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Verona, pugno duro e 500 euro di multa per chi va a prostitute

Una prostituta in strada

Conto salatissimo per i clienti delle prostitute veronesi: chi venisse sorpreso appartato per strada per fare sesso a pagamento rischia infatti una multa di 500 euro. La pena pecuniaria massima consentita dalle nuove norme del decreto sicurezza che danno più potere ai sindaci. E quello di Verona, il leghista Flavio Tosi, non si è lasciato sfuggire l’occasione:”In questo caso” spiega “abbiamo deciso di applicare la sanzione massima di 500 euro per la violazione dell’ordinanza antiprostituzione: un deterrente ben più forte dei 36 euro per intralcio alla circolazione previsti dal codice della strada al quale finora i sindaci erano tenuti a richiamare le proprie ordinanze”.

Nel mirino la prostituzione di strada, quindi. Per una volta non solo dal lato dell’offerta, ma anche e soprattutto della domanda. “Chi contratta prestazioni sessuali alimenta un racket criminale che riduce in schiavitù le donne” dice l’ordinanza, che si propone di colpire soprattutto “il degrado e il disturbo causato ai cittadini”. Ma non ci sono solo clienti e “belle di notte” tra gli obiettivi del sindaco veronese. Anche chi beve alcolici per strada fuori dai locali (multe a partire da 100 euro), chi compie “atti contrari al pubblico decoro” (gettare rifiuti solidi al di fuori dei contenitori, bivaccare o sistemare giacigli, passeggiare a torso nudo) che rischiano fino a 50 euro di sanzione.

Non poteva mancare la multa anti accattonaggio, già stabilita in altri comuni, contro cui si era espressa la Chiesa dalle colonne di Avvenire.

Milano, un Eurostar si “spezza” e perde vagoni. Era vuoto

 Un treno Eurostar

Un Eurostar senza passeggeri si è “spezzato” mentre il convoglio veniva trasferito dall’officina della Martesana alla stazione centrale di Milano. A riferirlo in una nota, sono i sindacati di categoria che definiscono l’accaduto “un episodio gravissimo, che sarebbe stato un disastro se lo spezzamento del convoglio fosse avvenuto pochi minuti dopo, in linea, ad alta velocità e carico di viaggiatori”.
L’incidente è avvenuto la mattina di lunedì 14 luglio, ma è emerso solo oggi, e si sarebbe verificato poco prima della partenza del treno Eurostar 9427, Milano-Roma delle 7,00. “L’Etr 500 si è spezzato in due tronconi tra le carrozze 11 e 12. Con tutta probabilità la causa sarebbe da attribuire ad usura o inadeguatezza manutentiva dei materiali del gancio”, spiegano i delegati sottolineando che “fortunatamente il fatto è avvenuto a bassa velocità, con il treno vuoto con la sola conseguenza di ritardi e soppressioni di corse per Roma”.
L’episodio, dicono i sindacati, non sarebbe isolato: il 5 aprile nei pressi di Roma “l’Eurostar 9437, Milano-Roma delle ore 12, a 250 Km/h, perse il tetto rischiando l’impatto con i treni provenienti in senso opposto” ed il 28 maggio, sempre vicino Roma, “si spalancò una porta in corsa al 9304, T-biz Roma-Milano delle 18 e 02, mentre viaggiava a 220 Km/h, senza che le apparecchiature lo segnalassero in cabina al macchinista”.
Fin qui la denuncia dei sindacati.
Pronta la risposta delle Fs: “La sicurezza dei viaggiatori non è mai stata a rischio”, commentano le Ferrovie dello Stato. “Quanto riportato in una nota dei delegati RSU/RSL dei ferrovieri” spiega Fs “è avvenuto durante le prescritte operazioni di controllo preliminari alla sua entrata in esercizio e, soprattutto, perché è il risultato di una errata manovra del personale di macchina, possibile solo in fase di partenza”. Di più: “L’errata manovra” aggiunge Ferrovie dello Stato “avvenuta durante la predisposizione del convoglio, ha determinato l’attivazione dei sistemi di sicurezza che hanno frenato una parte del treno impedendone il movimento e provocando la rottura di un gancio di collegamento, secondo i principi basilari della sicurezza ferroviaria”. Una situazione, assicurano le Ferrovie, che “non può in alcun modo verificarsi in corsa, con viaggiatori a bordo”.
Infine l’affondo: “Stupisce che i componenti della RSU/RSL non conoscano gli elementi fondamentali del sistema di sicurezza di FS, oggi fra le aziende in assoluto piu’ sicure, sviluppati sul principio del freno continuo adottato addirittura da un secolo nell’industria ferroviaria mondiale”.

L’handicap, Trenitalia e la circolare della vergogna

Carrozze Fs adibite al trasporto di passaggeri disabili
La dichiarazione è stata ritirata in sordina, ma la figuraccia delle Ferrovie dello Stato nei confronti dei disabili rimane. A lungo la società Trenitalia ha preteso dai viaggiatori con handicap più o meno gravi la sottoscrizione di una dichiarazione così vessatoria da provocare non solo le proteste, ma lo sdegno delle persone interessate. Con una pagina prestampata i dirigenti dell’azienda dei treni imponevano ai viaggiatori disabili di dichiarare e sottoscrivere circostanze in alcuni casi impossibili da dichiarare, tipo che si trovavano in “condizioni psicofisiche idonee a fare il viaggio in un posto a sedere ordinario”. La circolare era divisa in nove punti, uno più vessatorio dell’altro. Il secondo costringeva il cliente con handicap a dichiarare che avrebbe viaggiato “con sedia a rotelle pieghevole propria”, mentre il settimo stabiliva che il disabile si sarebbe impegnato a “manlevare nel modo più ampio Trenitalia da ogni responsabilità civile e penale e da qualsiasi obbligazione… in ragione dell’uso del treno prescelto nell’eventualità di infortunio personale e/o a terzi, danni alle cose, lesioni o quant’altro”.
Il prestampato usato dalla società ferroviaria è stato segnalato come forma estrema di discriminazione nei confronti delle persone con handicap da Beppe Grillo nel suo spettacolo e nel suo sito web. E forse anche questa circostanza deve aver indotto i manager delle Ferrovie a fare marcia indietro e a ritirare il provvedimento. La vicenda, però, si è lasciata uno strascico polemico tra i dirigenti Fs che sull’argomento si sono scambiati una accesa corrispondenza via internet. In una di queste missive Vincenzo Saccà, direttore della Vendita e Assistenza di Trenitalia, ha ammesso che la dichiarazione imposta ai disabili “era fatta male” e ha rassicurato gli altri di averla ritirata. Nel 2006 sui treni delle Ferrovie hanno viaggiato 150 mila persone disabili.

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