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Calciopoli: dopo quelli di mafia ecco i pentiti del pallone

Il procuratore federale Stefano Palazzi
I pentiti entrano anche nella giustizia sportiva con sconti di pena e patteggiamenti in cambio di confessioni. Il consiglio federale della Federcalcio ha approvato in gran fretta il nuovo codice, con le regole che guideranno i processi disciplinari nati dalla stagione degli scandali.

L’eredità di Calciopoli ha lasciato il segno e fra le novità contenute nei 55 articoli del codice ce n’è una rivoluzionaria. Se gli incolpati ammettono le proprie responsabilità, collaborano e contribuiscono a far scoprire violazioni del regolamento, la procura federale può proporre al giudice di ridurre le sanzioni fino a trasformarle in “prescrizioni alternative”.

E l’ultimo comma dell’articolo 24 prevede che i vantaggi ottenuti dal pentito possano estendersi alla società di cui fa parte, quando le violazioni sono contestate anche al club. Oltre ai benefici della collaborazione con gli inquirenti, l’articolo 23 concede un’ulteriore chance agli accusati, a patto che non siano recidivi: prima della conclusione del procedimento di primo grado possono dichiararsi colpevoli e patteggiare, proponendo una pena ridotta che accettano in cambio della chiusura del procedimento. In tal caso la decisione sarà inappellabile.

Con una decisa svolta verso le regole del processo penale, il nuovo codice è in vigore dal 1° luglio per sostituire, ancor prima che diventasse operativo, quello messo a punto all’indomani della crisi dal commissario straordinario della Figc Luca Pancalli. La riforma prodotta dall’ufficio giuridico della Federcalcio è stata presentata dal presidente Giancarlo Abete, che ha voluto minimizzare le modifiche rispetto al “codice Pancalli”. Ma agli esperti non sfugge il cambio di rotta.

Accanto all’obiettivo di assicurare il regolare svolgimento delle gare c’è ora un chiaro intento punitivo che non convince del tutto gli esperti. Secondo l’avvocato Lucio Giacomardo, docente in una delle prime cattedre di diritto sportivo, istituita all’Università di Napoli, “il processo sportivo dovrebbe essere simile a quello disciplinare e non a quello penale, altrimenti si rischierebbe di dover introdurre anche qui garanzie processuali, come la verifica delle dichiarazioni dei pentiti, a svantaggio della celerità e della sanzione sportiva”.

La bilancia della giustizia dello sport pende ora verso il potere degli inquirenti. E delle nuove norme è soddisfatto il procuratore federale Stefano Palazzi, che le definisce “un’arma in più contro eventuali accordi trasversali per pilotare partite e risultati”.

In questa direzione vanno le altre novità del codice. Anzitutto sanzioni per “tre o più soggetti che si associano per commettere illeciti”, un reato identico all’associazione a delinquere del Codice penale. Inoltre il divieto per società, dirigenti e tesserati di avere “rapporti abituali” con esponenti della giustizia sportiva e dell’associazione arbitri. Infine, l’ufficio indagini assorbito dalla procura federale. Da questo momento chi conduce le inchieste potrà sostenere anche l’accusa in giudizio: una condizione indispensabile per far funzionare gli accordi con i collaboratori di giustizia.

Ciliegina sulla torta, la creazione di una sorta di Csm dello sport, una commissione di garanzia di cui fa parte anche l’ex procuratore di Milano Francesco Saverio Borrelli, che dovrà giudicare sulle irregolarità commesse dagli stessi giudici sportivi. Per la serie: chi è senza peccato…

Calciopoli: la Juve in C? Non esageriamo

Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus
Juventus in serie C? Azzardato.
Dopo la notifica dei nuovi avvisi di conclusione delle indagini da parte della procura di Napoli su Calciopoli, chi oggi ha scritto che la squadra bianconera rischia di essere retrocessa all’ultimo posto della serie B, probabilmente esagera. Lo ammettono con Panorama.it gli stessi investigatori che hanno indagato. Vediamo perché.
È vero che il numero delle persone accusate di associazione per delinquere è cresciuto (ora sono 21) dopo l’esame del traffico telefonico delle schede telefoniche svizzere (riservate) utilizzate da Luciano Moggi (qui il suo profilo tratto da Wikipedia), ex direttore generale della Juventus, ma è altrettanto vero che le partite sotto inchiesta appartengono allo stesso campionato (2004-2005) per cui la squadra torinese è già stata punita con retrocessione in B e penalizzazione di 9 punti. Lo studio dei tabulati ha permesso ai carabinieri di Roma di ricostruire con più precisione e allargare la rete delle persone che avrebbero partecipato alla frode sportiva. Non ci sono registrazioni di conversazioni (le utenze sono state utilizzate prima dell’inizio dell’inchiesta napoletana) né pentiti (a parte il ristoratore comasco che ha ammesso di aver ceduto quelle tessere telefoniche a Moggi). Si annuncia, quindi, un processo molto combattuto, con gli avvocati pronti a contestare che le chiamate sotto inchiesta servissero ad “aggiustare” le partite. Nell’inchiesta sono entrate anche le intercettazioni ordinate dal procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello, precedenti a quelle napoletane, che anticiperebbero di alcuni mesi la commissione dei reati e la nascita de cosiddetto “Sistema Moggi” (come scritto nelle informative dei carabinieri). Ora, per capire, quali carte abbiano da giocare i pm napoletani, bisognerà aspettare la richiesta di rinvio a giudizio.

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