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Innovazioni in salotto: parte dalla Sardegna l’invasione del digitale

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L’ultima volta che la televisione visse un cambiamento epocale fu il 1° febbraio 1977, giorno in cui il presentatore Corrado Mantoni annunciò dagli studi di Domenica in l’addio al bianco e nero e l’inizio delle trasmissioni a colori in Italia. Sono passati quasi 32 anni da quella data e una nuova rivoluzione (più volte annunciata) è pronta a entrare nei salotti di milioni di italiani. E a cambiarne le abitudini. Le emittenti televisive abbandoneranno la tecnologia analogica per passare a quella digitale terrestre. Un passaggio epocale, previsto da una normativa europea, riassunto efficacemente dal termine inglese “switch off” che sta, appunto, per spegnimento.

“A una a una le regioni italiane spegneranno i vecchi ripetitori e accenderanno quelli nuovi che trasmettono immagini e suoni sotto forma di bit” spiega a Panorama Andrea Ambrogetti, manager della Mediaset e neopresidente della Dgtvi, l’associazione creata per gestire la transizione al digitale che vede tra i suoi associati Rai, Mediaset, Telecom Italia, le tv locali e il canale Sportitalia. “In Sardegna già dal 15 ottobre 1,6 milioni di persone guardano la tv del futuro” continua Ambrogetti. “Si tratta della più vasta regione digitale dell’intera Europa. Con lo switch off, tutti i cittadini sardi sono passati da un’offerta televisiva analogica basata su 26 canali (10 nazionali e 16 locali) a una nuova offerta digitale gratuita e accessibile a tutti composta da ben 92 canali (28 nazionali e 64 locali)”. La stessa cosa succederà anche nelle altre regioni italiane (qui il calendario nazionale).
“La prossima a passare al digitale sarà la Valle d’Aosta, a maggio. Poi, a settembre, sarà il turno di Piemonte e Trentino. Lazio e Campania seguiranno a ruota. Entro la fine del 2009, quindi, oltre 6 milioni di persone vedranno la tv solo in digitale” prevede Ambrogetti.

In anticipo sul programma previsto dalla Ue, che chiede agli stati europei di chiudere la transizione entro il 12 dicembre 2012. Per ora solo Paesi Bassi e Svezia hanno già completato lo switch off. E in Gran Bretagna sono digitalizzate nove famiglie su 10.
La più rilevante differenza tra la tv del passato e quella digitale sta nell’interattività. Per ora si scelgono lingua e sottotitoli di un film oppure si possono vedere i risultati delle partite e le formazioni di calcio semplicemente pigiando un bottone, tra qualche mese sarà possibile per esempio richiedere certificati ai comuni. Anche la pubblicità diventerà interattiva: basterà un clic del telecomando per acquistare il prodotto promosso in uno spot.
Per ricevere la tv del futuro non servono parabole, arriva in casa attraverso la stessa antenna che già è sul tetto. Ma per vedere serve un apparecchio, il decoder.
“In Sardegna le famiglie che sono in regola con il pagamento del canone hanno avuto un incentivo di 50 euro per acquistarlo” spiega Ambrogetti “contributo che arriverà anche nelle altre regioni italiane”.

A chi si preoccupa per il proliferare di apparecchi da collegare alla tv il presidente della Dgtvi anticipa che “per una legge dello Stato, da aprile, potranno essere venduti solo televisori con il sintonizzatore digitale terrestre incorporato. Chi acquista un apparecchio nuovo, quindi, non avrà bisogno di decoder”.
E a chi invece si sente inadeguato tecnologicamente Ambrogetti spiega che in Sardegna il passaggio al digitale terrestre non è stato traumatico per i telespettatori. “Secondo i rilevamenti effettuati dall’agenzia di ricerche Makno, il 51 per cento delle famiglie sarde non ha avuto alcun problema di ricezione o risintonizzazione dei canali. Il 23 per cento ha superato le difficoltà autonomamente, mentre il 26 per cento si è fatto aiutare da amici o ha chiesto supporto tecnico al call center. Solo il 4 per cento ha dovuto ricorrere a interventi di specialisti”.

  • zena
  • Mercoledì 21 Gennaio 2009

La Rai vede “rosso”: perdite vicine ai 35 milioni di euro

La Rai a viale Mazzini a Roma

Perdite vicine ai 35 milioni di euro nel bilancio 2008 della Rai. È questa l’ultima previsione per l’esercizio in corso, formulata dal direttore generale Claudio Cappon, durante l’audizione davanti alla commissione parlamentare di Vigilanza Rai, quella presieduta dal contestatissimo senatore Riccardo Villari. E sulle nomine Claudio Petruccioli, presidente Rai, ha fatto sapere che, qualora dovesse continuare la fase di stallo, sono pronti a fare le nomine da sé.
Cappon ha sottolineato che le ultime previsioni per raccolta pubblicitaria indicano un mancato introito di 40-50 milioni causa la crisi economica e i minori investimenti in spot delle aziende. “La prevsione di perdite per 35 milioni” ha spiegato il dg al termine dell’audizione “che abbiamo presentato ieri al cda, sconta la situazione peggiore e cioè una minor raccolta pubblicitaria per 50 milioni” lasciando intendere che quindi se a dicembre le cose andassero meglio la perdita di bilancio potrebbe essere inferiore. “Quello che voglio sottolineare” ha aggiunto Cappon “è la particolarità della Rai: abbiamo una posizione finanziaria positiva (potrebbe esserci a fine anno una ‘cassa’ attiva per 10 milioni) e niente debiti, e questo da ben 5 anni”. Il dg ha sottolineato come l’azienda abbia reagito immediatamente alla crisi finanziaria generale: “Già dal 7 ottobre ci siamo mossi per mettere a punto interventi capacita di far fronte alla nuova realta”.
Il piano di ’savings’ ammonterà a circa 110 milioni e svolgerà i suoi effetti in gran parte nel 2009, ma già i risparmi attuati in questi ultimi mesi “hanno permesso di assorbire i 3/4 dell’effetto dei mancati introiti da pubblicità”, ha sottolineato il dg. I tagli hanno toccato anche i contratti dei “big” televisivi con risparmi tra il 20-30% sui compensi ai grandi artisti. Ma la Rai ha risparmiato anche sui diritti televisivi, con tagli che hanno raggiunto anche il 50% rispetto agli anni passati per diritti sportivi e di altri manifestazioni e programmi.
“Sarebbe molto grave se non si procedesse neppure quest’anno all’deguamento del canone. Dico ‘neppure’ perché negli anni del nostro mandato l’adeguamento c’è stato solo nel 2007. Ricordo che nella legge l’adeguamento non è facoltativo ma obbligatorio”, ha sottolineato invece il presidente Claudio Petruccioli spiegando che “vale anche per la Rai ciò che vale, nella crisi, per tuttele aziende”. “È universale richiesta di sostengo e il governo ha dichiarato un impegno deciso ‘a favore di famiglie e imprese’. Il momento è tale per cui si giustificherebbero perfino agevolazioni particolari. Aggiungere alle difficoltà di mercato” ha concluso Petruccioli “una ulteriore contrazione delle entrate di qualche decina di euro di milioni di euro per mancato adeguamento del canone, potrebbe costituire per la Rai il colpo di grazia”. All’audizione erano presenti una decina di deputati e senatori della maggioranza che, a causa del voto in aula, si sono anche alternati. Mancava completamente l’opposizione (che non partecipa ai lavori da quando a presiedere la commissionè è il senatore Villari), eccetto il radicale Marco Beltrandi. “La nostra convocazione è stata decisa dall’ufficio di presidenza integrato dai rappresentati dei gruppi e noi non potevamo certo non venire”, ha aggiunto Petruccioli. “Avevamo detto che si poteva aspettare qualche mese, ma se la situazione di incertezza fosse proseguita non avremmo potuto sottrarci al dovere di fare quello che è negli interessi della Rai. E poiché questa situazione di stallo persiste, non escludo che possiamo procedere alle nomine”.
E a proposito di nomine e della questione Villari, al termine della riunione, il presidente della commissione ha reso noto che se sarà espulso dal gruppo dei senatori del Partito democratico “vorrà dire che mi sentirò un senatore del Pd in esilio”. Anche per questo Villari tiene duro: ha già convocato per mercoledì prossimo la commissione per il dibattito su quanto detto da Petruccioli e Cappon.

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