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Napoli, 18enne accoltella la rivale in amore di 15 anni

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Rivali in amore, che si contendono lo stesso ragazzo. Sarebbe stata questa la causa della violenta lite tra due adolescenti a Napoli, finita con l’accoltellamento di una di loro, minorenne. È successo ieri sera nel rione Sanità.

Gli agenti del commissariato di polizia “Vicaria Mercato” hanno identificato e denunciato in stato di libertà M.G., 18 anni, per il reato di lesioni personali dolose aggravate. La diciottenne ha aggredito e ferito A.S., 15 anni, con la quale si contendeva un ragazzo. La minore, ferita con tagli profondi all’avambraccio e alla gamba sinistra, è ricoverata all’ospedale Loreto Mare.

La giovane, che compirà 16 anni a luglio, è stata portata dal padre, un pluripregiudicato, in ospedale ieri sera per i soccorsi. Aveva dei tagli profondi all’avambraccio sinistro - il referto parla di una ferita lacero-contusa, con sospetta lesione vascolare e tendinea - e alla gamba sinistra. Al ferimento sono seguiti momenti di grande tensione nel quartiere e in ospedale, dove sono accorsi amici e familiari infervorati, che hanno procurato diversi problemi ai sanitari.

Milano, anziano accoltella moglie e figlio e si getta dalla finestra

Una pattuglia dei Carabinieri

Sembra sia maturata nel contesto di una famiglia provata dalla disabilità del figlio la tragedia di Bresso, nel Milanese. La scorsa notte un uomo di 69 anni, R.S., si è svegliato e dopo aver preso un coltello da cucina con una lama da 30 centimetri è entrato nella stanza del figlio 42enne, M.S., affetto da porblemi mentali, e l’ha colpito una ventina di volte. Non è chiaro se dopo l’ennesima lite o se perché il figlio si fosse svegliato e messo a urlare e a battere i pugni sul muro. Cosa che, a quanto raccontano i vicini, succedeva spesso.

La madre del 42enne, A.C. di 71 anni, sentite le sue urla ha cercato di difenderlo ed è stata accoltellata anche lei dal marito. La donna è quindi uscita di casa, urlando e attirando l’attenzione dei vicini che hanno chiamato il 118 e i carabinieri. Nel frattempo l’anziano marito si è gettato dalla finestra del quinto piano ed è morto poco dopo l’arrivo dei soccorsi. Il figlio è stato ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano ed è stato operato. Si trova in gravi condizioni con ferite al torace e all’addome e la prognosi è riservata. La donna ha ferite più superficiali ed è ricoverata all’ospedale Fatebenefratelli.

Donna sgozzata a Catania, il marito confessa. Il figlio vuole salvarlo

Maria Pia Scuto
Maria Pia Scuto, 41 anni, uccisa a Catania

Il figlio voleva salvarlo. E voleva salvare anche le sue sorelline, che desiderava non venissero private anche del padre. Così si è autoaccusato della terribile morte della madre. Ma poi ha ritrattato. È il dramma nel dramma di questa ennesima storia di atroce violenza domestica. Vittima Maria Pia Scuto, 41 anni, uccisa con un cutter con cui è stata quasi decapitata e martoriata con diversi fendenti al corpo, nell’abitazione al settimo piano di un palazzo di via Costanzo, nel centro di Catania.
Ma poi il ragazzo ha ritrattato e infine il pm ha emesso contro il marito della vittima - Giuseppe Castro di 35 anni - un ordine di arresto per uxoricidio.
Intorno alle 15 il ragazzo, ribaltando la confessione del padre che in mattinata, dopo il delitto, aveva immediatamente avvisato la polizia e aveva ammesso le sue responsabilità, si era accollato tra le lacrime il delitto: non voleva che andasse in carcere, ha detto, e pensava alle sue sorelline che non riusciva a immaginare, dopo essere state strappate con violenza alla madre, lontane anche da quell’ormai unico genitore. Ha dato una ricostruzione lacunosa e tormentata dei fatti, fino a quando, davanti ai poliziotti ha ritrattato, spiegando che era stato proprio il papa’ a uccidere la mamma, praticamente sotto i suoi occhi. Versione confermata anche dalla suocera dell’uomo, sentita come testimone.
Il ragazzo è stato nuovamente ascoltato, ma questa volta alla presenza di uno psicologo. Il 35enne Giuseppe Castro è in carcere e per lui è scattato l’arresto perché colto in flagranza del reato di uxoricidio, in quanto la polizia è giunta sul posto pochi minuti dopo il delitto. L’uomo avrebbe usato in modo feroce il micidiale taglierino, fino a quasi decapitarla con un colpo secco alla gola. L’ennesima lite era scoppiata perché il marito, geloso, contestava alla coniuge che stava sempre al computer e che chattava con gli uomini. Il sostituto procuratore Salvatore Faro ha disposto il sequestro dei tre computer presenti in casa e li ha affidati alla polizia postale. L’uomo avrebbe colpito la donna al collo mentre questa era voltata verso il monitor, per poi accanirsi sul corpo ormai esanime, colpendo soprattutto alla schiena. Un’ipotesi che indebolirebbe la tesi del delitto d’impeto. Del coltello nessuna traccia: il presunto omicida ha detto di averlo gettato nel water. I poliziotti avrebbero trovato il figlio in ginocchio, accanto al corpo della madre, disperato, ma, sembrerebbe, con la forza sufficiente a provare, pur nel suo atterrito sgomento, a consolare il padre. L’uomo che, secondo gli investigatori, gli ha ucciso la madre, ma che ha tentato di scagionare.

Madre e figlia sgozzate, l’ex della donna fermato in Slovenia

marocchino

È finita nella rete della polizia slovena, poco dopo il confine con l’Italia, la fuga del giovane marocchino ricercato per l’omicidio della compagna Elisabetta Leder, operatrice sanitaria, e della sua figlioletta Arianna di due anni, uccise a colpi di coltello.
Fahd Boichou, 26 anni, è stato arrestato, a Cosina, vicino al confine ma in territorio sloveno: era a piedi e da solo quando è stato fermato. Bouichou è stato individuato dai poliziotti sloveni sulla base delle immagini e delle descrizioni che erano state trasmesse dalle Questure di Treviso e di Trieste.
Il questore di Treviso, Carmine Damiano, è sicuro: a carico del marocchino, arrestato per l’omicidio della compagna e della figlia a Castagnole di Paese, c’è ormai un quadro indiziario molto grave che lo fa ritenere “l’unico responsabile del duplice delitto”.
Per giungere alla cattura dell’uomo la questura di Treviso, che ha coordinato tutte le indagini, aveva messo sotto intercettazione già dalla notte del fatto una quarantina di utenze telefoniche. Numeri di telefono di parenti di Bouichou tra la Francia, l’Olanda e il Marocco.
E proprio una telefonata dell’indagato, secondo quanto riportato il quotidiano Il Piccolo, fatta ieri sera da una cabina della stazione ferroviaria di Trieste alla sorella in Marocco ha consentito alla polizia di individuare la zona in cui si trovava l’uomo e di conoscere in anticipo la sua volontà di rifugiarsi oltre confine. Precedentemente gli investigatori trevigiani avevano già individuato l’automobile con cui Bouichou era fuggito, la Skoda di Elisabetta Leder, abbandonata a Jesolo (Venezia).
Il marocchino aveva con sé due cellulari, uno dei quali appartenente alla vittima, che però aveva spento subito dopo essere fuggito dal trevigiano proprio per evitare di essere intercettato dalle forze dell’ordine.

La mattanza di madre e figlia, trovate in un lago di sangue nella stanza da letto della loro casa - la piccola, pare, nel fasciatorio - sarebbe stata compiuta con due coltelli da cucina. Le due lame sono state trovate, sporche di sangue, sotto il corpo di Elisabetta Leder. Non è escluso che la donna possa aver usato uno dei due coltelli per tentare di difendersi.
Il fatto è stato scoperto dal fratello della donna, Alessandro, 27 anni, allarmato dalla madre, Raffaella, che non aveva visto arrivare la figlia e la nipotina per cena. Resta oscuro al momento il movente del duplice omicidio, che sembra essere avvenuto nel corso di un raptus.
Elisabetta Leder, infermiera in una casa di cura, aveva conosciuto il compagno, più giovane di lei di alcuni anni, in un viaggio in Marocco. L’uomo si recava saltuariamente in Italia, ma non aveva un lavoro. La famiglia di Elisabetta aveva accettato il rapporto della coppia, culminato nell’aprile del 2007 nella nascita della piccola Arianna. I genitori della vittima, Antonio e Raffaella Leder, hanno descritto l’immigrato come un ragazzo gentile, premuroso, legato alla figlia. Il rapporto tra il marocchino ed Elisabetta, pur caratterizzato dalle frequenti assenze del giovane, sembrava tranquillo, senza contrasti. Dopo aver conosciuto Elisabetta, il magrebino era giunto in Italia nei mesi scorsi con il proprio passaporto. Ma non avendo lavoro, e quindi senza permesso di soggiorno, era stato espulso. Secondo quanto si è appreso, il giovane era rientrato clandestinamente a Treviso nei giorni scorsi.
Sarà lutto cittadino a Paese (Treviso) il giorno dei funerali di Elisabetta e della figlioletta Arianna. La decisione sarà ratificata oggi pomeriggio da un’apposita riunione della giunta comunale convocata dal sindaco Valerio Mardegan.

Orrore a Treviso: sgozzata in casa con la figlia di 2 anni

Un'auto dei carabinieri

Sgozzate, uccise con diverse coltellate alla gola. I corpi di Elisabetta Leder, 36 anni, infermiera in una casa di riposo, e della figlioletta Arianna, di non ancora due anni (li avrebbe compiuti ad aprile), sono stati trovati ieri sera, a Castagnole di Paese (in provincia di Treviso).

Al momento non è ancora chiara la dinamica o il possibile movente del duplice omicidio, anche se il pm di turno, Antonio Miggiani, non esclude la possibilità che all’origine ci sia un raptus. Il duplice omicidio, su cui c’è il massimo riserbo degli investigatori, è avvenuto in uno dei sei appartamenti di un condominio a due piani in via Cal Morganella, in una zona residenziale del paese trevigiano.
Ma chi può essere stato a commettere un delitto così orribile, così inaccettabile? Da ieri sera i carabinieri di Treviso sono alla ricerca del compagno della donna, un cittadino marocchino che risulta clandestino in Italia.
A carico dell’uomo, però, al momento non ci sarebbe alcun elemento che possa coinvolgerlo nell’assassinio della donna e della piccola. “Non c’è al momento alcun indagato”, ha dichiarato il magistrato, precisando che si sta cercando l’uomo, irreperibile, per cercare di fare chiarezza sulla sua posizione.
Quello che è certo, per ora, è solo il modo in cui è stato possibile scoprire il delitto. Elisabetta, infermiera della “Menegazzi” a Treviso, avrebbe dovuto essere a cena dalla madre che, non vedendola arrivare, ha mandato l’altro figlio a cercarla. Il giovane, giunto davanti al condominio Alfa, in via Cal Morganella, ha visto che le luci dell’appartamento e la tv erano accese e ha pensato che la sorella fosse uscita per fare compere. Ha atteso per un po’ il ritorno di Elisabetta, ma non vedendola tornare, ha richiamato la madre che l’ha consigliato di chiamare i carabinieri. E sono stati proprio i carabinieri a sfondare la porta e a scoprire la mattanza. Mamma e figlia erano state martoriate da diverse coltellate.

Bergamo: due badanti ucraine uccise. Fermato l’ex marito di una delle due donne

Il luogo dove stata uccisa Natalia Holovko

Uccise entrambe con una coltellata. Due donne ucraine della stessa età. Assassinate a circa due ore di distanza l’una dall’altra. Le due vittime, che erano amiche, abitavano in due paesi del Bergamasco lontani una trentina di chilometri.

Dopo una caccia all’uomo durata tutta la mattina si è presentato spontaneamente in caserma a Bergamo Anacleto Roncalli, pensionato di 67 anni, ex marito della prima badante ucraina uccisa. Poi ha ucciso anche l’amica.
Accoltellata nel garage di casa. L’hanno trovata così i carabinieri di Villa d’Adda, questa mattina alle 7,40. Il cadavere è di una donna ucraina di 43 anni, Natalia Holovko. Il corpo era riverso a terra in una pozza di sangue nel garage dell’abitazione della vittima in via Ca’ di Passere. La donna sarebbe stata uccisa con alcune coltellate all’addome. A notare il cadavere è stata una vicina di casa, che ha visto i piedi spuntare dall’autorimessa e ha dato l’allarme. La donna viveva con uno dei due figli avuti da un precedente matrimonio ucraino: Nikita, 16 anni, che era al lavoro a Milano. Un secondo figlio, Alexander, 21 anni è sposato e vive in Ucraina. Natalia Holouko e la seconda vittima erano amiche e pare che fossero state entrambe ripetutamente minacciate da Roncalli.
La seconda vittima è un’altra badante. Anch’essa ucraina, di 42 anni: Alla Smirnova. Il suo corpo è stato trovato intorno alle 9.30 a Locatello, altro paese della bergamasca, distante circa 30 km da Villa d’Adda. L’immigrata è stata uccisa nella sua auto, una Volkswagen Lupo, con una coltellata al collo e una all’addome. L’auto era parcheggiata lungo la provinciale della Valle Imagna che porta a Fuipiano. Il cadavere è stato rinvenuto un paio d’ore dopo quello di Natalia Holovko,. Gli inquirenti non escludono che ci possa essere un collegamento tra i due omicidi.
Roncalli aveva conosciuto Natalia Holouko diversi anni fa a Milano. Il loro matrimonio, secondo le prime indiscrezioni, aveva avuto un andamento molto burrascoso a causa della morbosa gelosia dell’uomo. E dopo anni di scenate e litigi si era arrivati alla separazione. Ma l’uomo non si era rassegnato, continuava a controllare la vita della ex moglie. Tanto che nella prima mattinata di oggi era andato a casa della donna ed era scoppiato l’ennesimo violento litigio.

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