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Il blocco dei tir? A Napoli ha favorito solo la Camorra.

I bancarielli del pane di Napoli (Credits: Nadia Francalacci)

I bancarielli del pane di Napoli (Credits: Nadia Francalacci)

Il pane prodotto in un forno abusivo Camorra- Nadia Francalacci

Il pane prodotto in un forno abusivo Camorra- Nadia Francalacci

FRANCALACCI“Con lo sciopero degli autotrasportatori solamente la Camorra ha fatto affari d’oro”. Domenico Filosa, presidente dell’Unipan, associazione di categoria dei panificatori di Napoli lancia l’allarme per il pane “tossico” prodotto nei forni abusivi gestiti dalla Camorra e venduto nella città partenopea. “La malavita non ha fatto sciopero- prosegue Filosa- e in questi giorni dove nei supermercati di Napoli e provincia scarseggiavano le materie prime per il blocco dei tir, i clan hanno preso il sopravvento”

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Bossi su Cosentino: “Io non ho mai mandato in galera nessuno in vita mia”

L'ex ministro dell'Interno Roberto Bossi e il leader della Lega Umberto Bossi a Montecitorio

L'ex ministro dell'Interno Roberto Bossi e il leader della Lega Umberto Bossi a Montecitorio

Di Paola Sacchi

Ora che tutti dicono che la Lega si sarebbe venduta l’anima giustizialista al «diavolo Berlusconi» nel salvataggio di Nicola Cosentino dal carcere, iluminanti sono le frasi che fonti accreditate attribuiscono a Umberto Bossi, oggi pochi minuti prima del fatidico voto. Continua

Truffe a tavola: la mozzarella italiana sta diventando un miraggio

mozzarella made in italy

Bye bye mozzarella italiana. Oltre la metà dei prodotti caseari presenti sugli scaffali dei supermercati d’Italia sono prodotti con latte liofilizzato e cagliate provenienti dall’estero oppure con latte per lo svezzamento di vitelli, agnelli e capretti. Solamente nel 2010 sono arrivati sul nostro territorio ben 86 milioni di chili di cagliate prodotte in Lituania, Ungheria, Polonia e Germania che sono stati utilizzati per produrre mozzarelle “made in Italy”, dietro nomi di brand italiani. Continua

Dai pizzini al maxicitofono. Ecco come il capo dei Casalesi comunicava con gli altri boss

Il superlatitante della camorra, Michele Zagaria, arrestato dalla polizia a Casapesenna  viene portato dai poliziotti fuori dalla Questura di Caserta, in Piazza Vanvitelli. ANSA/ FELICE DE MARTINO/AG. FRATTARI

Il superlatitante della camorra, Michele Zagaria, arrestato dalla polizia a Casapesenna viene portato dai poliziotti fuori dalla Questura di Caserta, in Piazza Vanvitelli. ANSA/ FELICE DE MARTINO/AG. FRATTARI

Come riescono i boss ad impartire gli ordini dai loro rifugi? Davanti alle storie di capi mafia latitanti per decenni è   un interrogativo ricorrente, uno di quelli che non è possibile non farsi. Bernardo Provenzano utilizzava gli ormai famosi “pizzini” che scriveva di suo pugno dal cascinale nel quale si nascondeva nelle campagne palermitane. Lui comunicava così con la moglie e con il resto del clan: pezzettini di carta, talvolta minuscoli e ripiegati più e più volte, dove annotava tutto dal cibo agli omicidi, dai saluti agli appalti da aggiudicarsi. Ma questo metodo che pur sempre gli ha permesso una latitanza lunghissima, a confronto di quello utilizzato da Capastorta - questo il nomignolo di Michele Zagaria - fa quasi sorridere. Il boss dei Casalesi  aveva infatti studiato e progettato un metodo molto più sofisticato: i citofoni. Anzi. Un maxi citofono. Continua

Parla Carmelo Conte: Dc e 007 mi tesero una trappola

Parla Carmelo Conte: Dc e 007 mi tesero una trappola

«Mi sono stati tolti 20 anni di vita, i migliori». È il 4 dicembre 2011, a Roma, con la manovra di Mario Monti, nasce (almeno formalmente) la Terza repubblica italiana. Nelle stesse ore, a Salerno, c’è Carmelo Conte, classe 1938, potente ministro socialista della Prima, che spiega come ha dovuto rinunciare a essere protagonista della Seconda. Tra malagiustizia e sospetti sui servizi segreti, il suo non è un racconto rassicurante. Continua

Lepore, il procuratore che ha stroncato i Casalesi, da oggi è in pensione. E si racconta

Giandomenico Lepore (Ansa/Ciro Fusco)

Giandomenico Lepore (Ansa/Ciro Fusco)

“Mi sento ancora in forze e sarei rimasto volentieri alla guida della Procura di Napoli”. Giandomenico Lepore, 75 anni, dal 2004 alla guida di una delle procure più importanti d’Italia, oggi è al suo ultimo giorno di lavoro. È commosso quando risponde alle domande di Panorama.it ma non esita a ricordare i momenti più belli della sua carriera con orgoglio e soddisfazione: “Quando arrivai in Procura c’erano quattro superlatitanti, che sembravano imprendibili da circa 10 anni. Adesso che lascio la Procura quei quattro boss sono finiti tutti in manette. L’ultimo è Michele Zagaria che è stato ricercato per 16 anni”. Prima dell’arresto il 7 dicembre scorso del boss dei Casalesi, la procura napoletana aveva arrestato anche Antonio Iovine, altro pezzo da novanta del clan e anche lui latitante da oltre 15 anni. Continua

Michele Zagaria: “Capastorta” ora è cosa nostra

L'arresto di Michele Zagaria (Reuters/Ciro De Lucia)

L'arresto di Michele Zagaria (Reuters/Ciro De Lucia)

Michele Zagaria era Cosa Nostra ma ora è cosa nostra, dei Pm, carabinieri e poliziotti che l’hanno arrestato, dei Casalesi (gli abitanti di Casal di Principe) che lo destavano, degli italiani che lo temevano, dello Stato che ha vinto, come lui stesso, Capastorta, ha dovuto ammettere davanti ai suoi nemici che lo ammanettavano. Continua

L’arresto di Zagaria, una promessa mantenuta: oggi è una bella giornata di sole

Il Boss Michele Zagaria in Questura a Napoli (Credits: LaPresse)

Il Boss Michele Zagaria in Questura a Napoli (Credits: LaPresse)

Marco Ventura

L’hanno catturato dopo una notte d’assedio Michele Zagaria il boss. Era rintanato in un bunker ricavato dentro metri di cemento sotto un villino di vico Mascagni nella sua culla-covo di Casapesenna e si è arreso per paura del buio. Si è arreso quando è partito l’ordine di staccare la corrente e le centinaia di poliziotti che lo avevano circondato e qualcuno che lavorava già di trivella per stanarlo si sono fermati. Si sono fermati aspettando qualcosa e quel qualcosa era l’urlo dal bozzolo del ragno, “non sfondate che mi uccidete, mi arrendo, mi arrendo, avete vinto voi”, perché senza elettricità aveva smesso di funzionare il condizionamento d’aria e la botola a comando studiata come via di fuga s’era inceppata e nessuno c’era più a Casapesenna che potesse trarre in salvo il benefattore della cittadina, poco più di 6mila anime che hanno vissuto malvolentieri questa giornata di gloria nazionale. Continua

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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