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Colle

La tela di Napolitano. Bilancio di metà settennato

Giorgio Napolitano al Quirnale

Giorgio Napolitano al Quirnale

Dopo avere vissuto tanti anni sulla linea del fuoco, come capocorrente della Dc e come direttore del Popolo, oggi Sandro Fontana scrive libri e dalla sua Brescia può permettersi il lusso di guardare la politica attraverso le lenti dello storico: “La lettera di Giorgio Napolitano su Bettino Craxi, la cui nettezza mi ha sorpreso in un uomo così misurato” dice Fontana a Panorama “conferma che la vera missione del suo settennato è la pacificazione del Paese, il superamento della guerra civile strisciante che ci affligge da quasi 70 anni. E più lui vedrà che questa guerra continua, più inasprirà i suoi interventi”. Continua

Pranzo d’intesa Berlusconi-Fini: il piatto della concertazione

Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini | (Marco Merlini/LaPresse)

Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini | (Marco Merlini/LaPresse)

A palazzo Chigi la chiamano “triangolazione istituzionale”, ed è quella che dovrebbe ristabilire e possibilmente mantenere buoni rapporti tra Silvio Berlusconi, Giorgio Napolitano e Gianfranco Fini. Continua

La mossa di Berlusconi: “Perdono Tartaglia. Ma i giudici tengano conto del gesto”

Dopo le parole distensive sull’amore che vince sull’odio, sui toni da abbassare, Silvio Berlusconi fa il gesto concreto: perdona Massimo Tartaglia.
Ma allo stesso tempo chiede alla giustizia di non fare eccessivi sconti all’aggressore di piazza Duomo perché il rischio è di far passare il messaggio che chiunque può colpire liberamente una istituzione. Continua

Dietro le quinte del Colle: ora parliamo in Napolitano

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, 84 anni

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, 84 anni

“Dotarsi di un ghost-writer? Macché. Giorgio Napolitano è uno che si scrive tutto da solo: i discorsi, le esternazioni, i pareri. Con la carta e la penna, a mano”. Continua

Il dopo-lodo di Berlusconi: fraintendimenti, strategie e frizioni con il Colle

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Il premier Silvio Berlusconi e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Peserà di più, per Silvio Berlusconi e il suo governo, la bocciatura del lodo Alfano, o le dure parole riservate al Quirinale? Quelle due frasi: “Il predidente della Repubblica, sapete voi da che parte sta”, e “Non mi interessa quello che ha detto il capo dello Stato, mi sento preso in giro e non mi interessa. Chiuso”? Continua

Decreto anti stupri: il governo cerca l’ok del Colle. Che frena sulle ronde

Intervento della polizia

Sul decreto anti-stupri, il Governo cerca l’ok del Quirinale. Obiettivo: un testo da presentare al Consiglio dei ministri di venerdì, senza scatenare un altro caso istituzionale. Anche per questo il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, è salito infatti nel pomeriggio al Colle per sondare gli umori del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Nel decreto, ha sintetizzato Maroni, ci sarà “carcere certo per chi commette stupri, gratuito patrocinio per le vittime, maggiore controllo del territorio e misure più incisive per combattere l’immigrazione clandestina”. Sembra invece essere tramontata l’ipotesi di inserirvi le ronde, che dunque seguirebbero l’iter del disegno di legge sulla sicurezza ora alla Camera. Non ci sarebbero infatti i requisiti di urgenza, senza contare le riserve emerse all’interno della maggioranza, in testa il ministro della Difesa, Ignazio La Russa.

Dopo lo scontro sul caso Eluana, il Governo vorrebbe evitare nuove frizioni con Napolitano che deve controfirmare il decreto dopo averne valutato i requisiti di necessità ed urgenza. Del provvedimento potrebbero parlare anche Napolitano e Berlusconi nell’incontro in programma domani pomeriggio, il primo dopo gli attriti dei giorni scorsi. A preoccupare è, in particolare, uno dei punti che più stanno a cuore a Maroni, cioé il prolungamento della permanenza dei clandestini nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) oltre gli attuali due mesi. Il ministro vorrebbe l’allungamento fino a 18 mesi, ma la misura - contenuta nel ddl sicurezza - è stata bocciata al Senato.

Ci sono, inoltre, sentenze non favorevoli della Corte Costituzionale di cui tener conto.
Difficile, su questi presupposti, immaginare un sì dal Colle, il cui punto di riferimento sarebbe il testo già approvato da Palazzo Madama, più - eventualmente - ulteriori norme specifiche contro gli stupri. Il punto di mediazione potrebbe essere la previsione di una proroga al trattenimento nei Centri di 60 giorni, rinnovabile per altri 60. Si arriverebbe così a sei mesi. La bozza contiene poi le norme più propriamente legate alla violenza sessuale, stralciate dal ddl sicurezza: la custodia cautelare in carcere obbligatoria per chi è accusato di stupro, il no ai benefici della Gozzini per i condannati, una stretta contro gli autori di violenza sessuale di gruppo e nei confronti di minori, nonché l’arresto obbligatorio in flagranza. Previsto, inoltre, il diritto al gratuito patrocinio per le vittime di stupri, anche in deroga ai limiti di reddito. Su queste misure c’é pieno accordo nella maggioranza ed un sostanziale via libera da parte dell’opposizione. Previsto inoltre il potenziamento del controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine, non con assunzioni (mancano i fondi), ma organizzando meglio le pattuglie su strada delle forze dell’ordine. Nella bozza c’é infine anche la possibilità, da parte dei Comuni, di mantenere per sette giorni dalla data di registrazione i filmati dei sistemi di videosorveglianza presenti nelle città.

Critica l’opposizione. Il leader del Pd, Walter Veltroni, si dice “favorevole a garantire la effettività della pena comminata, ma siamo contrari a ogni forma di demagogia, come le ronde, che in questo momento crea un clima pericoloso nel Paese”.
Pier Ferdinando Casini (Udc) si dice “disponibile a votare il decreto, con una condizione: che si evitino nuovi spot o idee estemporanee come le ronde e si proceda al rifinanziamento delle forze dell’ordine e al reintegro degli organici della Polizia di Stato”.
Netto, invece il no di Antonio di Pietro. “La risposta vera per contrastare gli stupri, come anche le rapine e gli omicidi” osserva “sta nel dare gli strumenti adeguati: intercettazioni, risorse, macchine della polizia. Tutto il resto sono solo chiacchiere e propaganda”.

Veltroni mobilita il Pd: “Berlusconi? Al Colle non andrà mai”

Walter Veltroni

Una manifestazione in piazza, per difendere la Costituzione. E un affondo duro del leader democratico al premier: “Se lo tolga dalla testa Berlusconi: al Quirinale non ci andrà mai”. Il Pd reagisce così alla volontà di Silvio Berlusconi di cambiare la carta costituzionale per modellarla, temono i democratici, a sua immagine e somiglianza.
In una intervista all’Unità Veltroni spiega che “in quella carica si sono succedute personalità che hanno garantito l’unità della nazione e il rispetto della Costituzione. Lui non è in grado di garantire unità ma solo divisione”. E ancora: per Veltroni quello del premier “è un disegno scellerato e autoritario, già l’anno scorso parlai del rischio di una trasformazione della nostra democrazia e ricordai il modello Putin…”. Comunque sia, aggiunge il segretario del Pd, “i cittadini sanno che indebolendo la Presidenza della Repubblica si renderebbe ancora più fragile il paese. Ci vuole un uomo di garanzia. Ci vuole un luogo dove tutto si possono riconoscere. Napolitano e il Quirinale lo sono e devono restarlo”. Di contro, da Veltroni giunge un plauso per il presidente di Montecitorio Fini: “Voglio sottolineare l’autonomia del presidente della Camera. Ci sono avversari politici che conoscono bene la differenza che corre tra le istituzioni e una sezione di partito. Fini lo ha dimostrato in diversi passaggi”.
Domani comunque il Pd sarà in piazza a Roma e a Milano “per difendere il Capo dello Stato e la Costituzione da chi vuole forzarla”. Il che non vuol dire che la Carta non possa essere cambiata: “Il parlamento” ricorda “aveva iniziato un ottimo lavoro. Dentro i confini dei grandi principi della Costituzione, possono realizzarsi interventi che rendano la macchina della democrazia più efficiente e veloce”.
L’appuntamento per la “mobilitazione democratica” e per esprimere solidarietà a Giorgio Napolitano è dalle 18 a piazza Santissimi Apostoli a Roma, dove l’unico a prendere la parola sarà il senatore a vita Oscar Luigi Scalfaro, uno dei superstiti dell’Assemblea Costituente.
Le correzioni di Berlusconi, che ha assicurato di non aver voluto attaccare la Costituzione (”Ho giurato sulla Costituzione, la rispetto. È la prima legge alla base dello Stato. Non ho mai pensato di attaccarla”, ha ribadito il presidente del Consiglio durante la sua visita a Mestre), non sono insomma bastate a chi teme che il premier, con la scusa della drammatizzazione del caso Englaro, voglia davvero cambiare le regole del gioco attribuendo al premier nuovi e più estesi poteri.
Berlusconi, del resto, ha ribadito di non considerare la Costituzione italiana “un Moloch”: la legge fondamentale dello Stato “può evolvere con i tempi”. Resta da vedere se le modifiche debbano essere approvate da tutti o solo dalla maggioranza. Berlusconi ha quindi attaccato l’opposizione, accusandola di aver travisato le sue parole, di aver fatto una mistificazione e di non aver capito che la sua richiesta di modifica riguardava solo l’articolo 77, quello sul potere di emanare decreti. E l’Unione Sovietica? Berlusconi non ha cambiato idea. “Che i valori costituzionali abbiano guardato alla carta dell’Unione Sovietica è una realtà storica”.
Di fronte a tutto questo, i democratici hanno mantenuto intatto il loro giudizio. Enrico Letta, (candidato alle primarie del 2007) che pure annuncia che, da cattolico, voterà sì al disegno di legge, ha detto di provare “sdegno” di fronte alle sortite dio Berlusconi. Altre accuse al premier sono arrivate dal capogruppo del Pd alla Camera Antonello Soro, secondo il quale “Berlusconi ha costruito una spregiudicata offensiva nei confronti della Costituzione e un pesante attacco al Capo dello Stato usando in modo cinico e pretestuoso la vicenda Englaro”.
A distinguersi il solito Antonio Di Pietro. Non rinunciando alla sua vis polemica, ha paragonato Berlusconi a Mussolini, perchè, come lui “vuole spaccare ulteriormente il Paese, renderlo ingovernabile e instabile per poi dire che ci pensa lui”.

Le bordate di Di Pietro su Napolitano. Il Colle: “Espressioni offensive”

Antono Di Pietro

Come quel giorno a Piazza Navona? No. Di più. Il leader dell’Idv Antonio Di Pietro va oltre. Punta il Colle e le spara grosse.

Insomma, cambia la piazza ma non i toni. Che si alzano.
È il sequestro in piazza di un manifesto che riportava una scritta critica nei confronti del presidente della Repubblica (”Napolitano dorme, l’Italia insorge”) a scatenare l’ex pm. “Vogliono farci lo scherzetto di piazza Navona ma in una piazza civile c’è tutto il diritto a manifestare?”, si chiede protestando per il sequestro dello striscione. In una piazza “può essere accolto chi non è d’accordo con alcuni silenzi” del Capo dello Stato” prosegue. Poi aggiunge: “A lei che dovrebbe essere arbitro possiamo dire che a volte il suo giudizio è poco da arbitro e da terzo”. Di Pietro afferma poi che questa critica è “fatta del tutto rispettosamente”. Quindi conclude: “Il silenzio uccide, il silenzio è un comportamento mafioso per questo io voglio dire quello che penso”.
E a quel punto la piazza (riempita da un migliaio di persone - tra cui Beppe Grillo e Marco Travaglio - per la manifestazione sulla giustizia organizzata da Sonia Alfano e dell’Associazione nazionale vittime di mafia, sulla sospensione decisa dal Csm del procuratore capo di Salerno Luigi Apicella) si trasforma in un catino di fischi.

Partiti tutti in direzione del presidente della Repubblica. Eppure: “Noi la rispettiamo” ha assicurato il leader Idv “ma lo possiamo dire o no, rispettosamente, che non siamo d’accordo che si lasci passare il lodo Alfano, che non siamo d’accordo nel vedere i terroristi che fanno i sapientoni mentre le vittime vengono dimenticate?”. Poi, sempre rivolto a Napolitano, ha aggiunto: “Dica che i mercanti devono andare fuori dal tempio, dal parlamento e noi lo approveremo. È nostro diritto manifestare, è un nostro diritto garantito dalla Costituzione dire che ciò che fanno certe persone non ci piace” ha insistito Di Pietro. L’ex pm ha dunque sottolineato che “abbiamo il diritto di accogliere qualcuno che non è d’accordo con alcuni suoi silenzi”.

Ovvio che le parole di Di Pietro sollevino un polverone di critiche. Bipartisan: da destra e da sinistra. Vannino Chiti, vicepresidente del Senato ed esponente del Pd, replica duramente alle dichiarazioni del leader Idv. “Le affermazioni di Di Pietro nei confronti del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano sono ingiurie inammissibili. Deve vergognarsi e scusarsi. Il suo è un contributo al degrado della vita politica e al diffondersi della sfiducia nelle istituzioni. Dovremo tenerne conto” avverte Chiti “nei rapporti politici con Di Pietro”.
Risponde dall’Aula della Camera il presidente Gianfranco Fini: “È lecito e naturale il diritto di critica politica, ma questa non può mai travalicare il rispetto che si deve al presidente della Repubblica, che rappresenta tutta la Nazione al di là del fatto che sia stato eletto o meno all’unanimità”, ha detto al termine del dibattito suscitato dalla manifestazione di solidarietà manifestata a Giorgio Napolitano dal capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto per le affermazioni nei suoi confronti pronunciate stamani dal leader Idv. Applausi convinti dell’assemblea alle parole di Fini: “L’applauso corale con cui l’aula ha salutato gli interventi a solidarietà per il presidente Napolitano è la più evidente dimostrazione di come il presidente della Repubblica rappresenti non solo per la Costituzione l’intera Nazione, ma anche che la Camera ritenga che l’attuale presidente sia garante solerte dei diritti e dei doveri dei cittadini e rispetti e difenda le prerogative del parlamento”.

Basta? No: anche un altro esponente dei democrats vuole dire la sua e marcare (forse definitivamente?) la distanza dall’ex pm. “Di Pietro si astenga dall’usare, anche indirettamente, aggettivi infamanti riferendosi all’agire del Presidente Napolitano ed eviti di coinvolgere il Capo dello Stato in polemiche strumentali”, ha fatto sapere Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato. “Accolga chi vuole nella sua piazza” continua “ma non cerchi alibi alla propria dissennatezza politica”.
E lui, il Capo dello Stato? Napolitano affida la risposta a un comunicato: “La presidenza della Repubblica è totalmente estranea alla vicenda dello striscione nella manifestazione svoltasi oggi in Piazza Farnese a Roma a cui fa riferimento l’onorevole Di Pietro. Del tutto pretestuose sono comunque da considerare le offensive espressioni usate dallo stesso Di Pietro per contestare presunti silenzi del Capo dello Stato, le cui prese di posizione avvengono nella scrupolosa osservanza delle prerogative che la Costituzione gli attribuisce”.

Il VIDEO con l’intervento di Di Pietro (prima parte) da YouTube:

Il VIDEO con l’intervento di Di Pietro (seconda parte) da YouTube:

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