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Catania, bambina azzannata da un pastore tedesco

È grave una bambina di 4 anni aggredita da un cane lupo che l’ha azzannata a San Gregorio, nel Catanese. La piccola era con la madre, nel cortile di una ditta di costruzioni edili dove la donna lavora come impiegata. Il pastore tedesco, solitamente chiuso in un recinto, aveva giocato con la bambina in passato. Di notte viene liberato nel cortile per fare la guardia. Lei probabilmente non ne aveva paura, ma questa volta qualcosa è andato diversamente, sfiorando la tragedia. La bambina è all’ospedale Cannizzaro di Catania, ha ferite lacero contuse alla testa ed è ricoverata nel reparto di chirurgia plastica, dove è stata sottoposta a un intervento chirurgico. È cosciente e la prognosi è di 40 giorni, salvo complicazioni.

“Ha subìto traumi da strappamento superficiali al viso, al cuoio capelluto e al collo e non sono stati lesionati organi interni”, ha detto il chirurgo Pierfranco Soma. “Il decorso post-operatorio è regolare. L’unica preoccupazione sono le infezioni”. Soma è uno dei chirurghi che nei giorni scorsi si occupò della ragazza tedesca azzannata in tutto il corpo dai cani randagi nel Ragusano. “Non c’è paragone con le ferite inflitte a quella ragazza” ha specificato. Nello stesso ospedale è stata medicata nel Pronto Soccorso la madre 32enne della bambina, rimasta ferita lievemente nel tentativo di salvare la figlia dall’aggressione del cane. Quest’ultimo è stato sequestrato e affidato in custodia ai proprietari, allertando il servizio veterinario.

Canili: ecco chi fa affari con i randagi

 Due cani randagi

di Stella Pende

Un cucciolo che mangia la carcassa di un piccolo animale, forse un cucciolo suo fratello. Cani come fantasmi di ossa vagolano in una palude di rifiuti e di brandelli di carne. Escono ed entrano da una casa fatiscente, una casa di streghe senza porte, solo materassi sfilacciati e sozzi quà e là. È quella di Virgilio Giglio, custode dei “cani killer” che hanno ammazzato il piccolo Giuseppe Brafa. Un film dell’orrore dove nell’abbandono nell’inciviltà e nel degrado, vivevano quegli animali insieme a quell’umano che credeva forse di essere un randagio anche lui.
Eppure nel passato settembre l’Asl e i carabinieri avevano fatto un sopralluogo. Avevano visto tutto, ma non uno tra quella gente ha deciso di cambiare nulla. Nessuno ha urlato allarmi, nessuno ha catturato cani. Oggi un bambino che dava sfogo alla sua felicità in bicicletta è morto, una ragazza di 25 anni è stata aggredita dai cani sulla spiaggia. Solo Virgilio Giglio è in galera per omicidio colposo, unico colpevole. Ma chi sono i veri responsabili, chi i mandanti della tragedia? “È un miracolo che le disgrazie arrivino solo adesso” Ennio Bonfanti, uomo della Lav (Lega anti vivisezione) in Sicilia ha la disperazione in gola “Anni di lavoro vano! E oggi con la dolorosa morte di Giuseppe torniamo ai massacri, alle polpette di stricnina, e agli animalisti trattati come orchi”. Ennio aggiunge che oggi, come mai, la sporcizia della questione randagi sta nell’illegalità nutrita da certi sindaci e, di conseguenza, nei ricchi business che gli amministratori regalano a certi tenutari di galere canine. “Ma si rende conto che in Sicilia la legge 281 del 2000 è diventata operativa solo nell’aprile 2007? Lungaggini assurde” continua Ennio.
I numeri dicono le sue ragioni. La Lav parla di 1 milione di randagi italiani. “Il tuo padrone ti ha fatto diventare randagio, il tuo carceriere un investimento” scriveva Elisa D’Alessio mitica combattete della Lav. Il Sud batte tutti i record. Ma tra i 1.650 comuni che non possiedono canili proprio l’80 per cento sono in Sicilia, dove sindaci e parenti preferiscono “affidarsi” alle strutture dei “privati” Un affare che frutta ogni anno 7 milioni di euro. La commedia e gli attori sono sempre gli stessi. Li indagano, poi tutto cade nel vuoto e rischizzano fuori con prestanomi o senza. I bandi sono incredibilmente vinti dai monopolisti delle città. Le tariffe legittime sarebbero 3,50 euro al giorno per i cani piccoli e 4 per quelli che superano i 10 chili. Calcolando che spesso un canile siciliano ha circa mille cani, ecco che, spesso, i canili in Sicilia guadagnano quasi 1,3 milioni di euro l’anno. Oggi, però, in tempi di crisi, per accaparrarsi la sovvenzione (e il malloppo) alcuni boss canini giocano nelle aste al ribasso, chiedendo per ogni cane 1,01 euro. Così i cani, torturati dalla fame, mangeranno anche frattaglie in decomposizione. Berranno acqua putrida e se non mangeranno affatto finiranno col divorarsi uno con l’altro, l’eutanasia più economica dei canili. E alla fine ci sarà anche l’ultimo anello dell’affare: lo smaltimento delle carcasse che verrà pagato almeno 70 euro.
Oggi i fatti di Modica si tradurranno in una tempesta di denaro proprio per i boss dei canili privati ai quali i sindaci, terrorizzati dallo scandalo e dall’emergenza, riempiranno i canili. Festa grande per i due monopolisti siciliani: lo “Zoo Service” di Catania e la “Mimiani srl” nelle province di Ragusa ed Enna.
La Zoo service ha una storia singolare. Convenzionata con tutti i comuni, o quasi, della provincia (stima di oltre mille cani) il suo proprietario, Mauro Trombetta, ha accumulato con il comune di Catania ben 2,5 milioni di crediti negli ultimi anni. I cani che aveva “mantenuto” nella provincia erano 1.600, così pareva dichiarare lui. Poi nei giorni scorsi è stata firmata una transazione. Pace fatta tra sindaco e Trombetta. Contemporaneamente esce su Internet il bando per una gara europea, nella quale si offrono 1,6 milioni di euro per tre anni. Chi la vincerà? “Nel frattempo c’è già stata una sorpresa! Improvvisamente i cani catanesi dichiarati da Trombetta sono diventati 480″ racconta una volontaria che preferisce rimanere anonima “in certi canili quando un cane muore si estrae il microchip per metterlo su un altro. E così ecco il prototipo del cane infinito con pagamento infinito”. Sorriso amaro. La ragazza non dorme da una settimana.
Dopo Modica l’ossessione del cane killer ha acceso la paura e soprattutto l’odio degli italiani. A Porto Empedocle i cani “spariscono” di notte. Come la spazzatura a Napoli. A Piana degli Albanesi sono stati trovati i corpi dilaniati di sette cuccioli investiti uno ad uno. “Si fanno piani di avvelenamenti nei bar, negli autotobus, nelle piazze. Una potatura che farà trovare la Sicilia pronta per i turisti estivi che rischiano di disdire le prossime vacanze nell’isola” dice Sara Tremonti militante di un associazione locale”Nascondiamo i cani di quartiere nelle case, nelle auto, negli uffici. L’altroieri ne abbiamo messi 20 su un aereo per Roma. Anche madri con intere cucciolate. Qui ingabbiano tutti: piccoli e grandi, buoni e cattivi. La paura è diventata leggenda nei paesi e nelle città. Se un cane abbaia è cane “mursicaturo” da uccidere”.
Gli animalisti oggi sono diventati amici e complici dei mostri pelosi. In verità è gente capace di rabbia e di innocenza che solo gli animali riconoscono. Uomini e donne che non si liberano di quest’ossessione: l’amore per sempre. “Randagiamo i sindaci” è il nuovo manifesto di “Chi li ama ci segua” neonata associazione milanese. Anche Francesca Martini, sottosegretario al Welfare, si è dimostrata paladina del dolore e della giustizia per i cani: “No alle mattanze e sì alle sterilizzazioni obbligatorie, unica salvezza” ha detto “Il randagismo è figlio di amministrazioni incapaci. Tra il 2003 e il 2008 la regione Sicilia ha preso 3 milioni di euro dove sono? Perchè molti comuni non hanno neppure chiesto i fondi stanziati per l’emergenza? E se li hanno presi che fine hanno fatto?”.
I comuni siciliani per i cani hanno un sacco di debiti. Quello di Ragusa (Modica è un suo centro) deve 310 mila euro al canile Maya, brava gente, e a quello di Ispica solo 60 mila. Mentre il comune di Agrigento sembra dover dare all’Enpa (Ente nazionale protezione animali) almeno 400 mila euro. Qualcuno però fa notare come più di un comune abbia rifiutato i fondi regionali preferendo pagare i privati. Il comune di San Vito Locapo, Trapani, nel 2004 ha avuto assegnati dalla regione ben 25 mila euro per un ambulatorio di sterilizzazioni. Nel 2005 però uno scritto firmato dal comandante della polizia municipale comunica “il mancato utilizzo della somma, dovuto a una diversa destinazione del sito prescelto”: dunque altri cani randagi per i soliti canili. Il comune di Enna invece ha fatto un passo avanti. Ha costruito uno studio medico con tanto di macchinari nei locali dell’ex macello, ma lo tiene chiuso in attesa di affidare la struttura a chi la sappia usare. Per finire anche a Piazzza Armerina sono arrivati i denari per l’ambulatorio. Ma dopo un anno, capito il disinteresse, la Regione se li è ripresi. Oggi il comune ha l’acqua alla gola e il 26 febbraio ha bandito una gara d’appalto. Il vincitore è il noto canile Mimiani srl. Il Mimiami è il rifugio privato più grosso del centro sud siciliano: poco meno di mille cani. Il canile si apre in una landa deserta accanto a una linea ferrata chiusa. “Cerchiamo posti lontani perchè i cani abbaiano” ha spiegato una volta il signor Silvio Ferramosca di Lecce, proprietario di un canile in Puglia. Lui, per evitare denunce, ha addirittura fatto tagliare le corde vocali degli animali che aveva in custodia.
Ma i canili sono sempre agli inferi. Perchè nessuno veda soffrire gli animali, perchè nessuno li veda morire. Oltre la ferrovia nasce oggi il primo embrione del nuovo canile Mimiani-Ricara. Il Ricara è famoso. Nel suo canile molti cuccioli non superavano la settimana di vita dopo l’arrivo. Superindagato, oggi il signor Ennio Lo Piano, proprietario del Ricara, continua ad avere circa 600 cani e a investire in nuovi rifugi.
Ma se i giganti del business sono alla fine infrangibili e intoccabili, i piccoli rifugi delle associazioni animaliste vengono invece bombardati da multe e sequestri soprattutto oggi, dopo i fatti di Modica. I Nas hanno cominciato col chiudere il canile di Maganuco, Ragusa, (illegale, anche se il proprietario manteneva i suoi cani da solo). Il piccolo rifugio dell’associazione Aronne Onlus di Agrigento, gestito con i sacrifici dai volontari, ha incassato piogge di multe dall’Asl. “Certo, c’erano molte mancanze, assenza di microchip e altro” dice Sandro Fanara, professore di biologia e presidente di Aronne “ma mi chiedo come mai Asl e sindaci siano molto “comprensivi” con i “grandi”, mentre noi pesci piccoli autogestiti, dunque estranei al grande affare, siamo sempre sotto la mannaia”.
Nella stessa terra ad Aragona d’Agrigento la signora Ninfa Gueli, 80 anni, è l’esempio più vergognoso dell’inadempienza di certi amministratori. Malata di cancro Ninfa ospita, nutre e protegge 100 cani ai quali il comune non ha mai pensato. Tempo fa pur di far capire la sua fatica si è data fuoco. Qualcuno la ascolterà?

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Modica: la caccia al branco di cani non si ferma. Le polemiche nemmeno

cani randagi

E adesso nella zona (a Sampieri, tra Scicli e Modica: location prediletta per gli omicidi della serie tv del Commissario Montalbano) è caccia al branco. Con i fucili in grado di sparare proiettili con effetto sonnifero, si cercano i cani killer. E si tenta di abbassare il livello della paura. Perché qui, domenica Giuseppe Brafa, 10 anni, è stato sbranato da un branco di cani, un altro ragazzo e un uomo sono finiti all’ospedale e, nella prima mattina di martedì, una turista di 24 anni è in grave condizioni. In tutto fanno quattro persone aggredite dal branco, in tre giorni. Situazione difficile, di emergenza.

I cacciatori sono carabinieri del Noe, dei Nas e delle due società incaricate della cattura. Di cani ce n’è ovunque. A dare manforte all’azione delle forze dell’ordine, la decisione del procuratore della Repubblica di Modica, Domenico Platania: i cani randagi che sono liberi e che “costituiscono un pericolo sociale per la comunità” potranno “essere abbattuti dalle forze dell’ordine se necessario” ma per “quelli già catturati la decisione spetta all’autorità amministrativa e non a quella giudiziale”, ovvero devono “decidere la Asl e le organizzazioni amministrative preposte”.
Sceglie invece l’appello all’evacuazione della zona di contrada Pisciotto - tra Marina di Modica e Sampieri - il sindaco di Scicli, Giovanni Venticinque, dopo la nuova aggressione di questa mattina. La giovane tedesca è stata salvata dall’intervento di alcune persone, tra cui proprio il sindaco Venticinque che, insieme ad alcuni funzionari del Comune, stava effettuando un sopralluogo. Ieri, peraltro, i cani killer stavano per aggredire una donna di 74 anni che è riuscita fortunatamente a chiudersi in casa e al branco inferocito non è rimasto che avventarsi su una bambola lasciata in giardino: sbranata, come se fosse un bambino in carne e ossa.

La caccia al branco non si ferma, quindi. E nemmeno le polemiche. A cominciare dallo stato igienico sanitario della “casa-canile” Virgilio Giglio, 64 anni, proprietario e affidatario dei cani (in carcere, con l’accusa di concorso in omicidio colposo). L’abitazione, sequestrata dai carabinieri della compagnia di Modica la notte scorsa, è considerata dagli animali la loro tana e potrebbero farvi rientro. “Servirebbe una task force”, dice a ScicliNews Nunzio Firrincieli, dei servizi veterinari dell’Ausl. “Eravamo stati qui in settembre, i cani erano ben nutriti, il recinto sicuro, il luogo sufficientemente pulito”. Oggi appare come un immondezzaio, un cimitero di cani e di ossa, con una puzza nauseabonda di escrementi, carcasse di cani, polli e bovini serviti da cibo ai cani.
La visita è stata confermata dal procuratore Platania, che ha anche detto che l’Ausl 7, in una relazione del 5 settembre 2008, dopo il ferimento di una turista nella zona di contrada Pisciotto avvenuto il 2 settembre, “aveva certificato che i locali dove Virgilio Giglio teneva i cani, erano idonei allo scopo”.
A Scicli e a Modica tutti si chiedono di chi sia la responsabilità di ciò che è accaduto. Intanto va precisato che i cani della casa di Giglio non sono randagi, ma stanziali. Hanno un padrone. Sergio Bramante, uno dei responsabili della ditta che si sta occupando della cattura dei cani, sempre dal sito Sciclinews conferma: “C’era un rapporto morboso tra gli animali e Giglio. Il padrone non aveva una leadership sugli animali, non aveva delimitato il loro territorio. Dormiva in una brandina, poco distante dal canile, in un rapporto di compenetrazione con gli animali. Procurava carcasse di bovini, di pollame, nutriva i cani, e nutrendoli si sentiva parte del branco. I cani sono, da un punto di vista ancestrale, dei lupi, e se non vengono educati mostrano la loro peggiore componente asociale. Asocialità che aveva colpito il loro padrone”.
Ma poteva un uomo che viveva accampato in una brandina a fianco ai suoi animali provvedere alla cura e alla sicurezza del branco?

Per saperne di più, l’assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, ha chiesto ai dirigenti del servizio veterinario dell’assessorato e dell’Ausl 7 di Ragusa una relazione urgente. Russo si è impegnato anche a varare un piano straordinario di interventi per ridurre il fenomeno del randagismo, che in Sicilia ha raggiunto “livelli di emergenza”. L’assessore chiederà un incontro al sottosegretario del ministero della Salute, Francesca Martini. “Sono rimasto molto scosso” ha commentato “è incredibile e inaccettabile che un bambino possa morire così e sono vicino ai familiari in questo momento di dolore. Voglio conoscere tutti i contorni di questa raccapricciante storia” ha assicurato. “Non intendo sottrarmi alle responsabilità, anche quelle indirette, e farò tutto quello che è nelle competenze del mio assessorato per migliorare una situazione che ha assunto proporzioni allarmanti”.
Il piano straordinario di interventi chiesto dall’assessore Russo prevederà l’adozione di un bando per l’immediata attuazione dei piani di sterilizzazione di cani randagi ricorrendo alle somme accreditate dal ministero della Salute per il 2009, l’adozione di un piano territoriale di interventi per la costruzione di rifugi sanitari, il risanamento delle strutture comunali esistenti, la predisposizione di ambulatori veterinari pubblici e l’adeguamento strutturale di rifugi già esistenti, insieme alla costruzione di nuove strutture gestite dalle associazioni per la protezione degli animali. Secondo le ultime stime regionali che risalgono al 2008 il numero dei cani randagi è di circa 75.000 unità mentre il numero dei cani di proprietà regolarmente iscritti all’anagrafe canina regionale è di 200 mila.

Bimbo sbranato in Sicilia: un “branco” di 50 cani. Il sindaco: “Servono leggi”

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Cinquanta cani. Un vero branco affidato a un uomo solo, che non riusciva a tenerli sotto controllo. Vittorio Giglio è l’uomo cui erano stati consegnati in custodia giudiziale i dieci-quindici animali che ieri pomeriggio hanno sbranato e ucciso un bambino di dieci anni lungo la pista ciclabile Ciarciolo, a Scicli in provincia di Ragusa. E che poco dopo hanno aggredito un altro minorenne, che si è salvato per l’intervento del padre.

Cani semi-randagi ed eccitati dalla primavera. E ora dopo il dramma arrivano le polemiche, con gli abitanti della zona che sostengono di aver avvisato da tempo della pericolosità del branco.
Il sindaco di Scicli, intervistato da Radio24, ha parlato di “tragedia annunciata”, denunciando sia il vuoto legislativo che non consente di abbattere cani ritenuti pericolosi, sia la mancanza di fondi per rispettare la legge che impone a tutti i Comuni di avere un canile. Ma ha voluto anche puntualizzare che non si trattava di “cani randagi, ma erano affidati dalla Procura di Modica a un privato cittadino, un animalista convinto che li teneva. Le ultime segnalazioni risalivano allo scorso agosto. Avevamo affidato tutto alla Procura, toccava alle forze dell’ordine intervenire, per noi non era più un problema. I cani inoltre stavano in una recinzione, non erano in balia di loro stessi”.

Virgilio Luigi Giglio, 64 anni, proprietario e affidatario dei cani, è stato arrestato dai carabinieri di Modica con l’accusa di omessa custodia, concorso in omicidio colposo, malgoverno di animali e resistenza a pubblico ufficiale. La sua posizione è adesso al vaglio del gip di Modica. I militari intanto hanno già trovato oltre 30 dei 50 cani randagi del branco, che sono stati affidati ai servizi veterinari della locale Asl. Non è escluso che vista la loro aggressività e pericolosità la magistratura disponga che vengano tutti abbattuti.
La LAV (lega anti vivisezione) calcola che venga abbandonato un cane ogni 3 minuti, 20 ogni ora e 400 ogni giorno e chiede che venga ripristinato il reato di omessa custodia e malgoverno di animali, ovvero l’articolo 672 del Codice penale, depenalizzato anni fa. Secondo l’Associazione italiana difesa animali ed ambiente (Aidaa), sarebbero 600 mila i cani abbandonati di cui solo un terzo si troverebbe nei canili. L’abbandono attualmente è punito con la reclusione fino a un anno o con multa fino a diecimila euro.
Secondo la legge è la municipalità a essere obbligata a prendersi cura dei cani abbandonati e a non sopprimerli. Ma sono molti i comuni che non hanno canili né servizi per prevenire il randagismo e quindi si affidano alla buona volontà dei privati. Senza verificare se siano in grado di tenere gli animali sotto controllo.

Il sindaco di Scicli ha riconosciuto la mancanza di un canile, “non abbiamo abbastanza soldi in bilancio” ha detto. Mentre per il segretario dell’associazione nazionale dei veterinari Carlo Scotti la morte del bambino si poteva evitare e “c’è un eccesso di delega alle amministrazioni territoriali, al quale si può rimediare solo con una gestione uniforme e omogenea che coinvolga tutti gli attori della prevenzione veterinaria e del controllo della popolazione canina”.

LEGGI ANCHE: Cani pericolosi, niente black list. Arriva il cane impegnativo

Genzano, cane sbrana un bambino. Il governo: patentino per i proprietari

Sbranato dal suo cane, un mastino napoletano di quattro anni. Così è morto questa mattina a Genzano un bambino di dieci mesi a Genzano, in provincia di Roma, nel giardino della villetta di famiglia. Il cane, la cui razza non è presente nella lista di quelle considerate pericolose, ha attaccato il piccolo, che stava sul passeggino, all’improvviso, azzannandolo alla gola. A niente è servito il soccorso del padre e della madre del bambino, anche la nonna, presente, si è rotta un braccio nel tentativo di muovere il cane.
Poco dopo il piccolo è morto in ospedale. Pare che l’animale, regolarmente registrato, non avesse mai mostrato segni di pericolosità in passato. Adesso è stato addormentato da un veterinario della Asl e portato in un centro specializzato.
Dopo la vicenda, il sottosegretario al Welfare Francesca Martini ha chiesto “una maggiore responsabilizzazione dei proprietari”: nessuna lista nera di razze pericolose, ma un percorso formativo ad hoc che porterebbe al conseguimento di una specie di patentino. Patentino che sarebbe necessario per poter accogliere un cane, di cui saranno responsabili civilmente e penalmente. Queste misure, ha annunciato il sottosegretario, saranno contenute in un’ordinanza relativa alla ‘Tutela dell’Incolumità Pubblica dall’Aggressione di Cani’. L’ordinanza, ha affermato il sottosegretario, ‘’sarà emanata entro febbraio” e punta ad una prevenzione ad ampio raggio anche delle aggressioni in ambito domestico, le più numerose. A tal fine, i veterinari sul territorio avranno un ruolo cruciale, ha spiegato Martini, e dovranno segnalare alle Asl tutte le situazioni di ”potenziale pericolo”.

Via libera definitivo ai cani sui treni, ma con il certificato

Cucciolo di bulldog
Via libera ai cani di taglia media e grande sui treni, se il padrone avrà con sé il certificato dell’anagrafe canina. L’allarme lanciato a fine settembre è rientrato in via definitiva e questa volta è ufficiale: i quattrozampe potranno continuare a viaggiare con i loro padroni sui treni. Ma alcuni cani resteranno ancora a terra, come i Bulldog, i Rottweiler e i Pitbull (in tutto 17 razze canine considerate pericolose): non potranno salire sui vagoni per evitare di creare disagio ai passeggeri non abituati alla convivenza con i cani “reattivi”, così come sono stati definiti nelle nuove norme.La nuova ordinanza entrerà in vigore il prossimo primo dicembre ed è stata presentata dal sottosegratario al Welfare Francesca Martini e dal sottosegretario al Turismo Michela Brambilla assieme ai dirigenti di Trenitalia. I cani di piccola stazza, i gatti e altri piccoli animali da compagnia dovranno viaggiare nei trasportini e avranno libero accesso a costo zero su tutti i treni esclusi gli Eurostar che raggiungono i 250 chilometri orari, perché giudicati non idonei alla salute dei piccoli animali (ammessi in questo caso solo i cani guida per non vedenti). Per quelli di taglia media e grande c’è l’obbligo della museruola, del guinzaglio e potranno salire pagando un biglietto di seconda classe ridotto del 50%. Per loro ci saranno degli spazi appositi per non creare disagio agli altri passeggeri: nell’ultima carrozza di seconda classe degli Ic Plus, degli Ic e degli Espressi. Le stesse regole valgono per i Regionali dove i cani saranno collocati sulla piattaforma dell’ultima carrozza e dove non si potranno portare i quattrozampe nelle ore di punta dei giorni feriali (dalle 7 alle 9). Trenitalia a ottobre aveva sospeso, grazie all’intressamento del sottosegratario Francesca Martini, l’ordinanza sul divieto di portare i cani di peso superiore ai 6 chili sui treni. Il rischio per il viaggiatore era di pagare una multa da 100 euro. Un provvedimento preso da Trenitalia per dare una risposta al problema delle pulci e delle zecche nei vagoni dei treni e ai numerosi reclami dai clienti sulla presenza dei cani nei treni.

I veterinari dell’Anmvi plaudono all’iniziativa di Trenitalia. “E’ un passo avanti rispetto all’ultima ordinanza di settembre – spiega Carlo Scotti presidente Anmvi – perché si riconosce che gli animali non sono merci. Con questo provvedimento si incentiva la mobilità dei cani tramite il trasporto ferroviario. Positiva anche la creazione di spazi appositi dedicati ai cani, che vanno a favore dei passeggeri che sono infastiditi dalle razze di taglia media e grande”. Ma c’è da risolvere ancora il nodo delle razze considerate pericolose. “Vogliamo ringraziare il lavoro del sottosegretario Francesca Martini che si è adoperata molto per venire incontro alle esigenze di chi ama gli animali. Ora – conclude Scotti - bisogna pensare alle razze canine considerate reattive: una definizione che discrimina le 17 razze cui è vietato salire sui vagoni. Il concetto di reattività infatti è molto soggettivo e dipende dai criteri di valutazione che si adottano”.

Ricercato il randagio che ha sbranato Mattia. In Italia 600mila cani “di strada”

Un cane tra i rifiuti

Il piccolo Mattia di 9 anni, sbranato domenica 5 ottobre da un grosso cane randagio e trovato morto in una pozza di sangue vicino casa a Circello, in provincia di Benevento, non è che l’ultimo caso di quest’anno. Il cane che lo ha aggredito, come ha accertato il medico legale, lo ha morso al collo provocando un taglio profondo. Non c’è stato più niente da fare. Alcuni cani randagi della zona di Circello da ieri sera sono stati sequestrati e sottoposti a controlli.
Ogni anno sono 70mila le persone aggredite da cani, secondo il Codacons, pari a 191 aggressioni ogni giorno e 600mila nella Penisola sono di “strada”, di cui solo un terzo ospitati nei canili rifugio (mentre sarebbero 1.650 i comuni italiani fuorilegge, cioè quelli che non hanno un canile comunale o una convenzione con un canile consortile o gestito dall’Asl o con un canile rifugio, dove ricoverare i cani abbandonati e randagi). Le razze a rischio “aggressività” sono 17, per le quali secondo l’ordinanza ministeriale del 2006 ancora in vigore c’è l’obbligo da parte del padrone di applicare il guinzaglio e la museruola nei luoghi aperti al pubblico.
Tra i più temuti i pitbull e i rottweiler. Secondo un rapporto dell’Aidaa (Associazione italiana difesa animali ed ambiente), sono oltre 1.200 i comuni che non dispongono di un servizio di cattura dei cani randagi. E le maggiori irregolarità riguardano la Campania, la Sicilia e l’Abruzzo. Solo nei mesi luglio e agosto sono stati abbandonati qualcosa come 11.500 cani e di questi solo un terzo sono entrati nei canili italiani.
Problema di leggi, quindi? Per niente: le associazioni animaliste insistono sul fatto che le norme contro il randagismo in Italia ci sono, “solo che devono solo essere applicate”. Un giudizio che va di pari passo a quello espresso dal sottosegretario con delega alla Salute Francesca Martini. Ma l’accusa di Aidda va oltre: “Il randagismo in Italia è arrivato a livelli d’emergenza. Le soluzioni ci sono basta volerle prendere in considerazione. E continuare ad ignorarle sarebbe una grave responsabilità per tutte le amministrazioni che devono farsi carico di questa emergenza”.
Una soluzione la propone Carlo Scotti, presidente dell’Associazione nazionale medici veterinari italiani (ANMVI), che propone un piano di sterilizzazione a tappeto degli animali senza proprietario, senza sperperare denaro pubblico: “Il controllo delle nascite rappresenta infatti il metodo più efficace e rapido per riportare il fenomeno entro standard di governabilità. Oggi non è così e le nascite fuori controllo rendono del tutto inadeguate e insufficienti le strutture di ricovero di questi animali”.

Lo scorso agosto è stata emanata una ordinanza che contiene una serie di misure proprio per prevenire abbandoni e randagismo.
- Applicazione di microchip: essendo un atto medico, deve essere effettuata dai veterinari pubblici competenti per territorio o da veterinari libero professionisti abilitati ad accedere all’anagrafe canina regionale. Contestualmente all’applicazione del microchip i veterinari devono effettuare la registrazione nell’anagrafe canina dei soggetti identificati. Il certificato di iscrizione deve accompagnare il cane in tutti i trasferimenti di proprietà. I microchip possono essere prodotti e commercializzati unicamente da soggetti registrati presso il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, dove viene assegnata una serie numerica di codici identificativi elettronici. I produttori e i distributori devono garantire la rintracciabilità dei lotti dei microchip venduti.
- Divieti di vendita: riguarda i cuccioli di età inferiore ai due mesi o i cani non identificati o registrati. A due mesi scatta infatti l’obbligo di inserire il microchip elettronico
- Comuni: questi devono identificare e registrare in anagrafe i cani rinvenuti o catturati sul territorio e quelli ospitati nei rifugi e nelle strutture convenzionate e i sindaci sono responsabili dell’osservanza di tali procedure. Per effettuare controlli di prevenzione del randagismo devono dotare la propria Polizia locale di almeno un dispositivo di lettura di microchip ISO compatibile.

Uno a zero per i cani: non sarà vietato il loro trasporto sui treni

Un caldo... bestiale!

Dietrofront di Trenitalia sul divieto di portare i cani di peso superiore ai 6 chili sui treni. L’ordinanza, che sarebbe dovuta entrare in vigore domani, è stata sospesa stamattina. I padroni, quindi, potranno continuare a viaggiare con i loro amici a quattrozampe come prevede la legge vigente, con guinzaglio e museruola, senza il rischio di pagare una multa da 100 euro. Lo ha comunicato oggi il sottosegratario al ministero del Welfare, Francesca Martini. “Oggi abbiamo avuto un incontro con l’amministratore delegato Trenitalia, Vincenzo Soprano, con il quale abbiamo deciso la sospensione dell’ordine di servizio, che vietava la presenza di cani superiori a sei chili sui treni italiani e li obbligava a stare all’interno di trasportini”.

Trenitalia aveva preso questo provvedimento la scorsa settimana per dare una risposta al problema delle pulci e delle zecche nei vagoni dei treni, tornato alla ribalta dopo l’ultimo caso, segnalato il 17 settembre da una viaggiatrice. Iniziative indispensabili, secondo la compagnia ferroviaria, che ogni anno spende in media 200 milioni di euro per la disinfestazione dei vagoni passeggeri e che riceve numerosi reclami dai clienti sulla presenza dei cani nei treni.

“Esprimo enorme soddisfazione per questa decisione di Trenitalia” ha aggiunto il sottosegretario “e ringrazio loro per la collaborazione che ci vede nell’obiettivo comune di tutelare il diritto dei tanti viaggiatori possessori di cani, di viaggiare con il proprio animale e allo stesso tempo di tutelare tutti gli altri viaggiatori, la loro sicurezza l’igiene, la qualità e la salubrità dei vagoni”.
A spiegare meglio i termini della questione, ci pensa però l’amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti: “Non abbiamo ritirato l’ordine di servizio, ma abbiamo aderito alla richiesta del sottosegretario di sospendere per 15 giorni il provvedimento per cercare una soluzione”. Quindi, per il momento l’ordine di servizio, che sarebbe dovuto scattare da mercoledì 1 ottobre, è sospeso. “Abbiamo due ordini di problemi” ha spiegato Moretti “siamo sommersi da lettere di protesta dei passeggeri per la presenza di razze pericolose di cani sui treni, tipo rottweiler, pitbull e simili. Non possiamo far entrare queste razze, bandite in tutta Europa, in spazi ristretti dove sono presenti bambini e anziani. La gente ha paura di questi animali che superano i 60 chilogrammi di peso e sono classificati tra le razze aggressive e pericolose”.
Il secondo problema, ha proseguito Moretti, riguarda lo stato di igiene dei cani e la tutela dei passeggeri, che “hanno il diritto di sedersi al loro posto senza che questo sia stato occupato poco prima da un animale, magari provvisto di certificato che attesti che non sia portatore di parassiti”. “Stiamo ragionando su questo e non so a che soluzione arriveremo”, ha aggiunto l’amministratore delegato.

In Italia 44 milioni di italiani posseggono un animale domestico. I cani che vivono nelle case sono 6,9 milioni.

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