

Il leader della Lega Nord, Umbero Bossi, alla festa della Lega a Capriata D'Orba (Alessandria), 21 agosto 2011 (ANSA/DINO FERRETTI)
Proviamo a fare un elenco. Tosi è uno “stronzo”. Anche Casini è uno “stronzo”. Brunetta è un “nano” e non deve “rompere i coglioni”. Alemanno, “cazzo corri a Roma” (il sindaco si era speso per portare il Gran Premio nella capitale). Il Sud, come la Grecia, “non fa un cazzo”. E ancora: pernacchie e diti medi alzati davanti alle telecamere. Effettivamente manca solo il rutto, ma forse presto ci si arriverà . Stiamo parlando, ovviamente, del turpiloquio e della mimica da osteria offertaci in questi mesi dal ministro e leader leghista Umberto Bossi. Che stavolta rischia sul serio di essere censurato in tv. Continua
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Un gruppo su Facebook contro Massimo Tartaglia, l’aggressore di Berlusconi | (Ansa)
“La Rete deve rimanere libera e non ha bisogno di restrizioni, perché è lo specchio della società “. Lo dice con sicurezza Francesco Pira, sociologo della comunicazione e professore di Relazione pubbliche all’ateneo di Udine. Panorama.it lo ha contattato per capire il fenomeno dei gruppi pro Tartaglia e della campagna di odio verso il premier, comparsi sui social network, e le reazioni della classe politica, che ha proposto norme più stringenti sul web. Leggi l’intervista

Il sito dell’Associazione contro tutte le mafie da oggi è chiuso, messo sotto sequestro dalla Procura di Brindisi. La motivazione dei giudici è la violazione della legge sulla privacy, per aver citato il nome di un avvocato di Avetrana, in provincia di Taranto, che è sotto inchiesta. Ma il presidente dell’associazione, che ha sede sempre ad Avetrana e che raccoglie le denunce delle vittime di racket e usura, parla di censura. “Il nome di quell’avvocato è pubblico”, sottolinea Antonio Giangrande, “perché noi lo abbiamo denunciato per una vicenda risalente al 2001“. Una vicenda che sarebbe un pretesto e non avrebbe niente a che fare con quello che per Giangrande è il vero motivo del sequestro.
Quale? “La nostra presa di posizione a favore del giudice Clementina Forleo“. Sul sito dell’associazione erano infatti riportati articoli di giornale e testi riguardanti la denuncia del gip milanese a carico di due pm della procura brindisina e di un ufficiale dei carabinieri che non avrebbe indagato sulle minacce da lei ricevute. Gli stessi contenuti, sia il nome dell’avvocato che secondo la Procura non doveva essere rivelato, sia gli appelli in favore di Clementina Forleo, si trovano sui due siti gemelli del portale sequestrato: www.malagiustizia.eu e www.illegalità .altervista.org. Che però non sono stati oscurati.
“Non mi spiego il motivo”, continua Giangrande, “ma credo che presto censureranno anche gli altri siti. La nostra associazione è riconosciuta dai Comitati provinciali di solidarietà per le vittime dell’usura e del racket e per l’ordine e la sicurezza pubblica. Da anni denunciamo ingiustizie e insabbiamenti di inchieste, simile a quello che sta subendo il giudice Forleo. Per questo diamo fastidio ai poteri forti e veniamo messi a tacere”.