
Angelino Alfano, segretario PdL
Di Emanuela Fiorentino
Angelino Alfano, che cosa non avrebbe fatto lei al posto di Mario Monti anche se il bivio era: manovra pesantissima o fallimento?
La botta sulla casa e sulle pensioni è troppo dura.
Si sente il nuovo paladino del ceto medio per averlo difeso almeno in parte?
Mi sento come uno che ha fatto il proprio compito. Sarebbe stato ingiusto se a pagare fossero stati i soliti, Continua

Il centrodestra sembra il Manchester United suonato nella finale di Champions league di calcio. E fa nulla che di fronte non ci siano né il Barcellona né Pep Guardiola: Silvio Berlusconi e Umberto Bossi escono sconfitti dalle urne come sir Alex Ferguson dal campo di Wembley. Certo, nessuno dei due rischia l’esonero. E però il deficit di colpi di genio dei leader-allenatori non copre gli errori di alcuni loro uomini. Che pure escono ammaccati dal voto, a vantaggio di altri. Evidentemente più in forma. Continua


Un'immagine di repertorio di Roberto Saviano (Ansa)
La seconda puntata di Vieni via con me conferma il grande successo della trasmissione che già aveva avuto la scorsa settimana: un nuovo record per la terza rete, con il 30,21 per cento di share, una media di 9 -10 milioni di spettatori, insomma numeri da big match della nazionale di calcio. Non sono però mancate le polemiche, prima contro la partecipazione di Fini e Bersani, poi, stamane, contro il monologo “senza contraddittorio” dello scrittore Roberto Saviano incentrato sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nell’economia e nella politica lombarda. Il ministro Roberto Maroni, solitamente defilato rispetto alle polemiche politico-televisive,  ha chiesto subito a Saviano “un faccia a faccia per vedere se ha il coraggio di dire quelle cose guardandomi negli occhi”. Gli ha replicato, non si capisce bene perché, non Saviano, ma il capostruttura di Raitre, Loris Mazzetti secondo il quale, essendo un programma culturale, “non ci sarà la possibilità di replicare”. “Se noi abbiamo detto cose non vere, cose smentibili se lo abbiamo ingiuriato o offeso, si rivolga direttamente alla magistratura”. Continua

Lazio: Renata Polverini (centrodestra) ed Emma Bonino (centrosinistra)
Sono tredici le regioni chiamate a rinnovare le loro amministrazioni domenica 28 e lunedì 29 marzo: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Continua

Renata Polverini, 47 anni, segretaria dell'Ugl
Non ha ancora detto ufficialmente “sì, mi candido” e già i sondaggi la danno a un’incollatura da Piero Marrazzo, un bel 40 a 42. Il Pdl non ha ancora deciso se farla correre e già tutti sono lì a fare calcoli: riuscirà a strappare la regione al centrosinistra e a diventare la prima donna governatore del Lazio? Quarantasette anni, frangetta da ragazzina, Renata Polverini a essere la prima è abituata. Leggi l’intervista
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Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti durante una conferenza stampa
Il tabù del ritorno al posto fisso, che resisteva da quindici anni, più o meno dal crollo della prima Repubblica, è stato alla fine violato da un ministro di centrodestra. Ma contrariamente a ciò che fino a qualche tempo fa ci si poteva aspettare non è stato un esponente della destra sociale a picconarlo, insomma un ex di An, ma Giulio Tremonti, fin dall’inizio (dopo un brevissimo flirt con Mario Segni) tra i padri di Forza Italia e detentore-esecutore quasi assoluto – anche qui con breve parentesi di dimissionamento nel 2004 - della dottrina e della pratica economica e fiscale di Silvio Berlusconi. Continua
“Veltroni sbarca da Marte e ci tiene un sermone domenicale!”. Il commento di Paolo Bonaiuti al discorso del segretario del Pd da Spello è senz’altro uno dei più sferzanti.
Silvio Berlusconi non commenta direttamente Veltroni (secondo gli azzurri non avrebbe nemmeno seguito la diretta tv) anzi tiene a precisare, intervenendo al Tg4, che il Pd è “di Prodi” e che il suo Pdl lo distacca del doppio: il 50% contro il 26% dei democratici.
Il coro di critiche al discorso di Spello è unanime nel centrodestra.
Il presidente di An Gianfranco Fini bolla l’intervento di Veltroni come “un patetico tentativo” di spacciarsi “per nuovo”, e il capogruppo al Senato Altero Matteoli definisce quelli del sindaco di Roma solo “annunci vuoti e privi di contenuto”.
Il discorso di Spello non è piaciuto anche a Roberto Calderoli (Lega), che invita Veltroni a smetterla “con le trombonate” perché l’unica cosa che dovrebbe fare è “chiedere scusa agli italiani”.
Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini non ha ascoltato il discorso per l’Italia che ha dato il via alla campagna elettorale del Pd, ma una cosa ci tiene a dirla ai cronisti che lo intercettano a Roma alla partita di rugby Italia-Inghilterra: “Le promesse sono importanti, ma i fatti lo sono ancora di più e il bilancio di Veltroni è fallimentare. Idem per Prodi”.
E proprio Prodi, tirato in ballo da quasi tutti i detrattori di Veltroni come responsabile del “disastro italiano”, difende quanto detto dal suo ex-vicepremier osservando che “è stato un intervento denso di spunti e stimoli per chi volesse ragionare davvero di quella politica che ha bisogno di rialzare la testa se vuole servire il Paese”.
Anche Rosy Bindi, avversaria di Veltroni alle primarie, ne prende le difese e parla di “discorso forte e bello”, ma non rinunciando a sottolineare quella parte del discorso più in sintonia con la sua anima ulivista.
Le critiche non arrivano solo dall’opposizione. Secondo il leader del Pdci, Oliviero Diliberto, Veltroni e Berlusconi dopo i loro discorsi e la decisione di andare da soli, possono essere considerati ormai ”i promessi sposi” della politica italiana visto che dopo il voto ”faranno un governo insieme”.
Nel centrodestra però i toni sono più forti. Fabrizio Cicchitto (Fi) parla di “opera di rimozione” visto che Veltroni parla come se in questi ultimi 2 anni fosse stato chissà dove. ”In realtà - ironizza l’ex radicale Daniele Capezzone - sembra appena sceso dalla luna…” Luna o Marte, taglia corto Maurizio Gasparri (AN), ”Veltroni è banale e usa slogan che usavamo noi 20 anni fa”. E’ vero, gli fa eco Fabio Rampelli, ‘’sembrava di sentire il discorso di un alleato di destra” con tutti quei richiami ”al patriottismo..”. Sposta l’attenzione sulla scenografia Maurizio Ronconi (Udc) che definisce di ”cattivo gusto fare un comizio elettorale con tante bugie vicino al cimitero di Spello”.
Il VIDEO servizio:

di Mario Sechi
Allargare la coalizione e prepararsi a vincere le elezioni, ma soprattutto la sfida del governo. È questo il programma di Silvio Berlusconi. Il leader di un centrodestra ritrovato stringe i tempi, prepara la campagna elettorale e avverte gli alleati a non «commettere più gli errori del passato».
I 5 anni trascorsi a Palazzo Chigi sono un monito per tutti i segretari dei partiti dell’ex Cdl, nel centrodestra è arrivato il momento di lavorare ai programmi, la macchina organizzativa è in moto.
Alleanza nazionale ha già una nuova piattaforma politica, anticipata da Panorama, che sarà presentata a Milano di fronte a 2 mila delegati dal 3 al 5 febbraio. La Lega è in pista, letteralmente, sulla riapertura della questione settentrionale e farà della moratoria di 3 anni sul trasferimento delle rotte da Malpensa uno dei suoi cavalli di battaglia. Mentre l’Udc sta concentrando il suo lavoro sui temi della famiglia.
Per tutti l’emergenza da affrontare è quella economica, perché, se i sondaggi indicano un’affermazione consistente del centrodestra nella corsa elettorale, vincere la sfida del governo, in un momento di turbolenza dei mercati, non sarà facile. L’economia sta entrando in una fase molto critica: negli Stati Uniti si teme la recessione, in febbraio la Commissione europea rivedrà al ribasso le stime di crescita per il 2008-2009 e l’Italia è il fanalino di coda del Continente.
Tutte le previsioni sono pessime: il Fondo monetario internazionale stima la crescita del pil italiano nel 2008 all’1,3 per cento (vedere tabella in basso), l’Ocse all’1,2, Bankitalia all’1, la Confindustria allo 0,9. Gli effetti della crisi globale e le due Finanziarie recessive del governo Prodi si fanno sentire. La perdita di potere d’acquisto dei salari (e il conseguente forte rallentamento dei consumi), l’aumento dei prezzi delle materie prime (gas e petrolio alle stelle e beni primari come il pane e la bistecca a livelli da record) e il rialzo dei tassi sui mutui (con l’aumento delle sofferenze, su cui ha acceso un faro il governatore Mario Draghi) sono gli elementi del complicato scenario in cui si muoverà il prossimo governo.
«Recessione vuol dire fare una nuova manovra economica, di corsa» spiega Maurizio Sacconi a Panorama. Il senatore è uno degli esperti che sta lavorando con Berlusconi al programma di governo di Forza Italia. Si parte dalla valutazione delle due Finanziarie varate dall’esecutivo Prodi. Giudicate «non funzionali alla crescita, inutilmente distributive», rappresentano l’elemento sul quale scrivere la parola discontinuità . La formula sintetica del programma economico è in linea con le indicazioni di Bankitalia: abbassare le tasse, spingere gli investimenti e tagliare le spese improduttive.
Dove tagliare? Sacconi non si sottrae alla domanda: «Dobbiamo ridurre la spesa corrente e vi sono elementi ordinari e straordinari sui quali agire». Quali elementi straordinari? «Credo sia ora di dire che bisogna cancellare le province, così semplifichiamo anche la catena democratica».
Per agire occorre una ricognizione sulla spesa corrente e su questo punto c’è sintonia con l’Udc. Il partito di Pier Ferdinando Casini ha in corso l’elaborazione di un documento, un vero e proprio «spending review», che a breve vedrà la luce. «Siamo a buon punto» conferma a Panorama Gianluca Galletti, commercialista, dall’aprile scorso nuovo responsabile del dipartimento economico udc. «È uno studio sul bilancio dello Stato che punta alla riqualificazione della spesa pubblica. Al di là dei numeri, è un approccio filosofico diverso, non devono aumentare i volumi di spesa» spiega Galletti.
Controllo della spesa in parallelo significa mettere mano alla produttività del settore pubblico e Forza Italia ha una serie di provvedimenti in cantiere. Il primo, frutto del prezioso lavoro di Giulio Tremonti, punta a ricostruire i principi di gerarchia e responsabilità nella pubblica amministrazione, perché non si possono controllare i risultati nel settore pubblico senza «un superiore che riconosce il merito e il demerito» dice Sacconi.
Le tasse, pietra tombale del consenso sul governo Prodi, sono il tema ad alto voltaggio di qualsiasi programma, le soluzioni sono molteplici, ma tutte in questo momento convergono sulla diminuzione della pressione fiscale e l’ammorbidimento delle aliquote Irpef.
Per aiutare le imprese e i lavoratori Forza Italia proporrà la tassazione secca al 10 per cento di straordinari, premi e incentivi che vengono riconosciuti dalle aziende ai dipendenti. Sono parti di reddito fortemente penalizzate, fanno scattare l’aliquota marginale, tanto che «spesso non conviene neppure avere una promozione» chiosa Sacconi.
Croce con la matita rossa anche sulle «lenzuolate». I provvedimenti di Vincenzo Visco e Pierluigi Bersani non hanno avuto l’effetto sperato sui prezzi e le tariffe (paradosso: quelle dei taxi, nonostante le nuove licenze, a Roma sono aumentate), e se «il centrosinistra ha fatto cadere la bandiera delle liberalizzazioni, noi la raccoglieremo» commentano nel quartier generale di Forza Italia. Come? Riformare il settore delle grandi utility, i servizi e le telecomunicazioni dove «sono necessari imponenti investimenti».
Il centrista Galletti concorda («migliora i servizi al cittadino ed è a costo zero») perché ha un’esperienza diretta: è stato assessore al Bilancio a Bologna, con la giunta Guazzaloca, dove ha privatizzato la società di servizi Hera. Gli interventi su questi settori puntano a mitigare l’inflazione (con l’abbassamento delle tariffe, per effetto della concorrenza) e nello stesso tempo a riprendere la spesa per investimenti in alta tecnologia. Sul punto il senatore Rocco Buttiglione è netto: «Occorre un investimento sostenuto dallo Stato e deve essere accompagnato da una profonda riforma di scuola e università ».
Il terreno comune nel centrodestra è ampio. L’Udc infatti è pronta a sostenere un’idea chiave di Tremonti: meno tasse per le aziende che investono.
L’Udc ha nel suo dossier una revisione dello strumento dell’indice di equità familiare, Buttiglione conferma che il suo partito ha «un vasto programma di sgravi fiscali». Galletti spiega nel dettaglio: «Porterà un beneficio alle famiglie con figli e non discrimina tra lavoratori dipendenti e autonomi. Meglio aumentare gli assegni familiari, i contributi per i servizi e gli asili nido, piuttosto che spingere solo su una detassazione degli stipendi».
«Cento euro al mese di sgravi per tutti su ogni figlio, 300 euro per gli scaglioni di reddito più bassi» mette i numeri nero su bianco Buttiglione. Si guarda al modello francese, ma ci sarà da attendere la proposta della Cei, che con gli organizzatori del Family day ha promosso una raccolta di firme per un fisco a misura di famiglia che punta a un «sistema di deduzione dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base di scale di equivalenza indipendenti dal reddito».
Problema numero uno del bilancio familiare la bolletta energetica: come si taglia? Vince la scuola realista e si profila una rivoluzione copernicana: i partiti del centrodestra sono pronti a sostenere la fine della moratoria sul nucleare. È l’abbattimento di un totem. Sarà una campagna elettorale atomica, in tutti i sensi.
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