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cadaveri

Il mistero delle salme scomparse

Un cimitero romano
Quando le ruspe hanno iniziato a scavare, è spuntato un piede. Era di uno dei sei corpi saponificati abbandonati in un campo di 30 metri quadrati assieme ai resti di amputazioni ospedaliere, a feti abortiti per gravi malformazioni e a decine di sacchi di plastica neri che contenevano le ceneri di centinaia di persone cremate e mai riconsegnate ai familiari. Sembrava la scena di un film horror quella che si è presentata agli occhi dei carabinieri di Massa lo scorso 8 settembre, mentre stavano scavando nel cimitero di Mirteto, ai piedi delle Alpi Apuane, invece era solo l’ennesimo macabro ritrovamento di un’indagine iniziata nel 2007 e destinata ad allargarsi a Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte.
L’indagine era nata per seguire le tracce di un presunto traffico di ottoni delle maniglie e dei crocifissi che gli inquirenti sospettavano venissero smontati dalle bare e rivenduti. La realtà, invece, era ben peggiore: prima di scoprire l’enorme fossa comune, infatti, dai sotterranei del cimitero toscano erano spuntati anche cadaveri congelati che avrebbero dovuto essere cremati (così risultava dai documenti), neonati abbandonati nei loro feretri bianchi e corpi di bambini gettati nella spazzatura per essere smaltiti nella discarica assieme ai rifiuti organici. Così è finita nel mirino dei militari l’azienda appaltatrice dei servizi cimiteriali della città, la Euroservizi, che gestisce il cimitero toscano dal 2004. Sono bastati pochi giorni di accertamenti per accorgersi che la società ripuliva e rivendeva non solo gli ottoni, ma anche le bare e gli abiti dei cadaveri. Con le telecamere e le intercettazioni telefoniche, gli investigatori sono riusciti a ricostruire che cosa stava avvenendo realmente all’interno del cimitero degli orrori.

Le 15 persone coinvolte in questa vicenda, arrestate il 13 agosto, da anni scambiavano e cremavano (anche senza fatturare) migliaia di cadaveri provenienti da numerose città d’Italia. Per abbattere i costi del forno, e per evitare di pagare le tasse all’amministrazione comunale, li bruciavano anche due o tre alla volta. Spesso non ultimavano il processo di cremazione, ma spegnevano il forno in anticipo, aspettando che la cremazione si ultimasse lentamente con il calore residuo. Poi raccoglievano le ceneri e le suddividevano nelle urne che consegnavano ai parenti assieme a un certificato di avvenuta cremazione. Le ceneri non erano quelle, o almeno non solo quelle, del defunto. Gli agenti del nucleo investigativo, assieme a quelli del Nas e del Noe, hanno trovato accatastati in una cella frigorifera del cimitero 12 cadaveri di uomini e donne risultati formalmente già cremati e consegnati ai familiari e 600 chilogrammi di cenere corrispondenti a circa 500 persone, abbandonati in sacchi dell’immondizia, assieme con i resti delle esumazioni.

Un’indagine estesa nel Centro e Nord Italia. L’orrore, però, non si ferma dietro i cancelli del cimitero di Mirteto. Con il primo arresto, quello dell’addetto al forno crematorio, sono cominciate anche le prime ammissioni davanti ai magistrati. Così che l’indagine si è ampliata fino a coinvolgere nove città e altrettanti cimiteri del Centro e del Nord Italia. Negli ultimi 4 anni la stessa società aveva gestito i servizi cimiteriali a Prato, Collecchio, Roccastrada, Vignola, Fornovo, Parma, Piacenza, Segrate e Fidenza. E, secondo i primi ritrovamenti, il modus operandi dell’azienda era sempre lo stesso. Nei locali del cimitero di Fidenza, il primo dove i carabinieri hanno cominciato le ricerche a fine agosto, la Euroservizi aveva nascosto in 60 sacchi dell’immondizia ceneri che secondo una stima potrebbero appartenere a circa 2 mila corpi cremati. Nei sotterranei c’erano 39 cassette zincate con le ossa delle esumazioni. Tra i rifiuti, invece, un tronco umano saponificato e una bara bianca con un bambino al quale era stato tolto il nome. Nel cimitero di Segrate, alle porte di Milano, non è andata meglio: 80 casse zincate raccoglievano resti ossei di centinaia di corpi ormai senza identità. Otto, invece, le casse che contenevano ceneri. Altre con ossa e teschi. Numerosi cadaveri erano incompleti e le parti mancanti erano state gettate nella spazzatura in mezzo ai rifiuti.

A far rabbrividire gli investigatori e i magistrati sono state anche alcune intercettazioni telefoniche tra dipendenti e dirigenti della società. Una, in particolare, riguardava il cadavere di una bambina di 7 anni. “È arrivato questa mattina il corpo di una bambina, che ne facciamo… deve essere cremata” domanda il dipendente al telefono. “Mah, niente cremazione, buttala via, nell’immondizia, tanto è poca roba” risponde uno dei titolari. Senza pietà e rispetto verso i defunti e i loro familiari, hanno occultato tanti corpi ai quali adesso è impossibile riuscire a dare un nome. L’esame del dna non si può effettuare sulle ceneri e non sarebbe comunque possibile considerando la grande quantità ritrovata. “Non saprò mai se è mio marito quello nell’urna” si sfoga Natalina Menchelli, vedova da 2 anni, straziata dal dubbio che le ceneri che le hanno consegnato non appartengano al marito. Il suo è diventato ormai lo stesso dubbio di migliaia di famiglie toscane, lombarde, emiliane e liguri che hanno aderito all’Associazione dei familiari dei defunti, costituita subito dopo il primo arresto. E lo scempio sembra non avere fine. In attesa che la magistratura di Milano firmi per il via libera all’acquisizione della documentazione della società e le procure delle altre città per i sopralluoghi negli altri cimiteri, a Fidenza i carabinieri hanno ritrovato a fianco di cadaveri anche carcasse di animali. Un cane, in particolare, che la proprietaria aveva regolarmente soppresso, secondo le disposizioni di legge, perché gravemente malato. Gli investigatori non escludono che la società insieme con i cadaveri abbia cremato animali morti.

Due corpi senza vita a Livorno. E senza nome dal Natale 2004

Guardie della Forestale in azione | Ansa
Era il Natale 2004 quando i corpi senza vita di un uomo e di una donna vennero ritrovati nella pineta di Marina di Cecina, in provincia di Livorno. Distesi l’uno al fianco dell’altra, quasi abbracciati, sotto la tettoia di una magazzino utilizzato dal Corpo Forestale dello Stato come deposito di attrezzi.
A scoprire i due cadaveri, solo poche ore dopo la loro morte, un funzionario della Forestale durante un controllo. L’uomo si avvicinò lentamente, convinto che i due stessero ancora dormendo; la posizione dei corpi faceva pensare che si fossero avvicinati per ripararsi dal freddo di quella notte in cui la temperatura era scesa al di sotto dello zero. A coprirli solo abiti leggerissimi, inadatti a una notte d’inverno all’addiaccio. Intorno a loro, solo una bottiglia di acqua mezza vuota, foglie secche e il silenzio della pineta deserta.
Ma quando il funzionario si fece più vicino, non ci mise molto a capire che, in realtà, i due corpi erano senza vita: il volto dell’uomo era segnato un grumo di sangue che usciva dalla bocca mentre il viso di lei era rivolto verso quello del suo compagno. Addosso ai due nessun documento, nessuna indicazione, neppure un anello con inciso un nome per poter risalire alla loro identità, al loro paese d’origine. Lui: un uomo di circa 40 anni con una folta barba, capelli ricci e castani. Lei, molto più giovane 25-30anni al massimo, con capelli castani tagliati cortissimi. Erano molto magri: in due non superavano gli 80 chili. “Forse sono due clochard” fu sulle prime il pensiero dell’uomo che li ha ritrovati.
Un dubbio che a distanza di tre anni, non ha trovato ancora una spiegazione e anzi è diventato un vero mistero per la polizia del commissariato di Cecina. Un mistero che sembra non avere una soluzione. Le indagini, coordinate dal pm Giuseppe Rizzo della Procura della Repubblica di Livorno, hanno spinto gli agenti a ricercare indizi e testimonianze nell’ambienti dei senza fissa dimora e persino nella comunità degli Elfi della montagna pistoiese, nel comune di Sambuca. Niente, nessuna traccia.
Nessuno che li abbia mai visti e che si ricordi di quei volti. Senza esito anche il riscontro con l’Interpol che risale ormai a dodici mesi fa, al gennaio del 2007. Insomma, un vero e proprio giallo quello della pineta delle Gorette. Nessuno che abbia mai fatto una denuncia di scomparsa, in Italia e eppure all’estero. Durante l’autopsia che ha escluso l’omicidio e anche l’ipotesi dell’avvelenamento, su i corpi sono stati ritrovati i segni di una vecchia abbronzatura. Probabilmente i due conoscevano già quella pineta e quella spiaggia. Forse ci erano già stati qualche mese prima durante l’estate e forse erano voluti ritornare proprio lì, tra i pini e la macchia mediterranea, per lasciarsi morire. Tante domande, tantissimi dubbi ed interrogativi. Possibile che nessuno abbia mai notato quei due? Strano, ma pare sia così. Sembrano essere apparsi e scomparsi nel nulla. Nella cittadina di Cecina, che dista solo poche centinaia di metri da dove sono stati ritrovati i cadaveri, nessuno li ricorda e nessuno dice di averli mai visti.
Dei due, forse amici o forse amanti, i cui corpi sono ancora conservati all’obitorio di Livorno in attesa di un nome e di una sepoltura, rimane dopo tre lunghi anni, solo un fascicolo con scritto sopra “24/12/2004″. Il giorno del ritrovamento.

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