Leggi tutte le notizie su:


Campania

Ecomafie, 70 reati al giorno e un business che vale oltre 20 miliardi

rifiutiaperto

Una montagna di rifiuti speciali alta come l’Etna (3.100 metri, pari a 31 milioni di tonnellate) inghiottita dalla terra. 28mila edifici abusivi, interi quartieri, costruiti in un anno. E 25.776 reati accertati contro l’ambiente, per un giro d’affari complessivo sopra i 20 miliardi di euro, un quinto circa del fatturato globale delle mafie.
Cifre e immagini evocative date dall’ultimo rapporto sulle Ecomafie in Italia stilato da Legambiente e presentato martedì 5 a Roma.
“Un business che non conosce crisi” dicono i responsabili dell’associazione ecologista, “anzi, l’anno nero dell’economia mondiale rischia di favorire i trafficanti: il fatturato delle Ecomafie” spiega il respondabile dell’Osservatorio Ambiente e Legalità Sebastiano Venneri, “non è mai stato così alto”. Crescono le agromafie, il racket degli animali, il traffico di rifiuti pericolosi. Ma non sono tutte negative le notizie nel rapporto, curato in collaborazione con tutte le forze dell’ordine, delle Capitanerie di Porto, dell’Agenzia delle Dogane, della Direzione investigativa antimafia, dell’istituto di ricerche Cresme (per quanto riguarda il capitolo relativo all’abusivismo edilizio), dei magistrati impegnati nella lotta alla criminalità ambientale, degli avvocati dei Ceag (Centri di Azione Giuridica) e di tutti i circoli di Legambiente. Rispetto all’anno scorso è diminuito il numero di reati accertati ed è aumentata l’azione di controllo, anche sull’onda dell’attenzione mediatica all’emergenza rifiuti in Campania. E se da un lato aumentano le rotte dei traffici internazionali dei rifiuti, dall’altro cresce la capacità di contrasto delle Forze dell’ordine: salgono gli arresti (+13,3%) e i sequestri (+6,6%).
Proprio in Campania si rileva la maggioranza degli ecoreati: 3.907 (15,2% sul totale) seguita da Calabria (3.336) e Sicilia (2.788). Negli ultimi tre anni si ipotizza che siano stati smaltiti illegalmente in tutta la regione campana circa 13 milioni di tonnellate di rifiuti di ogni specie. In particolare, riferisce il rapporto, tradotti in camion, questi 13 mln di tonnellate significano ”520 mila tir che hanno attraversato mezza Italia per concludere i rispettivi tragitti nelle campagne napoletane, nell’entroterra salernitano, nelle discariche abusive del casertano o ancora, più recentemente, nei terreni scavati nel beneventano e nell’avellinese”. E citando i dati dell’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpa), Legambiente sottolinea che sono 2.551 i siti da bonificare tra discariche, zone di abbandono incontrollato di rifiuti o sversamenti di residui industriali.
Altro grande business delle ecomafie è poi l’abusivismo eilizio e i reati contro il patrimonio naturale: anche qui la Campania resta stabile al primo posto nel ciclo del cemento illegale, con, secondo il rapporto “interi quartieri abusivi costruiti con i proventi di attività illecite: basti pensare che il 67% dei comuni campani sciolti per infiltrazione mafiosa dal ‘91 ad oggi lo sono stati proprio per abusivismo edilizio”. Nella poco onorevole classifica segue la Calabria e poi il Lazio, dove sono raddoppiate in un anno le persone denunciate e i sequestri. Dati che sono stati commentati da Francesco Rutelli, presidente del Copasir: ”Ci sono alcune parti del Lazio meridionale dove questa presenza è invasiva e dove vengono sciolti alcuni consigli comunali. Qui, come altrove, la presenza dello Stato deve essere molto ferma”. A tale proposito l’esponente del Pd si augura che venga reintrodotto nel ddl sicurezza ” il dovere di segnalare e denunciare il pizzo e l’estorsione come reato previsto in origine nel disegno di legge”.
Secondo Legambiente, poi, l’Ecomafia si sta infiltrando (ed è un vero paradosso) anche nei settori delle energie rinnovabili e dell’edilizia “verde”: la criminalità fiuta il business (e tutti questi settori sono in crescita a dispetto della crisi) come un segugio. “Dobbiamo fare sì che le rinnovabili, l’edilizia sostenibile e gli impianti anti inquinamento restino lontani dalla criminalità organizzata: i grandi temi dell’ambiente devono restare puliti” ha commentato Rutelli.

L’exit strategy dei governatori Pd. Tutti i leader con la valigia

Dario Franceschini

Di fronte ai portoni del Pd in via Sant’Andrea delle Fratte c’è una valigia. Dentro la valigia, una guerra di successione che non si annuncia affatto pacifica. Per il Pd, il problema infatti non è solo la corsa alla segreteria nazionale che si aprirà per il dopo-Franceschini. È innanzitutto l’esodo che porterà entro i prossimi dodici mesi moltissimi amminstratori locali a lasciare i loro presidi, roccaforti storiche o conquiste del recente passato, e a rintracciare candidati credibili e altrettanto radicati nel territorio.

Il nodo forse più spinoso è la Campania: da tempo, il ticket Antonio Bassolino - RosettaIervolino ha superato infatti il giro di boa del secondo mandato e si appresta ad arrivare, non proprio in buona salute politica, al capolinea. Prima dell’ultima fermata, specie per il presidente della Regione, potrebbe però esserci la possibilità di uno sbarco in Europa come candidato alle elezioni di giugno. Una soluzione che imporrebbe al politico campano una scelta, perchè la legge vigente non consente il cumulo dell due cariche.

Sempre a Sud, ma un po’ più a est, le cose non sono messe meglio: Nichi Vendola, governatore della Puglia dal 2005, davanti a sé ha ancora molti mesi per amministrare la sua regione prima che scada il suo primo mandato. Eppure, vista l’ardua soglia di sbarramento al 4%, la nuova alleanza di sinistra, l’Mps (Movimento per la sinistra), che tiene dentro socialisti, verdi, sinistra democratica e un pezzo fuoriuscito dal Pdci, potrebbe convincerlo ad una candidatura a Bruxelles, a cui non è da escludere che possa seguire la decisione di non voler guidare la coalizione alle prossime regionali.

Dopo la svolta territoriale voluta da Franceschini, in casa democratica si fa poi un gran parlare delle imminnenti candidature del governatore piemontese Mercedes Bresso, del sindaco di Torino Sergio Chiamparino e di Maria Rita Lorenzetti, che guida invece la regione Umbria.
Senza contare che alla prossima tornata, a Firenze, si rinnoveranno il consiglio provinciale e quello comunale, con un testa a testa, in quest’ultimo caso, tra Matteo Renzi e il sempre più probabile candidato del Pdl Giovanni Galli.
Piazze, queste, un tempo definite dai politologi e sondaggisti quasi tutte “sicure” e piuttosto blindate in direzione centrosinistra, ma che oggi, con un partito in forte crisi, vacillano al ritmo di sondaggi schiaccianti su cui Franceschini ha di recente ironizzato, tentando così di esorcizzare una paura interna innanzitutto al gruppo democratico. E proprio il segretario del Pd, comprendendo l’importanza della sfida, nei giorni successivi alla sua elezione, aveva già impresso una “svolta territoriale” alla segreteria del partito, inserendovi, tra gli altri, il presidente della regione Emilia-Romagna Vasco Errani, quello della provincia di Rieti, Fabio Melilli, oltre a diversi segretari di partito locali.

Inevitabile, dunque, che dall’ex loft chiedano alle prossime elezioni anche un impegno di bandiera per drenare qualche voto tra gli incerti e i potenziali astenuti. Ma non è così scontato che qualcuno di essi, vista l’aria che tira, se candidato ed eletto , possa alla fine ritornare ad occuparsi solo dell’amministrazione del proprio territorio.

Il j’accuse di Francesco Barbato: Ora nell’Idv bisogna fare pulizia

“Non ho nulla di cui pentirmi, vado avanti anche a costo di esser bruciato vivo come Giordano Bruno. L’Italia dei valori in Campania non deve trasformarsi nell’Idv della camorra, le minacce dei miei compagni di partito non mi fermeranno”. Se non frantumasse la “diversità etica” ostentata dall’Idv, l’uscita di Francesco Barbato, fino a oggi proconsole di Antonio Di Pietro in Campania, assomiglierebbe a una sceneggiata, un altro colpo nella gara fratricida in corso a Napoli. Invece questo deputato, figlio delle liste civiche, muove nuove accuse contro l’intera gerarchia, i collaboratori più fidati del leader, in una guerriglia senza quartiere. La slavina delle raccomandazioni di Cristiano Di Pietro si trasforma in valanga. La questione morale sfianca il partito.

Barbato, la settimana scorsa aveva anticipato a Panorama l’autosospensione da tutte le cariche del partito in regione per protesta. Americo Porfidia, deputato dell’Idv indagato per camorra, e Cristiano Di Pietro hanno fatto un passo indietro. È soddisfatto?
Macché, premesso che Cristiano è stato fin troppo onesto e che Porfidia invece avrebbe dovuto lasciare la carica, come fece proprio Di Pietro da ministro, la situazione dell’Italia dei valori in Campania è sempre più insostenibile. Dopo le infiltrazioni della camorra arrivano le minacce. L’assistente del segretario regionale, Nello Formisano, quello delle telefonate con Mauro Mautone (qui l’intervista all’ex provveditore ai lavori pubblici delle regioni Campania e Molise) per intenderci, ha appena minacciato una nostra collega di partito di starsene zitta e di cambiare versione su fatti gravi.
Che cosa è accaduto?
Avevo ricevuto un’email da Emma Tedesco, consigliere di Giffoni Vallepiana, che segnalava all’Idv come non riuscisse a contattare più Porfidia dalle elezioni, in barba alla disponibilità che Di Pietro consiglia ai nostri parlamentari di assicurare ai cittadini 24 ore al giorno. Ebbene, la cosa si è venuta a sapere, adesso la segretaria di Formisano ha intimato chiaramente a questa amica di cambiare versione, di non far arrivare questi fatti alla direzione del partito. Sono questi i metodi dell’Italia dei valori, minacce e intimidazioni?
Assomigliano a beghe di cortile, magari è per la tensione…
Non credo, visto che le frasi sono state alquanto arroganti e intimidatorie. E non è la prima volta: la minaccia sembra ormai consuetudine. Nicola Giordano, il segretario dell’Idv di Crispano, un giovane ingegnere, ha informato via email Di Pietro che alle ultime politiche il nostro consigliere regionale Nicola Marrazzo aveva contattato lui e altri dirigenti invitandoli a non votare Idv perché non era stato candidato. Di Pietro ha chiesto ragione al partito in Campania sull’accaduto e subito dopo Marrazzo ha convocato questo ingegnere in regione per minacciarlo: “Non devi far arrivare al Nord, a Di Pietro, le cose che succedono giù da noi”. Queste minacce stroncano le aspirazioni politiche di giovani dirigenti e il profilo di trasparenza dell’Idv. Testimoniano pure che l’azione della magistratura e le mie denunce sulle collusioni tra affari, politica e camorra sono vere.
In realtà Formisano accusa lei di essere andato sottobraccio con Giuseppe Gambale, ex assessore finito in carcere nell’inchiesta Magnanapoli.
Vorrei ricordare che proprio Formisano, quando nel 2001 tradì Di Pietro candidandosi contro l’Idv, ebbe con Gambale lo stesso percorso politico nella Margherita. Oggi i nomi di Formisano e Gambale compaiono nelle intercettazioni di Magnanapoli con il segretario regionale che parla di amici e appalti. Non è vero che qui bisogna sporcarsi per forza le mani e fare “una certa politica”. Io ne sono l’esempio vivente come sindaco e come consigliere comunale dalle mani pulite. Ci sono tanti modi per sostenere la camorra.
A cosa si riferisce?
La Margherita presentò nella passata legislatura un’interrogazione parlamentare contro lo scioglimento del Comune di Pozzuoli per infiltrazioni camorristiche, sostenendo che la commissione d’indagine perseguitava quell’amministrazione. Ebbene, uno dei quattro motivi indicati nell’istruttoria per azzerarla era proprio la scarsa trasparenza nell’appalto alle aziende di Alfredo Romeo per gestire il patrimonio della città. Di Pietro queste cose dovrebbe valutarle. Anzi, proprio a lui mi appello come deputato antimafia affinché faccia pulizia, anche perché Formisano mica rappresenta la base dell’Idv.
Ma se è il vostro segretario regionale…
Offro solo due dati: in Campania abbiamo preso 160 mila voti, però al brindisi di fine anno organizzato proprio da Formisano all’hotel Terminus erano in 47, autisti e portaborse compresi. Formisano rappresenta un modo superato di far politica. Questo ex assessore regionale di Antonio Bassolino è una palla al piede per l’Idv. Rappresenta una classe politica che da 15 anni governa la Campania e che ha fallito. Ma anche nell’Idv abbiamo dei problemi.
A chi pensa?
Prenda Nicola Marrazzo: è immorale che vada a fare il nostro capogruppo in regione dopo aver remato contro l’Idv.
Perché il fratello Angelo è stato “coinvolto in procedimenti penali a carico del clan dei Casalesi”, come ha detto alla Camera l’ex prefetto Carlo Ferrigno?
Non faccio il carabiniere. Bastano le minacce, basta far parte dello stesso blocco di potere.
E chi altri ne fa parte?
Quando alla Camera attaccai Mario Landolfi di An per le inchieste che lo coinvolgono, Porfidia andò a esprimergli solidarietà contro la mia posizione. E già questo dovrebbe essere inconcepibile nell’Idv. Poi si è scoperto che anche Porfidia è indagato per camorra e questo significa solo una cosa: non può più essere mio collega di partito. Formisano afferma che Porfidia è uomo della nostra terra: certo non della mia. La mia è l’altra Campania: gente per bene, la maggioranza. Per questo su di me da giorni si è scatenato un fuoco concentrico con trasversalità tra Porfidia, Formisano e Landolfi. Forse do fastidio perché combatto il sistema affari-politica-camorra?
Infatti Landofi l’accusa di aver frequentazioni con Gaetano Manna, già segnalato dai carabinieri.
Manna è un testimone contro la camorra, per questo ho sollecitato per lui una scorta. In realtà Landolfi non attacca me, manda un messaggio a Manna, cerca di delegittimarlo, di impaurirlo.
E perché mai?
Il 9 gennaio Manna, che tra l’altro è stato scelto dai giudici per amministrare terreni confiscati ai Nuvoletta a Pignataro Maggiore, deve testimoniare proprio in un processo contro questo clan. L’ho sentito disorientato. Non comprende questo attacco. Ora non so se questo prezioso teste andrà in aula.
Barbato, si mette contro tutti?
Se l’Italia dei valori strappa la bandiera della legalità, io, costi quel che costi, rimarrò sempre a fianco dei cittadini per l’altra Campania.

Torna l’emergenza rifiuti. In Calabria

Corso Vittorio Emanuele

Emergenza rifiuti uguale Campania? Solo un luogo comune. Dopo che a Napoli la situazione è tornata sotto il livello di guardia, la crisi torna a galla in Calabria. Ieri il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza nella Regione, viste le gravi difficoltà nello smaltimento dei rifiuti urbani.

Da mesi partono gli allarmi dalle amministrazioni locali, che denunciano problemi pari, o a volte maggiori, di quelli campani. Il centro dell’emergenza è Cosenza, ma anche i sindaci della provincia di Reggio Calabria, dopo la saturazione di alcuni siti di stoccaggio, hanno chiesto interventi urgenti per tutelare la salute dei cittadini.

A gennaio scorso molti in Calabria si opposero a ospitare i rifiuti campani e non solo per scarso altruismo. Erano pochi mesi infatti che si era tornati, dopo oltre dieci anni di commissario straordinario, alla gestione ordinaria della raccolta e dello smaltimento. L’importazione degli scarti di Napoli, sostenne la Cgil, cozzava “con una situazione della nostra Regione drammatica e conclamata di crisi ambientale incombente. I siti di stoccaggio e di smaltimento calabresi, soprattutto nel Crotonese, sono ampiamente a rischio saturazione e ciò ha già innescato forti allarmi tra le popolazioni”.

Secondo i rappresentanti dell’opposizione in Consiglio regionale inoltre, “più tempo passa, più la situazione rischia di aggravarsi, perché i pochi impianti di trattamento e smaltimento esistenti in Calabria stanno esaurendo le loro capacità di intervento. Siamo di fronte ad una situazione tragica, che può esplodere da un momento all’altro per motivi ormai fin troppo noti che possono essere sintetizzati in pochi ma significativi punti: alla ben nota assenza di impianti di trattamento e smaltimento esistente, in particolare nella provincia di Cosenza, si sta affiancando il problema gravissimo delle altre province, le cui capacità di intervento si stanno lentamente ma inesorabilmente esaurendo”.

Intanto il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, ha dichiarato di considerare “importanti sia la dichiarazione dello stato di emergenza per i danni provocati dal maltempo, sia quella per fare fronte alle criticità da noi segnalate al governo anche in materia di smaltimento di rifiuti urbani nel territorio calabrese. Ringrazio il governo”, ha aggiunto, “per l’attenzione su due questioni particolarmente delicate che interessano le popolazioni calabresi. Ora si può guardare avanti con più serenità e si potrà porre mano, come noi abbiamo auspicato, alla definitiva soluzione dei problemi del settore rifiuti che si trascinano da almeno un decennio”.

Urne e inchieste, il Pd rischia il ko. E Veltroni s’aggrappa ai commissari

Il leader dei Democratici, Walter Veltroni

Innanzitutto, Sardegna e Abruzzo. A sorpresa non c’è la Campania. Ma non si sa mai.

Dopo il ciclone giudiziario, gli “agguati politici” e le sconfitte elettorali, le contromosse di Walter Veltroni, messo sotto processo dai suoi colonnelli, partono da queste due regioni.
“Questo non è il mio Pd” avrebbe detto il segretario del partito ieri, tra un’agenzia e l’altra che recitava i nomi dei politici e dei dirigenti locali democratici coinvolti a vario titolo nelle inchieste della magistratura. Aggiungendo di volere una nuova classe dirigente capace di amministrare con onestà ed entusiasmo il territorio.

Da oggi, la parola d’ordine è dunque “percorso innovativo”. Si inizia così proprio da due regioni che, per motivi diversi, sono stati il palcoscenico di dure scosse d’assestamento in casa democratica.
In Abruzzo, dopo la pesante sconfitta elettorale e le inchieste della magistratura che hanno portato all’arresto del sindaco di Pescara (che era pure segretario regionale del partito), toccherebbe a Massimo Brutti riorganizzare le fila del partito, profittando anche dei suoi buoni rapporti con i magistrati (per molti mesi è stato responsabile della Giustizia dei Democratici di sinistra).

Strana vicenda quella a Pescara: il sindaco arrestato, Luciano D’Alfonso, dopo essere stato il più giovane presidente provinciale d’Italia (a soli 30 anni nel 1995), si era guadagnato sul campo due mandati consecutivi da primo cittadino (2003 e 2008). Non solo. In occasione delle primarie del 14 ottobre 2007, era diventato il leader regionale del Pd. Ma per capire il peso di D’Alfonso forse vale la pena ricordare la scelta di Veltroni che, proprio da Pescara, complice anche la coincidenza tra elezioni politiche e amministrative, decise di cominciare il suo tour dell’Italia. “Siccome sono scaramantico” spiegò il leader democratico in quell’occasione “ho voluto far ripartire la mia sfida da Pescara: perché ogni volta che siamo partiti da qui abbiamo sempre vinto le elezioni”. Ma davanti alle calamità anche la scaramanzia non basta. Meglio affidarsi a un uomo navigato come Brutti.

In Sardegna, dove a fine novembre i dissidi interni al partito hanno costretto alle dimissioni il governatore isolano Renato Soru, si farebbero invece i nomi di Michele Meta oppure del portavoce del Pd Andrea Orlando, entrambi vicinissimi al leader democratico.

Situazione niente affatto semplice neppure a Firenze: ieri gli alleati del Pd hanno detto il loro “no” alla corsa alle primarie per la carica di primo cittadino da parte di Graziano Cioni, l’assessore comunale alla Sicurezza indagato nella vicenda Castello.
Quanto alle altre regioni, Campania in testa (dove parte dell giunta è coinvolta nell’inchiesta sulla delibera “Global service”) si resta a guardare. E se il braccio destro di Veltroni, Goffredo Bettini, rassicura sulla solidità della posizione del segretario, molti dirigenti aspettano la direzione di dopodomani. Solo allora si potrà capire quanto sia robusta la leadership in casa del Pd.

Regioni: in Abruzzo si vota, in altre restano problemi. Per il Pd

I leader del Pd

Con il voto in Abruzzo verrà sciolto uno dei nodi delle amministrazioni locali, da tempo al centro di forti fibrillazioni, soprattutto nel centrosinistra. Ma il dibattito politico resta ancora incentrato sulla politica locale, dalle primarie nel Pd per le elezioni comunali di Firenze e Bologna, alle tensioni che stanno attraversando in Campania sia la Regione che il comune di Napoli, mentre sullo sfondo restano ancora in piedi la successione di Soru alla regione Sardegna, come anche gli sviluppi della situazione alla Regione Basilicata, con l’intera giunta dimissionaria.

In Toscana, lo scorso fine settimana ha tenuto banco la clamorosa protesta del sindaco di Firenze Leonardo Domenici, che si è incatenato davanti alla sede del “giornale amico” La Repubblica per protestare contro una “cattiva informazione” nell’inchiesta Fondiaria-Sai. E proprio a proposito delle comunali fiorentine, previste per il prossimo anno, il Partito Democratico ha deciso di abbandonare le primarie di partito, per passare alle primarie di coalizione. Una decisione accettata anche dai vertici fiorentini dei partiti della coalizione, con il via libera al doppio turno: si voterà il primo turno il primo febbraio, e il secondo a distanza di una o due settimane. Una decisione che “pone una pietra tombale sulla vocazione maggioritaria del Pd” ha commentato per il Pdl Gaetano Quagliarello.

Resta alto il livello di scontro politico anche in Campania, dove il presidente della regione, Antonio Bassolino, ha detto sì alle novità, ma ribadendo che lui non si sente affatto logoro. Piuttosto si considera uno che sta sul fronte, affronta i problemi, “butta il sangue” ogni giorno, mentre c’é chi giudica e parla. Un Bassolino che così ha replicato al vertice romano del Pd, che ha chiesto per la Campania, discontinuità e innovazione cominciando dalla scelta del candidato per le provinciali, per i quali si applicherà un codice etico, e poi con le primarie per il successore di Bassolino. Per il Comune di Napoli, invece, la strategia romana (mal digerita dal sindaco) sembra quella di un rimpasto con l’inserimento di molti nomi nuovi ma continuando a puntare sulla guida della Iervolino. I vertici del Pdl campano chiedono invece di tornare alle urne la prossima primavera, per votare a Napoli e alla Regione.

Si sta invece votando a Bologna, in queste ore, per le primarie del Pd, per designare il successore di Sergio Cofferati (che preferisce tornare a fare il papà a Genova) . In campo quattro esponenti di lungo corso della politica locale: Flavio Delbono, Virginio Merola, Maurizio Cevenini e Andrea Forlani. Le elezioni sono previste per il prossimo giugno.

Finiranno proprio il giorno di Natale i 30 giorni previsti dallo statuto della Sardegna per “raffreddare” la situazione politica, dopo le dimissioni del presidente Soru. La discussione in Consiglio è fissata per il 22-23 dicembre. Se dopo tale data, Soru non ritirerà le dimissioni, si avvierà la procedura di scioglimento del Consiglio, mentre le elezioni saranno fissate entro il 22 febbraio.

Ancora in alto mare anche la situazione in Basilicata, dopo le dimissioni, il 29 novembre scorso, dell’intera giunta dopo l’abbandono di un assessore del Pd in seguito alla pubblicazione di un’inchiesta giornalistica sul dissesto regionale.

Rivoluzione Pd: a Napoli e in Campania “Si cambia tutto”

Walter Veltroni, Antonio Bassolino e Piero Fassino

Stop, si cambia. Signori (del Pd) si scende. La prossima stazione elettorale è quella di arrivo.
Non per tutti, certo. Di sicuro per i dirigenti e gli (attuali) amministratori democratici campani.
La parola d’ordine è discontinuità. In gergo politichese significa ricambio. Tradotto, vuol dire che la stagione di Bassolino e Iervolino è agli sgoccioli.
Almeno così ha deciso il coordinamento politico del Partito democratico in vista delle prossime elezioni amministrative: “A Napoli e in Campania il Pd intende aprire un nuovo ciclo politico, avviando un confronto all’interno del partito e con la società sui temi dello sviluppo del territorio e della modernizzazione della Campania”, afferma una nota diffusa al termine della riunione convocata per affrontare la situazione del partito in Campania e allargata al segretario regionale Tino Iannuzzi, e provinciale di Napoli, Luigi Nicolais.
Il segretario provinciale di Napoli e il segretario regionale della Campania ”con il pieno sostegno politico del coordinamento nazionale, saranno i promotori” riporta la nota “sin dai prossimi giorni, del percorso che porterà al rinnovamento del ciclo politico, al quale parteciperanno costantemente i vertici nazionali del Pd”.
“A partire dalle ormai prossime elezioni provinciali” prosegue il documento “il Pd si impegna a realizzare una stagione di rinnovamento con un profilo di forte discontinuita’ e una qualificata innovazione sul terreno programmatico. La scelta del candidato presidente avverra’ mediante il metodo delle primarie e con il protagonismo della societa’ civile anche nella composizione delle liste”.
“Nell’ambito di questo processo il Pd - conclude il comunicato - mette all’ordine del giorno l’esigenza di costruire la massima partecipazione popolare per la scelta del prossimo candidato alla guida della Regione Campania”.
Insomma, una rivoluzione: in salsa campana, ma cucinata alla romana. E la portata del cambiamento auspicato è stata poi chiarita dal portavoce Andrea Orlando. Il Pd, ha spiegato, manda “un messaggio politico chiaro: in Campania vogliamo aprire una fase nuova nei contenuti, nelle persone, nelle metodologie. Serve un salto di qualità e questo vale sia per le prossime elezioni provinciali sia per ragionare fin da subito per il candidato alla regione Campania che sarà individuato con le primarie”. Il vertice del Pd, ha spiegato Orlando, “ha dato mandato ai due segretari ed espresso pieno sostegno per attuare a Napoli e in Campania innovazione e discontinuità”.
In realtà il proposito emerso dal vetrice del Pd sembra quanto mai ambiziosa. La lotta interna al partito campano non accetta infatti a placarsi e anche oggi il vicepresidente della giunta regionale della Campania, Antonio Valiante, uno dei più stretti collaboratori di Bassolino, è tornato ad attaccare pesantemente il segretario provinciale Luigi Nicolais.
“Nicolais, già ministro e assessore per cinque anni della Regione Campania - ha accusato Valiante - versa in evidente stato confusionale. Non passa giorno infatti in cui non pronunci affermazioni gravi e del tutto contraddittorie contro le istituzioni locali e contro il partito di cui è dirigente”. “Dopo aver contribuito a sollevare un polverone sulla questione morale” ha rincarato “oggi fa marcia indietro sostenendo che la Regione Campania ha un problema di scarsa efficienza amministrativa. C’è da restare di stucco”.
Come di stucco rimarranno tutti quelli che pensavano che con il vertice romano, la faida campana potesse trovare la fine.

Fibrillazioni Pd: il pressing di Walter su Bassolino-Iervolino

veltroni e bassolino

Antonio Bassolino, Rosa Russo Iervolino: da giorni, si aspettava la reazione di Walter Veltroni alle accuse (mosse da intellettuali e alleati) sulla cattiva gestione del partito negli enti locali. E la reazione è arrivata: la prima regione a finire nella black-list è stata, manco a dirlo, la Campania.
Stando a sentire alcuni uomini vicini al segretario, non ci sarebbe però nessuna nuova sortita. Anzi, “la posizione è quella concordata con lo stesso Bassolino durante la campagna elettorale: restare in carica fino a che non sarà risolta l’emergenza rifiuti, poi dimissioni da governatore”.
In realtà, la richiesta di Veltroni sembra essere più di un monito a rispettare i tempi e i patti. E infatti non è stata affatto una mossa isolata. Nelle stesse ore, il segretario del Pd avrebbe chiesto a Rosa Russo Iervolino un “ampio rinnovamento della giunta comunale”. Provocando la reazione piuttosto risentita del sindaco di Napoli :”ho mani pulite e spalle fortissime. Se ci sono problemi politici Veltroni lo dica e dica quali alternative hanno perché il vinavil non si addice a Rosetta Iervolino”.

In realtà, sulla questione Napoli peserebbero alcuni indescrizioni su un’indagine che travolgerebbe di fatto un’ampia parte del ceto politico napoletano. L’accusa sarebbe quella di turbativa d’asta, ma a scatenare il vortice contribuirebbero in realtà alcune conversazioni che dimostrerebbero - ha scritto Giuseppe D’Avanzo su La Repubblica - “quanto il parolaio guerresco del confronto pubblico tra destra e sinistra sia, a Napoli, soltanto una mascherata. In realtà, ogni rivolo della spesa pubblica si decide in un compromesso utile a proteggere gli interessi personali, la rendita politica, le quote di consenso di ciascun partito”.
Nei palazzi del potere napoletano si respira dunque un clima di assedio, con l’aria resa ancor più avvelenata dal suicidio dell’ex assessore comunale Giorgio Nugnes e dalle indiscrezioni sull’inchiesta che configura un accordo trasversale per pilotare l’aggiudicazione dell’appalto di “global service” sulla manutenzione stradale.
Il governatore per ora non si espone, non parla e si tiene defilato. L’ultimo suo intervento sul blog porta la data del 29 novembre e ha per tema la crisi finanziaria. Non quella del Pd in Campania.
Crisi che invece sta molto a cuore ad Antonio Di Pietro, ipotizzando una Mani Pulite di ritorno nel Golfo partenopeo, ha mandato un messaggio: “Noi dell’Idv chiediamo da due anni le dimissioni di Bassolino, sotto la sua gestione vi è stato un utilizzo non trasparente di fondi ed una insufficiente azione politica”.
Ciò detto, dentro il Pd non ci si nasconde il fatto che i fronti aperti sono anche altri, come quello fiorentino. Però è la Campania il vero caso. E nasconderlo alla fine non gioverebbe a nessuno. Nemmeno ai due eterni duellanti che in queste ore se le stanno dando di santa ragioe per la leadership democratica: Max e Walter.
Chiedendo una svolta al ticket Bassolino - Iervolino, il segreatrio spera anche nel calendario: fissata per mercoledì 10 dicembre, c’è una riunione a Roma con il segretario campano (Tino Iannuzzi) e napoletano (l’ex ministro Luigi Nicolais). Il futuro del partito in Campania passerà in buona parte da quell’incontro.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101