Leggi tutte le notizie su:


candidature

Berlusconi frena sulle pensioni e lancia l’allarme brogli


In difesa sulle pensioni, in attacco sui brogli. Doppio ruolo per Silvio Berlusconi. Ieri, da Cernobbio, aveva fatto intendere di voler rivedere lo scalone, ritoccandolo all’insù. Meno di ventiquattro ore ed è arrivata la scontata levata di scudi dei sindacati. Poco dopo il Cavaliere frena. “So bene che i sistemi pensionistici non si cambiano da un anno all’altro, tanto meno - assicura - senza una consultazione sociale. Come al solito, la sinistra si esercita nell’alterazione di mie dichiarazioni”. Vecchio vizio “stalinista”.

Sulle elezioni e il rischio brogli, l’ex premier invece rispolvera un vecchia convinzione, ma con molta determinazione. Da Piazza Duomo, dove si trovava per un comizio, ha lanciato l’allarme: “C’è un problema grandissimo e per evitare il bis del 2006, quando la sinistra buttò fuori i nostri rappresentanti di lista, occorre armare un esercito in difesa della liberta”‘.
È l’una e mezza della domenica delle palme, l’ora dell’aperitivo prima del pranzo, e così la piazza è piena a metà ma i comaschi che sono venuti per il presidente lo acclamano, lo incitano a più riprese, ripetono le parole d’ordine che li convincono di più. Ma è anche il week-end dei gazebo per la famiglia e l’ex premier non vuole che l’attualità rubi la scena: incalzato, sulle prime non replica sulle pensioni. Il commento arriverà dopo, con una nota. Non parla di Alitalia (”lasciamo stare, non è il momento”), glissa anche sul capitolo Tibet e Olimpiadi.
Il Popolo delle libertà applaude quando attacca a testa bassa la sinistra. Ma a fare breccia sono soprattutto i temi cari al Nord: la sicurezza (”ci sono clandestini a iosa e troppi pochi soldi”, è la constatazione); i ritardi sulle infrastrutture e l’energia; i rifiuti. Berlusconi confessa di non dormirci la notte: un milione di tonnellate di spazzatura. A tanto ammonta la “dote” del governo Prodi. Il Cavaliere lo sa infatti come vanno le cose in politica: “Un mese dopo che sarò a Palazzo Chigi” pronostica “quella spazzatura sarà tutta mia”. Ergo, spiega, una soluzione va trovata.
Poi, le tasse. Berlusconi avrà anche inaugurato la stagione del realismo ma a farsi scippare la lotta per abbattere il peso del fisco non ci sta. E così promette di tagliare la pressione fiscale, laddove è possibile; ricorda che introdurrà il quoziente familiare, una vera e propria rivoluzione; e non dimentica la casa. “Ogni padre di famiglia ha a cuore di lasciarne una ai propri figli”. Via l’Ici, quindi, ok ai buoni affitti e a un piano per l’edilizia. E se qui la sinistra copia, pazienza perché “quando vengono copiate le cose buone sono felice”, dice tra il bonario e il sarcastico. Tanto poi al governo ci va lui e non certo Veltroni, è il ragionamento sottostante.
Ecco allora l’immancabile stoccatina all’avversario di questa campagna elettorale: “Se Veltroni fosse credibile e non lo è, lo voterei anche io”. Così, dice, potrei finalmente godermi la vita. E invece, niente, gli toccherà prendere ancora una volta il Paese in mano e con umiltà governare. “Vi garantisco che supereremo le difficoltà”, afferma cercando di mostrare un volto meno pessimista. Sì, perché io ormai “sono un vecchietto”, si lascia andare. Ma non poi così tanto, si corregge a scanso di equivoci: “Questa mattina ho incontrato un compagno di scuola, che mi ha detto: ‘Ormai abbiamo un’età. Ma io gli ho risposto: ‘Parla per tè”.
Musica per le orecchie della platea di Como: “Ecco Bravo, resta con noi”, gli replicano i suoi fan.

Il VIDEO servizio:

Barbato: passati l’Udeur e lo sputo, resta la Campania. Perciò corro con l’Mpa

Il capogruppo dell'Udeur al Senato Tommaso Barbato viene bloccato mentre si scaglia contro il senatore dell'Udeur Nuccio Cusumano (fuori campo), oggi nell'aula del Senato dopo la dichiarazione di voto favorevole al governo Prodi resa poco prima da Cusumano | Ansa
Clemente Mastella ha dato un addio alla politica che suona come un arrivederci. E l’Udeur si è velocemente sfarinato. L’ex capogruppo al Senato, Tommaso Barbato – noto alle cronache italiane e mondiali per l’aggressione (con presunto sputo il giorno della sfiducia a Prodi in Senato: qui il video) all’ex collega di partito Nuccio Cusumano – prova a ritornare sul luogo del “delitto”, candidandosi nelle liste dell’Mpa di Raffaele Lombardo.

Senatore Barbato, dunque si candida a Palazzo Madama nella circoscrizione della Campania, con l’Mpa di Lombardo?
Sì.
Come mai l’Mpa?
Perché ha una forte connotazione territoriale. E farà da contrappeso alla Lega Nord. Rappresenta e difende istanze del Sud. È di ispirazione cristiana.
Insomma, come l’Udeur in cui lei stava fino a qualche settimana fa?
Gli stessi valori.
Senatore, non è che è passato con Raffaele Lombardo perché dall’Udeur c’è stato il fuggi-fuggi?
Non so neanche se sarò eletto. Mi candido per la mia terra: la Campania.
Nel Pdl dicono che non la volevano.
Lombardo ha visto lungo: ha un movimento ben ramificato sul territorio.
Ci dice che cosa farà per la sua terra. Per esempio, sulla questione rifiuti?
Dobbiamo agire per chiudere l’emergenza. Agire con forza, anche aldilà delle regole. Nella precedente legislatura la sinistra ha bloccato i termovalorizzatori.
Eravate con la sinistra al governo: sia a livello centrale sia a livello regionale.
Non voglio sfuggire alle responsabilità come classe politica, ma io ho fatto il senatore per venti mesi. Lavorando come un pazzo per la mia Campania.
Di quei venti mesi tutti ricordano pochi secondi… Quelli dello sputo.
In quasi due anni a palazzo Madama ho prodotto più di tanti che sono lì dentro da vent’anni. Mai un’assenza: ero la “trottola” del Senato.
Senatore, non sfugga la questione: tutti la ricordano per lo sputo e l’aggressione a Cusumano.
Una cosa grave. Ho fatto pubblica ammenda: ho chiesto scusa al presidente della Repubblica e a quello del Senato. E a tutti i cittadini. Ho simulato un gesto che non dovevo fare.
Simulato? Quindi non ha sputato?
No. Ma non dovevo farlo comunque. Però ero sotto stress e poi Cusumano era stato eletto in Campania con i nostri voti…
Lo riattacca?
No. Anzi gli vorrei chiedere scusa.
Siete entrambi candidati, seppur su sponde opposte, per il Senato. Finirà a tarallucci e vino in buvette a palazzo Madama?
Per me è finita dopo dieci minuti. Ho già chiesto scusa. Non ho avuto modo di incontrarlo, ma se lo vedrò lo farò di persona.
Non ha dato una bella immagine dell’Italia nel mondo.
Lo so e ne soffro molto. Ma tre secondi non possono inficiare il lavoro di una vita politica. Ammetto l’errore. Anche per questo voglio tornare in Senato: per far capire che non sono quello che il grande pubblico si immagina. Ogni volta che viene ricordato quel fatto mi arriva una pugnalata al cuore.
Lo sa come la chiamano sulla Rete, vero?
Sì. Il lama di palazzo Madama…
Non proprio edificante, ammetterà.
Per questo mi candido, per tornare ad essere la “trottola” di palazzo Madama.

Verso le elezioni. Chiuse le liste, le principali sfide regione per regione


Concluse le operazioni di presentazione delle liste, questo è il quadro delle principali candidature, regione per regione:
FRIULI VENEZIA GIULIA - alla Camera: Cesare Damiano (Pd), Franco Frattini (Pdl) e Valdo Spini (Ps), oltre all’ex comandante della K-For nei Balcani, il generale Silvio Mazzaroli (Idv) al Senato, sono i nomi di maggior spicco. Per La Destra, al Senato, Storace, lascia il posto di capolista, unica regione in Italia, ad Angelo Lippi, consigliere comunale di Trieste che ha lasciato An. Angelo Sandri, della Dc, esclusa, è stato invece inserito nelle liste dell’Udc alla Camera. In Friuli Venezia Giulia sono state presentate 17 liste per la Camera e 16 per il Senato.
LOMBARDIA - Sono state consegnare 21 liste per il Senato e 18 per la Camera. Al Senato lo scontro più interessante è quello fra il cattolico Roberto Formigoni, capolista del Pdl, e il laico Umberto Veronesi, capolista per il Pd. Alla Camera, invece, il duello è tutto familiare: Stefania Craxi si presenta a Milano con il Popolo della libertà, mentre suo fratello Bobo Craxi è capolista del Partito socialista.
LIGURIA - Il Pd si presenta con due donne capolista: Roberta Pinotti e Giovanna Melandri. Il Pdl aveva presentato le sue liste con Berlusconi e Fini capilista alla Camera ed Enrico Musso capolista al Senato. Tra le esclusioni eccellenti nel Pdl il vicepresidente della Camera Alfredo Biondi e nel Pd Graziano Mazzarello. Non si ricandida nelle liste della Sinistra Arcobaleno Heidi Giuliani, madre di Carlo, il ragazzo morto negli scontri durante il G8 di Genova del 2001. Sono 16 le liste alla Camera e 14 al Senato.
EMILIA ROMAGNA - Sono 38 le liste presentate, 19 per il Senato ed altrettante per la Camera. L’ultima è stata l’Udc che avrà come capilista Pier Ferdinando Casini alla Camera ed Elvio Ubaldi al Senato. Tra le liste minori, “Pane Pace e Lavoro” o “Miogoverno.it-50.000 noi”. Solo sfiorata la sfida tra Anna Finocchiaro (candidata del Pd al Senato) e Michela Vittoria Brambilla (candidata Pdl alla Camera). In mattinata ha presentato le liste il partito di Enrico Boselli che ha come capolista al Senato il consigliere regionale Paolo Zanca. Alla Camera è lo stesso Boselli a guidare la lista seguito da Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay candidato anche a Roma come sindaco per il Ps. Nella sinistra arcobaleno la testa della lista è Rita Borsellino, poi il verde Paolo Cento, il senatore uscente del Prc Martino Albonetti. Il portavoce di Pier Ferdinando Casini, Roberto Rao, sarà candidato in Emilia-Romagna al terzo posto per la Camera dopo lo stesso Casini e il vice segretario nazionale dell’Udc Michele Vietti.
BASILICATA - Sono 32 le liste, 16 alla Camera e 16 al Senato. C’è anche una speciale gara tra due storici rappresentanti della ex Dc di Potenza: l’ex sindaco Gaetano Fierro, capolista al Senato per i “Popolari Uniti”, nata dopo la scissione dall’Udeur, e dell’ex deputato della Margherita Giuseppe Molinari, candidato alla Camera nelle liste dell’Unione di Centro.
SARDEGNA - 18 le liste presentate. Per il Pdl alla Camera dopo Berlusconi e Fini, c’è Mauro Pili, seguito da Murgia, di An. Al Senato capolista è l’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu. L’Udc alla Camera schiera Casini capolista. Per il Senato in cima c’è Francesco D’Onofrio. Mpa-Movimento per l’Autonomia si presenta al Senato con Antioco Giuseppe Manca capolista, mentre alla Camera c’è Raffaele Lombardo, poi il sassarese Sassu. Per il Psd’Az al Senato capolista Paolo Maninchedda, dietro Giuseppe Atzeri. Alla Camera in cima alla lista c’è la consigliera comunale di Cagliari Claudia Zuncheddu seguita da Francesca Monni. Per il Ps alla Camera il capolista è Peppino Balia. Al Senato, capolista è il sottosegretario della Difesa Emidio Casula, seguito da Anna Marchesi.
UMBRIA - 17 le liste presentate per la Camera e 17 per il Senato. Alla Camera per il Pdl ci sono Berlusconi, Fini e il gen. Roberto Speciale. La Destra con Daniela Santanchè capolista, seguita Teodoro Buontempo. Bossi è capolista per la Lega e Di Pietro per l’ IVD, mentre Casini guida l’Udc. Al Senato il Pd presenta come capolista Francesco Rutelli e la Lega Roberto Calderoli.
CAMPANIA - Ci sono Berlusconi, Fini, D’Alema, Veltroni, Casini, Boselli, Storace, e tra i capolista, l’ ex ministro degli Interni Vincenzo Scotti che guida al Senato la lista del Movimento per l’ autonomia; De Mita,capolista dell’ Udc ancora al Senato. Per l’ Mpa l’ ex capogruppo dell’ Udeur al senato Barbato ed i senatori di FI Girfatti e Brusco.
MOLISE - Sono 18 le liste e alla Camera e al Senato. Tra i big candidati c’è anche il ministro Antonio Di Pietro, capolista alla Camera. Alla Camera il Pdl candida come capolista Berlusconi, per La Destra c’è Santanchè, mentre per il PS è candidato Angius. Al Senato l’Udc presenta come capolista D’Onofrio, La Destra Storace. Il sen. Luigi Di Bartolomeo (Fi) ha ritirato all’ultimo secondo la candidatura a numero 2 alla lista per il Senato del Pdl.
CALABRIA - 18 liste alla Camera e al Senato. Il viceministro Minniti (Camera) e l’ex vice capo della polizia De Sena (Senato) guidano le liste del Pd; per Idv ci sono: Teresa Cordopatri (Senato) e Antonio Di Pietro (Camera). Il Pdl, dopo i big Berlusconi e Fini, schiera alla Camera il segretario del Pri, Nucara, e lo stilista Santo Versace. Al Senato capolista è Francesco Nitto Palma. C’è il presidente uscente della Commissione antimafia, Francesco Forgione, capolista al Senato della Sinistra Arcobaleno. In corsa, ma solo alla Camera, Giuliano Ferrara con la lista “Aborto? No, grazia”. Daniela Santachè guida La Destra alla Camera, mentre al Senato c’è l’ex sindaco di Crotone Pasquale Senatore. Per l’Udc scende in campo Pier Ferdinando Casini, capolista alla Camera.
MARCHE - 18 le liste per la Camera e 16 per il Senato. Tra i candidati alla Camera, Berlusconi e Fini capilista per il Pdl, Bossi per la Lega Nord, Casini dell’Udc, Di Pietro per l’Idv. Sempre per Montecitorio corrono anche Santanchè (Destra), Merloni (Pd). Per i Pro Life l’attrice Ilaria Occhini e lo stesso Giuliano Ferrara. Per il Senato si presentano nelle Marche per il Pd Giorgio Tonini capolista, Nicola Rossi e Fabrizio Morri. Capolista del Pdl è Mario Baldassarri.
VENETO - Dati per acquisiti i capilista Berlusconi e Fini nel Pdl, spicca la sfida tra imprenditori: per il Pd c’è capolista l’ex leader di Federmeccanica Calearo. Il Pdl gli contrappone Riello nella lista guidata dal governatore Galan. Sono 19 le liste presentate per il Senato; per la Camera 18 quelle in Veneto 2 e 20 in Veneto 1.
ABRUZZO - 19 liste alla Camera e 20 al Senato. Il ministro Livia Turco e il sottosegretario Lolli per il Pd alla Camera contro il Pdl che, dopo Berlusconi e Fini, schiera Maurizio Scelli. Con l’Udc dopo Casini c’è Adornato. Per l’Idv Di Pietro è seguito dal deputato uscente Carlo Costantini. La Sinistra Arcobaleno ha per capolista la sindacalista Betty Leone.

Il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni (D) con il direttore dell'Istituto Europeo di Oncologia Umberto Veronesi. Sono entrambi candidati per il Senato in Lombardia: l'oncologo per il Pd, il governatore per il Pdl | Ansa<br />

LAZIO - A Roma e nel Lazio tutti i big. A Roma per la Camera Berlusconi e Fini per il Pdl contro Marianna Madia e Veltroni per il Pd. E poi ancora Santanchè-Buontempo per La Destra, Casini per l’Udc, Bertinotti per La Sinistra- L’Arcobaleno, Giuliano Ferrara “Aborto? no grazie”, Antonio Di Pietro per l’Idv apparentata con il Pd, Gavino Angius capolista dei socialisti. Per il Senato Storace, per La Destra, Franco Marini per il Pd, l’ex presidente di Palazzo Madama Marcello Pera per il Pdl che, tra le polemiche, schiera Giuseppe Ciarrapico.
TRENTINO - Sono 18 le liste alla Camera e 14 per il Senato. Tra i big per la Camera figurano Berlusconi e Fini (Pdl), Bossi (Lega Nord), Di Pietro con Leoluca Orlando (Idv) e Valdo Spini (Ps). La lista Pd è aperta dai parlamentari uscenti Bressa e Laura Froner. Nella lista Pdl al terzo posto vi è l’olimpionica di Lillehammer Manuela Di Centa. Per la Svp figurano i parlamentari uscenti Siegfried Brugger e Karl Zeller con le novità Magdalena Amhof e Paola Gasser.
VALLE D’AOSTA - Sei candidati alla Camera e 6 al Senato per l’unico seggio disponibile. Nella circoscrizione uninominale della regione, (dove i voti non entrano nel quorum nazionale), lo scontro è tra il Centro autonomista - al governo della Regione - ed i parlamentari uscenti, che hanno sostenuto il governo Prodi. Presentata la lista di Azione sociale con Alessandra Mussolini-Circolo Destra valdostana che ha presentato una lista autonoma rispetto al Pdl.
PIEMONTE - Diciotto liste alla Camera, collegio Piemonte 1, e 17 al Senato.
Nel pomeriggio di ieri sono state depositate le liste di Udc, Partito Socialista Boselli, Pd, Forza Nuova, Movimento Ppa-Politico pensiero azione e No Euro- Lista del Grillo che, presente in tutte le regioni, ha il suo centro operativo a Torino e che vede come capolista per il Senato Beppe Grillo, omonimo del comico genovese che però ha preso le distanze dal movimento. Molte le liste che vedono capilista i leader di partito. Fra queste Silvio Berlusconi e Gianfranco Fino per la Pdl, Piero Fassino per il Pd, Casini per l’Udc, Bossi per la Lega Nord, Boselli per il Partito Socialista, Di Pietro per l’Idv.
SICILIA - L’ex presidente della regione Cuffaro capolista per l’Udc al Senato, mentre Lumia, inizialmente escluso, è candidato al Senato per il Pd. Giuseppe Fioroni (Pd) capolista in Sicilia Occidentale, mentre in quella Orientale, prima di Veltroni c’è Giuseppe Barretta. Lombardo, Mpa, capolista, insieme all’ ex ministro Scotti.
CIRCOSCRIZIONE ESTERO - Per la circoscrizione estero il Pd e il Pdl hanno presentato presso la Corte di Appello di Roma liste in tutte le ripartizioni. Per l’Europa, il Pd candida al Senato Claudio Micheloni, alla Camera capolista è Franco Narducci. La Sinistra l’Arcobaleno si presenta solo nelle ripartizioni Europa (capolista Arnold Cassola), Sudamerica e Oceania. Sinistra critica è presente nella sola ripartizione Europa, capolista per la Camera è Giovanni Urracci, per il Senato Lucia Mastropietro. All’estero si presenta, tra gli altri, anche il Partito socialista nelle ripartizioni Europa, Sudamerica e Oceania, sia alla Camera che al Senato. La Destra Š presente, sia alla Camera che al Senato, in Europa, Sudamerica e Nordamerica. Ieri avevano presentato le liste il Movimento associativo italiani all’estero, L’Italia dei Valori e La lista “L’altra Sicilia-Per il Sud”.

Diliberto rinuncia, lancia un operaio Thyssen e fa la gara col Pd

Il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto | Ansa
È ormai una gara, a sinistra, a candidare i “simboli”. E chi, meglio degli operai della Thyssen di Torino per far vedere che si portano avanti gli interessi dei lavoratori?
Il Pd ci ha pensato per primo e subito ha rinfacciato alla Sinistra Arcobaleno di non aver fatto altrettanto. Non poteva esserci ferita più grande per la neonata formazione che candida l’ex presidente della Camera, ma soprattutto ex sindacalista Fausto Bertinotti a Palazzo Chigi. E così oggi è arrivata la contromossa, direttamente da uno dei quattro leader della Cosa, Oliviero Diliberto. Che ha pensato di “rispondere con i fatti e non con le chiacchiere” alle “polemiche sulla casta”, dimostrando che “non tutti i politici sono uguali”. Insomma, il segretario del Pdci ha detto che non si candiderà alle elezioni politiche per “lasciare il posto a un delegato operaio della Thyssen”.
Quindi, dopo il no di Mastella, ecco un altro pezzo da novanta dell’ex Unione che rinuncia. Certo, per il segretario dei Comunisti italiani (lo stesso che con rammarico ha rinunciato alla falce e martello nel simbolo elettorale della Cosa Rossa; lo stesso che buttò lì l’idea di portare a Roma la mummia di Lenin; lo stesso che affermava di voler partecipare ai talk show televisivi “perché plasticamente bisogna far vedere che Berlusconi ci fa schifo”), la situazione è diversa, rispetto a quella dell’ex ministro della Giustizia.
“Io” ha detto Diliberto “rinuncio al mio posto in Parlamento perché la politica si può fare anche bene dalle istituzioni. Vuol dire che al posto mio ci sarà un operaio in più” e sarà il dirigente del Pdci Ciro Argentino, già consigliere provinciale e ora candidato capolista in Piemonte, un posto che Diliberto giudica “strasicuro”. “Noi” ha detto ancora Diliberto (in corsa per la sua quinta legislatura) “avevamo deciso di eleggere l’operaio e nella trattativa non c’era posto, perciò mi chiamo fuori io e la cosa non mi pesa. Continuerò a fare il segretario di questo partito con raddoppiata lena e impegno”.
Nel primo pomeriggio era stato lo stesso Argentino a intervenire sul tema, dopo le polemiche legate all’ipotesi di una sua esclusione dalle liste proprio per fare posto al leader del Pdci: “Ho scelto volontariamente di non candidarmi alle elezioni politiche” riportava l’Ansa, alle 14,33, un’ora e mezza prima della conferenza stampa di Diliberto “per evitare qualunque strumentalizzazione della vicenda della Thyssen a fini elettorali. Sono orgoglioso della candidatura a capolista a Torino del mio segretario Oliviero Diliberto che rappresenta un riconoscimento pieno del lavoro e dei successi politici della Federazione del Pdci della quale io sono un dirigente. Trovo miserabile la polemica da parte del Partito Democratico che specula su una contrapposizione che non esiste offendendo così anche la memoria dei miei compagni di lavoro morti nel rogo della Thyssen Krupp”.

La settimana horribilis di Veltroni. Che ora teme l’eruzione del Pd siciliano

Il leader del Partito Democratico Walter Veltroni durante un comizio della campagna elettorale  | Ansa
“Walter Veltroni è un grande comunicatore”, riconosceva il Cavaliere qualche giorno fa a Porta a Porta. E invece il grande comunicatore è caduto nell’errore. Anzi è una settimana che sta in croce, mediaticamente parlando, per aver voluto chiudere le liste in anticipo.

Nel salotto di Bruno Vespa, il segretario del Pd aveva aperto le danze nei giorni scorsi ostentando sicurezza : “Abbiamo chiuso le liste con una settimana d’anticipo: un record del mondo per il nostro Paese dove le liste si chiudono all’ultima notte e con lancio di ortaggi”. Ma come ammoniva il vecchio Trap “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco…”. E infatti proprio l’anticipo, che Veltroni portava come lustro e come simbolo della “nuova stagione”, ha dato ai giornali la possibilità di scatenarsi e fare le pulci alle liste del Pd. “Liste che di pulci e rogne ne hanno in abbondanza…”, esclama un deputato democratico in Transatlantico: dalle segretarie, ai figli di, fino ai portaborse. Se Veltroni avesse presentato le liste impiegando qualche giorno in più - come stanno facendo tutti i partiti - le varie magagne sarebbero sì state notate, ma l’accanimento non sarebbe stato sbattuto in prima pagina e in apertura di Tg, come invece è avvenuto negli ultimi giorni.
All’errore di comunicazione, non di poco conto per un maniaco della precisione mediatica come Veltroni, si aggiunge la querelle – anche quella tutta mediatica – sull’accordo per i nove candidati/eletti promessi Radicali. E proprio per evitare di fare la fine di San Sebastiano martire, Veltroni ieri ha detto basta a Pannella e compagni ponendo l’ultimatum.
Ma la “settimana horribilis” di Veltroni non si è ancora conclusa. In Sicilia le fibrillazioni per la chiusura delle liste – nonostante il rientro nell’elenco di Beppe Lumia – sono ancora intense: i segretari democratici delle 9 province dell’isola oggi facevano picchetto sotto la sede elettorale della candidata alla presidenza della regione Siciliana, Anna Finocchiaro a Palermo, per chiedere la riapertura delle liste. Il problema posto dai piddini siciliani è quello dei paracadutati da fuori: Martino, Carra, Serafini, Bernardini, Levi, Causi. E il rischio – ma qui si entra nei retroscena – è quello che i ras locali democratici, se non troveranno posto nelle liste Pd possano portare voti al leader autonomista Raffaele Lombardo. Tanto che a Palermo questa mattina più di una voce accreditava la prossima discesa in campo di una terza lista autonomista dell’Mpa per le regionali, “democratici per l’autonomia”.

Mussi: Essere di sinistra ha ancora un senso. Che il Pd ha perso

Il ministro dell'Università , Fabio Mussi, leader di Sinistra Democratica dell'alleanza La Sinistra Arcobaleno | Ansa
Negli ultimi quarant’anni Fabio Mussi non si è perso neppure una campagna elettorale. Migliaia di comizi, prima sotto le bandiere del Pci, poi del Pds e infine dei Ds. Questa volta invece è costretto in panchina. E non per la regola che pensiona i parlamentari con più di tre mandati, ma per disposizione dei medici. Il 12 febbraio il ministro dell’Università si è sottoposto a un trapianto di reni. La convalescenza non è la sola novità di questa chiamata alle urne: al suo fianco per la prima volta non ci sono Massimo D’Alema, Walter Veltroni e Piero Fassino. Soltanto la moglie, Luana. Non solo perché i medici gli hanno imposto rarefatte visite, ma anche per lo strappo che tra i quattro si è consumato mesi fa, quando Mussi invece di entrare nel Pd ha scelto la Sinistra arcobaleno, lo schieramento guidato da Fausto Bertinotti.
Ministro, che effetto le fanno queste elezioni senza i compagni di una vita?
D’Alema, Veltroni e Fassino restano amici, ma sono contento delle scelte che ho fatto.
Non la chiamano più babbo?
Ci siamo un po’ persi. Come dissi una volta: un giorno il babbo si è svegliato e i figli se n’erano andati.
Dove?
In un curioso aggregato americanizzante, un partito all’americana ma senza l’America. Gli Stati Uniti non sono solo il bipartitismo, ma anche un sistema istituzionale di pesi e contrappesi. E poi si fa una scelta stelle e strisce proprio nel momento in cui quel grande paese è in crisi…
Spunta l’antiamericanismo?
Io sono di cultura tedesca, ma non sono antiamericano: mi limito a osservare che per gli Stati Uniti è un momento critico. In questi anni gli Usa sono stati esportatori di debito, inquinamento e guerra.
Tifa per Barack Obama o per Hillary Clinton?
Per ora non ho capito cosa annunciano al resto del mondo. A parte la vision, la mission e la passion. Speriamo tirino fuori idee vere, grandi proposte.
Torniamo all’Italia: perché ce l’ha tanto con i suoi ex compagni?
Non ce l’ho con loro, anzi credo di aver lasciato con una certa eleganza. Ce l’ho con il loro progetto, con questa presunta modernità.
Non le piacciono le innovazioni?
Vede, nuovo e vecchio, moderno e antico, non vogliono dire nulla. Sono categorie descrittive, ma non significano meglio o peggio, sensato o sbagliato. Moderno è ciò che viviamo ora, ma infinite cose moderne sono aberranti.
Il Pd per lei è aberrante?
No, apprezzo l’energia che ci sta mettendo Veltroni, la sua è una campagna forte. Ma è l’idea di fondo che non mi convince: che senso ha parlare di nuovo partito se non si chiarisce che cosa si vuole fare, se dentro c’è un po’ di tutto?
Allude ai precari e a Massimo Calearo?
Con tutto il rispetto, Calearo non è un imprenditore qualsiasi. Ha interpretato la protesta contro la tassazione, è stato uno dei duri nella trattativa dei metalmeccanici. Si è scelto un falco.
Veltroni ha detto di voler fare un patto con i produttori.
Ma quello sta nella tradizione del Pci. Lo stato sociale è il frutto del patto con i produttori, di un compromesso tra capitale e lavoro. Ci si arriva dopo lotte e conflitti. A me piacerebbe un patto tra imprenditori e lavoratori sulle grandi questioni di formazione, ricerca, innovazione e ambiente. Ma non c’è. Si possono fare compromessi solo ammettendo l’esistenza di un conflitto tra capitale e lavoro. Salario e profitto non sono la stessa cosa e l’operaio non è un imprenditore. Veltroni ha una visione armonica che non esiste.
Per lei il mondo resta sempre diviso in destra e sinistra?
Sì, destra e sinistra sono categorie dotate di un senso. Io sono di sinistra.
Il Pd non è di sinistra?
È Veltroni che, nell’intervista a El País, ha detto che il Pd è “riformista”, non di sinistra.
Dica la verità: è un nostalgico del vecchio Pci?
No, sono stato uno dei più accesi sostenitori della svolta del 1989, quando il Pci si trasformò in Pds. La scelta era matura già da quando Enrico Berlinguer intervenne sui fatti di Polonia, ma il gruppo dirigente del Partito comunista costrinse il segretario generale a fare retromarcia. Tre anni dopo Berlinguer morì e ci volle ancora molto tempo perché si decidesse di superare il Pci. Il Partito comunista italiano era un’eresia, ma l’eresia ha senso fin che esiste una chiesa. Fu Achille Occhetto alla fine a decidere di cambiare, caricandosi sulle spalle la responsabilità della svolta e salvando la sinistra italiana.
Per questo gli avete dato il benservito?
Fu costretto a dimettersi dopo la sconfitta elettorale del 1994 con una certa brutalità. Da lì inizia il momento di raffreddamento dei miei rapporti con D’Alema.
Sulla svolta di Occhetto, D’Alema con chi stava?
Era il più dubbioso: altri come me erano più convinti della trasformazione in senso europeo del partito.
È una critica all’ex compagno?
Massimo ha grandi meriti: fu tra gli edificatori dell’Ulivo, ma anche colui che lo liquidò. Era una grande idea di coalizione: una grande sinistra in un grande Ulivo. Questo è il progetto in cui ho creduto. Ma adesso non ci sono più né l’Ulivo né la sinistra.
Lei magnifica l’Ulivo, ma dimentica di parlare di Romano Prodi e del suo governo.
Ci arrivo. Con il governo Prodi si sono commessi errori, ma ciò che mi colpisce della campagna elettorale di Walter è la mancata assunzione di responsabilità nei confronti dell’esecutivo e degli sbagli commessi.
Beh, Veltroni non c’era, faceva il sindaco di Roma.
Ma io c’ero e c’erano molti di quelli che ora stanno nel Pd. Su 25 ministri, 18 fanno parte del Partito democratico: il presidente del Consiglio, i due vicepresidenti, alcuni dei ministri più importanti. Non si può dire allora che le cose sono andate male per colpa dei partiti minori. Ma chi ha impedito al governo di intervenire a favore dei salari? I piccoli partiti o quelli maggiori?
Il leader del Pd accusa alcuni ministri di essere andati in piazza contro il governo.
Sì, ma non eravamo noi. Al Family day, contro una legge del governo, i Dico, c’erano Giuseppe Fioroni, che sta nel Pd, e Clemente Mastella. E contro l’indulto c’era Antonio Di Pietro, che ora è alleato del Pd.
Veltroni vi ha messo nel mirino?
Scarica su di noi perché è la cosa più facile. Ora sento che promette di ridurre l’Irpef, di dare soldi ai precari, case popolari, asili nido e perfino 2.500 euro per figlio. Mi domando: ma se a maggio si potrà fare tutto ciò nonostante la recessione internazionale, perché non lo si è fatto con l’ultima Finanziaria? Perché invece di far scendere il deficit all’1,9 non ci si è fermati al 2,4, com’era previsto nel pieno rispetto dei parametri europei? Lo sa quanto vale lo 0,5 del deficit? Otto miliardi di euro. Lo sa cosa si sarebbe potuto fare con 8 miliardi di euro?
Scusi, ma anche lei parla ora. Perché non l’ha detto quando era al governo?
Io ho minacciato due volte le dimissioni perché volevano tagliare i soldi alla ricerca. A parole volevano finanziare l’università, gli studi e l’innovazione, ma se fosse stato per loro non avremmo neppure confermato i fondi già bassi stanziati da Letizia Moratti col governo Berlusconi. E quando minacciavo di dimettermi non ho mai trovato al mio fianco i ministri del Pd.
Con i suoi ex compagni ha proprio il dente avvelenato.
Diciamo che i rapporti si sono raffreddati. Sono lontani i tempi in cui D’Alema, Veltroni e Fassino regalarono a Mussi un riproduttore di cd Bang & Olufsen per il suo compleanno. Ormai è un’altra musica.

Sinistra Arcobaleno: griglie pronte. Per riempirle, il Prc rilancia Caruso

Il candidato premier della Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti | Ansa
Anche la Sinistra Arcobaleno sta per definire le candidature per le liste comuni. Gli strateghi dei quattro partiti, dopo un’ennesima riunione fiume a Montecitorio, hanno tratteggiato la griglia dei posti, e cioè, la collocazione dei candidati nei diversi collegi. Ora spetta a Verdi, Pdci, Prc e Sd inserire i nomi all’interno delle caselle. Lavoro non semplice, visto che gli sherpa del tavolo tecnico devono sciogliere ancora qualche nodo, in vista dell’incontro fissato per giovedì, tra i leader dei quattro partiti che dovranno porre la parola fine al capitolo candidature.
Eppure, diversi sono ancora i malumori sul mancato rispetto della parità di genere, e sulla questione dei posti a rischio. Stabilite infatti le teste di lista, per i quattro partiti resta ancora aperta la discussione sulle candidature da inserire nei posti a rischio. Già assegnati, invece, i posti dei leader: il candidato premier Fausto Bertinotti (Prc) sarà candidato a Roma, Fabio Mussi (Sinistra Democratica) a Milano, Oliviero Diliberto (Pdci) in Piemonte, Franco Giordano (Prc) in Toscana e Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) in Puglia.
In attesa dell’incontro risolutivo, il Prc, che questa mattina ha riunito la segreteria nazionale insieme con l’esecutivo, ha già deciso la collocazione dei suoi big. Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, capolista in Veneto 1, sfiderà il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo del Pd.

Gennaro Migliore, capogruppo del Prc alla Camera correrà in Campania, mentre Rita Borsellino, che è in corsa per le elezioni regionali in Sicilia (in ticket con la democratic a Anna Finocchiaro) come capolista della Sinistra Arcobaleno, sarà candidata per il Prc in Emilia Romagna. Anche se non si esclude per ora l’ipotesi che possa essere spostata in Lombardia. Sempre in Veneto, ma nella seconda circoscrizione e al secondo posto - in una posizione difficile, in cui l’elezione non è affatto scontata - ci sarà il deputato no global Francesco Caruso. Per il giovane disobbediente la corsa nella stessa regione in cui vive (e milita) Luca Casarini, leader degli attivisti del Nord est (che non ha mai nascosto critiche a Francesco Caruso sulla decisione di entrare in Parlamento) non sarà facile. In Veneto 2 (Belluno, Treviso e Venezia) nel 2006, Rifondazione prese un solo deputato, Verdi e Comunisti italiani nessuno.

Una delle novità rispetto alla scorsa legislatura è la candidatura di Pietro Folena, deputato indipendente che dalla Camera traslocherà al Senato, e che sarà candidato in Puglia. Sempre per Palazzo Madama correrà il presidente della commissione Antimafia Francesco Forgione, capolista in Calabria.
Tra le new entry del Prc ci sarà il segretario regionale della Puglia Nicola Fratoianni, candidato alla Camera insieme nella stessa lista con Cristina Tajani, la giovane ricercatrice precaria. Non sarà in lista invece Nicolò Pecorini, segretario regionale della Toscana, altra new entry prevista dal Prc, ma che alla fine ha deciso di rinunciare.
Alla Camera arriverà Claudio Grassi, leader della minoranza di Essere comunisti che sarà il numero due nella lista dell’Emilia Romagna. Al Senato correrà invece Alberto Burgio, capolista per il Friuli Venezia Giulia.
Risolto anche il caso di Marilde Provera, altra rappresentante della minoranza che fa capo a Claudio Grassi, che correrà in Piemonte per palazzo Madama. In Sicilia per Montecitorio correrà invece Vladimir Luxuria.

Pd e Radicali: se l’accordo annega in un bicchier d’acqua

 Il leader del Pd Walter Veltroni fotografato stamani durante una tappa della campagna elettorale all' interno del teatro Guglielmi di Massa. La vicenda delle candidature radicali nelle liste del Pd non sono, secondo il leader del Pd Walter Veltroni, un buon motivo per fare lo sciopero della sete | Ansa
Fatte le liste, iniziano i malumori. Anzi continuano, in casa Veltroni.

Dopo la decisione del Pd su chi candidare alle prossime elezioni, l’ex sindaco adesso deve fare i conti con una fronda interna che minaccia di far perdere voti. E non solo per le proteste di Marco Pannella, che stamattina a Panorama del giorno di Maurizio Belpietro ha fatto sapere di avere già iniziato lo sciopero della sete: “Hanno rifiutato noi mentre hanno accolto con amore Di Pietro. Non dobbiamo tacere: se si subiscono queste cose poi finiremo per pagarla tutti”. Il nodo è sempre quello già sollevato da Emma Bonino: i patti prevedevano che il Pd garantisse “a noi di avere nove nominati - perché le prossime elezioni non sono elezioni ma sono nomine. Su questo ancora ieri sera ho sentito che Veltroni lo confermava, dopodiché andando a vedere i nomi delle liste appresi dalle agenzie questi nove nominati o nominandi in realtà non sono nove ma forse sei, forse sette”. La risposta dell’ex sindaco non si è fatta attendere: “Un accordo politico non può essere scambiato con una specie di tram in cui si prenotano i posti e si viene portati”. E lo sciopero della sete è “meglio farlo per grandi battaglie civili, come quella contro la pena di morte”.

Partita chiusa. Si vedrà. Di fatto, grane e busillis arrivano anche da diverse regioni d’Italia, specie quelle del Sud. A cominciare proprio dalla Sicilia. Da un lato Arcidonna ha già presentato ricorso al comitato di garanzia del partito, lamentando “la scarsa rappresentatività femminile nelle liste siciliane”; dall’altro gli “ecodem” hanno chiesto le dimissioni del coordinatore regionale Francantonio Genovese, reo di avere capitolato sulle candidature di Maria Falcone e Beppe Lumia. A quest’ultimo non è bastata infatti la dichiarazione di stima del leader del Pd (”Beppe è un amico e penso che verrà a lavorare con noi”) né la possibilità (attualmente remota) di guidare l’Antiracket. Anche per questo corre voce che l’ex presidente della Commissione Antimafia starebbe pensando ad un passaggio nella lista dell’Italia dei Valori. Lumia ha garantito di “volere restare un dirigente del Partito Democratico”, ma ha anche detto che il partito di Di Pietro ” è un progetto che appartiene alla storia del Pd”.

La sua eventuale defezione potrebbe però non restare isolata. In Campania, ad esempio, la situazione non è migliore. Il Psi di Enrico Boselli e Gavino Angius sta tentando di convincere in queste ore alcune componenti socialiste, che avevano aderito al progetto del Pd, per rientrare nel partito del Garofano, e non è detto che non ci riesca.

Maretta anche in Puglia, dove il vicepresidente regionale Sandro Frisullo, minaccia una fronda che potrebbe costare cara al partito alle prossime elezioni. Motivo del contendere, i troppi nomi imposti da Roma che hanno penalizzato i dirigenti politici del territorio. Tra i candidati “contestati”, perché proposti/imposti dal coordinamento nazionale, c’è anche quello della radicale Donatella Poretti. Ma con la Bonino sul piede di guerra e Marco Pannella in sciopero della sete, il depennamento di Poretti in favore dei notabili locali del Pd non sarà facile.
Pannella ha annunciato lo sciopero della sete per protesta contro i criteri con cui sono state formulate le liste dei candidati del Pd. Un nuovo grattacapo per il sommelier.<br /> [i](Credits: [url=http://uberg.ods.org/]Gianfranco Uber[/url])[/i]</p> <p>

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101