Italia-Romania: secondo tempo. È cambiato il governo, ma il clima tra i due Paesi resta teso. Come lo scorso novembre, sull’onda dei fatti di cronaca, si è riaccesa la polemica politica tra Roma (col Viminale che annuncia nuove misure sulla sicurezza) e Bucarest, da cui arrivano accuse di xenofobia.
Il neo ministro dell’Interno Roberto Maroni varerà mercoledì o giovedì un pacchetto sicurezza, che dovrebbe contenere un giro di vite sugli immigrati clandestini, anche i romeni e i nomadi. Oggi è arrivato il commento del ministro della Difesa di Bucarest, Teodor Melescanu: “Attraverso la cooperazione con le autorità italiane non consentiremo che i romeni onesti in Italia siano lesi e che nascano sentimenti antiromeni e xenofobi nella Penisola”, ha dichiarato, ricordando che circa 25 mila imprese a capitale italiano operano in Romania e che il contributo dei romeni che lavorano al Pil italiano è notevole (circa l’1%).
L’equilibrio diplomatico, già fragile, rischia di saltare sulla questione dei campi rom. Maroni oggi ne ha parlato con il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, poi sarà il turno di quello di Milano, Letizia Moratti. Per il premier romeno Calin Popescu Tericeanu, è un errore tollerare i campi nomadi in Italia. C’è bisogno, ha dichiarato, di un impegno comune per risolvere la situazione provocata “dalla debole reazione delle forze dell’ordine e delle autorità italiane che non dovevano accettare i campi nomadi che costituiscono base di alimento della delinquenza a Roma o altre città italiane”. Al termine di una riunione di governo dedicata alla situazione dei romeni in Italia ha concluso: “Proporremo al governo di Roma l’invio urgente in Italia di poliziotti e procuratori romeni per sostenere le autorità italiane negli sforzi di contrasto della criminalità ”.
Sui reati commessi dai nomadi che provengono dalla Romania il ministro Melescanu ha inoltre accusato le autorità di Roma di debolezza. “Chi commette un reato, deve rispondere di quel reato”, ha detto, precisando che i criminali vanno puniti in base alla legislazione europea nel rispetto della Convenzione europea sui diritti dell’uomo, del Trattato di Lisbona e della Direttiva 38 dell’Ue sulla libera circolazione dei cittadini comunitari. Il ministro ha inoltre definito “debole” l’impegno delle autorità italiane ad attingere ai fondi Ue destinati all’integrazione sociale dei rom. In settimana il ministro dell’Interno romeno, Cristian David, è atteso a Roma.
Intanto sulle eventuali espulsioni di immigrati c’è stato un botta e risposta a distanza tra il sindaco di Roma e il ministro degli Esteri. Alemanno ieri ha dichiarato al Sunday Times: “Mi rendo conto che la gente possa pensare che sono duro, ma a Roma viviamo nell’emergenza. Dobbiamo riconquistare il controllo del territorio. Nel sud dell’Italia il problema è la mafia. A Roma il problema è l’immigrazione: c’è una vasta massa di persone disperate che sopravvivono in modi dubbi. Secondo il giornale inglese, il sindaco vuole espellere 20 mila criminali stranieri. “Dobbiamo mettere questa gente su aerei che li riportino a casa, ma abbiamo bisogno dell’okay di paesi come la Romania, così lavoreremo su questo”, ha concluso Alemanno.
Mentre Franco Frattini, durante un’intervista a una trasmissione di Sky, ha spiegato che “espulsioni di massa non ci possono essere, è evidente. Noi non vogliamo peggiorare i rapporti con la Romania. I romeni onesti saranno accolti nelle nostre case e nelle nostre aziende, i romeni disonesti, con l’aiuto dei poliziotti romeni, li dobbiamo prendere e restituire al Paese di provenienza”.
Alcuni dati divulgati dal quotidiano romeno Evenimentul zilei (citando uno studio sull’emigrazione del ricercatore romeno Dragos Radu dell’University College di Londra) aiutano a capire l’incidenza dell’immigrazione romena in Italia. Circa due milioni di romeni, cioè quasi il 10 per cento della popolazione, sono emigrati per lavoro nei Paesi dell’Ue negli ultimi sei anni, soprattutto in Italia e Spagna a seguito dell’abolizione dei visti d’ingresso nel 2002. Stando allo studio, dopo l’ingresso della Romania nell’Ue, il primo gennaio 2007, il numero dei romeni all’estero ha raggiunto quasi quello dei connazionali rimasti a casa per lavorare nel settore privato, 2,5 milioni. L’Italia si conferma la destinazione preferita dei romeni: nel 2007 il 23,2 per cento dei romeni all’estero è venuto nella Penisola (un calo di circa il 6% rispetto al 2005). L’Italia è seguita dalla Spagna, con il 22 per cento dei romeni. Lo studio rileva infine che dal 2001 al 2007 solo il 5-7,75 per cento dei romeni emigrati è poi tornato definitivamente in patria.
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