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Undicesimo: sta’ lontano da questi libri. La Chiesa rispolvera l’Indice

Alcuni Cardinali

Archiviata l’enciclica (Caritas in Veritate), il Papa dedicherà l’estate a concludere il secondo volume del suo libro su Gesù di Nazareth: l’uscita è prevista entro i primi mesi del 2010.

Ma in libreria dovrà fare i conti con i “bestseller dello spirito” che sono già in vetta alle classifiche di vendita, dal cardinale Carlo Maria Martini a Vito Mancuso, da Corrado Augias a Enzo Bianchi. Autori che mettono in discussione l’ortodossia cattolica e sollevano dubbi sul magistero. Perciò la Chiesa corre ai ripari e rispolvera l’Indice dei libri proibiti.

Istituito nel XVI secolo, ai tempi della Controriforma, l’Indice conteneva l’elenco delle opere vietate dal Sant’Uffizio. Chi voleva leggere quei libri doveva chiedere il permesso dell’autorità ecclesiastica (e raramente gli veniva concesso). Abolito nel 1966 da Paolo VI, l’Indice torna sotto nuove spoglie. Non è più compilato dal Sant’Uffizio ma riappare, in forma ufficiosa, attraverso le recensioni dell’Osservatore romano, del quotidiano della Cei Avvenire e del quindicinale dei gesuiti La civiltà cattolica, che ha l’imprimatur della segreteria di Stato.

Inoltre, ogni mese sulla rivista Studi cattolici, vicina all’Opus Dei, Mauro Manfredini compila una doppia classifica: la top ten dei romanzi e dei saggi più venduti in libreria e quella suggerita dalla redazione secondo criteri cattolici. Anche il quindicinale Il Regno, dei dehoniani di Bologna, pubblica un’ampia rassegna di “Libri del mese”. Ma è soprattutto sui numerosi siti e blog cattolici che si diffonde il tam-tam dei libri proibiti e di quelli invece consigliati. Un Indice virtuale su www.korazym.org, www.culturacattolica. it, www.qumran2.net, oppure sul tradizionalista http://blog.messainlatino.it.

La censura non ha risparmiato il cardinale Martini con le sue Conversazioni notturne a Gerusalemme (Mondadori) e Siamo tutti nella stessa barca (con don Luigi Verzé, edizioni San Raffaele), ai quali l’ex arcivescovo di Milano ha aggiunto la nuova “cattedra” domenicale dalle colonne del Corriere della sera. I ripetuti inviti del porporato a ripensare il magistero della Chiesa in materia di divorziati risposati, contraccezione, eutanasia, celibato sacerdotale e ruolo dei vescovi sono stati accolti con irritazione nei sacri palazzi. “Se non fosse l’ex arcivescovo di Milano, avrebbe già ricevuto un richiamo ufficiale dalla Congregazione per la dottrina della fede” sussurra a Panorama un monsignore di curia. Non figura solo Martini nel nuovo Indice dei libri proibiti.
È segnalato tra gli autori da non leggere anche il priore della Comunità di Bose, Enzo Bianchi (Il pane di ieri, Einaudi), critico sulle aperture del Papa nei confronti dei tradizionalisti. “La Chiesa teme più il dissenso che viene dall’interno di quello che arriva dall’esterno, perciò è così severa con quegli autori che pure sono credenti impegnati e convinti” osserva Roberto Beretta, giornalista di Avvenire, anch’egli vittima dei censori devoti per il divertente Chiesa padrona (Piemme).
Gli strali più severi li ha però ricevuti il teologo Vito Mancuso, che può vantare due articoli di censura usciti in contemporanea sull’Osservatore romano e sulla Civiltà cattolica per L’anima e il suo destino (Cortina). Senza appello il giudizio dell’arcivescovo Bruno Forte sull’opera di Mancuso: “Non è teologia cristiana”. La rivista dei gesuiti è scesa in campo anche per condannare l’Inchiesta sul Cristianesimo di Corrado Augias e Remo Cacitti (Mondadori). Facile immaginare la sdegnata reazione delle gerarchie quando Augias e Mancuso si sono sfidati nella Disputa su Dio e dintorni (Mondadori), affrontando tutte le grandi domande della fede senza soggezione nei confronti del magistero.

L’Indice dei libri proibiti, o quantomeno sconsigliati, prosegue con l’elenco degli autori atei o agnostici che si interrogano sul destino dell’uomo, il rapporto tra scienza e fede, il dolore e la speranza: il giornalista Eugenio Scalfari (L’uomo che non credeva in Dio, Einaudi), il filosofo Giulio Giorello (Lo scimmione intelligente. Dio, natura e libertà, con Edoardo Boncinelli, Rizzoli), lo scienziato Umberto Veronesi (L’ombra e la luce, Einaudi).
Piergiorgio Odifreddi

Condannati gli autori violentemente anticristiani e anticlericali come Piergiorgio Odifreddi (Perché non possiamo essere cristiani, e meno che mai cattolici, Longanesi), Richard Dawkins (L’illusione di Dio, Mondadori) e Christopher Hitchens (Dio non è grande, Einaudi).

Anche Luciana Littizzetto cade sotto la scure della censura per La Jolanda furiosa (Mondadori). “Solo grevi volgarità da un’umorista che non sa più far ridere” commenta tagliente Studi cattolici. Bocciate pure scrittrici di fama come Alicia Giménez Bartlett (Il silenzio dei chiostri, Sellerio), paragonata al demonizzato Dan Brown del Codice da Vinci (Mondadori).
Per aiutare i lettori cattolici Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro in Contro il logorio del laicismo moderno (Piemme) hanno stilato l’elenco degli autori laicisti da evitare: fra questi Umberto Eco, Piero Angela, Margherita Hack e lo storico Giuseppe Alberigo. A sorpresa invece Studi cattolici ha riabilitato lo scrittore svedese Stieg Larsson per la “finezza e umanità di fondo” della sua opera. Forse, suggerisce Alessandro Zaccuri, scrittore e conduttore del Grande talk su Sat2000, “più che fare l’elenco dei libri da non acquistare sarebbe più utile fare la lista di quelli da leggere. Tra questi includerei tutti quei volumi che fanno riflettere e pongono domande, senza pretendere di dare risposte precostituite”.

Vaticano, i cardinali sono senza casa

Cardinali davanti al palazzo di Santa Marta
di Ignazio Ingrao
Sua eminenza cerca casa. Il 24 novembre il Papa nominerà 23 nuovi cardinali e in Vaticano scoppia l’emergenza alloggi di rappresentanza. Ogni porporato residente a Roma, infatti, ha diritto a un appartamento composto da salone, sala da pranzo, studio, stanza da letto, stanze per gli ospiti, cappellina e, ove possibile, una dépendance per le suore alle quali è affidata la cura personale del cardinale. L’affitto è a carico della sede apostolica, mentre le altre spese sono coperte dal “piatto cardinalizio”.
L’argentino Leonardo Sandri, che sarà il primo dei nuovi cardinali, ha appena preso possesso di un grande attico all’ultimo piano del palazzo che ospita la Sala stampa vaticana, con affaccio mozzafiato su piazza San Pietro. È subentrato al cardinale Jorge Arturo Medina Estévez, tornato in Cile.
Vicini di casa, l’anziano cardinale statunitense William Wakefield Baum e il segretario della Congregazione per i religiosi, Gianfranco Gardin. Dalla parte opposta di via della Conciliazione c’è uno degli appartamenti cardinalizi più invidiati: quello del successore di Joseph Ratzinger, il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, William Joseph Levada. Dalle finestre sembra di toccare l’obelisco e la cupola di San Pietro.
Nello stesso palazzo vivono il cardinale portoghese José Saraiva Martins e l’italiano Renato Martino. Nella gara tra gli appartamenti con vista più bella vince però quello del cardinale indiano Ivan Dias. L’anno scorso è subentrato al cardinale Crescenzio Sepe nel palazzo di Propaganda Fide in cima al Gianicolo.
Protesta invece l’anziano cardinale Giovanni Coppa che vive nel palazzo dei canonici di San Pietro, accanto alla basilica. Un palazzo tranquillo, ascensore in radica e uscieri in livrea, dal quale si accede direttamente dentro la sacrestia di San Pietro. Dovrà abbandonare la sua casa perché non è abbastanza grande per il suo rango. Ma l’ottantaduenne prelato, in attesa della berretta cardinalizia, ha già chiesto di poter rinunciare al «privilegio» del trasloco. Invece rimarrà nel suo appartamento un altro neocardinale, Angelo Comastri, che risiede nella Palazzina dell’Arciprete nei giardini vaticani, insieme con il cardinale Giovanni Battista Re.
Non trova casa il nuovo presidente del Pontificio consiglio della cultura, Gianfranco Ravasi, attualmente ospite della Domus Santa Marta, destinata agli alloggi dei cardinali durante il conclave. Ravasi ha bisogno un alloggio abbastanza grande per la sua immensa biblioteca. Il suo predecessore, il cardinale Paul Poupard, non ha alcuna intenzione di lasciare il meraviglioso attico in piazza San Calisto, alle spalle di Santa Maria in Trastevere, dove vive da quasi vent’anni. Sullo stesso piano c’è il cardinale Roger Etchegaray, che vanta una straordinaria collezione di icone nella cappella privata.
Per far fronte alla carenza di alloggi di rappresentanza l’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica (Apsa), guidata dal cardinale Attilio Nicora, ha deciso di trasferire gli uffici dei Pontifici consigli giustizia e pace e per la famiglia da Trastevere a via della Conciliazione. Saranno sistemati in un grande palazzo, appena ristrutturato, che nel 2003 il Vaticano ha acquistato dall’Ina-Generali per 60 milioni di euro. Al posto degli uffici di Trastevere verrebbero creati appartamenti destinati ai funzionari della segreteria di Stato, che attualmente vivono alla Domus Santa Marta, in Vaticano.
Il progetto ha provocato una mezza rivoluzione tra i prelati abituati a recarsi a piedi in ufficio, costretti in futuro ad attraversare Roma per raggiungere il Vaticano.
Contrario anche il cardinale Alfonso López Trujillo, presidente del Consiglio per la famiglia, che invece vive a Trastevere e non vuole il suo ufficio trasferito in via della Conciliazione.
Sarà trasformato Palazzo San Carlo in Vaticano: al posto del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali verranno creati quattro appartamenti di pregio. Uno sarà destinato al nuovo capo protocollo della segreteria di Stato, il nigeriano Fortunatus Nwachukwu, un altro al nuovo cerimoniere pontificio Guido Marini. E un terzo, il più bello, potrebbe andare all’assessore per gli affari generali, Gabriele Caccia.
Tra i cardinali emeriti che hanno il privilegio di risiedere ancora in Vaticano c’è Achille Silvestrini, che abita nella Palazzina della Zecca. L’appartamento più tecnologico è quello del prefetto emerito della Congregazione per il clero, Darío Castrillón Hoyos, in piazza della Città Leonina. Un’intera stanza è destinata a video, computer e internet per tenersi in contatto con l’America Latina.
Nel grande ed elegante appartamento del cardinale Pio Laghi invece c’è un pezzo di Casa Bianca: non si contano le sue foto in compagnia dei presidenti americani.
Per gli appassionati di antiquariato invece l’indirizzo è piazza San Giovanni in Laterano, in casa del vescovo ausiliare di Roma, Rino Fisichella, amante dei mobili antichi.

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