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Castel Volturno e la rivolta di GOMORRA


Castel Volturno e la rivolta di GOMORRA

di Maria Pirro

Pacata, meditata, ma anche netta e persino spregiudicata: è la rivolta antiracket, inattesa, che sferza i clan di Gomorra. Accade a Castel Volturno (Caserta): otto commercianti hanno denunciato i loro vessatori e, dopo un anno di riunioni, hanno appena costituito la prima, storica associazione contro il pizzo. Spiegano Tano Grasso e Silvana Fucito, i due promotori: «L’iniziativa è un segnale concreto di riscatto e speranza. In questa terra tanto martoriata non c’era mai stata una ribellione collettiva contro la camorra». Continua

“Dopo l’arresto di Iovine, la fine dei casalesi è vicina”

Il boss Antonio Iovine in auto dopo l'arresto

Il boss Antonio Iovine in auto dopo l'arresto

«L’arresto di Antonio Iovine è un risultato eccezionalmente importante nella lotta alla criminalità organizzata in Campania. A questo punto manca solo Michele Zagaria, preso anche lui il clan dei Casalesi è finito».

La guerra alla più pericolosa organizzazione criminale è davvero vicina all’essere vinta. Ad assicurarlo è l’attuale capo della Procura di Salerno Franco Roberti, tra i massimi esperti del clan dei Casalesi, raggiunto da Panorama.it poco dopo la notizia dell’arresto di uno dei 30 latitanti più pericolosi d’Italia, il super boss di Casal di Principe, Antonio Iovine. Continua

Duro colpo ai casalesi: arrestato il boss Iovine

Il boss Antonio Iovine in Questura

Il boss Antonio Iovine in Questura

Mentre mezza Italia continuava a discutere animosamente sulla guerra di parole tra i «due Roberti», il ministro dell’Interno e lo scrittore autore di Gomorra,  polizia e forze dell’ordine hanno messo a segno un   colpo durissimo alla criminalità organizzata: l’arresto di Antonio Iovine,  capo dei Casalesi, preso nella sua abitazione dalla squadra mobile intorno alle 14 nei pressi di Castel di Principe. Latitante da 14 anni, Iovine è  ritenuto dagli inquirenti, dopo l’arresto ad aprile di Nicola Panaro e assieme al tuttora latitante Michele Zagaria, come il vero burattinaio del più feroce clan camorristico del napoletano.

Soprannominato o’ninno, il bambino, 46 anni, condannato in contumacia alla pena dell’ergastolo nel processo d’appello del maxiprocesso Spartacus,  Antonio Iovine era nella lista dei 30 criminali italiani più ricercati. Su di lui c’era anche un mandato di cattura internazionale. Pochi minuti prima della diffusione della notizia, il ministro dell’Interno Roberto Maroni, rivolgendosi ai giornalisti, aveva affermato: «Oggi è una bellissima giornata per la lotta alla mafia. Tra poco saprete anche il perchè». Ora Iovine si trova in questura.

Iovine e Zagaria: intercettazione tra i due boss casalesi

Maroni: Gomorra? È una foto invecchiata

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Da strozzare. Così dice Silvio Berlusconi degli autori della Piovra, un cult televisivo di un’epoca fa, quello del commissario Cattani e del boss Tano Cariddi. Da strozzare “per il danno d’immagine che ha arrecato all’Italia”. E Gomorra, allora? Una domanda che Panorama rivolge a Roberto Maroni, ministro dell’Interno. Leggi l’intervista

Scacco alla Camorra: preso il boss Letizia, 100 arresti tra i Casalesi

Poliziotti in azione
Un latitante del clan dei casalesi, Franco Letizia, 32 anni, inserito tra i cento pregiudicati più pericolosi d’Italia, è stato arrestato da agenti della Squadra mobile di Caserta poco prima della mezzanotte scorsa a San Cipriano D’Aversa, una delle roccaforti casertane dell’organizzazione camorristica. Letizia, ritenuto un fedelissimo di uno dei capi storici dei casalesi, Francesco Bidognetti detto ‘Cicciott e mezzanotte’, è stato bloccato dai poliziotti, che a conclusione di indagini ed appostamenti erano riusciti a localizzare il rifugio, in un appartamento di una zona periferica di San Cipriano, nella disponibilià di Antonio Diana, 41 anni, arrestato per favoreggiamento insieme con un altro presunto affiliato alla cosca, Carlo Corvino, 40 anni. I due erano insieme con il latitante al momento dell’irruzione dei poliziotti della Mobile casertana, diretta dal vice questore Rodolfo Ruperti.
Letizia, considerato dagli investigatori, tra l’altro, uno degli esattori delle estorsioni del clan Bidognetti, sfuggì un anno e mezzo fa all’operazione ‘Domizia’ del 18 aprile 2008, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, nel corso della quale furono eseguite da Polizia, Carabinieri e Dia di Napoli 52 delle 64 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea. I destinatari dei provvedimenti restrittivi erano ritenuti affiliati o fiancheggiatori delle due fazioni dei casalesi capeggiate da Francesco Bidognetti, in carcere da anni, al regime di 41 bis, e dei Tavoletta, in lotta da tempo per il predominio delle estorsioni e dei traffici illeciti tra Castevolturno, sul litorale casertano e Villa Literno. Gli arrestati erano accusati a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni, porto e detenzione illegale di armi, traffico di droga, illecita concorrenza. L’operazione, disposta dalla Dda partenopea, fu favorita dalle rivelazioni di Anna Carrino, 47 anni, moglie di Bidognetti, che da alcuni mesi aveva cominciato a collaborare con gli investigatori.

L’operazione anti camorra di questa notte ha portato anche a cento ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Napoli ed eseguite all’alba nel corso di un’operazione interforze. In manette esponenti del clan Amato-Pagano, gli ’scissionisti’ contrapposti al clan di Lauro nella faida di Scampia.
Ad eseguire i provvedimenti polizia, carabinieri e Guardia di Finanza, impegnati dall’alba, in un’operazione interforze. I reati contestati sono associazione camorristica, omicidio, traffico di stupefacenti e riciclaggio di denaro. Gli arresti di questa notte seguono di tre giorni la cattura del capoclan Raffaele Amato. L’uomo, latitante dal 2006 era stato arrestato nella notte tra sabato 16 e domenica 17 a Marbella, in Spagna. Amato aveva infatti trovato rifugio nella Penisola iberica gestendo i traffici di droga con il Napoletano, soprattutto quelli di cocaina. Un tempo killer di Paolo Di Lauro, Amato era attualmente a capo di un cartello criminale attivo non solo nei quartieri napoletani di Secondigliano e Scampia, ma anche nei comuni di Melito, Mugnano, Casavatore e Arzano.
Il latitante, considerato il capo di uno dei clan più pericolosi usciti vittoriosi dalla faida di Scampia, negli anni ’90 aiutò Di Lauro a seminare morte e terrore nell’area a nord di Napoli per dimostrare l’egemonia sul territorio e il controllo delle piazze di spaccio.

Colpo ai Casalesi: preso il super latitante Raffaele Diana, numero tre del clan

L'arresto di Raffaele Diana

Con l’arresto di Raffaele Diana le forze dell’ordine mettono a segno un altro colpo nella caccia ai capi del clan dei Casalesi. Diana, 56 anni, inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi, è ritenuto dagli investigatori il capo dell’ala guidata da Francesco Schiavone, detto “Sandokan”, che è detenuto in regime di 41 bis.
Ricercato dal 2004, dopo la fuga al termine di un permesso-premio, Diana, detto “Rafilotto” ed originario di San Cipriano d’Aversa, è considerato il responsabile dell’omicidio di Paride Salzillo, nipote del boss Ernesto Bardellino, che gli dava ordini per telefono dal Brasile. Salzillo sparì nel marzo 1988, lo stesso giorno in cui Bardellino fu ucciso, ed il suo corpo non è stato più trovato.
Assegnato al soggiorno obbligato nel modenese, Diana aveva organizzato un giro di estorsioni in Emilia-Romagna, dove fu arrestato nell’ambito dell’operazione “Zues”. Condannato a sette anni e mezzo di reclusione, ottenne nel 2004 un permesso premio dal quale non era più rientrato.
La squadra mobile di Caserta ha sorpreso poco dopo le 18 il boss in un appartamento di via Torino a Casal di Principe (Caserta), roccaforte del clan. Il suo nascondiglio era un cunicolo di cemento, dal quale gli agenti lo hanno stanato.
Il proprietario dell’appartamento, che non aveva precedenti penali, è stato arrestato. Diana aveva con sé una sacca con una pistola calibro 9 per 21, una 7.65, ed un silenziatore oltre alle munizioni. “Chi siete?” ha chiesto il boss agli agenti, che stavano cominciando a picconare il cunicolo in cemento “e poi ha aggiunto: “sono armato, ma non sparate”. Probabilmente - secondo il capo della squadra mobile di Caserta Rudolfo Ruperti - si era trasferito da pochi giorni in quest’ultimo nascondiglio. Altri due covi utilizzati dal boss dei casalesi, sempre nel casertano, erano stati scoperti in passato dai carabinieri.
“Abbiamo tolto di mezzo un pezzo importante della organizzazione dei casalesi”, commenta Ruperti, un capo pericoloso, come testimoniano le armi che aveva con sé”.
Il 30 aprile è stato arrestato Michele Bidognetti, fratello del boss Francesco, ritenuto il portaordini del fratello, che è detenuto. Il 14 gennaio a Mignano Montelungo era stato arrestato il superlatitante Giuseppe Setola, ritenuto il capo dell’ala stragista dei Casalesi, responsabile, tra l’altro, dell’agguato contro sei immigrati del Ghana il 18 settembre 2008 ad Ischitella, sul litorale domizio.
Il ministro degli interni Roberto Maroni si è complimentato con il capo della polizia Antonio Manganelli per la cattura di Diana, “un altro durissimo colpo inferto ai casalesi”.
Restano ancora liberi Michele Zagaria ed Antonio Iovine, latitanti da 14 anni, che continuano dai propri nascondigli a tirare le fila del clan, colpito duramente, ma ancora attivo ed in grado di far paura.

Blitz anti camorra: preso Michele Bidognetti, portaordini dei Casalesi

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La Dia di Napoli ha arrestato a Casal di Principe (Caserta) Michele Bidognetti, attuale reggente dell’omonimo clan, fratello di Francesco Bidognetti, soprannominato “Cicciotto ‘e mezzanotte”, storico capo del gruppo camorristico. L’uomo che era subentrato a Giuseppe Setola, dopo l’arresto di quest’ultimo, è stato arrestato su ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. La Dia ha anche sequestrato beni appartenenti a prestanome della famiglia Biognetti-Setola.

Nell’ambito dell’ operazione, denominata ‘Principe’, eseguita dal Centro Operativo della Dia di Napoli contro il clan dei Casalesi ed in particolare contro la famiglia Bidognetti-Setola, sono stati sequestrati beni per un valore superiore ai 5 milioni di euro, in esecuzione di provvedimenti emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia.
Tra i beni sequestrati, molti dei quali intestati a persone ritenute vicine al clan in qualità di prestanome, vi sono aziende agricole, molti appezzamenti di terreni, numerosi appartamenti e ville, acquisite attraverso il controllo delle attività economiche anche attraverso la gestione monopolistica di interi settori imprenditoriali e commerciali.

Michele Bidognetti è ritenuto essere amministratore delle notevoli disponibilità economiche del clan, nonché portaordini per conto del fratello Francesco, capo del clan. L’uomo è stato intercettato mentre trasferiva gli ordini ricevuti dal fratello Francesco, detenuto con il regime del 41 bis, durante i colloqui in carcere agli affiliati ancora presenti sul territorio. La famiglia Bidognetti è venuta alla ribalta nei mesi scorsi a causa degli omicidi di marca stragista commessi nella zona aversana da Giuseppe Setola.

Tra i beni sequestrati nel corso dell’operazione che ha portato all’arresto di Michele Bidognetti, c’è anche la villa di Assunta D’Agostino, convivente del collaboratore di giustizia Domenico Bidognetti. Della villa, acquistata da quest’ultimo con i proventi di estorsioni, Giuseppe Setola voleva rientrare in possesso in quanto non sopportava che un bene del clan potesse essere nella disponibilità di un collaboratore di giustizia. Per tale motivo Setola sottopose ad estorsione la D’Agostino, imponendole di vendere la villa, del valore di oltre 350 mila euro, al prezzo di 30 mila.

Blitz anti-spaccio: decine di arresti, anche tra i Casalesi

Un'auto dei carabinieri

È scattata alle prime ore dell’alba una vasta operazione antidroga dei carabinieri nelle province di Caserta, Napoli e in altre località in Italia per arrestare 40 persone ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata all’importazione, detenzione e spaccio di ingenti quantità di sostenze stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso. Una decina di soggetti appartengono al clan del Casalesi.
L’operazione, che conclude una complessa attività d’indagine coordinata dalla Dda di Napoli, ha connsetito di individuare un gruppo che trafficava ingenti quantità di cocaina e hashish sul litorale domitio e in particolare nei comuni di Castel Volturnio, Mondragone e Giugliano in Campania. Nel corso delle indagini erano già stati sequestrati complessivamente 45 kg di sostanze stupefacenti, circa 10mila euro in contanti e titoli, oltre a fucili e pistole mitragliatrici, e tratte in arresto in flagranza di reato 26 persone.
L’operazione, denominata “Matriarca”, coordinata dalla Dda di Napoli, ha consentito di individuare un gruppo che trafficava cocaina e hashish sul litorale domitio e in particolare nei comuni di Castelvolturno, Mondragone e Giugliano in Campania.
Nel corso dell’indagine erano già stati sequestrati complessivamente 45 chili di sostanze stupefacenti e circa 10mila euro in contanti e titoli, nonché fucili e pistole mitragliatrici, ed erano state arrestate in flagranza di reato 26 persone.

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