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Immigrati irregolari a Castelvolturno. Credits: Ugo Borga
Inutile far entrare nuovi immigrati se quelli già presenti perdono il posto di lavoro. Questa la conclusione di fronte a un dato che emerge da una recente indagine della Fondazione Leone Moressa di Mestre (Venezia): il numero di disoccupati stranieri è aumentato di oltre 95mila unità dall’inizio della crisi, pari ai nuovi ingressi di lavoratori extracomunitari previsti dal decreto flussi 2010, ossia 100mila unità . Continua
Occhioni neri, sperduti, intensi, di bimbi rimasti soli. Fra le tante immagini di disperazione, morte, fame, malattia e sconquasso arrivate al mondo dopo il terremoto di Haiti, sono quegli sguardi a colpire di più le coscienze di chi, da lontano, assiste al disastro. Due milioni (su una popolazione complessiva di 9,6) i bambini coinvolti, 50 mila, secondo le prime stime, i piccoli cui il sisma ha portato via i genitori. Prima del 13 gennaio i figli senza una mamma né un papà erano già 380 mila. I piccoli di Haiti hanno bisogno di aiuto e il mondo risponde. Continua
- Tags: Caritas, cifre, cittadinanza, clandestini, immigrazione, Istat, permessi di soggiorno, regolari, sanatoria, sbarchi, stagionali
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Quanti sono, dove e con chi vivono. E ancora: quanti hanno il permeso di soggiono, quanti sono clandestini? Quanti hanno la cittadinanza italiana, quanti hanno chiesto asilo politico e quanti sono trattenuti nei Cie? Chi tra loro lavora (come agricoltore, operaio, badante, imprenditore), quanto conta nella contabilità del Pil italiano? E dal punto di vista fiscale?
E chi delinque, in che percentuale pesa sulla popolazione carceraria?
Qui tutte le risposte. A partire dai numeri. Essenziali per comprendere il complesso fenomeno dell’immigrazione straniera in Italia. Continua

Manifestazione contro il pacchetto sicurezza/ Roberto Montaldo Lapresse
Il 61,2% degli italiani (dati del centro studi interuniversitario Transcrime) crede che la presenza degli immigrati in Italia sia una minaccia alla sicurezza. Si sbagliano? Sì. Continua
- Tags: anziani, Caritas, casa, consumi, euro, famiglia, handicap, Isae, monsignore, povertà , spesa, Vittorio-Nozza
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Si allarga l’emergenza povertà in Italia, un Paese con tali squilibri sociali da ricordare il Sudamerica. Impietosa l’analisi contenuta nel Rapporto sulla povertà in Italia elaborato dalla Caritas Italiana in collaborazione con la Fondazione Zancan: “l’emergenza sociale riguarda 15 milioni di persone”, quindi non solo i 7,5 milioni di persone ufficialmente sotto la soglia della povertà , ma altrettanti che “si collocano poco sopra, e quindi sono da considerare ad alto rischio”.
Il rapporto denuncia le “profonde disuguaglianze” nel nostro Paese, dove “il quinto delle famiglie con i redditi più bassi percepisce solo il 7,0% del reddito totale” mentre “il quinto delle famiglie con il reddito più alto, percepisce il 40,8% del reddito totale”. L’Italia, quindi, si avvia a una situazione di sperequazione sociale che ricorda quella di alcuni paesi dell’America Latina.
Monsignor Vittorio Nozza, direttore della Caritas si è chiesto: “Assistiamo in questi giorni a montagne di soldi pubblici che, con il giusto accordo di tutti, corrono al capezzale della grande finanza e delle imprese in crisi per tentare di mettere in atto un salvataggio. Perchè non fare altrettanto per soccorrere chi lotta quotidianamente per sopravvivere all’indigenza e alla precarietà ?”. In Italia - dice il rapporto - sono povere le famiglie con anziani (soprattutto se non autosufficienti) ed è povero un terzo delle famiglie con tre o più figli. Avere più figli o i nonni in casa aumenta cioè il rischio di povertà , mentre in Norvegia con più figli il tasso di povertà si abbassa. Secondo i dati Istat, citati nel Rapporto Caritas-Zancan il 13% degli italiani è povero, in quanto vive con meno di 500-600 euro al mese. Il 48,9% delle famiglie povere vive al Sud. Altro punto dolente evidenziato dal rapporto la posizione rispetto agli altri Paesi Ue.
“Insieme alla Grecia e all’Ungheria” si legge nella not “siamo in Europa l’unico Paese non dotato di misure basilari di intervento” contro la povertà . “Paesi come l’Inghilterra” ha ricordato monsignor Nozza “destinano alla lotta all’esclusione sociale l’1,7 per cento del Pil, contro lo 0,1% italiano. Mentre in Europa la media è dello 0,9%”. Gli altri paesi, ha aggiunto, hanno varato “un piano che l’Italia non ha e non ha mai avuto”.
Fin qui la denuncia. Quanto alle soluzioni, il Rapporto Caritas propone: l’adozione di una misura universale di sostegno al reddito; nel mezzogiorno investire in servizi pubblici essenziali; tutelare anziani e portatori di handicap, che costituiscono una “emergenza” per molte famiglie italiane; nella crisi degli alloggi intervenire con sostegni agli affitti, garanzie ai proprietari e edilizia pubblica.
Il VIDEO servizio:
“Intristisce” quando, dal mondo politico, “arrivano segnali” che “alimentano un clima di paura e di intolleranza, tanto che nella dimensione locale del vivere si accentuano tendenze di chiusura autarchica e di arroccamento sociale”.
Dura presa di posizione dell’Osservatore Romano alle nuove misure adottate dal Governo sull’immigrazione. “Restrizioni, ostacoli, barriere. Sono i segnali” scrive in prima pagina don Vittorio Nozza, direttore della Caritas “che arrivano dal Parlamento europeo e dal patto per l’immigrazione e il diritto d’asilo che dovrebbe essere adottato dal vertice europeo dei capi di Stato e di Governo del prossimo 15 ottobre. Con possibili eccezioni e corsie preferenziali per i lavoratori altamente specializzati”.
“Un giro di vite anche in Italia sui ricongiungimenti e per i richiedenti asilo. Tolleranza zero contro gli irregolari, ma anche qui ” precisa il quotidiano d’Oltretevere “con eccezioni in base alle nostre convenienze. Tendenze che non meravigliano in questo primo segmento del terzo millennio in cui c’è sempre meno memoria e scarsa speranza. In cui la vita è sempre più ’usa e gettà , più che curata e vissuta. Con i deboli e i poveri costretti a pagare due volte”.
“È urgente” afferma don Nozza “una rinnovata tensione e azione pedagogica. In quest’ottica deve essere chiaro che quando la Chiesa predica i valori di rispetto della dignità , solidarietà , condivisione tra i popoli, di incontro tra le culture e le religioni non fa battaglie politiche ma - a partire dai principi evangelici e dall’azione che dispiega giorno per giorno - precisa solo i presupposti sui quali la politica deve costruire. Si tratta di un contributo morale, culturale, di esperienza, di disponibilità del quale, a nostro avviso, la politica ha bisogno”.
Se poi venerdì sera Toni non ne imbroccasse una. Se Buffon dovesse sgolarsi con una difesa ballerina. Se a mandare a casa anzitempo l’Italia campione del mondo fosse Adrian Mutu da Calinesti. Insomma, se la Romania battesse gli azzurri nella partita (decisiva) per il prosieguo del cammino Europeo degli azzurri, ci sarebbe comunque quasi un milione di persone a festeggiare in tutta Italia, da Chiasso a Trapani.
Un milione e 16mila, per la precisione. Tanti sono infatti i romeni che vivono nel nostro Paese. Quasi il doppio di quanti erano un anno e mezzo fa, al momento dell’entrata di Bucarest nell’Unione europea. La stima è stata diffusa dalla Caritas Italiana, in un rapporto presentato questa mattina al Cnel sull’immigrazione romena.
Una pubblicazione curata per conto di Caritas e Unar (l’Ufficio nazionale Antidiscriminazioni Razziali) da una cinquantina di autori, un terzo dei quali di nazionalità romena.
Secondo i dati raccolti, all’inizio del 2007 la comunità romena regolare era stimata in 556 mila; dopo un anno l’ipotesi e’ che sul territorio italiano ci siano 1.016.000 romeni. Probabilmente alcuni erano già sul territorio ma come irregolari. I ricercatori sostengono che se anche la stima fosse eccessiva (e’ possibile un errore del 10-15%) e si trattasse di 850 mila presenze, quella romena sarebbe comunque la più numerosa comunità straniera nel nostro paese.
Il gruppo più ampio è nel Lazio (200 mila), seguono Lombardia (160 mila) e Piemonte (130 mila). Di questi, il 73,7% e’ qui per motivi di lavoro e il 23,5% di famiglia. La maggior parte, il 53,4%, sono donne. Le rimesse dei romeni ammontano a quasi 4 miliardi l’anno.
Un’ immigrazione impetuosa, quella dalla Romania verso l’Italia, favorita dalle norme comunitarie. Un esodo che non poteva non creare tensioni, specialmente nelle aree più degradate delle grandi città . Conseguenza: i rapporti tra i due Paesi si sono fatti più complicati nel corso degli ultimi mesi, tra episodi di cronaca nera e di xenofobia, emergenza sicurezza e confusioni tra romeni e rom.
Ma anche gli italiani al di là del Danubio non sono pochi. Per Unimpresa, sono circa 20 mila le imprese italiane in Romania che danno lavoro a 800 mila persone; alimentano un interscambio di 12 mila miliardi di euro annui. Il loro fatturato è di 150 milioni di euro, pari al 7% del Pil.
Per ora, quella di domani resta solo una partita. Anche se il ministro Calderoli si è lasciato sfuggire una battuta delle sue: “I romeni? lasciamoli vincere, basta che si riprendano i rom. A me dispiacerebbe solo per Donadoni, che è bergamasco come me”.

Umts quadri band, con fotocamera integrata, bluetooth, i-mode… Il cellulare è stato uno degli oggetti regalo più gettonati a Natale: in Europa una persona su quattro cambia il telefonino una volta ogni dodici mesi, alla ricerca di funzioni sempre più strabilianti. Ma che fine fanno i vecchi apparecchi e, soprattutto, le loro componenti dannose per l’ambiente (schermo e batterie in primis)? La Caritas altoatesina ha la proposta solidale giusta: raccoglierli per riutilizzarli. “Pronto? Sì, per aiutare” è l’iniziativa che dal 3 al 26 gennaio coivolge il territorio regionale. In tutte le filiali Despar, Interspar o Eurospar (circa 180 punti) sono stati posizionati appositi raccoglitori di cartone, dove depositare cellulari vecchi e anche guasti, di tutte le marche, tolta ovviamente la scheda Sim personale.
“Una volta raccolti, li venderemo a una ditta austriaca, la non-profit ARGE Reparatur und Servicezentrum, che impiega prevalentemente personale socialmente svantaggiato; - spiega Mattias Spögler, responsabile del progetto - saranno fatti test sui telefonini: tutti quelli non riparabili saranno riciclati ecologicamente togliendo la batteria e recuperando i metalli pregiati, gli altri saranno rivenduti in negozi dell’usato, in altre strutture che operano nel sociale oppure in paesi del Sud del mondo come Africa, Asia o America Latina”. In questi continenti, infatti, la rete di telefonia mobile sostituisce spesso quella fissa, che manca a causa del carente investimento in infrastrutture.

Per ogni cellulare reso la Caritas riceverà 3 euro, e il totale sarà impiegato a favore di persone in stato di bisogno in Alto Adige. “Stimiamo che siano 30-40 mila i cellulari inutilizzati nelle case altoatesine. Noi ci proponiamo di raccoglierne almeno settemila” dice Spögler.
Ma il progetto altoatesino, che ha il pregio di coinvolgere capillarmente la regione, non è il primo in Italia a proporre il riciclo del cellulare. Pioniere è stato “Donaphone, il telefonino solidale“, promosso dalla Caritas ambrosiana, che nel giugno scorso ha interessato gli ipermercati Coop e le parrocchie della diocesi di Milano. Dando il la a una serie di iniziative in tutta Italia, come quella veneta “Telefono Casa“.
Ricco il bottino ottenuto da Donaphone: nell’arco di un mese sono stati messi insieme diecimila apparecchi usati. Raccolti dal personale della cooperativa sociale “Vesti Solidale“, sono stati testati, riparati e ricomercializzati dall’azienda italiana Primatech. E proprio in virtù di questo buon risultato ora la Caritas ambrosiana rilancia e passa alla fase due, presentata a fine 2007: coinvolgere l’intera Lombardia, avvalendosi anche del partneriato con il Comune di Milano. Tutti gli enti locali lombardi sono quindi contattati tramite posta, con informazioni su come aderire alla campagna.
“Nostro obiettivo è raccogliere centomila cellulari usati entro la fine del 2008″ ha dichiarato Carmine Guanci della Vesti Solidale. Il ricavato sarà utilizzato per finanziare una casa di accoglienza per madri in difficoltà .
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