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Codacons
- Tags: abbandono, Aidaa, anagrafe, anmvi, cani, Codacons, francesca-martini, microchip, pitbull, randagismo, razze-pericolose
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Il piccolo Mattia di 9 anni, sbranato domenica 5 ottobre da un grosso cane randagio e trovato morto in una pozza di sangue vicino casa a Circello, in provincia di Benevento, non è che l’ultimo caso di quest’anno. Il cane che lo ha aggredito, come ha accertato il medico legale, lo ha morso al collo provocando un taglio profondo. Non c’è stato più niente da fare. Alcuni cani randagi della zona di Circello da ieri sera sono stati sequestrati e sottoposti a controlli.
Ogni anno sono 70mila le persone aggredite da cani, secondo il Codacons, pari a 191 aggressioni ogni giorno e 600mila nella Penisola sono di “strada”, di cui solo un terzo ospitati nei canili rifugio (mentre sarebbero 1.650 i comuni italiani fuorilegge, cioè quelli che non hanno un canile comunale o una convenzione con un canile consortile o gestito dall’Asl o con un canile rifugio, dove ricoverare i cani abbandonati e randagi). Le razze a rischio “aggressività” sono 17, per le quali secondo l’ordinanza ministeriale del 2006 ancora in vigore c’è l’obbligo da parte del padrone di applicare il guinzaglio e la museruola nei luoghi aperti al pubblico.
Tra i più temuti i pitbull e i rottweiler. Secondo un rapporto dell’Aidaa (Associazione italiana difesa animali ed ambiente), sono oltre 1.200 i comuni che non dispongono di un servizio di cattura dei cani randagi. E le maggiori irregolarità riguardano la Campania, la Sicilia e l’Abruzzo. Solo nei mesi luglio e agosto sono stati abbandonati qualcosa come 11.500 cani e di questi solo un terzo sono entrati nei canili italiani.
Problema di leggi, quindi? Per niente: le associazioni animaliste insistono sul fatto che le norme contro il randagismo in Italia ci sono, “solo che devono solo essere applicate”. Un giudizio che va di pari passo a quello espresso dal sottosegretario con delega alla Salute Francesca Martini. Ma l’accusa di Aidda va oltre: “Il randagismo in Italia è arrivato a livelli d’emergenza. Le soluzioni ci sono basta volerle prendere in considerazione. E continuare ad ignorarle sarebbe una grave responsabilità per tutte le amministrazioni che devono farsi carico di questa emergenza”.
Una soluzione la propone Carlo Scotti, presidente dell’Associazione nazionale medici veterinari italiani (ANMVI), che propone un piano di sterilizzazione a tappeto degli animali senza proprietario, senza sperperare denaro pubblico: “Il controllo delle nascite rappresenta infatti il metodo più efficace e rapido per riportare il fenomeno entro standard di governabilità. Oggi non è così e le nascite fuori controllo rendono del tutto inadeguate e insufficienti le strutture di ricovero di questi animali”.
Lo scorso agosto è stata emanata una ordinanza che contiene una serie di misure proprio per prevenire abbandoni e randagismo.
- Applicazione di microchip: essendo un atto medico, deve essere effettuata dai veterinari pubblici competenti per territorio o da veterinari libero professionisti abilitati ad accedere all’anagrafe canina regionale. Contestualmente all’applicazione del microchip i veterinari devono effettuare la registrazione nell’anagrafe canina dei soggetti identificati. Il certificato di iscrizione deve accompagnare il cane in tutti i trasferimenti di proprietà. I microchip possono essere prodotti e commercializzati unicamente da soggetti registrati presso il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, dove viene assegnata una serie numerica di codici identificativi elettronici. I produttori e i distributori devono garantire la rintracciabilità dei lotti dei microchip venduti.
- Divieti di vendita: riguarda i cuccioli di età inferiore ai due mesi o i cani non identificati o registrati. A due mesi scatta infatti l’obbligo di inserire il microchip elettronico
- Comuni: questi devono identificare e registrare in anagrafe i cani rinvenuti o catturati sul territorio e quelli ospitati nei rifugi e nelle strutture convenzionate e i sindaci sono responsabili dell’osservanza di tali procedure. Per effettuare controlli di prevenzione del randagismo devono dotare la propria Polizia locale di almeno un dispositivo di lettura di microchip ISO compatibile.
Se passeggiando per Milano negli ultimi giorni avete avuto l’impressione di essere in una città in cui vige il coprifuoco, i numeri vi danno ragione. Serrande abbassate e vetrine buie non sono un caso limitato a un singolo quartiere, ma sono la norma. Dal 10 al 17 agosto, da sempre settimana nera delle chiusure dei negozi, quest’anno la situazione è peggiorata. Toccando un livello inaccettabile per chi è rimasto a casa (questa estate gli abitanti che hanno rinunciato alle ferie sono aumentati rispetto al 2007) e cerca di comprare il pane, un giornale o di prendersi un caffè e per i turisti, soprattutto stranieri, che di certo non visitano Milano aspettandosi tali difficoltà nel trovare anche i generi di prima necessità.
A denunciare, dati alla mano, la desolazione sotto gli occhi di tutti è il Codacons. Secondo i calcoli del coordinamento delle associazioni per la tutela dell’ambiente e dei consumatori, gli esercizi alimentari aperti nella settimana tra il 10 e il 17 agosto sono 61 in tutta la città (contro i 122 dello scorso anno). C’è una sola pescheria aperta e in Zona 1, cioè in centro, sono rimaste alzate quattro saracinesche: tre macellai e una gastronomia. “Niente droghieri, formaggi e latticini, fruttivendoli e latterie”, fa notare il Codacons. Palazzo Marino aveva invece previsto 447 alimentari aperti nella “peggiore settimana dell’anno”.
“La situazione”, si legge in una nota dell’associazione, “è addirittura peggiore rispetto a quella dello scorso anno”, nonostante fosse stato annunciato che i negozi aperti sarebbero stati il 47 per cento in più rispetto al 2007. I problemi maggiori riguardano appunto il centro, che è anche il più frequentato dai turisti. Seguono nella classifica negativa la Zona 3, con cinque negozi aperti (nessuna drogheria, latteria e formaggi e latticini) e la Zona 5 e 6, con sei negozi aperti ciascuna e dove non è possibile acquistare frutta e verdura. “Il sindaco Moratti ha tradito le sue promesse. Lo scorso anno aveva dichiarato che la città poteva e doveva offrire di più: ebbene ha offerto di meno”, osserva il presidente del Codacons, Marco Donzelli.
La stessa Tiziana Maiolo, assessore alle Attività produttive, si è lamentata dei commercianti che non hanno rispettato le promesse. Ammettendo, indirettamente, che il Comune non riesce a far rispettare le proprie prescrizioni. “Milano non è una città internazionale”, aveva dichiarato. “I negozianti continuano a fare i loro interessi senza pensare alla città”. Oggi però l’assessore si è in parte ricreduta e si è detta “ottimista” per i prossimi giorni: “I rappresentanti del Codacons devono avere la sfera di cristallo per sapere quanti negozi aperti ci saranno a Milano nella settimana di Ferragosto, visto che è appena cominciata”, ha dichiarato. “E visto anche che hanno fatto la rilevazione lunedì, giornata in cui molti negozi e ristoranti sono chiusi. Io sono invece ottimista anche dopo l’appello che ho avanzato due settimane fa e dopo che i dati ufficiali dell’Annonaria mi dicono che nella settimana tra il 4 e il 9 agosto ben il 51 per cento delle panetterie era aperto. In attesa dei dati ufficiali sulla settimana più critica dell’anno, voglio tranquillizzare gli esponenti del Codacons: non solo loro stanno osservando, anche l’assessore alle Attività produttive è in città e tiene gli occhi ben aperti”.
E adesso anche la tecnologia scende in campo nella lotta contro l’abbandono dei cani, pratica barbara e molto comune in estate (ogni due minuti ne viene abbandonato uno).
Con un’ordinanza urgente, il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, ha sollecitato Regioni e comuni a mettersi in regola con l’obbligo di microchip e anagrafe per tutti i cani, anche i trovatelli ospitati nei rifugi. L’obiettivo è assicurare così un’applicazione uniforme dello stesso provvedimento a livello nazionale. Solo nelle case degli italiani, i cani sono almeno sette milioni. Si stima siano invece 600mila i randagi in Italia, di cui solo un terzo ospitati nei canili-rifugio. “Questa ordinanza ribadisce la necessità del microchip e della registrazione dell’anagrafe e il fatto che questo avvenga in modo contestuale” spiega Raimondo Colangeli, dell’Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi), che ha partecipato al tavolo di confronto del ministero su questa materia.
In realtà il microchip era obbligatorio anche prima, la novità sta nel dare regole uguali per tutti, fino all’altro ieri - nel bene o nel male - ogni regione aveva le sue direttive.
“Bene, poi, che a fare l’inoculazione del microchip sia personale medico e che si migliori la trasmissione dei dati fra anagrafe regionale e nazionale” afferma Colangeli, che sottolinea anche l’importanza del divieto di vendita dei cuccioli sotto i 60 giorni, perché “è un errore dal punto di vita comportamentale” sottrarli troppo presto alla mamma”. L’intervento - si tratta di poco più di una iniezione - costerà pochi euro (da tre a sette) nelle Asl e circa trenta dai veterinari, in alcune città ci sono delle convenzioni tra i professionisti.
Ecco i punti salienti dell’ordinanza:
Applicazione microchip: essendo un atto medico, deve essere effettuata dai veterinari pubblici competenti per territorio o da veterinari libero professionisti abilitati ad accedere all’anagrafe canina regionale. Contestualmente all’applicazione del microchip i veterinari devono effettuare la registrazione nell’anagrafe canina dei soggetti identificati. Il certificato di iscrizione accompagnerà il cane in tutti i trasferimenti di proprietà.
Divieti vendita: cuccioli di età inferiore ai due mesi o cani non identificati o registrati. A due mesi scatta infatti l’obbligo di inserire il microchip elettronico, che per i cani di età superiore diventa obbligatorio entro 30 giorni dall’entrata in vigore dell’ordinanza. - COMUNI: questi devono identificare e registrare in anagrafe i cani rinvenuti o catturati sul territorio e quelli ospitati nei rifugi e nelle strutture convenzionate e i sindaci sono responsabili dell’osservanza di tali procedure. Al fine di effettuare controlli di prevenzione del randagismo dovranno dotare la propria Polizia locale di almeno un dispositivo di lettura di microchip ISO compatibile.
Produzione microchip: questi possono essere prodotti e commercializzati unicamente da soggetti registrati presso il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, dove viene assegnata una serie numerica di codici identificativi elettronici. I produttori e i distributori devono garantire la rintracciabilità dei lotti dei microchip venduti.
Scadenze: entro 90 giorni dall’entrata in vigore dell’ordinanza, il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali definirà, con un provvedimento da sancire in sede di Conferenza Stato-Regioni, le modalità per assicurare l’interoperatività tra la banca dati canina nazionale e le anagrafi canine regionali. Lo stesso provvedimento individuerà un unico documento di identificazione e registrazione dei cani, che dovrà essere adottato in sostituzione della certificazione attuale.
Qui il VIDEO dell’inviata di Panorama Stella Pende sulla condizione degli animali abbandonati. Se qualcuno fosse davvero interessato all’adozione di uno dei due cuccioli nel video può scrivere alla redazione di Panorama, specificando nell’oggetto della mail “adozione Pallino” e fornendo un recapito telefonico.
La sedia elettrica del luna park di Milano potrebbe essere “condannata” a sparire.
Il prigioniero di plastica è stato acquistato da un giostraio, Renzo Biancato, negli Usa e da circa 10 giorni è una delle attrazioni che ha più successo nel parco dell’Idroscalo, con decine di bambini che ogni sera inseriscono un euro per assistere alla finta esecuzione.
Dopo che i video del “gioco” sono finiti su YouTube e il caso ha trovato spazio sui media. non si sono fatte attendere le reazioni sdegnate: “Il modo in cui è stato fatto” dice il presidente dell’associazione Nessuno tocchi Caino Sergio D’Elia “in un contesto commerciale come un luna park, toglie qualsiasi principio di realtà alla drammaticità di una piaga ancora presente nel mondo. È un modo vergognoso di cancellare un dramma”.”Solletica gli aspetti più deteriori e bestiali”, ha aggiunto.
Il Codacons, coordinamento delle associazioni per la tutela dei diritti dei consumatori, ha annunciato che invierà oggi alla Procura di Milano un esposto chiedendo il sequestro dell’attrazione e l’accertamento di “eventuali profili penalmente rilevanti”. Anche il Moige, movimento dei genitori, si scaglia contro il “condannato”: ”Vergognoso ridere sulla morte di una persona” dice la coordinatrice per la Lombardia Morena Saldarini che fa appello ”alle istituzioni competenti affinchè facciano cessare subito questo orrendo spettacolo diseducativo per i ragazzi e più in generale offensivo della dignità umana”.
Il giostraio che ha acquistato la macabra attrazione, Renzo Biancato, si stupisce dell’attenzione che gli è caduta addosso: “È solo un gioco” dice. L’ha comprato in america, pagandolo 5mila euro e sicuramente non gli farebbe piacere doverlo smantellare, anche perchè rende bene, dai 50 ai 100 euro al giorno. “Spero che questa storia porti un po’ di pubblicità” dice. Non c’è dubbio che sarà così e che le code davanti al condannato aumenteranno. Ma Biancato ha “paura” per “il moralismo imperante in Italia. Io l’ho già visto in Francia e in Germania e non c’erano problemi”.
Regole e permessi sono a posto, almeno per oggi il prigioniero continuerà a morire a intervalli regolari, fritto dalla sedia elettrica e dimenandosi tra urla e fumo. “Guardatelo bene” dice il giostraio, “è esagerato, muscoloso, brutto. Un mostro che paga per le sue colpe, come in un film horror”. E aggiunge: ”Se dovessero chiuderlo, accetteremo a malincuore. Altrimenti, se volessero, potrei spostarlo in un luogo chiuso, ma senza divieti per i bambini, per favore”.
Il pitbull che avrebbe morso la signora Dessole/ Ansa
Sul corpo di Paola Dessole c’erano i segni dei morsi del suo pitbull. Ma non è chiaro se ad uccidere l’anziana 77enne di Sassari sia stato uno dei tre mastini che aveva in casa. Potrebbe essere stata colpita da malore e dopo sbranata. Oppure uccisa da qualcuno e data in pasto agli animali. Aveva una storia tormentata nel suo passato, Paola Dessole: nel 1978 aveva spaccato la testa al marito con un tubo di ferro, uccidendolo mentre dormiva. La donna era tornata a casa a vivere col figlio Gianni Carrucciu, di 50 anni, dopo il periodo trascorso in carcere. Proprio il figlio è stato arrestato nel tardo pomeriggio con l’accusa di omicidio colposo. Era stato lui a trovare il corpo della madre stamattina nel suo appartamento, con una profonda ferita sotto il braccio. Forse è stata la perdita di sangue a portarla alla morte. I tre cani, che da tempo erano causa di litigi tra l’uomo e il resto del condominio, sono stati messi sotto sequestro dal tribunale di Sassari. Secondo le altre due figlie della Dessole, interrogate nel pomeriggio, i cani terrorizzavano la signora, che aveva chiesto più volte a Carrucciu di portarli via o spostarli dall’ingresso. Sebbene la vicenda mostri ancora punti da chiarire, ci sono già state reazioni di tipo politico: il Codacons ha annunciato la decisione di ”diffidare il ministro” del Welfare a non eliminare l’ordinanza che prevede la lista delle razze (17) per le quali ora sono previste particolari norme di sicurezza.
”Ora” chiedeva il Codacons “che farà il sottosegretario alla Salute Francesca Martini, dopo questo drammatico evento? Continuerà a sostenere che ‘anche un barboncino può mordere se viene spinto a farlo’ oppure sosterrà che ‘non esistono cani potenzialmente pericolosi’?”.
E non si è fatta attendere la risposta della sottosegretario Martini non si è fatta attendere. ”Tutte le parti tecniche dell’ordinanza” ha detto replicando alla richiesta del Codacons “verranno valutate dalla commisisone tecnica che si riunisce tutti i martedì e verranno considerati tutti i criteri di tipo scientifico”. “Amplieremo l’uso di museruole e guinzagli” ha anticipato Martini. Mentre un esperto di allevamento dei pitbull contattato dall’Ansa, Salvatore Montemuro, sostiene che la dinamica della morte della signora sia “tutta da verificare” e che “i tre cani in possesso della signora non siano di razza pura e uno di essi sia un pastore maremmano mentre gli altri due sembrerebbero di due incroci rassimilabili a cani potenzialmente pericolosi, con orecchie e pelo corti”. Ma secondo lui non pitbull perchè “è una razza che difficilmente va d’accordo con i meticci o altri cani”.
Parcheggio libero? Praticamente sì. Almeno sulle strisce blu, che a Roma non valgono più. Il Tar ha accolto il ricorso del Codacons e annullato la delibera del comune n.104/2004. Un evento clamoroso: i romani potranno parcheggiare in 96.000 posti gratis (sono già stati disattivati i 2700 parcometri che si stima fruttassero al Campidoglio circa 29 milioni di euro l’anno) . E ora la miccia è innescata: il Codacons promette battaglia negli altri Comuni d’Italia: secondo l’associazione dei consumatori situazioni analoghe a quella della Capitale si registrano a Salerno, Milano, Firenze, Catanzaro, Udine, in alcune città della Sicilia e in molti altri Comuni minori.
Dal sito del Codacons si può scaricare un modulo che permette ai cittadini di manifestare il proprio interesse a chiedere la restituzione delle multe dopo il 2004 per aver parcheggiato la propria autovettura senza il regolare tagliandino. “Siamo favorevoli ai parcheggi a pagamento” ha affermato il presidente dell’associazione Carlo Rienzi “ma solo laddove risultino effettivamente necessari e non vengano utilizzati dai Comuni al solo scopo di far cassa. Per questo motivo impugneremo le delibere che istituiscono le strisce blu in tutti i Comuni d’Italia, affinché vengano annullate quelle che non presentano i requisiti adatti”.
Già molti Comuni d’Italia si sono affrettati a gettare acqua sul fuoco. “La vicenda di Roma riguarda la cronaca locale romana. Non ha ricadute su Milano e altre città” ha detto l’assessore al traffico del comune di Milano, Edoardo Croci, dove nelle aree in cui non è possibile parcheggiare liberamente, la sosta è stata regolamentata sulla base del principio che assegna gratuitamente parte degli stalli ai residenti (delimitati dalla strisce gialle) mentre i restanti sono a pagamento (strisce blu). Da Nord a Sud, poi, piovono dichiarazioni di assolutà tranquillità da parte degli amministratori locali. Ma qualcuno è seriamente preoccupato, come l’assessore alla mobilità urbana di Napoli, Agostino Nuzzolo che prevede “un disastro, un fatto assolutamente negativo” se la decisione del Tar fosse estesa al capoluogo partenopeo.

Il direttore generale dell’Agenzia delle entrate Massimo Romano e Valentino Rossi
Da evasore fiscale sbattuto in prima pagina a sponsor dell’Agenzia delle entrate. Valentino Rossi pagherà i suoi debiti col Fisco, in tutto 35 milioni di euro, e riacquista la faccia. Non solo, viene persino additato come esempio per gli altri vip allergici alle tasse. Il campione di motociclismo verserà all’erario circa 19 milioni di euro per gli anni 2001-2004. A questi si aggiungerà una somma per il biennio 2005-’06 in via di definizione. L’importo complessivo del periodo 2001-2006 sarà di circa 35 milioni.
Valentino Rossi si è detto “molto contento di come si è risolta questa difficile vicenda, perché penso che sarò più sereno e di conseguenza più concentrato sul mio lavoro. Per una serie di ragioni avevo già deciso di tornare a vivere in Italia. Londra è una città molto interessante, ma passare più tempo con la mia famiglia e i miei amici stava diventando un bisogno sempre più grande. Sono contento di come si sta risolvendo il tutto. Abbiamo trovato l’accordo perché sia io sia l’Agenzia avevamo lo stesso obiettivo, il mio ritorno in Italia”, ha concluso il campione.
Il direttore generale nazionale dell’Agenzia delle Entrate Massimo Romano ha commentato: “Rossi si è comportato con grande linearità e grande correttezza in questa vicenda. E ovviamente gli auguriamo ancora grandi successi, seppure con un po’ di interesse ‘fiscale’, perché i suoi successi porteranno altri soldini all’Italia, che ne ha bisogno”.
Valentino ha anche risposto a chi accennava allo sconto ottenuto dal Fisco per risolvere la sua situazione. “Io non parlerei di sconti”, ha detto, “perché la cifra iniziale era quasi una provocazione per iniziare a trattare. Poi con i miei consulenti siamo arrivati a definire quello che era giusto dovessi pagare”. E alla richiesta di un commento sui i lavoratori dipendenti obbligati a pagare fino all’ultimo centesimo, Rossi ha risposto: “le tasse sono… così”. “La volontà affermata da Rossi di rispettare le regole fiscali dovrà rappresentare uno stimolo e un esempio per i tanti personaggi noti e meno noti che, spesso fuorviati da cattivi consiglieri, hanno portato la residenza fuori dall’Italia per motivi fiscali”, ha aggiunto Romano.

La protesta dei dipendenti dell’Agenzia delle entrate
Quello di Valentino Rossi è il maggior accertamento con adesione relativo a persone fisiche concluso dall’Agenzia delle Entrate. Per l’anno 2007 il campione presenterà le dichiarazioni fiscali come contribuente italiano a tutti gli effetti. Durante la conferenza stampa di questa mattina a Pesaro una decina di sindacalisti dipendenti dell’Agenzia delle Entrate hanno inscenato una protesta contro il mancato rinnovo del contratto da più di due anni. Mentre dopo il fortissimo sconto concesso a Valentino, che verserà 35 milioni invece di 112, il Codacons ha annunciato che costituirà il “Comitato dei Signor Rossi”, che chiederà al Fisco italiano un’analoga riduzione sulle tasse. Tutti i cittadini che portano lo stesso cognome del campione pretenderanno uno sconto del 70 per cento.
Il VIDEO servizio:
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Si diceva una volta: un marchio che vuole dir qualità. Ma è ancora possibile fidarsi dei grandi brand dopo i casi Mattel, Nokia o Colgate?
La risposta degli esperti americani interpellati da Panorama non lascia molto spazio all’ottimismo: “La Mattel o altri grandi gruppi spesso producono negli stessi capannoni da dove escono i giochi di decine di altre marche, anche molto meno rinomate” spiega Eric Johnson, che insegna economia alla Tuck school of business in New Hampshire, ed è uno dei maggiori esperti americani di outsourcing (lo spostamento all’esterno di fasi produttive). “Per questa ragione è molto probabile che presto avremo notizia di altri giocattoli al piombo come quelli della Mattel”.
Per Johnson il problema è l’allungamento della catena di produzione: “Ormai bisogna controllare i fornitori dei fornitori, e tutti i materiali usati, perché anche la vernice che una volta veniva dall’Occidente ora è prodotta in Cina o Indonesia. E a rischio sono quindi anche aziende che hanno sistemi di controllo accuratissimi, o che addirittura possiedono le fabbriche di cui si avvalgono”.
David Hennessy, esperto di marketing al Babson College di Wellesley, dice che il problema è la differenza negli standard di sicurezza: “Di recente un produttore di birra europeo mi raccontava di avere scoperto solo per caso che i suoi fornitori cinesi non usavano la sostanza naturale normalmente adottata per mantenere chiara la bevanda ma formaldeide, ovvero un veleno”.
L’unica soluzione secondo lui è adottare gli stessi controlli in vigore nell’industria automobilistica e aeronautica: “Quando le case automobilistiche trovano anche un solo pezzo difettoso rispediscono al mittente l’intero container”. L’unica cosa che invece non si può fare è tornare al passato: “Chi in nome della sicurezza riporta in Occidente la produzione perde, perché non può competere con chi invece continua a usare i fornitori cinesi”.