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centrodestra

Urne in vista, così il Polo farà più economia

Dall'alto in senso orario: Gianfranco Fini, Umberto Bossi, Silvio Berlusconi e Pier Ferdinando Casini
di Mario Sechi
Allargare la coalizione e prepararsi a vincere le elezioni, ma soprattutto la sfida del governo. È questo il programma di Silvio Berlusconi. Il leader di un centrodestra ritrovato stringe i tempi, prepara la campagna elettorale e avverte gli alleati a non «commettere più gli errori del passato».
I 5 anni trascorsi a Palazzo Chigi sono un monito per tutti i segretari dei partiti dell’ex Cdl, nel centrodestra è arrivato il momento di lavorare ai programmi, la macchina organizzativa è in moto.
Alleanza nazionale ha già una nuova piattaforma politica, anticipata da Panorama, che sarà presentata a Milano di fronte a 2 mila delegati dal 3 al 5 febbraio. La Lega è in pista, letteralmente, sulla riapertura della questione settentrionale e farà della moratoria di 3 anni sul trasferimento delle rotte da Malpensa uno dei suoi cavalli di battaglia. Mentre l’Udc sta concentrando il suo lavoro sui temi della famiglia.
Per tutti l’emergenza da affrontare è quella economica, perché, se i sondaggi indicano un’affermazione consistente del centrodestra nella corsa elettorale, vincere la sfida del governo, in un momento di turbolenza dei mercati, non sarà facile. L’economia sta entrando in una fase molto critica: negli Stati Uniti si teme la recessione, in febbraio la Commissione europea rivedrà al ribasso le stime di crescita per il 2008-2009 e l’Italia è il fanalino di coda del Continente.
Tutte le previsioni sono pessime: il Fondo monetario internazionale stima la crescita del pil italiano nel 2008 all’1,3 per cento (vedere tabella in basso), l’Ocse all’1,2, Bankitalia all’1, la Confindustria allo 0,9. Gli effetti della crisi globale e le due Finanziarie recessive del governo Prodi si fanno sentire. La perdita di potere d’acquisto dei salari (e il conseguente forte rallentamento dei consumi), l’aumento dei prezzi delle materie prime (gas e petrolio alle stelle e beni primari come il pane e la bistecca a livelli da record) e il rialzo dei tassi sui mutui (con l’aumento delle sofferenze, su cui ha acceso un faro il governatore Mario Draghi) sono gli elementi del complicato scenario in cui si muoverà il prossimo governo.
«Recessione vuol dire fare una nuova manovra economica, di corsa» spiega Maurizio Sacconi a Panorama. Il senatore è uno degli esperti che sta lavorando con Berlusconi al programma di governo di Forza Italia. Si parte dalla valutazione delle due Finanziarie varate dall’esecutivo Prodi. Giudicate «non funzionali alla crescita, inutilmente distributive», rappresentano l’elemento sul quale scrivere la parola discontinuità. La formula sintetica del programma economico è in linea con le indicazioni di Bankitalia: abbassare le tasse, spingere gli investimenti e tagliare le spese improduttive.
Dove tagliare? Sacconi non si sottrae alla domanda: «Dobbiamo ridurre la spesa corrente e vi sono elementi ordinari e straordinari sui quali agire». Quali elementi straordinari? «Credo sia ora di dire che bisogna cancellare le province, così semplifichiamo anche la catena democratica».
Per agire occorre una ricognizione sulla spesa corrente e su questo punto c’è sintonia con l’Udc. Il partito di Pier Ferdinando Casini ha in corso l’elaborazione di un documento, un vero e proprio «spending review», che a breve vedrà la luce. «Siamo a buon punto» conferma a Panorama Gianluca Galletti, commercialista, dall’aprile scorso nuovo responsabile del dipartimento economico udc. «È uno studio sul bilancio dello Stato che punta alla riqualificazione della spesa pubblica. Al di là dei numeri, è un approccio filosofico diverso, non devono aumentare i volumi di spesa» spiega Galletti.
Controllo della spesa in parallelo significa mettere mano alla produttività del settore pubblico e Forza Italia ha una serie di provvedimenti in cantiere. Il primo, frutto del prezioso lavoro di Giulio Tremonti, punta a ricostruire i principi di gerarchia e responsabilità nella pubblica amministrazione, perché non si possono controllare i risultati nel settore pubblico senza «un superiore che riconosce il merito e il demerito» dice Sacconi.
Le tasse, pietra tombale del consenso sul governo Prodi, sono il tema ad alto voltaggio di qualsiasi programma, le soluzioni sono molteplici, ma tutte in questo momento convergono sulla diminuzione della pressione fiscale e l’ammorbidimento delle aliquote Irpef.
Per aiutare le imprese e i lavoratori Forza Italia proporrà la tassazione secca al 10 per cento di straordinari, premi e incentivi che vengono riconosciuti dalle aziende ai dipendenti. Sono parti di reddito fortemente penalizzate, fanno scattare l’aliquota marginale, tanto che «spesso non conviene neppure avere una promozione» chiosa Sacconi.
Croce con la matita rossa anche sulle «lenzuolate». I provvedimenti di Vincenzo Visco e Pierluigi Bersani non hanno avuto l’effetto sperato sui prezzi e le tariffe (paradosso: quelle dei taxi, nonostante le nuove licenze, a Roma sono aumentate), e se «il centrosinistra ha fatto cadere la bandiera delle liberalizzazioni, noi la raccoglieremo» commentano nel quartier generale di Forza Italia. Come? Riformare il settore delle grandi utility, i servizi e le telecomunicazioni dove «sono necessari imponenti investimenti».
Il centrista Galletti concorda («migliora i servizi al cittadino ed è a costo zero») perché ha un’esperienza diretta: è stato assessore al Bilancio a Bologna, con la giunta Guazzaloca, dove ha privatizzato la società di servizi Hera. Gli interventi su questi settori puntano a mitigare l’inflazione (con l’abbassamento delle tariffe, per effetto della concorrenza) e nello stesso tempo a riprendere la spesa per investimenti in alta tecnologia. Sul punto il senatore Rocco Buttiglione è netto: «Occorre un investimento sostenuto dallo Stato e deve essere accompagnato da una profonda riforma di scuola e università».
Il terreno comune nel centrodestra è ampio. L’Udc infatti è pronta a sostenere un’idea chiave di Tremonti: meno tasse per le aziende che investono.
L’Udc ha nel suo dossier una revisione dello strumento dell’indice di equità familiare, Buttiglione conferma che il suo partito ha «un vasto programma di sgravi fiscali». Galletti spiega nel dettaglio: «Porterà un beneficio alle famiglie con figli e non discrimina tra lavoratori dipendenti e autonomi. Meglio aumentare gli assegni familiari, i contributi per i servizi e gli asili nido, piuttosto che spingere solo su una detassazione degli stipendi».
«Cento euro al mese di sgravi per tutti su ogni figlio, 300 euro per gli scaglioni di reddito più bassi» mette i numeri nero su bianco Buttiglione. Si guarda al modello francese, ma ci sarà da attendere la proposta della Cei, che con gli organizzatori del Family day ha promosso una raccolta di firme per un fisco a misura di famiglia che punta a un «sistema di deduzione dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base di scale di equivalenza indipendenti dal reddito».
Problema numero uno del bilancio familiare la bolletta energetica: come si taglia? Vince la scuola realista e si profila una rivoluzione copernicana: i partiti del centrodestra sono pronti a sostenere la fine della moratoria sul nucleare. È l’abbattimento di un totem. Sarà una campagna elettorale atomica, in tutti i sensi.

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Fini scuote il partito e progetta la Rifondazione nazionale

Il presidente di An Gianfranco Fini

di Mario Sechi

“L’unità della coalizione è un valore che va costruito con pazienza e profondità, coinvolgendo tutti coloro, e sono la maggioranza, che hanno valori e programmi alternativi al fallimento delle sinistre. Noi siamo pronti a fare la nostra parte”.
Con questa frase si chiude la bozza di un documento politico che Alleanza nazionale sta mettendo a punto in vista della conferenza programmatica fissata dall’8 al 10 febbraio a Milano. Una mano tesa agli ex alleati della Casa delle libertà e in particolare a Silvio Berlusconi che studia il varo del Partito del Popolo della libertà mentre contemporaneamente Gianfranco Fini lancerà l’Alleanza per l’Italia “che agisce nell’immediato ma guarda al futuro”. E proprio con gli occhi puntati ai prossimi appuntamenti istituzionali (e alle sorti del centrodestra) in via della Scrofa si lavora al programma di un partito non nuovo ma rinnovato. Perché se la coabitazione dentro la Casa delle libertà ora sembra impossibile, è chiaro che un condominio bisognerà metterlo su e allora tanto vale cominciare a (ri)progettarlo. Cinque tavoli sono apparecchiati da settimane per consegnare entro il 19-20 gennaio il documento definitivo che sarà prima discusso in venti conferenze regionali e poi presentato in grande stile a Milano. Panorama è in grado di anticipare i punti principali della nuova piattaforma politica di An, capitoli di un programma al quale stanno lavorando Maurizio Gasparri (Sicurezza), Ignazio La Russa (Riforme), Altero Matteoli (Ambiente), Gianni Alemanno (Economia e lavoro), Andrea Ronchi (Identità italiana e cultura) che saranno presto integrati da altri contributi. A Gianfranco Fini toccherà fare sintesi e dare uno scenario e un’agenda di questo passaggio da Alleanza nazionale all’Alleanza per l’Italia “che parte dai valori della destra politica”.
La bozza del documento in possesso di Panorama riprende alcune tesi politiche del “sarkozismo”, tanto da aprirsi con un forte richiamo al “radicamento identitario, il primo passo della costruzione del partito degli Italiani” e alla critica a tratti quasi “tremontiana” del sistema economico mondiale quando parla di “globalizzazione non governata, senza una cultura dell’interesse nazionale” arrivando a mettere sul banco degli imputati “nazioni che posseggono grandi risorse finanziarie grazie all’esplosione incontrollata dei prezzi energetici (…) che fanno shopping di aziende e industrie, anche in Italia. Questo pone un problema di difesa degli interessi strategici economici nazionali”.
Critica alla globalizzazione e politiche protezionistiche in economia, identità e “riaffermazione del modello italiano”. C’è chi dirà che si tratta di un passo indietro rispetto alla visione laica e moderna del partito modellato da Fini. Forse non è così, ma certo un “ritorno” ai temi più in linea con il motto Dio, patria, famiglia è evidente e avrà un peso decisivo nelle prossime scelte di An in Parlamento. Si può leggere una dura critica ai disegni di legge in discussione al Senato sull’accanimento terapeutico che in realtà nascondono “l’introduzione dell’eutanasia, mascherandola sotto il nome di testamento biologico”. Un attacco a testa bassa ai Dico, definiti una “cambiale ideologica”, una “famiglia fai da te”, e infine la denuncia del “pedaggio ideologico” sulle norme antiomofobia. Se queste sono le premesse, la conclusione è che il partito di Fini lancerà una campagna “in difesa del diritto alla vita e della persona”. Questa linea segnerà un riavvicinamento se non di Fini quantomeno del partito alle posizioni del Vaticano sui temi etici. Sul piano fiscale la proposta di introduzione del quoziente familiare avrà un alleato certo nell’Udc di Pier Ferdinando Casini. An infatti pensa a un sistema di deduzioni per il minimo vitale (con la possibile creazione di un paniere di beni) e al Basic Incom per le deduzioni dei familiari a carico. Niente flat tax, sì alla riduzione delle tasse verso i redditi medio-bassi e le famiglie.
Sul caro vita l’Alleanza per l’Italia a Milano scoprirà le sue carte. A leggere la bozza in corso d’opera, sono proposte molto più vicine a quelle di un partito di sinistra che di centrodestra, ma è interessante anche qui vedere come riemerge il fil rouge della critica al capitalismo. E allora ecco spuntare soluzioni che faranno strabuzzare gli occhi ai liberisti: microcredito, mutuo sociale, attacco “ai grandi cartelli monopolistici rappresentati dalle banche”, dalle assicurazioni, dalla grande distribuzione organizzata, dai petrolieri e dalle telecomunicazioni”. Toccato il tema dei mutui – e processata la Banca centrale europea sulla quale bisogna “intervenire per abbassare il tasso di sconto e ridurre il costo del denaro per le famiglie e le imprese” – è naturale arrivare al mattone e… toh, rispunta la vena “socialista” perché “è necessario non solo finanziare l’edilizia economico-popolare, ma lanciare una vera politica di housing sociale che metta a disposizione case con affitti controllati per il ceto medio”.
Proposte in certi punti “eretiche” per un partito moderato, ma interessanti per cogliere i prossimi passaggi del partito di Fini. È un programma che muove la facile accusa di populismo, ma con il governo Prodi in sella è logico che l’opposizione – e soprattutto un partito più che mai in cerca d’autore come An – punti sulle debolezze dell’esecutivo per cercare di rilanciarsi dopo la “rivoluzione del predellino” di Silvio Berlusconi.
In questa strategia di attenzione ai temi caldi, rientrano la sicurezza e l’immigrazione perché “diventare italiani è possibile, ma bisogna accettarne regole e doveri” e l’inasprimento della legge Bossi-Fini è una necessità, così come l’esame di italiano e il giuramento sulla Costituzione in stile Casa Bianca. La ricetta di An qui è nota, anche se la linea law and order in realtà ne esce ancora più netta e in una versione “movimentista”, anche per parare i colpi della Destra di Storace: si pensa infatti a un referendum per la modifica della legislazione premiale, in particolare della legge Gozzini, si propone l’instaurazione nelle aree metropolitane delle corti di giustizia permanenti (modello americano, attive 24 ore su 24) per giudicare i reati processabili per via direttissima, si studiano pene alternative per i reati minori perché “la tolleranza zero comincia da qui” e, dulcis in fundo, si chiederanno, anche attraverso una petizione popolare, più risorse per le forze dell’ordine.
Mentre An lima il programma da presentare a Milano, il dibattito sulla legge elettorale entra nella sua fase più incandescente e il partito di Fini chiede sistemi di democrazia diretta, premierato, semipresidenzialismo alla francese o il presidenzialismo all’americana. Tre carte e un soldo: ma su quale tavolo giocare? Quello dell’Assemblea costituente, per ora chimerico. A Milano ci sarà molto da discutere e da ascoltare cosa diranno gli ospiti (ancora non c’è una lista) su questo mix di rinascita italiana, identità, legge e ordine, Dio, patria e famiglia, destra sociale che si ridesta per passare da An all’Api, dall’Alleanza nazionale all’Alleanza per l’Italia. Oppure è Rifondazione nazionale?

Parla il Generale: E ora vi racconto una verità molto Speciale

Il Gen. Roberto Speciale, ex comandante della GdF
di Gianluigi Nuzzi

“Sono stato fatto fuori perché combattevo apertamente un disegno subdolo che preconizzava la smilitarizzazione della Guardia di finanza o il suo smembramento a favore dell’Agenzia delle entrate. La richiesta di trasferire l’intera gerarchia della Lombardia nell’estate del 2006, in piena inchiesta Unipol, va quindi interpretata come un campanello d’allarme della fase iniziale di un progetto più ampio e inquietante. Che passava prima nel commissariamento politico delle fiamme gialle, ‘congelando’ il suo comandante, affidato a generali di corpo d’armata amici, e poi via via nel ridurre lo spettro d’influenza e d’azione della Gdf. Del resto il fatto che il gip di Roma abbia disposto un supplemento di indagine nell’inchiesta su Visco dimostra che in questa vicenda rimangono troppe zone d’ombra”. Rimosso dal comando da Tommaso Padoa-Schioppa, reintegrato dal Tar del Lazio e dimissionario per scelta di contropiede, l’ex comandante della Guardia di finanza, Roberto Speciale, legge in tutta la sua storia, iniziata con i durissimi scontri del luglio 2006 con Vincenzo Visco che gli intimava di rimuovere da Milano senza motivo quattro ufficiali, il naufragio di un progetto per mettere la Finanza nell’angolo.
Generale, sono accuse gravi, può dimostrarle?
Già da articoli e dichiarazioni subito dopo l’insediamento di questo governo, ho assistito a tentativi striscianti e talvolta anche palesi di mettere in sofferenza la Gdf rispetto a tutte le altre articolazioni del ministero dell’Economia.
La maggioranza invece l’accusa di aver creato una gestione personalistica e persino deviata della Finanza…
Leggo tante bugie. Prenda i risultati della Guardia di finanza nella lotta all’evasione fiscale, sbandierati da questo governo pochi giorni fa. Tutti dimenticano che la direttiva per la lotta all’evasione seguita dai finanzieri nel 2007 è firmata da Roberto Speciale. Direttiva che a oggi non è stata modificata in nessuna delle sue parti. Strano, anche Romano Prodi ha perso la memoria.
Che c’entra il presidente del Consiglio?
Quando si insediò ci incontrammo e mi chiese con determinazione una mano nel recupero dell’evasione. Diceva che era fondamentale per il suo governo. Bene, al giuramento degli allievi a Bergamo, a fine primavera 2007, mi ringraziò personalmente per i brillanti risultati conseguiti. Poi è sparito. Deve essere un vezzo: dimenticano i complimenti e voltano le spalle. Eppure, nel centrosinistra avevo molti amici.
Lei è stato scelto dal centrodestra alla guida della Guardia di finanza.
Sì, però con il gradimento di tutti.
Ma non è stato Niccolò Pollari, ex numero uno del Sismi, a sostenere la sua candidatura a comandante della Guardia di finanza?
Pollari e io siamo entrambi siciliani, quasi dello stesso paese ma con carriere distinte e distanti. Ci lega un’amicizia fraterna e una stima incommensurabile, ma mai le nostre carriere si sono intersecate o hanno interferito. A volere fortemente la mia nomina fu Giulio Tremonti.
In questo suo scontro istituzionale cosa le ha pesato di più: l’accusa di usare elicotteri o aerei come taxi, di guidare la Gdf come un corpo deviato…
La interrompo subito: io respingo tutte le accuse giornalistiche di aver utilizzato mezzi del corpo a fini personali. I documenti lo dimostrano. Ma la sofferenza maggiore è il silenzio assordante di tutti gli amici dei Ds. O meglio di tutti coloro che consideravo tali. Penso a Massimo D’Alema, Marco Minniti, Anna Finocchiaro. Una parola da loro me la sarei aspettata.
Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema
Che rapporto aveva con D’Alema?
Splendido, di stima reciproca. Quando arrivai al comando generale, fu il primo a telefonarmi. Ricordo ancora le sue frasi di apprezzamento per il mio discorso di insediamento. Mi sono sempre ritenuto un interlocutore dei Ds. Molti di loro mi consultavano quando c’erano leggi che interessavano le Forze armate. Un esempio? Ricordo ancora contatti e riunioni quando doveva essere varata la trasformazione dell’esercito di leva in esercito professionale. Mi chiedevano pareri Minniti, il senatore Gianni Nieddu… persino Luciano Violante.
Per la riforma che ha rivoluzionato i servizi segreti?
Esattamente. È stato davvero cortese. Un giorno mi chiese se poteva sentirmi sulla riforma e gli risposi: “Presidente, prendo l’auto e vengo a trovarla subito”. E lui di rimando: “No, vengo io al comando generale”. E così è stato. Oggi in alcuni punti di quella riforma ritrovo il mio pensiero. Infatti ho insistito perché fosse più stringente il coordinamento del servizio segreto centrale, l’ex Cesis, sul braccio civile e su quello militare. Poi se Gian Carlo Caselli afferma che non mi vorrebbe avversario in una partita di scacchi, battuta che mi ha ripetuto ieri mattina Francesco Cossiga al telefono, significa che apprezza implicitamente il mio rispetto delle regole. Che negli scacchi sono cristalline.
È normale che un comandante coltivi rapporti con i politici?
Il comandante generale non è un politico ma una figura istituzionale e quindi può essere amico di tutti.
Oggi quali politici apprezza?
Le dico i pochi della maggioranza. Fausto Bertinotti e Franco Marini per la loro equità, Antonio Di Pietro perché è un legalitario. Giuliano Amato e lo stesso Violante. Fuori da ogni coro Cossiga.
E nel centrodestra?
Non faccio mistero delle mie simpatie per la Casa delle libertà. E quindi Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e Roberto Castelli. Ma stimo moltissimo anche un antimilitarista come Daniele Capezzone: autentico liberale negli ideali e nei comportamenti.
Non sono un po’ troppi? Lancia messaggi per la sua discesa in politica?
Ora penso alla mia famiglia naturale, con la quale mi devo scusare perché per 42 anni ho pensato solo alla mia seconda famiglia, ovvero l’Esercito, e per altri quattro alla terza, ossia la Finanza. E mi scuso con mia moglie, unica consorte di un comandante della Guardia di finanza a finire sui giornali solo perché è stata madrina di eventi sulle nevi esattamente come tutte le mogli dei precedenti comandanti. Comunque, se dovessi un domani fare politica, scenderei in campo a difesa delle persone in divisa, in servizio e in quiescenza. Immagino un ruolo politico che metta al servizio del Paese le mie competenze in sicurezza e difesa.
Insomma, già studia per un incarico di governo?
Ogni studente nutre la legittima ambizione di conseguire la laurea con il massimo dei voti.
Da politico quale priorità individuerebbe?
È sempre più urgente la razionalizzazione delle forze armate e delle forze di polizia, oggi afflitte da sovrapposizioni, diseconomie, risparmiando così risorse a beneficio del personale. Il panorama delle forze armate è infatti sbilanciato. Ci sono forze come l’Esercito che sono sottovalutate negli impegni operativi e nella pianificazione delle risorse.
Quando annuncerà con chi farà politica?
Ancora non ho deciso. Ogni giorno ricevo proposte che preferisco declinare. Stamattina mi ha tirato giù dal letto Francesco Storace chiedendomi di entrare nel suo partito.
Lei è comunque un generale che gode di giudizi controversi. A iniziare da quelli di ex amici come il suo successore, Cosimo D’Arrigo, che l’accusa di avere compiuto un gesto fuori dalla realtà, quando ha chiesto che la sua lettera di dimissioni fosse inoltrata a tutte le fiamme gialle.
L’ho chiesto perché la sentenza del tar parla chiaro. Annulla con effetto immediato la rimozione dall’ufficio e dispone il ripristino dello status quo ante 1º giugno 2007. Altro che pensione! Il giudice mi ha riportato in servizio. Lo status quo ante non ammette altre interpretazioni.
E le accuse di D’Arrigo che prende le distanze?
L’unica nota positiva in questa vicenda era costituita dalla scelta del mio successore, appunto D’Arrigo, a cui mi legano da sempre sentimenti di stima e d’amicizia, ovviamente ricambiati. Va da sé che questi sentimenti non potranno mutare anche a seguito delle dichiarazioni poco felici che ha rilasciato o che meglio gli hanno suggerito di rilasciare.
Dopo le inchieste aperte dalla procura militare e dalla Corte dei conti sui viaggi da lei compiuti con aerei ed elicotteri del corpo e sull’uso dei fondi riservati era normale che l’attuale comandante prendesse le distanze.
Se io ho una colpa, è quella di avere voluto presenziare, per il bene della Gdf, a tutte le cerimonie, nessuna esclusa, che riguardavano il corpo. È una colpa? Ma questi che mi accusano di uso personale si sono mai immaginati il film di una giornata da comandante generale, la mole di impegni giornalieri?
E non lo trova uno spreco di denaro impiegare mezzi da 6 mila euro l’ora?
Presenziare a quegli appuntamenti significa essere vicini al personale con il vertice che si sposta ovunque nel Paese. Non è dispendioso, ne valeva la pena. Tra l’altro la somma investita è contemplata dalle procedure di impiego dei mezzi aerei della Gdf.
Scusi, ma quando andava e tornava da Capri mica era per le feste del corpo…
Io ho sempre raggiunto Capri con mezzi privati e credo che persone come l’imprenditore Roberto Russo lo possano testimoniare, visto che era lui ad accompagnare me e i miei familiari con la sua barca.
È andata sempre così?
Solo una volta con il mare grosso il compianto generale Giovanni Mariella, comandante della Campania, mi mise a disposizione un mezzo per rientrare su Roma per impegni di servizio.
Dai tabulati risulta invece che lei ha usato spesso l’elicottero a Ferragosto.
Perché dovevo presenziare come capo di una forza di polizia alla riunione che ogni 15 agosto fissa il ministro dell’Interno.
Non poteva tornare a Capri con mezzi propri, in auto e poi in traghetto?
E perché mai, scusi? Se per esigenze di servizio richiamo dalla licenza un finanziere semplice devo pagare la missione e il viaggio di andata e ritorno. Perché invece il comandante generale deve essere penalizzato?
Eppure sono pendenti due inchieste, della Corte dei conti e della procura militare…
Con testimoni pronti a ricostruire la verità. Guardi, chi mi diffama si è inventato che io andavo a queste cerimonie il fine settimana, non sapendo che queste celebrazioni venivano programmate proprio al sabato per non interferire con il ciclo scolastico. Io rientravo in giornata subito dopo la cerimonia. Basta controllare, è agli atti. Così ho querelato. Di nuovo.
L’accusano anche di avere fatto portare in montagna, a Passo Rolle, casse di spigole da mangiare con amici e mogli.
Ah quella storia… satira pura e altra querela. Quelle spigole e frutti di mare, in tutto 20 chili, li ho comprati a mie spese per regalarli ai militari della Scuola alpina di Predazzo che non mangiano mai pesce, solo patate, polenta e würstel. “Se non vi offendete ve li offro io”. Così ho fatto arrivare il pesce all’aeroporto di Pratica di Mare. Le cassette sono finite nella stiva dell’aereo che doveva tornare comunque a Bolzano a riprendermi. Così è stato: a Bolzano il pesce è stato scaricato e io mi sono imbarcato. Non l’ho nemmeno assaggiato.
Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa in Senato
E la gestione dei fondi riservati?
Chi può pensare che mi intascavo 2 mila euro al mese quando ho rinunciato allo stipendio di tutto riguardo che mi veniva offerto dalla Corte dei conti?
Come vengono gestiti questi fondi?
La Gdf come ogni forza di polizia dispone di 8-900 mila euro destinati alle spese per fini istituzionali, come il pagamento delle fonti informative. Ricordo ancora quando una fonte qualificata, subito dopo l’insediamento del governo Prodi, chiese 5 milioni di euro per la cattura di Bernardo Provenzano. La coltivammo per mesi…
E come andò a finire?
E chi li aveva 5 milioni di euro? Segnalammo la cosa a chi di dovere e non ne abbiamo saputo più nulla.
Vuol dire che è stata pagata questa somma per trovare Provenzano?
Questo lo dice lei. Noi abbiamo seguito la legge. Come sempre.

gianluigi.nuzzi at mondadori.it)

Candidato Speciale: il generale si smarca e punta al Senato

Il Gen. Roberto Speciale saluta il Presidente Giorgio Napolitano, di spalle,
L’ex comandante della Guardia di Finanza Roberto Speciale adesso ha le mani libere. Concetto di gran moda in questo periodo, nei palazzi della politica italiana. Già, proprio la politica sembra essere il prossimo approdo dell’ufficiale delle Fiamme Gialle, dopo le dimissioni che hanno spiazzato e sorpreso Prodi&Co.
A fare il pensionato normale, il generale non pensa affatto. Chi ben lo conosce sa che da quest’estate (il decreto decreto con il quale il governo lo rimuove dal suo incarico, nominando al suo posto il generale Cosimo D’Arrigo è del primo giugno scorso) sta valutando l’opportunità di fare politica, candidandosi al Senato. E ora è uscito allo scoperto: “Ci sto pensando seriamente”, ha ammesso in un’intervista a Libero dove fa sapere di puntare ad una candidatura a Palazzo Madama. Svelati i piani sul suo futuro, resta un segreto: con chi si potrebbe candidare, l’ex comandante della GdF che, secondo i calcoli riportati dal Corriere della Sera, potrebbe valere qualche centinaio di migliaia di voti? A chiederselo sono in tanti. Non meno sono quelli che se lo contendono visto che, in base a un sondaggio, risulta che Speciale, nel suo braccio di ferro col governo, ha guadagnato una straordinaria popolarità.
Già, ma a quale partito, a quale schieramento la porterà in dote? Se fosse necessario scommettere, converrebbe puntare sul fatto che il generale andrà a allinearsi nel centrodestra: “Per adesso” dice lui “esistono dei progetti sui quali sto riflettendo. Sono abituato a ragionare sulle cose a lungo prima di decidere. Il mio desiderio è quello di poter servire lo Stato con una diversa funzione istituzionale”. Ammette infatti che “tutto il centrodestra” gli è stato vicino anche se deve “riconoscere la vicinanza affettuosa di Di Pietro”. Che, guarda caso, ha a suo tempo fatto più o meno lo stesso percorso: dall’addio alla toga al Palazzo politico. senza lasciar passare troppo tempo prima di entrare nelle fila del centrosinistra.

Bossi: Nessuno si illuda, saremo ancora decisivi

Silvio Berlusconi e Umberto Bossi a confronto | Ansa
di Paola Sacchi
“Inviterò Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini, tutti e tre accanto a me sul palco della manifestazione della Lega contro il governo Prodi, il 16 dicembre a Milano. Così magari la smettono di litigare, di fare casino. Anche se la Lega non ha niente da temere perché sarà comunque sempre l’ago della bilancia in Parlamento. Colpirla non conviene a nessuno”.
Umberto Bossi lancia dalle colonne di Panorama un appello ai leader di quel che resta della Casa delle libertà, invitandoli a fare uno sforzo di volontà per tornare insieme. Un appello che vale doppio perché arriva da colui che di volontà per superare la malattia ce ne ha messa a quintali, guidato dall’imperativo categorico “Mai mulà”, mai mollare.
Un Bossi rilassato fa con Panorama un bilancio dei 20 giorni che sconvolsero la Cdl, inframmezzato da quello dei quasi 4 anni ormai che lo dividono dalla malattia. Il Senatur parla a tutto campo dei futuri assetti del centrodestra, del suo partito, cominciando dalle sorti della riforma della legge elettorale.
Crede che il dialogo tra il segretario del Pd, Walter Veltroni, e il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, possa portare a un accordo?
Sono scettico perché non ho visto un documento scritto. E quindi per me sono ancora soltanto chiacchiere. Servono documenti scritti quando si tratta di legge elettorale. E qui non c’è niente. Berlusconi e Veltroni sono usciti dall’incontro senza un pezzo di carta in mano. Per cui un po’ di scetticismo ce l’ho.
Insomma, verba volant scripta manent…
Sì, serve nero su bianco.
Teme, come ha già detto Casini, un accordo tra le forze più grandi a scapito di quelle più piccole?
No, non temo niente. C’è Rifondazione comunista che ha lo stesso nostro interesse a non far passare intese di questo genere. E soprattutto il referendum. Quindi credo che lo spazio ci sia per fare buoni accordi che lo evitino.
Ma il referendum che costringerebbe a fare due partiti unici diventerebbe probabile se Romano Prodi si mettesse di traverso al dialogo.
Che interesse ha Prodi a far saltare l’accordo sulla riforma elettorale?
Magari per gelosia nei confronti di Veltroni…
Anche se passasse il referendum, la Lega non avrebbe niente da temere. Noi abbiamo i voti, siamo radicati nel territorio. È la Lega che determina gli equilibri in Parlamento. Nei prossimi governi sarà decisiva. Bisogna tenerla buona la Lega.
La Lega ago della bilancia?
Sì, siamo l’ago della bilancia.
Preferisce un sistema tedesco, spagnolo, oppure…
Tedesco. Ma, tedesco o spagnolo che sia, al di là del sistema elettorale la Lega sarà sempre determinante in Parlamento perché ha i numeri. Anche se passa il referendum a noi non fa un baffo.
A quel punto andreste da soli alle elezioni?
Non è questo il momento per dire una cosa del genere. Ma di noi non si potrà fare a meno. Io non penso che ci sia chi si espone per colpire la Lega. Non conviene a nessuno.
Berlusconi ha detto sì alla riforma elettorale, però ha chiuso al dialogo sulle riforme istituzionali, dove ci sono anche idee della Lega, perché vuole che prima si voti. Lei è d’accordo?
Le idee federaliste le ho lanciate io. E ora stanno camminando. Le buone idee camminano sempre.
Quindi lei aprirebbe un dialogo anche sulle riforme istituzionali?
Intanto io farei la riforma della legge elettorale. E poi basta. Se si mette troppa roba in cantiere alla fine non si combina niente.
Dopo la legge elettorale si va a votare?
Certo.
Questi sono stati i 20 giorni che hanno sconvolto la Cdl. Berlusconi l’aveva avvisato della rivoluzione a San Babila?
No, non mi aveva detto niente. L’ho saputo dalla televisione.
Cosa ha provato?
Berlusconi mi è sembrato uno che esagerasse.
È ancora dello stesso parere?
Be’, poi ci si abitua.
Proprio a casa sua a Gemonio, dove fu siglato l’omonimo patto, solo due mesi fa lei aveva riunito i leader della Cdl. Ora potrebbe fare da paciere per rimetterli insieme?
Spero di sì.
Cosa intende fare per esercitare questa azione di mediazione?
Parlare con Berlusconi, innanzitutto.
Non crede che anche Fini e Casini abbiano esagerato dandogli del demagogo e del populista?
Tutti hanno esagerato. Cercherò di intervenire, parlando anche con Fini e con Casini. Se vogliono sopravvivere bisogna stare insieme.
Inviterà Berlusconi alla manifestazione leghista del 16 dicembre a Milano?
Sì, ma inviterò anche gli altri due, così la smettono di litigare.
Secondo lei, che per far cadere il governo ha proclamato anche lo sciopero fiscale, cosa si è inceppato nella macchina della Cdl?
Forse Berlusconi ha perso qualche colpo nella battaglia per mandare Prodi a casa.
Ma non crede che Fini e Casini abbiano temporeggiato, magari, secondo i maligni, nella speranza di sostituirsi al Cavaliere?
Eh già, può darsi.
Se la Cdl si ricostituisse il leader sarebbe sempre Berlusconi?
Sì, il leader è lui, è l’unico che può prendersi l’impegno di tenere tutti assieme. E poi io non voglio diventare capo della Cdl.
Con il Cavaliere in questi anni ha anche instaurato un rapporto umano di amicizia. Resiste?
Abbastanza.
Lei ha ripreso a fare la vita di una volta. Come ha fatto a guarire?
Per guarire devi credere di servire ancora qualcosa alla causa. Allora, se sei convinto di questo, va bene. Ti impegni ad allenarti, a fare fisioterapia, tutti i giorni. Almeno un’ora al giorno. Se credi alle cose che fai, vai avanti. La Lega è la mia medicina.
Cosa è scattato in lei?
Una volta capito che non dovevo morire, ho insistito, mi sono fatto forza. Mi sono detto: se dove vado io viene così tanta gente, allora devo esserci. E poi la pressione del partito è stata così forte, per farmi andare sul territorio, che io mi sono rimesso in cammino.
Dicono che spesso vada in redazione alla Padania, rinnovatasi in formato tabloid, dove ha ripreso a fare anche i titoli.
(Sorride) Sì, ma lì ci vado anche perché le belle ragazze non le posso lasciare tutte al direttore Leonardo Boriani.
Vedo che la sua passione per l’antico toscano non è mai venuta meno. Il suo caso è la dimostrazione che il fumo non uccide?
Se utilizzato bene e non respirato, il fumo può anzi aiutare.
Qualche rimpianto?
Sì, quello di non riuscire ancora a suonare il pianoforte con tutte e dieci le dita. Così non riesco a fare bene gli accordi. Ma suono lo stesso. Canzonette anni Sessanta: Celentano, il mio preferito, Battisti, Don Backy, al quale quando ero giovane dicevano che somigliassi fisicamente, ma anche musica classica. In compenso c’è mio figlio che è bravissimo. Stasera mi suonerà La leggenda del pianista sull’Oceano, è bellissima.

Per quanto riguarda la sua, di leggenda, Umberto Bossi però tiene a sottolineare: “A differenza di quel pianista che resta sulla nave, io sono sempre rimasto sulla terra, e sempre sulle barricate fin da quando ero piccolo”.

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L’Unione non c’è più: Capezzone saluta e sbatte due porte

L'ex segretario di Radicali Italiani, Daniele Capezzone
Daniele Capezzone lascia il gruppo della Rosa nel Pugno per andare nel Misto, ma soprattutto si dimette dalla poltrona di presidente della commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati. Non male per un Paese, come l’Italia, dove le dimissioni di solito si annunciano e non si danno. E basti pensare a Franca Rame, la senatrice eletta nell’Italia dei Valori, che sono mesi che traballa dicendo di volersi dimettere dal gruppo Idv e, addirittura, nei momenti più tormentati anche da senatrice. Vicenda annosa, quella dell’attrice-senatrice, che pare sia conclusa dopo mesi e mesi di incredibili giravolte visto che le sue dimissioni dal gruppo dipietrista di palazzo Madama sono arrivate stavolta per davvero.
Tornando a Capezzone, oggi in una conferenza stampa a Montecitorio ha spiegato il proprio gesto: “Considero esauriti questa fase e questo assetto politico. Il governo e la maggioranza parlamentare che lo sostiene non esiste più”. Quindi ha inviato una lettera di dimissioni al presidente della Camera, Fausto Bertinotti con le motivazioni che lo hanno indotto a compiere questa scelta.
Dopo l’abbandono della casa madre radicale, alcuni mesi fa, il giovane Daniele aveva fondato decidere.net un’aggregazione nata su 13 tematiche concrete che in questi mesi ha raccolto migliaia di adesioni.
Quale futuro politico per Capezzone? Conclusa definitivamente la sua stagione nel centrosinistra, in molti sono pronti a giurare che il suo approdo naturale sia dall’altra parte. Lui, per ora non si sbilancia, ma le prime reazioni politiche della Cdl sono di apprezzamento per la scelta dell’ormai ex presidente della commissione Attività Produttive.

La destra in piazza contro Prodi, in 500 mila per gli organizzatori

La destra in piazza contro Prodi, 13 ottobre 2007 !foto Ansa

“Siamo 500 mila”. Questo il bilancio degli organizzatori sulla manifestazione di An di sabato 13 ottobre, che si è conclusa con il comizio del leader Gianfranco Fini al Colosseo. Doveva essere un fine settimane all’insegna del Pd e invece, per ora, la destra che protesta contro il governo Prodi ha rubato la scena al nuovo partito della sinistra.

La destra in piazza contro Prodi, 13 ottobre 2007 !foto Ansa

Le migliaia di persone che hanno sfilato per le vie di Roma hanno chiesto meno tasse, più sicurezza e il ritorno immediato del Centrodestra, unito, al governo. L’adesione al corteo, il primo da 11 anni organizzato da An, è andata oltre le previsioni.

La destra in piazza contro Prodi, 13 ottobre 2007 !foto Ansa

Non sono mancati gli sfottò, gli striscioni e i cori sarcastici, soprattutto quelli di Azione giovani.

La destra in piazza contro Prodi, 13 ottobre 2007 !foto Ansa

Nè una mortadella lunga tre metri con sopra la faccia del presidente del Consiglio e la scritta: “Facciamo a fette il governo Prodi”.

Calderoli: quante volte Bossi ha evitato che il nord esplodesse

Roberto Calderoli (Bergamo, 18 aprile 1956), uno dei colonnelli della Lega

Roberto Calderoli (18 April 1956) is an Italian politician, member of the Senate of Italy and formerly the Reforms Minister, and a leading member of the Northern League. He is usually seen as representing the component originating from the right wing and Bergamo, whereas Roberto Maroni represents the area originating from the left wing and Varese. Calderoli in 2001 was elected to the Senate of Italy. During his mandate, he also wrote a new infamous electoral law based on proportional representation rather than plurality voting system, which was first introduced in Italy in 1994 by a referendum. Successively, Calderoli himself criticized the electoral law he wrote by defining it “a load of crap”. (Così dice del vicepresidente del Senato, l’edizione inglese di Wikipedia)
Ho visto che ha regalato a Silvio Berlusconi una foto di Michela Brambilla con l’oggetto del desiderio cerchiato. Una cosetta fine.
E le sembra fine mostrarsi in televisione conciati così? Io quella foto l’ho trovata sul Gazzettino. Sopra c’era il circolo della libertà, sotto ci ho fatto il circolino della libertina. E poi: se mi fotografano con le dita nel naso, è colpa del fotografo o mia che mi ci infilo le dita?
Secondo me è invidia, perché voi della Lega non avete una Brambilla. È che non avete creduto abbastanza in Irene “Catwoman” Pivetti.
Mi piaceva di più la prima Pivetti, quand’era presidente della Camera. Ma adesso che ci penso, non così tanto.
I fucili da dissotterrare, i bergamaschi pronti alle armi, il tricolore nel cesso, adesso la guerra di liberazione… Solo la sinistra ci casca ancora.
In tutti questi anni Bossi ha avuto la capacità di incanalare per vie democratiche incazzature che potevano prendere altre strade. L’Alitalia che chiude Malpensa, la Brebemi, la Tav e la pedemontana bloccate, un fisco martellante… Solo Umberto ha evitato che la situazione esplodesse, facendo votare quattro volte al Parlamento modifiche della Costituzione.
In fondo il gesto più eversivo resta ancora quel folcloristico attacco al campanile di San Marco col carro armato fatto in casa.
Non era la Lega, ma una cosa staccata. Erano i Serenissimi, un gruppetto spontaneo che ha fatto quel gesto simbolico. Con il merito di aver dimostrato che Stato abbiamo di fronte: dopo averli tenuti in galera i giudici li hanno assolti, facendo ridere il mondo.
Perdoni il dubbio, ma la guerra di liberazione prescinde da Roma o marcerà su Roma?
Non abbiamo ancora abbandonato la via parlamentare, anche se siamo scettici che si possa ottenere qualcosa. Il messaggio di Bossi è stato chiaro, ne abbiamo parlato anche con Giulio Tremonti. Bisogna trovare qualcosa che sblocchi la situazione di stallo.
A proposito di stallo: come sta il suo maiale, quello che doveva sfilare a Bologna in funzione antimoschea?
Povero, è finito in salami. Del resto, era grasso al punto giusto. Ma sa che me ne hanno offerti altri 100 con trasporto annesso per andare a Bologna? Adesso il senatore Giovanni Pistorio mi ha promesso il maialino nero dei Nebrodi, che almeno resta piccolo e non cresce.
Dicono che le state sparando a raffica perché i sondaggi vi danno in calo. Le risulta?
Ma quando mai? I sondaggi dovrebbero preoccupare gli altri. Alle ultime amministrative la Lega ha fatto il pieno, e quelli sono voti veri.
[i](Credits: [url=http://uberg.ods.org/]Gianfranco Uber[/url])[/i]
Ma sono davvero 15 i parlamentari della Margherita pronti a saltare il fosso?
Lo ha detto Silvio Berlusconi, anche se mi sa che l’occhio del padrone ingrassa il cavallo. Guardi, a me ne basterebbero 3 e Prodi sarebbe spacciato.
Con Romano Prodi avevate provato a parlare.
Sì, ma lui non ha fatto nulla. Doveva esserci il federalismo fiscale in Finanziaria, lei per caso l’ha visto?
Se si vota in primavera, quanto prende la Lega?
Tra l’8 e il 10 per cento.

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