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Liberalizzazioni: “io, tassista, per Monti sono come un rapinatore”

I tassisti occupano Piazza Maggiore a Bologna (Credits: ANSA / MICHELE NUCCI)

I tassisti occupano Piazza Maggiore a Bologna (Credits: ANSA / MICHELE NUCCI)

“Disarmare i tassisti???? Ma che frase è, ma come si permette. Io mi sono sentita offesa, come persona, come lavoratrice. Non mi si può paragonare ad un malvivente. Si disarma un rapinatore, non un tassista”. Che le parole di Monti ieri sera a “Che tempo che fa” abbiano ferito lei e forse un’intera categoria lo si percepisce dalla foga con la quale cerca di spiegarsi. Perché lei, Raffaella Piccinni, milanese, professione tassista, un passato ed un presente da sindacalista di categoria, una parola del genere (disarmare) non se l’era mai sentita dire….

“Siamo attaccati ingiustamente. Ma come si fa a dire una cosa del genere, “disarmare”. Ma si rende conto il Presidente del Consiglio che dietro ai 60 mila tassisti italiani ci sono 60 mila famiglie, persone serie, che si sono aperti un mutuo per comprare la licenza e l’auto. Eppure sembra che siamo noi il male del paese, l’origine e la causa della crisi economica. Anche questa è violenza, di quella peggiore”. Continua

Com’è bravo Monti in tv…

Il Presidente de Consiglio a "Che tempo che fa" (Credits: Gian Mattia D'Alberto - LaPresse)Marco Ventura

Bravo è bravo. Chi potrebbe dire il contrario? Mario Monti, intervistato ieri a “Che tempo che fa” da Fabio Fazio, ha il linguaggio del professore (del resto, lo è), col vantaggio di essere più comprensibile dei politici puri. Ha la pacatezza di chi è consapevole di dipendere non dal consenso degli elettori ma dalle condizioni politiche e dall’appoggio incondizionato del capo dello Stato. Ha la prudenza di chi sa di trovarsi quasi per caso alla guida del governo, catapultato a Palazzo Chigi dalle prime pagine del “Corriere della Sera” (di cui era editorialista) e dalle sale ovattate della Bocconi di Milano. Ha l’ironia sapiente dell’accademico cresciuto a pane e humour britannico, forgiato dalla lettura e dalla lenta conversazione con gli studenti più che dal frenetico corpo a corpo cui sono condannati ogni giorno operai, imprenditori e professionisti con la vita, lo Stato, la concorrenza. Continua

Fabio Fazio, fenomenologia di un presentatore


Fabio Fazio: fenomenologia di un presentatore

di Pietrangelo Buttafuoco

ALLORA: «BELLEZZA MODESTA». E su questo ci siamo, perfino molliccia e goffa è la sua immagine, adorna com’è di peletti prepuberali. Poi: «sex appeal limitato». E su questo è meglio sorvolare. Quindi, un «gusto discutibile». Quanto a cravatte, per dire, eguaglia un Gianfranco Fini. E, infine, una «certa casalinga inespressività». Anche su questo il parametro si parametra. Sembra sempre sul punto di porgere lo stantuffo per sturare il lavandino, ma col gesto eroico di chi vuol celare l’affondo di una spada, la famosa Durlindana del culturalismo da pisello piccolo, non aggressivo. Abbiamo elencato le categorie identificative dell’everyman, l’uomo assolutamente medio, teorizzato nel 1961 da Umberto Eco a proposito di Mike Bongiorno, Continua

Fabio Fazio, l’imbavagliato più loquace della tv


Fabio Fazio, l’imbavagliato più loquace della tv

di Paola Sacchi

Ora che la telenovela Vieni via con me sembra finita, Fabio Fazio non potrà pretendere che i telespettatori si preoccupino di come farà Claudio Abbado a pagarsi aereo e hotel. Sia il maestro sia Roberto Benigni parteciperanno gratis alla trasmissione di Raitre (dall’8 novembre). Ma qualche colpo di coda da parte di Fazio e degli altri perseguitati in Rai dal regime berlusconiano c’è da aspettarselo. Continua

Annozero, mille scintille: la difesa di Santoro e il battibecco Castelli-Travaglio


Puntata calda, più del solito, quella di giovedì sera per AnnoZero su Raidue. Sotto inchiesta da parte dell’Autorità per le Comunicazioni per la puntata sul V-day di Beppe Grillo e richiamata dai vertici Rai, la trasmissione ha visto lo scontro tra il sottosegretario Roberto Castelli e il giornalista, collaboratore fisso del programma, Marco Travaglio. Un vivace scambio di battute che si è concluso con l’annuncio di querela da parte dell’esponente del Carroccio contro il giornalista, mentre Michele Santoro cercava di riportare la discussione sui temi della puntata, sicurezza e immigrazione.
E proprio il conduttore ha aperto la serata difendendo Travaglio dopo le polemiche della scorsa settimana quando Travaglio a Che tempo che fa attaccò il presidente del Senato Renato Schifani, provocando una vera e propria bufera politico-mediatica. “Stai tranquillo, Marco, sei nel cuore del pubblico e non hai niente da temere”, ha esordito Santoro. Poi il conduttore ha criticato gli articoli usciti in questi giorni su Travaglio su Repubblica e sul Corriere della Sera. “C’è stato lo scoop di D’Avanzo, che in pratica ti ha accusato di aver preso un residence coi soldi di un tale Aiello, condannato per mafia. Naturalmente il Corsera oggi riprende questo scoop degno del Pulitzer e lo approfondisce: tutti e due i giornali dicono che non può essere una cosa vera, ma la scrivono lo stesso. Perché? Per minare la tua credibilità, ma anche perché quei fatti che tu hai raccontato loro non li avevano scritti, e quindi non dovevano meritare di essere scritti. Altrimenti, che figura ci avrebbero fatto i direttori Mieli e Mauro nei confronti dei loro lettori?. Infine, ha concluso Santoro “Dagospia ha trovato la quadratura del cerchio: esiste in Italia una banda dei quattro, cioè Di Pietro, Grillo, Travaglio e Santoro. Tolti di mezzo questi, il paese si può avviare verso la modernizzazione. Ma io” ha sottolineato Santoro rivolgendosi a Travaglio “non ho la psicosi di essere dalla parte dei vincitori. Mi sento vivo anche perché sei tu qui e hai il tuo microfono”.
Travaglio non ha parlato del suo caso, ma ha citato esempi internazionali in cui la stampa ha contribuito a smascherare comportamenti scorretti da parte di politici: “In tutti questi casi non sono stati i giornalisti a scusarsi” ha sottolineato. “All’estero si usa così: i giornalisti si scusano quando fanno errori, ma se dicono la verità a scusarsi sono i politici”.
Poi è intervenuto Castelli, che ha iniziato un battibecco con Travaglio che ha scritto che l’ex ministro della Giustizia era stato condannato. L’esponente leghista ha sostenuto di non essere mai stato condannato. A differenza di Travaglio. Questi a sua volta ha spiegato di cosa Castelli è accusato e di come ha potuto evitare la condanna grazie al Parlamento. “C’è una banda di giornalisti”, ha detto Castelli, citando tra questi anche Gian Antonio Stella del Corsera, coautore del libro La Casta, “che ha scoperto una cosa interessante, e cioè a parlar male a prescindere dei politici si diventa ricchi. Va bene criticare i politici quando se lo meritano. Ma quando si sbaglia e si diffama una persona, magari si riconosca l’errore”.
Libro alla mano, Travaglio ha replicato che “la Corte dei Conti ha chiesto a Castelli la restituzione di oltre 98 mila euro” ipotizzando per l’ex ministro della Giustizia il reato di abuso di ufficio per aver assunto una persona di Lecco alle sue dipendenze. “Non si è trattato di una condanna” ha controreplicato Castelli “bensì di una richiesta del procuratore della Corte dei Conti”. Travaglio ha però ricordato che il procedimento è stato bloccato dal tribunale dei ministri, che non ha dato l’autorizzazione a procedere.
Finita qui? Per ora almeno sì: “Ci veiamo in tribunale” ha detto Castelli. E Travaglio: “Sì, arrivederci”.

Il VIDEO tratto da YouTube

Programmi di Santoro e Fazio, l’Agcom apre un’istruttoria contro la Rai

Il giornalista MIchele Santoro in studio durante la prima puntata di Anno Zero | Ansa
L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha deciso, a maggioranza, di aprire un’istruttoria nei confronti della Rai per le trasmissioni AnnoZero del 1 maggio e Che tempo che fa del 10 maggio, contestando alla Concessionaria pubblica la presunta violazione dell’articolo 4 (diritti fondamentali della persona) e dell’articolo 48 (compiti del servizio pubblico) del Testo unico della radiotelevisione.
La puntata di AnnoZero è riferita al secondo V-Day di Beppe Grillo, durante la quale furono trasmessi lunghi passaggi del monologo tenuto dal comico genovese in piazza a Torino. Nel mirino diverse dichiarazioni che toccavano il capo dello Stato e l’oncologo Veronesi, scatenando la reazione verbale dell’ex assessore milanese alla Cultura, Vittorio Sgarbi, presente in studio, che a sua volta lanciò pesanti accuse nei confronti di Marco Travaglio, anch’egli presente in studio.
Travaglio è invece finito nel vortice per l’intervista rilasciata a Fabio Fazio nella puntata di Che tempo che fa in occasione della quale il giornalista ha fatto dichiarazioni che toccavano il tema mafia e che hanno chiamato in causa anche il presidente del Senato, Renato Schifani, innescando forti polemiche sul fronte politico. Tanto da vedere l’intervento immediato della direzione generale Rai, con un messaggio di scuse a Schifani letto in diretta tv dallo stesso Fazio (a sua volta scusatosi per l’accaduto) nella puntata di domenica. Nella vicenda di Che tempo che fa il direttore generale Rai, Claudio Cappon, oltre alla dissociazione a nome dell’azienda ha sottolineato come fosse da stigmatizzare in particolare “un comportamento - inaccettabile in qualsiasi programma del servizio pubblico - che mette in campo critiche, insulti e affermazioni diffamanti senza alcuna possibilità di contradditorio”.
Ora arrivano i procedimenti dell’Agcom, che in in qualche modo erano annunciati nei giorni scorsi, procedimenti decisi a maggioranza e che - sottolinea l’Authority presieduta da Corrado Calabrò - “si svolgeranno nel rispetto delle garanzie procedurali previsti dalla legge e dai regolamenti” dell’Autorità stessa.

Il VIDEO della trasmissione del 10 maggio

Travaglio su Schifani: la bufera non si placa. Per Fazio probabile sanzione

È bufera dopo le affermazioni del giornalista Marco Travaglio a Che tempo che fa, secondo le quali il presidente del Senato, Renato Schifani, “ha avuto amicizie mafiose”. Il direttore della trasmissione, Fabio Fazio prende le distanze così come il direttore generale dell’emittente pubblica Claudio Cappon, mentre dal mondo politico piovono bipartisan gli attacchi al cronista che, comunque, resta fermo sulla sua posizione.

Il primo inquilino di Palazzo Madama interviene in serata al Tg1 e censura le parole di Travaglio: “C’è qualcuno” dice “che vuole minare il clima di dialogo costruttivo che ha caratterizzato l’inizio di questa legislatura”. Schifani si dice “sereno” e determinato a proseguire la sua azione per far lavorare insieme maggioranza e opposizione perché “ce lo chiede il Paese e anche il capo dello Stato”.
Un intervento, il suo, che arriva dopo una giornata di pesanti attacchi del Pdl contro Travaglio con i democratici a fare quadrato, mentre l’Idv si smarca e parla dell’esposizione di “fatti incancellabili”.
I primi ad intervenire, il giorno dopo la puntata della trasmissione sono, per il Popolo della Libertà i “colonnelli” di An, secondo i quali si tratta di un colpo premeditato e volto a rompere il clima di dialogo che si respira nel Paese, insomma, si grida al “complotto anti-dialogo”. “Travaglio getta benzina sul fuoco delle polemiche” attacca il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri “in un momento di sereno avvio di una nuova fase politica. Verrebbe voglia di sapere se per spinta di qualcuno”. Gli fa eco il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, che parla di “vergognosa imboscata” mentre Italo Bocchino chiede un intervento del garante. Gli azzurri Giulio Urbani e Maria Elisabetta Alberti Casellati attaccano la gestione della Rai, mentre la Lega tace.
Il Pd fa quadrato con Anna Finocchiaro, presidente dei senatori e conterranea di Schifani. “Trovo inaccettabili” attacca la senatrice “che possano essere lanciate accuse così gravi, come quella di collusione mafiosa, nei confronti del Senato, in diretta tv su una rete pubblica, senza possibilità di contraddittorio”. Stessa linea dal responsabile informazione dei democratici, Marco Follini: “Travaglio” avverte “non ci trascinerà nella giungla”.
Diversa la linea del leader dell’Italia dei Valori con il leader Antonio Di Pietro secondo il quale Travaglio ha “esposto fatti incancellabili”.

Affermazioni, quelle dell’ex ministro delle Infrastrutture, che vengono immediatamente rimandate al mittente dal Pdl con Fabrizio Cicchitto. “Di Pietro” osserva il capogruppo del Popolo della Libertà alla Camera “difende Travaglio e dice a sua volta parole in libertà perché non gradisce che fra le forze politiche di maggioranza e di opposizione si è stabilito un clima normale, nel quale ci si confronta e anche si dissente senza insulti e demonizzazioni”.

Ma le polemiche non si chiudono qui. La trasmissione di Fabio Fazio è ora finita nel mirino dell’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni, pronta, a quanto si apprende, a prendere provvedimenti nei confronti del programma di RaiTre. I poteri dell’organismo di controllo (la prossima riunione del Consiglio dell’Agcom è in programma mercoledì prossimo e prenderà in esame anche il caso Annozero, cioè la puntata del primo maggio del programma di Michele Santoro che ha dato ampio spazio al V2-Day di Beppe Grillo e sulla quale l’organismo di garanzia ha già aperto un’istruttoria) vanno dal richiamo alla sanzione amministrativa: dovrebbe essere quest’ultimo, secondo indiscrezioni, il provvedimento che verrà adottato.
Intanto Marco Travaglio reputa a rischio la sua partecipazione la trasmissione condotta da Michele Santoro. E, dalla fiera del libro di Torino, torna all’attacco: “Su quanto detto in tv nel corso di Che tempo che fa“, a proposito del Presidente del Senato Renato Schifani, “aspetto solo che qualcuno mi smentisca”, ha detto. “Se mi dimostrano che ho raccontato palle” ha proseguito Travaglio, accolto come una star dal pubblico della Fiera che lo ha osannato e circondato per chiedergli autografi e manifestargli solidarietà “allora chiederò scusa. Ma mi chiedo se prima di me abbiano detto palle Peter Gomez e Lirio Abbate che già un anno fa avevano detto che Schifani aveva vicinanza quantomeno sospetta con la mafia”.
A chi gli ha chiesto se è preoccupato, Travaglio, che in Fiera ha presentato il suo ultimo libro Se li conosci li eviti (Ed. Chiarelettere), ha risposto: ”No, sono a posto con la mia coscienza. Mi spiace che in questo paese nessun giornale, appena nominato Schifani, abbia parlato dei suoi rapporti con la mafia e che l’opposizione lo abbia applaudito e pure baciato come ha fatto la Finocchiaro”. Poi, con una battuta, ha tratteggiato la sua idea di cosa accadrà nel prossimo futuro: “Tanto ora lo so che denunceranno la Rai per la mia partecipazione a Che tempo che fa e che così non potrò più andare ad Annozero. Ma io sono un giornalista e quello che mi tocca fare è raccontare la verità”.

Il VIDEO della trasmissione del 10 maggio

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Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
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Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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