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Walter Veltroni ha scelto Mi fido di te di Jovanotti (almeno per la “sigla” d’apertura della campagna elettorale, quella di chiusura era l’inno nazionale): e non gli ha portato molta fortuna. A non fidarsi di lui sono stati gli italiani.
Silvio Berlusconi ha invece sbancato alle urne, potendo contare su almeno tre brani “fatti in casa”: il tradizionale inno di Forza Italia Azzurra libertà , A Silvio, a Silvio (anche in versione gospel) e Meno male che Silvio c’è. Beppe Grillo, l’anti politico per eccellenza, si affida al Piotta. La sigla del secondo V-Day, che si svolgerà il 25 aprile in molte piazze italiane e dedicato alla libertà d’informazione (traduzione del grillo pensiero: contro la casta dei giornali, a cui
aderirà anche Antonio Di Pietro
), è tutta “made in Rome”. D’altronde proprio all’ombra del Campidoglio la lista Amici di Beppe Grillo è riuscita a eleggere un rappresentante nel consiglio comunale (Serenetta Monti). A realizzare la canzone, insieme al rapper romano Piotta (al secolo Tommaso Zanello), anche la reggae band Radici nel Cemento e il cantuatore Leo Pari (già autore della precedente sigla).
Il brano - ritmico, molto parlato e, naturalmente, irriverente: ricco di contaminazioni in perfetto stile no-global - è già disponibile su internet. Il link della pagina myspace dove sentire il pezzo (che è scaricabile gratuitamente e legalmente) è www.myspace.com/piotta.
Piotta, Radici nel cemento e Leo Pari eseguiranno il brano in diretta dal palco di Torino, piazza principe di questo secondo V-day, dove ci sarà anche il Beppe nazionale. “Abbiamo scritto questo brano tutti insieme” spiega Tommaso Zanello”. È un po’ rap, un po’ reggae e un po’ rock. Spacca davvero”.
Il brano non poteva che iniziare con uno strepitoso vaffa. Il resto è tutto da sentire.
Questo il ritornello:
Al V-Day ci sei o non ci sei,
questa è la nuova evoluzione della rivoluzione.
Al V-Day ci sei o non ci sei,tivo -
serve una nuova soluzione c’è troppa corruzione.
Qui invece il VIDEO, tratto da YouTube:
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Troppo rumore per… “La Bussola”.
Già : il mitico locale di Focette, a Marina di Pietrasanta (capitale della Versilia) pare ne faccia a iosa. Non nel senso che fa parlare di sé (quasi tanto quanto succedeva quarant’anni fa), perché “disturba la quiete pubblica”, come recita il reato 659 del Codice penale.
E allora? Si chiuda, almeno temporaneamente. E il cartellone estivo? A rischio.
L’esposto, che ha fatto decidere al gip del Tribunale di Lucca a mettere i sigilli al locale, è arrivato da un privato: le analisi fonometriche eseguite dall’Arpat, su richiesta della Procura di Lucca, avevano evidenziato uno sforamento del livello autorizzato di rumori.
Un brutto colpo per il locale, fondato dal patron Sergio Bernardini e oggi di proprietà della società Chantal srl, che dal 1955 ha ospitato nomi della musica e della mondanità come Fred Buongusto, Fred Buscaglione, Gino Paoli, Peppino di Capri, Ornella Vanoni, Adriano Celentano, Luigi Tenco, Milva, Patty Pravo, Fabrizio De Andrè e Mina, che esordì quasi per caso proprio qui nel 1958, quando ancora era, semplicemente, Anna Maria Mazzini.
E quando le discoteche facevano meno rumore e, soprattutto, non c’erano ancora le attuali norme in fatto di inquinamento acustico.
La Bussola è stato anche uno dei simboli del boom economico, tanto da divenire anche oggetto della contestazione: il 31 dicembre del 1968, durante una manifestazione davanti al locale, partì un colpo di pistola che ferì alla schiena un giovane pisano, Soriano Ceccanti, costretto poi a muoversi con una sedia a rotelle.
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Dopo le incursioni a Lucignolo; dopo le ospitate in radio; dopo il tatuaggio “perdonami” dedicato alla moglie Nina Moric; dopo le sfilate per lo stilista Carlo Pignatelli; dopo le mutande lanciate dal balcone; dopo la puntatona di Matrix, con una “spalla” d’eccezione come Antonio Di Pietro… Fabrizio Corona non si ferma più: se la ride e ce le canta.
Sfruttando al meglio i riflettori che l’inchiesta del pm Henry John Woodcock gli ha puntato addosso, il re dei paparazzi riesce a far parlare, comunque, di sé. Un vero e proprio tormentone, il suo. Estivo. Che ora si arricchisce di una nuova canzone Ostaggio dello stato e di video-rap allegato, che già impazza su YouTube.
Un brano-denuncia su Vallettopoli, naturalmente. Nel filmato, Corona appare a torso nudo, con i capelli sciolti e ricci, ma soprattutto, circondato da belle ragazze e avvolto da catene grosse così. Una sorta di metafora della sua condizione di prigioniero e di vittima della malagiustizia. Perché Corona tale si è sentito, nei tre mesi e passa di carcere che si è fatto tra Potenza e Milano e i domiciliari, come lui stesso urla nel video. Che ha questo titolo, profetico: “Corona non perdona”.
Appena postato, il filmato è stato il più cliccato in rete: 23 mila clik in tre giorni.
Nella clip accanto a Fabrizio compare Bruno Valvo, in arte Kalief, rapper di 28 anni, che canta insieme a lui: “Io sto con Fabrizio, l’uomo che ha scardinato l’Italia dal vizio. In Italia è così, tutti vogliono fama e soldi come divi dei film”.
Insomma, dopo il libro sulla sua carcerazione La mia prigione (edito da Cairo), una linea di abbigliamento per uomo e donna (presto sarà pronta anche quella per bambino), la promessa candidatura in politica, ora ecco il cd tormentone.
Ma non è - ancora - finita. Perché per il personaggio più amato/odiato del momento si profila l’ennesima sfida con il suo “carceriere”: a colpi di t-shirt.
A Potenza infatti stanno andando letteralmente a ruba quelle dedicate al pm (20 euro, che nelle intenzioni dell’imprenditore potentino Donato Verrastro andranno in beneficenza). Lo slogan? Molto speciale: su sfondo bianco con i caratteri rossi e blu, la scritta: “I love H.W.J”, e dietro “Il pm biondo che fa impazzire il mondo”.
Giusto per dare i numeri.
Sei giovani su dieci non stanno seguendo la kermesse sanremese, perché ritengono che non rappresenti il panorama musicale italiano. E perché, per quasi nove giovani italiani su dieci, i cantanti sono perfetti sconosciuti. Tanto che la battuta di Ficarra e Picone - ospiti della seconda puntata del Festival - sull’età (anagrafica e musicale) di molte star in gara è tanto cattivella quanto vera: “Ho visto che a Sanremo ci sono Baudo, Milva, Dorelli…”, “Allora è una replica!”
Vero che l’Auditel ha premiato la seconda diretta dall’Ariston che, per la prima volta dopo anni, non subisce cali ma anzi cresce in share rispetto al debutto. Il picco degli ascolti intorno alle 21,23 durante il duetto d’apertura di Baudo-Hunziker sulle note di Non ho l’età : 13 milioni 288 mila spettatori. La punta massima dello share si è registrato invece alle 23,34, durante l’esibizione di Paolo Rossi: 56,66%.

Eppure, secondo un sondaggio on line fatto e pubblicato da Cream Magazine (mensile freepress per le scuole superiori, distribuito in 45 città italiane in collaborazione con il portale per studenti Matura.it), sul 57° Festival su un campione di 7.398 ragazzi e ragazze di un’età compresa tra i quattordici e vent’anni, il baraccone dell’Ariston agli adolescenti italiani non piace: il loro disinteresse nei confronti dello show sanremese è totale e l’evento non stuzzica i loro gusti musicali e mediatici.
Dal disastro, si salvano solo la bella e sbarazzina Michelle Hunziker, spalla perfetta di un Pippo Baudo non certamente il preferito nella hit dei presentatori: superato alla grande da Fiorello e Teo Mammuccari. Per quanto riguarda la musica, la “furbata” della Paranza di Daniele Silvestri la spunta di poco su Simone Cristicchi (qui la sua intervista e il video), con Ti regalerò una rosa, e dagli Zero Assoluto.