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chirurgia

Ritocchi al seno: il governo dice stop per le minorenni. Arriva il registro per le protesi

Seno

È pronto e presto sarà presentato in cdm il disegno di legge che istituisce un Registro nazionale delle protesi mammarie e vieta il ritocco al seno alle minorenni. “Presto sarà presentato in Consiglio dei ministri”. L’annuncio è venuto dal sottosegretario al Welfare, Francesca Martini, a margine di un convegno organizzato oggi a Roma dal Sindacato italiani veterinari di medicina pubblica (Sivemp).
Il testo “sarà accompagnato dal registro delle protesi mammarie, per garantire la piena tracciabilità, e dal registro per i mielolesi perché c’è una specifica richiesta di aiutare chiunque ha una lesione midollare ad entrare in un centro di riferimento”.
“Il provvedimento” spiega la Martini “istituisce un registro per le protesi mammarie, a favore di tutte le donne che ricorrono alla chirurgia sia a fini ricostruttivi (per esempio a seguito di un intervento di rimozione di un carcinoma al seno), sia a fini estetici”. Perché “la tracciabilità delle protesi mammarie diventa un fattore di garanzia a tutela della salute delle donne, mentre il divieto di intervenire in piena età dello sviluppo dà anche ai medici un quadro normativo in cui lavorare meglio e con maggiore serietà”.
Qualche giorno fa l’American Society for Aesthetic Surgery, prestigiosa società internazionale di chirurgia plastica, ha pubblicato i dati sugli interventi del 2008. Per la prima volta la mastoplastica additiva (cioè l’aumento del seno) ha superato la liposuzione (aspirazione del grasso da cosce e fianchi): circa 355.600 donne si sono rifatte il seno contro le 341.1000 che hanno richiesto la liposuzione. Seguono in classifica la blefaroplastica (occhi) con 195.400casi, rinoplastica (naso) 152.400 e addominoplastica (pancia) con 147.400 casi.
Alla diffusione del seno artificiale contribuisce il successo di nuove tecniche, sempre meno invasive: iniezioni di acido ialuronico, trapianto di cellule staminali, espansori.

Circa due mesi fa fu la stessa Martini a sostenere: “Negli ultimi 10 anni vi è stata una proliferazione di interventi di chirurgia estetica e in particolare di protesi mammarie”. Per questo emerge “la necessità di dare una regolamentazione ad un settore che è un vero e proprio Far West”. E il sottosegretarioaggiungeva che “per quanto riguarda gli interventi di chirurgia estetica, sempre più spesso le adolescenti, più fragili e sensibili ai messaggi dei media, chiedono un seno nuovo. Ma considerati i rischi per la salute di interventi eseguiti quando la ghiandola mammaria non è ancora formata, stiamo pensando di escludere i ritocchi sulle minori non motivati da problemi medici. Voglio chiarire che non sono contraria alla chirurgia estetica, ma vorrei fornire a chi vuole sottoporsi a questo tipo di interventi garanzie e sicurezza”.

Ora il provvedimento annunciato dal sottosegretario Martini è scritto. E c’è da giurarci che farà emergere reazioni contrastanti: giusto scoraggiare il trend imposto da moda, tv, modelle e starlette, soprattutto fra minori. Ma alcuni contestano: in questo modo chi vorrà rifarsi il seno prima dei 18 anni lo farà comunque, attraversando il confine.

Seno rifatto, il governo vuole vietarlo alle minorenni. Siete d’accordo?

Vibo, sigilli a tre reparti dell’ospedale e 33 indagati

Ospedale di Vibo Valentia

Carabinieri in corsia a Vibo Valentia per procedere al sequestro di tre reparti dell’Ospedale civile Jazzolino.
L’operazione è partita lunedì mattina ed è stata condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia, del Noe di Reggio Calabria e dei Nas di Catanzaro. Ortopedia, Immunoematologia e Pronto soccorso i reparti sequestrati in base al provvedimento di urgenza emesso dalla Procura vibonese. I 33 avvisi di garanzia sono stati emanati a causa del mancato rispetto delle prescrizioni in materia di sicurezza e igieniche impartite dall’autorità giudiziaria in seguito alle ispezioni effettuate nel 2007. In quell’occasione furono sequestrati alcuni reparti e aperte indagini, oggi sfociate nei provvedimenti.
I reati contestati vanno dall’abuso d’ufficio, all’illecito smaltimento di rifiuti speciali, al mancato rispetto delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. In sostanza, gli inquirenti, nell’ambito dei controlli effettuati nel nosocomio vibonese in seguito alla morte di Eva Russo, hanno riscontrato inerzia o ritardi da parte dei responsabili dell’azienda sanitaria nell’attuare gli interventi necessari per rendere più sicura la struttura. “Durante le indagini sono emerse gravissime e reiterate carenze che creano gravi pericoli per l’incolumità pubblica” ha detto il procuratore di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo, circa il sequestro dei reparti dell’ospedale. “Il sequestro predisposto” ha aggiunto “è un importante intervento deciso dai sostituti del pool creato per quanto riguarda la tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Speriamo di acquisire ulteriori elementi di indagine che ci consentiranno di chiarire la situazione”.
“Dalle indagini” ha proseguito Spagnuolo “i carabinieri hanno riscontrato delle situazioni gravi dal punto di vista igienico-sanitario. Il sequestro non incide dal punto di vista della cura dei pazienti perché le attività proseguiranno normalmente. Il commissario dell’azienda sanitaria, inoltre, entro 30 giorni dovrà provvedere all’adeguamento delle strutture”.
Già a gennaio scorso i Nas di Catanzaro, dopo un controllo straordinario disposto dal ministero della Salute, riscontrarono nell’ospedale di Vibo Valentia circa 800 infrazioni. In quell’occasione i carabinieri denunciarono in stato di libertà 30 persone tra dirigenti e medici della struttura ospedaliera accusati a vario titolo di inosservanza delle norme tese a garantire la sicurezza e la salubrità nei luoghi di ricovero e di lavoro. Durante i controlli fu rilevata la presenza di impianti elettrici non a norma; l’omessa custodia di rifiuti sanitari a rischio infettivo; la mancanza di requisiti igienico-sanitari e strutturali; umidità e scarsa pulizia negli ambienti di lavoro; l’impraticabilità delle vie di fuga perchè ostruite; la mancanza dei cartelli segnaletici di sicurezza; la non corretta tenuta dei registri di entrata ed uscita dei farmaci ad azione stupefacente.

Appello del Papa ai chirurghi: non si abbandonino i malati terminali

Il papa all'udienza di Castel Gandolfo, non si faceva da Paolo VI

È giusto tutelare la dignità del malato anche quando questi non è più in condizione di guarire. È quanto ha affermato questa mattina il Papa ricevendo in udienza i partecipanti al 110° congresso nazionale della società italiana di chirurgia. “Se anche la guarigione non è più prospettabile - ha affermato il Pontefice nel suo discorso - si può ancora fare molto per il malato: se ne può alleviare la sofferenza, soprattutto lo si può accompagnare nel suo cammino, migliorandone in quanto possibile la qualità di vita”.
“Nel passato spesso ci si accontentava di alleviare la sofferenza della persona malata, non potendo arrestare il decorso del male e ancor meno guarirlo. Nel secolo scorso gli sviluppi della scienza e della tecnica chirurgica hanno consentito di intervenire con crescente successo nella vicenda del malato”, ha detto Benedetto XVI ricordando che la guarigione, che precedentemente in molti casi era solo una possibilità marginale, “oggi è una prospettiva normalmente realizzabile, al punto da richiamare su di sé l’attenzione quasi esclusiva della medicina contemporanea”. “Un nuovo rischio, però, nasce da questa impostazione” ha tenuto a sottolineare il Papa “quello di abbandonare il paziente nel momento in cui si avverte l’impossibilità di ottenere risultati apprezzabili”.

Secondo il Santo Padre resta vero, invece, che, “se anche la guarigione non è più prospettabile, si può ancora fare molto per il malato: se ne può alleviare la sofferenza, soprattutto lo si può accompagnare nel suo cammino, migliorandone in quanto possibile la qualità di vita”. Ogni singolo paziente, anche quello inguaribile, “porta con sé un valore incondizionato, una dignità da onorare, che costituisce il fondamento ineludibile di ogni agire medico”, ha detto Benedetto XVI puntualizzando che il rispetto della dignità umana “esige il rispetto incondizionato di ogni singolo essere umano, nato o non nato, sano o malato, in qualunque condizione esso si trovi”.
Le tecnologie avanzate in medicina possono salvare molte vite, ma “nei contesti altamente tecnologizzati dell’odierna società”, il paziente rischia di essere in qualche misura “cosificato”. Benedetto XVI precisa, quindi, che “a ragione si parla oggi, in un tempo di grande progresso tecnologico, della necessità di umanizzare la medicina, sviluppando quei tratti del comportamento medico che meglio rispondono alla dignità della persona malata a cui si presta servizio”.
Vanno guardati con sospetto e quindi respinti quei tentativi di intromissione nel rapporto medico-paziente svolti in funzione di accentuare un esaltazione individualista del malato di fronte alale cure. “Anche l’insistenza con cui oggi si pone in risalto l’autonomia individuale del paziente - ha spiegato Benedetto XVI - deve essere orientata a promuovere un approccio al malato che giustamente lo consideri non antagonista, ma collaboratore attivo e responsabile del trattamento terapeutico”. “Bisogna guardare con sospetto” ha quindi aggiunto “qualsiasi tentativo di intromissione dall’esterno in questo delicato rapporto medico-paziente. Da una parte, è innegabile che si debba rispettare l’autodeterminazione del paziente, senza dimenticare però che l’esaltazione individualistica dell’autonomia finisce per portare ad una lettura non realistica, e certamente impoverita, della realtà umana”. “Dall’altra” ha spiegato il Papa “la responsabilità professionale del medico deve portarlo a proporre un trattamento che miri al vero bene del paziente, nella consapevolezza che la sua specifica competenza lo mette in grado in genere di valutare la situazione meglio che non il paziente stesso”.

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