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Terremoto in Abruzzo: centinaia i morti, 100mila sfollati, paesi interi sotto le macerie

Dispersi, morti e feriti nel terremoto che ha sconvolto l'Abruzzo

Proseguono le ricerche tra le macerie a l’Aquila e negli altri centri abruzzesi colpiti dal sisma di questa notte; finora sono oltre 170 le vittime accertate, 1500 le persone ferite nei crolli, centinaia ancora quelle disperse e il 50% delle case inagibili. Il numero degli sfollati nel frattempo dovrebbe aver raggiunto quota 100 mila.

Questi i numeri del triste bilancio, ancora provvisorio, del terribile terremoto che ha colpito questa notte L’Aquila e molti piccoli paesi della provincia. La scossa che distrugge, che spezza vite, sogni, storie e futuro è arrivata poco dopo le 3,30 di questa notte l’Abruzzo. Utilizzando la scala di magnitudo del momento sismico, che aggiorna la Richter, l’energia scatenata dal terremoto in Abruzzo è stata pari a 6,2. In base alla classica scala Richter, il sisma ha avuto un’intensità di 5,8.
Al terremoto hanno fatto seguito altre scosse di assestamento, di minore ma comunque eccezionale intensità, che non sono ancora cessate e che rendono ancora più drammatico il lavoro dei soccorritori (qui un resoconto dettaglaito del numero delle vittime, paese per paese).

A L’Aquila, dove ci sono almeno 15 morti, è crollato un intero piano della Casa dello Studente (che ospitava circa 80 ragazzi); è stato reso inagibile l’ospedale cittadino, rimasto senza acqua potabile, ed è crollato il campanile di una chiesa del centro. I feriti più gravi de L’Acquila sono stati trasferiti con elicotteri in altre Regioni. Un ospedale da campo è stato messo in piedi presso lo stadio cittadino. Tutta la cittadinanza è in strada. E il sindaco ha invitato a lasciare immediatamente il centro storico, per non intralciare il lavoro dei soccorritori. La struttura dell’ospedale non ha retto: è inagibile al 90%. Un’ala è crollata. E il nosocomio è senza acqua potabile. Non c’è stato approvvigionamento attraverso la protezione civile, il bar dell’ospedale è inutilizzabile perchè crollato così come il deposito del nosocomio. Nonostante i problemi e i disagi centinaia di persone sono accampate in attesa di soccorsi davanti all’ospedale dell’Aquila, che non è stato evacuato. Al nosocomio sta arrivando un flusso continuo di persone, alcuni addirittura svestiti, con ferite di vario genere, sotto choc e piangenti. La cappella del San Salvatore è diventata la corsia più affollata dove i medici stanno curando i numerosi feriti. Il caos non accenna a rientrare e tutti gli spazi che non sono stati considerati a rischio da parte dei tecnici della protezione civile vengono utilizzati come ricovero per malati. Naturalmente gli spazi maggiormente occupati sono quelli all’aperto dove continuano ad arrivare feriti lievi, ma anche con gravi traumi. Questi ultimi vengono indirizzati con gli elicotteri negli altri ospedali regionali. È un via vai di mezzi aerei senza soluzione di continuità.
Anche la provincia, una delle più grandi d’Italia, è stata devastata: una delle situazioni più drammatiche è da segnalare a Onna, una ventina morti, dove il 90 per cento delle case è stata devastata e una parte della montagna è completamente crollata; a Paganica, 6 morti, con il centro storico completamente distrutto, a Tempera, a Castelnuovo Calvisio, dove l’intero centro storico raso al suolo, cinque vittime, Poggio Picenze (cinque morti, tre bambini e due mamme). In molti paesi come Santo Stefano di Sessanio, Castelvecchio Calvisio, San Pio, Villa Sant’Angelo, Fossa, Ocre, San Demetrio e i centri dell’Altopiano delle Rocche, sono distrutte moltissime abitazioni del centro storico, mentre presentano danni costruzioni più recenti e anche in cemento armato.

Secondo il ministro Maroni il conto delle vittime potrebbe salire fino a 150. Numerosi i dispersi: al momento si parla di almeno un centinaio di persone, mentre i feriti superano quota 1.500.
Alcuni feriti stanno arrivando anche a Roma per essere ricoverati nelle strutture sanitarie della Capitale. In queste ore, ha reso noto la direzione sanitaria del Gemelli, “stanno giungendo dall’Abruzzo diversi pazienti, tutti con mezzi propri. Crediamo che con il passare delle ore” hanno sottolineato dal Policlinico “andrà aumentando l’afflusso negli ospedali di Roma di pazienti provenienti dalle zone colpite dal sisma”. Al trasporto dei feriti più gravi contribuiscono anche quattro elicotteri dei vigili del fuoco.

Una situazione “bruttissima” la definiscono i soccorritori giunti sul posto, che ricorda quella del terremoto dell’Umbria. La macchina dei soccorsi si è messa in moto e il ministro Sacconi ha invitato la cittadinanza a donare il sangue per i feriti. Anche i grandi ospedali romani sono stati allertati. Unità di crisi sono state già organizzate all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e al Policlinico Gemelli. Roma, infatti, potrebbe accogliere i feriti più gravi per gli interventi operatori o per i ricoveri.

“Questa è la peggiore tragedia di questo inizio millennio”, la definisce Guido Bertolaso, capo della Protezione civile e sottosegretario alla presidenza della Consiglio, secondo cui l’intensità del sisma è paragonabile se non superiore al terremoto che ha colpito l’Umbria e le Marche nel 1997. Silvio Berlusconi (che ha rinunciato al suo viaggio a Mosca e si sta recando all’Aquila) ha firmato il decreto per lo stato di emergenza nazionale con il quale sarà nominato commissario straordinario del governo. Sono arrivati a l’Aquila anche il Capo della Polizia Manganelli e il ministro Maroni.

Il ministro dell’Interno, al termine di un incontro con il capo della Protezione civile Bertolaso, ha assicurato che “gli sfollati saranno tutti sistemati in alberghi o nelle strutture che sono in corso di costruzione. Il tutto sarà fatto in tempi rapidi”.
Colonne di soccorsi stanno arrivando all’Aquila da tutta Italia. È stato dato il via libera alla colonna mobile della Protezione civile del Comune di Roma: è composta da oltre 60 uomini della Protezione civile tutti addestrati nel montaggio delle tende, ed è pienamente autonoma, essendo attrezzata con una cucina da campo, due tende da 70 posti, due bobcat, camion e i diversi attrezzi a mano. La sua destinazione è il campo sportivo Centi Colella, non lontano dall’Ospedale San Salvatore dell’Aquila, dove verrà allestita una tendopoli.
La Regione Lombardia ha già inviato una squadra di tecnici addetti alla verifica della situazione e all’organizzazione delle risorse sul campo, e ulteriori aiuti sono previsti per le prossime ore. La Protezione civile tra l’altro sta preparando il materiale per allestire una tendopoli per 250 persone e un posto medico avanzato con 7 operatori e tre automezzi. A breve dovrebbero inoltre partire 30 tecnici della Regione e di Arpa Lombardia per verificare l’agibilità degli edifici. Dall’Emilia-Romagna sono partiti 30 mezzi e 120 volontari coordinati dalla Protezione Civile regionale, mentre il Comune di Bologna organizzerà una raccolta di fondi.

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Piano casa, Napolitano invita Berlusconi a tener conto delle Regioni

Napolitano all'anniversario del Corpo Forestale dello Stato

La dritte di Altroconsumo: Vigilare sulle spese condominiali

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Spesso saltiamo volentieri le riunioni di condominio pensando che siano inutili occasioni di conflitto animato con i vicini di casa. La stessa resistenza è comune nei confronti dell’amministratore, considerata il più delle volte una figura professionale poco amica. Tra spese condominiali, rate del riscaldamento, facciate da rimettere a posto e parti comuni da dipingere, gli amministratori sembrano sempre e soltanto chiedere tanti soldi. A loro difesa va detto che gestire un condominio non è sempre facile, anche perché la legge (qui il testo in .pdf ), il più delle volte, è così generica che non aiuta né gli amministratori né i condomini.
I regolamenti. I proprietari di casa hanno tutto il diritto di vigilare sull’attività dell’amministratore. La preoccupazione più frequente è capire che fine fa realmente il denaro versato nella cassa comune. A volte leggere le carte non basta, ecco qualche consiglio di Altroconsumo per destreggiarsi al meglio. L’amministratore ha un duplice compito: deve presentare il preventivo con le spese previste e fare un rendiconto di fine anno, che illustra nel dettaglio come è stata condotta la gestione. Dunque, prima promette una certa condotta di spesa e poi deve confermarla, calcolatrice alla mano. A questo punto interveniamo noi condomini. Interpretare un rendiconto, per quanto dettagliato, non è facile. L’assemblea, tra cori di voci concitate, non è la migliore occasione per togliersi i dubbi. Per questo, il primo consiglio è dare un’occhiata ai documenti e farsi i propri ragionamenti con calma a casa. La legge, però, non impone all’amministratore di consegnare i documenti contabili in anticipo a tutti (magari allegandoli alla lettera di convocazione dell’assemblea). Se lo chiedete, però, è vostro diritto farvi consegnare le carte prima dell’assemblea e anche di esaminare l’estratto conto del palazzo, così da controllare entrate, uscite e interessi maturati. La richiesta può essere fatta in qualsiasi momento e non richiede alcun tipo di giustificazione.
Secondo la Corte di Cassazione, se l’amministratore si rifiuta di consegnare la documentazione, la delibera presa successivamente dall’assemblea può anche essere annullata. Tra le voci di spesa compare il compenso dell’amministratore. I tariffari professionali sono stabiliti dalle associazioni di categoria, ma non hanno un valore legale: non sono obbligatori, servono come indicazioni di massima per gli iscritti, ma i condomini possono stabilire anche compensi del tutto diversi.

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Piano casa: istruzioni per l’uso. Per cittadini, comuni e regioni

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Una stanza in più, la sopraelevazione di un piano, l’allargamento del capannone per l’azienda, la pensilina per coprire l’auto… Più metri quadrati e presto, magari entro un paio d’anni. La promessa del governo è chiara, le aziende delle costruzioni hanno già l’acquolina in bocca. Secondo il Cresme, uno dei centri studi sull’edilizia più accreditati, sarebbero 9,5 milioni gli immobili potenzialmente interessati, 490 milioni i metri quadrati aggiuntivi realizzabili e addirittura 60 i miliardi di euro che verrebbero investiti se tutti i proprietari decidessero di avvalersi delle semplificazioni previste dal piano per l’edilizia.
Le questioni aperte. Dal punto di vista del singolo cittadino, però, le domande sono ancora numerose. Quali procedure seguire? Quali costi bisognerà sostenere per balzelli, tasse e bolli vari? Quali approvazioni sarà necessario ottenere e quali limiti non dovranno comunque essere superati? Insomma, che cosa potrà fare davvero una famiglia? Per capirlo bisognerà verificare quali norme saranno approvate da ogni regione, perché è a queste amministrazioni che, sulla scia del progetto nazionale, spetterà il potere di decidere se e come tagliare lacci e lacciuoli che regolano l’attività edilizia dei privati.
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Proprio per offrire queste informazioni Panorama ha svolto un lavoro di ricerca, raccogliendo esempi concreti di possibili interventi e delle relative procedure dai tecnici delle regioni favorevoli al provvedimento, come la Sardegna , la Lombardia e soprattutto il Veneto, dove la giunta del presidente Giancarlo Galan ha già approvato un disegno di legge che ora passa all’esame dell’assemblea.

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Il primo capitolo riguarda gli ampliamenti per gli immobili destinati ad abitazione. Ma non tutti: sarà vietata qualunque iniziativa sugli edifici abusivi, costruiti su aree demaniali o destinate a uso pubblico. Per gli edifici vincolati per motivi storici, artistici, ambientali, e là dove vi siano limiti urbanistici più stringenti fissati dai piani dei Comuni, sarà invece necessario il benestare delle autorità competenti. Cioè non sarà vietato ampliare la cubatura, ma bisognerà ottenere l’autorizzazione.
In tutti gli altri casi in Veneto si potranno fare lavori per ampliare del 20 per cento la cubatura della propria abitazione con la semplice Dia, la denuncia di inizio attività redatta da un professionista.
Un esempio concreto: per una casa di 100 metri quadrati e con un soffitto a 3 metri di altezza, si potrà aggiungere una cubatura di 60 metri. Tradotta in superficie, significa circa 20 metri quadrati. Come dire: una stanza da 5 metri per 4. Gli esempi sono numerosi.

La chiusura del terrazzino. Tamponare un poggiolo, come si dice al Nord, e creare così una nuova stanzetta è uno degli interventi più diretti e meno difficili da eseguire. Oggi c’è bisogno della concessione edilizia del comune. Domani basterà la Dia (e che il condominio non si opponga). Se l’immobile funge da prima casa, la Regione Veneto propone di abbattere i costi di urbanizzazione del 60 per cento.
La sopraelevazione. Con le stesse modalità del terrazzino si potrà sopraelevare l’immobile, sempre che sia tecnicamente possibile. Nel caso di un condominio, la decisione sarà collettiva e la nuova cubatura apparterrà pro quota a tutti i condomini.
Allargamento casa unifamiliare. Nel caso di un villino, si potrà allargare la costruzione fino al 20 per cento in più di cubatura.
Costruzione separata. Se si ha un giardino, o comunque un’area annessa, si potrà realizzare la cubatura aggiuntiva separata dall’immobile principale, con una costruzione a parte.
Box e cantine. Là dove possibile dal punto di vista tecnico, si potrà ampliare del 20 per cento la cubatura anche di box e cantine. Ma ciò non cambierà la destinazione d’uso dell’immobile.
Un caso diverso riguarda l’ampliamento degli edifici con destinazione diversa dall’abitazione. I grandi centri commerciali non potranno fare alcunché. Tutti gli altri, fermi restando i limiti previsti anche per le abitazioni, potranno ampliare la superficie dell’immobile del 20 per cento.
Il capannone. A un edificio industriale di 1.000 metri quadrati se ne potranno aggiungere 200.
Il negozio o la bottega artigiana. Se c’è la possibilità tecnica, si potrà allargare la superficie dell’immobile del 20 per cento.
Tettoie e pensiline. In tutti i casi, abitazione o no, ma anche semplice terreno, non saranno considerate cubatura le tettoie e le pensiline costruite o usate per impianti fotovoltaici per la produzione di energia fino a 6 chilowatt. Stando al parere dei tecnici del settore, si parla di una superficie che potrà arrivare a 45-50 metri quadrati. Così, per esempio, si potranno coprire i posti auto del villino senza che la struttura rientri nella cubatura della casa.
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Brunetta: “Vendiamo le case ex Iacp a chi le abita, risparmieremo miliardi

di Romana Liuzzo

Due milioni di nuovi proprietari «Sogno un D-day della casa il 25 settembre. In quel giorno, 1 milione di cittadini diventerà proprietario di immobili degli ex Iacp. Duplice l’obiettivo: responsabilizzare gli attuali inquilini e trasformare il cosiddetto dead capital in capitale vivo». Il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta spiega a Panorama la sua idea per «resuscitare il capitale morto degli istituti autonomi delle case popolari», istituendo una grande festa annuale.
La sua idea verrà inserita nel piano casa?
Ne ho parlato con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e questo progetto può essere operativo da subito. Non occorre inquadrarlo in una legge. È possibile vendere in tempi rapidi a prezzi contenuti, fissando il costo in base al patrimonio familiare: lo prevede già la Finanziaria del 2006. Con un semplice accordo Stato-regioni 1 milione di affittuari potranno diventare proprietari.
Secondo lei chi non paga l’affitto onorerà le rate del mutuo?
Sono convinto di sì. Per citare un grande economista peruviano, Hernando de Soto, «la proprietà legale sollecita un impegno». Inoltre saranno gli stessi condomini a vigilare che ogni residente si faccia carico almeno delle spese comuni.
A quanto ammonta il valore dei canoni inevasi?

Le cifre sono impressionanti: 135 milioni di euro, circa il 30 per cento del totale. Per questo è urgente un intervento shock.
Ovvero?
Quando regioni, province e comuni alieneranno il loro capitale morto si potranno attivare investimenti su tutto il territorio pari a 30 miliardi di euro. Solo le case degli ex Iacp sono 1 milione, a queste potrebbe aggiungersi 1 milione di proprietà dei comuni. Avremmo così 2 milioni di nuovi piccoli proprietari.
Poi ci sono le occupazioni. Può fornire una cifra?
Le case occupate abusivamente sono 52 mila, il 6 per cento del totale, in prevalenza al Sud.
Il patrimonio inattivo non è composto solo di case Iacp. Ci sono poi gli immobili di proprietà dello Stato. Rientrano nello stesso progetto?
No. Per le proprietà statali ci vorrà una legge specifica. Vendendo caserme, terreni e immobili attualmente abbandonati, lo Stato potrebbe finanziare la ristrutturazione di scuole, università, musei. Un esempio? Un immobile venduto, dieci scuole ristrutturate.
C’è già una regione candidata per avviare la vendita delle case popolari?
Il Veneto è sicuramente interessato al progetto. Ma sono sicuro che molte altre regioni seguiranno a ruota.
Avete già svolto un’indagine in questo senso?
Siamo certi dell’interesse per questo provvedimento perché ha diversi obiettivi: ridurre i costi dello Stato e delle regioni oggi superiori a 2 miliardi di euro, fra gestione corrente e manutenzione. Dare certezza sulla casa agli assegnatari e agli occupanti senza titolo e favorire il processo di patrimonializzazione delle famiglie meno abbienti.
Sono stati messi a punto anche i tassi di interesse dei mutui per i futuri proprietari?
Zero interessi. Ogni rata sarà simile a quello che era l’affitto. Parliamo di cifre attorno ai 100 euro al mese. La rata varierà ovviamente secondo il valore della casa.

Brunetta: “Vendiamo le case ex Iacp a chi le abita. Risparmieremo miliardi”

Un quartiere di Roma

“Sogno un D-day della casa il 25 settembre prossimo. In quel giorno, 1 milione di cittadini, diventeranno proprietari di immobili degli ex Iacp”. Il ministro per l’Innovazione e la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha un progetto per “resuscitare il capitale morto degli istituti autonomi delle case popolari”.
Lo spiega in un’intervista a Panorama, sul numero in edicola da venerdì 13 marzo. L’obiettivo: risparmiare sulle spese di gestione di un patrimonio immobiliare che non rende e liberare risorse per fare investimenti su tutto il territorio nazionale.
“Questo progetto può essere operativo da subito. Non occorre inquadrarlo in una legge. È possibile vendere in tempi rapidi a prezzi contenuti, fissando il costo in base al patrimonio familiare: lo prevede già la Finanziaria del 2006. Quando regioni, province e comuni, alieneranno il loro capitale morto potranno attivare investimenti su tutto il territorio pari a 30 miliardi di euro. Solo le case degli ex Iacp sono 1 milione, a queste se ne potrebbero aggiungere un altro milione di proprietà dei comuni”.
Unico problema: gli inquilini morosi. Chi non paga l’affitto onorerà le rate del mutuo? Risponde Brunetta: “Sono convinto di sì. Inoltre saranno gli stessi condomini a vigilare che ogni residente si faccia carico almeno delle spese comuni. D’altronde il valore dei canoni non pagati è impressionante: 135 milioni di euro, circa il 30 per cento del totale. Per questo è urgente un intervento shock”. Che non riguarderà invece, dice sempre Brunetta a Panorama, gli immobili di proprietà dello Stato: “Per vendere le proprietà statali ci vuole una legge specifica. Vendendo caserme, terreni e immobili attualemnete abbandonati lo Stato potrebbe finanziare la ristrutturazione di scuole, università e musei”.

Berlusconi accelera: “Nuove regole per il Parlamento”. Fini frena

Silvio Berlusconi

“Ho proposto che si riconosca nel solo voto del capogruppo il voto di tutto quanto il gruppo che rappresenta; ovviamente chi è contrario può venire in Aula per esprimere il suo no o per astenersi”. È questa, insieme al taglio dei parlamentari, una delle proposte che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avanzerà per “rivedere i regolamenti parlamentari che non sono adeguati per un Governo e una maggioranza che devono avere tempi certi sull’approvazione delle leggi. È normale” ha detto il premier “che si riconosca il voto del partito nel voto del capogruppo”.

E con questa proposta il presidente del Consiglio è riuscito ad animare l’assemblea dei parlamentari Pdl (riuniti per discutere del nuovo partito che debutterà al congresso del 27 marzo) e ad aprire un nuovo fronte polemico con Gianfranco Fini.
Passano infatti pochi minuti e arriva lo stop del presidente della Camera: “La proposta era già stata avanzata ed era caduta nel vuoto. Accadrà anche stavolta…”. Taglia corto il presidente di Montecitorio. Lo stesso Fini che in un’intervista a El Pais aveva dischiuso la strada del Cavaliere verso il Colle, ma si era comunque smarcato, rifiutando di farsi definire il “delfino” di Berlusconi: “Io sono repubblicano e Berlusconi non è un re con un erede”.

E così si chiude un altro scambio di fioretto tra i due leader del Pdl. Ma all’assemblea dei parlamentari del Pdl si è parlato dei temi caldi del momento: di Rai, di crisi economica, intercettazioni, piano casa e del decreto con gli incentivi per l’acquisto dell’auto. Berlusconi si è detto consapevole delle accuse rivolte ai parlamentari di lavorare poco ma ha ricordato non solo “che lavorano molto anche in commissione” ma che “dopo 50, 60, 80 votazioni so che può venire addosso la morte civile”. In ogni caso, prima della riforma dei regolamenti “occorre essere tutti presenti e anch’io” ha precisato “farò la mia parte per testimoniare l’importanza del Parlamento”.

Ai cronisti Berlusconi ha poi detto che la decisione di “superare” la nomina di Petruccioli è stata presa nel segno di un rinnovamento e quindi, “se vogliamo davvero rinnovare la Rai credo che la nomina del presidente in carica vorrebbe dire continuita’ e dunque soltanto per questo che noi abbiamo detto che volevamo un cambiamento”.
A Viale Mazzini perdura, quindi, lo stallo. Con il Pd, nella persona del segretario Dario Franceschini, che rimanda al mittente la proposta del pdl di fornire una rosa di nomi da cui scegliere il presidente. Intanto l’assemblea degli azionisti della Rai è stata aggiornata al 18 marzo. Sarà in quella sede che il ministero del Tesoro dovrà formalizzare il nome del suo rappresentante.

“L’Italia uscirà prima e meglio di altri Paesi dalla crisi, ma se si aggrava, abbiamo la possibilità di sostenere tutti i cittadini che fossero in condizioni di non lavoro”. Il premier ha così risposto negativamente alla proposta del segretario pd Franceschini che, in settimana, aveva suggerito di intervenire, se necessario, con un assegno di disoccupazione. “Non vogliamo incentivare i licenziamenti”, ha tagliato corto Berlusconi. “Alle banche” ha sottolineato il presidente del Consiglio “tenderemo una mano in modo amichevole e diremo loro di non avere paura di continuare a sostenere le imprese”.
“Sulle intercettazioni ” ha detto il leader Pdl “abbiamo provveduto, pur con una legge che non è quella che volevo. ma che comunque è un passo avanti. Non è una democrazia quella in cui non si può parlare liberamente al telefono”.
Sul piano casa, fortemente avversato dall’opposizione, Berlusconi ha ribadito che “si rivolge alle famiglie con case mono o bifamiliari che sono il 50% degli italiani. Si potrà ampliare del 20% la casa sul proprio territorio e non credo ci sai qualcuno così stupido che voglia diminuire il valore della propria casa facendo cose brutte”. Il premier ha così rigettato le accuse a lui mosse dal Pd è ha concluso che il progetto per l’edilizia “non incentiva la cementificazione, ma solo il buon senso che favorirà l’edilizia”.

Il VIDEO delle battute del Premier all’Assemblea Pdl:

Il Pd boccia tutto: “Il piano casa del Cavaliere cementifica il Paese”

Il segretario del Pd, Dario Franceschini

Bocciato. Con un secco (e triplice) no, il Pd rimanda al mittente (il Cavaliere) il piano casa. Oltre che gli altri progetti messi in campo dall’esecutivo per fronteggiare la crisi (le grandi opere e i fondi per gli amortizsatori sociali). Che, certo, non è colpa di Berlusconi, ma questo governo è inadeguato ad affrontarla: “A nessuno di noi, nemmeno nella foga di un comizio, è mai venuto in mente di dire che la crisi è colpa del premier” spiega il leader democratico nel corso della trasmissione In mezz’ora su Rai Tre. “Ma il modo inefficace e inadeguato in cui si affronta la crisi è certamente colpa del governo Berlusconi”.
E allora, meglio la proposta dei democratici di un assegno in favore dei disoccupati: “Noi abbiamo fatto proposte finalizzate all’emergenza del 2009″ e in questo contesto “anche l’assegno di disoccupazione” è una proposta per superare l’emergenza, perchè “non è che pensiamo di risolvere la crisi” con questa misura. Poi il segretario del Pd respinge le accuse di massimalismo: “Non è vero che noi diciamo solo no. Noi abbiamo fatto tre proposte e sono loro ad aver detto tre no”. “Noi siamo pronti a votare con loro” un pacchetto di misure per uscire dalla crisi economia, ma solo a condizione che non sia una “presa in giro” e siano misure “concrete” e “a sostengo delle persone che si trovano in difficoltà”. Sul piano straordinario del governo per l’edilizia, il leader del Pd dice senza mezzi termini che avrà come unico risultato quello di “cementificare” il Paese.
La reazione della maggioranza non si fa attendere, con il portavoce del premier Paolo Bonaiuti che accusa il leader del Pd di trascinare l’opposizione sulle posizioni della “sinistra del “no”. “Franceschini è il campione del conservatorismo burocratico più becero”, tuona Osvaldo Napoli, parlamentare del Pdl. E mentre maggioranza e opposizione si scontrano sul tema, dall’Udc arriva un’apertura, pur se cauta, all’idea del governo. Questo il giudizio di Pier Ferdinando Casini, che si dice “non pregiudizialmente contrario al piano”, chiedendo però di “capire bene di cosa si tratta” e paventando il rischio cementificazione.
Un affondo diretto che vede la maggioranza serrare i ranghi. “La casa è la ricchezza dei poveri e, dunque, questa è una risposta sociale alle incertezze della crisi” dice il ministro per l’attuazione del programma, Gianfranco Rotondi. Secca la replica del presidente del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri: “Il Pd di Franceschini si allinea alla strada del peggiore Di Pietro. Solo insulti, nessuna idea originale, ma parole a vanvera”.

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