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Aicha e Achol, La prima è marocchina, la seconda sudanese
Aicha e Achol sono due donne molto diverse, come diversa è la loro storia, che si intreccia solo pochi mesi fa, quando entrambe hanno avuto l’occasione di lavorare a Milano per la stessa famiglia.
Una, Aicha, è marocchina, ha 35 anni, è musulmana, timida, silenziosa e un po’ sfuggente. L’altra, Achol, è sudanese, ha 25 anni, è cristiana, estroversa, vivace e disinibita. Continua

Un banco di frutta gestito da due maghrebini
Alle 8.30 del mattino il Mercato di Viale Papiniano a Milano è ancora tranquillo. Pochi avventori in giro, commercianti che scaricano la merce dai camion e iniziano a preparare il loro banco.
Passo in Piazza Sant’Agostino, la zona dove si vendono principalmente generi alimentari. Faccio due chiacchiere con un salumiere, che non smette di fissare un camioncino carico di frutta. “Ecco, vedi? Noi in riga, loro in mezzo alla strada!” dice, riferendosi ad un gruppo di lavoratori egiziani. Continua

Una badante straniera accompagna un anziano signore per le vie del centro di Roma
Meno di 24 ore. Alla mezzanotte di mercoledì 30 settembre scadono i termini per la regolarizzazione dei lavoratori domestici clandestini.
Oltre non si può andare: “Quel che è fatto è fatto”, spiega il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, chiarendo che “non c’è alcuna possibilità di fare proroghe”. Continua
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Dal primo settembre sarà possibile presentare le domande per la regolarizzazione di colf, badanti e più in generale delle persone addette al lavoro domestico. Se dal 21 agosto si può versare il contributo forfait di 500 euro, necessario per iniziare la procedura, fino a fine mese tocca alle domande di emersione vere e proprie. All’una del pomeriggio di oggi erano già 7.846 i moduli richiesti, mentre le domande effettivamente trasmesse erano già 3.135.
Nessun assalto al sito del Viminale
Al Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno ricordano che la procedura on line rimarrà attiva fino al 30 settembre. E infatti non c’è stato assalto, nessuna valanga di domande, stavolta: le domande non sono collegate né a graduatorie a tempo, né a quote di ingresso. Le domande inviate finora riguardano soprattutto cittadini ucraini, le richieste più numerose provengono dalla provincia di Milano.
La “sanatoria” riguarda una platea di circa un milione di lavoratori italiani, comunitari ed extra-Ue. Di questi, il 46% è rappresentato da extracomunitari, il 31% da lavoratori comunitari e il 23% da italiani, secondo i dati della Fondazione Studi dei consulenti del lavoro, categoria impegnata al fianco delle istituzioni nell’operazione per l’emersione dei rapporti di lavoro irregolari e pronta a chiarire i dubbi interpretativi in merito alla procedura.
Dubbi che già lunedì 31 agosto, lo stesso ministro dell’Interno, Roberto Maroni, in occasione della firma con l’Anci per la regolarizzazione del lavoro domestico, aveva fugato: oltre a colf e badanti, il Governo non ha intenzione di estendere la regolarizzazione ad altre categorie di lavoratori irregolari.
Le cose da sapere
Sono tre le tappe da seguire: 21 agosto, primo settembre, primo ottobre. Dal 21 agosto si è cominciato a pagare l’una tantum di 500 euro (da versare in contanti, con assegni bancari o postali, con assegni circolari, con vaglia cambiari, con bancomat o postamat e postpay, con addebito sul conto corrente bancario o postale). Per pagare deve essere utilizzato il modello “F24-versamenti con elementi identificativi” reperibile sui siti internet www.agenziaentrate.gov.it, del ministero dell’Interno, del Welfare, dell’Insp. La somma copre i contributi per il periodo 1 aprile-30 giugno 2009.
L’unico vincolo per presentare la domanda è che le persone da regolarizzare, lavoratori italiani, comunitari o extracomunitari irregolari che lavorano come colf o badanti, siano alle dipendenze del datore che presenta la domanda da almeno tre mesi a partire dal 30 marzo 2009. Con questa sanatoria sarà possibile non solo regolarizzare il rapporto di lavoro “in nero”, ma anche legalizzare la presenza irregolare dei lavoratori clandestini. In sostanza, chi concluderà l’iter avrà da subito il permesso di soggiorno.
Chi presenta la domanda
La presentazione della domanda spetta ai datori di lavoro (italiani, comunitari o extracomunitari in possesso di titolo di soggiorno), purché il rapporto di lavoro esista da almeno 3 mesi prima del 30 giugno.
La domanda rappresenta un’autocertificazione in tal senso. Il numero massimo di regolarizzabili per ciascun nucleo familiare è pari a tre (di cui 1 colf e 2 badanti) se si tratta di cittadini extra UE, mentre non c’è alcun limite nel caso di cittadini italiani o della UE.

Reddito minimo, orario minimo
Il reddito imponibile 2008 per richiedere l’assunzione del lavoratore non deve essere inferiore a 20 mila euro per le famiglie monoreddito, e non inferiore a 25 mila euro per i nuclei familiari con più percettori di reddito. Quanto al lavoratore, deve effettuare un orario di lavoro minimo di almeno 20 ore settimanali.
Le domande
Il secondo passo è la presentazione della domanda, dal primo settembre al 30 settembre. Lo si può fare solo via internet attraverso il sito del Ministero dell’Interno, registrandosi, scaricando un apposito software, compilando il relativo modulo e inviandolo per via telematica. Gli uffici dei Comuni offriranno assistenza ai cittadini in queste procedure.
La convocazione
Dal primo ottobre, le domande andranno allo Sportello Unico per l’Immigrazione che, dopo le verifiche delle Questure, convocherà datore di lavoro e lavoratore. A quest’appuntamento serviranno la ricevuta di pagamento dei 500 euro, dichiarazione dei redditi, certificazione rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o da un medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale che attesti la non autosufficienza di persone assistite da badanti, un documento di riconoscimento e due marche da bollo da 14,62 euro. Le domande con documentazione priva dei requisiti di legge saranno rigettate e il contributo di 500 euro non verrà restituito.
Il contratto di soggiorno
Successivamente si procederà alla stipula del contratto di soggiorno, che si firmerà nelle prefetture. Si rischia la revoca del permesso se la dichiarazione di emersione contenesse dati falsi.
Le previsioni del governo
Il Viminale si attende oltre 500mila domande: questo significa che già con il pagamento del forfait di 500 euro, lo Stato dovrebbe incassare entro un mese tra i 300 e i 450 milioni. Ma bisogna tener conto anche degli 80 euro pagati dallo straniero per il rilascio del permesso di soggiorno. In base alle prime stime, la sanatoria di colf e badanti potrebbe far entrare nelle casse dello Stato da 1,2 a 1,6 miliardi di euro.
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Avevano rischiato grosso le 750 mila badanti (quelle che in termini sindacali si chiamano assistenti familiari) irregolari presenti in Italia. Secondo il decreto del pacchetto sicurezza, essendo per la quasi totalità extracomunitarie in Italia senza permesso di soggiorno, avrebbero rischiato l’espulsione.
E i loro datori di lavoro avrebbero rischiato di perdere questo esercito della salvezza di casa, anziani e disabili (che supplisce alle carenze della sanità pubblica, piace a destra come a sinistra e raccoglie gli elogi del governo, Lega compresa).
E invece, tutti tirano un sospiro di sollievo: da oggi parte la sanatoria. In base alla quale i datori di lavoro potranno avviare la procedura di emersione dal lavoro irregolare, versando (fino al 30 settembre) in banca, alla posta oppure on line nel sito dell’Agenzia delle Entrate, il contributo di 500 euro previsto, per mettere una pietra tombale sul passato.
Le cose da sapere
Sono tre le tappe da seguire: 21 agosto, primo settembre, primo ottobre. Dal 21 agosto si può iniziare a pagare (in banca, alle poste o presso gli agenti di riscossione) l’una tantum di 500 euro (da versare in contanti, con assegni bancari o postali, con assegni circolari, con vaglia cambiari, con bancomat o postamat e postpay, con addebito sul conto corrente bancario o postale). Per pagare deve essere utilizzato il modello “F24-versamenti con elementi identificativi” reperibile sui siti internet www.agenziaentrate.gov.it, del ministero dell’Interno, del Welfare, dell’Insp.
Vanno indicati i codici fiscali del datore di lavoro, del lavoratore (in mancanza, va bene anche il numero del documento di identità ), il numero di passaporto. E il codice “Rint” per colf e badanti italiane e comunitarie, “Rext” per le extracomunitarie.
Va inoltre ricordato che potrà essere regolarizzata solo una colf per nucleo familiare e solo se il reddito familiare è di almeno 20mila euro nel caso vi sia un solo apportatore di reddito, o di almeno 25mila euro se i percettori di reddito sono più di uno. Sono invece al massimo due le badanti che possono essere regolarizzate, purché vi sia una certificazione medica che comprovi la presenza nel nucleo familiare di una persona non autosufficiente.
Dal 1 al 30 settembre, la domanda vera e propria
Dopo aver sanato il sommerso con i 500 euro, si potrà presentare la vera e propria domanda di regolarizzazione (che dovrà indicare inoltre gli estremi del pagamento già effettuato), a partire dall’1 settembre e fino al 30 settembre, seguendo modalità diverse a seconda della nazionalità del lavoratore. Dal Viminale spiegano che non vi è un tetto di accoglimento delle domande: saranno accolte tutte quelle con i corretti requisiti. Non è quindi necessario “correre” e appostarsi (gorno e notte, come successo in passato) agli sportelli per assicurarsi i primi posti in ordine cronologico. La ricevuta sarà disponibile sul sito del Viminale entro 72 ore e si potrà scaricare inserendo apposita ID e password.
Per colf e badanti italiane, comunitarie ed extracomunitarie con permesso di soggiorno regolare bisogna rivolgersi agli sportelli dell’Inps, compilando uno specifico modulo (’Ld-Em2009.Ue’) in via telematica o inviandolo o ancora consegnandolo. Nel modulo si dovranno indicare nuovamente tutti gli estremi per l’identificazione sia del datore di lavoro sia del lavoratore. Di quest’ultimo deve essere indicata la qualifica, ovvero ‘colf’ o ‘badante’, la data di inizio del rapporto di lavoro, la paga oraria o mensile.
Nel caso di lavoratori extracomunitari senza permesso di soggiorno valido la domanda dovrà essere presentata solo per via informatica, seguendo le indicazioni riportate sul sito www.interno.it, allo Sportello Unico per l’immigrazione. A Roma e nelle altre grandi città saranno aperti presso le sedi Inps sportelli aggiuntivi.
Badante e datore allo Sportello
Il primo ottobre scatta infine l’ultimo passaggio della trafila: chi ha pagato e presentato domanda verrà chiamato dallo Sportello Unico per la verifica che la domanda sia regolare in ogni sua parte e per la firma del contratto di soggiorno. Con quest’ultimo documento il datore di lavoro si impegna, fra l’altro a remunerare il lavorato con una paga non inferiore ai minimi contattuali ed a garantirne l’impiego per almeno 20 ore la settimana. Da ricordare che bisognerà presentarsi allo sportello con la marca da bollo, del valore di 14,62 euro. Ultimissimi atti: entro 24 ore la comunicazione, a cura del datore di lavoro, della regolarizzazione avvenuta all’Inps che iscriverà il lavoratore e fornirà i bollettini trimestrali per pagare i contributi, e, a cura del lavoratore, il ritiro del permesso di soggiorno agli sportelli postali.
Quanto incassa lo Stato
Secondo il Censis, per il 10 per cento delle famiglie italiane colf e badanti sono indispensabili. Dal 2001 ad oggi il loro numero è aumentato del 37 per cento. In totale sono circa 1 milione e mezzo (di cui il 71,6 per cento è di origine immigrata) e sono ormai 2 milioni 451 mila le famiglie che ricorrono a un collaboratore domestico o all’assistenza per un anziano o un disabile, ovvero il 10,5% delle famiglie italiane. Un terzo delle badanti straniere sono cittadine di un Paese membro dell’Unione europea, hanno preso la cittadinanza italiana o hanno ottenuto la carta di soggiorno, ma il resto deve confrontarsi con il periodico rinnovo del permesso di soggiorno o si trova in condizione di irregolarità .
La sanatoria è risultata indispensabile visti, appunto, questi numeri. Tanto che secondo una stima del Viminale arriveranno tra le 500 e le 750mila domande. Questo significa che con il pagamento del forfait di 500 euro che sana i tre mesi di lavoro clandestino da aprile a giugno, lo Stato incasserà entro un mese tra i 300 e i 450 milioni. Ma la regolamentazione per lo Stato avrà anche ripercussione positive dal punto di vista economico: può valere da 1,2 a 1,6 miliardi di euro. Ai 500 euro versati dal datore di lavoro, vanno aggiunti gli 80 euro pagati dallo straniero per il rilascio del permesso di soggiorno.
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Tra colf e badanti in Italia sono al lavoro poco meno di 1 milione 200 mila collaboratori domestici. Nel fare la stima per conto di Panorama, il Censis è stato volutamente prudente. Ma anche con questo accorgimento i conti non tornano. Di tutte queste persone all’Inps ne risultano appena 560 mila, comprendendo pure chi versa i contributi per una sola ora di servizio a settimana. Per il fisco, poi, la maggior parte è sconosciuta. Secondo l’esperienza dei caf interpellati da Panorama, cioè le organizzazioni che aiutano i contribuenti a fare la dichiarazione dei redditi, appena un terzo delle colf e delle badanti con i contratti a orario più lungo presenta redditi che superano la soglia minima dell’esenzione e quindi deve versare le imposte.
Per avere un’idea delle grandezze in gioco basti dire che la contribuzione per i contratti da oltre 30 ore a settimana ha riguardato nel 2007, secondo le più recenti tabelle dell’Inps, 65.219 persone, di cui oltre 55 mila stranieri.
Riassunto in pochi dati, ecco quello che il direttore del Censis, Giuseppe Roma, chiama il “welfare fai da te delle famiglie italiane”. Un’enorme, capillare organizzazione di assistenza, con due opposte facce: da un lato svolge una funzione essenziale, senza la quale migliaia di famiglie non saprebbero come assistere i propri anziani, come tenere i bambini, come curare la casa quando sono tutti al lavoro; dall’altro sfugge per larghissima parte alle norme sulla cittadinanza, alle regole previdenziali, agli obblighi fiscali. Ed è un fenomeno così vasto da rendere difficile qualsiasi rimedio.
Dice a Panorama il nuovo presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua: “Noi assolviamo al meglio il nostro compito. Forniamo informazione e servizio, facciamo vigilanza. Ma credo che dobbiamo anche lanciare un invito ai datori di lavoro, il numero dei quali è elevato; un invito alla correttezza nei confronti di queste persone, a far emergere ciò che oggi è nascosto”.
I numeri, in effetti, sono impressionanti. Secondo il Censis, elaborando le indagini campionarie dell’Istat e le risposte delle famiglie sul rapporto con eventuali collaboratori domestici, si arriva alla conclusione che gli irregolari, cioè i lavoratori totalmente in nero, siano in numero più o meno equivalente, anzi leggermente più alto di quello dei dipendenti regolarmente denunciati all’Inps, sia per quanto riguarda gli italiani sia per quanto riguarda gli stranieri. Da qui si arriva a sfiorare nel complesso il milione 200 mila unità , una cifra che lo stesso Censis considera stimata in modo assai prudente e che è composta per oltre il 70 per cento da personale proveniente da altri paesi.
Per larga parte i lavoratori totalmente in nero sono, appunto, stranieri, spesso anche senza permesso di soggiorno.
Un’indagine condotta dalle Acli, una delle organizzazioni più attive in questo settore, indica che solo il 4,5 per cento dei collaboratori familiari stranieri è entrato in Italia con un visto di lavoro. La maggior parte, cioè il 63,1 per cento, ha oltrepassato i confini nazionali con un visto turistico e poi, trascorsi i tre mesi previsti, è rimasta a svolgere la propria attività ma senza permesso. Ben il 18,4 per cento non aveva alcun visto quando ha passato il confine. E il resto delle motivazioni si può dividere tra lavoro stagionale, ragioni familiari e studio. Oggi, dopo tante ondate di immigrazione, si può notare che tra coloro che sono entrati in Italia prima della regolarizzazione del 2002 il 66,6 per cento può vantare un permesso di soggiorno. Tra coloro che sono entrati dopo il 2002, solo il 41,5.
Anche gli italiani, però, quanto a lavoro nero non scherzano. Dice Pina Brustolini, responsabile nazionale delle Acli colf che conosce questo settore come le proprie tasche: “Molte collaboratrici familiari sono donne immigrate senza permesso di soggiorno, ma una parte non meno rilevante è composta dalle tante donne italiane che lavorano a ore e che sono abituate da sempre a svolgere servizi presso le famiglie senza versare alcun contributo”.
La verità è che il fenomeno dell’irregolarità è ben più esteso del semplice nero e pervade quasi ogni meandro dei rapporti di lavoro domestico. Anche i contratti formalmente emersi, cioè denunciati all’Inps e al fisco, presentano infatti vaste zone grigie. Sempre l’indagine condotta dalle Acli rivela che moltissime colf e badanti hanno sia contratti regolari che rapporti irregolari, non dichiarati. Le italiane, per esempio, hanno solitamente diversi datori di lavoro, “sono multitasking” come dice Paolo Conti, direttore centrale dei Caf Acli, e spesso sono in regola solo per uno o due rapporti. È una delle differenze di fondo tra italiane e straniere: colf e badanti italiane hanno un’età di solito più avanzata e prestano servizio presso diverse famiglie; le straniere sono mediamente più giovani e hanno più spesso un rapporto di lavoro a orario lungo, presso una sola famiglia.
Anche tra coloro che affermano di non avere alcun rapporto di lavoro in nero è davvero elevata la percentuale dei casi in cui le ore di attività denunciate all’Inps sono inferiori alla realtà . Racconta sulla base della propria esperienza Pina Brustolini: “Si sa che molte collaboratrici convivono con la famiglia presso la quale prestano il proprio servizio e quindi, di fatto, lavorano 50 e più ore a settimana. Poi, però, versano contributi per 24-30 ore”.
Perché avviene tutto questo? Ovviamente la famiglia ha interesse a risparmiare e la badante ad avere più soldi netti in tasca. Ma l’accordo perverso tra datore di lavoro e dipendente in questo caso non spiega fino in fondo la vastità del fenomeno. Basti citare a titolo di esempio altre due ragioni che oggi sono alla base della generale tendenza all’irregolarità nel lavoro domestico. La prima riguarda la consistenza della pensione che, data la scarsa entità dello stipendio, maturano colf e badanti: dopo 30 anni di contributi pieni, magari per otto ore al giorno, si è no arrivano al minimo Inps. La seconda ragione deriva dalla provenienza geografica delle collaboratrici familiari: a differenza delle prime ondate di immigrazione, dalle Filippine o dal Sud America, oggi prevale l’arrivo di collocaboratori familiari dai paesi dell’Europa dell’Est. Ciò ha provocato un cambiamento di fondo. Tutte le indagini indicano che le nuove colf e badanti non vogliono restare qui e neppure portarsi a casa i contributi, tanto più che molti dei loro paesi di origine non hanno neppure firmato le convenzioni con l’Italia. Il loro obiettivo è un altro: mettere da parte il gruzzolo più pingue possibile in pochi anni e poi tornare dai propri cari. In altre parole, hanno interesse a incassare soldi, non contributi.

La conseguenza di tutta questa irregolarità alla fine si scarica sul sistema fiscale. Spiega Paolo Conti del Caf Acli: “Il reddito dei collaboratori domestici è a tutti gli effetti reddito da lavoro dipendente. Il minimo per essere obbligati a fare la dichiarazione è pari a 7.500 euro l’anno. Se poi si hanno familiari a carico il limite sale: per esempio, con un figlio si superano i 9 mila euro e così via”. Oltre queste soglie si pagano le imposte. Al di sotto, niente. Ma appunto, con tutte queste irregolarità , chi arriva a versare qualche manciata di euro?
L’Agenzia delle entrate non ha dati generali: non c’è un codice che identifichi colf e badanti e dunque queste si confondono con gli altri lavoratori dipendenti. Ma Panorama ha interpellato in proposito diversi caf. Le risposte sono risultate abbastanza omogenee: da un quarto a un terzo di coloro che versano contributi all’Inps per i contratti di lavoro più consistenti arrivano a versare le imposte.
Un’esigua minoranza, insomma, rispetto a coloro che effettivamente lavorano, anche tenendo conto che si tratta comunque di dipendenti a bassissimo reddito. Basti ricordare appunto che i contratti da oltre 30 ore per i quali vengono versati i contributi hanno riguardato, nel 2007, 65.219 persone, di cui oltre 55 mila stranieri. E che anche se si estende lo sguardo alla fascia oraria più popolosa, quella relativa ai contratti da 20 a 30 ore a settimana (leggere le tabelle Inps a pagina 37) si può verificare che si arriva appena a 191.824 persone (162.081 stranieri). “Di fatto è in atto nel nostro Paese uno scambio come quello che vi fu negli anni Cinquanta per la casa” commenta Giuseppe Roma del Censis. “Allora l’accordo tacito fu: fatevi la casa e noi chiuderemo un occhio. Ora l’accordo riguarda questo welfare fai da te, con la famiglia che risolve da sola i suoi problemi”.
Ma può essere sopportabile un tale tasso di irregolarità ? Una cosa è certa. Porvi rimedio non è facile. Un esempio delle difficoltà è rappresentato da ciò che sta accadendo con l’applicazione delle norme, garantiste e di controllo, entrate in vigore a gennaio di quest’anno: da allora l’Inps può riconoscere la validità delle denunce dei datori di lavoro solo se le comunicazioni relative ad assunzioni o cessazioni del rapporto con il dipendente gli arrivano dai cosiddetti Servizi per l’impiego. Risultato? È bastata questa piccola complicazione a provocare una valanga di iscrizioni in meno per il lavoro domestico e oltre 200 milioni di euro di contributi in meno da incassare.
L’Italia apre le porte a 150mila cittadini extracomunitari per motivi di lavoro subordinato non stagionale. Approvato ieri, è in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il decreto che regolamenterà i prossimi flussi d’ingresso dei lavoratori extracomunitari nel territorio dello Stato per l’anno 2008. A beneficiare di questo decreto (qui il testo integrale in .pdf) saranno coloro che hanno inviato le richieste agli sportelli unici per l’immigrazione entro il 31 maggio 2008.
In particolare, rende noto il Viminale, le quote riguardano 44.600 lavoratori domestici o di altri settori produttivi, provenienti da Paesi che hanno sottoscritto o stanno per sottoscrivere specifici accordi di cooperazione in materia migratoria, ripartiti secondo la tabella allegata; 105.400 lavoratori domestici o di assistenza alla persona, provenienti da altri Paesi.
Il provvedimento è stato adottato in considerazione dell’attuale congiuntura economica e del prioritario fabbisogno delle famiglie nel settore dell’assistenza domiciliare.
Le selezioni avverranno tenendo conto delle richieste dei datori di lavoro pervenute agli sportelli unici per l’immigrazione entro il 31 maggio 2008 eccedenti la quota dei flussi prevista con decreto del 30 ottobre 2007.
Il datore di lavoro non comunitario, persona fisica, dovrà essere in regola del titolo di soggiorno (art. 9 decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286) o ne abbia presentato richiesta alla data di pubblicazione del decreto e, a decorrere dal 15 dicembre 2008, dovrà confermare l’interesse all’assunzione. Tale procedura dovra’ concludersi entro venti giorni.
La quota riservata ai 14 paesi extracomunitari è così ripartita:
a) 4.500 cittadini albanesi;
b) 1.000 cittadini algerini;
c) 3.000 cittadini del Bangladesh;
d) 8.000 cittadini egiziani;
e) 5.000 cittadini filippini;
f) 1.000 cittadini ghanesi;
g) 4.500 cittadini marocchini;
h) 6.500 cittadini moldavi;
i) 1.500 cittadini nigeriani;
l) 1.000 cittadini pakistani;
m) 1.000 cittadini senegalesi;
n) 100 cittadini somali;
o) 3.500 cittadini dello Sri Lanka.;
p) 4.000 cittadini tunisini.
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Un solo desiderio: tornare nei loro Paesi.
Perché qui sono costrette a vivere lontane da mariti e figli e a prendersi cura di anziani e bambini di altre famiglie, di cui comunque si sentono parte. Ma solo perché ci lavorano.
A fare questa foto delle colf è l’indagine nazionale delle Acli Il Welfare fatto in casa, realizzata dall’Iref. Solo il 25% è intenzionato a restare in Italia, un paese in cui il 24% del totale arriva senza permesso di soggiorno
I ricercatori dell’Iref tra marzo e aprile di quest’anno hanno interrogato un campione rappresentativo di 1000 collaboratrici familiari straniere (66 nazionalità diverse), con un questionario somministrato “faccia a faccia”.
Per capire chi sono e da dove vengono, che famiglie hanno lasciato e che progetti hanno. La ricerca è stata illustrata al ministro della Famiglia Rosy Bindi. Ne è venuto fuori che sei colf su 10 vivono separate dai figli o dal marito. Quattro su 10 mandano in patria almeno la metà di quanto guadagnano (in media 880 euro mensili, lavorando 42 ore a settimana).
Il 24% è in Italia senza documenti di soggiorno. Il 57% lavora del tutto o in parte in nero. Il 61% concorda col datore di lavoro le irregolarità nei versamenti. Il salario medio è di 880 mensili. Più della metà (51%) assiste persone anziane e il 17% si prende cura dei bambini. Si sentono membri di famiglia (60%) ma chi vive nella casa in cui presta servizio (33%) lavora fino a 59 ore settimanali e pensa di andare avanti ancora per poco (70%). Anche se esiste ed è palese la differenza di stipendio tra le collaboratrici regolari e quelle che non lo sono. Le prime godono di maggiori garanzia economiche e guadagnano anche 1.000 euro al mese; le colf irregolari o che si sono in Italia da meno di 2 anni hanno un guadagno medio di 750 euro.
L’età media è 40 anni. Le più giovani vengono dall’Europa dell’Est. Le più istruite dall’ex Russia. Le colf filippine sono sempre di meno: erano il 31% prima del 1997, scendono al 19% nel 2000 e arrivano appena al 10% di ingressi nel 2006.
Al di là dei numeri, va infine notato che la quotidianità tra le mura domestiche ha permesso a molte di loro di crearsi un’idea della situazione: il 51% ritiene che i figli siano viziati dai genitori; il 49% ritiene che gli anziani non siano trattati con particolare attenzione.