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L’Aquila, sei mesi dopo: le amnesie di Obama

La chiesa di San Marco: era stata "adottata" da Obama

La chiesa di San Marco: era stata "adottata" da Obama

Cosa posso fare per restaurare questa bellissima chiesa?”. Era l’8 luglio quando il presidente Barack Obama, giunto per il G8, visitò il centro dell’Aquila distrutto dal terremoto e pronunciò quelle parole davanti a San Marco e a molti testimoni (qui le FOTO della visita e il VIDEO da YouTube). In mattinata Michelle Obama voleva adottare la chiesa di S. Maria Paganica. Ma, a oggi, gli Stati Uniti non hanno ancora onorato la promessa. Continua

In Abruzzo, giù chiese e monumenti. A rischio la memoria artistica dell’Aquila

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Era la città delle 99 Cannelle, famosa per le 55 Chiese, bella come un presepe: L’Aquila. Già, era…

Ora è un ammasso di macerie, con pochi monumenti in piedi e la maggior parte delle chiese distrutte. La mano infernale che nel buio della notte ha stritolato l’Abruzzo, ha prodotto lesioni gravi alla totalità del patrimonio artistico e culturale dell’Aquila e della zona del cratere. E a essere a rischio è la memoria storica, culturale, della città.
Non si è salvato praticamente nulla, conferma l’architetto Augusto Ciciotti del Dipartimento dei Beni Culturali d’Abruzzo.

Anzi, qualcosa che si è salvato c’è: la teca che contiene le spoglie di Papa Celestino V (il “Papa del gran rifiuto” che già si salvò nel terremoto del 1703, quando venne giù il soffitto dell’edificio costruito nel 1287). L’operazione di recupero è stata condotta da Vigili del Fuoco, Protezione Civile, con la collaborazione della Guardia di Finanza e sotto la supervisione del rettore della Basilica di Collemaggio, don Nunzio Spinelli. La teca è stata trasferita dal complesso di Collemaggio, gravemente danneggiato dal terremoto: “Si tratta di un altro grande miracolo di papa Celestino V - ha commentato Fabio Carapezza Guttuso, responsabile Commissione Sicurezza Beni Culturali -. Le spoglie di Celestino sono state conservate in perfetta sicurezza”. La volta della Basilica di Santa Maria di Collemaggio è infatti crollata proprio nel punto in cui si trovava la teca, che era rimasta quindi sotto un cumulo di macerie.

Il sisma di lunedì scorso ha fatto precipitare la volta della chiesa romanica. E non solo di quella, visto che per Daniel Noviello, responsabile nazionale di Legambiente Protezione Civile, raggiunto telefonicamente dall’Adnkronos: “Il 70% dei beni culturali de L’Aquila è andato distrutto”. E il resto “ancora non lo abbiamo visto” perché i lavori di recupero “si stanno concentrando soprattutto sul centro storico del capoluogo, che è andato giù tutto”.
Insomma, è gravissima la situazione delle chiese del capoluogo, da Collemaggio alle Anime Sante, drammatica quella dell’Archivio di Stato che aveva sede nel Palazzo del Governo totalmente crollato. “Non sappiamo in che condizioni sono i documenti medioevali, libri e quant’altro riguarda la storia dell’Aquila” racconta Ciciotti “ma la stima dei danni complessivi è al momento incalcolabile. E ci vorranno anni per ricostruire”.

Il danno non riguarda solo monumenti o palazzi storici - non è rimasto in piedi neanche un campanile del cratere - ma anche l’indotto turistico che ha sempre portato un notevole introito all’Aquila e all’aquilano. “Ora non possiamo fare nessun intervento. Ci vorranno mesi per fare un inventario, puntellare gli edifici, fare una lista dei danni, evacuare biblioteche, quadri, statue, cioè i beni mobili culturali e poi mettere in depositi, da individuare perchè non sappiamo ancora dove metterli - riprende affranto Ciciotti - Prima va messo tutto in sicurezza per provare a salvare il salvabile. Ci sono riflessi sul tutto il territorio incalcolabilì’.
L’Aquila ferita, tutto l’aquilano e parte delle provincie limitrofe violentate dalle scosse che continuano a scuotere la terra. Distrutta la torre medicea di S.Stefano di Sessanio, gioiello architettonico del Gran Sasso - in cui sono crollate molte case ricostruite di recente - crollato in pezzi il bellissimo castello-rocca di Ocre, lesionata la chiesa sul tratturale di S.Stefano a S.Pio delle Camere, capolavoro romanico, lesionati o inagibili altri conventi e chiese in Val Peligna e nel pescarese, campanili sbriciolati a Rovere sull’Altopiano delle Rocche.
Pochi i miracoli, poche le strutture che hanno resistito alla furia del terremoto. Proprio a S.Pio delle Camere, paese natale dell’ex presidente del Senato Franco Marini, nessun danno al triangolare castello fortezza abbarbicato, mentre a pochi chilometri nella frazione di Castelnuovo ci sono stati crolli e vittime.
E salva anche la Rocca di Calascio, splendido baluardo mediceo che fu abbandonato assieme al borgo nei secoli scorsi proprio a causa di un sisma.
Il palazzo della Prefettura all'Aquila

Aspettando anche gli aiuti americani (concordati telefonicamente tra il premier Berlusconi e il presidente Usa Obama), per cominciare a mettere “fondi in cascina”, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha attivato il conto corrente postale “Salviamo l’arte in Abruzzo”, contando di raccogliere le donazioni di contributi dall’Italia e da tutto il mondo. “Di fronte a questa immane tragedia” ha dichiarato il Ministro Sandro Bondi nel corso del Consiglio dei Ministri svoltosi oggi a Palazzo Chigi “che rischia di cancellare intere comunità locali, credo sia particolarmente importante l’impegno del Governo per assicurare che anche il patrimonio artistico distrutto o danneggiato possa essere al più presto restituito agli abitanti delle zone colpite. Le chiese, le piazze, i palazzi antichi esprimono infatti in modo simbolico la memoria e l’identità più profonda di questi luoghi. In tutto il mondo, oltre il cordoglio per i numerosi lutti, non a caso c’è preoccupazione soprattutto per lo stato del patrimonio artistico, che anche all’estero viene percepito come vera essenza del nostro paese”. In campo anche una task force di esperti, già intervenuti sui monumenti danneggiati dal sisma del 1997 in Umbria e Marche, in supporto ai funzionari locali.

Sisma in Abruzzo: gravissimi i danni al patrimonio culturale

Le mura a L'Aquila

I danni provocati dal terremoto in Abruzzo sono molto ingenti anche per il patrimonio culturale della regione e i primi sopralluoghi all’Aquila, hanno tra l’altro registrato il crollo della parte absidale della Basilica di S.Maria di Collemaggio, dal transetto sino al fondo della chiesa, della cupola di Giuseppe Valadier della chiesa delle Anime Sante, del campanile della chiesa di San Bernardino. Crollato parzialmente anche il transetto del Duomo e crollata Porta Napoli.
È il primo bilancio comunicato da Giuseppe Proietti, Segretario Generale del ministero per i Beni e le Attività Culturali, in contatto con i funzionari locali “ma solo via telefonino, perché la Direzione generale e le due Soprintendenze dell’Aquila non sono agibili”.
La fortezza spagnola che contiene il Museo Nazionale e gli uffici delle due soprintendenze ha avuto infatti ingenti crolli al terzo piano ed è pericolante anche il ponte d’ingresso, per cui vi è precluso l’accesso ed è presidiato. “Sono stati intanto già identificati i magazzini in cui mettere in sicurezza le opere danneggiate e quelle che sono in luoghi crollati o pericolanti”, annuncia Proietti, aggiungendo che si sta costituendo una squadra di supporto con personale proveniente da altre soprintendenze di altre regioni.
È crollato anche il cupolino della chiesa di Sant’Agostino, uno dei monumenti del barocco aquilano, finito sul palazzo della Prefettura che è andato completamente in rovina, luogo dove era custodito l’Archivio di Stato dell’Aquila.
“Naturalmente crolli diffusi ci sono in tutta la città, con cornicioni, mura, pezzi di tetto che spesso ostruiscono le strade, ricorda sempre Proietti, che fa notare come invece la celebre facciata quattrocentesca della basilica di Collemaggio si sia salvata perché in restauro e sostenuta da grandi ponteggi.
Ecco alcuni dati sui principali monumenti colpiti:
Basilica di Santa Maria di Collemaggio. Fondata alla fine del XIII secolo dal futuro papa Celestino V, posta subito fuori le mura della città, è costituita da tre navate divise da pilastri che sorreggono arcate ogivali. Nella cappella in fondo alla navata destra è il sepolcro di Celestino V. La celebre facciata è della prima metà del XIV secolo, ricoperta da un insieme di masselli color bianco e rosso che la decorano con motivi geometrici.
Chiesa di Sant’Agostino. E’ una delle maggiori testimonianze del barocco aquilano. A pianta centrale, sorse sul sito di un complesso del XIII secolo. A metà del Seicento venne arricchita con nuove cappelle e verso la fine del secolo trasformata da Francesco Bedeschini. Crollò per il terremoto del 1703 e venne ricostruita dall’architetto Giovan Battista Contini.
La fortezza spagnola. Fu costruita nel 1534 per volere del governo spagnolo che affidò la progettazione all’architetto Pirro Aloysio Scrivà. La struttura esterna si innalza a scarpa con mura spesse fino a 10 metri al piano di fondazione. Intorno al forte si trova un fossato. Il ponte in pietra di collegamento presenta quattro campate di cui l’ultima sostituisce l’originale tavolato a ribalta in legno.
Museo nazionale d’Abruzzo. Situato all’interno della Fortezza spagnola, nasce nei primi anni ‘50 dopo il restauro dell’architetto Umberto Chierici e unificò le raccolte del Museo Civico e di quello Diocesano, cui si aggiunse poi la collezione di dipinti dei secoli XVII e XVIII della famiglia Cappelli di Torano.
Porta Napoli. Nota anche come Arco di trionfo, fu eretta nel 1548, in onore dell’imperatore Carlo V, su disegno di Giangiacomo dell’Acajala, ed era la più bella e antica della città.

La direttiva Maroni: “Basta manifestazioni davanti ai luoghi di culto”

Musulmani davanti al duomo di Milano
“Mai più moschee a cielo aperto davanti alle cattedrali”. Questa la parola d’ordine di Roberto Maroni, dopo i casi delle manifestazioni pro-Palestina concluse a Milano e Bologna con una preghiera islamica nelle piazze principali delle città. Pensiero che lo ha guidato, lo ammette lui stesso, all’emanazione di una direttiva, inviata ai prefetti, per regolamentare la concessione degli spazi per le manifestazioni.
I prefetti dovranno tenere conto della “salvaguardia” di alcune aree “di particolare importanza dal punto di vista sociale, simbolico e religioso”. Se il principio è chiaro, meno chiara rischia di essere la sua applicazione: un’interpretazione restrittiva può di fatto vietare qualsiasi manifestazione nei centri storici delle città italiane, dove monumenti e chiese abbondano. “L’obiettivo” ha spiegato Maroni, “è una migliore gestione delle manifestazioni e garantire il diritto dei cittadini a fruire pacificamente degli spazi della propria città”. Altra novità: si chiederà agli organizzatori dei cortei una sorta di “caparra” per tutelarsi in caso di danni agli edifici o all’arredo urbano.
Molto misurate le reazioni dei responsabili dei centri islamici milanesi, che del resto per l’episodio della preghiera-occupazione davanti al Duomo dello scorso 3 gennaio si erano già scusati pubblicamente con la Curia milanese. ”Sono totalmente d’accordo con la direttiva del ministro”, ha commentato il ministro per le Politiche comunitarie Andrea Ronchi “ciò non significa impedire l’espressione libera del culto. Significa soltanto evitare le profanazioni come quelle che ci sono state a Milano, a Bologna e a Roma davanti al Colosseo”. Lo ha detto a Milano a margine di un convegno della Comunità religiosa islamica (Coreis) riferendosi alla direttiva per vietare le cosiddette ‘preghiere in piazza’. Ma un plauso a Maroni arriva anche da alcuni avversari politici: per Antonio Di Pietro “Maroni non intende criminalizzare chi vuole pregare. Chiede solo che si sappia prima dove si svolgeranno le manifestazioni; già oggi in alcuni luoghi come le sedi diplomatiche e le sedi dei partiti ci sino regole simili. Dunque non ci prestiamo alla strumentalizzazione preventiva antileghista”. Critico invece il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza:”Secondo la nuova normativa le manifestazioni potranno essere sostituite da gite bucoliche e pic-nic in aperta campagna” commenta ironicamente “A quali possibili percorsi pensava il ministro nel proporre i nuovi divieti? Con queste indicazioni tutto il territorio urbanizzato risulta interdetto. La grande fortuna dell’Italia è di essere il Paese più ricco di monumenti storici. Ogni piazza ha la sua chiesa e il suo supermercato, in ogni borgo e frazione: come dovranno regolarsi i Prefetti per autorizzare le manifestazioni? E soprattutto” conclude Cogliati Dezza “perché criminalizzare una democratica espressione di partecipazione?”.

Dopo il caso delle preghiere islamiche in piazza Duomo a Milano, il ministro dell’Interno scrive ai prefetti chiedendo lo “Stop alle manifestazioni davanti ai luoghi di culto”. Siete d’accordo?

Beate esenzioni: come funziona nel resto d’Europa

Spagna
Ha adottato una normativa fiscale simile a quella italiana. È possibile devolvere alla Chiesa una parte del gettito fiscale, pari al 7 per mille dell’imposta sulle persone fisiche.
Portogallo
I rapporti tra lo stato e il Vaticano sono disciplinati dal concordato del 1940, rivisto nel 1975 e nel 1984. Il Portogallo non finanzia la Chiesa ma garantisce l’esenzione fiscale dalle imposte sugli immobili.
Francia
Non esiste in Francia alcun finanziamento per nessuna confessione religiosa. Gli edifici di culto cattolici, come la cattedrale di Notre Dame a Parigi, sono di proprietà dello stato, che provvede alla manutenzione. Per l’usufrutto delle chiese la diocesi francese versa allo stato un contributo simbolico (1′euro l’anno). Però il Code general des impots prevede l’esonero della tassa sugli immobili che sono luoghi di culto, a beneficio delle associazioni culturali. In alcuni dipartimenti (come in quelli di Bas-Rhin, Haut-Rhin e Moselle) è ancora vigente il Concordato napoleonico e i ministri del culto vengono retribuiti dall’amministrazione locale.
Belgio
La legge prevede l’esenzione fiscale sui beni immobili e stipendia i ministri di culto.
Lussemburgo
In base al Concordato napoleonico del 1801 lo stato retribuisce direttamente
i ministri di culto.
Austria
La Chiesa cattolica ha vantaggi fiscali e può riscuotere le imposte per il sostentamento direttamente dai fedeli.
Germania
La Chiesa può imporre ai fedeli una tassa (0,9 per cento dell’imposta sulle persone fisiche) e lo stato provvede alla riscossione.
Regno Unito
Nessuna chiesa viene finanziata, ma c’è l’esenzione delle imposte sugli immobili.

Todi, alla scoperta dell’Ordine delle vergini


Siamo nel cuore verde dell’Umbria, nella terra di San Francesco. E non poteva tenersi che qui, nel Santuario dell’amore misericordioso a due passi da Todi in provincia di Perugia, l’incontro nazionale delle vergini consacrate. Avvocatesse, ingegneri, medici o catechiste che hanno scelto di consacrarsi a Dio facendo voto di castità. Eppure aggirandosi per il complesso religioso stranamente non ci si sente proiettate nel medioevo: dipenderà dall’architettura contemporanea del santuario, ma soprattutto dal fatto che è pieno di donne vestite alla moda, che si incontrano, si salutano, si abbracciano, ridono.

Quasi tutte giovani perché è vero che l’ordine delle vergini esiste dall’età paleocristiana, ma solo da un decennio sta tornando in auge. Tra liturgie, lavori di gruppo, convegni con sociologi e teologi, nel santuario si aggirano circa 200 persone: cento sono consacrate, una cinquantina alla ricerca di una scelta religiosa alternativa, altri sono uomini di chiesa, professori universitari o missionari. Che siano catechiste o professioniste di rango, tutte raccontano di aver sentito il bisogno di unirsi a Dio tra i 20 e i 30 anni, ma nessuna voleva entrare in convento e rinunciare così alla propria vita nel mondo. La loro volontà di dare amore agli altri sarebbe stata frenata dal matrimonio e dalle quattro mura del convento. Per qualcuna la scelta della castità è stata combattuta e non sempre condivisa da familiari e amici. Nessuna però si è tirata indietro di fronte agli impegni sociali: lavorano tutte a tempo pieno, hanno uno stipendio e si pagano l’affitto, il mutuo o la rata della macchina in totale autonomia. “La diocesi non interviene economicamente come avverrebbe per il sostentamento di una suora”, spiega Maria Luisa Tiberini, 40 anni psicologa di Perugia. “Se abbiamo bisogno ci aiutiamo l’una con l’altra, e magari in occasione del Natale o dei compleanni ci regaliamo un po’ di soldi che posso servire a pagare un debito”.

Come si fa a vivere in castità con il bombardamento di icone sessuali dei mass media e nel contatto costante con colleghi e amici? “Prima o poi le persone che ci stanno intorno, chi più chi meno, capiscono la nostra scelta e la rispettano” dice Maddalena Mazzeschi responsabile di marketing e comunicazione per numerosi vini tra cui Fazi Battaglia e Terre de’ Trinci. Continuano a coltivare interessi e amicizie. “Bisogna ricordarsi di essere delle donne e fragili” aggiunge Emanuela Buccioni, un ingegnere di Terni che è anche teologa. “Non è vero che non ci capitano mai momenti di debolezza. Ma per mantenere la promessa di castità, è importante vivere una vita piena sotto il profilo affettivo ed evitare la solitudine”. “Le donne che si danno a Dio” continua Emanuela Buccioni “rischiano di chiudersi in se stesse e per colmare il vuoto dei rapporti umani potrebbero eccedere nel cibo o nell’alcol”.

Mazzeschi e Buccioni confessano di sentirsi al pari delle donne sposate: non sono immuni dall’attrazione fisica verso gli altri ma con un po’ di prudenza e attenzione non è difficile tener fede alla verginità. “Se si escludono le preghiere all’alba e al vespro e qualche incontro in diocesi dopo cena, la nostra giornata tipo è scandita dagli impegni di lavoro: orari da rispettare, compiti da svolgere, superiori a cui rendere conto e appuntamenti vari” dice Roberta Mei, impiegata bancaria della Cassa di risparmio di Fano. Tanto è vero che gli abiti monacali sono banditi. Anche una vergine laica che fa la Pr deve avere un guardaroba all’altezza delle aspettative sociali.

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