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Codacons

Maxi ingorgo: Trony risarcirà con 110 mila euro il comune di Roma

Lunga fila al megastore Trony a Pontesilvio, Roma, 27 ottobre 2011. ANSA / MASSIMO PERCOSSI

Lunga fila al megastore Trony a Ponte Milvio, Roma, 27 ottobre 2011. ANSA / MASSIMO PERCOSSI

In principio fu l’inaugurazione a Roma del maxi centro commerciale di Trony, dedicato all’elettronica. Otto, dieci, forse quindici mila persone ammassate per ore nel tentativo di accaparrarsi per primi gli oggetti in offerta, l’intera zona nord della capitale paralizzata dal traffico, polemiche infinite. Poi era arrivata l’apertura di un’indagine da parte della procura di Roma. Adesso la direzione del famoso marchio di elettronica fa un passo indietro e riconosce l’errore commesso. Continua

Caro Ratzinger, aiutaci a ridurre le ferie ai parlamentari

Bendetto XVI a Palermo (Ansa/Franco Lannino)

Bendetto XVI a Palermo (Ansa/Franco Lannino)

Per vedere i nostri parlamentari rimboccarsi le maniche, i consumatori ieri sono arrivati a chiedere aiuto persino al Papa. E non è uno scherzo. Continua

Spazzini, spalatori e ora vigili urbani: il paradosso dei militari italiani

Militari italiani

Ormai i militari sono diventati l’asso della manica di tutte le istituzioni, la soluzione a ogni problema, la risposta a ogni “emergenza”, vera, presunta o percepita che sia.
Negli ultimi anni i soldati hanno fatto di tutto: spento incendi come i pompieri, raccolto e sgomberato i rifiuti a Napoli come fossero spazzini, sorvegliato discariche come guardie giurate, spalato neve a Milano come operai comunali e pattugliato le strade di molte città per garantire la sicurezza come se fossero agenti di polizia. Continua

L’Italia che non avanza: 11 giorni all’anno buttati in code e rallentamenti

Auto in coda

Undici giorni a Roma, dieci a Milano, otto a Napoli: tanto costerà nel 2009 agli automobilisti la sfida al traffico caotico fatto di code e rallentamenti nelle ore di punta. Lo fa sapere il Codacons sulla base di uno studio svolto nelle tre metropoli italiane. Continua

La Cassazione dice stop agli autovelox occulti

Controllo con l'autovelox

Le postazioni di controllo della velocità attraverso autovelox devono essere “segnalate e ben visibili”. Lo sottolinea la Cassazione nella sentenza n.11131, con la quale è stato confermato il sequestro preventivo, disposto dal gip di Paola e confermato dal tribunale del Riesame di Cosenza, di 7 autovetture e di diversi apparecchi autovelox di proprietà di una società utilizzati per la rilevazione della velocità dei veicoli in transito nei comuni di Fiumefreddo Bruzio, Belmonte Calabro e Longobardi.
Secondo l’accusa, “le apparecchiature in questione erano state ben occultate in autovetture” in molti casi di proprietà del titolare della società, il quale “ricevendo un compenso parametrato su ogni verbale di infrazione per cui era riscossa la relativa sanzione, era interessato ad incrementare le riscossioni”.
La seconda sezione penale della Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del legale rappresentante della società, rilevando che il tribunale del Riesame, nel confermare il sequestro, “sia pervenuto ad affermare la sussistenza del fumus del reato di truffa”.
La Corte di Cassazione ha confermato quanto da sempre sostenuto dal Codacons: gli autovelox vanno correttamente segnalati. “Con la decisione odierna” scrive in
una nota il Codacons, “la Cassazione ha stabilito che gli apparecchi devono essere segnalati agli automobilisti almeno 400 metri prima dal punto della loro collocazione. Altrimenti gli stessi autovelox possono venire sequestrati dall’autorita’ giudiziaria e i titolari della societa’ di rilevamento rischiano l’incriminazione per truffa.
“Si tratta di una sentenza sacrosanta” commenta il Presidente del Codacons Carlo Rienzi “perché limita il malcostume delle amministrazioni comunali di utilizzare tale strumento di controllo della velocità unicamente con lo scopo di fare cassa, e non con la finalità di garantire la sicurezza stradale. Ora”, conclude Rienzi, “i Comuni devono annullare d’ufficio tutte le contravvenzioni elevate da autovelox non segnalati almeno 400 metri prima. In caso contrario, si preannunciano migliaia di ricorsi, tutti accolti, da parte degli automobilisti, che potrebbero mettere in crisi le casse comunali”.

Arriverderci all’ora legale. Ci ha fatto risparmiare 99 milioni di euro

Un orologio

Giornate più corte, meno ridotta, umore al minimo. Ci siamo: l’inverno sta arrivando davvero, anche se le tiepide temperature sembrano non confermarlo. Con il ritorno dell’ora solare si sancisce definitivamente il passaggio di stagione: dopo sette mesi di ora legale, tra le 3 e le 4 della notte tra sabato e domenica torneremo infatti all’ora solare, spostando le lancette degli orologi un’ora indietro. Dal 30 marzo al 26 ottobre, grazie proprio a quell’ora di luce in più al giorno che permette di ritardare l’utilizzo della luce artificiale, sono stati risparmiati 646,2 milioni di kilowattora ( + 0,15 per cento rispetto al 2007) e, considerando che, per il cliente finale 1 kilowattora è costato in media circa 15,3 centesimi di euro al netto delle imposte, l’Italia ha risparmiato con l’ora legale quasi 99 milioni di euro (+17,3 per cento sul 2007).
Lo rileva Terna, la società responsabile della gestione dei flussi di energia elettrica sulla rete ad alta tensione. Dal 2004 al 2008, l’Italia ha risparmiato, complessivamente, 3,1 miliardi di kilowattora, pari a circa 400 milioni di euro. I mesi di aprile e ottobre hanno fatto registrare il maggior risparmio di energia elettrica. Ciò è dovuto al fatto che questi due mesi hanno giornate più “corte” in termini di luce naturale, rispetto ai mesi dell’intero periodo. Nei mesi di estate piena come luglio e agosto, invece, poiché le giornate sono già più lunghe rispetto ad aprile, l’effetto “ritardo” nell’accensione delle lampadine si colloca nelle ore serali ed è perciò meno marcato in termini di risparmio di elettricità.

La storia dell’ora legale nasce nel Settecento. Il primo a teorizzarla fu Benjamin Franklin che individuò nell’adozione per convenzione di un orario diverso che inseguisse il sole, e quindi la luce, un modo per ottenere dei risparmi energetici. L’idea non ebbe grande seguito anche perchè, all’epoca di Franklin, i risparmi sarebbero stati relativamente bassi (lo scienziato pensava, ad esempio, alle poche candele che si sarebbero consumate). Oltre un secolo dopo (nel 1907), l’idea venne ripresa dal britannico William Willet, e questa volta trovò seguaci: nel 1916 la Camera dei Comuni di Londra diede il via libera al British Summer Time, che implicava lo spostamento delle lancette un’ora in avanti durante l’estate. Molti Paesi imitarono la Gran Bretagna, soprattutto in tempo di guerra, quando il risparmio energetico è una vera priorità.

Anche in Italia l’ora legale è stata adottata per la prima volta nel 1916, dal 3 giugno al 30 settembre. Negli anni successivi, e fino al 1920, l’inizio fu anticipato a marzo. Sospesa nel 1920 l’ora legale tornò in auge nel 1940 e negli anni del periodo bellico, e vi rimase fino al 1948, anno in cui venne nuovamente abolita. L’adozione definitiva risale al 1966, durante gli anni della crisi energetica. Per i primi tredici anni venne stabilito che l’ora legale dovesse rimanere in vigore da fine maggio a fine settembre. Dal 1981 al 1995, invece, si stabilì di estenderla dall’ultima domenica di marzo all’ultima di settembre. Il regime attuale è entrato in vigore nel 1996 quando fu prolungata dall’ultima domenica di marzo all’ultima di ottobre.

Quindi l’ultima settimana di marzo che in Europa (compresa la Russia) segna l’inizio del regime di ora legale, nell’emisfero australe ne celebra la fine. Ma c’è anche qualcuno che, come il Giappone, non aderisce all’ora legale: contrari gli agricoltori, perché è soprattutto nelle prime ore della mattina che è concentrato il lavoro nei campi ed è allora che serve più luce. Le lancette non si spostano anche in gran parte del resto dell’Asia e in Africa. Qualche incertezza, infine, per l’orologio di chi decide di visitare l’Antartide: qui l’ora legale, e quindi solare, cambia a seconda di quale bandiera sia issata sulle basi che sono state istituite per motivi scientifici (ma non solo) sull’immensa placca di ghiaccio.

Con un’ora di sonno in più si potrà essere più riposati e si dovrebbe affrontare meglio la vita di tutti i giorni, ma attenzione ai disturbi dell’umore, una forma lieve di depressione che può essere curata con la terapia della luce. Scettico sul cambio di orario il Codacons, secondo cui “l’80 per cento degli italiani è stufo di questi continui cambi e vorrebbe che l’ora solare venisse definitivamente eliminata a tutto vantaggio dell’ora legale. In tal modo si avrebbe il beneficio di recuperare un’ora di luce d’estate ma al tempo stesso non si avrebbe il disagio e il costo di aggiustamento dell’orario”. “Ci sono poi” aggiunge il Codacons “i costi per la variazione di orario: aggiornamenti sistemi informatici, orari dei treni, termostati temporizzati, videoregistratori, dvd, agende elettroniche, radiosveglie, orologi nelle auto problemi nelle transazioni finanziarie”. Per questo l’associazione dei consumatori chiede che si cambi la Direttiva 2000/84/Ce e che, almeno in Europa, si elimini definitivamente l’ora solare.

Ricercato il randagio che ha sbranato Mattia. In Italia 600mila cani “di strada”

Un cane tra i rifiuti

Il piccolo Mattia di 9 anni, sbranato domenica 5 ottobre da un grosso cane randagio e trovato morto in una pozza di sangue vicino casa a Circello, in provincia di Benevento, non è che l’ultimo caso di quest’anno. Il cane che lo ha aggredito, come ha accertato il medico legale, lo ha morso al collo provocando un taglio profondo. Non c’è stato più niente da fare. Alcuni cani randagi della zona di Circello da ieri sera sono stati sequestrati e sottoposti a controlli.
Ogni anno sono 70mila le persone aggredite da cani, secondo il Codacons, pari a 191 aggressioni ogni giorno e 600mila nella Penisola sono di “strada”, di cui solo un terzo ospitati nei canili rifugio (mentre sarebbero 1.650 i comuni italiani fuorilegge, cioè quelli che non hanno un canile comunale o una convenzione con un canile consortile o gestito dall’Asl o con un canile rifugio, dove ricoverare i cani abbandonati e randagi). Le razze a rischio “aggressività” sono 17, per le quali secondo l’ordinanza ministeriale del 2006 ancora in vigore c’è l’obbligo da parte del padrone di applicare il guinzaglio e la museruola nei luoghi aperti al pubblico.
Tra i più temuti i pitbull e i rottweiler. Secondo un rapporto dell’Aidaa (Associazione italiana difesa animali ed ambiente), sono oltre 1.200 i comuni che non dispongono di un servizio di cattura dei cani randagi. E le maggiori irregolarità riguardano la Campania, la Sicilia e l’Abruzzo. Solo nei mesi luglio e agosto sono stati abbandonati qualcosa come 11.500 cani e di questi solo un terzo sono entrati nei canili italiani.
Problema di leggi, quindi? Per niente: le associazioni animaliste insistono sul fatto che le norme contro il randagismo in Italia ci sono, “solo che devono solo essere applicate”. Un giudizio che va di pari passo a quello espresso dal sottosegretario con delega alla Salute Francesca Martini. Ma l’accusa di Aidda va oltre: “Il randagismo in Italia è arrivato a livelli d’emergenza. Le soluzioni ci sono basta volerle prendere in considerazione. E continuare ad ignorarle sarebbe una grave responsabilità per tutte le amministrazioni che devono farsi carico di questa emergenza”.
Una soluzione la propone Carlo Scotti, presidente dell’Associazione nazionale medici veterinari italiani (ANMVI), che propone un piano di sterilizzazione a tappeto degli animali senza proprietario, senza sperperare denaro pubblico: “Il controllo delle nascite rappresenta infatti il metodo più efficace e rapido per riportare il fenomeno entro standard di governabilità. Oggi non è così e le nascite fuori controllo rendono del tutto inadeguate e insufficienti le strutture di ricovero di questi animali”.

Lo scorso agosto è stata emanata una ordinanza che contiene una serie di misure proprio per prevenire abbandoni e randagismo.
- Applicazione di microchip: essendo un atto medico, deve essere effettuata dai veterinari pubblici competenti per territorio o da veterinari libero professionisti abilitati ad accedere all’anagrafe canina regionale. Contestualmente all’applicazione del microchip i veterinari devono effettuare la registrazione nell’anagrafe canina dei soggetti identificati. Il certificato di iscrizione deve accompagnare il cane in tutti i trasferimenti di proprietà. I microchip possono essere prodotti e commercializzati unicamente da soggetti registrati presso il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, dove viene assegnata una serie numerica di codici identificativi elettronici. I produttori e i distributori devono garantire la rintracciabilità dei lotti dei microchip venduti.
- Divieti di vendita: riguarda i cuccioli di età inferiore ai due mesi o i cani non identificati o registrati. A due mesi scatta infatti l’obbligo di inserire il microchip elettronico
- Comuni: questi devono identificare e registrare in anagrafe i cani rinvenuti o catturati sul territorio e quelli ospitati nei rifugi e nelle strutture convenzionate e i sindaci sono responsabili dell’osservanza di tali procedure. Per effettuare controlli di prevenzione del randagismo devono dotare la propria Polizia locale di almeno un dispositivo di lettura di microchip ISO compatibile.

Ferragosto deserto in città. In centro a Milano 4 negozi aperti

Negozi chiusi

Se passeggiando per Milano negli ultimi giorni avete avuto l’impressione di essere in una città in cui vige il coprifuoco, i numeri vi danno ragione. Serrande abbassate e vetrine buie non sono un caso limitato a un singolo quartiere, ma sono la norma. Dal 10 al 17 agosto, da sempre settimana nera delle chiusure dei negozi, quest’anno la situazione è peggiorata. Toccando un livello inaccettabile per chi è rimasto a casa (questa estate gli abitanti che hanno rinunciato alle ferie sono aumentati rispetto al 2007) e cerca di comprare il pane, un giornale o di prendersi un caffè e per i turisti, soprattutto stranieri, che di certo non visitano Milano aspettandosi tali difficoltà nel trovare anche i generi di prima necessità.

A denunciare, dati alla mano, la desolazione sotto gli occhi di tutti è il Codacons. Secondo i calcoli del coordinamento delle associazioni per la tutela dell’ambiente e dei consumatori, gli esercizi alimentari aperti nella settimana tra il 10 e il 17 agosto sono 61 in tutta la città (contro i 122 dello scorso anno). C’è una sola pescheria aperta e in Zona 1, cioè in centro, sono rimaste alzate quattro saracinesche: tre macellai e una gastronomia. “Niente droghieri, formaggi e latticini, fruttivendoli e latterie”, fa notare il Codacons. Palazzo Marino aveva invece previsto 447 alimentari aperti nella “peggiore settimana dell’anno”.

“La situazione”, si legge in una nota dell’associazione, “è addirittura peggiore rispetto a quella dello scorso anno”, nonostante fosse stato annunciato che i negozi aperti sarebbero stati il 47 per cento in più rispetto al 2007. I problemi maggiori riguardano appunto il centro, che è anche il più frequentato dai turisti. Seguono nella classifica negativa la Zona 3, con cinque negozi aperti (nessuna drogheria, latteria e formaggi e latticini) e la Zona 5 e 6, con sei negozi aperti ciascuna e dove non è possibile acquistare frutta e verdura. “Il sindaco Moratti ha tradito le sue promesse. Lo scorso anno aveva dichiarato che la città poteva e doveva offrire di più: ebbene ha offerto di meno”, osserva il presidente del Codacons, Marco Donzelli.

La stessa Tiziana Maiolo, assessore alle Attività produttive, si è lamentata dei commercianti che non hanno rispettato le promesse. Ammettendo, indirettamente, che il Comune non riesce a far rispettare le proprie prescrizioni. “Milano non è una città internazionale”, aveva dichiarato. “I negozianti continuano a fare i loro interessi senza pensare alla città”. Oggi però l’assessore si è in parte ricreduta e si è detta “ottimista” per i prossimi giorni: “I rappresentanti del Codacons devono avere la sfera di cristallo per sapere quanti negozi aperti ci saranno a Milano nella settimana di Ferragosto, visto che è appena cominciata”, ha dichiarato. “E visto anche che hanno fatto la rilevazione lunedì, giornata in cui molti negozi e ristoranti sono chiusi. Io sono invece ottimista anche dopo l’appello che ho avanzato due settimane fa e dopo che i dati ufficiali dell’Annonaria mi dicono che nella settimana tra il 4 e il 9 agosto ben il 51 per cento delle panetterie era aperto. In attesa dei dati ufficiali sulla settimana più critica dell’anno, voglio tranquillizzare gli esponenti del Codacons: non solo loro stanno osservando, anche l’assessore alle Attività produttive è in città e tiene gli occhi ben aperti”.

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