Ascolta l’intervista AUDIO a Salvatore Meloni (in sardo) di Antonietta Demurtas - Guarda la GALLERY - - Guarda la MAPPA della nuova Repubblica sarda
“Se vuole parlare con il presidente deve chiamarlo sul cellulare, ma non sempre sull’isola c’è campo”. A Mal di Ventre, 81 ettari di terra disabitata a largo del comune di Cabras (Oristano), soffia sempre una brezza cattiva e tagliente, ma è forte e chiara la voce di Salvatore Meloni, autoproclamatosi presidente di quest’isolotto che ha definito la “Repubblica Indipendente di Malu Entu”. Qui, con un manipolo di indipendentisti sbarcati il 25 agosto, questo signore dagli occhi azzurri e i baffoni risorgimentali ha issato la bandiera della suo piccolo stato sardo richiamandosi al principio di autodeterminazione dei popoli. Un clamoroso atti dimostrativo. È la sua prima intervista “ufficiale” da sedicente “capo di Stato”. E la fa in stretta lingua sarda (ascolta l’intervista) dicendosi pronto a difendere la sua terra con le fionde e le pistole ad acqua.
65 anni, autotrasportatore di Ittiri, (da tempo residente a Terralba), Meloni è stato già protagonista in passato, come ci racconta, di altre storiche “sparate” per l’indipendenza della sua terra.
Meloni, la posso chiamare presidente?
Certo.
Dove si trova ora?
Sono in una spiaggetta che è al sud dell’isola Malu entu. Abbiamo appena issato la bandiera che sta sventolando e tutti, dai giornalisti ai curiosi, la stanno fotografando. E’ un momento storico. Abbiamo anche fissato una nuova residenza: Repubblica di Malu entu, Viale Lungomare numero 1, codice di avviamento postale 0001.
Senta, ma avete già composto la squadra di governo?
Ci sono i ministri qui con me: Felice Pani agli Esteri, presidente della squadra di calcio dell’oristanese; poi c’è una femmina, Alessandra Meli, che è amministratrice di una ditta di autotrasporti e che guiderà le Finanze. Manca solo il vicepresidente della Repubblica, Gianpaolo Pisanu perché, poverino, fa la dialisi due volte alla settimana, e verrà sabato. Poi c’è Sandro Mascia, ministro della Pesca e Chiccu Peddis, ministro dell’Agricoltura. Giovani e meno giovani in lotta per l’indipendenza di questa terra sacra: già nel 1978 l’avevamo liberata, ma poi mi arrestarono.
Perché?
Due volte. La prima nel 1979 perché si inventarono la storiella che avessi costruito delle bande paramilitari. E nel 1981 perché, come militante del Partito sardo d’Azione, avevo chiesto l’applicazione dell’articolo uno: quello che riconosce l’indipendenza della Sardegna. Dissero che cospiravo contro lo Stato.
Torniamo a oggi. Quali saranno i vostri primi passi?
Ho già mandato la richiesta di riconoscimento della Repubblica a tutte le 192 nazioni dell’Onu come vuole il principio di autodeterminazione dei popoli sancito dalla carta di San Francisco. E ho scritto anche al Governo italiano, che, con legge 848 del 17 agosto 1957, ha ratificato la carta.
Cosa ha chiesto al suo “collega” Berlusconi?
Il presidente è una persona spiritosa, intelligente e con la battuta pronta. Per cui gli ho proposto la proclamazione della nostra Repubblica: noi siamo pacifici, ma se ci fossero atti ostili o provocazioni, il nostro esercito di terra metterà in funzione le nostre armi di distruzione
Addirittura?
Sì, le pistole ad acqua, le fionde di vario calibro, le frecce spuntate. La nostra Marina metterà in linea la portaerei a remi Eleonora D’Arborea, l’incrociatore pesante a pedali Grazia Deledda, la corvetta a remi Maria Carta e la moto silurante leggera Valeria Marini. Poi la nostra Aviazione, se continuerete a disturbarci, solleverà gli aquiloni leggeri e poi quelli pesanti.
Avranno paura …
Guardi, alla fine però sono tornato serio e gli ho detto: signor presidente, nel massimo rispetto dei ruoli, per ogni azione che verrà fatta contro di noi ci rivolgeremo al tribunale internazionale. Allo stesso tempo chiediamo a Berlusconi e all’Onu di farci un prestito rimborsabile di cento milioni di euro per costruire le infrastrutture, un impianto eolico e uno fotovoltaico, una condotta d’acqua potabile e due motoscafi per portare la gente.
Il prossimo obiettivo?
Entro il 2009 un referendum per l’indipendenza della Sardegna con il patrocinio dell’Onu.
Perché non combatte in parlamento?
Non posso candidarmi neanche per fare il portinaio, sono interdetto dai pubblici uffici, ma amo questa terra e ho fatto una promessa. Non morirò fino a che la Sardegna non sarà indipendente.
E ai sardi cosa chiede?
Di mettere un euro per comprare quest’isola perché rimanga incontaminata. Ma anche di recuperare l’orgoglio: possibile che ci sentiamo ancora inferiori a tutti i popoli liberi? Se penso che i maltesi hanno ottenuto l’indipendenza dopo 400 anni di lotte, mi chiedo: perché noi no?
- Giovedì 28 Agosto 2008

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