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Il Colonnello Gheddafi, le 200 hostess e lo strano silenzio dei soliti indignati

Il Corano donato da Gheddafi

Il Corano donato da Gheddafi

Qualcuno deve averlo detto, a Muhammar Gheddafi: “Prego, fai come se fossi a casa tua”. E forse il Raìs l’ha preso un po’ troppo alla lettera. Ogni sua (sempre più frequente) visita a Roma si trasforma in uno show. Continua

L’ultima cena di Prodi: una chitarra e qualche sassolino. Contro la Sinistra

Il premier Prodi e il suo portavoce Silvi Sircana
È la sua ultima cena, prima di tornare a fare il nonno. Ultima cena destinata, come tale, a essere ricordata. E a fare discutere. A cinque giorni dal voto, Romano Prodi si congeda da Palazzo Chigi con una serata insieme al suo staff. Un incontro tra amici: una chitarra (imbracciata da Silvio Sircana), vecchie canzoni di Bob Dylan, tanti ricordi – almeno così racconta La Stampa - e qualche sassolino da togliersi dalla scarpa. Tre mesi fa cadeva il suo esecutivo e tutti a dare la colpa a Mastella, al suo partitino da tre senatori che ha fatto svanire il sogno del governo dell’Unione.
Ma ora, a 90 giorni dal patatrac, è lo stesso premier a dare la sua interpretazione dei fatti. Una lettura articolata su questi punti punti. Il primo, secondo quanto riporta La Stampa, “Mastella ha tradito, non c’è dubbio. E il modo in cui l’ha fatto dimostra mancanza di senso dello Stato, ma la vera responsabilità politica non è stata la sua”. Di chi, allora? Ecco il secondo punto: “La responsabilità politica della crisi è stata di chi ha minato continuamente l’azione del governo, di chi ha fatto certe dichiarazioni istituzionali opinabili…”. Terzo: “Io ero un’anomalia. Che non sono riusciti a riassorbire, ho urtato interessi di qua e di là, e alla fine sono stato espulso”. Quarto: “Bravo Walter, fatto la cosa giusta: correre da soli”.
Facile immaginare che dei quattro punti, sia il secondo a fare più scalpore: non li nomina nemmeno, il Professore, ma il profluvio di reazioni arrivate il giorno dopo dalla Sinistra Arcobaleno, lascia pochi dubbi su chi siano (secondo Prodi) i colpevoli politici della sua caduta di gennaio. E allora via con le dichiarazioni e i distinguo, con le note dettate alle agenzia e le proteste (proprio come succedeva nei mesi di governo).
Comincia lo stesso Fausto Bertinotti a chiamarsi in causa: “La mia analisi sulla caduta del governo Prodi” spiega il presidente della Camera “differisce totalmente da quella del presidente del Consiglio. Il suo governo è caduto perché sono venute a mancargli le basi di consenso di massa. Perché è caduto nella trappola della politica dei due tempi, prima il risanamento e poi la giustizia sociale che però non viene mai. E il governo ha subito il condizionamento delle forze moderate, come Dini e Mastella, che lo hanno fatto cadere”.
Tra i ministri che affiancarono Romano Prodi a Palazzo Chigi, ci sono anche Paolo Ferrero (alla Solidarietà Sociale) e Fabio Mussi (all’Università) che ora non vogliono restare schiacciati sotto il macigno (altro che sassolino) delle sue dichiarazioni. Mussi quasi non ci vuole credere: nell’articolo de La Stampa, rivela, “si riportano frasi attribuite a Prodi non virgolettate: bisogna che Prodi confermi o smentisca”.
Ferrero invece rilancia, con un argomento ormai classico, a sinistra: “La colpa è di Veltroni: ha voluto rompere, salvo oggi piangere lacrime di coccodrillo”.
Attaccano anche Pino Sgobio del Pdci: “È francamente inaccettabile e ingeneroso l’attacco di Prodi alla Sinistra Arcobaleno. La verità inoppugnabile è che il Governo Prodi non ha tenuto fede a tutte le promesse fatte agli elettori”. E poi Franco Giordano, segretario del Prc: “Sono sgradevoli e fuorvianti le dichiarazioni del presidente del consiglio Romano Prodi che alludono a una responsabilità della sinistra nelle difficoltà incontrate dal governo. Prodi” prosegue “sa perfettamente che i problemi sono stati creati sempre e soltanto dalle aree moderate della coalizione, in particolare, dal Pd. Ricordiamo che i punti di sofferenza del governo sono stati sulle pensioni, sulla redistribuzione sociale, sui diritti civili”.
L’unico a restare lucido è il “traditore” Clemente Mastella. Che prende carta e penna e manda al “Caro Romano” una lettera. “Non sono io” scrive l’ex Guardasigilli “ad averti tradito, ma chi ha lavorato per mandarti a casa logorando la tua e la nostra azione di governo”. “Ricordo di essere stato oggetto, sin dal mio insediamento, di una campagna di delegittimazione”, che, prosegue il leader dell’Udeur “mi ha costretto ad alzare bandiera bianca, fino a registrare un’avara solidarietà umana e scarse solidarietà politiche, proprio da coloro che hanno lavorato per la fine di questa esperienza di governo. Nei tuoi riguardi, caro Romano, sono sempre stato leale e ti confermo anche oggi la mia piena stima”.

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