconi-Veltroni

Silvio Berlusconi

Il termometro dei rapporti tra maggioranza e opposizione sta tutto nella lunga querelle che si apre sul commento di Silvio Berlusconi allo stupro avvenuto a pochi passi da Roma. A Sassari, infatti, il premier ripete quanto già detto il giorno prima ad Arzachena, Tempio Pausania e Olbia. E cioè che “anche in uno Stato il più militarizzato e poliziesco possibile una cosa del genere può sempre capitare”. Insomma, aggiunge, “non è che si può pensare di mettere in campo una forza tale” da evitare simili fatti perché “dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze”.
Passano pochi minuti e si scatena la reazione stizzita dell’opposizione, con il segretario del Pd Walter Veltroni che non esita a parlare di “offesa alle donne” e di “ennesima battuta su un dramma”. Veltroni, definisce “irresponsabili” e insensibili” le affermazioni del Cavaliere; le donne del Partito Democratico si scatenano dichiarandosi “offese”. “Volgarita inaccettabili”, rincara il numero due dei Democratici Dario Franceschini.
Quattro ore dopo il presidente del Consiglio, diventato un bersaglio anche per l’Udc e l’Italia dei Valori, è costretto a tornare sulle sue affermazioni.

Ma il Cavaliere non è uso a mettersi in difesa, e così sfodera a sua volta un attacco: lo stupro “è un atto indegno”. Dunque, i commenti di Veltroni “sono delle oscenità”. E soprattutto al segretario dei Democratici mancherebbe il senso delle proporzioni: “Il mio” spiega infatti Berlusconi “era un complimento”. E poi, rivendica dando al contempo anche una lezione di vita: “non bisogna mai perdere il senso della leggerezza e dell’umorismo”.
Ma non non c’è spiegazione che possa annullare il peso delle affermazioni del premier, incalzano all’unisono le donne del Pd. Sono loro infatti le più accanite: Berlusconi “farebbe meglio a tacere”, afferma il ministro delle Pari opportunità del governo ombra Vittoria Franco. “Inqualificabile”, è il giudizio di Giovanna Melandri: “Il dolore e la sofferenza delle donne” prosegue infatti il ministro ombra delle Comunicazioni “non può racchiudersi mai in una battuta così sciatta”.
Donne contro donne. La rappresentanza femminile del Pdl si schiera a fianco del premier: la sinistra è solo strumentale. La frase incriminata è “un paradosso”, rintuzza Beatrice Lorenzin, membro della della Commissione Parlamentare per l’Infanzia. Veltroni? “Ha una bella faccia tosta”, commenta il sottosegretario alla Giustizia Elisabetta Alberti Casellati, dal momento che l’emergenza sicurezza in Italia è figlia “del lassismo del centrosinistra”.
E spezza una lancia in favore del premier anche Margherita Granbassi, bronzo olimpico nel fioretto, ex carabiniere e collaboratrice di Michele Santoro ad AnnoZero “Berlusconi ha un carattere goliardico che tende sempre a sdrammatizzare le cose, l’importante” aggiunge “è risolvere la situazione”. Altro che goliardia, per il presidente dei senatori dell’Idv Felice Belisario, siamo alle “battute da cabaret di dubbio gusto”. E di una “battutaccia”, parla anche il deputato dell’Udc Luca Volontè.

Quello delle opposizioni, contrattaccano però gli uomini di Forza Italia, è “sciacallaggio”. “C’è da rimanere allibiti” dice il deputato del Pdl Piero Testoni “davanti ad una prova così squallida”. “Tristezza”: questo è il sentimento che provoca l’atteggiamento del leader del Pd, “che non perde occasione, nota il vicepresidente dei deputati del Pdl Osvaldo Napoli “per immusonirsi e bagnarsi il ciglio di fronte a quella che ogni persona di buon senso saprà apprezzare per una battuta paradossale”.

Violentata al capolinea del bus: a Roma è caccia agli aggressori

Il capolinea del 916 a Primavalle, Roma

Ora è scattata la caccia all’uomo: dalla scorsa notte si cercano i due individui che hanno aggredito e stuprato una donna ieri sera a Roma alla fermata dell’autobus. La donna, 41 anni, ha denunciato la violenza mercoledì sera intorno alle 22.30 e ha raccontato di essere stata seguita da due uomini appena scesa dal mezzo pubblico, al capolinea dell’autobus 916, in via Andersen. Poi, in una zona buia e ormai lontana dagli altri passeggeri, l’aggressione: immobilizzata e violentata. Le indagini sono condotte dalla squadra mobile diretta da Vittorio Rizzi, la stessa che dà la caccia all’aggressore della 23enne, stuprata la notte di Capodanno durante ‘Amore 09′, il mega party patrocinato dal comune alla Nuova Fiera di Roma.
Secondo il racconto della donna gli aggressori sarebbero due, un italiano e uno straniero. La 41enne è tutt’ora ricoverata all’Ospedale Gemelli, dove è stata portata ieri sera.
“Questo nuovo grave episodio di violenza sessuale ci preoccupa profondamente. Ci auguriamo che gli inquirenti assicurino immediatamente alla giustizia i responsabili di questo grave delitto e confermiamo che anche in questa occasione il Comune si costituira’ parte civile contro gli stupratori”, annuncia il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. “È necessario, poi” prosegue il sindaco “fare il punto della situazione sul controllo del territorio nella città di Roma dopo i molti sforzi compiuti da tutte le Forze dell’ordine e le Forze armate per attuare il Patto per Roma sicura firmato da Comune, Provincia e Regione. È indispensabile, quindi, una riunione del Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza per individuare nuove misure che dovranno essere discusse nel Consiglio comunale straordinario sulla violenza sessuale in città, che è già stato programmato per il 29 gennaio prossimo. In quella occasione” conclude “lanceremo una vera e propria mobilitazione cittadina contro la violenza sulle donne e per il controllo del territorio”.

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Il Nord sotto la neve. Disagi in strada e aeroporti chiusi

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Ancora neve. Da 30 ore, quasi ininterrottamente, nevica su Milano, dove si sono accumulati 28 centimetri di neve (qui le IMMAGINI).
Ma i fiocchi stanno cadendo in tutta la Lombardia, e su tutto il Nord, e solo nel pomeriggio di oggi 7 gennaio è prevista un’attenuazione del fenomeno. I milanesi tornano quindi al lavoro con notevoli disagi: 320 operatori dell’Amsa, con mezzi spargi-sale e spala-neve, sono al lavoro per pulire le strade cittadine, ancora molto coperte da uno spesso strato bianco e scivolose. Interventi che tuttavia non sono bastati a pulire le strade, che, a metà mattina (come segnalano anche molti lettori) erano ancora impraticabili.

Al momento funzionano regolarmente i tram e le linee metropolitane. La circolazione dei veicoli, invece, è difficile non solo per la neve ma anche per la caduta di tre alberi, che per fortuna non hanno fatto feriti. Numerose, stamattina, le richieste di intervento ai vigili del fuoco per alberi, rami e cavi elettrici pericolanti.
Sulle tangenziali si viaggia senza particolari difficoltà, mentre sulle autostrade A21 e A7 c’è il blocco ai mezzi pesanti. Difficoltà sulla statale 336, in direzione Malpensa, dove, a causa di un grave incidente in località Somma Lombardo, il transito è stato ridotto a una sola corsia. In funzione le linee delle Ferrovie Nord, Malpensa Express compreso, anche se con ritardi fino ai 50 minuti. Oltre a Milano, nevica con particolare intensità soprattutto sulle province di Lodi, Pavia, Mantova, Como e Lecco; localmente sono caduti fino a 45 centimetri di neve.
A Linate e Malpensa “l’attività aeroportuale è stata sospesa fino alle 13″. E sono chiusi anche gli scali di Orio (Bg) e Caselle (TO). Lo ha reso noto la Sea, precisando che la decisione è stata presa dai Comitati Neve dei due aeroporti - Enac, Enav, Sea, Compagnie aeree ed enti aeroportuali - a causa del “perdurare delle avverse condizioni meteo e vista l’estrema difficoltà del personale aeroportuario e delle compagnie aeree a raggiungere gli aeroporti di Linate e Malpensa”.
Nel capoluogo lombardo e in quello torinese le scuole sono comunque rimaste aperte, contrariamente a quanto deciso a Genova e in altri comuni della Lombardia e del Piemonte (a Lecco e in parte della provincia di Bergamo gli istituti scolastici rimarranno chiusi, così come tutte le scuole delle province di Vercelli. Nel Verbano-Cusio-Ossola, invece, restano chiuse di sicuro soltanto le scuole secondarie superiori, di competenza della Provincia, mentre ogni Comune ha deciso in modo autonomo sulle scuole primarie e dell’infanzia). Decisione che ha fatto infuriare non pochi milanesi. Anche perché, in molti casi, i bambini e i ragazzi sono stati rimandati indietro, visto che non è stata garantita la consegna dei pasti

A Genova si registrano disagi al traffico soprattutto sulle zone collinari. In provincia sono in azione una ventina di mezzi spazzaneve per liberare le strade. La decisione di sospendere le lezioni negli istituti scolastici è stata presa dal comitato operativo per le emergenze riunito in permanenza. La neve ha creato disagi soprattutto nell’entroterra, sulle alture del genovese e savonese.

Autostrade per l’Italia ha reso noto che nevica da oltre da oltre 36 ore su oltre 800 km della rete del gruppo: la società non segnala disagi per la circolazione, grazie ai piani di intervento che stanno interessando il centro-nord. Facendo il punto della situazione, alle ore 7:30 risultano interessate dal fenomeno l’A1 Milano-Napoli, tra Milano e Modena; l’A4 Milano-Brescia; l’A8 Milano-Varese; l’A9 Lainate-Como-Chiasso; l’A7 Milano-Genova, tra Serravalle e Genova; l’A10 Genova-Savona; l’A12 Genova-Sestri Levante; l’A26 Genova Voltri-Gravellona Toce; l’A6 Torino-Savona; il Traforo del Monte Bianco.
Il piano operativo per il solo nord-ovest ha coinvolto - informa un comunicato della società - oltre 800 tra uomini e mezzi per la viabilità e per le operazioni spazzaneve e spargisale. Fino alla serata di oggi si prevedono precipitazioni nevose che potranno interessare anche l’Emilia e l’appennino Tosco-Emiliano tra Bologna e Firenze. Autostrade per l’Italia spiega che alla luce delle previsioni meteo avverse e per evitare disagi ad automobilisti ed autotrasportatori, “le prefetture liguri e del basso Piemonte hanno disposto il divieto di circolazione per tutti i mezzi con massa superiore alle 7,5 tonnellate. Il divieto sarà mantenuto fino al termine delle nevicate intense”. Potranno inoltre essere attivati “protocolli di filtraggio dinamico mezzi pesanti/controllo catene” e di regolazione dei flussi di entrata ai caselli. Inoltre, si potranno riscontrare tempi di percorrenza elevati a causa delle operazioni di controllo dotazioni neve ed a causa dei mezzi spazzaneve. Automobilisti ed autotrasportatori vengono invitati a verificare la manutenzione dei veicoli, a dotarsi di catene a bordo o pneumatici invernali e, comunque, a partire solo in caso di effettiva necessità.
Automobilisti ed autotrasportatori vengono invitati a verificare la manutenzione dei veicoli, a dotarsi di catene a bordo o pneumatici invernali e, comunque, a partire solo in caso di effettiva necessità. Un altro consiglio è quello di mantenersi costantemente informati sulle condizioni meteo e di viabilità ascoltando Isoradio 103.3 fm, Rtl 102.5 e prestare attenzione ai pannelli a messaggio variabile lungo la rete.

Marocchina picchiata: sul bus aveva occupato un posto “italiano”

Come Rosa Parks. Che il 1° dicembre 1955 si rifiutò di alzarsi da un posto “riservato ai bianchi” su un autobus di Montgomery (Alabama). Fu la scintilla che diede il via alle manifestazioni antirazziste guidate da Martin Luther King.
La Rosa Parks dei giorni nostri non è italiana, ma vive nell’hinterland varesino. È marocchina, ha 16 anni, e venerdì (ma l’episodio si è saputo solo domenica) è stata picchiata - attorno alle 14.30, nella zona del mercato, in centro Varese - in un raid da alcuni suoi coetanei, almeno sette, tra i quali una o due ragazze. Il gruppo voleva “punirla” in quanto giovedì si era seduta su un autobus in un posto “non suo perché non italiana”.
Questa incredibile spiegazione, se vera, indica quanto sia allarmante l’episodio, denunciato dal padre della ragazza ai carabinieri. Anche se per gli investigatori non ha una connotazione razzista.
Il gruppetto l’avrebbe picchiata a sangue dicendole ripetutamente pesanti frasi razziste come, ad esempio, “brutta marocchina di m…”. A trovare la ragazzina sanguinante (ha riportato la frattura del setto nasale) è stato un volontario dei City Angels che ha subito chiamato il 118. Sulla scorta della descrizione fornita dall’adolescente, i carabinieri hanno già denunciato a piede libero una delle ragazzine che avrebbero dato vita al pestaggio. Pare che alla base dell’episodio di violenza vi siano degli alterchi maturati il giorno precedente all’uscita dalla Scuola professionale di via Montegeneroso, a Varese, dove la vittima frequenta un corso per parrucchiera. Subito dopo essere salita sul bus, sarebbe stata insultata da un ragazzo che reclamava il diritto a quel posto. Poi si sarebbe intromessa un’amica del giovane e le due ragazze si sarebbero insultate, strattonate, graffiate. Al momento di scendere Anna si sarebbe sentita promettere ulteriori rappresaglie.
Venerdì pomeriggio, stando al suo racconto, mentre si trovava nel piazzale dove si svolge il mercato cittadino, sarebbe stata avvicinata dal gruppo che l’aveva seguita sin dall’uscita da scuola. Quindi il violento pestaggio che sarebbe avvenuto in mezzo all’indifferenza generale dei passanti.

Fermi treni, tram, autobus e metro. Città in tilt per il traffico

Sciopero treni

Trasporti in tilt questa mattina in tutta Italia per lo sciopero dei mezzi pubblici che, secondo le prime stime dei sindacati, ha raccolto un’adesione altissima: circa l’82% dei mezzi coinvolti, con punte del 100%.
Mattinata difficile quindi, sia per chi ha dovuto muoversi approfittando delle fasce protette che garantiscono i servizi minimi essenziali, sia per chi ha scelto di muoversi con i propri mezzi, a causa del traffico, in alcuni casi molto intenso, che il fermo dei servizi pubblici ha provocato. A Napoli sono addirittura spuntati furgoncini abusivi attrezzati per offrire ai pendolari, in attesa alle fermate, un servizio sostitutivo di trasporto.
Lo sciopero ha infatti bloccato contemporaneamente treni, bus e metro: è il secondo stop congiunto in due mesi dopo quello del 9 maggio ed è stato proclamato dai sindacati di settore a sostegno della vertenza per il contratto unico della mobilità.
I servizi ferroviari sono fermi da ieri sera alle 21 e lo saranno fino alla stessa ora di oggi: le Ferrovie hanno avvertito della possibilità di “pesanti ripercussioni” sul servizio, soprattutto per il trasporto regionale. Servizi minimi essenziali sono garantiti tra le 6 e le 9 e le 18 e le 21. Le Fs invitano però i passeggeri ad informarsi nelle stazioni prima di mettersi in viaggio, sul sito www.ferroviedellostato.it o contattando il numero verde 800-892021.
I mezzi pubblici del trasporto locale sono fermi da questa mattina, con modalità diverse da città a città, anche questi nel rispetto delle fasce orarie garantite. A Milano dalle 8.45 sono state chiuse tutte le stazioni della metropolitana: i mezzi dell’Atm resteranno fermi fino alle 15 e poi dalle 18 a fine servizio. Il traffico in arrivo dall’ hinterland verso la città è stato molto intenso fin dalle 6 di stamattina; i tram e bus ridotti: il traffico di superficie, secondo l’Atm, a partire dalle 10.30 si è ridotto del 45%. A Torino la metro e i bus urbani e suburbani sono rimasti fermi dalle 9 e 12 e, di nuovo, dalle 15 in poi fino al termine del servizio. A Roma e Napoli lo sciopero si svolge dalle 8,30 alle 17 e dalle 20 a fine servizio: nella Capitale per alleggerire il traffico, intenso nelle consolari in entrata a Roma, sono state disattivate le telecamere della zona a traffico limitato.
A Napoli lo sciopero ha ricevuto un’adesione quasi totale: in strada solo pochi mezzi di Anm e Ctp, ferme del tutto le funicolari, le linee della metro, la Circumvesuviana, la Cumana. Molti i treni annullati, soprattutto i convogli regionali. E in città sono rispuntati molti furgoncini abusivi attrezzati per offrire ai pendolari, in attesa alle fermate, un servizio sostitutivo di trasporto. A Napoli lo sciopero terminerà alle 17 per poi riprendere dalle 20 a fine turno. Circolazione in affanno anche a Venezia e a Palermo.

Il VIDEO servizio:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

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