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Ciriaco-De-Mita

Più che un’unione consensuale, sembra quasi un Pacs dettato da necessità elettorali.
Dopo la decisione di correre insieme alle prossime elezioni nazionali per una Nuova Costituente di Centro, nell’Udc e nella Rosa Bianca affiorano alcune contraddizioni su scelte che non sembrano essere poi così condivise.
E se, intervenendo a Panorama del giorno, Savino Pezzotta (che ha definitivamente sbarrato le porte al decimato partito di Clemente Mastella) si dice ottimista sulla possibilità di superare la soglia di sbarramento (8%) al Senato, al Sud per i neo-diccì iniziano i primi problemi.
Il caso più vistoso esplode proprio in Sicilia dove, per la corsa alla presidenza della Regione, le due formazioni correranno separate. Il partito di Salvatore Cuffaro appoggierà infatti “l’amico Raffaele Lombardo”, dai più ritenuto il vero erede dell’ex governatore isolano. La Rosa Bianca andrà invece in solitaria e candiderà la psicoterapeuta Vittoria Vassallo. “Qualcosa di più di un volto nuovo per la Sicilia. È una speranza concreta, una persona perbene, una donna impegnata da anni nel suo lavoro e nel volontariato” scrive Bruno Tabacci nel suo blog. Secondo alcuni una scelta coaraggiosa, per molti altri l’unica possibile dopo i distinguo e le riserve mosse proprio dallo stesso Tabacci sull’opportunità di cambiare passo per la Regione, in seguito alla condanna a cinque anni inflitta in primo grado a Salvatore Cuffaro.
In ogni caso, una vistosa contraddizione: la Costituente per il Centro candiderà infatti in Sicilia (quota Udc) proprio l’ex Presidente della Regione, affidandogli con ogni probabilità il comando delle truppe neodemocristiane alla Camera. E sarà lì che, verosimilmente, “Totò vasa vasa” si ritroverà gomito a gomito con alcuni dei suoi più caustici oppositori.
Unica certezza, di quest’alleanza bifocale, è il ritorno al passato. Già, perché in queste ore è successo proprio quanto Panorama.it aveva preannunciato da settimane: l’ottantenne Ciriaco De Mita, pensionato da Veltroni, è stato ripescato da Casini che lo candida come capolista dell’Udc al Senato in Campania (il suo territorio fin dall’entrata in Parlamento, nel lontano 1963). Il grande vecchio della Dc aveva scelto di aderire (non tralasciando critiche e distinguo) al Pd, che alla vigilia della formazione delle liste gli ha immediatamente comunicato l’amara notizia: troppo esperto, non sarai ricandidato. Ciriaco però non s’è perso d’animo. Ha girato i tacchi, ha sbattuto la porta e, in poche settimane di contatti, è rientrato in corsa con i centristi. Portando in dote lo zoccolo duro del suo elettorato e un buon bacino di voti.
Di fronte ai quali non pare pesare poi tanto, nelle valutazioni dei centristi, il fatto che nella Prima Repubblica De Mita fosse proprio il leader di quella Democrazia Cristiana “di sinistra” che guardava al Partito Comunista. Ciriaco cioè rappresentava l’ala laica del partito, esattamente l’opposto della linea della Dc di Forlani, quella dorotea, di cui Casini è oggi l’allievo prediletto.
Ancora una giovane under 30 che si candida con Walter Veltroni nelle liste del Pd. Pina Picierno sarà capolista in Campania “laddove si sarebbe dovuto candidare De Mita”, lo ha annunciato oggi lo stesso candidato premier del Pd da Perugia. Veltroni è chiarissimo quando spiega le motivazioni: “Sarà capolista là dove lo era De Mita. E’ una 26enne, da anni impegnata in politica. Non c’è bisogno di avere tanti anni per saper dare tanto”.
Insomma, Veltroni al posto del vecchio ottantenne segretario della Dc, mette una giovane campana 26 enne. Tutti penseranno: “Che rivoluzione!”.
Peccato che la giovane Pina sia, o almeno era, una fedelissima proprio di Ciriaco De Mita. Alla cui ombra è cresciuta (si è anche laureata all’università di Salerno con una tesi proprio sul linguaggio di De Mita) nei giovani della Margherita, dove il ras di Nusco la fece salire imponendola - in una drammatica elezione nel marzo 2006 in cui si sfiorò la rissa - alla carica di presidente dei giovani margheritini. Una volta incassata la poltroncina, la giovane Pina capì che era il caso di tradire il suo benefattore e che gli equilibri di potere andavano verso l’asse Franceschini-Realacci. Ora quindi si vive il paradosso dell’ulteriore sconfitta dei demitiani rimasti fedeli a Veltroni, come Tino Iannuzzi, che si vedranno capitanare le liste dalla loro ex mascotte.

Quando Marianna Madia, la neocapolista alla Camera nel Lazio per il Pd, nasceva nel 1980, Ciriaco De Mita era già alla sua quinta legislatura.
E questo è certamente uno dei motivi per cui il leader del Pd, Walter Veltroni ha deciso di essere secondo in lista dopo di lei. Molto vicina ad Enrico Letta (lavora all’Arel da alcuni anni), Marianna la nuova pulzella del Pd ha esordito in conferenza stampa nel loft stupendo i giornalisti: “Porterò tutta la mia straordinaria inesperienza”. Almeno all’esordio, non sono le solite parole. Manterrà le aspettative?
E allora Madia, che effetto le fa sapere che sarà una delle più giovani deputate del prossimo Parlamento?
Un effetto grandissimo. Questa è la prova di uno sconvolgimento che è in atto: di un grande progetto di rinnovamento che il Pd sta provando a mettere in pratica.
Il messaggio di Veltroni è chiaro: apriamo ai giovani e non solo “ai figli di” come Colaninno, denunciati da Montezemolo. Ma i blogger la criticano…
Se una come me è stata chiamata per questo ruolo vuol dire che è in corso una rivoluzione. Una rivoluzione dolce.
Una 27enne entra, l’ottantenne De Mita viene congedato e un altro 82enne come Umberto Veronesi viene scelto come capolista per il Senato in Lombardia.
È una decisione che io, lo dico in senso bello, ho subìto. Non lo mando certo io a casa De Mita.
Di fatto lei, almeno mediaticamente, è in contrapposizione all’ex premier democristiano.
Non sento la responsabilità di questa scelta.
Lei ha detto di voler continuare l’eredità delle donne del passato. Sul tema caldo dell’aborto che ci dice?
Voglio andare controcorrente e non rispondere. È un tema troppo complicato e delicato per rispondere a caldo. Un tema a cui va restituita la complessità che merita perché ricordiamoci che stiamo parlando della vita: una complessità e una riflessione che purtroppo non vedo nel dibattito a cui assistiamo in questi giorni.
Che deve fare una donna in politica, secondo Marianna Madia?
Penso che non dobbiamo inseguire il modello maschile, ma portare il nostro valore aggiunto di femminilità.
Ha un modello a cui ispirarsi?
Certamente, Anna Finocchiaro. Il suo intervento all’Assemblea costituente del Pd, quando si è anche candidata alle regionali in Sicilia, è stato incisivo, denso di passione e senso di responsabilità. Non faccio mistero a dire che mi ha commossa.
Le tematica fondamentale che da deputata porterà avanti?
L’ambiente al primo posto. È il tema che accomuna le giovani generazioni e le nostre identità. È la nostra battaglia. Parlando di ambiente si può discutere di tutto: di economia, di modelli energetici, di giustizia sociale e di stili di vita.
Entra in Parlamento a 27 anni. E dopo che farà?
Non penso che la politica debba diventare una professione. È, e deve rimanere, un impegno sociale. Resterò finché ce ne sarà bisogno. Poi si vedrà.

“Sono una persona che combatte fino alla fine per le idee che ha. Per questo, chiederò il consenso ai miei elettori. Se non arriverà, ne prenderò atto. Ma di una cosa sono certo: fino alla fine resterò in campo”.
Con ogni probabilità e a meno di inattesi (e ormai difficili) accordi centristi, Clemente Mastella correrà da solo alle prossime elezioni politiche. E lo farà “senza demordere dall’obiettivo di raggiungere e superare lo sbarramento” (4% alla Camera, 8% al Senato su base regionale). Per questo, “l’Udeur si presenterà in tutte le circoscrizioni e in tutte le regioni d’Italia”.
Onorevole Mastella, dopo i suoi inviti alla riunificazione del centro, come valuta la possibilità di un’intesa con Udc e Rosa Bianca?
Difficile, molto difficile. Vedo solo una serie di atteggiamenti preclusivi che finiscono con smorzare l’entusiasmo attorno a un progetto politico ambizioso. E di questo prendo atto. Ma secondo me, aldilà dei sondaggi e di avarizie personalistiche, nessuno di noi può tirare un sospiro di sollievo. Anche perché, in simili situazioni, le emorragie di voti potrebbero esserci sia da parte nostra sia da parte dell’Udc.
Al centro c’è anche la Rosa Bianca di Bruno Tabacci e Savino Pezzotta…
Ma questo discorso vale anche per quella formazione politica: la sensazione di questi giorni è che nemmeno lei cresca poi così tanto. Forse, tutti assieme potremmo invece spingere in un’altra direzione. Però non è che debba decidere io ciò che bisogna facciano gli altri. Anche perché, personalmente, ho ben chiaro ciò che farò.
Proprio in queste ore, però, il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa ha espresso parole di apprezzamento nei confronti di sua moglie Sandra Lonardo e di Anna Serafini, del Partito Democratico, dicendo che “sono due persone validissime, di grande intelligenza, che apprezzo moltissimo”. A qualcuno è sembrata un’apertura a lei al suo partito…
Dico solo che Anna Serafini è candidata nel Pd e che Sandra Lonardo non è candidata e non intende candidarsi alle prossime elezioni.
A proposito di Partito Democratico, come la valuta l’apertura ai Radicali e l’archiviazione di Ciriaco De Mita?
Forse alcuni politici, De Mita compreso, hanno sbagliato nel ritenere già conclusa l’esperienza della Margherita, interrompendo precocemente qualcosa che andava invece ancora vissuta. E questo è probabile che sia stato un errore di valutazione importante, per non dire decisivo.

Ma l’accordo trovato nella notte tra Pd e Radicali è davvero da considerare chiuso? Che alla senatrice teodem Paola Binetti non piacesse, si sapeva. Non però che ne mettesse in dubbio la validità. Cosa manca perché Emma Bonino &C. entrino a far parte dei Democratici, la senatrice cattolica lo spiega in questa intervista.
Senatrice Binetti, accordo fatto: i Radicali si candidano nelle vostre liste.
Non hanno ancora sottoscritto la carta dei valori, il codice etico e il nostro statuto.
E quindi non vale il patto?
Dico solo che noi del Pd abbiamo messo sul piatto della bilancia molte cose e loro invece ancora nulla. Se vuole che la diciamo tutta…
Dica senatrice…
Sappiamo solo quello che gli abbiamo dato noi: 9 posti. E loro a noi?
I commentatori dicono che riequilibrano l’asse giustizialista che avete stabilito con Di Pietro. E portano i loro voti in dote.
I sondaggi dicono che il Pd sommato ai Radicali prende meno voti che senza.
Il suo suona come un attacco ai massimi vertici del Pd: se avete fatto un accordo lo avrete fatto per guadagnarci, mica per perdere.
Io leggo solo i giornali e i sondaggi. E comunque mi pare che l’atmosfera che circonda i Radicali non sia positiva.
Ammetterà che anche lei ha qualche nemico a sinistra.
Confermo: ho una posizione chiara. Raccolgo grandi simpatie e anche grandi ostilità. Il Pd è fatto di tante anime e io ne rappresento una.
Lei sarà ricandidata al Senato?
Credo di sì. Ma non dipende da me.
Ci saranno 9 radicali nelle liste elettorali. Potrebbe averne uno sopra o sotto di lei in lista. Sarebbe un problema?
Le persone per me non sono mai un problema. La persona merita sempre la massima stima e ogni apertura di credito. Certo potrei entrare in collisione con le sue idee.
E che succederebbe?
Sarà il programma a decidere. Per questo esigo che il punto di valenza sia quello definito dal programma e dal manifesto dei valori.
Ma nel Pd lei stessa su alcune scelte valoriali è in minoranza.
Ne è sicuro?
Beh, su alcune tematiche, ammetterà di non essere proprio un modello per la donna di sinistra.
Esiste un valore straordinario delle minoranze: ci sono organi in medicina piccoli piccoli che hanno una grande importanza. Pensi all’ipofisi.
Entrano i Radicali ed esce De Mita. Si sposta l’asse del Pd verso sinistra? E i Popolari?
Mi fa simpatia questo “grande vecchio” ottantenne tenace, pugnace, che forse porterà i suoi 60mila voti alla Rosa Bianca.
Senatrice, spieghi meglio, altrimenti rischia di essere fraintesa.
De Mita non vuole abbandonare la politica. Assume la sfida e se la gioca. Per essere uno che ha 80 anni mi sembra molto giovane.
Alcuni l’hanno trovato, diciamo così, “attaccato” alla poltrona.
Ma se uno la poltrona la difende con i denti e si mette in discussione, per me, è un coraggioso.
Usa un aggettivo rutelliano…
Io sono rutelliana. Sono una teodem.
Rutelli se ne va in Campidoglio, Franceschini fa il numero due di Veltroni. Rifaccio la domanda: Popolari in minoranza nel Pd?
Ma no. Siamo tanti: Beppe Fioroni, Cristina De Luca, Luigi Bobba, Emanuela Baio. E siamo molto determinati.
Che battaglie promette se tornerà a palazzo Madama nella prossima legislatura?
Mi occuperò ancora di vita e famiglia. Di ricerca e sanità. In particolare di tutte le politiche inclusive e della natalità.
Ricercherà maggioranze trasversali per cambiare la legge sull’aborto?
Non ci sarà un dibattito trasversale sull’aborto, ma su tutte le politiche di prevenzione dell’aborto. Per garantire, come recita il titolo della 194, la tutela sociale della maternità.
Senatrice guardi che così andrà allo scontro con i Radicali. Quando firmeranno programma e statuto sarete nello stesso partito.
Io prego molto…

“Non sarò con voi, ma contro di voi” avrebbe detto nel suo discorso di addio agli amici del Pd. Così, dopo giorni di tensioni, Ciriaco De Mita sbatte la porta ed esce dal Pd.
Motivo? Il secco “niet” ricevuto dal segretario del Partito Democratico alla sua ricandidatura alle prossime elezioni politiche. Con la prossima, le legislature di De Mita avrebbero toccato quota 12: troppe per l’ex sindaco di Roma, anche perché lo statuto del nuovo partito parla di un limite massimo di tre mandati, a cui possono essere concesse solo poche deroghe per il gruppo dirigente. Anche per questo, oggi il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco ha annunciato che non si ripresenterà alla prossima tornata elettorale: “largo ai giovani economisti” ha detto, mentre salgono le probabilità di una candidatura del suo “arci-nemico”, l’ex comandante della Guardia di Finanza Roberto Speciale, nelle liste del Popolo delle libertà.
Tutto un altro atteggiamento rispetto a quello del politico di Nusco, che ha preso la parola per primo al coordinamento nazionale del Pd (di cui è membro di diritto in quanto ex Presidente del Consiglio) e ha annunciato il suo addio. A nulla è servita la mediazione del segretario campano Tino Iannuzzi, che fino ieri aveva promosso la sua ricandidatura in quanto “espressione di una prestigiosa esperienza al servizio dello Stato e delle istituzioni”. Inutile anche la petizione popolare “pro De Mita” partita dall’Irpinia. A questo punto, il futuro dell’ottantenne politico campano si presenta più nebuloso che mai. Di certo, come ha fatto intendere lui stesso, non si ritirerà a vita privata: “Come diceva un poeta spagnolo, ‘Quando morirò morirò con la chitarra in mano’, io dico che quando morirò farò l’ultimo discorso elettorale”. In queste ore sono in molti a dare per certo un accordo con la Rosa Bianca di Bruno Tabacci.
Ma non è escluso che le firme raccolte per chiedere ai dirigenti del Pd la sua rielezione, piuttosto che finire tra i rifiuti, si riciclino come punto di partenza per una lista di delusi ed esclusi di Pd. Che, stando alle parole di De Mita, di certo non si alleerà con Walter e compagni.
Il VIDEO servizio:

Appena approvato da Veltroni, il regolamento per definire le candidature, che impone un forte ringiovanimento delle liste, fa scoppiare subito la prima ‘querelle’ e i primi due addii di peso: quello di Vincenzo Visco e di Ciriaco De Mita. E se il primo lascia con una lettera garbata in cui invita, dopo 24 anni passati in Parlamento, a “valorizzare i giovani economisti”, l’ex presidente del Consiglio se la prende. Si dice offeso, sbatte la porta e se ne va: “Sono vittima dell’età e per questo mi ribello e vi lascio. Mi sento insultato”.
Eppure, Walter Veltroni continua a difendere il “profilo diverso” del partito, tutto impegnato a dimenticare Prodi. A cominciare dal programma elettorale che sarà “un decimo”, dice Veltroni, di quello dell’Unione del 2006: e infatti è 30 pagine contro le 281 di allora.
Ma è tutto lo “skill” del Pd, ha spiegato ancora Veltroni, cioè il suo profilo, che “deve essere innovativo per essere vincente”; a leader nuovo, con formula politica nuova e programma innovativo, devono corrispondere liste innovative. Il ragionamento si traduce in un regolamento che esclude i parlamentari uscenti che abbiano già fatto tre mandati anche se inferiori a 15 anni, con una deroga per le donne e per 32 personalità.
Tra queste ultime il presidente del Senato Franco Marini, il vicepresidente della Camera Pierluigi Castagnetti, i capigruppo dei due rami del parlamento e i loro vice (Antonello Soro, Anna Finocchiaro e Gianclaudio Bressa, hanno più di tre legislature) e i ministri. Rimangono 20 posti liberi per 60 parlamentari. Se i comitati provinciali del Pd vorranno, potranno chiedere che la deroga sia applicata a uno di questi parlamentari, ma la decisione finale spetterà alla segreteria nazionale. Dunque, a Veltroni.
La scure colpirebbe personalità di un certo calibro: da Tiziano Treu, a presidenti di commissione come Lino Duilio, Mimmo Lucà, Enzo Bianco o Giorgio Benvenuto, a parlamentari come Peppino Giulietti, Giuseppe Lumia, Massimo Brutti, Antonio Maccanico e numerosi altri specie tra gli ex popolari che nel 2006 hanno avuto scarso ricambio. Gli interessati si stanno quindi muovendo perché domenica si svolgeranno le assemblee provinciali dei circoli del Pd che dovranno indicare a Veltroni le rose dei candidati, chiedendo quindi le eventuali deroghe.
Inoltre il vertice del Pd ha anche approvato il programma elettorale scritto da Enrico Morando e in parte anticipato sabato da Veltroni. Nell’attuale stesura, sono 30 pagine e non le 281 di quello dell’Unione del 2006. Il motivo è semplice e lo spiega Morando: “possiamo chiamare le cose con il loro nome. Quando indichiamo la Tav Torino-Lione, scriviamo ‘Tav Torino-Lione’ e non astrusi giri di parole che negano una cosa mentre la affermano per contentare noi e Pecoraro Scanio”.
Insomma, ha chiosato Veltroni, “quel programma doveva tenere insieme una coalizione variegata e sconfinata. E allora su ogni tema più parole c’erano e più venivano diluite le contrapposizioni”.

Non sarà più l’uomo politico del momento, ma a ritirarsi a vita privata non ci pensa proprio. Ciriaco De Mita, classe 1928, in Parlamento dal 1963, secondo molti sarebbe di nuovo pronto a ricandidarsi alle prossime elezioni politiche.
Dove? Ovviamente nel Partito Democratico che, stando a ciò che ripete in questi giorni Walter Veltroni, dalla prossima tornata elettorale farà spazio a giovani, donne, professionisti e professori. Un rinnovamento che potrebbe però non essere integrale: sebbene nello statuto del nuovo partito ci sia una norma che sbarra le porte a chi abbia sulle spalle più di tre legislature, è sempre vero che sono concesse deroghe al gruppo dirigente. A beneficiarne, tra gli altri, potrebbe esserci così anche lo stesso De Mita, di fatto l’uomo politicamente più longevo tra i parlamentari eletti, con ben 11 mandati trascorsi in Parlamento.
Proprio per questo, nei giorni scorsi è stato direttamente Walter Veltroni a manifestare i propri dubbi al politico di Nusco su una sua possibile ricandidatura. Dubbi che potrebbero però essere presto scalfiti da una petizione di migliaia di firme di fedeli e seguaci dell’ex presidente del Consiglio e dalla benedizione del segretario campano del Pd, Tino Iannuzzi. Tanto più che, se dovesse perisistere il rifiuto di Walter, la raccolta di firme secondo molti osservatori potrebbe presto divenire la base di lancio per una lista autonoma dal partito, che raccolga gli esclusi e i delusi dalle scelte delle segreterie.
De Mita, nel frattempo, nicchia. E a chi in questi giorni gli ha chiesto informazioni sulla sua partecipazione alle prossime politiche, ha risposto schermendosi: “Non mi chiedete di morire per scomparire del tutto. In politica l’età è una risorsa ma anche un problema. Dipende da come la si guarda e io in questa fase la sto vivendo come un problema ma negli ultimi anni, con la corsa alle sostituzioni, alla fine si è tolto il meglio”.
Aggiungendo perfino una citazione dell’immarcescibile Cicerone: “con gli anni si acquista saggezza, esperienza e memoria, quello che serve nel governo”. E almeno questo, i dirigenti del Pd, sembrano averlo chiaro: in quanto membro della commissione statuto, De Mita ha partecipato infatti alla scrittura delle regole del nuovo partito, di cui è pure componente del coordinamento nazionale.
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