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Claudio-Velardi

Quarantamila tonnellate in tutta la regione Campania, cinquemila nella sola città di Napoli. Anche se “non ci sono nuovi rischi per la salute”, l’emergenza rifiuti sembra pronta di nuovo a riesplodere, dopo un breve periodo di “tregua”.
E la spazzatura torna, soprattutto, a invadere le strade di buona parte del territorio regionale, innervosendo i cittadini: in queste notti sono stati oltre 60 gli interventi dei vigili del fuoco per spegnere roghi nel capoluogo e in tutta la provincia. Le squadre dei pompieri hanno lavorato a pieno ritmo, per placare i roghi più importanti, divampati nella elegante zona di via Chiaia, ma anche a Piazza Garibaldi, nei pressi della stazione ferroviaria, a via Don Bosco e nella zona dei Ponti Rossi dove sono stati tre gli incendi appiccati. Interventi anche in tutta la provincia, soprattutto nei comuni vesuviani.
A divampare però sono anche le polemiche e le ripicche all’interno del gruppo dirigente democratico, che per il futuro non promette nulla di buono. A mettere il carico, ci ha pensato ieri Claudio Velardi, neo-assessore regionale al Turismo. E le sue parole, pubblicate sul suo blog, non sono state di certo miele per l’amministrazione comunale di Napoli: “La classe dirigente della città ha firmato una dichiarazione collettiva di incapacità di governo abdicando totalmente al proprio ruolo”. Aggiungendo: “È sbagliato pensare che arriva Berlusconi e risolve tutto. Sbagliato e immorale consegnare tutto a lui. Abbiamo visto nelle ultime settimane sfilare insieme, in tutta la regione, politici e piccoli delinquenti contro i timidi tentativi di affrontare l’emergenza”.
Tanto è bastato a scatenare un pandemonio in casa democratica. Per primo, ci ha pensato il deputato azzurro Paolo Russo: “Se pensa veramente ciò che ha detto deve dimettersi immediatamente”. Mentre i suoi compagni di partito al comune non gli sono stati da meno: “Velardi non può fare il moralizzatore, proprio lui che siede nella giunta guidata da Antonio Bassolino, il principale responsabile dell’emergenza rifiuti”. Gli hanno fatto eco tutti gli altri alleati, sottolineando come “spari a zero e sul bersaglio sbagliato”. Nessuna reazione dalla Iervolino che però, stando alle cronache dei suoi più fedeli collaboratori, avrebbe usato parole di fuoco contro l’ex collaboratore di D’Alema, “strapazzandolo ed invitandolo a una pronta smentita”.
Nel frattempo, un sempre più preoccupato commissario Gianni De Gennaro, dopo il colloquio con Silvio Berlusconi, ha confermato che “solo le discariche possono scongiurare la crisi”. E proprio in queste ore un nuovo sito di stoccaggio è stato aperto a San Tammaro, nel Sannio. Fino a quando non si troveranno altre e più definitive soluzioni, sarà solo una delle altre discariche che tenteranno di arginare un’emergenza che pare condannata a rimanere in eterno.
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Il “vulcanico” Claudio Velardi, da febbraio all’ombra del Vesuvio in qualità di assessore regionale al Turismo, nella giunta guidata dal governatore Antonio Bassolino, sta cercando in tutti i modi di promuovere una nuova immagine della Campania e di Napoli, sommersa dall’ormai cronica emergenza rifiuti. Di certo le sue proposte non sono passate inosservate anche perché sembrano partorite più da una mente di esperto di pubbliche relazioni, quale Velardi in effetti è, che da quella di un uomo politico avvezzo ai problemi reali.
Come prima uscita pubblica Velardi ha pensato bene di presentarsi alla prima seduta del consiglio regionale non in giacca e cravatta, come si è solito fare in luoghi istituzionali, ma in maglione volendo forse imitare l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne che si era presentato in un consiglio di amministrazione proprio in pullover. Con la differenza però che quest’ultimo prima aveva risanato i conti della casa automobilistica torinese. La seconda mossa è stata quella di intitolare il suo blog Mission Impossibile, ispirandosi in questo caso al Tom Cruise della celebre saga cinematografica e ben sapendo che la sua missione sarebbe stata quanto meno dura. Ma mai immaginando che la lotta sarebbe stata anche personale. Presentando la campagna Maggio dei monumenti, il 10 aprile scorso, il neo assessore si è scoperto sotto assedio: come ha raccontato on line, i rifiuti se li è ritrovati a domicilio: “Sotto il portone di casa mia (proprio allo Spirito Santo) vi sono non più di una decina di manifestanti con uno striscione. Alcuni di loro vanno verso via dei Pellegrini, prendono tre, quattro cassonetti e li ribaltano per strada. Nessuno dice niente, qualcuno abbassa la saracinesca del negozio. Mia moglie chiama prima il 112, poi il 113. Passa una volante della polizia, gira verso via Cisterna dell’Olio e scompare. Al momento sono passati 10 minuti e nessuno si fa vivo. Il traffico è bloccato, in questa specie di imbuto cittadino. Come è possibile che si consenta tutto questo, mi permetterei di chiedere alle forze dell’ordine”.
La terza idea è stata la campagna promozionale Easy Napoli che prevedeva pacchetti turistici scontati senza chiedere il parere degli albergatori della città che fino a prova contraria erano i diretti interessati. Poi è stata la volta della campagna pubblicitaria da cartolina intitolata: Monnezza a chi? Che consiste in grandi manifesti da affiggere nelle città del Nord Italia per cercare di invogliare i turisti a tornare a visitare Napoli. Infine, last but not least, ha pensato bene di affittare gli Scavi di Pompei, altro annoso problema della regione Campania (che però non riguarda Velardi, visto che non dipendono dalla Regione ma dalla Soprintendenza ai Beni Culturali), alle grandi major americane per realizzare riprese cinematografiche di kolossal hollywoodiani. Per farlo ha rilasciato un’intervista al settimanale Newsweek affermando di essere già in contatto con la Walt Disney, la Warner Bros e la Pixar e proprio quest’ultima sta realizzando un film di quelli catastrofici e che racconta il terremoto che nel 1906 rase al suolo la città di San Francisco.
A questo punto sembra che al “vulcanico” Velardi, vista la passione cinefila mostrata in questi primi mesi di incarico, non rimanga che vendersi il tesoro di San Gennaro nella speranza che riesca a realizzare la sua Missione Impossibile.
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di Stefania Berbenni
Sulla cartina geografica i 180 chilometri che separano Napoli da Roma sono poco più di un centimetro. Un niente per gli americani abituati alle grandi distanze, poco anche per tedeschi, inglesi e francesi. Così, per toponomastica percezione, le montagne di spazzatura partenopee finiscono per fare ombra anche alla capitale, e più su fino a Firenze, svuotando ovunque alberghi e spezzando le gambe al turismo.
Succede, per esempio, che la catena Baglioni, alberghi di lusso a 5 stelle, registri nel Nord Italia il tutto esaurito mentre l’hotel romano, per la prima volta, è in affanno. Lo ammette amareggiato Luca Magni, il vicepresidente del gruppo: «Gli stranieri hanno paura per la propria salute. Così evitano Roma, rimandano la gita a tempi migliori, senza timori di diossina o altro. E non siamo i soli ad avere l’hotel mezzo vuoto. Il marchio Italia ha avuto il colpo di grazia con la vicenda rifiuti, che si somma all’instabilità generale, all’Alitalia in forse, alla scarsa qualità di aeroporti e servizi. Ma l’aspetto più grave è che non ci sono segnali che facciano pensare di sapere e potere gestire i problemi».
Alcuni tour operator hanno aggirato l’ostacolo: fanno dormire gli stranieri a Firenze, li portano in giornata a Roma, con il pullman.
«Il 2007 si è chiuso con meno 30 per cento e prevediamo un 2008 ancora più nero» lamenta Mario Pagliari dell’hotel San Francesco al Monte di Napoli, un gioiello a quattro stelle ricavato da un ex convento. «Prima il calo turistico era causato dalla camorra, poi dalla microcriminalità , adesso dalla spazzatura. Alibi, solo alibi per non affrontare il vero problema: Napoli langue, la si svende abbassando le tariffe mentre dovrebbe essere affrontata una vera politica di rilancio».
Non basta cioè farne una città low cost, né inventarsi iniziative come «Easy Napoli»: sconti per musei, mezzi di trasporto e facilitazioni varie dal 15 marzo a fine luglio. Né funziona la furbata di tenere puliti il centro e le strade di collegamento dall’aeroporto all’imbarcadero. Persino il filmato di una turista tedesca in giro per la città , messo in rete, sembra poca cosa rispetto alla paura della diossina e all’effetto spazzatura.
Dei 500 partecipanti al prossimo congresso di ingegneri australiani (20-22 marzo), 400 hanno disdetto. A gennaio e febbraio molti convegni sono stati annullati. E pensare che i ristoranti del borgo marinaro, enclave romantica a pochi passi dai grandi hotel, si erano consorziati per fare fronte a cene congressuali con 700-800 partecipanti. Problema superato come spiega Elvira Ghiosi, della Bersagliera, storico ristorante: «Sono stati annullati anche i futuri congressi di settembre e ottobre. È dura. Un gruppo culturale ha disdetto la sua visita a Napoli temendo l’assalto al loro pullman, dopo aver visto la fine che aveva fatto l’automezzo dei vigili del fuoco».
«Vorrei evitare la fatidica spirale della profezia che si autoavvera. C’è crisi, la situazione è problematica, ma tutto questo catastrofismo non aiuta. A me risulta che il calo turistico sia fra il 15 e il 20 per cento, mentre sento cifre fra il 30 e il 50» ribatte Claudio Velardi, da 15 giorni assessore al Turismo e ai beni culturali. Nelle sue mani una bella patata bollente (rilanciare l’immagine della città ) e 2,5 milioni di euro stanziati dalla Regione Campania: «Sono stati destinati, ma ora bisogna recuperare le risorse… ci vuole tempo, non è cosa fatta».
Se a Napoli ’a nuttata ha da passa’ e sembra infinita, in Costiera, e di fronte, a Capri e Ischia, l’olezzo nefasto non arriva. Molti hotel non aprono a Pasqua, ma solo per questioni di calendario: cade troppo presto. Per pochi giorni di lavoro andrebbe contabilizzato un mese di costi vivi. «Capri fa storia a sé, forse perché è un’isola, forse perché comunica un’immagine di qualità e pulizia» argomenta Tonino Cacace, padrone del Capri Palace, cinque stelle lusso, la miglior spa medicale al mondo secondo la rivista Traveller Uk, con clientela internazionale, Harrison Ford e Julia Roberts compresi. «Del resto ad Anacapri raggiungiamo il 60 per cento di raccolta differenziata».
Niente pattume per le strade anche a Positano, dove Virginia Attanasio, «personaggio» della Costiera, gestisce il San Pietro, altro cinque stelle lusso, con liste d’attesa di mesi per una camera. Virginia Attanasio parla con la concretezza e la genuinità dei suoi piatti famosi: «Siamo sinceri, appena ci sono state avvisaglie del pericolo spazzatura attorno a Sorrento, si è subito provveduto. I rifiuti sono spariti. E dal 5 aprile il sindaco di Positano farà una campagna per aumentare la raccolta differenziata, ora ferma al 25 per cento. Non possiamo perderci gli stranieri per la spazzatura. Non possiamo proprio».
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di Romana Liuzzo
Dagli scranni del Parlamento o dalle poltrone dei talk-show esaltano la scuola pubblica, la celebrano come unica fonte del sapere democratico e chiedono di tagliare (e tagliano) i finanziamenti statali alla scuola privata. Poi, però dove mandano i loro figli? Nelle più prestigiose scuole a pagamento, con rette non certo accessibili a tutti. Sono i politici del centrosinistra e vip di area, girotondini e imprenditori radical chic, che non si fermano di fronte alle file per poter accedere in questi istituti a cinque stelle.
Raccontano alcune madri del San Giuseppe De Merode, scuola privata, rigorosa, cattolica, che il ministro per i Beni culturali, Francesco Rutelli, ha fatto di tutto per inserire ad anno iniziato una delle figlie nelle splendide aule con vista su piazza di Spagna. Raccontano pure che una delle signore in questione, la cui erede non era stata accolta per numero chiuso (30 al massimo), non abbia affatto gradito di sentirsi scavalcata. E pare sia successo il putiferio.
Intanto, mentre l’ex sindaco di Roma insediava la giovane rampolla (il primogenito Giorgio ha studiato dai gesuiti), Antonio Tajani, la cui famiglia al San Giuseppe va da generazioni, dopo le scuole medie ha deciso di spostare il figlio per mandarlo in un liceo statale ai Parioli («Si trova benissimo» spiega l’europarlamentare di Forza Italia).
Rutelli non è il solo: Nanni Moretti, l’ultimo leader dei girotondini, dopo aver invitato Massimo D’Alema e gli altri compagni a dire «qualcosa di sinistra», ha iscritto il proprio bimbo in un’esclusiva scuola anglo-americana, l’Ambritt, frequentata solo da ricchi rampolli dell’alta borghesia. Idem per Claudio Velardi, ex golden boy del governo D’Alema: il figlio ha frequentato la scuola americana.
Marco Follini, neoresponsabile della comunicazione del Partito democratico, ha iscritto il proprio discendente, seguendo le procedure, nella scuola dei fratelli salesiani in pieno centro, a Roma. E al richiamo radical chic non ha saputo resistere nemmeno l’ex ds, ministro allo Sport, Giovanna Melandri. Per la sua progenie è stato ritenuto adeguato l’istituto San Giuseppe di via del Casaletto. Anche questo ambitissimo. Gestito da amorevoli suore.
Istruzione a pagamento anche per Anna Finocchiaro, ex ministro per le Pari opportunità , uno dei 45 membri del comitato nazionale per il Partito democratico: le due figlie vanno in un istituto a Catania.
Mettersi in fila, prego. L’attrazione della sinistra per la scuola privata non è roba di oggi: anche Piero Fassino ha studiato dai gesuiti. E chi avrebbe mai detto che un nonno di cognome Bertinotti andasse a prelevare i propri nipoti in uno degli istituti più chic di Roma, a gomito a gomito con la fondatrice del Manifesto, ex deputata e scrittrice di sinistra, Luciana Castellina?
Politici ma anche giornalisti, tutti attirati come calamite dagli istituti a cinque stelle. Qualche esempio? Michele Santoro ha optato per il francese Chateaubriand. Il giornalista di Anno zero è in ottima compagnia. È francese e privata la scuola scelta dalla giornalista del Tg3, Bianca Berlinguer, per la bambina avuta dal sociologo Luigi Manconi. Lo stesso vale per molti altri fanciulli con genitori dalle spiccate tendenze a sinistra: da quelli dell’imprenditore Alfio Marchini a quelli dell’ex direttore della Stampa Marcello Sorgi, fino a quelli dell’ex senatore ulivista Vittorio Cecchi Gori. Noblesse oblige.