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Best Italy: la felicità abita nei piccoli comuni. Ecco chi vince

Brunico, prima in classifica

Brunico, prima in classifica

Trentino, Piemonte, Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto: la mappa della felicità, o del benessere interno lordo, come si preferisce definire adesso, nei piccoli comuni italiani incorona soprattutto il Nord. E non soltanto per la sua maggiore ricchezza. È quanto emerge da un’indagine condotta per Panorama dal Centro studi Sintesi di Venezia (un istituto di ricerca che analizza da anni i principali fenomeni socioeconomici, locali e nazionali) che, per la prima volta in Italia, ha fotografato la qualità della vita nelle realtà locali a partire dai 10 mila abitanti. Leggi l’inchiesta esclusiva

Niente ronde, siam Padani

Le "ronde rosa" organizzate da La Destra lo scorso febbraio - Roberto Montado Lapresse

Le "ronde rosa" organizzate da La Destra lo scorso febbraio - Roberto Montado Lapresse

Né baluardo a difesa dei cittadini né pericolo per la democrazia. Le “ronde”, per ora, sono un flop. Specialmente nelle terre della Lega, il partito che più di tutti le ha difese e volute. Continua

Amministratori più amati, è sempre derby veneto: Galan Vs Tosi

Il presidente del Veneto Giancarlo Galan scherza con Roberto Maroni

Il presidente del Veneto Giancarlo Galan scherza con Roberto Maroni

Con la Lega che punta i piedi e Giancarlo Galan che non molla, la partita delle regionali in Veneto non è più solo un derby interno al centrodestra, ma un caso nazionale.
A rendere più intricata la matassa, ecco, puntuali, le classifiche dei consensi degli amministratori locali (ossia: l’undicesima edizione di “Monitor Città” e la quarta edizione di “Monitor Regione”, presentate da Ekma Ricerche). Continua

Italiani: legislatori “fai da te”. In 15 mesi presentate al Palazzo 1532 petizioni

L'Aula della Camera

Italiani: poeti, santi, navigatori. E “onorevoli in pectore”. Con buona dose di fantasia e di tenacia.
Sarà anche per sfiducia nei confronti della Casta, montata come non mai in questi anni: di fatto, in soli quindici mesi (dall’inizio della XVI legislatura) il popolo dei legislatori “fai da te” ha depositato, ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione (che recita: “Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità”), raffiche di petizioni (per l’esattezza 1.532 qui l’elenco dal sito della Camera) ai palazzi del potere sugli argomenti più disparati: dall’abolizione del divieto di ricostituire il partito fascista al marchio ‘Totally in Italy’.
E sarà interessante vedere come si comporterà la commissione Affari costituzionali di Montecitorio quando, alla fine della lunga pausa estiva, tornerà a riunirsi e si troverà a valutare la petizione di tale Giovanni Bello di Ferrara che chiede l’abolizione del divieto di ricostituire il partito fascista e contestualmente di conferire al presidente della Repubblica il potere di sciogliere i partiti politici.

Un numero consistente di petizioni giunte alla Camera e al Senato da ogni parte d’Italia riguardano temi classici del dibattito politico, dal lavoro alla scuola, allo sviluppo del Mezzogiorno, dal fisco alla sanità, dai costi della politica alle riforme istituzionali, all’insegnamento della religione cattolica.
Tra i cittadini più attivi, il vercellese Matteo La Cara, autore di decine di petizioni: il ripristino del servizio di leva obbligatorio (anche se ridotto a soli 7 mesi); l’introduzione di un certificato che attesti le buone condizioni psicofisiche dei parlamentari. Una legge che dichiari Roma ‘Capitale d’Europa’ e, dulcis in fundo, il riconoscimento della qualifica di pubblico ufficiale e benefici economici per i cittadini che presentano petizioni.
Non mancano, né sono mai mancate tuttavia, richieste abbastanza stravagati come quella depositata a Palazzo Madama dal signor Fabio Ratto Trabucco, da Chiavari (Genova), che chiede norme in favore dei pazienti incontinenti.
Non è raro, per i funzionari di Camera e Senato chiamati a dare una valutazione preventiva delle petizioni (per verificare che non vi siano frasi ingiuriose, per esempio), trovarsi sulla scrivania grappoli di richieste provenienti dalla stessa persona. Uno di questi è proprio quel Giovanni Bello (di Ferrara) che chiede di abolire il divieto di ricostituire il partito fascista. La sua firma è infatti in calce a numerose altre proposte: l’abolizione dei servizi segreti, del segreto di Stato, del Concordato con la Chiesa cattolica, delle norme in materia di assunzione obbligatoria di persone disabili; la riduzione del numero di ministri e sottosegretari; sanzioni per la violazione “del dovere di fedeltà alla Repubblica”; la regolamentazione della pratica del naturismo.

Spot pubblicitari in perfetto italiano, chiede Moreno Sgarallino di Terracina (sul litorale di Latina), che vuole “limitare l’utilizzo di inflessioni dialettali nella pubblicità televisiva” (chissà cosa ne pensano Bossi &C.). E a proposito di piccolo schermo, alla Camera è arrivata anche la petizione del ligure Fabio Ratto Trabucco che chiede disposizioni di legge per la valorizzazione delle emittenti televisive “comunitarie e di quartiere”, insieme a tante altre richieste come la legalizzazione delle droghe leggere, la reintroduzione della scala mobile, il riconoscimento della professione di autista soccorritore, l’istituzione del marchio “Totally in Italy”.
Il romano Salvatore Acanfora, altro creativo stakanovista delle petizioni, vorrebbe invece il rientro in Italia delle salme di tutti i componenti della famiglia Savoia, ma anche la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e inquirenti, sanzioni pecuniarie per chi non va a votare alle elezioni, l’istituzione, presso la Camera e il Senato, di “un organo a garanzia del dialogo con gli elettori”, l’istituzione del ministero per i Comuni.
Non manca mai nel calderone delle petizioni la richiesta di una riforma costituzionale per l’elezione diretta del presidente della Repubblica: questa volta giunge dall’anconetano Eros Corradetti.
Il toscano Salvatore Germinara, invece, vorrebbe veder nascere un giornale pubblico, interamente finanziato dallo Stato. Curiosa, infine, la richiesta di uno dei più ‘produttivi’ tra i cittadini che hanno scritto al Parlamento, Matteo La Cara. Ci vogliono, a suo dire, misure “per ridurre i rischi di ingerimento accidentale dei prodotti igienico-sanitari”.

Alle commissioni Parlamentari l’ardua sentenza.

Sicurezza: comune che vai, ronda che trovi. Ecco la mappa

Blue Berets nella metropolitana di Milano

Comune che vai, ronda che trovi. A dieci giorni (l’otto agosto scorso) dall’entrata in vigore del regolamento che da il via alle “associazioni di osservatori volontari” per il controllo del territorio (qui il testo del decreto con le indicazioni sull’abbigliamento), le città si stanno muovendo in ordine sparso.

C’è chi non le vuole (Napoli: da dove il coro di noi è stato bipartisan: dal sindaco Rosa Russo Iervolino, ad assessori e deputati del Pdl, come Franco Malvano, Marcello Taglialatela e il capo del centrodestra in Regione Francesco D’Ercole), chi si prepara ad arruolare anche senegalesi (Sanremo), chi ipotizza corsi di formazione svolti dalla polizia locale (Milano), chi attacca manifesti sui muri per cercare adesioni (Cercola, nel napoletano), chi pensa di vietarle di notte (Roma).
Insomma, sul nuovo strumento fortemente voluto dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, le posizioni sono estremamente variegate.
Situazione particolare a Genova. Dove (super)Marta Vincenzi, primo cittadino, ha dovuto ribadire “il no alle ronde”, visto che nel Pd infuriava la polemica per quella che l’europarlamentare Debora Serracchiani e il deputato Gianclaudio Bressa definivano - dopo un’intervista al Giornale - “l’apertura alle ronde da parte del sindaco di Genova”. Ma Vincenzi obietta: “Ho detto e ripeto che nella mia città non esiste la parola ronda. Sono invece soddisfatta che, anche per iniziativa del Capo dello Stato, il decreto attuativo dello schema Maroni sia stato modificato sul modello genovese che contempla la sicurezza partecipata”. Che nelle vie, davanti alle scuole e nei parchi di Genova si concretizza con i “tutor d’area” (evoluzione del nonno vigile) e da settembre con le guardie ecologiche. Questa la situazione in alcune città: ecco la MAPPA:


Visualizza Sicurezza: comune che vai, ronda che trovi in una mappa di dimensioni maggiori

Sempre sotto la Lanterna, c’è anche chi la butta in burla. Da qualche giorno uno dei video più visti su YouTube è “Il tango della ronda”, parodia sferzante delle “ronde leghiste”. Il testo, in italiano con qualche indulgenza allo zeneize, il dialetto genovese, è ironico ed è cantato sulla falsariga del ben più romantico “Tango delle capinere”, polpettone musicale degli anni ‘30.
Il dibattito sulla sicurezza e sui volontari che dovrebbero pattugliare le strade contro la criminalità è caldissimo e lo sberleffo non poteva mancare. E allora: “A mezzanotte va/la ronda della Lega/alla comunità/importa ormai una s… Con quella presunzion di utilità sociale m’ han rotto gia i c…, mi girano le b…“.
Non è difficile riempire i puntini delle strofe di questa canzonicina, realizzata dal cantautore genovese Carlo Besana, che ha fatto il giro della Rete ed è stata ripresa da decine di blog. Il video è girato nei carrugi di notte e ha per protagonisti tre ragazzotti (teste rasate e braghe larghe, pettorina arancio, stile gomma bucata in autostrada) che vagano per le stradine vuote con fare minaccioso. Il gesto che regala loro la prima signora di colore che incontrano non ha bisogno di traduzioni, essendo universalmente noto.
Il rondarolo fiero/scende tra i vicoli la sera/lo sguardo nobile ed altero/vorrebbe ‘na camicia nera/Quel fior di filibusta/ha una sua idea di libertà/ma non la conta giusta/agli altri vuol sottrarla già“, recita la seconda strofa. La clip, interpretata dallo stesso Besana e da un coro di signori genovesi del quartiere popolare del Cep, sta entrando nella top ten dei video italiani più cliccati su YouTube e anche tra quelli più linkati: molte le associazioni che rimandano al “Tango”. Tra queste, quella che fa capo alla Comunità del Porto di don Gallo e il sito di Beppe Grillo.
La sfida alle ronde leghiste e a chi le ha pensate è lanciata. Spiega infatti la didascalia al video: “per evitare incomprensioni e dubbi precisiamo che il bersaglio del video non sono le ronde realizzate a Genova dagli Alpini o in altre città da corpi dell’esercito (altra faccenda, specificano, quindi “altre considerazioni”) ma delle ronde di cittadini, ‘accreditati’ come cittadini attivi, istituite di recente e propagandate a gran voce dal Governo in carica e dal ministro Maroni“. Quanto si farà attendere la risposta leghista?

Piano casa: istruzioni per l’uso. Per cittadini, comuni e regioni

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Una stanza in più, la sopraelevazione di un piano, l’allargamento del capannone per l’azienda, la pensilina per coprire l’auto… Più metri quadrati e presto, magari entro un paio d’anni. La promessa del governo è chiara, le aziende delle costruzioni hanno già l’acquolina in bocca. Secondo il Cresme, uno dei centri studi sull’edilizia più accreditati, sarebbero 9,5 milioni gli immobili potenzialmente interessati, 490 milioni i metri quadrati aggiuntivi realizzabili e addirittura 60 i miliardi di euro che verrebbero investiti se tutti i proprietari decidessero di avvalersi delle semplificazioni previste dal piano per l’edilizia.
Le questioni aperte. Dal punto di vista del singolo cittadino, però, le domande sono ancora numerose. Quali procedure seguire? Quali costi bisognerà sostenere per balzelli, tasse e bolli vari? Quali approvazioni sarà necessario ottenere e quali limiti non dovranno comunque essere superati? Insomma, che cosa potrà fare davvero una famiglia? Per capirlo bisognerà verificare quali norme saranno approvate da ogni regione, perché è a queste amministrazioni che, sulla scia del progetto nazionale, spetterà il potere di decidere se e come tagliare lacci e lacciuoli che regolano l’attività edilizia dei privati.
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Proprio per offrire queste informazioni Panorama ha svolto un lavoro di ricerca, raccogliendo esempi concreti di possibili interventi e delle relative procedure dai tecnici delle regioni favorevoli al provvedimento, come la Sardegna , la Lombardia e soprattutto il Veneto, dove la giunta del presidente Giancarlo Galan ha già approvato un disegno di legge che ora passa all’esame dell’assemblea.

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Il primo capitolo riguarda gli ampliamenti per gli immobili destinati ad abitazione. Ma non tutti: sarà vietata qualunque iniziativa sugli edifici abusivi, costruiti su aree demaniali o destinate a uso pubblico. Per gli edifici vincolati per motivi storici, artistici, ambientali, e là dove vi siano limiti urbanistici più stringenti fissati dai piani dei Comuni, sarà invece necessario il benestare delle autorità competenti. Cioè non sarà vietato ampliare la cubatura, ma bisognerà ottenere l’autorizzazione.
In tutti gli altri casi in Veneto si potranno fare lavori per ampliare del 20 per cento la cubatura della propria abitazione con la semplice Dia, la denuncia di inizio attività redatta da un professionista.
Un esempio concreto: per una casa di 100 metri quadrati e con un soffitto a 3 metri di altezza, si potrà aggiungere una cubatura di 60 metri. Tradotta in superficie, significa circa 20 metri quadrati. Come dire: una stanza da 5 metri per 4. Gli esempi sono numerosi.

La chiusura del terrazzino. Tamponare un poggiolo, come si dice al Nord, e creare così una nuova stanzetta è uno degli interventi più diretti e meno difficili da eseguire. Oggi c’è bisogno della concessione edilizia del comune. Domani basterà la Dia (e che il condominio non si opponga). Se l’immobile funge da prima casa, la Regione Veneto propone di abbattere i costi di urbanizzazione del 60 per cento.
La sopraelevazione. Con le stesse modalità del terrazzino si potrà sopraelevare l’immobile, sempre che sia tecnicamente possibile. Nel caso di un condominio, la decisione sarà collettiva e la nuova cubatura apparterrà pro quota a tutti i condomini.
Allargamento casa unifamiliare. Nel caso di un villino, si potrà allargare la costruzione fino al 20 per cento in più di cubatura.
Costruzione separata. Se si ha un giardino, o comunque un’area annessa, si potrà realizzare la cubatura aggiuntiva separata dall’immobile principale, con una costruzione a parte.
Box e cantine. Là dove possibile dal punto di vista tecnico, si potrà ampliare del 20 per cento la cubatura anche di box e cantine. Ma ciò non cambierà la destinazione d’uso dell’immobile.
Un caso diverso riguarda l’ampliamento degli edifici con destinazione diversa dall’abitazione. I grandi centri commerciali non potranno fare alcunché. Tutti gli altri, fermi restando i limiti previsti anche per le abitazioni, potranno ampliare la superficie dell’immobile del 20 per cento.
Il capannone. A un edificio industriale di 1.000 metri quadrati se ne potranno aggiungere 200.
Il negozio o la bottega artigiana. Se c’è la possibilità tecnica, si potrà allargare la superficie dell’immobile del 20 per cento.
Tettoie e pensiline. In tutti i casi, abitazione o no, ma anche semplice terreno, non saranno considerate cubatura le tettoie e le pensiline costruite o usate per impianti fotovoltaici per la produzione di energia fino a 6 chilowatt. Stando al parere dei tecnici del settore, si parla di una superficie che potrà arrivare a 45-50 metri quadrati. Così, per esempio, si potranno coprire i posti auto del villino senza che la struttura rientri nella cubatura della casa.
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Berlusconi: crisi pesante ma non tragica. Franceschini:”Vive in un bunker dorato”

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

Il pericolo più grande in questo momento di difficoltà? “La paura”.
Non nega la crisi, il premier Silvio Berlusconi e aggiunge le sue preoccupaziopni a quelle espresse dal ministro Giulio Tremonti. Però: “C’è una distonia completa” fra quello che raccontano i media e “il messaggio che noi ci sforziamo di dare ai nostri concittadini e che è un messaggio che anche tutti gli altri capi di Stato e di governo stanno cercando di dare”, ha insistito il premier.
“Nel Consiglio europeo di domenica scorsa” ha proseguito il Cavaliere “abbiamo concordato la necessità di far capire a tutti quanti che questa crisi, che esiste e davanti alla quale certamente noi non chiudiamo gli occhi, è vissuta sui media in maniera più drammatica di quanto non sia, perché anche guardando al calo delle borse, se si guarda quante sono le azioni cambiate a certi prezzi si vede che sono una manciata di azioni”. E a proposito del modo in cui i media descrivono la crisi Berlusconi non ha risparmiato neanche la Rai, “unica tv di Stato che attacca il governo in carica”. Nel rivolgersi a quelli che chiama “operatori dei media”, Berlusconi ha chiesto “un minimo di benevolenza, nell’interesse di tutti”, visto che “è dannoso, e vorrei dire una parola più dura ma non la dico, per gli interessi di tutti noi il fatto che ci siano dei media che raccontano di una crisi che è pesante, certamente, ma non è tragica o definitiva”.

E proprio ai cittadini il premier chiede di avere fiducia e spiega come il governo sia pronto a mettere in campo tutte le misure necessarie a frenare la crisi e ad attutinerne gli effetti: sono stati approvati 4 miliardi di euro per gli ammortizzatori sociali che vanno ad aggiungersi a quelli già stanziati dalle Regioni e dalla Finanziaria per un totale di 9 miliardi di euro. Bocciata, invece, la proposta dei democratici di un assegno ai disoccupati: “Sarebbe una licenza a licenziare”.
“Chi ha delle azioni e non ha bisogno di fare cassa immediatamente” ha osservato il Cavaliere “si deve più o meno tranquillamente tenere le azioni nel cassetto e aspettare che passi questa crisi” Mentre, ha sottolineato, “se si continua a dare l’impressione che la crisi sia assolutamente tragica questo non fa che spaventare le persone che forse, soltanto per la paura, rischiano di cambiare il loro stile di vita”. Berlusconi è tornato poi a fare l’esempio degli impiegati della pubblica amministrazione che “hanno avuto un incremento” salariale grazie ad una inflazione inferiore a quella tendenziale, grazie al prezzo basso del petrolio e alle tariffe delle bollette.
“Non voglio rispondere qui a ipotesi dell’opposizione circa la garanzia per tutti coloro che perdono il posto di lavoro”, ha detto il premier con riferimento all’assegno di disoccupazione proposto dal leader del Pd Dario Franceschini. “Il sistema attuale” ha aggiunto “è già un sistema che consente di intervenire e modulare gli interventi e di farlo in maniera opportuna e migliore di quella che non sarebbe se adottassimo la misura che è stata preconizzata” che “sarebbe una licenza di licenziare, soprattutto per i piccoli imprenditori e gli artigiani”, i cui dipendenti “godrebbero dell’indennità e continuerebbero a lavorare in nero”. Sarebbe quindi, ha concluso Berlusconi, “un incentivo a licenziare e un incentivo al nero”.
I Tremonti bond, ha poi sottolineato il premier nella conferenza stampa di Palazzo Chigi saranno 10-12 miliardi di euro, a seconda delle richieste e che vanno al patrimonio delle banche. Berlusconi ha spiegato che con questi si potranno “attivare 150 miliardi di euro di finanziamenti alle imprese”. “Nessuno ha fatto più noi in Europa. Noi riteniamo che potremo fare di più, ma è tutto legato alla crisi e alla sua profondità”. Il Cavaliere ha spiegato che in Europa infatti se vi sono stati stanziamenti “più imponenti sono stati per salvare le banche e non come supporto all’economia”.
Le misure varate dal governo in favore del settore dell’auto “stanno dando ottimi risultati” come dimostra il fatto che “le industrie hanno richiamato la quasi totalità dei lavoratori che erano in cassa integrazione”, ha detto il presidente del Consiglio, riferendo di aver ricevuto i “complimenti dal presidente” della casa automobilistica Volkswagen per “l’efficacia” delle misure adottate dall’Italia per contrastare la crisi.
Le parole del presidente del Consiglio sono state commentate con sarcasmo dal segretario del Pd Dario Franceschini: “come fa Berlusconi a dire che la crisi non è drammatica? Lo sa che la cassa integrazione in febbraio è cresciuta del 554% sul 2008? Che ogni settimana migliaia di persone perdono il lavoro”. “Evidentemente” dice l’ex vice di Veltroni, “il premier vive in un bunker dorato e continua a dire di no alle nostre proposte”. Parole condivise da Pierluigi Bersani, che definisce Berlusconi e Tremonti due “giocolieri” che “Raccontano ancora una volta la favola dei miliardi che si impegnano in infrastrutture mentre i fondi sono senza cassa fino al 2010″.

Tornano ronde ed ergastolo nel decreto anti-stupri del governo

Una pattuglia di carabinieri

Torna l’ipotesi delle ronde, che solo lunedì sembrava tramontata, si delinea l’aumento degli organici delle forze dell’ordine (potrebbero essere 2.000 in più), si rafforza il pugno di ferro contro gli stupratori, prevedendo l’ergastolo per chi uccide la vittima dopo la violenza sessuale. Sono le novità della bozza di decreto legge che il Governo intende approvare al prossimo Consiglio dei ministri di venerdì. Un provvedimento che continua ad essere limato giorno dopo giorno dai ministeri interessati, Interno in primis, ma anche Giustizia e Pari opportunità.
Sul via libera alle associazioni dei cittadini non armati per il controllo del territorio (le cosiddette ronde), c’erano state perplessità da parte del Quirinale, ma anche da settori della maggioranza (i ministri Ignazio La Russa e Angelino Alfano in testa), oltre che la netta contrarietà dell’opposizione. Si sarebbe così arrivati ad una nuova formulazione della misura contenuta nel disegno di legge sulla sicurezza approvato dal Senato, enfatizzando il ruolo del sindaco e del prefetto, che devono dare l’ok allo strumento e prevedendo chiaramente che il compito dei cittadini sarà soltanto quello di segnalare eventuali problemi di ordine pubblico alle forze di polizia.
Capitolo forze dell’ordine. Il ministro Maroni vuole arrivare ad un aumento degli organici - una richiesta peraltro condivisa dall’opposizione, con cui il dialogo è aperto per puntare ad arrivare ad un testo il più possibile condiviso, come da auspicio del Quirinale - e ci sono contatti in corso con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che tiene i cordoni della borsa. L’ipotesi sarebbe quella di chiedere uno stanziamento aggiuntivo per arrivare a regolarizzare circa 2.000 unità. Non si tratterebbe esattamente di nuove assunzioni, ma si pescherebbe tra i volontari in ferma breve o prolungata che sono risultati idonei nei concorsi degli anni scorsi, ma non sono entrati negli organici delle forze dell’ordine. Dei nuovi ingressi si gioverebbe anche la polizia penitenziaria, come da richiesta del ministero dela Giustizia.
Il provvedimento allo studio inasprisce poi ulteriormente le misure contro gli stupratori. In particolare, la bozza prevederebbe la pena dell’ergastolo per chi uccide la vittima dopo la violenza sessuale (ciò che capitò a Giovanna Reggiani, uccisa a Roma il 30 ottobre del 2007). Inoltre, la custodia cautelare obbligatoria in carcere sarebbe estesa, oltre che agli accusati di violenza sessuale, anche a chi è accusato di pedopornografia e turismo sessuale.

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