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Circoscrizioni: minicasta, ma iperpermalosa

Chi tocca la casta si brucia. Anche se si tratta dello scalino più basso degli eletti della politica, quello delle circoscrizioni, tema di un’inchiesta sul numero 13 di Panorama, titolo “Una casta piccola piccola”.

L’articolo si è occupato anche di Reggio Calabria, dove ci sono ben 315 consiglieri per 15 quartieri. “Non hanno nessun compito e uno stipendio spropositato” ha raccontato Michele Marcianò, capogruppo di FI in consiglio comunale e titolare della delega al decentramento. “Dietro di loro c’è sempre un referente politico di primo piano: li usano come galoppini elettorali e poi li ricompensano con una poltrona comoda e discretamente retribuita”. Dichiarazioni che hanno scatenato ira.
Riunitosi d’urgenza, il cooordinamento dei presidenti di circoscrizione ha firmato un documento per chiedere le dimissioni di Marcianò dal partito e la revoca dei suoi incarichi. “Mi hanno bersagliato solo per avere detto la verità” racconta il consigliere comunale, che ora annuncia la remissione delle deleghe.
A guidare la rivolta dei capi rione, Antonio Eroi, presidente della V circoscrizione, e Giuseppe Eraclini, a capo della VI. Poltrone remunerate: poco meno di 2 mila euro al mese. A cui i due aggiungono i gettoni di presenza di consigliere provinciale, carica a cui sono stati eletti nel 2006. Piccole (e permalose) caste crescono.

Le mani di Veltroni sui deputati democrats: Soro al posto di Franceschini

i due leader del Pd
Ottobre è il mese dell’attesa per Dario Franceschini. Il presidente del gruppo dell’Ulivo, a breve Pd, della Camera è stato in attesa del voto delle primarie del 14 ottobre per scrollarsi di dosso tutti gli avvoltoi che volavano sopra la sua testa di vice di Walter Veltroni, quindi ha atteso la conclusione della campagna elettorale per dare alle stampe il suo secondo romanzo La follia improvvisa di Ignazio Rando, per non far coincidere la data con le primarie del Pd: “così nessuno mi potrà accusare di speculare su questo appuntamento fondamentale”, ha spiegato lui stesso. In realtà, mormorano alcuni maligni nei corridoi della Camera, perché “se ne voleva stare quatto, quatto e non comparire. Come fa spesso”.

In questi giorni Franceschini era in attesa del via libera finale di WV per lasciare la presidenza del gruppo e andare ad insediarsi nei nuovi uffici freschi di pittura del Pd e oltretutto il giovane Dario non sapeva se lasciare prima o dopo la Finanziaria. Ma dopo l’incoronazione di Milano non c’è più tempo da perdere. I dubbi sono volati via: ha deciso. E, a quanto risulta a Panorama.it, forse a ore, magari proprio all’assemblea dei gruppi dell’Ulivo di Camera e Senato di stasera a Montecitorio con Veltroni, potrebbe annunciare le dimissioni da capogruppo dei 195 deputati democrats per dedicarsi a tempo pieno al nuovo ruolo, ufficializzato sabato a Milano, di vicesegretario facente funzioni di Veltroni , che vuole restar tale ancora per molto sindaco di Roma. Il segretario del gruppo dell’Ulivo alla Camera, Roberto Giachetti, che con lui lavora quotidianamente, spiega: “Come aveva preannunciato Dario si dedicherà al partito. Chi verrà dopo di lui dovrà avere le sue stesse doti di equilibrio dimostrate in questo anno e mezzo”.
A succedergli sarà, quasi certamente, Antonello Soro. Che pare abbia sconfitto l’unico vero rivale: quel Sergio Mattarella, preferito dal plotone dei deputati diessini, che di fronte all’amico popolare Soro e alle decisioni di Veltroni (che stasera esordirà davanti ai parlamentari neodemocratici) non andrà alla conta. Soro, da parte sua, per salire alla presidenza del gruppo ulivista più numeroso di Montecitorio conta sui galloni guadagnati sul campo (coordinatore dell’esecutivo della Margherita e del Pd) in questo anno e mezzo e, soprattutto, sulla promessa di Franco Marini. Per il politico sardo si tratterebbe, tra l’altro di un ritorno, visto che è stato capogruppo dei Popolari dal 1998 al 2001. Per Soro si schierano, l’ulivista prodiano, Andrea Papini, “Bene! Buona scelta” e il teodem rutelliano Enzo Carra: “Conosce bene quel ruolo, farà bene”.
Per la poltrona di capogruppo si erano affacciati anche i due sfidanti di Veltroni alle primarie, Enrico Letta e Rosy Bindi. Ma proprio l’aver combattuto contro Veltroni li avrebbe esposti ad un numero di franchi tiratori insopportabile per i due esponenti di governo. Che oltretutto vogliono dare battaglia e seguito al consenso che hanno avuto nelle primarie del Pd, lavorando all’interno del partito, come conferma a Panorama.it, Franca Chiaromonte, deputata molto vicina alla Bindi: “C’è da costruire un partito, che noi da sempre vogliamo aperto e pronto al nuovo”.

Una battaglia che da ministri, i due possono proseguire. Mentre da una carica di mediazione quale è quella di presidente del gruppo avrebbero difficoltà a portare avanti.

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