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Tanta neve, mezza Italia in tilt: militari a Milano

Militari  al lavoro questa notte per le vie di Milano

Militari al lavoro questa notte per le vie di Milano (MILO/SCIAKY/ANSA/MAC)

C’è chi ha impiegato quasi un’ora per fare circa 1 km, lunedì sera, 21 dicembre.
Provava a tornare a casa, dopo il lavoro. Ma la nevicata, copiosa, e il gelo hanno reso le strade di Milano (ma è stato lo stesso in gran parte delle città del Nord) impraticabili: intasate dai veicoli e coperte da 15/20 cm di neve.
E allora tutti in fila, a passo d’uomo. Con pazienza o imprecando (sì, ma contro chi? La natura? Lo Stato? Il governo? La Protezione Civile? Il sindaco? I tanti, troppi, che hanno preso la macchina?), tutti in coda a (mal) sopportare i disagi sulle strade e le autostrade. O negli aeroporti. Continua

Stress e 40 miliardi: tanto costa agli italiani essere sequestrati dal traffico

Auto in coda
Intrappolati nelle nostre auto per 500 ore l’anno uno spreco di tempo che costa agli automobilisti oltre 40 miliardi l’anno. Fermi, immobili, nel serpentone di lamiere che avanza di un metro all’ora e fa predere le staffe e le speranze. Di arrivare puntuali a un appuntamneto, al lavoro, a casa…

Quantificando, monetizzando: quanto tempo, quanti soldi, quante opportunità si perdono a causa delle code sulle strade di città? La risposta viene dall’Automobile Club d’Italia (Aci), che si è basata sull’analisi dei dati dei dispositivi di localizzazione satellitare Gps.
Risultato? Romani e milanesi, secondo la ricerca trascorrono intorno alle 500 ore l’anno (per l’esattezza 503 ore nella capitale, 498 nel capoluogo lombardo) all’interno della propria vettura: in totale quasi 21 giorni all’anno all’interno della propria vettura per gli spostamenti urbani.

La situazione migliora lievemente nei centri di minori dimensioni: 450 le ore passate in auto dai torinesi, 380 dai genovesi. E se la durata media degli spostamenti nelle rispettive città è di circa 60 minuti, la metà, sottolinea l’Aci, viene persa in code e rallentamenti. Il tempo sprecato nel traffico, secondo l’Aci, ammonta in particolare a 252 ore per i romani, 237 per i milanesi, 180 per i torinesi e 178 per i genovesi e ha un costo non indifferente per gli automobilisti: rispettivamente 650, 642, 440 e 408 euro.
L’indagine è stata illustrata oggi durante l’inaugurazione della Centrale di Informazione sulla mobilità stradaleLuce Verde-Infomobilità Roma“, un servizio via radio che, secondo il presidente dell’Aci Enrico Gelpi, “se fosse adottato dalle maggiori amministrazioni locali del Paese, consentirebbe agli automobilisti italiani un risparmio di tempo valorizzabile in 16 miliardi di euro”.

Già, perché code e rallentamenti non sono solo dannosi per i nervi degli automobilisti che rimangono intrappolati nel traffico cittadino, ma anche per le loro tasche. Lo stress che ora l’Aci ha monetizzato ha un valore che corrisponde a 1.300 euro l’anno per ogni automobilista, (consumo gomme, benzina, olio, freni, tanto per fare un esempio). Senza contare che, inserito in quel serpentone di lamiere e rumore che avanza a passo di lumaca, dicono gli esperti dell’Aci, il tasso di inquinamento prodotto dall’automobilista “con l’auto ferma nel traffico aumenta notevolmente”.
Dati che secondo l’Asstra (l’associazione che riunisce le aziende di trasporto pubblico locale) dovrebbero far riflettere e smettere di piangere lacrime di coccodrillo sui disastri di una mobilità tutta incentrata in modo dissennato esclusivamente sulla mobilità privata. “La soluzione per far risparmiare agli Italiani soldi e salute, liberando i centri urbani dalla morsa del traffico, c’è ma nessuno sembra accorgersene. Questa soluzione si chiama trasporto pubblico”, commentaMarcello Panettoni, presidente di Asstra.

Italiani: popolo di maleducati? Il Time all’attacco del Belpaese

Turisti agli Uffizi

Ma noi italiani siamo o non siamo “la gente più maleducata del pianeta”?

L’amletico interrogativo campeggia sul Times, in una rubrica di Matthew Parris, uno dei più noti editorialisti del quotidiano britannico. Su quelle colonne, gli abitanti della Penisola vengono messi duramente alla gogna, per come Parris li ha visti in azione nelle viscere di Londra. “Tre volte quest’anno” scrive il columnist “mentre cercavo di scendere dal metrò sono stato ricacciato indietro da gente vestita in modo sciccoso che spingeva per entrare prima che i passeggeri fossero scesi: e tutte le volte si è trattato di gente che parlava fitto in italiano”.
Ergo, stando alla logica di Parris, tutti gli italiani sono maleducati.
Ah, questi italiani caciaroni in giro per il mondo. Che vanno in Inghilterra senza ripassare l’abc delle buone maniere. Eppure anche noi abbiamo la metropolitana. Ed è certo buona cosa lasciare scendere i passeggeri prima di salire. Poi c’è sempre il rozzo di turno che travolge la buona educazione e prevaricando spazio e sensibilità altrui, fa un po’ come gli pare. C’è da noi (e non solo in metro, ma anche alla stazione, al semaforo, in coda alla posta o al supermarket…), come nel resto del mondo.
Ma Parris continua e si chiede preoccupato: “Come possiamo riconciliare l’Italia moderna, fatta di consumismo, tv-spazzatura, smania per le griffe e insensata adorazione delle celebrità, con l’Italia di Venezia, Da Vinci, Verdi e Medici?”. In un climax sdegnato, l’editorialista inglese arriva a questa sferzante e patriottica conclusione: “Dite quello che vi pare della nostra turbolenta gente bevuta di birra ma, anche se ci mettete i tatuaggi e tutto il resto, loro avrebbero subito capito che tipo è Berlusconi”.
Insomma, Parris ce l’ha con gli italiani o con il Cavaliere? O con gli italiani che hanno votato il Cavaliere? In tutti i casi, gli esempi portati dal giornalista britannico a sostegno del proprio attacco sono un po’ “stiracchiati”: tre episodi nella tube londinese bastano a costruire una così sdegnata generalizzazione della gens italiana? Forse sanno di “luogo comune” anni ‘80. Come quello per cui al primo calzino bianco e corto comparso sulle spiagge nostrane veniva spontaneo dire fosse di un tedesco…

Banalizzazioni, stereotipi. A quanto pare duri a morire, anche nel 2008.

Il giornale britannico Time si chiede perché gli italiani siano i più maleducati del pianeta. Secondo voi è vero?

Raccordo anulare, che passione! Ci mancavano solo i Tir lumaca

Traffico in via Latina, a Roma. Foto di _mirko_ (ç„¡)'s, tratta da flickr.com
L’appuntamento, si fa per dire, è sabato mattina. Tutti sul grande raccordo anulare di Roma con i Tir dell’Associazione italiana delle imprese di autotrasporto (Assotir). Che, per denunciare la drammatica situazione del trasporto su gomma - si legge in una nota - hanno invitato centinaia di imprese di autotrasporto a “passeggiare” a bassissima velocità, con i loro veicoli lunghi 18 metri, sulla carreggiata interna del Gra, partendo dallo “svincolo per l’Autostrada di Fiumicino, alle ore 09,00 di sabato 14 aprile”.
Prevedibile quindi che il lungo serpentone di camion, Tir e furgoni, come ammette la stessa Assotir, avrà inevitabili ripercussioni sul traffico della capitale e trasformerà il sabato in un tranquillo giorno di ingorgo “da paura”. Con una differenza, tuttavia: la coda avanzerà, sia pur a passo d’uomo, non sarà immobile, come avviene quasi a tutte le ore nei giorni feriali.
La protesta, indetta “dopo il deludente e scontato esito della vertenza con il Governo”, verrà anche raccontata “in diretta” in una conferenza stampa sui generis organizzata in autogrill: perché l’opinione pubblica, auspica Assotir, conosca la fatica di chi lavora viaggiando sulle strada. La stessa che fiacca i nervi degli automobilisti imbottigliati, ogni giorno, nel traffico. Non solo di Roma.

Segnalate a Panorama.it le altre “strade di scorrimento” d’Italia in cui scorre solo il tempo, perché si viaggia a passo d’uomo.

Qui, per consolarsi, il raccordo anulare cantato da un esilarante Guzzanti-Venditti:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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