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Delitti senza castigo? Una soluzione c’è

Sedie vuote nell'aula di un tribunale
“E poi dovremmo accettare l’idea che ci sono professioni ad alto rischio di errore, come il medico o il magistrato”. Parola di Francesco Saverio Borrelli, ex capo della Procura di Milano, a proposito del delitto di Sanremo, dove un pm, Enrico Zucca, non ha accettato la richiesta di arresto cautelare per Luca Delfino avanzata dalla polizia con un dossier di 200 pagine. Delfino nel 2006 era stato indagato per l’omicidio di Luciana Biggi, sgozzata con un coccio di bottiglia, e pochi giorni fa ha ucciso di nuovo, la fidanzata Maria Antonietta Multari.
Ora la mamma di Maria Antonietta accusa di assassinio il giudice Zucca per aver lasciato libero un più che probabile serial killer. Il dossier della polizia presenta elementi che appaiono schiaccianti per l’opinione pubblica, ma il pm si difende affermando che non c’era abbastanza per mettere in carcere una persona. È una storia che ricorda moltissime altre, recenti o meno: dal guidatore killer ubriaco, scarcerato in pochi giorni, all’omicidio Mele.
Storie di delitti senza castigo, o di delitti che avrebbero potuto essere evitati con un po’ più di sagacia, coraggio e responsabilità da parte dei magistrati. I quali si difendono mettendo avanti la legge: non avevano elementi sufficienti. Spesso hanno ragione, ma c’è un dettaglio: sono loro gli unici giudici di se stessi. Sia prima, quando devono prendere certe decisioni, sia dopo, quando le decisioni assunte si rivelano tragicamente sbagliate.
E dunque? In realtà una via di uscita ci sarebbe, neppure troppo complicata: applicare quella legge, che esiste e che è stata confermata a furor di popolo da un referendum, che sancisce la responsabilità civile dei magistrati che sbagliano.
Perché proprio qui sta la falla del ragionamento di Borrelli: se un medico uccide per sua colpa un paziente, paga. Se è un magistrato a scarcerare un killer o impedire un delitto, non paga mai. O meglio: non risponde ad altri che non siano i suoi stessi colleghi, e in tutti questi anni non è mai accaduto che il Csm abbia condannato per colpa un pm o un giudice.
Il ministro della Gistizia, Clemente Mastella
Accade così che il ministro di turno invii la consueta ispezione, facendo gridare (spesso giustamente) alle interferenze della politica. Accade anche che i politici stessi possano difendersi dale iniziative, sbagliate o meno, dei pm, attraverso le garanzie previste per gli onorevoli. Ma i politici non possono essere garantisti quando sono in ballo i loro onorevoli colleghi, e limitarsi a un’alzata di spalle, o all’ispezione di turno, quando ci vanno di mezzo i comuni mortali.
Ecco, nelle varie riforme della magistratura tentate in questi anni, in quella targata Mastella come in quella targata Castelli, è sempre mancato questo elemento: applicare ai giudici le norme sulla responsabilità civile. È così difficile? Qualcuno dovrebbe spiegarlo.

Calciopoli: dopo quelli di mafia ecco i pentiti del pallone

Il procuratore federale Stefano Palazzi
I pentiti entrano anche nella giustizia sportiva con sconti di pena e patteggiamenti in cambio di confessioni. Il consiglio federale della Federcalcio ha approvato in gran fretta il nuovo codice, con le regole che guideranno i processi disciplinari nati dalla stagione degli scandali.

L’eredità di Calciopoli ha lasciato il segno e fra le novità contenute nei 55 articoli del codice ce n’è una rivoluzionaria. Se gli incolpati ammettono le proprie responsabilità, collaborano e contribuiscono a far scoprire violazioni del regolamento, la procura federale può proporre al giudice di ridurre le sanzioni fino a trasformarle in “prescrizioni alternative”.

E l’ultimo comma dell’articolo 24 prevede che i vantaggi ottenuti dal pentito possano estendersi alla società di cui fa parte, quando le violazioni sono contestate anche al club. Oltre ai benefici della collaborazione con gli inquirenti, l’articolo 23 concede un’ulteriore chance agli accusati, a patto che non siano recidivi: prima della conclusione del procedimento di primo grado possono dichiararsi colpevoli e patteggiare, proponendo una pena ridotta che accettano in cambio della chiusura del procedimento. In tal caso la decisione sarà inappellabile.

Con una decisa svolta verso le regole del processo penale, il nuovo codice è in vigore dal 1° luglio per sostituire, ancor prima che diventasse operativo, quello messo a punto all’indomani della crisi dal commissario straordinario della Figc Luca Pancalli. La riforma prodotta dall’ufficio giuridico della Federcalcio è stata presentata dal presidente Giancarlo Abete, che ha voluto minimizzare le modifiche rispetto al “codice Pancalli”. Ma agli esperti non sfugge il cambio di rotta.

Accanto all’obiettivo di assicurare il regolare svolgimento delle gare c’è ora un chiaro intento punitivo che non convince del tutto gli esperti. Secondo l’avvocato Lucio Giacomardo, docente in una delle prime cattedre di diritto sportivo, istituita all’Università di Napoli, “il processo sportivo dovrebbe essere simile a quello disciplinare e non a quello penale, altrimenti si rischierebbe di dover introdurre anche qui garanzie processuali, come la verifica delle dichiarazioni dei pentiti, a svantaggio della celerità e della sanzione sportiva”.

La bilancia della giustizia dello sport pende ora verso il potere degli inquirenti. E delle nuove norme è soddisfatto il procuratore federale Stefano Palazzi, che le definisce “un’arma in più contro eventuali accordi trasversali per pilotare partite e risultati”.

In questa direzione vanno le altre novità del codice. Anzitutto sanzioni per “tre o più soggetti che si associano per commettere illeciti”, un reato identico all’associazione a delinquere del Codice penale. Inoltre il divieto per società, dirigenti e tesserati di avere “rapporti abituali” con esponenti della giustizia sportiva e dell’associazione arbitri. Infine, l’ufficio indagini assorbito dalla procura federale. Da questo momento chi conduce le inchieste potrà sostenere anche l’accusa in giudizio: una condizione indispensabile per far funzionare gli accordi con i collaboratori di giustizia.

Ciliegina sulla torta, la creazione di una sorta di Csm dello sport, una commissione di garanzia di cui fa parte anche l’ex procuratore di Milano Francesco Saverio Borrelli, che dovrà giudicare sulle irregolarità commesse dagli stessi giudici sportivi. Per la serie: chi è senza peccato…

Prendi una buca? Mettila su internet

Strade e buche delle città italiane
“Strada da evitare per asfalto dissestato”: se esistesse un navigatore che dà indicazioni così, andrebbe a ruba. Ma qualcosa di simile c’è: un sito, aperto dalla Fondazione Ania, Associazione nazionale di imprese assicuratrici, che censisce i punti a rischio incidente per voragini, semafori malfunzionanti, segnaletica sbagliata, incroci pericolosi. In Italia sono migliaia.
Il sito, soprattutto nella settimana mondiale della sciurezza stradale (dal 23 al 29 aprile 2007), è già pieno di segnalazioni: uno squarcio lungo viale Diaz a Udine o sulla nazionale di Ranzanico; un incrocio pericoloso al km 153 nord della statale 16; segnaletica inesistente fra viale Lombardia e via Cavallotti a Monza, cartelli sbagliati a Oglianico (Torino)…
La mappa arriva fino alle autostrade, dove sono frequenti i guard-rail danneggiati.
A forte interattività, il sito si nutre ovviamente delle segnalazioni e delle denunce da parte di motociclisti e di automoblisti: bastano solo mandare un’email o fare una telefonata al numero 800433.466. L’idea è creare un database per la raccolta e la consultazione dei punti critici delle strade italiane. Ci pensa poi la Fondazione a girare le segnalazioni agli enti competenti.

Operazione meritoria, ma per ora senza esiti positvi: visto che a fronte i centinaia di segnalazioni, i casi risolti sono una manciata.

Chi guida ubriaco rischia un controllo ogni 176 anni

Campagna prevenzione alcolica

Il 19% dei giovani tra i 15 e i 24 anni beve per ubriacarsi. Binge drinking, così si chiama il fenomeno. Lo dice il rapporto Eurobarometro sulle opinioni degli europei nei confronti dell’alcol, mostrato in Lussemburgo ai rappresentanti governativi del Working Group Alcohol and Health della DgSanco. Il dato si affianca a quello della mortalità giovanile a causa del bere: il 25% dei decessi di ragazzi tra i 15 e i 29 anni è legato all’abuso di alcol.
In Italia, per di più, si registra uno tra i più bassi livelli di conoscenza del limite di alcolemia (0,5 grammi/litro) consentito alla guida: il 77% degli intervistati afferma di non conoscerlo e il 4% è convinto che sia superiore a più del doppio del livello consentito. Una bassa consapevolezza dei rischi? “Sulla base delle evidenze e dei report della Polizia stradale, è chiaro che i giovani conoscono la finalità dei controlli e sanno che l’alcol non va d’accordo con la guida, ma la loro percezione del rischio viene meno con il bere” dice Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol e collaboratore Oms per la ricerca e la promozione della salute su alcol e problemi correlati.
Il 77% degli europei è favorevole all’uso di messaggi da apporre sulle etichette delle bevande alcoliche, simili a quelli usati per le sigarette. “È bene adottare misure, ma devono rientrare in una strategia” commenta Scafato. ”Dovrebbe esserci una sicurezza di sanzione, sia per chi è alla guida in stato di ebbrezza, sia per chi vende alcolici a minori. Prima di tutto, quindi, un rafforzamento delle leggi e del numero dei controlli in strada: ora in Italia sono 230 mila - contro un milione di controlli in Francia -, tutti concentrati in alcune zone. La possibilità di essere fermati è di una volta ogni 176 anni”.

Nel dibattito su come realizzare campagne efficaci contro le stragi del sabato sera, si inserisce la storia di Jacqueline Saburido, una ragazza venezuelana che era negli Stati Uniti per studiare l’inglese. Un incidente d’auto causato da un ubriaco le ha cambiato completamente la vita. La giovane ha voluto prestare la sua esperienza per una campagna, durissima, contro l’alcol. Guarda il suo video su Youtube (si avvisa che i contenuti sono molto forti).

Aci si allea con la multinazionale degli alcolici

I servizi dei telegiornali sono ogni volta drammatici. E i numeri, spaventosi, parlano settimanalmente di vere e proprie stragi sulle strade: a terra restano quasi sempre giovani che tornano dai locali notturni.
Tutti cercano di darsi da fare, la Polizia aumenta i controlli, ma l’elemento fondamentale è uno solo: prevenzione. Su questa strada, anche l’Aci (Automobile club d’Italia) lancia le sue proposte: foglio rosa a 16 anni, più formazione nelle scuole, obbligo di un corso di guida sicura entro tre anni dal conseguimento della patente, maggiori controlli sulle strade e una campagna di sensibilizzazione sui rischi che l’abuso di bevande alcoliche comporta se associato alla guida. L’Automobil Club d’Italia ha infatti stretto un accordo di tre anni con Diageo, leader mondiale nel settore delle bevande alcoliche per raggiungere “Obiettivo 2010. Un traguardo per la vita”. L’intesa prevede una campagna di comunicazione a partire da maggio che coinvolgerà locali notturni e discoteche, in cui si cercherà di sensibilizzare i giovani sul concetto del Designated Driver (guidatore designato: qui il sito in italiano): cioè individuare, nel gruppo degli amici, colui che “sceglie” di non bere per riaccompagnare gli altri a casa in tutta sicurezza.
Qui: l’analisi Aci sul numero degli incidenti in Italia

Stragi del sabato sera, il Governo accelera. I giovani freneranno?


Al di là della definizione: “Codice etico” (poco giovanile e di scarso appeal), governo e associazioni di categoria (imprenditori dell’intrattenimento, pubblici esercizi, barman) hanno finalmente promosso una serie di norme per fermare le stragi del sabato sera.
Gli impegni contenuti nel Codice etico di autoregolazione per la sicurezza stradale prevedono: la promozione di misure di autoregolamentazione per la vendita di superalcolici, impegno a somministrare esclusivamente bevande analcoliche ai ragazzi che si apprestano a mettersi al volante (indicati tramite un braccialetto al polso, o un timbro sulla mano), sostegno all’uso di alcol-test all’uscita di pub e discoteche, stop al consumo di bevande alcoliche con la promozione in offerte sottocosto o a un prezzo inferiore a quello delle bevande analcoliche e l’identificazione del “guidatore designato” (”designated driver”, lo chiamano gli inglesi) , ossia colui che, in un gruppo, si impegna a non bere, per mettersi al volante da sobrio.
Il Codice fa parte di un’iniziativa più ampia per contrastare e ridurre il numero degli incidenti stradali, che provocano ogni anno 5mila vittime, 20mila disabili gravi e 330mila feriti. “Noi non imponiamo ai giovani di non divertirsi, di andare all’oratorio e di non bere un bicchiere di vino” ha detto il ministro all’Interno Giuliano Amato.
“L’obiettivo” ha annunciato poi il ministro dello Sport e delle politiche giovanili Giovanna Melandri “è mettere un argine alle stragi del sabato sera con un campagna di responsabilizzazione”, che avrà come testimonial anche il campione di motociclismo Valentino Rossi. Uno che ha fatto della velocità la sua missione. Esercitata però solo in pista.

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Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
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