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Ruby, Nadia e la battuta sui gay: il centrosinistra impari dai suoi errori


Una foto di Ruby (Karima El Mahroug), presa dal suo profilo facebook (ANSA)

Una foto di Ruby (Karima El Mahroug), presa dal suo profilo facebook (ANSA)

Sembra che l’opposizione non abbia capito la lezione di otto mesi fa. Perché il copione che stiamo leggendo in questi giorni è pressoché identico a quello interpretato dagli stessi soggetti lo scorso anno, quando appunto si è tentato di affossare il Cavaliere a pochi mesi dalle “elezioni di medio termine” che coincidevano con le amministrative in 13 regioni. Continua

Il premier si sfoga con Chi: “Niente festini solo cene simpatiche”

Silvio Berlusconi

Che sia in vacanza o no, una cosa è certa. Dalla Sardegna Berlusconi fa il punto. Su tutto. Intervistato da Chi, il premier parla di governo e di alleanze (dopo l’attacco di Bossi all’Inno di Mameli), di privacy (e non solo della sua), di villa Certosa, della salute, dei raporti familiari (con i figli e con Veronica Lario), del gossip e delle critiche manifestate dalla Cei alla sua vita privata.

Ha una verità per ogni argomento il Cavaliere. Una versione totalmente diversa da quella dipinta dai giornali. A cominciare dai “festini” nelle sue ville che hanno partorito le dure (e ripetute) critiche della stampa cattolica, in primis Avvenire. Il cui direttore Dino Boffo dopo la vicenda D’Addario nell’ultimo mese aveva prima parlato di “uno scenario apparso nella sua desolazione” e successivamente ribadiva la perplessità della Chiesa su certi comportamenti del presidente del Consiglio. E quindi, ecco la risposta del premier: “Sono anche loro caduti nel tranello delle calunnie contro di me, prendendo per vere notizie false”, ribatte il Cavaliere. Che smentisce ogni legame con Noemi o coetanee: “Io non ho mai intrattenuto ‘relazioni’ con minorenni e non ho mai organizzato ‘festini’. Ho partecipato soltanto a cene certamente simpatiche, ma assolutamente ineccepibili sul piano della moralità e dell’eleganza. E non ho mai invitato consapevolmente a casa mia persone poco serie”.

“Privacy, non basta una multa”
Quanto a coloro che hanno violato la sua privacy si tratta “di un reato grave”. “Il diritto alla riservatezza” attacca il premier “è una parte essenziale della libertà. Ridurre la libertà altrui” dice “è, in uno Stato di diritto, un reato grave. Non basta una multa a sanzionarlo, come fosse un divieto di sosta. E deve valere per tutti”. Perché non è “accettabile”, per il Presidente del Consiglio che “si moltiplichino le disposizioni e gli organismi a tutela della privacy” e che “contemporaneamente si possa invadere così facilmente la vita altrui”.
A proposito, venderà Villa Certosa? “Amo la Sardegna e sono molto affezionato a Villa Certosa dove mi sento come fuori dal tempo. E’ un luogo a cui sono legato per tanti ricordi personali. Per questo non voglio alienarla. Intendo piuttosto difendere la mia privacy dalla sistematica violazione che ne hanno fatto pseudoreporter in palese violazione delle leggi in vigore”.

Armonia familiare
Il premier nega quindi che vi siano contrapposizioni tra lui e sua figlia Barbara provocate dall’intervista rilasciata da quest’ultima a Vanity Fair. “Non sapevo dell’intervista”, puntualizza il premier. “Ma era immaginabile che qualche giornale avrebbe cercato il sensazionalismo, cioè di contrapporre mia figlia a me, una contrapposizione che davvero non esiste. Quasi un nuovo sport nazionale quello di aggredire la mia famiglia”. “L’intervista andava benissimo, ma è stata strumentalizzata e penso che strumentalizzare la mia famiglia i sentimenti delle persone che a me sono più care, come arma di lotta politica contro di me, sia forse il punto più basso del degrado della vita politica”. E alla primogenita Marina il premier dedica parole affettuose: “Ci assomigliamo molto, ci riconosciamo nei giudizi sulle situazioni e sugli altri. Abbiamo la stessa passione per i risultati che nascono dalla creativita’, dall’impegno e dal lavoro. E ci vogliamo moltissimo bene”.
Ma l’amarezza affiora quando si tocca l’argomento che riguarda i suo sentimenti verso la moglie Veronica: “Difficile” confessa il premier “prendere atto che dopo trent’anni molto è cambiato nella propria vita. Soprattutto quando si è vissuta una vera storia d’amore. Trent’anni non sono un giorno”.

Bossi, Mameli e il Va’ pensiero
Il premier nella lunga intervista, rilasciata al direttore Signorini, tocca anche le vicende politiche ed i rapporti con la Lega gettando acqua sul fuoco dopo le ultime esternazioni di Bossi. “L’Inno di Mameli ha accompagnato la nascita e il consolidamento della nostra Patria. Ma bisogna anche comprendere che le esternazioni di Umberto Bossi, a cui mi sento legato da un affetto fraterno, sono carezze per la sua gente e per il popolo della Lega. All’inno di Mameli sono legati momenti di gioia, di commozione, di celebrazione dello spirito nazionale. E poi sostituirlo sarebbe molto complicato. Infatti, trovare un accordo tra tutti su un nuovo inno sarebbe difficile. Indubbiamente Va’ pensiero e’ un’aria bellissima, uno dei capolavori del genio assoluto di Giuseppe Verdi, ma si riferisce alle vicende del popolo ebraico prigioniero in Babilonia”.

“Opposizione non ha senso dello Stato”
Nel corso del colloquio, il presidente del Consiglio parla anche di riforme: “Vorrei poter dare anche l’avvio a una stagione di riforme delle istituzioni, ma occorrerebbe un’opposizione con un più alto senso dello Stato”. E di tasse: “Cercheremo di ridurre le spese dello Stato per tagliare le imposte e per far sentire agli italiani di non vivere in uno Stato tiranno che opprime i cittadini, ma in uno Stato libero e amico”. Non mancano poi i passaggi più ameni, come quando commenta la forma fisica del suo ex omologo nonché amico Aznar: “Lui ha più tempo libero di me, l’invidia è un sentimento che mi è sconosciuto. E poi anche io non sono tanto male…”.

Berlusconi, il gossip e le registrazioni: “Non sono un santo”

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

La D’Addario dice il vero, sentenzia il quotidiano spagnolo El Paìs dopo la pubblicazione su L’Espresso dei colloqui tra il premier Berlusconi e la escort barese. Ma anche in Gran Bretagna la stampa torna ad occuparsi delle feste a Palazzo Grazioli. E punta il dito contro il Cav.
Per esempio, il Times questa mattina se n’è uscito con un commento feroce, a firma di Daniel Finkelstein, sul “comportamento deviato” di Berlusconi ed altri leader. Il postulato di Finkelstein è il seguente: “La vita privata dei leader svela il loro carattere. E il carattere può essere l’elemento più importante della loro leadership”. L’editorialista comincia con una lunga premessa sui peccati di Mao (che fino in tarda età amava portarsi a letto ragazzine e ragazzini, e che si impasticcava di sonniferi), per arrivare alle “feste, le ragazze, i regali di Berlusconi” che “sono affari di Stato“. Il peggio di tutto ciò è che lui sostiene che riguarda soltanto lui e perciò si rifiuta di rispondere a qualsiasi domanda sul caso”.
Ci va giù duro anche il Daily Telegraph, che con Max Davidson scrive che se in molti uomini le “conquiste” di Berlusconi provocano indignazione e sconcerto, in molti altri suscitano invece una invidia segreta: in fondo “il cinquanta per cento degli elettori italiani è di sesso maschile e per loro Berlusconi non è un furfante, ma un eroe“. Dice Davidson: “Dopo tutto è a Roma che nacquero le orge. Nella città eterna di Nerone e Caligola ci sono cose che non cambiano mai”.

E allora urge, più che mai, una risposta. Da parte del Cavaliere, naturalmente. E infatti…
Se di fronte agli audio pubblicati dal settimanale L’Espresso, il premier ha preferito far intervenire il suo avvocato Niccolò Ghedini, oggi è stato proprio il presidente del Consiglio a parlare.
Con una battuta. Scherzosa, ironica, istrionica.
Chissà se il premier si sia voluto rivolgere alla stampa estera; di fatto, pare abbia voluto accogliere l’invito che sul Foglio di martedì 21, l’elefantino Giuliano Ferrara gli aveva rivolto: “Berlusconi non razzola secondo quel che predica, d’accordo, ma in realtà ha predicato pochissimo i grandi valori e accennato con autenticità psicologica alla sua vocazione, lodata dai suoi critici e nemici, per l’anarchia etica. Inoltre, a parte la dimensione personale del peccato, da discutere eventualmente con il confessore, si è messo come persona pubblica in pasticci grotteschi, ma non irrimediabili. Quel che non va ancora è il timbro della sua difesa, che dovrebbe essere fatta di stile autorevole e di ironia. Invece si continua a vedere molta seriosa agitazione”.
Ironia e stile, invocava l’amico Giuliano. Ironia e stile sono arrivati. Eccoli.

Il premier, durante il suo intervento alla cerimonia dell’avvio dei lavori per la Brebemi (il collegamento autostradale che metterà in collegamento Brescia Bergamo e Milano), scherza con la platea e con il governatore della Lombardia Roberto Formigoni: “Nel suo discorso Formigoni ha usato per descrivere il territorio la parola antropizzato, non è un bel termine da usare mentre ci sono una sacco di belle figliole, di imprenditori solidi… Io non sono un santo, lo avete capito tutti, spero che lo capiscano anche quelli di Repubblica” (qui il VIDEO). Per concludere: “Il 31 dicembre del 2012, il giorno dell’inaugurazione della Brebemi, noi saremo ancora qui. Del resto come fanno gli italiani a fare a meno di noi?”.

Una domanda che rimbalza anche dalla Russia di Putin, grande amico del premier, tramite il tabloid Komsomolskaya Pravda, il più diffuso del Paese. Dopo un articolo di cronaca a pagina quattro sotto il titolo “Berlusconi ha passato la notte con la prostituta nel letto di Putin”, il commentatore Serghiei Ponomariov sostiene che è sbagliato prendersela con un “vero uomo”, una posizione che sembra riflettere quella prevalente della popolazione, almeno stando ai sondaggi. “Mi potete uccidere, ma non capisco questi italiani e queste italiane”, esordisce Ponomariov, sostenendo che “dovrebbero essere fieri di tale primo ministro che ha 72 anni ma è in forma brillante, ha un sorriso largo, un eloquio bello e colorito…” ed “è sempre circondato da donne avvenenti che non solo brillano di bellezza ma anche fanno carriera”. E ancora: “Se Berlusconi sta usando il suo testosterone alla grande forse fa male a qualcuno? Forse alle sue partner? Ma le ultime non si lamentano e con la moglie legittima ha avviato il divorzio”. “Ora scopriamo che Silvio compie imprese non solo in campo politico ma anche nelle alcove. È come un cavalier gentile…”, conclude Ponomariov, scagliandosi contro “moralisti e ipocriti”.
Gli stessi ai quali, nel pomeriggio, il premier lancia la sfida: “Chi mi attacca da cacciatore è diventato cacciato perchè ha perso credibilità e lettori. Questa faccenda si ritorcerà contro“. “Cercano di far fuori la persona perché non hanno da fare altre critiche”, ha continuato Berlusconi invitando, quindi, a “lasciare ad altri queste robe di bassissimo livello che non mi feriscono assolutamente” anche perché “sono assolutamente convinto che gli italiani non siano quegli sciocchi che la sinistra vorrebbe dipingere“.

Il VIDEO con Berlusconi alla cerimonia dell’avvio dei lavori per la Brebemi:

D’Addario: riparte l’offensiva de l’Espresso. In Senato è guerra sulla moralità

Silvio Berlusconi e Patrizia D'Addario durante una conferenza a Bari

Nessuna replica ufficiale del premier Silvio Berlusconi. Solo una nota di Niccolò Ghedini, consulente giuridico e avvocato del presidente del Consiglio, in cui le registrazioni dei colloqui tra Silvio Berlusconi e Patrizia D’Addario, pubblicate sul sito dell’Espresso sono bollate come “materiale senza alcun pregio, del tutto inverosimile e frutto di invenzione”.
Già, perché scaduta la temporanea tregua del G8, imposta dalle circostanze oltre che dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il gruppo Espresso ha ripreso la sua guerra contro il premier.

Ma il Cavaliere sceglie di non intervenire e lascia che a parlare sia il suo avvocato, pronto a querelare “chiunque ritenesse di utilizzare” l’audio delle telefonate pubblicato sul sito dell’Espresso. L’avvocato del presidente del Consiglio chiama in causa anche la magistratura “auspicando che verifichi come i giornalisti siano entrati in possesso” del materiale che, prosegue la nota, “è tuttora in possesso” della Procura di Bari e “sottoposto a regime del segreto di indagine e del divieto assoluto di pubblicazione”. Ma da Bari il procuratore Marzano fa sapere che si tratta di “materiale informatico” che Patrizia D’Addario ha consegnato, “a seguito delle dichiarazioni rese al pubblico ministero ed alla polizia giudiziaria”. Materiale “ritualmente acquisito e adeguatamente custodito in plichi sigillati collocati in una cassaforte blindata di questo ufficio”. “La pubblicazione” sostiene il procuratore “di conversazioni asseritamente registrate non è pertanto riferibile in modo alcuno agli uffici di Procura, che non hanno ancora proceduto all’apertura dei plichi sigillati, all’ascolto ed alla riproduzione del contenuto del suddetto materiale”.
Anche Gaetano Pecorella, deputato del Pdl, critica la pubblicazione delle conversazioni perchè si tratta o di “registrazioni false” e di conseguenza “frutto di una regia politica, o di registrazioni vere e perciò di una interferenza illecita nella vita privata”.

S’infiamma intanto lo scontro politico. Il Pd attacca Berlusconi sostenendo che “la versione dei fatti data dal premier è stata smentita di nuovo da questi nastri” e pertanto il premier “adesso avrebbe l’elementare dovere di chiarire davanti all’opinione pubblica senza esagerare con le polemiche verso i giornali che fanno solo il loro lavoro” spiega Paolo Gentiloni, già presidente della Commissione Bicamerale di Vigilanza sulla Rai. E la prima occasione per affrontare i comportamenti del presidente del Consiglio è stata stamattina durante la conferenza dei capigruppo al Senato, dove i democratici sono tornati alla carica con la richiesta di discutere in Aula una mozione sulla “credibilità di chi governa e sulla necessaria prudenza nelle frequentazioni” (primi firmatari Gianrico Carofiglio, Luigi Zanda e Anna Finocchiaro). Richiesta respinta: la conferenza dei capigruppo di palazzo Madama ha votato a maggioranza - contro Pd, Idv e Udc - un calendario dei lavori d’aula che non la prevede.
A Palazzo Madama la tensione resta comunque alta. Già nella scorsa settimana alla buvette i toni si sono alzti parecchio proprio tra i due “vicari” del PdL e del Pd, Gaetano Quagliariello e Luigi Zanda.
Questioni morali: il Pdl, naturalmente, non ritiene urgente la mozione del Pd. Il Pd è deciso ad affrontare la discussione in Aula, come prevede il calendario; il PdL, contrario, minaccia ritorsioni.
A rappresentare le posizioni del Pdl, è il presidente dei senatori Maurizio Gasparri: la maggioranza è sì pronta a discutere di etica e politica purché questo avvenga a 360 gradi “facendovi rientrare, ad esempio, anche quella questione morale di cui il senatore Marino aveva parlato a proposito del Pd” e “molte altre cose come i rapporti tra magistrati e politica”.

Gossip e politica. Contro Berlusconi, la scossa di Bari

Silvio Berlusconi

Due divanisti in Transatlantico, uno della maggioranza, l’altro dell’opposizione, dialogano sui “Massimi sistemi”. “Secondo te la storia di Bari è la scossa a cui pensava D’Alema”? “Può darsi”. “Sì, però cominciano a essere tante. E non solo dalla Repubblica, ora c’è pure il Corriere. E se il Cavaliere cade?”. “Ok, proviamo a fare lo scenario. Il Cav casca e diventa inadatto a governare”. “Unfit, come scriveva l’Economist?”. “Unfit. Ma andiamo avanti: Silvio esce dalla politica?”. “No. Resta a Palazzo Grazioli, incaz… come un toro. E manovra”. “E la Lega non vota un governo di unità nazionale”. “No, di sicuro. E neanche il Pdl, ma forse Fini, Tremonti… “. “Fini non controlla il partito, Tremonti è il nemico delle banche”. “Già, è vero. Arriva un salvatore della patria? Magari vicino alle banche, Draghi, Montezemolo “. “Non sono passati dalle urne, ci sarebbe una rivolta nel Paese”. E dopo c’è il caos.

La chat di Montecitorio al tempo dei complotti
Non è una cronaca marziana, ma la chat di Montecitorio al tempo dei complotti veri e immaginari. Quello che si dice in Parlamento in questi giorni è degno di un capitolo che arricchirebbe il libro Cospirazioni di Kate Tuckett (Castelvecchi editore) e non sfigurerebbe affatto accanto ai brani dedicati all’Area 51 (la base americana dove si nasconderebbero le prove degli ufo), a Elvis Presley che uccise John F. Kennedy, all’uomo che non è mai andato sulla Luna (vedere il film Capricorn One).

Come scritto su Panorama qualche numero fa, guai a chiamare quel che va accadendo “complotto”, perché le mosse sono ben visibili, i protagonisti non si nascondono e soprattutto perché un complotto politico ha sempre un piano per il dopo e qui, ammesso che il durante sia programmato, nel dopo si vede solo il caos. Da Apicella alla donzella barese. Non erano trascorse neppure 24 ore dall’archiviazione dell’inchiesta sui voli di stato e dal successo diplomatico dell’incontro a Washington con Barack Obama (qui la GALLERY dell’incontro) che Berlusconi si è trovato ancora nel plot del gossip e del ricatto. Chiuso il dossier dell’Apicella volante si è aperto quello di una donzella barese che minaccia sfracelli e rivelazioni sulle pagine del Corriere della sera contro un Cav reo di averla invitata a una festa a Palazzo Grazioli, di averle dato un cadeau di 1.000 euro e soprattutto di non averle dato una mano per costruire “un residence su un terreno della mia famiglia”. Il giornale di via Solferino indaga e intervista Patrizia D’Addario (qui il suo calendario e un suo ritratto), candidata nella lista Puglia prima di tutto, ma alla cronista sorge un sospetto e chiede: “Non si rende conto che questo è un ricatto?”.
La ragazza serafica risponde: “Lei dice?”. E afferma di essere stata in corsa per una candidatura alle europee. Candidatura sfumata. D’Addario sostiene ora di avere delle prove di quanto afferma e perfino delle registrazioni.

Le fiamme si levano dalle intercettazioni
Le fiamme del “nuovo filone” si levano dalle intercettazioni disposte dalla procura della Repubblica di Bari che indaga sulle forniture di un’azienda, la Tecno Hospital. L’indagine finisce sui quotidiani perché dalle protesi artificiali vira verso le cosce reali di giovani donne che avrebbero fatto visita nelle residenze di Berlusconi (il quale non è indagato). Siccome al telefono si parla di soldi, le indagini si approfondiscono e cominciano gli interrogatori, anche di alcune giovani donne in veste di “persone informate dei fatti”. Dagli appalti nel settore della sanità si passa a scandagliare non tanto la vita privata del presidente del Consiglio quanto due piste. La prima è quella dell’induzione alla prostituzione. La seconda riguarda eventuali tentativi di pressione sul premier. C’è anche chi si spinge a fantasticare di scambi appalti-donne. Di certo c’è solo che l’inchiesta è aperta e che esistono delle intercettazioni, acquisite però in un altro procedimento sull’azienda guidata da Giampaolo e Claudio Tarantini, titolari della Techno Hospital.

E qui sorge un problema: secondo l’articolo 270 del Codice di proceduta penale, “i risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli nei quali sono stati disposti, salvo che risultino indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza”. E non saremmo in ogni caso di fronte a un omicidio o a una rapina. Altro punto sul quale probabilmente si aprirà una battaglia: la competenza territoriale. Dove si sarebbe eventualmente consumato il reato? A Bari? A Roma? In Sardegna? Chi deve indagare? Niccolò Ghedini, deputato e avvocato di Berlusconi, ha comunque precisato: “Il presidente del Consiglio non è ricattabile, perché ricattabile è chi non può rivolgersi all’autorità giudiziaria. Escludo la presenza di registrazioni”. Massimo fa il sismologo e annuncia la scossa. Settandue ore prima D’Alema va alla trasmissione In mezz’ora di Lucia Annunziata e si trasforma in oracolo: “La vicenda italiana potrà conoscere delle scosse, non c’è dubbio. Berlusconi è animato dal mito dell’eterna giovinezza, un mito pericoloso. L’opposizione deve reagire assumendosi le proprie responsabilità”. Un minuto dopo nel Palazzo ci si chiede a cosa alluda il deputato di Gallipoli (Achille Occhetto dixit), tre giorni dopo bossianamente arriva la quadra e la teoria del complotto decolla a razzo: D’Alema è amico del sindaco di Bari Michele Emiliano, ex magistrato, allora lui sapeva… Massimo nega e si indigna. Il suo più stretto collaboratore, il senatore Nicola Latorre, giura a Panorama che “tra le cose di Bari e le dichiarazioni di D’Alema non c’è un collegamento. Il ragionamento di D’Alema era esclusivamente, rigorosamente e totalmente di carattere politico”.

La ricostruzione temporale
Il senatore del Pd incastra un altro dato cronologico: “Il discorso di D’Alema nasce dalla constatazione che è stato Berlusconi a parlare di piano eversivo, cioè il fatto che si vuole sostituire un eletto dal popolo con un non eletto dal popolo”. La ricostruzione temporale non fa una piega, il Cav infatti il 13 giugno a Santa Margherita, durante il convegno dei giovani industriali, parla di “piano eversivo contro di me”. E di fronte “a una cosa del genere” dice Latorre “una forza d’opposizione segnala una evidente difficoltà, perché a dispetto di quel che si creda nell’immaginario io sono convinto che Berlusconi non parli mai a vanvera. Così di fronte a tutto questo D’Alema ha invitato l’opposizione ad avere un atteggiamento responsabile”. La tesi del principe delle tenebre incarnato in D’Alema per Latorre non esiste: “Se vogliamo dirla tutta, era un monito anche a quanti all’interno dell’opposizione si preoccupano soltanto di alzare il tono dello scontro e non si pongono il problema di proporsi al Paese come una credibile alternativa di governo.
Era un modo di rispondere politicamente alle cose dette da Berlusconi e un messaggio rivolto a tutto il centrosinistra”. In Parlamento nessuno ci crede, ma Latorre chiosa: “Personalmente, sempre, sempre, sempre, non ho mai ritenuto la scelta di mettere un non eletto dal popolo una buona cosa”. Resta il fatto che nel pentolone del diavolo barese bolle qualcosa e per Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo del Pdl al Senato, che in terra pugliese ha legami familiari e politici, quel qualcosa e il tentativo ciclico di mandare in stallo un jumbo che vola con il pieno del carburante, il pilota alla cloche, gli steward (e le hostess) ai loro posti.
“Se guardiamo la storia d’Italia, e piena di fibrillazioni” spiega Quagliariello “perche non si e mai sopportato che un governo si stabilizzasse. Abbiamo vinto le elezioni politiche, e venuta meno la logica delle coalizioni di un tempo, c’e una vera maggioranza intorno a un premier e gli elettori l’hanno confermata. Tutto cio per alcuni e intollerabile”.

Bersaglio grosso: l’immagine pubblica di Berlusconi
Intollerabile o no, qualcosa si muove. E sul G8 di meta luglio all’Aquila s’addensano nuvoloni. Sarebbe quello il bersaglio grosso della strategia di demolizione dell’immagine pubblica di Berlusconi. Finale di partita dei due divanisti. “E se arriviamo al G8 con il premier ammaccato? “. “Questo e probabile”. “Allora che succede?”. “Si va avanti e si attende l’autunno, quando la Consulta decidera sul lodo Alfano”. “E se il Cav ne esce senza scudo?”. “Elezioni anticipate, si rivota”. “E chi vince?”. “Noi vinciamo di nuovo”. “E noi perdiamo di nuovo”.

Ore di gossip
Il tempo dedicato dalle trasmissioni di approfondimento giornalistico al cosiddetto Noemigate e ai temi politici nelle ultime settimane
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Veronica, breve ma incisiva: “Infangata la mia dignità. Ho sempre amato Silvio”

Veronica Lario

Poche righe, ci stanno tutte in una pagina. La prima, per la precisione, del Corriere della Sera. In alto, a destra: nella “spalla”, per dirla in gergo.
Poche righe, quelle di Veronica Lario, moglie del premier Silvio Berlusconi, in queste settimane al centro delle polemiche per il caso Noemi. Torna a parlare, la signora, del suo matrimonio, del rapporto con il Cavaliere e della sofferenza che ne è scaturita.

Lo fa inviando una brevissima dichiarazione al Corriere: “In queste settimane ho assistito in silenzio, senza reagire mediaticamente, al brutale infangamento della mia persona, della mia dignità e della mia storia coniugale”.
Poi in quella manciata di parole, incisive e graffianti, fatte pervenire al quotidiano di via Solferino, Veronica rivendica il proprio stare in disparte e il diritto alla verità: “Certo è” aggiunge “che la verità del rapporto tra me e mio marito non è neppure stata sfiorata, così come la ragione per cui ho dovuto ricorrere alla stampa per comunicare con lui”.
“Certo è” conclude la moglie del premier “che l’ho sempre amato e ho impostato la mia vita in funzione del mio matrimonio e della mia famiglia”.

Bossi: A me gli enti locali, a voi il resto

Umberto Bossi

di Paola Sacchi
“Noi qui e Roberto Maroni in mare a respingere i clandestini. Eravamo un gruppo di amici che volevano prendere a bastonate ‘Roma ladrona’ e siamo riusciti a cambiare le cose. Il guerriero Alberto da Giussano andrà in pensione solo quando avremo la liberazione della Padania”.

Dalla sala di Sesto Calende, dove il Carroccio lancia la sfida alle elezioni comunali, rara enclave rossa del Varesotto verde, gremita di leghisti, giovani soprattutto, domenica 31 maggio si leva un boato “Umberto! Umberto!” e un grido “Secessione”. Ma il Senatùr replica: “Per ora godiamoci il federalismo fiscale”. E lancia i salari territoriali: “La Lega è così piena d’inventiva che è capace di trascinare anche Silvio Berlusconi” avverte il leader del Carroccio e ministro delle Riforme per il federalismo.
“Mi sento tonico, forte, sodo” dice in questa intervista. Il “guerriero Bossi” difende a spada tratta il premier sul caso Noemi (”Tutta una montatura”). Sottolinea la piena fedeltà della Lega al premier: “Io sono amico di Berlusconi. Ogni grande patto è sacro. Niente mani libere, Berlusconi è una brava persona: io non cambio uno che mantiene le promesse”. Quindi, niente ribaltoni come nel 1994, lo testimonia la telefonata con Berlusconi che lo chiama proprio mentre è in corso l’intervista con Panorama. Un saluto al premier lo fa anche Giancarlo Giorgetti, seduto a tavola con Bossi, numero uno della Lega lombarda, e Dario Galli, presidente della Provincia di Varese.
Bossi si aspetta una Lega a due cifre?
Non so. Mi aspetto di vincere nei comuni e nelle province. Quelli mi interessano.
I sondaggi vi danno in forte crescita.
Ma dove?
Vi danno al 10 per cento su scala nazionale, poi in Lombardia e Veneto dovreste fare cappotto…
Io voglio i comuni e le province, tutto il resto è secondario.
Se il risultato della Lega superasse quello delle politiche (8,3 per cento) e in Veneto la Lega arrivasse prima del Pdl, lancereste un’opa sul Lombardo-Veneto?
No, io sono amico di Berlusconi. Ogni grande patto è sacro. È di ferro. Una volta che la Lega presiederà le province e i comuni io sarò a posto.
Ma se ci sarà il sorpasso in Veneto vi verrà naturale chiedere la presidenza…
Va bene, vediamo.
Pier Ferdinando Casini dice che invece al governo comanderete sempre più voi.
Io sono amico di Berlusconi. Con lui ho un patto. A me Berlusconi piace: è una brava persona.
L’asse del Nord resterà quindi sempre solido, la Lega resterà sempre fedele al Cavaliere o voi vi sentirete comunque anche il partito dalle mani libere?
No, resteremo fedeli. Tratteremo, tratteremo, ma noi sappiamo che Berlusconi è uno che mantiene le promesse e quindi io non cambio l’alleanza.
Niente mani libere?
No.
Uno che sembra cambiare spesso posizione anche sull’immigrazione è il presidente della Camera Gianfranco Fini.
Avrà i suoi casini, ma lui vuole bene a Berlusconi.
Non crede che aspiri a diventare leader del Pdl o presidente della Repubblica?
No.
E allora perché fa quasi un distinguo al giorno?
Ma per i suoi, per tranquillizzarli, potrebbero sentirsi schiacciati nel Pdl.
Fini potrebbe essere in un lontano futuro il leader del centrodestra?
Per adesso è Berlusconi. E non è giusto per Berlusconi parlare ora di suoi successori. Fini poi non ha alcuna intenzione di fare le scarpe a Berlusconi.
Lei pensa che dietro il caso Noemi ci siano anche spezzoni di poteri forti che vogliono tornare a fare i king maker della politica?
È una bella montatura più legata alla politica della sinistra che ai poteri forti. La sinistra non ha più i voti, non ha un progetto e allora questo le rompe le scatole. Una sinistra che non capisce più niente. La sinistra era sempre stata capace di interpretare la gente, la società, però adesso mi pare non più.
Il segretario del Pd Dario Franceschini ha detto che Berlusconi non è un buon educatore, suscitando l’indignazione dei figli del premier. Come giudica questa uscita?
Quella è una str…
Ma l’orologio dell’attacco a Berlusconi non le sembra che abbia puntato le lancette sulle elezioni? C’erano stati il federalismo fiscale, la sicurezza, la proposta del G8 in Abruzzo.
Ma proprio per quello si sono arrabbiati: le cose andavano troppo bene.
Voi avete voluto riforme condivise sul federalismo, siete disposti a farle così anche sulla giustizia?
Speriamo.
Dipende dalla sinistra?
E certo.
Andrete avanti con la proposta dei giudici eletti dal popolo?
La applaudono anche in Emilia-Romagna. La vogliono anche lì, quindi, la sinistra ci deve pensare.
L’attacco della sinistra a Berlusconi ricorda un po’ la caccia nei confronti di Craxi. La Lega era giustizialista, ha rivisto quella posizione a quasi dieci anni dalla morte di Bettino?
Craxi commise un errore cercando di agganciare i miei. Allora non mi fidai più di lui.
Detto questo non crede che abbia pagato per tutti?
L’ha pagata troppo, troppo.
Se il 21 giugno passasse il quorum e vincesse il sì al referendum sulla legge elettorale, che fareste?
Non ci pensiamo. (chiosa Giorgetti: “È un’ipotesi fantascientifica”, ndr).
Una federazione con il Pdl in un lontano futuro può essere possibile?
Per adesso no.
In Sicilia Raffaele Lombardo ha azzerato la giunta. Pensa che il suo autonomismo coniugato con il vostro federalismo potrà portare a un leghismo nazionale?
La vedo sì questa possibilità di fare un leghismo da Nord a Sud.
Possibilità di elezioni anticipate?
Non esiste.
Vi sentite ancora una costola della sinistra, come vi definì Massimo D’Alema?
Ma no, ma no… Prendiamo il voto degli operai, però noi non siamo per lo statalismo.
Perché non volete abolire le province?
È un problema di identità quello delle province, troppo importante per la politica. Le province hanno un ruolo fondamentale per le strade, le scuole, l’ambiente.
Le scuole sono troppo poco padane?
Le scuole devono ricollegarsi al territorio e quindi ogni regione dovrebbe difendere la sua storia, i suoi dialetti. In Svizzera i cantoni parlano tutti in dialetto.
In 15 anni che il centrodestra e la Lega sono entrati nella stanza dei bottoni potevano fare di più per affermare una nuova cultura diversa da quella ancora egemone della sinistra?
Adesso che è arrivato il federalismo sarà molto d’aiuto. Quando il mondo va tutto in una direzione, tutti gli vanno dietro.
La Lega è stata accusata di lottizzazione perché per poter nominare vicedirettore generale della Rai Antonio Marano ne sono stati piazzati altri tre nella stessa funzione.
Ma che vogliono? Nella Rai non contiamo quasi niente.
Le manca Gianfranco Miglio?
Sì, il professor Miglio manca, era un produttore di idee.
Chi sarà il suo successore?
La Lega.
Come ha commentato sua moglie Manuela le accuse di Veronica Lario a Berlusconi e l’ultimo gossip secondo il quale la consorte del premier avrebbe un compagno?
No, non parliamo di questa roba. Mia moglie Manuela è una che spera che non sia vera la loro crisi familiare.
Auspica che Veronica e Silvio tornino insieme?
E certo.

Ipse dixit. Calderoli semplifica così Noemi: “Non è così bella ed è di Napoli”

Roberto Calderoli

È ministro della Semplificazione (legislativa) il leghista Roberto Calderoli. Suo compito è quindi ridimensionare, sfoltire e semplificare. E non solo gli elefantiaci tomi delle leggi  italiani, ma anche i concetti, le questioni,  le opinioni.
L’ultima che ha espresso  il ministro del Carroccio, in un’intervista a tutto campo al sito Affaritaliani.it sul caso Noemi è l’esempio perfetto.
La ragazza di cui tanto si è parlato in quest’ultimo mese ha due difetti, per Calderoli: “Non è neanche tanto bella (l’é gnanca tant bela - dice in dialetto il ministro bergamasco, ndr) ed è napoletana”.
“Quindi”, prosegue Calderoli, nel bel mezzo di un tour elettorale a Cinisello Balsamo, “a me interessa zero. E non cado nel tranello…”. Quale tranello?
“Parlare di Noemi per non parlare di quel che ha fatto il governo, che ha fatto tanto e bene. A partire dai quattro ministri leghisti che hanno corso da matti… Bossi, Maroni, Zaia, e se permette anch’io…”.
Una foto di Noemi Letizia

E allora via con gli altri temi. Un appello a Berlusconi: “Basta con Napoli, torna ad Arcore”. Un rimbrotto al presidente della Camera: “Fini è bravo ma i suoi voti li prendiamo noi”.
Un de profundis per il Pd: “Conquisteremo le piazze rosse: Franceschini si trovi un lavoro, da lunedì sarà disoccupato”.
Una proposta che fa discutere: “Voglio la busta paga federale: più grassa al Nord perché la vita costa di più”.
Una rivendicazione orgogliosa: “A Lampedusa abbiamo fermato il business dell’immigrato”.

E voi che ne dite? Quali di queste affermazioni del ministro Calderoli vi convince di più o di meno?

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