
Il titolo, L’odore dei soldi, era quasi profetico. Infatti da quando, 8 anni fa, Marco Travaglio ha scritto il suo primo best-seller interamente dedicato a Silvio Berlusconi, il 740 dello scrittore-giornalista è schizzato verso l’alto, crescendo ogni anno, sino ai fasti di oggi. Continua
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Non sarà una Unità color pastello e la striscia rossa rimarrà : prima riunione con la redazione per Concita De Gregorio, alla guida della testata di proprietà di Renato Soru. E prime rassicurazioni: l’ex firma di Repubblica ha incontrato il comitato di redazione, annunciando l’arrivo di Giovanni Maria Bellu e di Daniela Amenta. Cambierà il formato, il nuovo sarà a cura di Cases Y Associated. Il piano editoriale dovrebbe arrivare tra la prima e la seconda settimana di settembre. Sul giornale di domani dovrebbe uscire l’editoriale-saluto e sempre domani verrà modificata la gerenza che ancora per oggi riporta come direttore responsabile Antonio Padellaro.
In difesa del quale, al giornale fondato da Antonio Gramsci sono arrivate diverse lettere che esprimono disorientamento, pur augurando buon lavoro alla De Gregorio. “Sconcerto e preoccupazione per questo cambio che non capisco”, dice Silvia, mentre Guido propone di ripartire “dalla base Padellaro”. Mirella esprime “vivo rammarico” per l’addio del direttore uscente. “Sono arrabbiatissima”, si dichiara da parte sua Giovanna mentre Giusi ammette di provare “un senso di smarrimento”.
Rammarico e smarrimento espressi dall’autorevole firma di Marco Travaglio con un commento, richiamato in prima pagina, dal titolo Scusate, ma non ho capito. Un lungo articolo in cui il giornalista spiega di non riuscire a trovare una ragione del cambio di direzione del quotidiano, da Antonio Padellaro a Concita De Gregorio, “ottima giornalista e persona squisita”. Secondo Travaglio le “chiacchiere” sulla scarsa “multimedialità ” di Padellaro sono solo una scusa. Il problema, secondo Travaglio, è che dietro a tutto c’è Walter Veltroni: “Non è usuale che un segretario di partito licenzi un direttore di giornale e indichi le caratteristiche del suo successore”. Insomma, un “peccato originale destinato inevitabilmente a incombere sul futuro”. Inoltre, “avrei preferito che qualcuno spiegasse perchè l’avventura di questo giornale risorto per il duo Colombo-Padellaro debba finire”.
Per il giornalista tutto parte dall’intervista rilasciata da Veltroni al Corriere della Sera dopo l’acquisizione dell’Unità da parte di Renato Soru. Veltroni, dice Travaglio, già allora “auspicava un ‘direttore donna’”. Perché, si chiede Travaglio, il segretario di un partito avanza la proposta di un cambio di direzione di un giornale che “non appartiene né a lui né al suo partito”? Secondo il giornalista è il completamento di un “disegno avviato nel 2005, quando Furio Colombo fu defenestrato dopo mesi di mobbing praticato da ben noti ambienti Ds, insofferenti per la linea troppo autonoma, troppo aperta, diciamo pure troppo libera del giornale”.
E per quale motivo ai Ds, e ora al Pd, non andava bene questa linea? Perché, secondo Travaglio, l’Unità è l’unica “a dire le cose che non si possono dire e a vedere le cose che si preferisce non vedere”. In particolare a chiamare “le cose con il loro nome: guerra la guerra e non missione di pace; separatismo il separatismo e non federalismo fiscale; razzismo il razzismo e non sicurezza; inciucio l’inciucio e non riformismo”, e così via.
Di fronte a tali considerazioni, continuerà Travaglio a collaborare con l’Unità ? Il giornalista non si chiude tutte le porte alle spalle: “È stata una splendida avventura. Speriamo che continui ancora a lungo”, termina l’articolo, anche perché prima aveva scritto che la neodirettrice De Gregorio gli aveva “garantito massima continuità e libertà ”. Del futuro di Travaglio parla invece Repubblica: il direttore di Chiarelettere, Lorenzo Fazio, starebbe lavorando al progetto di un “settimanale di denuncia” che dovrebbe” riunire Di Pietro e i transfughi dell’Unità , gli ex direttori Colombo e Padellaro”. Fazio afferma a Repubblica che “con Travaglio ne abbiamo parlato tante volte e ci siamo detti che sarebbe bello avere anche uno strumento giornalistico per ospitare reportage critici contro il potere”.