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La controprofezia di Monsignor Lunedì: “È arrivata l’ora del papa nero”

Il cardinale ghanese Peter Kodwo (Lunedì) Appiah Turkson

Il cardinale ghanese Peter Kodwo (Lunedì) Appiah Turkson

Sfida le profezie apocalittiche di Nostradamus con un sorriso contagioso e disarmante. Secondo l’astrologo francese, la fine dei tempi arriverà con l’elezione del papa nero. Ma il nuovo presidente del Pontificio consiglio della giustizia e della pace, cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, è convinto del contrario: “Abbiamo avuto un segretario generale dell’Onu che veniva dal Ghana, ora abbiamo il presidente Usa di colore: se la Divina Provvidenza ci darà la possibilità di avere un papa africano, dovremo ringraziare il Signore e non certo esserne sconvolti”. Continua

Vaticano: nuovo anno, nuovi cardinali. Ecco l’elenco

Alcuni Cardinali

Nuovo anno all’insegna di grandi manovre nei sacri palazzi: il Papa si prepara a consegnare la berretta ad almeno 15 nuovi cardinali. Il 28 giugno 2010 potrebbe essere indetto il concistoro, la riunione del collegio cardinalizio per la nomina delle porpore. Continua

Sacri scontri: al Papa non va giù il Martini

Benedetto XVI e Carlo Maria Martini: stessa età, 82 anni, entrambi professori

Benedetto XVI e Carlo Maria Martini: stessa età, 82 anni, entrambi professori

Stessa età, 82 anni, entrambi professori. Uno biblista, l’altro teologo. Uno successore di Ambrogio, l’altro seguace di Agostino. Sono Carlo Maria Martini e Benedetto XVI. Continua

L’attacco del Cardinale. Bagnasco: “Il Papa mai più irriso e offeso”

Angelo Bagnasco

La Cei contrattacca. Nonostante Ratzinger avesse detto, all’inizio del suo viaggio in Africa, di non sentirsi solo, ecco uscire un un duro documento letto dal Cardinale Angelo Bagnasco proprio in difesa del Papa “irriso e offeso”. Nel suo discorso di apertura al Consiglio permanente della Conferenza episcopale il cardinale e arcivescovo di Genova invita i vescovi italiani a fare muro intorno al pontefice.
Le critiche piovute su Ratzinger prima per la riabilitazione dei Lefebvriani e il caso Williamson e poi per le frasi dette in Africa sui preservativi hanno convinto il successore di Ruini a difendere il suo superiore. “Si è prolungato oltre ogni buon senso” ha detto “un pesante lavorio di critica, dall’Italia e soprattutto dall’estero, nei riguardi del nostro amatissimo Papa” in occasione dell’imbarazzo intorno alle frasi del reverendo Williamson. “Polemiche proseguite” dice Bagnasco “in maniera pretestuosa, fino a configurare un vero e proprio disagio”. Espresso da Benedetto XVI nella lettera ai vescovi di qualche giorno fa in cui diceva “nella chiesa ci si divora”.
E poi la polemica sui preservativi, che, secondo il capo dei vescovi italiani “ha sovrastato nell’attenzione degli occidentali il pellegrinaggio in Africa, un viaggio impegnativo e ricco di speranza”. Insomma, la gerarchia della Chiesa non ha gradito affatto tutta l’attenzione su quella singola frase detta dal Papa, “francamente la polemica non aveva ragione di essere e si è arrivati” prosegue Bagnasco, “ad un ostracismo che esula dagli stessi canoni laici”.
Per la Cei si è esagerato, nei media ma non solo: Bagnasco parla anche di “organismi sovranazionali”, come l’Unione Europea ed “esponenti politici europei”. L’uscita di papa Ratzinger è stata poco commentata in Italia (sia Berlusconi che Franceschini hanno rilasciato nei giorni seguenti dichiarazioni molto concilianti nei confronti della Chiesa) ma nel resto d’Europa ha scatenato critiche poco sommesse. “Invitiamo i nostri interlocutori” continua Bagnasco, “a non abbandonare il rispetto che è indice di civiltà e vorremmo dire, sommessamente ma con energia, che non accetteremo che il Papa, sui media o altrove, venga irriso o offeso”.
Ma il discorso del presidente della Cei ha toccato molti temi che guardano da vicino la politica italiana. Sul caso Englaro, ad esempio, “ha rappresentato un’operazione tesa ad affermare un diritto di libertà inedito quanto raccapricciante” e cioè ”il diritto a morire”: ”darsi e dare la morte in talune situazioni da definire”. Motivo per cui la Chiesa chiede che si arrivi presto a una legge sul fine vita (è prevista per martedì 24 la discussione in Senato, ndr): “Spetta alla politica agire nell’approntare e varare, senza lungaggini o strumentali tentennamenti, un inequivoco dispositivo di legge che - in seguito al pronunciamento della Cassazione - preservi il Paese da altre analoghe avventure, ponendo attenzione a coordinarlo con l’altro sospirato provvedimento relativo alla cure palliative, e mettendo mano insieme alle Regioni ad un sistema efficace di hospice, che le famiglie attendono non per sgravarsi di un peso ma per essere aiutate a portarlo”. L’intervento di Bagnasco ha affrontato su scala più ampia il tema dello scontro di civiltà “Non esiste uno scontro di civiltà derivante da diverse matrici religiose” secondo il capo dei vescovi, invece ‘’si fronteggiano sostanzialmente due culture riferibili all’uso della ragione”.
Da una parte, Bagnasco vede ”la cultura che considera l’uomo come una realtà che si differenzia dal resto della natura in forza di qualcosa di irriducibile rispetto alla materia”. Dall’altra, ”una cultura per la quale il soggetto umano è un mero prodotto dell’evoluzione del cosmo”. Un frutto, quindi, del darwinismo, la cui ”interpretazione esasperata e unilaterale” può portare ad un ”nichilismo gaio e trionfante” che ”induce alla disgregazione dell’uomo e ad una società individualista fino all’ingiustizia e alla violenza”.
Il presidente della Cei ha parlato anche della crisi economica: ”Nessuno è in grado di dire con certezza a che punto si è della perigliosa attraversata” ma ‘’si rivela sempre più urgente e necessario affermare in modo chiaro e forte e riscoprire a livello concreto, l’anima etica della finanza e dell’economia”. Parallelamente, la Cei ha annunciato, in seguito all’ultimo consiglio permanente, “l’istituzione di un fondo di garanzia per le famiglie in difficoltà, che nascerà da una colletta comune da farsi nei modi che decideremo”.

Eluana, lite Poletto-Bresso. La Quiete di Udine pronta ad accoglierla

Eluana Englaro

Potrebbe essere arrivata la svolta la vicenda di Eluana Englaro, la donna che da diciassette anni vive in stato vegetativo. L’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona “Quiete” di Udine si è detta disposta ad accogliere la ragazza. Ad affermarlo, la presidente della struttura Ines Domenicali: “Il sindaco di Udine è stato contattato nei giorni scorsi dalla famiglia Englaro” ha detto Domenicali “che a sua volta ci ha interpellato per conoscere la nostra disponibilità al ricovero. Al momento” ha aggiunto “stiamo verificando questa ipotesi”.

La clinica si è dunque detta disponibile ad accogliere Eluana dopo la rinuncia della clinica Città di Udine giunta all’indomani dell’atto d’indirizzo del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. Eluana potrebbe essere accompagnata per il suo ultimo viaggio, in un’altra struttura friulana, la terra di papà Beppino.
E così si metterebbe fine alla questione sulla quale da mesi si è concentrata un’attenzione politica e mediatica al massimo livello. Soprattutto dopo l’apertura del Piemonte e del suo presidente Mercedes Bresso ad accogliere Eluana in una struttura pubblica della Regione dove, se richiesto, attuare la sentenza che autorizza la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale della donna, in stato vegetativo da 17 anni. Il governo ha sottolineato, attraverso il sottosegretario Eugenia Roccella, che per il Piemonte “sarà difficile applicare la sentenza”.
Se toccasse invece al cardinale Severino Poletto, arcivescovo di Torino, dover decidere, non ci sarebbero dubbi: la sentenza non è nemmeno da prendere in considerazione. Perché: “La legge di Dio prevale su quella dell’uomo” e per questo motivo “i medici cattolici che si trovassero a lavorare nell’ospedale dove si intende interrompere l’alimentazione di una persona, dovrebbero obiettare e rifiutarsi di farlo” è l’indicazione fornita dal prelato di origine veneta, intervistato da La Repubblica.
Ma proprio al cardinale risponde il governatore Mercedes Bresso. “Non viviamo” ha detto il presidente del Piemonte “in una repubblica di ayatollah, nella quale il diritto religioso fa premio sul diritto civile”. “Non entro” ha aggiunto la Bresso “nel merito delle dichiarazioni del cardinal Poletto che invita i medici cattolici all’obiezione di coscienza perché sono valutazioni religiose. Ma dico che l’obiezione di coscienza che nel nostro Paese è consentita solo per l’interruzione di gravidanza, evidentemente sarebbe rispettata anche in un caso del genere. Nessuno può essere obbligato a fare qualcosa se ritiene di non poterlo fare. Se fossi un medico e mi fosse chiesto di applicare il decreto” ha detto la Bresso “lo farei, ma con la morte nel cuore. Ma penso che sia altrettanto disumano pretendere che per un tempo infinito una persona che non è più in stato di vita debba essere tenuta artificialmente in vita con lo strazio e della famiglia. La morale propria comunque non deve essere mai applicata agli altri”. Alla domanda se ci fossero stati contatti con la famiglia Englaro la Bresso ha risposto: “C’erano stati in passato. Non posso giurare che non ci siano stati contatti ora. Ma se mai ci fossero non lo dichiareremmo”.

Tra qualche giorno intanto è prevista la sentenza del Tar della Lombardia sulla richiesta di annullamento del provvedimento con cui la Regione Lombardia lo scorso settembre aveva negato al personale delle strutture sanitarie di effettuare l’interruzione dell’alimentazione e idratazione artificiali ad Eluana Englaro, come avevano disposto i giudici della Corte d’Appello di Milano.

È polemica sul via libera alla pillola abortiva

La pillola Ru486

Sulla questione dell’introduzione in Italia della pillola abortiva arriva il parere del Vaticano. La Chiesa cattolica comprende il dramma di una ragazza che suo malgrado si trova incinta, ma condanna l’aborto in qualsiasi forma esso venga praticato, perché si uccide un essere innocente: lo afferma il cardinale Javier Lozano Barragan, “ministro” del Vaticano per la Salute, che, in vista dell’introduzione in Italia della pillola abortiva Ru486, sottolinea, inoltre, che non si tratta di un farmaco “innocente” per la salute delle donne.

“Per un verso si capisce molto bene la situazione ingombrante e imbarazzante di una ragazza che suo malgrado si trova incinta”, afferma il presidente del Pontificio consiglio per la Pastorale della salute . “Non è che non comprendiamo il problema. Così come comprendiamo cosa significa avere un figlio fuori dal matrimonio e tutte le difficoltà in cui si possono trovare le persone in questi casi. Sono drammi. Ma c’è anche una gerarchia dei drammi e il dramma maggiore è la morte, tanto più se inflitta ad una persona innocente come un figlio che deve nascere. Per questo motivo dobbiamo sempre dire, in modo forte e delicato al tempo stesso, che la vita viene prima di tutto il resto. L’aborto è uccidere, togliere la vita una persona innocente, perché, anche se nei primi momenti della sua esistenza, l’embrione è un essere umano con tutti i diritti”. La Ru486, più specificamente, rientra tra i farmaci che “non sono tanto innocenti per la salute delle donne che li assumono”, afferma il cardinale Barragan.

L’Aifa (l’agenzia italiana del farmaco, che a febbraio aveva già dato parere favorevole alla pillola) ha annunciato che entro la fine dell’anno questa pillola abortiva dovrebbe entrare in commercio in Italia e il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, denuncia che varie donne sono già morte per avere assunto questo farmaco. “Ad ogni modo l’aborto è sempre aborto, a casa o in clinica”, afferma il porporato.
La condanna della Ru486 è stato, peraltro, ribadito nel recente documento vaticano Dignitas personae, un’istruzione della Congregazione per la dottrina della fede vincolante per i fedeli cattolici. Anche la “pillola del giorno dopo”, peraltro, viene bocciata dall’ex Sant’Uffizio per la sua “intenzionalità abortiva”. “Il nocciolo di quel documento”, spiega ora Barragan, “non è un indicare ricettario morale o un tentativo di moralizzazione, ma ribadire che la vita è un dono d’amore che Dio vuole che si generi dove c’è amore, cioè all’interno del matrimonio unico e indissolubile”.

Ma non è solo il Vaticano a discutere dell’introduzione della pillola abortiva. Sulla questione ritornano anche i membri del governo. “La prossima somministrazione della pillola Ru486 in Italia impone a tutti il dovere di informare correttamente le donne italiane che intenderanno farne uso”: l’esortazione è del ministro della Gioventù, Giorgia Meloni. Il ministro sottolinea che si tratta “di un farmaco potenzialmente pericoloso per la loro salute, la cui vendita è stata autorizzata dall’agenzia farmaceutica in virtù di un accettabile rapporto costi-benefici purchè il suo impiego sia coerente con la legge 194 e purchè sia previsto esclusivamente in ambito ospedaliero. Ciò vuol dire che si è ritenuto questo farmaco non più pericoloso della tecnica normalmente usata per gli aborti, ma sempre di aborto si tratta”. Per questo Meloni si appella alle “ragazze italiane: non considerate la pillola Ru486 un anticoncezionale”, avverte, “perchè non lo è”.

Non mancano però proprio le critiche rivolte all’esecutivo da parte dell’opposizione. “Siamo profondamente delusi”, sottolinea il deputato Udc Luca Volontè, riferendosi al ministro della Salute Maurizio Sacconi e al sottosegretario Eugenia Roccella, “dall’incomprensibile inerzia del governo nei confronti della Ru486. Dopo sette mesi non solo l’esecutivo non è stato in grado di impedire l’introduzione della pillola abortiva ma anche la sospensione delle linee guida sulla legge 40 e i nuovi regolamenti per una più corretta applicazione della 194 sono rimasti lettera morta”.

Il VIDEO servizo:

Padre Pio star del web. L’ultima messa del frate santo spopola su Youtube


Il governo (quello uscente) ha dichiarato la giornata di oggi “grande evento”. E in effetti… Quando c’è di mezzo l’ormai santo Padre Pio, i numeri sono sempre da capogiro. Nella quotidianità e nella realtà virtuale. Basti pensare che a San Giovanni Rotondo, per l’esposizone del corpo riesumato del frate di Pietrelcina, sin dall’alba i pellegrini hanno riempito tutte le 5 mila sedie sul sagrato, tutti i 9 mila posti letto degli alberghi del paese, la notte scorsa, sono stati occupati da fedeli e oggi sono attese non meno di 15 mla persone.
Le spoglie del santo sono già state collocate nella cripta del santuario dedicato alla Madonna delle Grazie, dove sono sempre state dal momento della sepoltura, avvenuta 40 anni fa, fino al 2 marzo scorso, giorno della riesumazione. In quasi due mesi il corpo è stato sottoposto a particolari trattamenti per consentirne l’esposizione (il volto di Padre Pio è coperto da una maschera di cera ordinata dai frati cappuccini agli esperti del museo Madame Tussauds di Londra, allo scopo anche di salvaguardare la sensibilità degli stessi fedeli) all’afflusso imponente di fedeli da tutto il mondo, visto che, secondo i dati resi noti da Teleradiopadrepio, le persone che si sono prenotate per venerare la salma del santo sono già 748.000.
E mentre nel piccolo paesino del Foggiano, alla cerimonia dell’esposizione del suo corpo, ci sono il Presidente “rosso” della Regione Puglia Nichi Vendola oltre che Consiglia De Martino da Salerno e il giovane Matteo Pio (le due persone che, per intercessione di Padre Pio avrebbero ricevuto la guarigione, sulla quale si è poi realizzato il processo di beatificazione e poi di canonizzazione del Santo), il santo di Pietrelcina è già una star (e sia detto con tutto il rispetto) del web. Su YouTube, i due filmati che riproducono l’ultima messa celebrata in latino dal frate di Pietrelcina il 22 settembre 1968, riscuote anche un certo successo. Il video ha ottenuto infatti 4 stelle nell’indice di gradimento ed è stato già visionato, fino a ora, da più di 45mila persone. L’utente (che si fa chiamare Bellarmino1) che ha inserito il video spiega che “Padre Pio rifiutò fino alla morte di celebrare col nuovo rito in volgare. Egli fu un acerrimo oppositore del Concilio Vaticano II e di tutte le riforme protestanti che uscirono da esso”. Numerosi poi i commenti, generalmente di ringraziamento per il sostegno e l’aiuto ricevuto dal santo nella difficoltà e nella malattia. Ma un post esorta a “non idolatrare San Pio” perché il “fondamentalismo di idolatria è una cosa negativa dal punto di vista biblico”.
Il volto di Padre Pio ricostrouito in silicone (foto da garganopress.net)
Commenti che non intaccano il sentimento dei fedeli. Esortati dal cardinale José Saraiva Martins durante la messa e farsi imitatori di “Padre Pio come lui lo è stato del Crocifisso”. “Come sappiamo, nessun santo” ha aggiunto il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi parlando ai fedeli “inventa qualcosa di nuovo, tutti ripropongono il Vangelo. Tuttavia, qualche atleta dello spirito ha vissuto con particolare intensità uno o più aspetti dell’infinita ricchezza di Cristo, divenendo tramite per un percorso ‘nuovo’ nella Chiesa”.
Un percorso che nel 2008 passa, ovviamente e con successo, anche dal web.

Il VIDEO della Messa da Youtube (parte 1):


Il VIDEO della Messa da Youtube (parte 2):

Monsignor Hoyos: tutto tradizione e tecnologia

Il Cardinale Darìo Casttrillon Hoyos al lavoro col suo portatile
di Ignazio Ingrao
Formiche giganti caramellate: è la specialità colombiana che il cardinale Darío Castrillón Hoyos offre agli amici. Nato 78 anni fa a Medellín, il porporato ha fama di rigido tradizionalista: celebra la messa in latino con il rito antico, è stato l’artefice dello storico incontro tra i successori di Marcel Lefebvre e Benedetto XVI e ha collaborato nella stesura del motu proprio del Papa per la liberalizzazione della messa tridentina. Ma il cardinale Castrillón ha anche una straordinaria passione che contrasta con la sua immagine esterna: internet e i computer.
Il suo studio è tappezzato di video e dotato di collegamenti ad alta velocità che gli consentono di connettersi in tempo reale con tutto il pianeta. Oggi il porporato presiede la Pontificia commissione Ecclesia Dei per i rapporti con i lefebvriani. Vescovo a soli 42 anni, è stato presidente del Consiglio episcopale latinoamericano e prefetto della Congregazione per il clero. Una brillante carriera ecclesiastica accompagnata, fin dal principio, dalla passione per le nuove tecnologie.
Eminenza, quando ha acquistato il suo primo computer?
All’inizio degli anni Settanta. Ero stato appena nominato vescovo e partecipavo al Celam, il Consiglio episcopale latino-americano. Feci un viaggio in Oriente. Al ritorno, in aeroporto acquistai un piccolo computer Texas Instruments. La notte seguente non ho dormito finché non ho imparato a usarlo.
Ha studiato diritto canonico e sociologia religiosa. Perché l’interesse per i computer?
Perché quando tornai in Colombia, a 25 anni, dopo aver compiuto i miei studi a Roma, il vescovo mi assegnò una parrocchia ai margini della foresta, in una zona mineraria. Il paese era poverissimo e lo stipendio da sacerdote era appena sufficiente per vivere. Amavo moltissimo lo studio e la più grande sofferenza per me era la mancanza di libri. Non avevo soldi per acquistarli e in quel paese non esisteva la biblioteca. Comprai una radio e pregai i miei vecchi colleghi dell’Università Gregoriana di spedirmi libri e dispense. Ma non era facile, a causa delle distanze e delle difficoltà di collegamento.
Ha dovuto attendere l’avvento di internet e della email?
No. Appena ho potuto ho acquistato un modem. Dopo un viaggio a Roma lo feci installare sul mio computer. La mattina seguente telefonai ai miei colleghi della Gregoriana per chiedere le dispense di teologia. Due ore dopo erano stampate sul mio tavolo, a migliaia di chilometri di distanza da Roma. Capii che con quel sistema avremmo potuto rivoluzionare il sistema di comunicazione nella Chiesa e avremmo potuto aiutare i sacerdoti di tutto il mondo a sentirsi meno isolati.
Così è nata l’idea della Riial, la rete Informatica della Chiesa in America Latina?
Esatto. Ne parlai con altri vescovi latinoamericani. Dopo un certo tempo, all’interno del Celam, dove sono stato segretario generale e poi presidente, ci siamo impegnati a dotare gli uffici delle conferenze episcopali e delle principali diocesi di computer sviluppando un software per la trasmissione di documenti, l’archiviazione e lo scambio di informazioni. Oggi la Riial è una realtà straordinaria che tiene collegate le diocesi del continente. Abbiamo anche raggiunto un accordo con la Microsoft per la distribuzione delle licenze del software a prezzi scontati.
Tornato a Roma, ha portato in Vaticano la passione per l’informatica?
Abbiamo creato un sito, www.clerus.org, che contiene una vastissima biblioteca con tutti i principali testi utili ai sacerdoti di tutto il mondo: documenti del Papa e dei dicasteri vaticani, testi di patristica e di teologia, libri di spiritualità. In seguito, alcuni amici mi hanno regalato 100 mila cd-rom. Abbiamo registrato su di essi il contenuto del sito e li abbiamo distribuiti soprattutto ai sacerdoti che vivono nelle zone più disagiate, sprovviste di efficienti collegamenti internet. Mio collaboratore immediato è stato un bravo sacerdote ingegnere, padre Lucio Ruiz. Abbiamo lavorato sempre in stretto contatto con il cardinale John Foley e con monsignor Enrique Planas del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali.
Naviga in internet?

Sì, ogni giorno. Ed è una fonte inesauribile di informazioni e di nuove scoperte. Inoltre mi permette di fare nuove conoscenze e di restare in contatto con amici lontani. Recentemente ho conosciuto un sacerdote che vive in Siberia orientale. L’ho aiutato a far venire a Roma un’anziana catechista che faceva catechesi già ai tempi di Stalin. Internet permette anche questo.
Le hanno mai chiesto assistenza spirituale online?
Sì, mi capita spesso di essere interpellato per consigli e pareri e qualche volta anche per una vera e propria assistenza spirituale. Rispondo quando mi è possibile, ma ci sono validi siti dove sacerdoti qualificati offrono questo aiuto spirituale. È molto utile perché così si possono raggiungere persone lontane dalla Chiesa.
Internet è anche il regno della pornografia e della pedofilia. Non ha paura di brutti incontri?
No, perché mi metto in contatto solo con sacerdoti o persone da me conosciute. Tutto dipende dall’uso che si fa della rete. Dobbiamo educarci all’utilizzazione corretta di questi strumenti che possono offrire un contributo straordinario alla crescita della persona. Purtroppo la pornografia ormai arriva direttamente anche sui telefonini in mano agli adolescenti. Cosa dovremmo fare? Spegnere i computer e ritirare i telefonini? Sarebbe profondamente sbagliato. Dobbiamo al contrario educare la libertà e l’autonomia dei giovani e degli adulti nell’uso delle nuove tecnologie.

il rito prevede che l'officiante dia le spalle ai fedeli
Come concilia la passione per le nuove tecnologie con il suo impegno per difendere la tradizione della Chiesa?
Non sono affatto due elementi in contrasto. Al contrario il mio lavoro per i tradizionalisti è teso al progresso della Chiesa. Si tratta di valorizzare un’eredità che abbiamo ricevuto dal passato per offrirla ai giovani. Il Papa ha voluto recuperare 1.200 anni di cultura e di religione, riassunti nell’antico rito liturgico, per riproporli alle generazioni future.
La rivista La Civiltà cattolica ha proposto di inviare missionari su Second Life. È d’accordo?
Assolutamente sì. La Chiesa deve essere presente nei luoghi dove gli uomini di oggi si incontrano. Naturalmente occorrono preparazione e competenza. Ma anche la realtà virtuale può aiutarci a diffondere la buona notizia del Vangelo.

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