
La Sharden, in un'immagine di Repertorio (Credits: ansa)
Nessun ferito, nessun disagio ai passeggeri. Solo tanta paura ed uno squarcio sulla nave di una 30 di metri che alcuni lunghi minuti ha fatto temere un nuovo affondamento simile a quello della Costa Concordia.
E’ quanto accaduto questa notte al traghetto “Sharden” della Tirrenia, sulla tratta da Civitavecchia a Olbia. Tutti i 263 passeggeri e i 53 membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo dalla nave, che in uscita dal porto laziale è andata ad urtare contro una banchina, provocando uno squarcio di una trentina di metri sulla fiancata sinistra della parte emersa dell’imbarcazione.
Le operazioni di soccorso, coordinate dalla Capitaneria di porto di Civitavecchia si sono concluse alle 4 di questa notte. La causa dell’incidente va addebitata con tutta probabilità alle cattive condizioni atmosferiche, in particolare alle raffiche di vento che hanno raggiunto i 30-35 nodi.
La Sharden, fa sapere la Capitaneria , “in partenza da Civitavecchia e diretta a Olbia , questa notte alle ore 23,20 circa, a causa probabilmente delle avverse condizioni meteorologiche e del forte vento, ha urtato contro la diga foranea del porto, all’altezza del fanale verde.
L’urto ha provocato uno squarcio di circa 30 metri al di sopra della linea di galleggiamento (in pratica nella parte emersa della nave, non in quella sotto il livello dell’acqua).
Due rimorchiatori hanno condotto la nave in banchina ove si trova attualmente ormeggiata in sicurezza.
Gli ufficiali al comando della Sharden hanno già fornito la loro versione dell’incidente ai dirigenti della Capitaneria di porto. Al momento si esclude la possibilità di aprire un’inchiesta sull’accaduto
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Un volo di 25 metri a 100 chilometri l’ora. Quattro ragazzi morti, un quinto in gravi condizioni. È l’ennesima strage del sabato sera quella avvenuta sulla statale 675, la bretella che collega il porto di Civitavecchia alla via Aurelia. Quando la Nissan Micra guidata da Yuri Capparella, 19 anni, sfonda il guard rail è appena l’alba. L’auto salta giù per la cunetta che sorregge il ponticello sorvolando letteralmente la stradina sottostante e si capovolge.
Un volo nel vuoto per colpa dell’asfalto bagnato, dell’eccessiva velocità e della droga. Sono morti per questi motivi i quattro ragazzi usciti di strada con l’auto sulla quale viaggiavano a Civitavecchia, in provincia di Roma. È sopravvissuto solo il giovane che guidava, il 19enne Juri Capparella. Sottoposto al narcotest è risultato positivo ed è stato iscritto nel registro degli indagati per il reato di omicidio colposo.
La procura di Civitavecchia ha infatti aperto un’inchiesta per accertare quale sia stata l’esatta dinamica dell’incidente dove hanno perso la vita Daniele Mercuri, di 16 anni e suo cugino Indro Mercuri, della stessa età , Giovanni Siena di 21 e Giancarlo Cocciolone, 20 anni. La magistratura ha disposto l’autopsia per cercare tracce di droga anche per loro.
Yuri Capparella, ferito gravemente e con diverse fratture, è stato trasferito con l’eliambulanza a Roma dopo l’intervento chirurgico all’ospedale di Civitavecchia per asportargli la milza. “Mio figlio è un ragazzo d’oro” ha detto al quotidiano La Repubblica Andrea Capparella, il padre di Yuri “lavora insieme a me, nella mia ditta. Da qualche tempo si era anche fidanzato e purtroppo uno dei quattro amici morti nell’incidente era il fratello della sua ragazza”.
Sarà invece l’autopsia delle vittime, disposta dal magistrato e prevista per oggi, a chiarire se anche gli altri giovani - due cugini minorenni Daniele e Indro Mercuri, di 16 anni, Giovanni Siena, di 21 anni e Giancarlo Cocciolone di 19 anni, tutti di Civitavecchia - avevano assunto stupefacenti.
I cinque rientravano a casa dopo aver trascorso la serata in una discoteca, in provincia di Viterbo. Secondo la ricostruzione della polizia stradale l’auto viaggiava a forte velocità su fondo bagnato. Nessun segno di frenata sull’asfalto in un tratto di strada rettilineo e di recente realizzazione. La dinamica è chiara: sull’asfalto non ci sono segni di frenata e la velocità dell’auto, essendo un’utilitaria, non poteva essere elevatissima. “Riteniamo sui 100 km all’ora”, ha detto uno degli investigatori. Yuri, l’unico sopravvissuto, era anche il solo a indossare la cintura di sicurezza, ma il cocktail di droghe gli ha fatto perdere il controllo del veicolo.
Sconcerto, alla diffusione della notizia, in tutta la cittadina tirrenica. Davanti al pronto soccorso e alla camera mortuaria un via vai continuo di parenti e conoscenti delle vittime. Oltre che di decine di altri genitori che, non trovando i propri figli in casa, alla diffusione della notizia dell’incidente si sono precipitatiall’ospedale, foto alla mano e cuore in gola, per sapere se quei ragazziall’obitorio fossero i loro ragazzi.
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla droga, Carlo Giovanardi, ha lanciato un appello per una forte azione di controllo e di contrasto alle situazioni di rischio. “Davanti” ha detto l’esponente della maggioranza “all’ennesima tragedia del sabato sera, questa volta complice la cocaina rivolgiamo un nuovo appello ai responsabili locali perché non si perda altro tempo per un’efficace azione di controllo e di contrasto delle situazioni a rischio”.
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Più di 50mila cittadini, 23 formazioni in lizza alle amministrative del 27 e 28 maggio, sei candidati sindaci. E almeno tre nodi su cui si sta giocando la campagna elettorale a Civitavecchia (Roma): la centrale Enel a carbone, l’ampliamento del porto e uno spettacolo fantasma col teatro gremito e il palco vuoto. Dedicato a Massimo D’Antona.
Qui si vota per tornare alla “normalità ”: da quattro mesi a governare Palazzo del Pincio c’è infatti il Commissario Prefettizio Maria Giovanna Iurato, nominato a seguito delle dimissioni in massa di sedici consiglieri comunali. A Civitavecchia si litiga da ben più di un anno per il progetto bipartisan (voluto dall’allora ministro per l’Ambiente Altero Matteoli è sostenuto anche da Piero Fassino, da Romano Prodi e da Enrico Letta) di riconversione a carbone dell’impianto Enel di Torre Valdaliga nord, i cui vecchi impianti incombono sulla città . Proprio la battaglia coke-sì/coke-no (a cui proprio oggi, 2 maggio 2007, una sentenza della Corte Costituzionale dovrebbe aver messo fine, rendendo di fatto operativa la centrale) è stata al centro della scorsa campagna elettorale. Nel 2006 si andò al voto (anche allora era il 28 maggio) e la composizione delle liste e dei candidati sindaci fu un tripudio di “carbonari”. Il centrosinistra concorse diviso: alla fine vinse Gino Saladini (un medico legale voluto da Pietro Tidei, l’uomo forte e deputato Ds della zona), grazie all’apporto di Ds, Margherita, Sdi, Verdi e IdV, che riempì la sua coalizione di transfughi del centrodestra: tutti favorevoli alla riconversione. Dall’altra parte corse, invano, l’altra sinistra: Rifondazione comunista, alcuni rappresentanti della cosiddetta area Mussi (che a Civitavecchia esistevano già prima della spaccatura all’ultimo congresso ds di Firenze), i comunisti italiani e, ovviamente i no-coke. La giunta Saladini, nata debole e zoppa, durò solo sette mesi e crollò sotto il peso, appunto, di King Coke. Che, molto probabilmente, soprattutto dopo la sentenza della Consulta, sarà , insieme a quella dell’ampliamento del porto della cittadina, terreno di scontro anche per i sei candidati sindaci alle elezioni del 2007: Claudio Dell’Anno, favorevole alla centrale a carbone, per Progetto Impresa; Sandro De Paolis, già assessore margheritino, con Insieme per il Partito Democratico; il dott. Paolo Giardi per Civitavecchia c’è; Gabriele Pedrini per il Movimento sociale Fiamma Tricolore; Gianni Moscherini per il Patto per la Città e Nicola Porro per l’Unione. Stando ai sondaggi e al numero di parititi che li sostengono, sono questi ultimi due i candidati che si giocheranno la poltrona di sindaco, fra qualche settimana. A sostenere Moscherini, è un “listone” variegato e trasversale che dalla CdL (Forza Italia, An, Udc, Dc per le Autonomie) arriva a toccare anche partiti del centrosinistra, come l’Italia dei Valori, i Riformisti (cioè alcuni fuoriusciti dei Ds) e Udeur e coinvolge molti porfessionisti civitavecchiesi: dall’ex presidente delle camere penali Pietro Messina, al primario di cardiologia del locale ospedale Marco Di Gennaro, dal commercialista Luigi Castaldi all’avvocato Roberta Sacco. Le otto liste che sostengono invece il favorito Nicola Porro sono quelle “classiche” del centrosinistra: Rifondazione, Pdci, Ds, Sdi, Margherita, Verdi, più due composizioni civiche: Ambiente Lavoro e Lista Porro.

A movimentare il già surriscaldato ambiente, da due giorni è scoppiato il caso dello spettacolo fantasma. Una pièce teatrale dal titolo Ogni giorno, ogni momento, in ricordo del giuslavorista Massimo D’Antona (ucciso dalle Br il 20 maggio 1999), che avrebbe dovuto andare in scena lunedì 30 maggio, al teatro Traiano della cittadina laziale e che invece, nonostante le poltrone fossero quasi piene, all’ultimo è stato anullato. A mettere in piedi il monologo (già in scena al Teatro del Battito di Milano) sono l’attrice Giulia Bacchetta (nelle vesti della moglie del prof D’Antona, Olga, ora senatrice diessina e firmataria della mozione Mussi, a Firenze) e il regista Marco Filatori, su un testo tratto dal libro Così raro così perduto, scritto da Olga D’Antona con Sergio Zavoli. A portare lo spettacolo a Civitavecchia, è stato l’attore e regista Pino Quartullo (già direttore artistico del Traiano dal 2001 al 2005) che lo ha proposto al candidato sindaco Gianni Moscherini: un modo, dice Quartullo da Milano (dov’è impegnato al teatro Manzoni in Quella del piano di sopra, con la regia di Gigi Proietti) “per festeggiare il Primo Maggio in maniera utile ed intelligente: ricordare e tenere vivo un sogno per i lavoratori”. La stessa senatrice D’Antona, afferma Quartullo, “appena saputa la notizia, si è dimostrata felice dell’evento”.
Ma non è mancato il classico coupe de théatre: secondo l’attore alcuni notabili diessini “hanno cominciato a tempestare di telefonate la senatrice mussiana D’Antona per dirle che doveva dissociarsi dallo spettacolo, per motivi elettorali (anche perché non risulta che al teatro milanese lo spettacolo sia stato ritirato)”. La pressione sulla senatrice è stata tale che l’onorevole D’Antona ha infine rilasciato, proprio lunedì 30, giorno della prima al Traiano, questa dichiarazione: “Non intendo partecipare a nessun tipo di eventi che si prestino a sfruttare a fini elettorali la figura di mio marito. Tanto più quando queste iniziative sono funzionali a forze politiche avversarie dei Ds e del centro sinistra”. Messa così in mezzo, la compagnia teatrale ha ritenuto opportuno non andare in scena, senza peraltro avvisare gli organizzatori, ai quali, unitamente al pubblico, non è rimasto altro da fare che prendere atto della diserzione. Una scelta condivisa anche da Quartullo, perché, dice “è senza senso fare un omaggio a chi non lo gradisce”.
Ma la polemica politica, inevitabile, non è tardata ad esplodere: “È la solita sinistra” dice Gino Vinaccia, capolista Udc, “che ritiene che il 25 aprile non sia la festa di tutta la nazione così come il 1 maggio non sia la festa di tutti i lavoratori. Questa sinistra che predica la tolleranza ma che semina odio e contrapposizione non serve al Paese, ed io credo che la sinistra nostrana così gretta integralista e settaria non serva alla città ”. Immediata, non si è fatta attendere la replica di Nicola Porro che ha denunciato come “l’uso elettorale del lavoro teatrale su D’Antona è stato talmente smaccato, impudente e strumentale che qualsiasi coscienza democratica avrebbe reagito come hanno reagito gli attori rifiutandosi di prestarsi ad un’operazione di pessimo gusto e politicamente scorretta”.
Una storia triste e, dice Quartullo: “Sia perché la coalizione di Gianni Moscherini contempla moltissimi elementi del centro sinistra, sia perché ritengo che la lotta al terrorismo e alle Brigate Rosse non appartenga in esclusiva a nessuna parte politica: non abbiamo dato una grande prova di democraticità ”.