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Partite truccate: tutto il calcio venduto per venduto


Da sinistra Cristiano Doni, Beppe Signori, Stefano Bettarini, tutti coinvolti nell'inchiesta sul calcio scommesse della procura di Cremona che ha portato oggi all'arresto di 16 persone, tra le quali Signori, mentre Doni e Bettarini risultano indagati. ANSA

Da sinistra Cristiano Doni, Beppe Signori, Stefano Bettarini, tutti coinvolti nell'inchiesta sul calcio scommesse della procura di Cremona che ha portato oggi all'arresto di 16 persone, tra le quali Signori, mentre Doni e Bettarini risultano indagati. ANSA

di Gianluca Ferraris e Simone Di Meo

Quasi 80 milioni di euro. Giocati su 35 partite di calcio tra serie A, B e LegaPro (l’ex serie C). Il quadro dei match sospetti e delle anomalie riscontrate dagli inquirenti e dagli operatori specializzati è quello che vedete qui di seguito. Ma è destinato ad allargarsi. Continua

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  • Lunedì 13 Giugno 2011

Parla Moggi: “Col calcio ho chiuso. Ma rifarei tutto”


Luciano Moggi, 73 anni, ex direttore generale della Juventus

Luciano Moggi, 73 anni, ex direttore generale della Juventus

Quando scende i dieci scalini che dalla strada portano alla spiaggia dei bagni Golfo, a Follonica, è come se scendesse in campo. Polo e bermuda, Luciano Moggi, 73 anni, qui è di casa ed è accolto come un campione. C’è chi gli chiede pronostici sul calciomercato, chi commenti sulla Nazionale, chi gli dice: “Non è facile mantenere la fede (juventina, ndr) di questi tempi”.
Continua

Lazio-Inter: il campionato è stato falsato?


Striscione esposto dai tifosi della Lazio in curva nord in favore dell'allenatore dell'Inter Mourinho, durante la partita vinta per 2 - 0 nel campionato di calcio di Serie A, domenica sera allo stadio Olimpico di Roma (ANSA/CLAUDIO ONORATI)

Striscione esposto dai tifosi della Lazio in curva nord in favore dell'allenatore dell'Inter Mourinho, durante la partita vinta dai nerazzurri per 2 - 0 nel campionato di calcio di Serie A, domenica sera allo stadio Olimpico di Roma (ANSA/CLAUDIO ONORATI)

Si può arrivare a tifare la squadra avversaria in campo pur di fare uno sgambetto alla rivale di sempre. Meglio perdere una partita oggi, che regalare uno scudetto agli eterni antagonisti domani. Continua

Saga Agnelli: e dietro le quinte rispunta Giraudo

Antonio Giraudo, che si è trasferito a Londra dopo Calciopoli

Antonio Giraudo, che si è trasferito a Londra dopo Calciopoli

L’incontro decisivo è avvenuto alla fine del maggio scorso ad Allaman, quasi a metà strada fra Ginevra e Losanna: è nella tenuta di Margherita Agnelli che Antonio Giraudo ha suggellato l’alleanza con la figlia dell’Avvocato e suo marito, il conte Serge de Pahlen. L’ex amministratore delegato della Juventus, trasferitosi a Londra subito dopo Calciopoli, non tratta in proprio: è in Svizzera in veste di ambasciatore plenipotenziario di Andrea Agnelli e di sua madre, Allegra Caracciolo, vedova di Umberto Agnelli. Continua

Caso Gea, condannati solo i Moggi. Ma è già scattato l’indulto

Luciano Moggi

Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus, è stato condannato a un anno e 6 mesi di reclusione a conclusione del processo alla Gea World, la società che, a partire dal 2001 e fino alla cosiddetta calciopoli, ha gestito le procure di numerosi calciatori di serie A e B.
Big Luciano è stato ritenuto colpevole del solo reato di violenza privata per quanto riguarda i casi dei calciatori Emanuele Blasi e Nicola Amoruso. Anche il figlio Alessandro, condannato a 1 anno e due mesi di reclusione, è stato ritenuto responsabile solamente di violenza privata in danno di alcuni calciatori. Per tutti i 6 imputati è caduta l’accusa di associazione a delinquere.
Ciò sta a dire che, in due ore di camera di consiglio, la corte presieduta da Luigi Frasconaro, ha smontato “il sistema Moggi”, la presunta “cupola” che avrebbe - stando all’accusa del pm Luca Palamara - governato il mondo del pallone, a colpi di “condizionamenti e intimidazioni”. Insomma la Gea non era un’associazione a delinquere: una conclusione che sgretola l’impianto accusatorio del pm e riconduce a singoli episodi quello che l’accusa presentava come un gruppo “che mirava al controllo del mondo del calcio” tramite le procure di centinaia di giocatori e la possibilità di pilotare le strategie di alcune società del nostro campionato.
Gli altri 4 imputati, i procuratori e soci della Gea Francesco Zavaglia, Pasquale Gallo, Francesco Ceravolo e Davide Lippi, figlio di Marcello commissario tecnico della nazionale, sono stati assolti con varie formule dai reati loro contestati. Moggi, al momento della sentenza era presente in aula, come del resto è avvenuto fin dall’inizio del processo cominciato il 25 marzo del 2008. L’ex direttore generale della Juventus è apparso molto teso e non ha voluto rilasciare dichiarazioni abbandonando il Palazzo di giustizia.”Sono amareggiato, io non ho fatto nulla”, ha invece commentato Alessandro Moggi la condanna ad un anno e due mesi di reclusione inflittagli a conclusione del processo sulle presunte irregolarità legate all’attività della società Gea World. Luciano Moggi, che ha assistito impassibile alla lettura del dispositivo, ha invece lasciato il tribunale da una porta secondaria. Il suo difensore, Marcello Melandri, ha annunciato che impugnerà la sentenza.
“Il fatto che i giudici hanno detto che non c’è alcuna associazione per delinquere”, ha aggiunto Alessandro Moggi, “è perché non c’è mai stata alcuna associazione a delinquere. Mi aspettavo l’assoluzione piena per tutti gli imputati”.
Moggi jr ha poi voluto precisare che “la Gea è stata assolta completamente; è stato condannato solo il suo presidente mentre sono stati assolti tutti i membri del Cda. Questo a mio avviso è la conferma che era solo una società che ha tentato di rivoluzionare in maniera positiva il mercato dei procuratori. Quella di oggi è solo la sentenza di primo grado, andremo certamente avanti”.
In merito al mondo del calcio Alessandro Moggi ha voluto precisare che a suo avviso “il calcio non è assolutamente mai stato malato. Io faccio parte di questo mondo e ne sono pienamente convinto”.

Nessuna conseguenza pratica per i Moggi comunque dopo la condanna. I fatti per i quali sono stati condannati risalgono infatti ad un’epoca precedente al maggio 2006 e, pertanto, sono coperti da indulto. Nel condannare i due principali imputati il collegio presieduto da Luigi Fiasconaro ha disposto la sospensione della pena per entrambi.

Condannando i Moggi per “violenza privata”, la corte di Roma ha di fatto sentenziato che non è esistita una “cupola” del mondo del pallone in grado di condizionare il campionato italiano. Siete d’accordo?

Calciopoli, Moggi rinviato a giudizio con altre 24 persone

Luciano Moggi

L’ex dg della Juve, Luciano Moggi e altri 24 imputati dell’inchiesta “Calciopoli”, sono stati rinviati a giudizio. Lo ha deciso il gup Eduardo De Gregorio che ha accolto le richieste dei pm Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci. Il processo comincerà il 20 gennaio 2009 davanti alla nona sezione del Tribunale di Napoli, collegio A. Il giudice ha prosciolto solo due persone: l’ex presidente della Figc, Franco Carraro, e l’ex segretario della Figc, Francesco Ghirelli.

Sono complessivamente 25 gli imputati che compariranno davanti alla nona sezione, mentre altri 10 saranno giudicati con rito abbreviato. Questo l’elenco completo: Marcello Ambrosino, Paolo Bergamo, Paolo Bertini, Enrico Ceniccola, Antonio Dattilo, Massimo De Santis, Andrea Della Valle, Diego Della Valle, Mariano Fabiani, Maria Grazia Fazi, Pasquale Foti, Marco Gabriele, Silvio Gemignani, Claudio Lotito, Gennaro Mazzei, Innocenzo Mazzini, Leonardo Meani, Sandro Mencucci, Luciano Moggi, Pierluigi Pairetto, Claudio Puglisi, Salvatore Racalbuto, Pasquale Rodomonti, Ignazio Scardina, Stefano Titomanlio. Il 23 ottobre, invece, ci sarà già una prima sentenza per chi ha chiesto il rito abbreviato. In particolare, per gli arbitri Lanese, Griselli, Foschetti, Gabriele, Baglioni, Dondarini, Cassarà, Messina, Rocchi.

L’udienza preliminare è durata quasi 10 mesi, essendo iniziata il 15 dicembre 2007. Coinvolti all’inizio 39 persone che nel 2006 avevano sconvolto il mondo del pallone dando vita allo scandolo di “Calciopoli”, nome che evoca il più grosso imbroglio della storia dello sport più amato dagli italiani (o se si preferisce, “Moggiopoli”, che rimanda al ruolo centrale rivestito dall’ex dg della Juventus nel condizionare, come sostiene l’accusa, i risultati dei campionati). Un’inchiesta dai grandi numeri condotta dai pm napoletani e con accuse pesanti: frode sportiva per tutti, mentre per venti di loro vi è aggiunta la contestazione più grave di associazione per delinquere.

Sono sfilati in questi mesi quasi un centinaio di testimoni citati dall’accusa, mentre trenta erano le partite incriminate relative al campionato 2004-2005 (quello “monitorato” dalle intercettazioni). Decine di migliaia le telefonate intercettate con i tabulati relative alle chiamate ad arbitri e designatori Bergamo e Pairetto, alla vigilia delle partite, fatte attraverso le schede sim “segrete” fornite da “Big Luciano”.

Luciano Moggi (difeso dagli avvocati Aurelio Prioreschi e Paolo Trofino), tra l’altro, è indagato anche dalla procura di Roma con l’accusa di calunnia e minacce nell’ambito di un processo sull’agenzia di procuratori sportivi. L’inchiesta sull’ex “re del calciomercato” nasce dalle dichiarazioni rilasciate da quest’ultimo nel giugno scorso, durante il processo ai dirigenti della Gea World in corso a Roma in cui Moggi è imputato per illecita concorrenza, insieme al figlio Alessandro e, tra gli altri, anche a Davide Lippi, figlio del ct della nazionale di calcio Marcello. Secondo Moggi, un ufficiale dei carabinieri e l’ex direttore generale della Roma Franco Baldini avrebbero ordito un complotto contro di lui, di fatto concordando le testimonianze. E a sua volta Moggi avrebbe pronunciato una serie di minacce contro l’ex ds della Roma (come “Guarda che così finisci male”), proprio per le affermazioni rese durante la testimonianza.

Il pm Luca Palamara, che nel processo Gea World rappresenta l’accusa - e che è anche presidente dell’Associazione nazionale magistrati - ha iscritto sul registro degli indagati anche il calciatore del Napoli Emanuele Blasi, accusato di falsa testimonianza dopo le dichiarazioni rese in tribunale sulla vicenda. Con l’accusa di falsa testimonianza, nei mesi scorsi il pm aveva già indagato l’allenatore dell’Inghilterra Fabio Capello e l’ex amministratore delegato della Juve Antonio Giraudo.

Calciopoli solo settimo tra gli scandali di tutti i tempi

Un puzzle tridimensionale che riproduce un pallone da calcio, e che suggerisce l'immagine di un ''giocattolo rotto'' ovvero quello che probabilmente pensano ormai del calcio una buona parte di appassionati, rimasti delusi e amareggiati dai recenti scandali che hanno coinvolto i vertici di questo sport
E noi che pensavamo a chissà quale truffa. A chissà quale catastrofe, legata a “Calciopoli”. E invece. Nella speciale graduatoria stilata da The Times occupa “solo” la settima posizione nella classifica dei 50 scandali che hanno macchiato la storia dello sport. La bufera che lo scorso anno ha terremotato il pallone italiano, portando alla retrocessione della Juventus e alla revoca di due scudetti bianconeri, merita una collocazione nella top ten delle nefandezze ma non un posto sul podio.
Lo scandalo per eccellenza è legato ad un personaggio poco noto alle grandi platee. Il numero 1 è assegnato a Basil D’Oliveira, stella del cricket degli anni ‘60. Nato a Città del Capo, l’asso di colore emigrò in Inghilterra per sfuggire al regime dell’apartheid. Nel Regno Unito divenne un fuoriclasse e, soprattutto, un cittadino britannico. Si guadagnò un posto fisso nella Nazionale di Sua Maestà, aggiudicandosi riconoscimenti di prestigio. Nel 1968, il suo nome fu al centro di una vicenda controversa: il tour dell’Inghilterra in Sud Africa saltò proprio per la sua presenza, ritenuta inaccettabile dai padroni di casa.
La piazza d’onore spetta ai Chicago White Sox, la squadra della Major League Baseball passata alla storia per la pagina nera scritta delle World Series del 1919: 8 giocatori, compresso il leggendario “Shoeless” Joe Jackson, vennero accusati di aver venduto le partite della finale del campionato e furono banditi.
Terzo gradino del podio per Ben Johnson, ‘l’uomo con gli occhi gialli’. Lo sprinter canadese dominò i 100 metri ai Mondiali di Roma ‘87 e alle Olimpiadi di Seul ‘88: ai Giochi volò al traguardo in 9″79, ritoccando il suo stellare primato mondiale. I controlli antidoping, però, rivelarono un uso smodato di steroidi e confermarono i sospetti alimentati già dalle telecamere che avevano inquadrato i suoi occhi allo start. Johnson confessò il sistematico uso di doping e il suo nome venne cancellato dall’albo d’oro.
Nella classifica delle ‘vergogne’ sportive c’è anche l’edizione 2007 del Tour de France: le vicende di doping che hanno coinvolto, tra gli altri, il danese Michael Rasmussen e il kazako Alexandre Vinokourov valgono il quarto posto.
la vittoria del canadese Ben Johnson sullo statunitense Carl Lewis, nella gara dei 100 metri, nella quale Johnson conquistò il record mondiale con il tempo di 9''79. Ma tre giori dopo Johson venne squalificato dal Cio per doping
Anche le parole possono essere scandalose. Lo sa bene Glenn Hoddle, dimissionario ct della nazionale inglese di calcio: l’11° posto è tutta colpa sua e delle frasi secondo cui “i disabili scontano peccati commessi in una vita precedente”.
Penoso anche il comportamento degli atleti spagnoli, 12esimi secondo il Times, che nel 2000 si sono finti disabili per vincere l’oro nel basket alle Paralimpiadi.
In confronto sembra meno grave l’Operacion Puerto, l’inchiesta sulla rete internazionale di doping legata al ciclismo: il sistema ideato dal dottor Eufemiano Fuentes merita il 18° posto.
In questo panorama, Mike Tyson deve accontentarsi della 20a posizione per aver staccato un pezzo dell’orecchio di Evander Holyfield nel 1997. Quasi nell’anonimato Diego Armando Maradona: la sua ‘mano de Dios’, costata carissima agli inglesi ai Mondiali del 1986, vale solo il numero 29.

Il VIDEO servizio:

Calciopoli: è l’ora dei processi

(In alto, da sin.) Luciano Moggi,Antonio Giraudo, Innocenzo Mazzini: (in basso, da sin.) Pier Luigi Pairetto, Massimo De Santis e Paolo Bergamo. I pm di Napoli Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci hanno chiesto il rinvio a giudizio per 37 imputati nell'ambito dell'inchiesta sugli illeciti nel calcio. Le accuse vanno dall'associazione per delinquere alla frode in competizioni sportive.
Da Luciano Moggi ad Antonio Giraudo, dal dirigente Figc Innocenzo Mazzini ai designatori Paolo Bergamo w Pierluigi Pairetto all’arbtirto Massimo De Santis. Sono alcuni dei 37 personaggi che dai pm napoletani vengono indicati come promotori “costitutori ed organizzatori dell’associazione per delinquere”. Per loro la procura di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio per lo scandalo del calcio: 29 partite condizionate nella stagione 2004-2005 sono costate agli indagati accuse che vanno dalla frode sportiva all’associazione a delinquere.

Diverse squadre sono state riconosciute come parti offese: Atalanta, Bologna, Brescia, Cagliari, Chievo, Lecce, Livorno, Palermo, Parma, Roma, Sampdoria, Siena Udinese e Salernitana. Anche i ministeri dell’Economia e delle Finanze e quello per le Politiche Giovanili sono considerati parti lese, assieme ai Monopoli di Stato, il Coni, la Figc, la Lega Calcio e la Rai.

Guarda i servizi VIDEO
Processo per 37 a Napoli:

Sfilata di nomi eccellenti del calcio al processo di Roma contro la Gea:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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