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Ciriaco-De-Mita

«Mi sono stati tolti 20 anni di vita, i migliori». È il 4 dicembre 2011, a Roma, con la manovra di Mario Monti, nasce (almeno formalmente) la Terza repubblica italiana. Nelle stesse ore, a Salerno, c’è Carmelo Conte, classe 1938, potente ministro socialista della Prima, che spiega come ha dovuto rinunciare a essere protagonista della Seconda. Tra malagiustizia e sospetti sui servizi segreti, il suo non è un racconto rassicurante. Continua
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Francesco Rutelli e Pier Ferdinando Casini
Tutti la vogliono, ma nessuno la piglia. L’Udc, cenerentola della politica italiana, è tornata alla ribalta in queste settimane. Francesco Rutelli, in uscita dalla casa del Pd, vorrebbe sposarla, ma ancora non può. Il Pd e il Pdl se la contendono da mesi, ma lei ancora non ha deciso. Continua
- Tags: Barbara-Matera, Ciriaco-De-Mita, Clemente Mastella, David-Sassoli, Debora-Serracchiani, Emanuele-Filiberto-di-Savoia, Europarlamento, europee, luigi-de-magistris, new-entry, preferenze, sorpresa, Strasburgo
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E adesso, passata “la sbronza” dei dati, dei flussi e delle analisi, è scoccata l’ora delle promozioni e delle bocciature eccellenti; dei ritorni in pista dei vecchi cavalli di razza che avevano saltato un giro; delle new entry che a suon di voti mettono a tacere gli scettici o chi pensava che la loro fosse soltanto una candidatura di bandiera.
Insomma: chi è riuscito a fare il salto verso Strasburgo? Chi salirà a bordo dell’aereo per l’Europarlamento?
Tra i 72 che occuperanno i seggi spettanti all’Italia ci sono: Ciriaco De Mita e Clemente Mastella; Barbara Matera e Debora Serracchiani; Luigi De Magistris e David Sassoli; mentre resteranno a terra il principe Emanuele Filiberto e Rosaria Capacchione.
Altri dovranno attendere il gioco delle opzioni dei candidati eletti in più circoscrizioni per sapere se riusciranno a rappresentare l’Italia nel consesso europeo, mentre per alcuni si tratterà soltanto di aspettare ancora qualche giorno, per dare modo agli eletti che decideranno di restare in Italia di formalizzare la loro scelta. Come nel caso del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, risultato primo in tutte le 5 circoscrizioni dove guidava la lista per il Popolo della libertà, per complessivi 2 milioni 706mila 791 voti di preferenza (il premier fa quindi meglio del 2004, +365 mila).
Nel Pd il primo posto è del volto del Tg1 David Sassoli che mette insieme 400.502 preferenze, ma realizza l’impresa di raccoglierle tutte in una sola circoscrizione, il Centro; la piazza d’onore (dopo il Cavaliere) va invece all’ex pm e candidato con l’Italia dei Valori Luigi De Magistris: per lui hanno votato 415.646 elettori (ma in 5 circoscrizioni).
Big alla prova
Nel Pdl, subito dopo il premier, si colloca il ministro della Difesa Ignazio La Russa, secondo nella circoscrizione Nord-Ovest con 223.428 voti. Qui gli eletti del Pdl saranno quindi, nell’ordine: Mario Mauro, 48enne indicato da Berlusconi come più ch eprobablie candidato italiano per la presidenza dell’Europarlamento; l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini; Vito Bonsignore, che si piazza tra Laura Comi (coordinatrice di FI in Lombardia, per i giovani) e Licia Ronzulli (con loro anche Barbara Matera da Lucera ha ripagato la fiducia del premier Silvio Berlusconi che aveva, non senza sucitare polemiche, scommesso sulla loro freschezza, giovinezza e competenza).
Nel Nord-Est, sempre dopo il premier, il Pdl elegge Elisabetta Gardini, Sergio Berlato, Lia Sartori e Antonio Canciani. Per Bossi invece c’è un quinto posto nella top ten generale con 334.444 preferenze, anche per lui in tutte le circoscrizioni. Antonio Di Pietro si deve accontentare di un quarto posto con 396.641 voti (5 circoscrizioni).
New entry: l’exploit friulano di Debora
Ottima la performance per la novità targata Pd Debora Serracchiani: con le sue quasi 74mila preferenze, la giovane avvocato (che El Paìs aveva ribattezzato la Obama italiana, all’indomani del suo intervento critico, scaricato migliaia di volte da YouTube, contro i leader del Pd durante un’assemblea dei circoli friulani del partito) fa tirare un sospiro di sollievo a Franceschini. La 38enne, vice capogruppo nel Consiglio provinciale di Udine, numero tre della lista Pd nella circoscrizione Italia Nord Orientale, supera nella sua regione - il Friuli - anche i voti del capolista Pdl Silvio Berlusconi (64.286). “Mi sveglio, un occhio ai dati e… in Friuli Venezia Giulia Debora batte ‘papi’ 73.910 a 64.286″ si legge sulla pagina di Facebook della candidata. Notevole il distacco, sempre su scala regionale, anche con il capolista Pd Luigi Berlinguer, fermo a 11.244 preferenze.
Il Nord premia anche il leghista Matteo Salvini (70.021) e Mario Borghezio (48.290).
Tv e sport
Seggio a Strasburgo quindi per il giornalista Sassoli, che così segue una tradizione ormai consolidata (Santoro, Gruber, Badaloni e Marrazzo insegnano). Mentre l’ex signorina buonasera Barbara Matera si piazza al secondo posto nella circoscrizione Sud subito dopo Berlusconi con oltre 130mila preferenze.
Ex sindaci
Lasciano la politica nazionale per quella europea Leonardo Domenici, che si deve accontentare di un terzo posto con 102mila preferenze, e Sergio Cofferati che, nonostante le polemiche che hanno accompagnato la sua candidatura, ottiene invece più di 200mila voti. Ce la fa anche l’ex primo cittadino di Milano Gabriele Albertini (Pdl): si deve però accontentare di 66.930 preferenza.
Grandi firme
Resta fuori Rosaria Capacchione, cronista del Mattino, sotto scorta per le minacce ricevute dopo le sue numerose indagini sulla criminalità organizzata e candidata nelle liste del Pd. Niente da fare anche per Sergio Staino, il padre di Bobo e firma storica dell’Unità, che si era presentato con Sinistra e Libertà. Arriva invece in Europa Magdi Cristiano Allam, candidato per l’Udc e firma del Corsera per molto tempo: a lui 39.637 preferenze.
Chi non ce la fa e chi dice addio
Restano fuori tutti i candidati dei “piccoli”. Tra gli esclusi anche l’erede dei Savoia Emanuele Filiberto (Udc), l’ex senatore Nino Strano (Pdl) che la scorsa legislatura divenne celebre per aver festeggiato la caduta del governo Prodi mangiando una fetta di mortadella nell’Aula di Palazzo Madama. Al momento non rientra (ma potrebbe farcela considerando le rinunce) nella lista degli eletti Gianni Vattimo, che quest’anno ha smesso di insegnare all’Università di Torino e si è candidato nelle liste dell’Idv. Esiguo però il gruzzolo del professore: 14.951 voti.
Le isole premiano la lotta antimafia
Per il Pd, nella circoscrizione insulare, il primo posto è di Rita Borsellino con 229.981 preferenze, seguita seppure a distanza (150.368) da Rosario Crocetta sindaco di Gela da sempre impegnato nella lotta alla Mafia.
Il gran ritorno degli ex dc
Ce la fa Ciriaco De Mita che nelle liste Udc si piazza al primo posto con 56.442 preferenze. E ce la fa anche l’ex Guardasigilli Clemente Mastella che può cantare 111.710 voti. L’ex Guardasigilli del governo Prodi, si troverà nell’euroemiciclo con l’ex pm De Magistris che lo mise sotto inchiesta. Come reagirà: “Non c’è il rancore nel mio dna, però qualche sassolino nelle scarpe m’è rimasto. Non credo che ci incontreremo a Bruxelles, saremo su banchi diversi. La partita comunque non è finita…”, ha fatto sapere, appena eletto eurodeputato nelle file del Popolo della libertà, al Corriere della Sera.
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“Sia chiaro: non esistono maggioranze locali senza l’Udc”. A casa De Mita le elezioni politiche non hanno di certo portato bene. Il patriarca Ciriaco, in Parlamento da quarantacinque anni, non c’è la fatta: è fuori dall’Aula. In Campania, l’Udc - che l’ha accolto dopo che il politico di Nusco aveva sbattuto la porta per la mancata ricandidatura nel Pd - si è fermata al 6, 85 %: duecentomila voti, troppo pochi per superare la soglia di sbarramento utile ad entrare a Palazzo Madama. E al nipote Giuseppe - coordinatore provinciale del Pd di Avellino fino allo scorso febbraio, quando ha deciso anche lui di approdare allo scudocrociato di Casini - non è andata meglio. Candidato nella circoscrizione in Campania 2, è stato escluso dalla lista degli eletti per una manciata di voti.
Ma chi immagina che Ciriaco e il nipote siano disposti ad accettare con spirito dimesso la sconfitta si sbaglia. E di grosso: a dettare la linea del day-after è stato infatti proprio l’ex Presidente del Consiglio, a comunicarla è toccato invece al nipote: “C’ è gente che ha brindato per la nostra sconfitta, quando invece le elezioni le ha straperse il Pd”. Il primo obiettivo dei prossimi mesi diventa quello di puntare su “convergenze regionali, provinciali e comunali”. “Siamo in attesa di sapere se siamo alleati dei democratici oppure no” spiega De Mita jr, “ma una cosa è certa: non esistono maggioranze locali senza Udc, un partito che può caratterizzarsi come forza del Mezzogiorno, senza cedere a un leghismo del Sud, ma con la vocazione a un localismo nobile”.
Si riparte quindi dai duecontimila voti campani, buona parte dei quali intercettati proprio ad Avellino, dove l’Udc ha preso poco meno di 36 mila preferenze, la metà dell’odiatissimo Pd. Da questa piccola eredità, inizia la traversata nel deserto della famiglia De Mita, mai così fiduciosa di poterla spuntare ancora un’altra volta.

A volte ritornano, e spesso sono più furiosi di prima. Dopo l’archiviazione della sua posizione all’interno dell’inchiesta “Why not”, Clemente Mastella è passato al contrattacco.
E dal suo blog, usa parole al fosforo per descrivere la propria vicenda personale e giudiziaria: “C’è tanta soddisfazione ma c’è anche tanta amarezza nel dover prendere atto che altri, sul piano politico, giudiziario e mediatico, hanno lavorato per la mia eliminazione politica. E lo hanno fatto sapendo che io, come i fatti stanno dimostrando, ero del tutto innocente. Una vera e propria gogna per la quale ogni commento diventa superfluo”.
Ottenuta la riabilitazione giudiziaria, all’ex Ministro della Giustizia iniziano ora ad arrivare i primi segnali da parte dei partiti politici. Tra questi, in prima fila c’è l’Udc di Pier Ferdinando Casini, che ieri dichiarava: “Mi spiace davvero per quello che è successo. Credo che dovremo riesaminare insieme la situazione e decidere il da farsi”.
Parole che non hanno potuto che sortire un buon effetto in area Udeur, tanto che Mastella ha già parlato di “un vecchio legame che si è rinsaldato”. Qualcuno ha già rilanciato l’idea di una nuova alleanza, proposta nei mesi scorsi dall’ex Ministro e sempre rifiutata sia da Casini cha da Pezzotta, ma innanzitutto Clemente e i suoi dovranno ricostituire un partito che di questi tempi non sembra passarsela benissimo.
Nelle ultime settimane, l’Udeur ha perso infatti decine e decine di dirigenti, parlamentari e consiglieri regionali, tra cui Nuccio Cusimano e Maurizio Barbato, protagonisti nei mesi scorsi di una folkloristica bagarre alla Camera . Ed il direttivo del Campanile, fissato per il prossimo 18 aprile, dovrà discutere innanzitutto di questo. Prima di quella data, però, Mastella dovrà decidersi a indicare ai suoi elettori per chi votare alle elezioni della prossima settimana.
Ecco perché, in attesa di capire se per le Europee del 2009 tutti gli ex diccì correranno insieme, non sembra poi così strano che l’ex ministro possa decidere di indirizzare la sua eredità verso l’Udc dell’ “amico Pier” e del suo padre putativo in politica, quel Ciriaco De Mita che - sbattute le porte del Pd - correrà da capolista al Senato proprio nella terra di Mastella.

Per un grande vecchio che entra ce n’è un altro che dice “io non c’entro”. Se Ciriaco De Mita, uscito sbattendo la porta dal Pd è rientrato dalla finestra dell’Unione di Centro di Pier Ferdinando Casini, (partito che guiderà come capolista in Campania) , un’altra pietra miliare del popolarismo italiano, Gerardo Bianco, lascia posti e incarichi. Con annesse polemiche. Il giorno dopo la chiusura delle liste che non lo vedono in corsa, a Montecitorio Bianco si sfoga così.
Onorevole Bianco, spara sul progetto centrista perché non è stato ricandidato?
Io non ho mai chiesto la mia candidatura. Ho chiesto il posto per alcuni amici che partecipano al mio progetto politico, che è quello di creare un’area autonoma di centro. L’ho detto il mese scorso che non volevo essere candidato: che era giunto il momento di passare il testimone ad altri.
Pure lei era pronto a lasciare il posto ad un operaio…?
No. Avevo indicato due amministratori locali campani quarantenni . Due popolari.
E invece?
E invece ho saputo che a De Mita è stata affidata la redazione delle liste nella nostra regione.
E l’ex segretario della Dc l’ha fatta fuori.
Non ha fatto fuori Gerardo Bianco. Non ha voluto candidare i miei due amici: ieri sera mi ha chiamato il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, e mi ha detto “sui due che hai proposto non c’è la disponibilità del partito”.
E chi hanno candidato?
De Mita ha preferito mettere suo nipote in lista…
Quindi, dopo aver chiuso le esperienze del Ppi e della Margherita e dopo aver dato l’addio al Pd, se ne andrà anche dall’Unione di Centro?
Vedo frantumato il percorso politico con loro. La Rosa Bianca è rapidamente sfiorita. Rimane però l’idea politica di voler fare una formazione il centro.
Ma solo dopo le elezioni.
Certamente.
E lei chi voterà il 13 e il 14 aprile?
Voterò la cosa bianca… ovvero scheda bianca.

Tre senatori, dieci deputati. Ma soprattutto migliaia di voti in libera uscita. Nonostante la rinuncia di correre alle prossime politiche, è probabile che alle elezioni di aprile Clemente Mastella risulterà comunque decisivo, almeno in alcune regioni d’Italia. Prima fra tutte, la Campania, dove la sua (momentanea?) uscita di scena, apre praterie infinite alle forze politiche, che in queste ore stanno cercando di correre alla conquista del fortino di consensi del sindaco di Ceppaloni.
E il primo partito a poterne approfittarne potrebbe essere proprio la Costituente per il Centro (di Casini candidato premier), la cui lista al Senato è guidata da Ciriaco De Mita, negli anni ‘80 mentore dell’ex Guardasigilli. In tal senso, il vecchio leone di Nusco ha già avviato intensi contatti con i dirigenti dell’Udeur di mezza Campania. Per rientrare in Parlamento infatti la sua lista deve riscuotere almeno l’8% dei voti.
Le previsioni danno il partito di Casini e Pezzotta in forte crescita almeno nella regione partenopea, e comunque vicino alla soglia di sbarramento imposta dalla legge elettorale. Le conferme di un trend in crescita arrivano poi anche dal Partito Democratico: il segretario regionale del Pd Tino Iannuzzi, che in passato si era speso affinché il suo “maestro” fosse ricandidato, mostra ora i primi segnali di nervosismo per una scelta che potrebbe penalizzare proprio il partito di Veltroni. “Chi cambia casacca compie una scelta sbagliata. I rapporti personali restano buoni, ma le sue ultime dichiarazioni non tengono conto della realtà dei fatti” diceva ieri il coordinatore regionale.
Ma buona parte dei voti di Mastella potrebbero anche finire al centrodestra, e in particolare al Movimento per le Autonomie, l’altra Lega, quella del Sud, che corre apparentata con il Pdl. Anche se in un’intervista a Panorama.it Clemente Mastella ha escluso infatti una candidatura di sua moglie, in queste ore il partito di Raffaele Lombardo starebbe premendo per convincere Sandra Lonardo e il figlio Pellegrino a correre nelle liste che il movimento autonomista presenterà alla Camera. E non è detto che non ci riesca.

Alla fine, ha rinunciato. Clemente Mastella non si candiderà alle prossime elezioni politiche. Né alla Camera, né al Senato. Neppure nella sua “Campania”, dove, dopo la decisione di De Mita di correre come capolista al Senato per la Costituente di Centro, gli spazi sarebbero di certo diventati più angusti.
Così dopo l’abbandono di molti esponenti del suo partito (”pensavo di avere una flotta, mi sono ritrovato ad evere una ciurma”, ha commentato giorni fa l’ex Guardasigilli), anche lui, “l’uomo nero”, come ama autoironicamente definirsi, ha desistito.
Una decisione maturata negli ultimi giorni, che contraddice l’annuncio battagliero reso dopo le dichiarazioni di Silvio Berlusconi (”non c’è sintonia tra l’immagine rappresentata da un certo modo di fare la politica e quello che è il sentimento del Popolo delle libertà”) e gli intenti bellicosi confessati dieci giorni fa dal leader dell’Udeur a Panorama.it . Di certo, una scelta condizionata dalla terra bruciata che tutti i suoi potenziali alleati (a cominciare da Casini e Pezzotta, per finire proprio con il Cavaliere) gli hanno fatto attorno. Mastella si è detto così ” sconfitto”, precisando di sentirsi tale “prima ancora di esserlo probabilmente sul campo”.
Resta da capire cosa deciderà di fare nel futuro più prossimo. E soprattutto cosà farà il suo partito, l’Udeur, la cui presenza nel sud d’Italia è decisiva in almeno una dozzina di amministrazioni guidate dal centrosinistra.