Leggi tutte le notizie su:
candidati


di Stefano Di Michele
Lo slogan ideale potrebbe essere: «Se tu vuoi un candidato perfetto, non c’è di meglio che scegliere il prefetto». Da qualche mese una vera smania prefettizia è esplosa nella politica italiana, soprattutto a sinistra, come estrema versione del suggestivo ricorso alla società civile. L’ultimo, eclatante caso è quello di Napoli, dove il Pd dopo le primarie finite in rissa tra i suoi candidati a sindaco ha puntato sul prefetto Mario Morcone, a capo dell’Agenzia per i beni confiscati alla mafia presso il ministero dell’Interno: «Ho accettato la candidatura a sindaco per amore della mia città ». Continua

Bandiere del Popolo della libertà (Ansa)
I sostenitori del Popolo della libertà scenderanno sabato in piazza San Giovanni a Roma. L’obiettivo è arrivare a 500 mila persone. Presenti con il premier Silvio Berlusconi tutti e 13 i candidati governatori alle regionali per illustrare alcuni punti programmatici fondamentali, come hanno spiegato i tre coordinatori nazionali del Pdl (Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini), e lanciare un nuovo “patto del fare” tra governo e Regioni Continua

Il premier Silvio Berlusconi: "Sono elezioni nazionali"
Pronta la squadra del centrodestra per le regionali in programma i prossimi 28 e 29 marzo, dopo la presentazione ufficiale a Roma delle quattro candidate nel Centro Nord. Continua

Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini (Ansa)
Sul nastro di partenza, il centrodestra deve risolvere ancora qualche qualche contrasto per spianare la strada ai candidati per le regionali di fine marzo. Per mercoledì 20 Silvio Berlusconi vuole chiudere la partita del toto nomi, ma intanto l’alleanza con l’Udc di Pier Ferdinando Casini, necessaria soprattutto al Sud, fa discutere nella coalizione. A partire dal leader della Lega Umberto Bossi che non tollera più la politica dei due forni del leader centrista. “Al di sopra del Po per Casini non c’è spazio“, il monito del Senatur. “Casini è uno che fa molte chiacchiere e pochi fatti, ma soprattutto fa pochi numeri”. Continua
- Tags: beppe-grillo, blog, candidati, cinque stelle, genova, liste-civiche, meet-up, primarie, regionali 2010, rete, Vaffaday
-

Beppe Grillo durante una manifestazione | (Ansa)
Uno che predica bene e razzola male? Non c’è detto più azzeccato per descrivere il braccio di ferro di queste settimane tra i ”grillini” e Beppe Grillo. Di mezzo ci sono le primarie, che dopo aver creato più danni che vantaggi al Pd, ora si apprestano ad affossare l’iniziativa politica che fa capo al comico genovese, quella delle liste civiche 5 stelle beppegrillo.it, che i prossimi 28 e 29 marzo si presenteranno alle regionali. Continua
- Tags: candidati, consensi, Dario Franceschini, elezioni, eurocandidati, europee-2009, giornali, Idv, Lega, Pd, pdl, Silvio Berlusconi, sinistra, sondaggi
-

Poli al palo. Le due coalizioni, infatti, non mutano granchè la loro consistenza complessiva rispetto alle politiche. Ben diverso il discorso sugli equilibri interni, con i partiti maggiori “cannibalizzati” dalle rispettive “ali”, la Lega Nord e l’Italia dei Valori.
A destra vola il Carroccio. Vola alto (per i voti portati alle elezioni europee: 10,2%) e va oltre il confine del Po, inserendosi di prepotenza nelle regioni tradizionalmente considerate rosse.
E allora è ampiamente giustificata l’euforia del Senatùr. “Sono soddisfatto” ha commentato. Che poi mette subito le mani avanti: “Comunque, per l’Italia non cambia niente”. Cioè, come già diceva a Panorama: “Non terremo le mani libere. Io sono amico di Berlusconi. Ogni grande patto è sacro. È di ferro. Una volta che la Lega presiederà le province e i comuni io sarò a posto”. Nel pomeriggio di domenica Bossi, cauto e astuto, ci andava piano nel commentare il risultato della Lega alle Europee. Ora il vento è cambiato. “Un conto sono le sensazioni” replica Bossi “un conto è il ragionamento e partivo dal presupposto che noi non siamo mai andati bene nelle Europee rispetto ai risultati che invece abbiamo nelle politiche”.
Certo, il sorpasso non c’à stato, ma l’esultanza del ministro Calderoli per lo “scudetto” vinto dalla Lega (nonostante la vittoria di Berlusconi nel “derby” del Nord) la dice lunga sul fatto che il Carroccio sia diventato più forte che mai all’interno della maggioranza. Primo, perché la Lega con il suo risultato fa sì che il dato complessivo del centrodestra sia pari a quello ottenuto alle Politiche 2008. Insomma, puntella non poco l’esecutivo. E, secondo, le sue priorità (dall’affossamento del referendum, dalla sicurezza, dal federalismo e anche da una politica meno centrata sulla figura carismatica e leaderistica di Berlusconi), diventano un po’ più stringenti (e ingombranti) per la coalizione. Né va dimenticato, tra l’altro, che il prossimo anno c’è una nuova tornata amministrativa con presidenze di Regione, a partire da Lombardia e Veneto, nel mirino di Bossi.
Se questi sono i nodi nella metà campo vincente, va molto peggio per il Pd. Che si ostina a negare la sconfitta, nonostante un calo di ben 7 punti: “Il voto ha sfatato il mito dell’invincibiltà di Berlusconi ed è stato scongiurato il rischio che il Paese oggi si svegliasse sotto un padrone assoluto. Il governo è in minoranza perché la somma dei voti tra Pdl e Lega è del 45,52%. Stiamo lontani dal 50% mentre Berlusconi aveva impostato tutta la campagna come una verifica sul governo ed un referendum su di lui, sul mito della sua invincibilità . Questo mito oggi viene sfatato”, commenta il leader (scadenza ottobre 2009) Dario Franceschini.
Ma i Democratici devono guardarsi dal vero vincitore, nella propria metà di campo: l’Idv di Di Pietro (+3,6%). E l’ex pm ha fatto subito capire che intende pesare, eccome, nel futuro del centrosinistra. Anzi, del “nuovo centrosinistra” di cui vuole essere perno imprescindibile. Tonino annuncia un mutamento profondo del partito, plasticamente rappresentato dalla scomparsa del suo nome dal simbolo. Un partito che intende “rifondarsi” per creare l’alternativa di governo al berlusconismo. E il Pd? Scelga se starci, dice Di Pietro, ponendosi comunque alla guida del progetto.
Chi ha motivi di auto-critica, ma anche di speranza, è la sinistra radicale: divise, le due liste radicali, hanno fallito l’obiettivo Strasburgo. Avessero corso uniti avrebbero toccato il 6,6%, (più 2,6% rispetto alle politiche 2008). Di fronte a questa propensione autolesionista della sinistra massimilasta, restano non solo il rimpianto di aver perso l’ennesima occasione ma anche lo spazio per una ripartenza.
LEGGI ANCHE: Europee: chi ha vinto e chi ha perso. Chi ha fatto boom e chi ha deluso - Europee, l’occhio dei blog sui risultati. Partecipa al Forum: Cosa pensi del risultato di questa tornata elettorale?
- Tags: candidati, consensi, Dario Franceschini, elezioni, eurocandidati, europee-2009, giornali, Idv, Lega, Pd, pdl, Silvio Berlusconi, sinistra, sondaggi
-

Mettiamola così: è un problema di asticella. Silvio Berlusconi l’aveva posta al 40% per misurare la portata di un successo, anche personale.
Questione di asticella
Addirittura, fidandosi di uno dei sondaggi che aveva in mano (per l’esattezza: quello della società americana Penn, Schoen & Berland, che aveva effettuato cinque rilevazioni su un campione di 10.000 elettori, e che in altre occasioni ci aveva preso), negli ultimi giorni aveva azzardato un 45%. Il Pdl si è invece fermato al 35,25, cioè 2,2 punti in meno rispetto alle Politiche 2008, ma 2,8 punti in più rispetto al dato paragonabile delle Europee 2004, sommando Forza Italia (allora 20,9) e An (allora 11,5).
Il Partito democratico aveva piazzato l’asticella al 27% per poter parlare credibilmente di fine della crisi. Ha ottenuto il 26,15: 7,1 punti in meno rispetto alle Politiche e 5 in meno rispetto alle Europee 2004, quando la lista si richiamava all’Ulivo.
Il raffronto con le precedenti consultazioni di Strasburgo può apparire, per entrambi i maggiori contendenti, troppo remoto: ma è in base a quello che si eleggono i deputati da inviare a Strasburgo, anche tenendo conto del fatto che con i nuovi ingressi nell’Unione europea ai paesi fondatori come Francia e Italia ne toccano meno. Bene, i calcoli sono ancora in corso, ma il Pdl dovrebbe riuscire ad incrementare da 25 a 29-30 la propria rappresentanza. Mentre il Pd dovrebbe scendere da 24 a 22.
Pdl e Pd: campagna elettorale sbagliata
Come dire: mai fidarsi delle aspettative (anche personali, come nel caso del premier), fissare obiettivi troppo ambiziosi, non tenere conto di un contesto europeo denso di scetticismo, di astensioni massicce, e di bocciature dei governi in carica. Da questo punto di vista non c’è dubbio che entrambi i maggiori partiti italiani, Pdl e Pd, abbiano sbagliato campagna elettorale. E che al contrario ne siano usciti vincitori, nell’ordine: la Lega, che rispetto a un anno fa sale al 10,25%, guadagnando due punti; l’Italia del Valori di Antonio Di Pietro, che si piazza al 7,9 rispetto al 4,4 che aveva; ed anche l’Udc, che va al 6,5 dal 5,6. Ancora più schiacciante il successo di Umberto Bossi e di Di Pietro se lo raffrontiamo alle Europee 2004: allora la Lega prese il 5%, l’IdV il 2,1. L’Udc, invece, che era alleato del centrodestra, ottenne il 5,6.
Scompare di scena anche a Strasburgo la sinistra massimalista e radicale che qui si era presentata in ben tre varianti, non paga della frammentazione delle consultazioni passate. E niente da fare per i radicali veri, quelli di Marco Pannella ed Emma Bonino. Così come non supera lo sbarramento la bizzarra coalizione messa in piedi dagli Autonomisti siciliani, dalla La Destra di Francesco Storace, dall’Alleanza di Centro dell’ex mezzobusto Francesco Pionati e dai i Pensionati di Carlo Fatuzzo (europarlamentare uscente). Di questi sopravvive politicamente il solo Raffaele Lombardo, capo dell’Mpa e governatore della Sicilia.
La semplificazione che abbiamo già visto al Parlamento italiano si trasferisce, per quanto ci riguarda, anche a Strasburgo.
Sinistra ai minimi termini
Questi i dati. Sul piano più strettamente politico, è evidente che nelle file del Popolo della Libertà la delusione si taglia a fette. L’incoronazione definitiva e personale di Berlusconi non c’è stata. Quanto ai Democratici, la tentazione è di fingere di trasformare in vittoria quella che è pur sempre una ennesima, secca sconfitta. Certo, non sono precipitati al 25% come molti temevano. Ma è una sinistra (oltretutto l’unica rimasta anche nell’Europarlamento) ridotta ai minimi storici. Vedremo comunque come se la giocherà il segretario Dario Franceschini: i giochi in vista del prossimo congresso sono iniziati.
Da segnalare piuttosto, nell’opposizione, il buon dato dell’Udc: non tanto per l’incremento ottenuto (lieve), ma per la posizione strategica a cui Casini ha ancorato il suo partito centrista. Che d’ora in poi diverrà un’attrazione più o meno irresistibile sia per il Pdl sia per il Pd.
Bossi e Di Pietro veri vincitori
Entrambi ai massimi storici, anche se il Carroccio non è riuscito a scavalcare il Pdl nel Veneto. La Lega tuttavia sta al governo, il che porta due conseguenze: con il suo risultato fa sì che il dato complessivo del centrodestra sia pari a quello ottenuto alle Politiche 2008. Insomma, puntella non poco l’esecutivo. E - seconda conseguenza - le sue priorità , a cominciare dalla sicurezza, dal federalismo ed anche da una politica meno centrata sulla figura carismatica e leaderistica di Berlusconi, diventano un po’ più stringenti (e ingombranti) per la coalizione. Anche qui, vedremo come reagiranno gli alleati di governo.
Quanto a Di Pietro, il suo antiberlusconismo spinto diventa obbiettivamente, e ancora di più, una tentazione ma anche un rischio per i il Pd. Probabilmente l’ex pm, che di sinistra non è, è destinato a raccogliere il testimone della sinistra radicale e massimalista.
Un’ondata di euroscetticismo
In un panorama europeo di crollo quasi ovunque della sinistra, dove partiti storici e di governo come i socialdemocratici tedeschi, socialisti spagnoli e laburisti inglesi subiscono una solenne bastonatura che almeno in Inghilterra e Germania è destinata a mutare la scena politica, i moderati italiani potrebbero anche cantare vittoria. La nostra coalizione di governo, assieme a quella gollista francese di Nicolas Sarkozy e ai cristiano democratici tedeschi di Angela Merkel, non è stata puntita dagli elettori. Non lo è stata a maggior ragione a fronte di una crisi economica che ha sconquassato il continente; né lo è stata rispetto all’ondata di euroscetticismo e all’astensionismo portata dall’Europa dell’Est (a proposito: c’è da chiedersi quanto credano veramente nelle istituzioni europee questi nostri nuovi partner nell’Ue).
Quanto è costato il Noemigate?
Certo, la nostra campagna elettorale è stata dominata da Vallettopoli e dal Noemigate. Quanto hanno influito? Berlusconi se ne lamenterà parecchio e si dichiarerà vittima del gossip. Senza quella “variabile” non sapremo se le cose sarebbero andate diversamente. Gli italiani, di sicuro, hanno mostrato di non aver gradito.
Partecipa al Forum: Cosa pensi del risultato di questa tornata elettorale?. LEGGI ANCHE: Europee: Pdl primo partito, cala il Pd - Europee, l’occhio dei blog sui risultati.
- Tags: candidati, elezioni, Eurocandidate, giornali, Lega, manifesti, Pd, pdl, poster, Silvio Berlusconi, sinistra, tir, treno, Udc
-

Meno di 24 ore di campagna elettorale ed ecco un nuovo siluro contro il premier. Anche stavolta dalla stampa straniera. Il quotidiano spagnolo El Pais pubblica, in esclusiva, nell’edizione di venerdì 5, alcune delle foto scattate di nascosto in Sardegna e messe sotto sequestro. O meglio, scrive lo stesso giornale, “una selezione di fotografie delle feste del Cavaliere che sono state censurate in Italia dopo la denuncia del presidente del Consiglio” (qui l’articolo di Panorama sullo pseudoscoop di Villa Certosa).
Il premier: non ho paura, nessuno scandalo
Berlusconi reagisce subito e non senza sdegno: “Non ho nessuna paura, si tratta di foto innocenti, non c’è nessuno scandalo”, anzi. Poi sbotta: “Questa è una violazione del privato ed una aggressione scandalosa. Le foto ritraggono delle persone che fanno un bagno in una Jacuzzi all’interno di una casa privata destinata agli ospiti”. Insomma, aggiunge, “io ho ricevuto una delegazione della Repubblica Ceca e non è possibile che una persona a un chilometro di distanza pretenda di intromettersi in una situazione e prenda delle foto all’interno di un’abitazione. Il diritto alla privacy va tutelato soprattutto in presenza di ospiti illustri”. Così il presidente del Consiglio ai microfoni di Radio Anch’io.
Quanto al giudizio che potrebbe arrivare dalla Santa Sede nessun problema: “Se c’è un governo che è vicino ai cattolici” precisa subito Berlusconi “è questo, tanto che un alto esponente del Vaticano ha definito i rapporti tra il governo e la Santa Sede i migliori rispetto a tutti i precedenti governi”.
E come se non bastasse, il parlamentare del Pdl e legale del presidente del Consiglio, Niccolò Ghedini, annuncia una denuncia al quotidiano spagnolo. “Abbiamo dato mandato al professor Orazio Oliva” avverte “che sta già predisponendo gli atti e li depositerà nelle prossime ore”. E aggiunge: “Qui non è una questione di privacy, ci sono delle foto sequestrate perchè una procura sostiene che sono state acquisite illecitamente”.
Foto di El Paìs pixelate
I volti dei protagonisti delle immagini sono stati oscurati dall’autore tranne quello del premier. Sotto il titolo “Le foto vietate da Berlusconi” il giornale spagnolo pubblica alcuni scatti nei quali compare il Cavaliere in compagnia di alcune donne, poi due ragazze in topless che prendono il sole e ancora foto che ritraggono gli ospiti della villa in momenti di relax. El Pais nell’articolo scrive che Antonello Zappadu, 51 anni, “che fra il 2007 e il 2009 fotografò Villa Certosa, la splendida villa sarda di Berlusconi”, è diventato “il principale teste a carico” nella controversia innescata dalle dichiarazioni di Veronica Lario, che hanno “scatenato un terremoto politico”.
Berlusconi: siamo tra il 42 e il 45%
Tornando poi ai temi più di carattere elettorali, il premier si è detto: “Fiducioso che avremo successo su tutti i fronti. Ho fiducia negli italiani, la sinistra si è appalesata per come è, facendo una campagna basata su calunnie e gossip. Ho fiducia nell’intelligenza degli italiani e il voto sconfiggerà pesantemente” gli avversari. Questo il pronostico che fa Silvio Berlusconi, parlando a Unomattina. Il presidente del Consiglio aggiunge di non temere l’assenteismo “perché i cittadini hanno capito di avere un’occasione unica”. “Noi, in base agli ultimi sondaggi, siamo tra il 42 e il 45%, avremo il gruppo più importante all’interno del Ppe, che sarà decisivo per tutte le scelte determinanti Del Parlamento europeo. Quello delle Europee è un voto per l’Italia, il voto dato alla sinistra sarà ” ha aggiunto “assolutamente ininfluente”.
Franceschini: il Cavaliere racconta balle da 15 anni
Per quanto riguarda invece Dario Franceschini, segretario del Pd, preferisce commentare la vicenda dei voli di stato: “Il lavoro della magistratura va rispettato e noi non parliamo mai di complotti come invece fa Berlusconi”. Dal palco di piazza Maggiore a Bologna, il segretario del Pd Dario Franceschini “alza la voce” contro il presidente del Consiglio. Che, dice, “racconta balle da 15 anni, promette cose mirabolanti prima delle elezioni per poi tradirle”. E via con l’elenco: Malpensa, oggi “un aeroporto fantasma”, il taglio delle risorse per il Sud come “ringraziamento per i voti” presi e l’annuncio dato nell’ultimo giorno della campagna elettorale dell’anno scorso sull’eliminazione del bollo auto. L’attacco non si ferma: “Non solo si raccontano balle prima e poi si fa scendere il silenzio”, dice, facendo riferimento alla vicenda dei rifiuti di Napoli (”che ci sono ancora”) e all’emergenza scoppiata in questi giorni a Palermo (”dove bruciano i cassonetti, ma siccome è una città governata dalla destra le telecamere non devono vedere”).
Quindi, secondo il segretario Pd: “È ora di voltare pagina, da quindici anni vediamo sempre le stesse cose, Berlusconi ha iniziato a fare lo stesso tipo di campagna elettorale quando chi oggi vota aveva 3 anni: promesse miracolose, odio, complotti”. Infine la chiamata “alle armi” elettorali: “Io penso che nel 2009 gli italiani debbano votare non in base alle convinzioni ideologiche ma misurando la capacità delle persone, ogni volta deve essere come la prima volta”, ha spiegato Franceschini lanciando un deciso appello contro l’astensionismo: “Non è il momento di astenersi, c’è da decidere un modello di società , se uno sta a casa e si astiene dà più forza a Berlusconi”.
Al comizio Pd il blitz della pornostar
A interrompere la requisitoria di Franceschini, solo lo show (qui le foto del blitz) della pornostar Laura Perego (nota per le sue incursioni alla Borsa di Milano e all’ultima edizione di Sanremo). La donna, in bikini nero, aveva sui seni le scritte “PDI 24%” e “PDL 43%”. Ha urlato “vergogna” e poi si è stesa a terra. Quindi è stata allontanata dalle forze dell’ordine, che hanno chiamato un’ambulanza. Franceschini si è fermato, ma poi intuendo che si trattava di una performance, ha ironizzato: “Ha avuto un momento di gloria anche lei”.
Guarda le FOTO del blitz di Laura Perego al comizio di Franceschini