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E la Lega disse: il Nord è mio e lo gestisco io

Matteo Salvini e Guido Podestà

di Paola Sacchi

“La Lega diventerà anche un partito nazionale? Solo se è forte al Nord”. Giancarlo Giorgetti, segretario della Lega lombarda, potente colonnello bossiano, dà a Panorama il fixing delle quotazioni nel dibattito in corso tra “nordisti” e “sudisti” del Carroccio, che ha superato la linea del Po.

La missione? “Liberazione della Padania”
L’opzione è chiaramente il Nord, anzi la missione è “la liberazione della Padania”, come ha ribadito Umberto Bossi a Pontida (qui il VIDEO del discorso del Senatur). Ma le prove tecniche di Csu (il partito che comanda in Baviera, alleato stabile della Cdu in Germania) in salsa leghista al Nord sono già in corso.
Rappresentazione plastica della possibile alleanza fra la Csu leghista e il Cdu-Pdl è stato quel fazzoletto verde al collo del candidato vincente Pdl alla Provincia di Milano, Guido Podestà. L’unico non leghista ad aver parlato finora dal sacro prato della Lega (foto sopra).

Il giuramento di Pontida: niente federazione con il Pdl
L’ipotesi ha due ferrei paletti: la Lega non si annulla nel Pdl e il Nord deve essere la sua vera Baviera con presidenti di regione almeno in Lombardia e Veneto. Ecco perché, mentre i cantieri della politica sono aperti (bipolarismo o bipartitismo?), nell’attesa Giorgetti non esclude l’opzione partito nazionale, ma solo a patto che la Lega governi il Nord.
Un uomo chiave del Carroccio come il segretario piemontese Roberto Cota (qui l’intervista di Panorama.it contro il referendum), presidente dei deputati, conferma: “In questo momento siamo al Nord. Premesso che noi siamo e resteremo un partito autonomo ma di parola, il rapporto fra noi e il Pdl risulta sempre più quello tra un partito territoriale come il nostro e un partito non territoriale come l’altro”. Riassume Giorgetti: “La Lega non è scomponibile, la Lega resta Lega, nessun annullamento in altri contenitori ha detto Bossi, dopo aver ribadito l’alleanza con Silvio Berlusconi”. Quindi niente federazione.

Il Carroccio chiede Lombardia e Veneto
Parola che fa venire l’orticaria alla lady di ferro vicentina, Manuela Dal Lago, vicecapogruppo alla Camera: “Mai!”. Come un mantra, il no all’annullamento nel Pdl lo ribadisce l’altro vice di Cota e anche di Giorgetti alla Lega lombarda, Marco Reguzzoni (pupillo del Senatur), che è ancora più esplicito: “La Csu io non la escludo, è chiaro che nel momento in cui dovessimo avere i presidenti di Lombardia e Veneto se ne potrebbe parlare”. Spiega Reguzzoni: “Con due presidenti così e con un peso determinante nel parlamento romano è chiaro che noi saremmo gia la Csu bavarese”.
Ma per il ministro dell’Agricoltura, Luca Zaia: “La Padania è diventata un master anche per i giovani al Sud. Il tavolo che però deciderà sarà quello di Bossi e Berlusconi sulle regionali: Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria”. Avverte già il deputato trevigiano Giampaolo Dozzo: “Se non ci daranno regioni importanti, forse occorrerà valutare soluzioni alternative”.
Minaccia di correre da soli in Veneto? Giacomo Chiappori, segretario di Alleanza federalista, Lega lato Sud, una soluzione l’avrebbe: “Lega nord e Italia federale”. Sarà solo Lega-Csu o di piu?

Lega sicura: ecco perché gli italiani non andranno a votare

L'onorevole Roberto Cota

“Il referendum non raggiungerà il quorum”. Per l’onorevole Roberto Cota, capogruppo della Lega Nord alla Camera, non ci sono dubbi. Lo ripete a tamburo battente: il referendum abrogatorio, che vuole introdurre il sistema maggioritario alla Camera e al Senato, non passerà. Le ultime vicende sembrano giocare a favore del Carroccioi: prima hanno ottenuto lo spostamento del voto dalla data delle europee al ballottaggio delle amministrative e ora godono dell’appoggio di Berlusconi che pur andandoa votare (sì) non si è impegnato nella campagna elettorale. Ma, forti delle loro ultime battaglie vinte, i leghisti sperano che la maggior parte degli italiani segua il loro consiglio: preferire alle urne una scampagnata fuori porta. O, nel caso in cui ci si vada per i ballottaggi, non ritirare le schede del referendum.
Onorevole Cota, la Lega punta sull’astensionismo in difesa del “Porcellum”, la legge elettorale scritta dal senatore Calderoli. Perché gli italiani dovrebbero andare al mare anziché votare?
L’astensione è una modalità dell’espressione dei cittadini sul referendum, prevista e garantita dalla costituzione: l’obiettivo è non far raggiungere il quorum (del 50% + 1, ndr). Noi invitiamo gli italiani a non andare a votare, perché se vincerà il sì, avremo una legge truffa: una lista con un solo voto in più delle altre guadagnerà il 55% dei seggi. È antidemocratico e sbagliato, anche se è stato presentato come qualcosa di democratico, come una conquista da parte del cittadino.
Che cosa rischia la Lega, se vince il sì?
Non rischia alcunché, perché sono convinto che il referendum non passerà.
Calderoli definì la legge da lui scritta “una porcata”. In molti la criticarono. Eppure, alle ultime elezioni questa legge elettorale ha garantito al Paese una maggioranza solida. Un “Porcellum” fortunato o efficace per davvero?
La casualità non centra: in realtà la legge Calderoli, al di là delle critiche spesso mosse da più parti, si è dimostrato il sistema più stabile e ha avuto, tra gli altri, il merito di semplificare il quadro politico italiano.
Ma se rimane il “Porcellum” non ci sarà il rischio di governi deboli in futuro, quando per esempio non ci sarà più un politico come Berlusconi in grado di compattare una coalizione?
Non credo. Ciò non toglie che in futuro non si possa mettere in discussione la legge elettorale attualmente in vigore, ma non certo in questo momento. Oggi non è una priorità per il paese: abbiamo un Governo forte e una maggioranza in grado di fare le riforme. Quando sarà il momento opportuno ne discuteremo e non mi stanco a ripeterlo: solo quando sarà approvata la riforma costituzionale. Prima viene il Senato federale e poi una nuova legge elettorale. Farlo ora è sbagliato e sarebbe soltanto una riforma a pezzi e bocconi.
La Germania è uno stato federale e il suo sistema piace anche all’Udc e a D’Alema. Dopo il “Mattarellum”, il “Vassallum” e il “Porcellum”, anche voi siete a favore di un “Tedescum”?
Tutti usano i modelli elettorali come formule chimiche, come se dovessero risolvere i problemi di un paese. Invece prima si farà la riforma costituzionale e poi, in base ad essa, si ritoccherà la legge elettorale. Oggi la legge elettorale non è tra le priorità del paese, che ha una maggioranza in grado di governare.
E allora parliamo della maggioranza: Fini ha detto che andrà a votare e voterà “sì”. Gli ex di An vi vogliono fare fuori?
Fini andrà a votare, perché ha firmato la presentazione di questo Referendum, ma ormai sono in pochi a sostenerlo. Confondere la stabilità con la mancanza di pluralismo è un ragionamento che non tiene. Il Pdl, con la presa di posizione di Berlusconi, è ormai per la non partecipazione e anche Cicchitto di recente si è espresso per il non voto. Di Pietro prima aveva detto di sì, ora è per il no, e anche all’interno del Pd c’è una fronda anti-consultazione.
Avete conquistato l’appoggio del Cavaliere. Si riformerà un asse del Nord contro un asse del Sud appoggiato dagli ex di An?
Inutile dare spiegazioni di cose che non esistono e, sinceramente, queste dietrologie non mi convincono. L’unica certezza è che questo referendum non passerà e che il Governo porterà avanti le riforme. Fini, d’altro canto, anche se a noi non compete dirlo, troverà sicuramente il suo spazio all’interno del Pdl.
E se invece passerà il “sì”?
Siccome non si raggiungerà il quorum, andremo avanti con le riforme e con l’attuazione del federalismo fiscale.

Bossi: A me gli enti locali, a voi il resto

Umberto Bossi

di Paola Sacchi
“Noi qui e Roberto Maroni in mare a respingere i clandestini. Eravamo un gruppo di amici che volevano prendere a bastonate ‘Roma ladrona’ e siamo riusciti a cambiare le cose. Il guerriero Alberto da Giussano andrà in pensione solo quando avremo la liberazione della Padania”.

Dalla sala di Sesto Calende, dove il Carroccio lancia la sfida alle elezioni comunali, rara enclave rossa del Varesotto verde, gremita di leghisti, giovani soprattutto, domenica 31 maggio si leva un boato “Umberto! Umberto!” e un grido “Secessione”. Ma il Senatùr replica: “Per ora godiamoci il federalismo fiscale”. E lancia i salari territoriali: “La Lega è così piena d’inventiva che è capace di trascinare anche Silvio Berlusconi” avverte il leader del Carroccio e ministro delle Riforme per il federalismo.
“Mi sento tonico, forte, sodo” dice in questa intervista. Il “guerriero Bossi” difende a spada tratta il premier sul caso Noemi (”Tutta una montatura”). Sottolinea la piena fedeltà della Lega al premier: “Io sono amico di Berlusconi. Ogni grande patto è sacro. Niente mani libere, Berlusconi è una brava persona: io non cambio uno che mantiene le promesse”. Quindi, niente ribaltoni come nel 1994, lo testimonia la telefonata con Berlusconi che lo chiama proprio mentre è in corso l’intervista con Panorama. Un saluto al premier lo fa anche Giancarlo Giorgetti, seduto a tavola con Bossi, numero uno della Lega lombarda, e Dario Galli, presidente della Provincia di Varese.
Bossi si aspetta una Lega a due cifre?
Non so. Mi aspetto di vincere nei comuni e nelle province. Quelli mi interessano.
I sondaggi vi danno in forte crescita.
Ma dove?
Vi danno al 10 per cento su scala nazionale, poi in Lombardia e Veneto dovreste fare cappotto…
Io voglio i comuni e le province, tutto il resto è secondario.
Se il risultato della Lega superasse quello delle politiche (8,3 per cento) e in Veneto la Lega arrivasse prima del Pdl, lancereste un’opa sul Lombardo-Veneto?
No, io sono amico di Berlusconi. Ogni grande patto è sacro. È di ferro. Una volta che la Lega presiederà le province e i comuni io sarò a posto.
Ma se ci sarà il sorpasso in Veneto vi verrà naturale chiedere la presidenza…
Va bene, vediamo.
Pier Ferdinando Casini dice che invece al governo comanderete sempre più voi.
Io sono amico di Berlusconi. Con lui ho un patto. A me Berlusconi piace: è una brava persona.
L’asse del Nord resterà quindi sempre solido, la Lega resterà sempre fedele al Cavaliere o voi vi sentirete comunque anche il partito dalle mani libere?
No, resteremo fedeli. Tratteremo, tratteremo, ma noi sappiamo che Berlusconi è uno che mantiene le promesse e quindi io non cambio l’alleanza.
Niente mani libere?
No.
Uno che sembra cambiare spesso posizione anche sull’immigrazione è il presidente della Camera Gianfranco Fini.
Avrà i suoi casini, ma lui vuole bene a Berlusconi.
Non crede che aspiri a diventare leader del Pdl o presidente della Repubblica?
No.
E allora perché fa quasi un distinguo al giorno?
Ma per i suoi, per tranquillizzarli, potrebbero sentirsi schiacciati nel Pdl.
Fini potrebbe essere in un lontano futuro il leader del centrodestra?
Per adesso è Berlusconi. E non è giusto per Berlusconi parlare ora di suoi successori. Fini poi non ha alcuna intenzione di fare le scarpe a Berlusconi.
Lei pensa che dietro il caso Noemi ci siano anche spezzoni di poteri forti che vogliono tornare a fare i king maker della politica?
È una bella montatura più legata alla politica della sinistra che ai poteri forti. La sinistra non ha più i voti, non ha un progetto e allora questo le rompe le scatole. Una sinistra che non capisce più niente. La sinistra era sempre stata capace di interpretare la gente, la società, però adesso mi pare non più.
Il segretario del Pd Dario Franceschini ha detto che Berlusconi non è un buon educatore, suscitando l’indignazione dei figli del premier. Come giudica questa uscita?
Quella è una str…
Ma l’orologio dell’attacco a Berlusconi non le sembra che abbia puntato le lancette sulle elezioni? C’erano stati il federalismo fiscale, la sicurezza, la proposta del G8 in Abruzzo.
Ma proprio per quello si sono arrabbiati: le cose andavano troppo bene.
Voi avete voluto riforme condivise sul federalismo, siete disposti a farle così anche sulla giustizia?
Speriamo.
Dipende dalla sinistra?
E certo.
Andrete avanti con la proposta dei giudici eletti dal popolo?
La applaudono anche in Emilia-Romagna. La vogliono anche lì, quindi, la sinistra ci deve pensare.
L’attacco della sinistra a Berlusconi ricorda un po’ la caccia nei confronti di Craxi. La Lega era giustizialista, ha rivisto quella posizione a quasi dieci anni dalla morte di Bettino?
Craxi commise un errore cercando di agganciare i miei. Allora non mi fidai più di lui.
Detto questo non crede che abbia pagato per tutti?
L’ha pagata troppo, troppo.
Se il 21 giugno passasse il quorum e vincesse il sì al referendum sulla legge elettorale, che fareste?
Non ci pensiamo. (chiosa Giorgetti: “È un’ipotesi fantascientifica”, ndr).
Una federazione con il Pdl in un lontano futuro può essere possibile?
Per adesso no.
In Sicilia Raffaele Lombardo ha azzerato la giunta. Pensa che il suo autonomismo coniugato con il vostro federalismo potrà portare a un leghismo nazionale?
La vedo sì questa possibilità di fare un leghismo da Nord a Sud.
Possibilità di elezioni anticipate?
Non esiste.
Vi sentite ancora una costola della sinistra, come vi definì Massimo D’Alema?
Ma no, ma no… Prendiamo il voto degli operai, però noi non siamo per lo statalismo.
Perché non volete abolire le province?
È un problema di identità quello delle province, troppo importante per la politica. Le province hanno un ruolo fondamentale per le strade, le scuole, l’ambiente.
Le scuole sono troppo poco padane?
Le scuole devono ricollegarsi al territorio e quindi ogni regione dovrebbe difendere la sua storia, i suoi dialetti. In Svizzera i cantoni parlano tutti in dialetto.
In 15 anni che il centrodestra e la Lega sono entrati nella stanza dei bottoni potevano fare di più per affermare una nuova cultura diversa da quella ancora egemone della sinistra?
Adesso che è arrivato il federalismo sarà molto d’aiuto. Quando il mondo va tutto in una direzione, tutti gli vanno dietro.
La Lega è stata accusata di lottizzazione perché per poter nominare vicedirettore generale della Rai Antonio Marano ne sono stati piazzati altri tre nella stessa funzione.
Ma che vogliono? Nella Rai non contiamo quasi niente.
Le manca Gianfranco Miglio?
Sì, il professor Miglio manca, era un produttore di idee.
Chi sarà il suo successore?
La Lega.
Come ha commentato sua moglie Manuela le accuse di Veronica Lario a Berlusconi e l’ultimo gossip secondo il quale la consorte del premier avrebbe un compagno?
No, non parliamo di questa roba. Mia moglie Manuela è una che spera che non sia vera la loro crisi familiare.
Auspica che Veronica e Silvio tornino insieme?
E certo.

Ipse dixit. Calderoli semplifica così Noemi: “Non è così bella ed è di Napoli”

Roberto Calderoli

È ministro della Semplificazione (legislativa) il leghista Roberto Calderoli. Suo compito è quindi ridimensionare, sfoltire e semplificare. E non solo gli elefantiaci tomi delle leggi  italiani, ma anche i concetti, le questioni,  le opinioni.
L’ultima che ha espresso  il ministro del Carroccio, in un’intervista a tutto campo al sito Affaritaliani.it sul caso Noemi è l’esempio perfetto.
La ragazza di cui tanto si è parlato in quest’ultimo mese ha due difetti, per Calderoli: “Non è neanche tanto bella (l’é gnanca tant bela - dice in dialetto il ministro bergamasco, ndr) ed è napoletana”.
“Quindi”, prosegue Calderoli, nel bel mezzo di un tour elettorale a Cinisello Balsamo, “a me interessa zero. E non cado nel tranello…”. Quale tranello?
“Parlare di Noemi per non parlare di quel che ha fatto il governo, che ha fatto tanto e bene. A partire dai quattro ministri leghisti che hanno corso da matti… Bossi, Maroni, Zaia, e se permette anch’io…”.
Una foto di Noemi Letizia

E allora via con gli altri temi. Un appello a Berlusconi: “Basta con Napoli, torna ad Arcore”. Un rimbrotto al presidente della Camera: “Fini è bravo ma i suoi voti li prendiamo noi”.
Un de profundis per il Pd: “Conquisteremo le piazze rosse: Franceschini si trovi un lavoro, da lunedì sarà disoccupato”.
Una proposta che fa discutere: “Voglio la busta paga federale: più grassa al Nord perché la vita costa di più”.
Una rivendicazione orgogliosa: “A Lampedusa abbiamo fermato il business dell’immigrato”.

E voi che ne dite? Quali di queste affermazioni del ministro Calderoli vi convince di più o di meno?

Polemiche sul Colle: Fini frena, il Cavaliere insiste, Veltroni incalza

La facciata del Palazzo del Quirinale, la dimora del Presidente della Repubblica | Ansa
E Gianfranco Fini si smarca. Pur non esprimendosi direttamente sulle dichiarazioni di Berlusconi circa l’ipotesi di scuola sulla possibilità di dare il Senato all’opposizione solo qualora Giorgio Napolitano rassegnasse le dimissioni, il leader di An sottolinea: “quando si è in mezzo alla gente ci si sente chiedere tutt’altro da ciò che si trova sulle pagine dei giornali: i cittadini hanno ben altre esigenze. La gente” ha ripetuto “vuole sapere cose concrete come quelle relative al potere di acquisto dei salari, non sulle sparate propagandistiche di Veltroni”. Per questo, ha concluso l’esponente del Pdl, i temi della campagna elettorale sono gli stipendi, i salari, la detassazione degli straordinari, l’introduzione del quoziente familiare nelle politiche fiscali, la realizzazione di alloggi popolari.
Ma il Cavaliere insiste. Durante la registrazione della puntata di Otto e mezzo, è tornato a ribadire che “in caso di vittoria non daremo il Senato alla sinistra perché delle tre cariche più importanti ha già la più importante: il Quirinale”. Poi il candidato premier del Pdl esprime tutta la sua “stima” e il suo “rispetto” verso il presidente della Repubblica, chiarendo le sue dichiarazioni di ieri in cui aveva ipotizzato le dimissioni di Giorgio Napolitano: “Il capo dello Stato resterà al suo posto” afferma il Cavaliere “gli auguro di finire meravigliosamente il suo settennato”. Eppure: “La mia risposta su un caso di scuola è stata interpretata da tutti i giornali vicino alla sinistra e a me ostili prendendo una frase e utilizzandola contro di me nonostante avessi parlato 10 ore” ha detto Berlusconi ritornando sulle parole di ieri. “Io mi sono lamentato” ha sottolineato l’ex premier “più volte del fatto che la sinistra, dopo l’elezioni vinte per un pugno di voti e una strana vittoria, anzichè aprirsi a un rapporto con noi dandoci la possibilità di avere un nostro esponente in una delle istituzioni dello Stato, questa sinistra ha messo le mani su tutte le istituzioni. Ho sempre detto - ha proseguito - che non mi sembrava giusto, perché non rappresenta una vera democrazia perché dicono gli anglosassoni, ci vuole un sistema di pesi e contrappesi”.
La richiesta di dimissioni di Giorgio Napolitano, come condizione per affidare all’opposizione la presidenza di una delle Camere, “è gravissima e non si era mai sentita prima”, attacca invece il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, nel suo intervento a Unomattina. “Ieri -ha ricordato Veltroni “siamo arrivati al punto, mai sentito prima, di dire bisogna che il presidente della Repubblica si dimetta”. Questa è una concezione aberrante dello Stato, un’idea che le istituzioni siano di parte. Chi si candida a guidare il Paese” ha aggiunto Veltroni riferendosi evidentemente, pur senza nominarlo, a Silvio Berlusconi- non vuole fare altro che tenerlo in una condizione di stress e di tensione permanente”.
Veltroni ha poi toccato un altro argomento caldo degli ultimi giorni. Le affermazioni di Berlusconi, che ha definito Mangano un eroe, sono “un messaggio ambiguo” nei riguardi della mafia secondo il leader del Pd. “Quando leggo che il principale esponente dello schieramento a noi avverso definisce eroe una persona che è stata condannata per reati gravissimi, e che è stata condannata all’interno dal processo intentato da Falcone e Borsellino, penso che la differenza sta qui: per me gli eroi sono Falcone e Borsellino e non chi è stato condannato da loro per reati mafiosi”.

Aria di riavvicinamento al centro: Mastella nuovo petalo della Rosa di Casini?


A volte ritornano, e spesso sono più furiosi di prima. Dopo l’archiviazione della sua posizione all’interno dell’inchiesta “Why not”, Clemente Mastella è passato al contrattacco.

E dal suo blog, usa parole al fosforo per descrivere la propria vicenda personale e giudiziaria: “C’è tanta soddisfazione ma c’è anche tanta amarezza nel dover prendere atto che altri, sul piano politico, giudiziario e mediatico, hanno lavorato per la mia eliminazione politica. E lo hanno fatto sapendo che io, come i fatti stanno dimostrando, ero del tutto innocente. Una vera e propria gogna per la quale ogni commento diventa superfluo”.

Ottenuta la riabilitazione giudiziaria, all’ex Ministro della Giustizia iniziano ora ad arrivare i primi segnali da parte dei partiti politici. Tra questi, in prima fila c’è l’Udc di Pier Ferdinando Casini, che ieri dichiarava: “Mi spiace davvero per quello che è successo. Credo che dovremo riesaminare insieme la situazione e decidere il da farsi”.

Parole che non hanno potuto che sortire un buon effetto in area Udeur, tanto che Mastella ha già parlato di “un vecchio legame che si è rinsaldato”. Qualcuno ha già rilanciato l’idea di una nuova alleanza, proposta nei mesi scorsi dall’ex Ministro e sempre rifiutata sia da Casini cha da Pezzotta, ma innanzitutto Clemente e i suoi dovranno ricostituire un partito che di questi tempi non sembra passarsela benissimo.

Nelle ultime settimane, l’Udeur ha perso infatti decine e decine di dirigenti, parlamentari e consiglieri regionali, tra cui Nuccio Cusimano e Maurizio Barbato, protagonisti nei mesi scorsi di una folkloristica bagarre alla Camera . Ed il direttivo del Campanile, fissato per il prossimo 18 aprile, dovrà discutere innanzitutto di questo. Prima di quella data, però, Mastella dovrà decidersi a indicare ai suoi elettori per chi votare alle elezioni della prossima settimana.

Ecco perché, in attesa di capire se per le Europee del 2009 tutti gli ex diccì correranno insieme, non sembra poi così strano che l’ex ministro possa decidere di indirizzare la sua eredità verso l’Udc dell’ “amico Pier” e del suo padre putativo in politica, quel Ciriaco De Mita che - sbattute le porte del Pd - correrà da capolista al Senato proprio nella terra di Mastella.

Sandri, l’anti Pizza: adesso chiediamo noi di sospendere il voto


Il 13 e 14 aprile gli elettori italiani (non quelli che votano all’estero perchè stanno già votando) troveranno sulle schede il simbolo della Democrazia Cristiana. E soprattutto, voteranno regolarmente, senza rinvii. Il segretario della Dc, Giuseppe Pizza, ha infatti rinunciato a chiedere il rinvio. Ma un rischio esiste ancora: lo spiega a Panorama.it, l’altro segretario della Democrazia Cristiana, Angelo Sandri. Sandri, ovvero l’anti-Pizza. Quello che per anni ha conteso a Pizza lo Scudocrociato. Simbolo, che una sentenza della magistratura ha consegnto a Pizza nel 2006. Ora i cane e gatto della Dc sono su sponde diverse. Pizza è nel Popolo della Libertà con Silvio Berlusconi, mentre sta Sandri con l’Udc di Pier Ferdinando Casini.
Sandri, lei e Pizza come cane e gatto?
Abbastanza. Ma prima della sentenza del 2006 andavamo d’amore e d’accordo. Da allora ci sentiamo entrambi titolati ad utilizzare lo Scudocrociato.
Non potevate stare nello stesso partito?
Siamo nello stesso partito: la Democrazia Cristiana. Ma non troviamo un punto d’incontro ragionevole sull’uso del simbolo e sulla linea politica.
In che vi differenziate?
Io sono centrista. Mentre Pizza dall’autunno del 2007 sta con Berlusconi. È apparentato al Senato con il Pdl nel Centrosud.
Lei invece sta con Casini.
Esattamente.
E tutti e due vi siete visti respingere i simboli Dc.
Sì. Una volta rimasti senza la possibilità di presentare una lista Dc, lui ha seguito la via legale del ricorso che arriva ai fatti di queste ore, mentre io ho optato per un’intesa politica con Casini e mi sono disinteressato della via legale.
Che ora riprende?
Abbiamo ripresentato il ricorso al Tar chiedendo la sospensiva delle elezioni.
Insomma, rientrato il caso della Dc di Pizza, potrebbe aprirsi quello della Dc di Sandri?
È stato aperto un varco e se hanno detto una cosa a Pizza, devono dire la stessa cosa a me.
Entro quanto lo sapremo?
Entro la settimana prossima.
Pizza, però alla fine ci ha ripensato.
La sua è stata tutta scena.
Ci spieghi.
Prima di questa storia era sparito. Ora ha rispolverato la sua presenza. E il Cavaliere gliene sarà riconoscente.
Sandri, sta dicendo che Berlusconi lo farà entrare nel governo?
Può essere… In fin dei conti si candida al Senato: dove darà apporto alla causa di Berlusconi, levando voti a Casini. Se poi diverrà ministro, sottosegretario o presidente dell’Enel lo vedremo. A breve.

Il VIDEO servizio:

Confronto (virtuale) tra il Cavaliere e l’ex sindaco: ma quale Veltrusconi

Il candidato premier del Popolo della Libertà Silvio Berlusconi (S) e il candidato premier del Partito Democratico Walter Veltroni in un due immagini d'archivio | Ansa
Mancano meno di due settimane al voto e i due candidati maggiori polarizzano l’attenzione dei media. Anche perché li invadono in tutte le maniere: dalla videochat al sito del Corriere della Sera, all’intervista a Radio 24 fino all’incontro con le categorie, passando per i classici comizi in piazza (a Viterbo per Walter Veltroni e a Milano per Silvio Berlusconi).
Panorama.it ha confrontato le loro risposte alle varie interviste sulle tematiche più calde dell’attualità politica.

INFLAZIONE
Per combattere l’aumento dei prezzi secondo Berlusconi bisogna “adeguare le pensioni al costo della vita, altrimenti le persone anziane che hanno la pensione come unico reddito non riescono ad arrivare alla fine del mese”. Simile o quasi la ricetta di Veltroni secondo cui: “è necessaria un’operazione di aumento della domanda interna: aumentando salari, stipendi e pensioni”. Ma bisogna pure intervenire “controllando la filiera dei prezzi per fare in modo che quello che non si è fatto quando si è passati dalla lira all’euro, ovvero un momento di passaggio delicato che non è stato fatto negli altri paesi europei, venga fatto oggi d’accordo con le categorie per creare le condizioni migliori possibili per fare riprendere la possibilità di consumo da parte dei cittadini”.

DUELLO TV
Il duello tv si farà? Il segretario del Pd incalza il leader del Pdl: “Tutte le sere ci sono in tv confronti tra vari leader degli schieramenti, l’unico che non si può fare è quello tra Berlusconi e me. Perché? Dica che non lo vuole fare”. Serafico, e fermo sulla sua posizione, il Cavaliere ha ribattuto: “La liberticida e assurda par condicio non consente il faccia a faccia con Veltroni: se ne dovrebbero fare più di 100, perché i candidati di qualunque partito avrebbero il diritto di confrontarsi con me e con lui”.

IMMIGRATI
Sulla concessione del voto amministrativo agli immigrati era stato il leader del Pdl ad aprire, durante il fine settimana, sostenendo: “è possibile un ddl sul voto agli immigrati alle amministrative”. La proposta, stoppata dalla Lega per bocca di Roberto Calderoli e Roberto Maroni, ha ricevuto poi le critiche proprio dal candidato premier del Pd, che ha definito quella nel centrodestra “una sarabanda. Possiamo continuare così con dichiarazioni, smentite, continue riunioni di maggioranza?”.

ACCORDI POST ELETTORALI
Da qualche giorno il Cavaliere attacca con un nuovo leit motiv: “Sono in molti a parlarmi di un patto di Veltroni con Bertinotti per stare insieme subito dopo le elezioni”. Accusa a cui Veltroni replica netto: “Correre appresso alle stranezze della disperazione altrui mi sembra impietoso. È antiquariato. È una cosa totalmente falsa e, del resto, se fosse stata vera, noi non avremmo rotto la coalizione”.

GRANDE COALIZIONE, OVVERO “VELTRUSCONI”
E alla faccia di quanto sostenuto dal settimanale americano Newsweek i due candidati premier rispondono, all’unisono, contro il ‘Veltrusconi’. Per Berlusconi “è una brutta parola senza nessun contenuto e comunque vinceremo e governeremo noi”, stessa cosa per Veltroni che definisce il mostro bicefalo come “una cosa orrenda” ed esclama “governerà anche vincendo con un solo voto di maggioranza”.

ALITALIA
Sulla compagnia aerea i due hanno idee contrapposte. Per Veltroni “far fallire la trattativa su Alitalia con Air France significa assumersi una bella responsabilità, perché c’è il rischio che con lo stato di crisi poi arriva qualcuno che si prende Alitalia per poche lire”. Mentre Berlusconi si lancia in una previsione: “La trattativa con Air France non si concluderà. E dopo le elezioni si presenterà una cordata con dentro i migliori nomi dell’imprenditoria italiana”.

PROVINCE
Stessi propositi sui costi della politica: entrambi promettono di voler eliminare le province, dimezzare i parlamentari e i consiglieri regionali. Veltroni rilancia: “Non solo dico no a nuove province, anzi ridurrò quelle delle aree metropolitane”.
Infine, a conferma che i due candidati premier stanno, in questi caldi giorni di campagna elettorale, parlando praticamente sull’intero scibile umano, ecco queste dichiarazioni dei due leader.
Berlusconi in videochat al sito del Corriere della Sera: “Gli studenti dovrebbero alzarsi in piedi quando in aula entra il professore”. Veltroni a Otto e Mezzo sulla puntata che dovrà tenersi con il duello Bondi-Finocchiaro: “Ah, ve la spassate!”.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
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