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Il premier si sfoga con Chi: “Niente festini solo cene simpatiche”

Silvio Berlusconi

Che sia in vacanza o no, una cosa è certa. Dalla Sardegna Berlusconi fa il punto. Su tutto. Intervistato da Chi, il premier parla di governo e di alleanze (dopo l’attacco di Bossi all’Inno di Mameli), di privacy (e non solo della sua), di villa Certosa, della salute, dei raporti familiari (con i figli e con Veronica Lario), del gossip e delle critiche manifestate dalla Cei alla sua vita privata.

Ha una verità per ogni argomento il Cavaliere. Una versione totalmente diversa da quella dipinta dai giornali. A cominciare dai “festini” nelle sue ville che hanno partorito le dure (e ripetute) critiche della stampa cattolica, in primis Avvenire. Il cui direttore Dino Boffo dopo la vicenda D’Addario nell’ultimo mese aveva prima parlato di “uno scenario apparso nella sua desolazione” e successivamente ribadiva la perplessità della Chiesa su certi comportamenti del presidente del Consiglio. E quindi, ecco la risposta del premier: “Sono anche loro caduti nel tranello delle calunnie contro di me, prendendo per vere notizie false”, ribatte il Cavaliere. Che smentisce ogni legame con Noemi o coetanee: “Io non ho mai intrattenuto ‘relazioni’ con minorenni e non ho mai organizzato ‘festini’. Ho partecipato soltanto a cene certamente simpatiche, ma assolutamente ineccepibili sul piano della moralità e dell’eleganza. E non ho mai invitato consapevolmente a casa mia persone poco serie”.

“Privacy, non basta una multa”
Quanto a coloro che hanno violato la sua privacy si tratta “di un reato grave”. “Il diritto alla riservatezza” attacca il premier “è una parte essenziale della libertà. Ridurre la libertà altrui” dice “è, in uno Stato di diritto, un reato grave. Non basta una multa a sanzionarlo, come fosse un divieto di sosta. E deve valere per tutti”. Perché non è “accettabile”, per il Presidente del Consiglio che “si moltiplichino le disposizioni e gli organismi a tutela della privacy” e che “contemporaneamente si possa invadere così facilmente la vita altrui”.
A proposito, venderà Villa Certosa? “Amo la Sardegna e sono molto affezionato a Villa Certosa dove mi sento come fuori dal tempo. E’ un luogo a cui sono legato per tanti ricordi personali. Per questo non voglio alienarla. Intendo piuttosto difendere la mia privacy dalla sistematica violazione che ne hanno fatto pseudoreporter in palese violazione delle leggi in vigore”.

Armonia familiare
Il premier nega quindi che vi siano contrapposizioni tra lui e sua figlia Barbara provocate dall’intervista rilasciata da quest’ultima a Vanity Fair. “Non sapevo dell’intervista”, puntualizza il premier. “Ma era immaginabile che qualche giornale avrebbe cercato il sensazionalismo, cioè di contrapporre mia figlia a me, una contrapposizione che davvero non esiste. Quasi un nuovo sport nazionale quello di aggredire la mia famiglia”. “L’intervista andava benissimo, ma è stata strumentalizzata e penso che strumentalizzare la mia famiglia i sentimenti delle persone che a me sono più care, come arma di lotta politica contro di me, sia forse il punto più basso del degrado della vita politica”. E alla primogenita Marina il premier dedica parole affettuose: “Ci assomigliamo molto, ci riconosciamo nei giudizi sulle situazioni e sugli altri. Abbiamo la stessa passione per i risultati che nascono dalla creativita’, dall’impegno e dal lavoro. E ci vogliamo moltissimo bene”.
Ma l’amarezza affiora quando si tocca l’argomento che riguarda i suo sentimenti verso la moglie Veronica: “Difficile” confessa il premier “prendere atto che dopo trent’anni molto è cambiato nella propria vita. Soprattutto quando si è vissuta una vera storia d’amore. Trent’anni non sono un giorno”.

Bossi, Mameli e il Va’ pensiero
Il premier nella lunga intervista, rilasciata al direttore Signorini, tocca anche le vicende politiche ed i rapporti con la Lega gettando acqua sul fuoco dopo le ultime esternazioni di Bossi. “L’Inno di Mameli ha accompagnato la nascita e il consolidamento della nostra Patria. Ma bisogna anche comprendere che le esternazioni di Umberto Bossi, a cui mi sento legato da un affetto fraterno, sono carezze per la sua gente e per il popolo della Lega. All’inno di Mameli sono legati momenti di gioia, di commozione, di celebrazione dello spirito nazionale. E poi sostituirlo sarebbe molto complicato. Infatti, trovare un accordo tra tutti su un nuovo inno sarebbe difficile. Indubbiamente Va’ pensiero e’ un’aria bellissima, uno dei capolavori del genio assoluto di Giuseppe Verdi, ma si riferisce alle vicende del popolo ebraico prigioniero in Babilonia”.

“Opposizione non ha senso dello Stato”
Nel corso del colloquio, il presidente del Consiglio parla anche di riforme: “Vorrei poter dare anche l’avvio a una stagione di riforme delle istituzioni, ma occorrerebbe un’opposizione con un più alto senso dello Stato”. E di tasse: “Cercheremo di ridurre le spese dello Stato per tagliare le imposte e per far sentire agli italiani di non vivere in uno Stato tiranno che opprime i cittadini, ma in uno Stato libero e amico”. Non mancano poi i passaggi più ameni, come quando commenta la forma fisica del suo ex omologo nonché amico Aznar: “Lui ha più tempo libero di me, l’invidia è un sentimento che mi è sconosciuto. E poi anche io non sono tanto male…”.

Foto: Tania Cagnotto testimonial per la sicurezza stradale

Tania Cagnotto testimonial per la sicurezza stradale

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Credits: ANSA / ALESSANDRO DI MEO

D’Addario: riparte l’offensiva de l’Espresso. In Senato è guerra sulla moralità

Silvio Berlusconi e Patrizia D'Addario durante una conferenza a Bari

Nessuna replica ufficiale del premier Silvio Berlusconi. Solo una nota di Niccolò Ghedini, consulente giuridico e avvocato del presidente del Consiglio, in cui le registrazioni dei colloqui tra Silvio Berlusconi e Patrizia D’Addario, pubblicate sul sito dell’Espresso sono bollate come “materiale senza alcun pregio, del tutto inverosimile e frutto di invenzione”.
Già, perché scaduta la temporanea tregua del G8, imposta dalle circostanze oltre che dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il gruppo Espresso ha ripreso la sua guerra contro il premier.

Ma il Cavaliere sceglie di non intervenire e lascia che a parlare sia il suo avvocato, pronto a querelare “chiunque ritenesse di utilizzare” l’audio delle telefonate pubblicato sul sito dell’Espresso. L’avvocato del presidente del Consiglio chiama in causa anche la magistratura “auspicando che verifichi come i giornalisti siano entrati in possesso” del materiale che, prosegue la nota, “è tuttora in possesso” della Procura di Bari e “sottoposto a regime del segreto di indagine e del divieto assoluto di pubblicazione”. Ma da Bari il procuratore Marzano fa sapere che si tratta di “materiale informatico” che Patrizia D’Addario ha consegnato, “a seguito delle dichiarazioni rese al pubblico ministero ed alla polizia giudiziaria”. Materiale “ritualmente acquisito e adeguatamente custodito in plichi sigillati collocati in una cassaforte blindata di questo ufficio”. “La pubblicazione” sostiene il procuratore “di conversazioni asseritamente registrate non è pertanto riferibile in modo alcuno agli uffici di Procura, che non hanno ancora proceduto all’apertura dei plichi sigillati, all’ascolto ed alla riproduzione del contenuto del suddetto materiale”.
Anche Gaetano Pecorella, deputato del Pdl, critica la pubblicazione delle conversazioni perchè si tratta o di “registrazioni false” e di conseguenza “frutto di una regia politica, o di registrazioni vere e perciò di una interferenza illecita nella vita privata”.

S’infiamma intanto lo scontro politico. Il Pd attacca Berlusconi sostenendo che “la versione dei fatti data dal premier è stata smentita di nuovo da questi nastri” e pertanto il premier “adesso avrebbe l’elementare dovere di chiarire davanti all’opinione pubblica senza esagerare con le polemiche verso i giornali che fanno solo il loro lavoro” spiega Paolo Gentiloni, già presidente della Commissione Bicamerale di Vigilanza sulla Rai. E la prima occasione per affrontare i comportamenti del presidente del Consiglio è stata stamattina durante la conferenza dei capigruppo al Senato, dove i democratici sono tornati alla carica con la richiesta di discutere in Aula una mozione sulla “credibilità di chi governa e sulla necessaria prudenza nelle frequentazioni” (primi firmatari Gianrico Carofiglio, Luigi Zanda e Anna Finocchiaro). Richiesta respinta: la conferenza dei capigruppo di palazzo Madama ha votato a maggioranza - contro Pd, Idv e Udc - un calendario dei lavori d’aula che non la prevede.
A Palazzo Madama la tensione resta comunque alta. Già nella scorsa settimana alla buvette i toni si sono alzti parecchio proprio tra i due “vicari” del PdL e del Pd, Gaetano Quagliariello e Luigi Zanda.
Questioni morali: il Pdl, naturalmente, non ritiene urgente la mozione del Pd. Il Pd è deciso ad affrontare la discussione in Aula, come prevede il calendario; il PdL, contrario, minaccia ritorsioni.
A rappresentare le posizioni del Pdl, è il presidente dei senatori Maurizio Gasparri: la maggioranza è sì pronta a discutere di etica e politica purché questo avvenga a 360 gradi “facendovi rientrare, ad esempio, anche quella questione morale di cui il senatore Marino aveva parlato a proposito del Pd” e “molte altre cose come i rapporti tra magistrati e politica”.

Gossip e politica. Contro Berlusconi, la scossa di Bari

Silvio Berlusconi

Due divanisti in Transatlantico, uno della maggioranza, l’altro dell’opposizione, dialogano sui “Massimi sistemi”. “Secondo te la storia di Bari è la scossa a cui pensava D’Alema”? “Può darsi”. “Sì, però cominciano a essere tante. E non solo dalla Repubblica, ora c’è pure il Corriere. E se il Cavaliere cade?”. “Ok, proviamo a fare lo scenario. Il Cav casca e diventa inadatto a governare”. “Unfit, come scriveva l’Economist?”. “Unfit. Ma andiamo avanti: Silvio esce dalla politica?”. “No. Resta a Palazzo Grazioli, incaz… come un toro. E manovra”. “E la Lega non vota un governo di unità nazionale”. “No, di sicuro. E neanche il Pdl, ma forse Fini, Tremonti… “. “Fini non controlla il partito, Tremonti è il nemico delle banche”. “Già, è vero. Arriva un salvatore della patria? Magari vicino alle banche, Draghi, Montezemolo “. “Non sono passati dalle urne, ci sarebbe una rivolta nel Paese”. E dopo c’è il caos.

La chat di Montecitorio al tempo dei complotti
Non è una cronaca marziana, ma la chat di Montecitorio al tempo dei complotti veri e immaginari. Quello che si dice in Parlamento in questi giorni è degno di un capitolo che arricchirebbe il libro Cospirazioni di Kate Tuckett (Castelvecchi editore) e non sfigurerebbe affatto accanto ai brani dedicati all’Area 51 (la base americana dove si nasconderebbero le prove degli ufo), a Elvis Presley che uccise John F. Kennedy, all’uomo che non è mai andato sulla Luna (vedere il film Capricorn One).

Come scritto su Panorama qualche numero fa, guai a chiamare quel che va accadendo “complotto”, perché le mosse sono ben visibili, i protagonisti non si nascondono e soprattutto perché un complotto politico ha sempre un piano per il dopo e qui, ammesso che il durante sia programmato, nel dopo si vede solo il caos. Da Apicella alla donzella barese. Non erano trascorse neppure 24 ore dall’archiviazione dell’inchiesta sui voli di stato e dal successo diplomatico dell’incontro a Washington con Barack Obama (qui la GALLERY dell’incontro) che Berlusconi si è trovato ancora nel plot del gossip e del ricatto. Chiuso il dossier dell’Apicella volante si è aperto quello di una donzella barese che minaccia sfracelli e rivelazioni sulle pagine del Corriere della sera contro un Cav reo di averla invitata a una festa a Palazzo Grazioli, di averle dato un cadeau di 1.000 euro e soprattutto di non averle dato una mano per costruire “un residence su un terreno della mia famiglia”. Il giornale di via Solferino indaga e intervista Patrizia D’Addario (qui il suo calendario e un suo ritratto), candidata nella lista Puglia prima di tutto, ma alla cronista sorge un sospetto e chiede: “Non si rende conto che questo è un ricatto?”.
La ragazza serafica risponde: “Lei dice?”. E afferma di essere stata in corsa per una candidatura alle europee. Candidatura sfumata. D’Addario sostiene ora di avere delle prove di quanto afferma e perfino delle registrazioni.

Le fiamme si levano dalle intercettazioni
Le fiamme del “nuovo filone” si levano dalle intercettazioni disposte dalla procura della Repubblica di Bari che indaga sulle forniture di un’azienda, la Tecno Hospital. L’indagine finisce sui quotidiani perché dalle protesi artificiali vira verso le cosce reali di giovani donne che avrebbero fatto visita nelle residenze di Berlusconi (il quale non è indagato). Siccome al telefono si parla di soldi, le indagini si approfondiscono e cominciano gli interrogatori, anche di alcune giovani donne in veste di “persone informate dei fatti”. Dagli appalti nel settore della sanità si passa a scandagliare non tanto la vita privata del presidente del Consiglio quanto due piste. La prima è quella dell’induzione alla prostituzione. La seconda riguarda eventuali tentativi di pressione sul premier. C’è anche chi si spinge a fantasticare di scambi appalti-donne. Di certo c’è solo che l’inchiesta è aperta e che esistono delle intercettazioni, acquisite però in un altro procedimento sull’azienda guidata da Giampaolo e Claudio Tarantini, titolari della Techno Hospital.

E qui sorge un problema: secondo l’articolo 270 del Codice di proceduta penale, “i risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli nei quali sono stati disposti, salvo che risultino indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza”. E non saremmo in ogni caso di fronte a un omicidio o a una rapina. Altro punto sul quale probabilmente si aprirà una battaglia: la competenza territoriale. Dove si sarebbe eventualmente consumato il reato? A Bari? A Roma? In Sardegna? Chi deve indagare? Niccolò Ghedini, deputato e avvocato di Berlusconi, ha comunque precisato: “Il presidente del Consiglio non è ricattabile, perché ricattabile è chi non può rivolgersi all’autorità giudiziaria. Escludo la presenza di registrazioni”. Massimo fa il sismologo e annuncia la scossa. Settandue ore prima D’Alema va alla trasmissione In mezz’ora di Lucia Annunziata e si trasforma in oracolo: “La vicenda italiana potrà conoscere delle scosse, non c’è dubbio. Berlusconi è animato dal mito dell’eterna giovinezza, un mito pericoloso. L’opposizione deve reagire assumendosi le proprie responsabilità”. Un minuto dopo nel Palazzo ci si chiede a cosa alluda il deputato di Gallipoli (Achille Occhetto dixit), tre giorni dopo bossianamente arriva la quadra e la teoria del complotto decolla a razzo: D’Alema è amico del sindaco di Bari Michele Emiliano, ex magistrato, allora lui sapeva… Massimo nega e si indigna. Il suo più stretto collaboratore, il senatore Nicola Latorre, giura a Panorama che “tra le cose di Bari e le dichiarazioni di D’Alema non c’è un collegamento. Il ragionamento di D’Alema era esclusivamente, rigorosamente e totalmente di carattere politico”.

La ricostruzione temporale
Il senatore del Pd incastra un altro dato cronologico: “Il discorso di D’Alema nasce dalla constatazione che è stato Berlusconi a parlare di piano eversivo, cioè il fatto che si vuole sostituire un eletto dal popolo con un non eletto dal popolo”. La ricostruzione temporale non fa una piega, il Cav infatti il 13 giugno a Santa Margherita, durante il convegno dei giovani industriali, parla di “piano eversivo contro di me”. E di fronte “a una cosa del genere” dice Latorre “una forza d’opposizione segnala una evidente difficoltà, perché a dispetto di quel che si creda nell’immaginario io sono convinto che Berlusconi non parli mai a vanvera. Così di fronte a tutto questo D’Alema ha invitato l’opposizione ad avere un atteggiamento responsabile”. La tesi del principe delle tenebre incarnato in D’Alema per Latorre non esiste: “Se vogliamo dirla tutta, era un monito anche a quanti all’interno dell’opposizione si preoccupano soltanto di alzare il tono dello scontro e non si pongono il problema di proporsi al Paese come una credibile alternativa di governo.
Era un modo di rispondere politicamente alle cose dette da Berlusconi e un messaggio rivolto a tutto il centrosinistra”. In Parlamento nessuno ci crede, ma Latorre chiosa: “Personalmente, sempre, sempre, sempre, non ho mai ritenuto la scelta di mettere un non eletto dal popolo una buona cosa”. Resta il fatto che nel pentolone del diavolo barese bolle qualcosa e per Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo del Pdl al Senato, che in terra pugliese ha legami familiari e politici, quel qualcosa e il tentativo ciclico di mandare in stallo un jumbo che vola con il pieno del carburante, il pilota alla cloche, gli steward (e le hostess) ai loro posti.
“Se guardiamo la storia d’Italia, e piena di fibrillazioni” spiega Quagliariello “perche non si e mai sopportato che un governo si stabilizzasse. Abbiamo vinto le elezioni politiche, e venuta meno la logica delle coalizioni di un tempo, c’e una vera maggioranza intorno a un premier e gli elettori l’hanno confermata. Tutto cio per alcuni e intollerabile”.

Bersaglio grosso: l’immagine pubblica di Berlusconi
Intollerabile o no, qualcosa si muove. E sul G8 di meta luglio all’Aquila s’addensano nuvoloni. Sarebbe quello il bersaglio grosso della strategia di demolizione dell’immagine pubblica di Berlusconi. Finale di partita dei due divanisti. “E se arriviamo al G8 con il premier ammaccato? “. “Questo e probabile”. “Allora che succede?”. “Si va avanti e si attende l’autunno, quando la Consulta decidera sul lodo Alfano”. “E se il Cav ne esce senza scudo?”. “Elezioni anticipate, si rivota”. “E chi vince?”. “Noi vinciamo di nuovo”. “E noi perdiamo di nuovo”.

Ore di gossip
Il tempo dedicato dalle trasmissioni di approfondimento giornalistico al cosiddetto Noemigate e ai temi politici nelle ultime settimane
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L’attacco al Cavaliere dei giornali europei: è un pericolo per l’Italia

Berlusconi ospite a

E ci si mettono anche i giornali stranieri a occuparsi del caso Noemi Letizia e dei suoi sviluppi. Critiche al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che vengono non solo dal Financial Times ma anche da altre testate internazionali.
Con un articolo su due pagine, l’Independent si occupa oggi del caso, ponendosi una domanda: “È possibile che un’adolescente faccia cadere Berlusconi?”. Il quotidiano, a firma del suo corrispondente da Roma Peter Popham ricostruisce l’intera controversia, affermando che “Berlusconi è stato scoperto a dire numerose bugie sul rapporto, e rifiuta di spiegarle. E con importanti elezioni in arrivo la sua popolarità, al massimo storico sei settimane fa, potrebbe essere erosa”. “Oggi” osserva Popham “l’Italia è in stallo. La Repubblica ha chiesto insistentemente che Berlusconi faccia chiarezza su Noemi, pubblicando negli ultimi 15 giorni una lista di dieci domande cui egli dovrebbe rispondere. Berlusconi si è ripetutamente rifiutato. Con le europee a soli 10 giorni di distanza, c’è il vero rischio che il suo silenzio lo danneggi in un voto che si aspettava avrebbe vinto senza problemi”. “È sintomatico della banalizzazione della politica italiana sotto Berlusconi che egli sia ora chiamato a rispondere non per mafia, non per corruzione, ma a causa del rapporto con una teenager” conclude l’Independent. “Ma lo scontro in sé non è banale. Vivere in Italia ora è come essere intrappolati in un fiume di lava che scende lentamente ma irreversibilmente sul fianco di una montagna. Anziché portare a una rivitalizzata Seconda Repubblica, gli scandali di corruzione degli anni ‘90 hanno portato a una Età di Silvio e a un lento, costante degrado delle istituzioni democratiche del Paese. Se il primo ministro può farla franca portando avanti una storia d’amore adulterina e semipubblica con una adolescente (e poi mentire così spudoratamente che ogni sciocco può vedere che non sta dicendo la verità), e non venir chiamato a risponderne, allora la nazione è in pericolo”.

Toni altrettanto duri quelli del Financial Times. Per il quotidiano economico londinese l’Italia non rischia di tornare al fascismo: “Berlusconi non è evidentemente Mussolini: ha squadroni di veline al seguito, non di camicie nere…ma resta un pericolo, in primo luogo per l’Italia, e un esempio deleterio per tutti”. Il pericolo rappresentato dal presidente del Consiglio italiano, secondo il quotidiano britannico, è “quello del potere dei media che minai contenuti seri della politica e li sostituisce con lo spettacolo. È quello di una spietata demonizzazione dei nemici…. È quello di mettere una fortuna economica al servizio della creazione di un’immagine forte, fatta di rivendicazioni di un successo infinito e del sostegno popolare”.
E la sinistra? Ci sono bacchettate sulle nocche delle mani anche per i laburisti nostrani. Il Ft mette sotto accusa anche “l’assenza” della sinistra, le “istituzioni deboli e talvolta politicizzate” e soprattutto “un giornalismo che ha accettato spesso un ruolo subalterno”, tutti elementi che hanno reso così “dominante” la posizione del Cavaliere.

Ma a soddisfare le opposizioni, manco a dirlo, è soprattutto il pezzo del Financial Times. “Il discredito internazionale del nostro presidente del Consiglio ha raggiunto il livello massimo da quando è in politica” rileva Felice Belisario, presidente dei senatori dell’Italia dei Valori. “Addirittura il Financial Times, uno dei più autorevoli giornali del mondo, parla di Berlusconi come di un pericolo dell’Italia”. “Non sono” prosegue “solo i suoi fatti privati a preuccuparci, sono il suo enorme conflitto di interesse, la sua miopia nel sottovalutare una crisi economica devastante, le sue esternazioni puntualmente smentite il giorno dopo, le sue bugie, i suoi attacchi feroci agli altri poteri dello stato. L’Italia dei Valori” conclude “denuncia da tempo quello che oggi è stato scritto sul Ft. Berlusconi è davvero un pericolo per l’Italia”.
Non manca la stoccata del segretario del Pd, Dario Franceschini: “Berlusconi è un politico e un imprenditore di successo, piace perchè è ricco, è furbo è potente”. “Non c’è dubbio che Berlusconi sia un imprenditore e un politico di successo, ricco, furbo e potente. Ma alle italiane e agli italiani vorrei rivolgere una semplice domanda: fareste educare i vostri figli da quest’uomo? Chi guida un paese ha il dovere di dare il buon esempio, di trasmettere valori positivi”.
A stretto giro la replica del governo: “Ci rifiutiamo di pensare che il Pd possa condividere la battuta infelice e pesante di Franceschini. Il rispetto dell’avversario politico è il fondamento della democrazia e Franceschini dovrebbe chiedere scusa ai figli di Berlusconi, a Berlusconi e agli italian”.Lo afferma, in una nota, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti.
Non ci sta nemmeno il ministro degli Esteri, Franco Frattini: “Cattiva stampa” e soprattutto “disonesta” perchè i risultati del lavoro svolto dal governo italiano “sono sotto gli occhi di tutti”, commenta il responsabile della farnesina il duro articolo nel quale il Financial Times definisce Berlusconi un “esempio negativo per tutti”. “Rispetto sempre anche la cattiva stampa” ha detto Frattini “perchè è l’esercizio della libertà di espressione ma la tratto come cattiva stampa”.

Il Nobel per la Pace 2010? A Berlusconi: è già pronto un comitato

Silvio Berlusconi

Recentemente lo si è visto con l’elmetto da pompiere tra gli sfollati dell’Abruzzo o con il berretto da capotreno all’inaugurazione dell’Alta Velocità Milano Roma. E prima ancora, Silvio Berlusconi era apparso con la bandana, il cappello da cowboy, il colbacco russo. E in futuro? Essendo tipo da grandi sorprese, bisogna solo stare ad aspettare.
Eppure c’è qualcuno che, per il 2010, la sorpresa vorrebbe farla a lui. Immaginandolo, metaforicamente, con in testa l’alloro del Nobel. Per la Pace.
Sul web è infatti nato un gruppo che candida il Cav. al prestigioso riconoscimento “per il suo impegno umanitario in campo nazionale ed internazionale”, si legge nel sito del comitato, costituito il 30 aprile scorso e guidato dall’avvocato Emanuele Verghini, da Giammario Battaglia, che del Comitato è il portavoce, e da Valerio Cianciulli, tutti e tre provenienti dal Movimento dei Popolari-liberali di Carlo Giovanardi.
Il comitato, il prossimo 1 febbraio 2010 sarà inviata al comitato Nobel norvegese la proposta di candidare il premier all’ambito riconoscimento internazionale. Mentre il 26 maggio prossimo, davanti a palazzo Chigi o in Piazza del Popolo (la “location” è ancora da stabilire), partirà la campagna di adesione all’iniziativa. Intanto però, entro la fine di questa settimana “sarà spedita una lettera a tutti i parlamentari di maggioranza e opposizione, a tutti i candidati alle prossime europee ed ai consiglieri regionali e provinciali del Lazio e ai consiglieri capitolini”.
Che le polemiche degli ultimi giorni, per l’annunciato divorzio tra Silvio Berlusconi e Veronica Lario, non avessero intaccato la popolarità del premier si sapeva. In un sondaggio di Panorama, della scorsa settimana (propio a ridosso della vicenda), due terzi (67 per cento) degli italiani dichiaravano di essere rimasti indifferenti alla questione (giudicata di carattere personale), mentre l’84% degli intervistati giuravano che l’affaire non ha cambiato la loro opinione rigurado al presidente del Consiglio.
Che, soprattutto in rete, sta spopolando: a sotegno del Cavaliere e dell’azione del suo governo ecco Forzasilvio.it: nato, grazie a Marco Camisani Calzolari, blogger e imprenditore multimediale: “a seguito del successo di Obama”, si legge sul sito “correlato all’uso corretto di internet e delle sue potenzialità, il Presidente ha affidato a Speakage l’incarico di produrre un network altrettanto moderno e performante”.
Tornando al premio, le motivazioni che giustificano tale iniziativa riguardano alcune controversie che Berlusconi con il suo intervento avrebbe contribuito a risolvere in maniera determinante: la risoluzione del conflitto tra Russia e Georgia quando Berlusconi grazie ai suoi buoni rapporti con Vladimir Putin si è adoperato per fermare lo scontro in campo aperto trai due eserciti, ottenendo il riconoscimento del successo di tale operazione dallo stesso presidente francese Nicolas Sarkozy. Non meno importante è stata la positiva mediazione tra Usa e Libia per la ripresa dei rapporti diplomatici anche grazie al riconoscimento da parte del premier dei danni morali e fisici causati alla Libia quando era ancora colonia italiana con la storica firma del trattato di amicizia e cooperazione tra i due Stati oltre al ritrovato spirito di amicizia che è riuscito a ricreare con i nuovi rapporti con la Turchia e con Erdogan che hanno permesso a Berlusconi di avere un ruolo decisivo nella nomina di Anders Fogh Rasmussen a segretario generale della Nato.
Tra le altre motivazioni sono elencati gli intervinti del premier durante il suo atuale governo come quando si è adoperato e ha risolto il problema dei rifiuti di Napoli che il precedente esecutivo non era riuscito a risolvere, fino al deciso intervento che ha coinsentito di ripare il disastroumanitario causato dal terremoto in Abruzzo.
Il comitato che vuole candidare Silvio Berlusconi al Nobel per la pace è dotato di un proprio statuto che in 12 articoli riassume l’organizzazione dell’iniziativa che si avvale, oltre che di un sito internet, anche di un gruppo ben nutrito di sostenitori su Facebook.
Dopo poco più di cento anni dalla conquista del premio Nobel per la pace da parte di un italiano (era il 1907 quando il giornalista Ernesto Teodoro Moneta ricevette il premio) chissà che non sia giunta l’ora di far tornare in patria l’illustre riconoscimento umanitario.

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Il Wwf: le discariche in Campania inquinano, ecco le prove

“Chi ci aveva promesso una gestione oculata e razionale della discarica di Basso dell’Olmo, ha completamente fallito. Ora le stesse garanzie ci vengono date per la costruzione dell’impianto di Serre, ma come possiamo fidarci?”. Se lo chiede Antonio Cariello, agronomo e membro del Nucleo delle guardie ambientali del Wwf di Salerno, che denuncia a Panorama.it il cattivo funzionamento del sito per lo smaltimento dei rifiuti costruito sul territorio del Comune di Campagna, in provincia di Salerno. Il lettore ha inviato al nostro giornale anche delle immagini (guarda la GALLERY) e i suoi video sono andati in onda durante il programma “Anno Zero”, su Rai2, lo scorso 5 aprile.
Guido Bertolaso, nominato dal governo commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania, considera la costruzione di una discarica regionale a Serre una mossa fondamentale per far fronte all’allarme. Ma le premesse, secondo il Wwf di Salerno e il Comitato “Serre per la vita”, non sono delle migliori. “L’impianto di Basso dell’Olmo, costruito nel 2005, è a circa cento metri dall’area individuata per la nuova discarica e a fianco dell’oasi del Wwf di Persano”, spiega Cariello, che si è rivolto anche alla Procura della Repubblica di Salerno. “Abbiamo documentato che a Basso dell’Olmo finiscono non solo rifiuti urbani ma anche rifiuti di altro genere, scaricati illegalmente. La discarica è diventata una grossa vasca da cui, attraverso il terreno, liquami di ogni tipo finiscono nel vicino torrente e poi nel fiume Sele. Il corso d’acqua bagna tutta la Piana del Sele, dove si trovano 25 mila aziende agricole che producono frutta e ortaggi venduti in tutto il mondo. Non solo la gestione dei rifiuti è approssimativa quindi, ma manca ogni tipo di sorveglianza”.
Nel 2005 fu proprio Bertolaso a rassicurare i cittadini di Campagna, che bloccarono la Salerno Reggio Calabria per protestare contro la costruzione della discarica di Basso dell’Olmo, offrendo garanzie sulla corretta gestione dell’impianto. Due anni dopo quegli stessi cittadini, davanti allo stesso tipo di promesse, si fanno una domanda: “Di quale credibilità godono oggi le autorità?”.

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Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
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