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Cani sciolti ma infervorati da un radicalismo islamico che avevano imparato a coltivare e diffondere e che stava per concretizzarsi con l’ideazione dei primi attentati. Ecco il profilo dei due marocchini arrestati dalla Digos di Milano, accusati di progettare attentati contro sedi delle forze dell’ordine, da eseguire con bombole di ossigeno, perché era troppo complicato farlo con un camion da riempire di esplosivo.
I due, Rachid Ilhami, 31 anni, uno dei predicatori del centro culturale “Pace” di Macherio (Milano), e Gafir Abdelkader, 42 anni, sono accusati di “associazione con finalità di terrorismo internazionale” e “concorso esterno alla rete terroristica internazionale denominata Al Qaeda” con altri sette connazionali. Rachid è accusato anche di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di falsificazione di documenti.
“Stiamo verificando se si tratti di una rete o di un caso isolato” dice il ministro dell’Interno Roberto Maroni che oggi ha presieduto un Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, sottolineando che si tratta di una “situazione nuova e preoccupante” perchè, “per la prima volta, parliamo di persone che avevano progettato un attentato in Italia”.
Fortunatamente, aggiunge, “siamo riusciti ad intervenire prima”. L’attenzione, non solo per Milano, resta comunque “altissima” tanto che il ministro non esclude la possibilità di “prendere provvedimenti per mettere in sicurezza i cittadini e combattere il terrorismo internazionale”. Così come è stata prevista un’intensificazione dei controlli sui luoghi di aggregazione dei cittadini islamici, focalizzando l’attenzione sui money transfert e gli internet point. “Abbiamo una mappa aggiornata dei centri culturali, delle moschee, dei luoghi dove si fa proselitismo e si raccolgono anche fondi per il terrorismo” prosegue il ministro. “Luoghi concentrati soprattutto nelle regioni del nord”. Le nostre forze di polizia comunque “sono in grado di monitorare accuratamente la situazione e quindi di scongiurare rischi” di attentati come a Mumbai. Certo è che ci sarà una stretta dei controlli sugli obiettivi sensibili, cosi come si è ritenuto opportuno fare una verifica e un aggiornamento del dispositivo di sicurezza anche in vista delle prossime festività natalizie.
Quanto agli arresti di Milano, gli investigatori hanno seguito sin dal suo nascere la cellula, i cui componenti rivendicavano - parlando tra loro - l’appartenenza ad Al Qaeda, perchè la Digos, dal marzo del 2007, aveva avuto notizia di estremisti che si incontravano in una piccola sede (un magazzino abusivo) a Macherio, paese della Brianza in cui si trova anche la villa in cui abita con la famiglia il premier Silvio Berlusconi. Quando hanno cominciato a tenerli d’occhio hanno potuto osservare lo sviluppo del gruppo, che all’inizio si limitava ad ascoltare le prediche di Rachid, “un uomo che sapeva a memoria interi sermoni di Zawahiri”, e che in un’intercettazione dice, riferendosi al figlio: “che bel bambino, diventerà come lo zio Osama”. Dalle parole, però, i due, scaricando video da Internet, avevano presto cominciato un percorso di istruzione militare da autodidatti, studiando gli effetti degli ordigni, le tecniche di autodifesa, e imparando a usare sostanze comuni per creare ordigni. “Ci vuole qualcosa che rimanga nella storia, così avresti il riconoscimento di Dio e la grazia di Dio”. A dirlo proprio i due arrestati in una conversazione intercettata nel settembre scorso. “Tu vai dentro, per esempio in una caserma dei carabinieri e ci sono 10, 15 militari, e se li terrorizzassimo?” commentavano. “Stiamo parlando di personaggi non inseriti in nessuna organizzazione” ha precisato il dirigente della Digos, Bruno Megale “che, non essendo riusciti a trovare i contatti necessari per recarsi nelle zone di guerra, alcuni mesi fa hanno deciso di combattere la loro battaglia qui, nella realtà dove erano peraltro ben inseriti, con lavori stabili e figli. Prima cominciando a istruire se stessi e i loro compagni con filmati, poi cominciando a fare sopralluoghi a presunti obbiettivi. La loro massima aspirazione era diventata quella di”farsi saltare in aria contro un obbiettivo” anche se pare che la prima azione, una specie di ‘provà , avrebbe dovuto essere il ben più modesto incendio di auto in un parcheggio a Giussano, il paese dove i due, operai, vivevano. A casa dei marocchini la Digos ha trovato materiale propagandistico e didattico. Perquisita anche la sede dell’associazione, di cui Rachid era uno dei fondatori pur senza avere, attualmente, cariche. Nel mirino del gruppo c’erano il distaccamento dell’Ufficio stranieri, in via Cagni, a Milano, sede del Terzo Reparto mobile della Polizia, e la caserma Santa Barbara di via Perrucchetti, sempre a Milano, sede dell’Artiglieria a Cavallo. Nell’hinterland, invece, le caserme dei carabinieri (la stazione di Giussano e la Compagnia di Desio), il parcheggio di un supermercato Esselunga, a Seregno, e di un night club nei pressi. Gli aspiranti terroristi si erano accorti di una cimice, nel centro, e stavano pensando alla fuga.
Non si erano accorti, però, di averne altre in macchina.
Il VIDEO servizio:

Volevano colpire l’Italia e, in particolare, Milano. E stavano progettando attentati contro obiettivi civili e militari, come ad esempio le caserme di polizia e carabinieri. Per questo motivo stavano cercando di reclutare adepti da avviare sulla via del terrorismo. Ma la loro attività di proselitismo è stata stroncata sul nascere dagli uomini dell’antiterrorismo della Questura del capoluogo lombardo.
Rachid Ilhami, 31 anni, uno dei predicatori del centro culturale “Pace” di Macherio (il piccolo comune dove sorge anche Villa Belvedere, residenza di Silvio Berlusconi), e Gafir Abdelkader, 42 anni, entrambi di nazionalità marocchina, sono però finiti in manette. Per loro l’accusa è di terrorismo internazionale (articolo 270 bis del Codice penale). Dalle intercettazioni si evince che gli indagati, complessivamente una decina e che nei loro dialoghi rivendicavano la propria appartenenza ad Al Qaeda, avrebbero avuto inizialmente intenzione di utilizzare un camion di esplosivo. Resisi conto delle difficoltà , avrebbero ripiegato su alcune bombole ad ossigeno il cui uso era stato tratto da Internet.
Secondo quanto si è appreso, Ilhami e Abdelkader, arrestati su provvedimento emesso dal gip Silvana Petromer, non sono, come già avvenuto in passato per altri personaggi e gruppi legati all’estremismo islamico, solo sospettati di reclutare adepti per azioni all’estero, ma avevano in progetto di colpire in Brianza, dove vivevano e svolgevano la loro attività di proselitismo.
Tra gli obiettivi di cui si sente parlare nelle varie intercettazioni telefoniche e ambientali, c’erano il supermercato Esselunga di Seregno e i parcheggi di un locale notturno adiacente, inoltre la caserma dei carabinieri di Giussano e l’Ufficio immigrazione della Questura.
Dalle intercettazioni si evince che gli indagati, che nei loro dialoghi rivendicavano la propria appartenenza ad Al Qaeda, avrebbero avuto inizialmente intenzione di utilizzare un camion di esplosivo. Resisi conto delle difficoltà , avrebbero ripiegato su alcune bombole ad ossigeno il cui uso era stato tratto da internet.
Anche il centro culturale “Pace” di Macherio è stato perquisito. Nell’edificio, dopo i sermoni ufficiali, dal tenore moderato, si svolgevano delle riunioni serali a cui partecipavano cinque/sei persone in cui i toni erano decisamente fondamentalisti.
Non si torna indietro sui rom, l’ingresso clandestino diventerà reato e continueranno le espulsioni. Di fronte alla bocciatura europea di espellere i cittadini comunitari, il ministro degli Interni, Roberto Maroni, in un’intervista a La Stampa parla di un provvedimento che presto sarà presentato in Aula e consentirà di proseguire sulle espulsioni.
Sulla decisione europea Maroni commenta: “non condivido ma prendo atto, intanto continuiamo con lo smantellamento dei campi nomadi abusivi”. Riguardo alle future possibili espulsioni, il ministro individua strade alternative, “se non li potremo costringere, li convinceremo”, dice. E il provvedimento che verrà presentato prevede che l’ingresso clandestino diventi reato. In sostanza, la nuova direttiva europea prevede solo l’invito a lasciare il territorio nazionale, a meno che non ci sia una sentenza penale.
“Estendere il reato a tutti quelli che entrano clandestinamente - spiega Maroni - a prescindere dalla sanzione, carcere o ammenda, ci permetterà di procedere all’espulsione di tutti e non solo di quelli che vengono a delinquere”.
Il provvedimento prevederà che il giudice di pace possa ordinare l’espulsione direttamente in udienza anche prima della sentenza definitiva.
Sulla questione ancora aperta con la Libia che, nonostante il patto firmato con l’Italia, secondo Maroni, non sta rafforzando i controlli sull’immigrazione, il ministro sottolinea che è “urgente ratificare l’accordo bilaterale in Parlamento”.
L’auspicio è che il problema si possa risolvere prima della prossima primavera. Nell’agenda di Maroni è previsto, per la prossima settimana un viaggio a Malta, in cui il ministro definirà meglio le aree di competenza e le procedure comuni di contrasto all’immigrazione clandestina.
Permesso di soggiorno a punti, “formato patente”: chi viola le leggi o non è in regola perde il “bonus”e all’esaurimento dei punti sarà espulso; chi si integra nella società italiana vede accresciuto il punteggio. È uno degli emendamenti messi a punto dai senatori della Lega Nord per il ddl sulla sicurezza (i termini per la presentazione sono slittati a mercoledì 8 ottobre) e illustrati nel corso di una conferenza stampa a palazzo Madama.
A spiegarne il senso è il presidente dei senatori della Lega Federico Bricolo: “Vogliamo dare delle regole a chi vive a casa nostra che, fino a quando non ottiene il permesso di soggiorno o la cittadinanza è comunque un ospite. È un po’ come la patente a punti: se si commettono delle infrazioni vengono decurtati dei punti e si può perdere anche il permesso di soggiorno; chi invece rispetta le regole e la legalità non avrà conseguenze, anzi vorrà dire che è avviato verso una integrazione reale che è quella che noi della Lega vogliamo raggiungere”.
Il testo leghista prevede inoltre referendum comunali per costruire edifici di culto per confessioni religiose che non hanno stipulato intese con lo Stato e pene più pesanti per chi commette i reati di violazione di domicilio, furto e rapina, soprattutto quando tali reati sono associati a violenza sulle cose, sulle persone o anche solo a minacce. In questo caso, l’emendamento della Lega prevede di fissare la sanzione pecuniaria al massimo consentito dalla legge. “Insomma” ha spiegato la senatrice Rosi Mauro “abbiamo il diritto di vivere sicuri in casa nostra. Oggi non si è più sicuri neppure di giorno. Quando chiudo la porta alle mie spalle, la sera, qualche volta mi chiedo se il giorno dopo potrò ancora svegliarmi”.
E a chi ribatte che in questo modo si esasperano i toni nel confronto con gli extracomunitari, gli onorevoli del Carroccio rispondono così: “Le accuse di razzismo che arrivano sono sicuramente delle strumentalizzazioni; ci sono però, soprattutto nelle periferie delle grandi città , situazioni di disagio e questo si risolve impostando regole chiare e chiedendo il rispetto della legalità da parte di tutti, dagli immigrati che sono nostri ospiti e dai nostri concittadini”.
Bricolo ha, quindi, spiegato l’emendamento che prevede l’istituzione di un Fondo per aiutare gli immigrati nei loro Paesi d’origine. Il Fondo per la prevenzione dei flussi migratori, istituito presso il ministero degli Esteri, è finalizzato nelle intenzioni del Carroccio al finanziamento di progetti di cooperazione e dovrebbe essere finanziato con la metà del contributo fisso (100 euro) chiesto per le istanze o dichiarazioni relative alla cittadinanza, nonché per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno.
Anche sul versante dei matrimoni misti la Lega prevede una stretta, con la modifica di alcune norme del Codice civile. Il senatore Sandro Mazzatorta ha infatti spiegato che due matrimoni su tre a Milano e in provincia sono fittizi, dunque finti. “La nostra proposta prevede che nessun immigrato può contrarre matrimonio - ha detto Mazzatorta - senza aver prima ottenuto il permesso di soggiorno ed essere in regola. Dopo, ma soltanto dopo, gli verrà riconosciuto il diritto di contrarre matrimonio”.
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“La nostra isola è ormai un carcere a cielo aperto, è l’Asinara dei giorni nostri”, così il sindaco di Lampedusa e Linosa, Bernardino De Rubeis definisce la sua terra dopo un fine settimana di sbarchi (domenica oltre 300) che nel Centro di prima accoglienza (Cpa) di Lampedusa hanno fatto registrare il record di migranti: “Sono quasi 2 mila, un numero inaccettabile per una struttura la cui capienza, progettata e pattuita con il popolo lampedusano era di 381, estesa poi a 762. E solo per situazioni straordinarie a 1200. Ora diciamo basta”.
De Rubeis promuove la linea dura e oltre a intimare la sistemazione del filo spinato attorno al centro di accoglienza “per impedire le fughe di clandestini, gli ultimi sono scappati stanotte e poi sono stati ripresi”, propone anche l’attivazione del servizio di ronda di vigilantes e volontari.
Qual è la situazione?
Siamo in emergenza, anche se ieri 200 persone sono state trasferite e oggi, spero, altre 500 saranno portate via con voli civili, militari e navi presso i centri di permanenza di Crotone e Caltanissetta, che sono comunque pieni. Per questo i tempi diventano così lunghi. Non possiamo accettare che questa gente stia ammassata tra immondizia e urine, con i bagni e le docce impraticabili. Ho visitato questo centro ed è chiaro che qui dentro non sono garantiti gli standard di vivibilità per un’accoglienza dignitosa, così come la sicurezza e la pubblica incolumità degli extracomunitari e della popolazione. Un paio di giorni fa tre immigrati sono riusciti a fuggire e quando li abbiamo trovati erano talmente sbronzi che, una volta riportai al centro, sono stati sedati perché erano pericolosi.
Eppure Cono Galipò, il responsabile della cooperativa che gestisce il Cpa dice di essere in grado di fronteggiare l’emergenza.
Questo signore è una persona poco seria, che ha messo in dubbio le mie dichiarazioni dopo la mia visita ispettiva. Ma io ho descritto quello che ho visto, non siamo in campagna elettorale, qui il sindaco pensa al bene della comunità . Oggi denuncerò il suo operato ai carabinieri e chiederò un’ispezione immediata del centro, dove non è garantita la dignità umana. Chiederò al prefetto di Agrigento di rimuovere Galipò dalla propria carica perché nasconde quello che accade dentro la sua struttura, di cui tra l’altro è amministratore unico. Gli immigrati non sono merce di scambio e non possono vivere così.
Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Onu, pur concordando con lei sulla necessità di accelerare i ritmi di trasferimento dei migranti e dei richiedenti asilo verso altre destinazioni, sottolinea che chi arriva a Lampedusa via mare non costituisce una minaccia per l’isola, perché si tratta di persone in fuga da guerre e persecuzioni, che chiedono solo protezione. Lei è d’accordo?
Boldrini è una donna che stimo, che dice le cose come stanno, ma non condivido la sua idea che tutti siano da considerare rifugiati politici. Noi comunque non possiamo ospitare tutte queste persone, il nostro è un centro di prima accoglienza, qui le persone dovrebbero essere identificate e massimo dopo 48 ore mandate nei centri di permanenza temporanea, invece stanno qui mesi e mesi e noi non possiamo occuparcene. Il governo non può esagerare, siamo un’isola turistica, viviamo di questo, ai nostri cittadini e ai turisti dobbiamo garantire la sicurezza.
Cosa bisognerebbe fare?
Le ho provate tutte, ho anche chiesto alla Caritas di ospitare almeno le donne e i bambini nelle tante abbazie e conventi semivuoti. Domenica c’erano 96 bambini e circa 140 donne ammassate su materassi sotto il sole. La situazione è critica soprattutto per loro, che sono a rischio di malattie contagiose per le pessime condizioni sanitarie. Abbiamo raggiunto il limite del decoro. La gente è trattata come bestie. E il personale che lavora in queste strutture non riesce ad accudire tutti. Anche se dall’inverno in cui c’erano 35 dipendenti, ora sono circa 75, ma sempre pochi per gestire la situazione. Così come iniquo è il rapporto tra le forze dell’ordine e gli extracomunitari. Oltre all’Arma dei carabinieri che opera sul territorio, nel centro lavorano anche 40 carabinieri del battaglione Sicilia-Palermo, ma adesso il ministro della Difesa ha deciso che al loro posto arriveranno 70 militari dell’aeronautica, che seppur preparati, sono comunque meno esperti.
In una lettera al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha chiesto il rispetto non solo delle norme giuridiche, ma anche di quelle di civiltà . Ha avuto risposte?
Ancora no, ma entro domani ho intenzione di diffidare il ministero dell’Interno, in particolare il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione le forze dell’ordine, e il ministero delle Difesa affinché non trasferiscano più un solo uomo o una sola donna, e meno che mai un bambino in questa struttura. E li invitiamo anche a garantire un ponte aereo o con qualunque altro mezzo di trasporto, da utilizzarsi in via esclusiva per il trasferimento di questi essere umani.
Avete deciso di usare la linea dura?
Nel primo semestre del 2008 le persone sbarcate in Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna sono state 10.611, mentre nello stesso periodo del 2007 erano 5.380. La quasi totalità di questo flusso è assorbito da Lampedusa. Non è più possibile assistere inermi a questa tragedia dai connotati apocalittici che sta ingoiando la nostra isola e i suoi cittadini. Una popolazione vocata alla pesca e al turismo. Che adesso rischia di perdere tutto.
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Era venuto in Italia il 19 e 20 giugno scorsi per discutere della nuova politica italiana in materia di immigrazione e della situazione dei nomadi. E in occasione di quella visita Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa ha steso la sua relazione (qui il testo). Dura: “Le misure attuate in Italia non tengono conto dei diritti umani e dei principi umanitari e potrebbero fomentare altri episodi xenofobi”.
Concetti e denunce che hanno provocato la replica indignata del Viminale: “Sono tutte falsità : il Paese è in un stato d’emergenza dettato da una pressione eccezionale”.
Nel suo rapporto, reso noto oggi e composto da una ventina di pagine, il commissario Hammamberg osserva che “il ripetuto ricorso a misure legislative d’emergenza” per affrontare i problemi legati all’immigrazione sembra indicare “una incapacità di affrontare un fenomeno non nuovo” che dovrebbe quindi essere gestito attraverso leggi ordinarie e altre misure. Hammarberg guarda anche con “forte preoccupazione” ai provvedimenti che nel pacchetto sicurezza sembrano essere mirati in particolar modo ai Rom e per la volontà espressa dal governo di estendere a tutto il territorio italiano lo stato di emergenza già in vigore in tre regioni.
Hammarberg sottolinea come “la decisione di rendere la presenza illegale in Italia una aggravante nel caso in cui la persona commetta un reato, potrebbe sollevare serie questioni di proporzionalità e di discriminazione”. Anche le espulsioni di cittadini Ue condotte sulla base di motivazioni di pubblica sicurezza potrebbero sollevare, secondo il commissario, “seri dubbi di compatibilità con la Convenzione dei diritti umani”, su cui si basano le sentenze della Corte di Strasburgo.
Il commissario si è detto anche “estremamente preoccupato” per tutti gli atti di violenza avvenuti in Italia ai danni di campi nomadi “senza che vi fosse una effettiva protezione da parte delle forze dell’ordine che a loro volta” accusa Hammarberg “hanno condotto raid violenti contro gli insediamenti” di questi gruppi. Nonostante gli sforzi delle autorità , secondo il commissario, “sono stati fatti pochi progressi nell’effettiva protezione dei diritti umani dei Rom e dei Sinti“.
Hammarberg ricorda che le autorità hanno il dovere di investigare efficacemente su questi fatti e che lo Stato deve garantire la sicurezza di Rom e Sinti. “L’approvazione, diretta o indiretta, di questi atti da parte di certe forze politiche, singoli politici e da parte di alcuni organi di informazione è particolarmente preoccupante” afferma il commissario nel suo rapporto.
Hammarberg, che durante la sua ispezione ha visitato alcuni insediamenti, ha definito “inaccettabili” le condizioni del campo nomadi Casilino 900 di Roma, esistente da quarant’anni e definito semi regolare dove però “la situazione è rimasta sostanzialmente invariata negli ultimi tre anni”. Positiva invece la situazione a Pescara dove “le autorità locali hanno saputo rispondere al problema abitativo”.
E non si è fatta attendere la risposta “indignata” del responsabile del ministero dell’Interno, Roberto Maroni, in una comunicazione alla Camera. La polizia, ha sottolineato il ministro, “non ha mai fatto ciò” (che denuncia il Consiglio Europeo, un’organizzazione internazionale fondata nel 1949, da non confondere - recita la home del sito del Consiglio - con gli altri organismi dell’Unione europea, come il Consiglio Europeo ecc). “È una falsità clamorosa. La polizia non ha mai tenuto comportamenti di questo genere. Dica il commissario quando ciò è avvenuto”. Per il ministro, dunque, le accuse del Consiglio d’Europa sono assolutamente infondate.
In precedenza, Maroni aveva spiegato le motivazioni che hanno portato il governo a estendere lo stato di emergenza sulla questione immigrati a tutto il territorio nazionale. “Nel primo semestre 2008 le persone sbarcate in Sicilia, Calabria, Puglia e Sardegna sono state 10.611, mentre erano 5.380 nello stesso periodo del 2007″ ha riferito il responsabile del Viminale. “Appare evidente la situazione di eccezionale pressione migratoria” ha aggiunto Maroni “tale da estendere su tutto il territorio nazionale lo stato di emergenza che il governo Prodi aveva dichiarato per sole tre regioni”.
“Se questo trend sarà confermato” ha detto Maroni “si arriverà a circa 30 mila arrivi entro la fine dell’anno. Da qui la necessità ” ha spiegato il ministro “del provvedimento adottato dal governo di estendere a tutto il territorio nazionale lo stato di emergenza per far fronte alla eccezionale pressione derivante dagli arrivi in questi mesi” Maroni ha anche ricordato che il provvedimento è in vigore dal 2002 ed è stato adottato anche dal Governo Prodi.
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Caserme dismesse dal ministero della Difesa a disposizione del Viminale: diventeranno sedi dei nuovi Centri di identificazione ed espulsione (Cei) che prenderanno il posto degli attuali Cpt (centri di permanenza temporanea). È il disegno di legge approvato nello scorso Consiglio dei ministri a rendere necessaria l’apertura di nuovi centri in cui trattenere gli immigrati irregolari in attesa dell’espulsione.
Il provvedimento stabilisce infatti che il tempo di permanenza in queste strutture si allunghi dagli attuali 60 giorni a 18 mesi. Ciò - insieme all’introduzione del reato di immigrazione clandestina prevista dallo stesso ddl - comporta l’esigenza di nuovi centri. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha indicato in 10 il numero delle nuove strutture da aprire.
L’obiettivo, ha spiegato il ministro, è averne una per regione pronte nel giro di due mesi, quando il ddl del pacchetto sicurezza sarà probabilmente approvato dal Parlamento.
Attualmente sono 10 i Cpt operativi: Bari-Palese (196 posti), Bologna (95), Caltanissetta (96), Lamezia Terme (75), Gradisca d’Isonzo (136), Milano (112), Modena (60), Roma (300), Torino (92), Trapani (57). Per i nuovi si pescherà tra le caserme dismesse della Difesa, che potrebbero essere allestite rapidamente, secondo quanto assicurato oggi dal ministro Ignazio La Russa a Maroni. E sarà il gruppo misto Interno-Difesa istituito oggi a visitare le strutture e valutare quali sono idonee ad ospitare i Centri di identificazione e espulsione(Cei).
A questa decisione sono giunti il titolare dell’Interno e quello della Difesa, Ignazio La Russa, che si sono visti al Viminale. Nel corso dell’incontro, fa sapere il Viminale, è emersa “piena convergenza” sulle recenti misure legislative per la sicurezza contenute nel pacchetto sicurezza e sulla necessità di individuare nuovi centri di identificazione ed espulsione.
Intanto il decreto legge sulla sicurezza approvato mercoledì scorso dal Cdm è arrivato a Palazzo Madama. Lo ha annunciato in aula in apertura di seduta il Presidente del Senato, Renato Schifani. Oggi la Commissione Affari Costituzionali voterà i presupposti di costituzionalità del provvedimento e da domani pomeriggio inizierà l’esame nel merito nelle commissioni congiunte Affari Costituzionali e Giustizia. I relatori del dl saranno gli stessi presidenti delle due commissioni, Carlo Vizzini e Filippo Berselli.
Sempre in tema di immigrati, la Regione Toscana non cambia la propria posizione sui cpt: il presidente Claudio Martini ribadisce la propria contrarietà , ricordando che “l’Europa lo considera un modello fallito”, e sottolineando come l’idea di tenere fino a 18 mesi una persona all’interno dei Cpt, “supera di gran lunga la permanenza media in un carcere”.
Comunque sia, anticipa Martini, dovrà essere lo stesso governo “a scegliere dove realizzarlo”. Il presidente parlando con i giornalisti a margine di una conferenza stampa, non sembra preoccupato di veder realizzato in tempi brevi un Centro in Toscana, ”intanto deve essere fatta una legge”. Un modo per dire che dovrà passare un pò di tempo.